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Voci dipinte
Voci dipinte
Author: RSI - Radiotelevisione svizzera
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Un programma che approfondisce temi d’attualità nel mondo dell’arte, con uno sguardo trasversale e multidisciplinare che dà la parola a storici dell’arte, artisti e conservatori, scrittori e critici, per parlare di artisti, opere d’arte, musei e nuovi linguaggi artistici. Ogni settimana l’inserto dedicato a una mostra scelta dalla redazione e raccontata dai curatori. E una selezione di notizie e segnalazioni di inaugurazioni da non perdere.
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Un viaggio immobile a 4’000 metri di quota, dove l’aria si fa sottile e il paesaggio si trasforma in pura metafisica. Il fotografo ticinese Gian Paolo Minelli porta il pubblico nel cuore della Cordigliera attraverso il suo ultimo progetto, “Altitudine”. Non un semplice reportage, ma una riflessione profonda sulle emergenze geologiche e climatiche del nostro tempo, realizzata lungo un itinerario di 9.000 km tra Argentina, Bolivia e Cile.Attraverso l’uso del banco ottico e una fotografia “lenta” e meditata, Minelli cattura l’essenza di territori incontaminati e selvaggi, sospesi tra l’astrazione del bianco e nero e le sfumature rosate di orizzonti lunari. Un’indagine che interroga il senso della bellezza di fronte a una natura maestosa e disarmante nella sua immensità.Dalle vette sudamericane lo sguardo si sposta poi verso Basilea, dove la Fondazione Beyeler celebra il genio di Paul Cézanne. Una monografica imperdibile che, attraverso 80 capolavori tra oli e acquerelli, decifra la tecnica rivoluzionaria del maestro di Aix-en-Provence, capace di cambiare per sempre il corso della storia dell’arte moderna.
Casa mia è il progetto espositivo di Zilla Leutenegger pensato per il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona. L’artista zurighese, una delle figure più note dell’arte contemporanea svizzera, da anni esplora il tema degli spazi privati dell’universo domestico; per l’occasione ha trasformato le sale del museo, un tempo residenza borghese appartenuta ad agiate famiglie, nelle stanze di una nuova residenza immaginaria di cui l’alter ego dell’artista – Zilla - diventa la nuova padrona di casa. Riarredando le stanze con mobili d’epoca, proiezioni animate, installazioni e disegni e cambiando le funzioni originarie di questi spazi, l’artista gioca sul rapporto tra spazio pubblico e privato, invitando a ripensare anche un sistema di valori del passato, invitando i visitatori ad abitare il museo in una modalità inedita, in cui la tradizionale distanza tra opera e spettatore si annulla. Da una casa-museo all’altra. L’inserto della settimana è dedicato all’esposizione di Margherita Turewicz Lafranchi appena inaugurata negli spazi del Museo di Villa Pia a Porza, un tempo residenza dell’artista tedesco Erich Lindenberg e oggi sede della fondazione omonima. undefined
«La mia tv sperimentale non è sempre interessante ma non è nemmeno sempre priva di interesse, come la natura che è bella non perché cambia in modo meraviglioso, ma semplicemente perché cambia.» Scrive Nam June Paik in un suo saggio pubblicato nel 1963.Prendendo le mosse da opere storiche di Nam June Paik e soprattutto, da quelle dei pionieri della videoarte svizzera, l’Aargauer Kunsthaus e il Kunstmuseum di Soletta, in collaborazione con la Videocompany hanno realizzato un progetto espositivo che rende omaggio alle immagini in movimento e al loro potere evocativo: “Mehr Licht. Video in der Kunst“. (Più luce, il video nell’arte). Due mostre complementari che esplorano le tracce lasciate dalla videoarte nel panorama artistico svizzero e che raccontano l’evoluzione di questo linguaggio nel tempo.Ospiti: Simona Ciuccio, responsabile per le collezioni e la curatela delle mostre dell’Aargauer Kunsthaus, co-curatrice del progetto espositivo Mehr Licht. Video in der Kunst (Più luce, il video nell’arte) e Tessa Prati, co-curatrice del progetto e collaboratrice scientifica Aargauer Kunsthaus.Anche l’inserto della settimana guarda alla Svizzera. “Propizio è attraversare la grande acqua”, questo è il titolo della mostra di Simonetta Martini allo Spazio d’arte ai Frati di Lugano fino al 12 aprile. L’acqua è infatti un elemento e un tema fondamentale nella pittura dell’artista ticinese che vive nel Malcantone. Un’arte che nasce dalla lentezza e dalla riflessione: le tele si presentano quasi come tappeti sui quali l’artista ha condotto un lungo lavoro di scavo e sottrazione. Ne parlano Simonetta Martini e il curatore Simone Soldini al microfono di Emanuela Burgazzoli.
Cosa resterà dell’arte del nostro tempo quando i riflettori delle aste si saranno spenti? Chi detiene oggi – in un’epoca dominata da trend algoritmici e record d’asta milionari - l’autorevolezza per definire la “grandezza” artistica? E nel momento in cui in molti decretano la morte delle diverse forme di critica – letteraria, artistica, cinematografica - come esercizio autoriale e autorevole a chi spetterà il compito di aiutarci a distinguere tra prezzo e valore, tra arte e moda?“Voci dipinte” ne discute con lo storico e critico d’arte Michele Dantini autore di Le forme del divino (il Mulino, 2024) e con la giovane curatrice Athina Sanvido co-fondatrice di Refusés, piattaforma curatoriale e galleria dedicata alla promozione di artisti emergenti.Una rilettura dell’opera di Robert Mapplethorpe, incentrata sulla ricerca estetica del grande fotografo americano, è l’intenzione dell’ampia mostra in corso in queste settimane negli spazi di Palazzo Reale di Milano: oltre duecento le opere esposte, dai primi sorprendenti collage alle celebri serie dei nudi e dei fiori, dagli autoritratti ai ritratti dedicati alle sue muse, Patti Smith e Lisa Lyon. “Voci dipinte” ve la racconta in compagnia del curatore, Denis Curti.
®Nel giugno del 1968 viene allestita al MoMA di New York la mostra “Christo wraps the museum: scale models, photomontages, and drawings for a non-event”. L’esposizione presenta un progetto complesso e mai realizzato, pensato da Christo e Jeanne-Claude per il MoMa. Il direttore William S. Rubin decide di mostrare i lavori preparatori e un ingrandimento del fotomontaggio della facciata del museo impacchettata, aprendo un dibattito sul valore storico-artistico dei progetti non realizzati. Una questione che ad oggi non è ancora esaurita e che ha ispirato gli autori de L’opera che non c’è. Arte e progetti non realizzati tra il XX e il XI secolo volume appena pubblicato da Postmedia Books e curato da Elisabetta Modena e Marco Scotti. Cosa impedisce la realizzazione di un’opera e secondo quali criteri può essere invece giudicata conclusa e significativa? Ma, soprattutto, perché ha senso parlarne? Ospiti: Elisabetta Modena, ricercatrice in Storia dell’arte contemporanea all’Università IULM di Milano, co-fondatrice di MoRE, Museo e archivio digitale dedicato a progetti di arte contemporanea non realizzati. Marco Scotti, assegnista di ricerca presso l’Università IUAV di Venezia, dove attualmente insegna Storia del design, cofondatore di MoRE. Le opere di Robert Rauschenberg sono, infine, protagoniste dell’inserto della settimana. Per festeggiare i 100 dalla nascita del grande artista americano, la Fondazione Rolla di Bruzella presenta otto opere dalla collezione che documentano lo stretto rapporto del pittore e grafico esponente della Pop-Art con la fotografia. Emanuela Burgazzoli l’ha visitata insieme a Rosella Rolla.Prima emissione: 25 gennaio 2026
«La Metafisica è stata uno dei capitoli più controversi delle avanguardie europee: si è imposta come fondamento teorico e visivo di una parte decisiva dell’immaginario moderno: un linguaggio che apriva le porte al mistero, creava atmosfere oniriche, dava voce al silenzio»: così Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, città dove giungerà – con un diverso percorso espositivo - la grande mostra Metafisica- Metafisiche, ora visibile a Palazzo Reale a Milano. Un progetto espositivo che ambisce a ricostruire grazie a una ricerca sul campo la genealogia di questa stagione artistica e delle sue molteplici diramazioni. Quella “scuola metafisica” nata a Ferrara come una rivelazione nell’ospedale psichiatrico di Villa Del Seminario nel 1917 dove De Chirico si ritrova insieme con il fratello Alberto Savinio, Carlo Carrà e Filippo de Pisis, avrà un impatto di vasta portata anche su altre regioni delle arti del XX e del XXI secolo. Dei pittori metafisici non verranno riprese soltanto le iconografie, ma anche la loro visione del mondo, che attraversa l’architettura, la fotografia, il teatro, il cinema, ma anche la moda, il design e il fumetto. Una storia eterodossa raccontata nella mostra Metafisica-Metafisiche ideata e curata da Vincenzo Trione che sarà ospite di “Voci dipinte”. Una rilettura dell’opera di Robert Mapplethorpe, incentrata sulla ricerca estetica del grande fotografo americano, è l’intenzione dell’ampia mostra in corso in queste settimane negli spazi di Palazzo Reale di Milano: oltre duecento le opere esposte, dai primi sorprendenti collage alle celebri serie dei nudi e dei fiori, dagli autoritratti ai ritratti dedicati alle sue muse, Patti Smith e Lisa Lyon. “Voci dipinte” ve la racconta in compagnia del curatore, Denis Curti.
«La casa è il nostro angolo di mondo. È, come si dice spesso, il nostro primo universo». (Gaston Bachelard, La poetica dello spazio)Cosa dicono di noi le pareti che ci circondano? La casa non è mai stata un semplice involucro, ma un palcoscenico dell’identità umana. “Voci dipinte”, il magazine di Rete Due dedicato alle arti visive, vi invita a un viaggio inedito tra le “camere” che hanno segnato la storia dell’arte: dal silenzio sacrale delle Annunciazioni rinascimentali, dove il quotidiano incontra il divino, fino alle prospettive inquiete di Van Gogh e alle stanze cariche di attesa di Edward Hopper.Ospite la scrittrice e poetessa Maria Rosaria Valentini. Con lei esploreremo l’evoluzione dello spazio domestico come specchio della psiche, intrecciando i capolavori della pittura alla sensibilità letteraria, alla ricerca di significati e simbologie che intrecciano gli oggetti del quotidiano al senso profondo dell’abitare.La mostra della settimana ci porta a Milano dove Palazzo Citterio, nell’ambito di un grande progetto espositivo che indaga origini, sviluppi ed eredità della Metafisica, ospita l’omaggio a Giorgio Morandi dell’artista sudafricano William Kentridge.
«Non dimentichiamoci che l’artista gioca nelle cave della storia, là dove più geni si incontrano, comunicano, si uniscono o si escludono per formare nuove combinazioni dalle variazioni infinite». Scrive Anselm Kiefer in una delle sue lezioni al Collège de France «Non si tratta di partenogenesi ma di incontri, le cui combinazioni più contraddittorie si rivelano assai produttive».Anselm Kiefer torna oggi a interrogare la storia e la memoria riportando alla luce figure femminili dimenticate dalla narrazione ufficiale. Il 7 febbraio apre infatti a Milano, Palazzo Reale, Le Alchimiste, un ciclo di trentotto grandi teleri, concepiti appositamente per dialogare con la drammatica bellezza della Sala delle Cariatidi segnata dalle ferite del bombardamento del 1943.Ospiti: La storica dell’arte e curatrice della mostra Gabriella Belli e la storica della scienza Natacha Fabbri.Uno sguardo esclusivo su una grande collezione sta al centro dell’inserto di questa settimana. Il Kunstmuseum di Berna presenta per la prima volta la collezione completa della Stiftung Expressionismus: 25 opere emblematiche che attraversano un secolo di ricerche pittoriche, da Gabriele Münter a Sam Francis. Aperta fino al 5 luglio 2026, la mostra ripercorre l’espressionismo tedesco e svizzero fino agli sviluppi internazionali del secondo dopoguerra. Emanuela Burgazzoli l’ha visitata insieme alla curatrice Anne-Christine Strobel.undefined
Quasi famoso come “L’origine del mondo” “Il sonno” di Gustave Courbet è un quadro che ha destato altrettanto scalpore e che a lungo non ha potuto essere mostrato in pubblico perché le due giovani addormentate nude apparivano come una chiara allusione a una scena di lesbismo.Ma l’arte da sempre ama raffigurare il sonno. Che ne siano preda dei, eroi, figure mitologiche, oppure anche solo animali domestici, i dormienti sono uno dei soggetti più frequenti fin dall’arte classica.Due mostre contemporaneamente – a Parigi e a Torino – propongono in queste settimane un viaggio che spazia dal ‘600 fino alla nostra contemporaneità e indaga la rappresentazione del sonno e dei misteri della notte.Per “Voci dipinte” è occasione e pretesto per riflettere con lo storico e divulgatore d’arte Stefano Zuffi su come nei secoli l’arte abbia rappresentato il sonno e l’universo ad esso correlato.La mostra della settimana è firmata da Hito Steyerl una delle artiste e saggiste contemporanee più interessanti nell’affrontare le tematiche dei media e delle immagini, che all’Osservatorio Prada di Milano presenta fino al 30 ottobre 2026 il suo ultimo progetto dal titolo “The Island”.
«Mi sento come un vigore non solito, quando lavoro la pietra o quando lavoro il legno. La materia mi guida, sviluppa la fantasia.» Sono parole dello scultore Giovanni Genucchi, tratte da un’intervista realizzata nel suo atelier nel febbraio del 1969. L’opera dell’artista bleniese, uno dei maggiori scultori ticinesi del Novecento, è ora racchiusa nel catalogo ragionato delle opere, a cura della Fondazione Atelier Genucchi di Castro, edito da Casagrande. Oltre 700 le opere presentate, suddivise in due grandi ambiti – sacro e profano –; una classificazione che mette in evidenza le qualità di sperimentatore di Genucchi che ha sempre privilegiato il rapporto con i materiali, in particolare con il legno e con la pietra. Formatosi nell’intaglio del legno decorativo, Genucchi ha proseguito il suo percorso artistico da autodidatta, divenendo uno scultore coerente, autentico e sincero, in equilibrio tra arcaico e moderno, tra astrazione e figurazione, in una ricerca di armonia e di semplificazione che aveva origine dallo studio approfondito della natura. Il catalogo delle opere consente ora di avere una visione nuova e più completa del percorso artistico di questo scultore, riscoprendo anche aspetti meno noti della sua produzione, grazie anche a un ricco apparato fotografico.Ne parleremo con i nostri ospiti: Michele Martinoni, presidente della Fondazione Atelier Genucchi di Castro, uno spazio dove sono conservati attrezzi, modelli e gessi dello scultore e sempre visibili al pubblico, e lo storico e critico d’arte Matteo Bianchi, già direttore del Museo Villa dei Cedri, che possiede un importante fondo delle opere di Genucchi. E un nuovo sguardo – ma in questo caso sulla storia di un paese come la Mongolia, che evoca immagini nostalgiche di natura incontaminata e steppe sterminate – intende proporre al pubblico la nuova mostra in corso al Museo Rietberg di Zurigo fino al 22 febbraio. A questa esposizione è dedicato il nostro inserto della settimana, curato da Cristiana Coletti.
«È in piedi davanti al cavalletto, sul colle di Obino: ventotto anni, ciuffo ribelle sulla fronte. Alza lo sguardo al paesaggio, lo avvicina alla tela, intinge il pennello nella tavolozza che tiene con la sinistra. Ha l’occhio d’aquila, non gli sfugge niente dall’alto del poggio. Si chiama Albert Müller».È l’incipit dei ragazzi di Obino, il primo dei racconti dell’ultimo libro di Alberto Nessi, dal titolo In cerca della luce, storie di artisti venuti in Ticino, edizioni Casagrande. Abbiamo incontrato il poeta e scrittore nella sua casa in Valle di Muggio per parlare della luce che inseguivano quei pittori nordici che si erano rifugiati e trasferiti a sud della Alpi nella prima metà del Novecento.Ci sono i pittori basilesi del Rot-Blau che stravolgono la dolcezza dei paesaggi del Mendrisiotto, ci sono le vite tragiche di Jean Corty e di Robert Schürch; c’è anche l’esule russa Marianne Werefkin e tanti altri. Tutti consumati da una ricerca artistica che li porta, in alcuni casi, a sacrificare la propria vita, o a vivere ai margini di una società troppo conformista. Storie di perdita, a volte illuminate dalla luce dell’amicizia, dell’amore e dell’arte.Per la mostra della settimana vi portiamo a Palazzo Reali di Lugano, che sta per riaprire dopo la chiusura per lavori di ristrutturazione: la sede del Masi nel centro di Lugano propone un percorso sull’autoritratto con opere dalla collezione. La nostra guida attraverso le sale ancora in allestimento è la curatrice, Cristina Sonderegger.
È certamente uno degli artisti più iconici del Novecento e i suoi celebri tagli sono tra le opere più riconoscibili anche dal pubblico meno avvezzo a frequentare l’arte contemporanea. A Lucio Fontana classe 1899 nato a Rosario in Argentina da famiglia italiana, è dedicato il saggio di Paolo Campiglio Lucio Fontana. La possibilità di un oltre (Johan&Levi). Un volume che ne ricostruisce per la prima volta l’intera biografia spaziando tra le due patrie di Fontana e affrontandone la produzione in modo interdisciplinare.Fontana è protagonista anche di una mostra attualmente in corso alla fondazione Peggy Guggenheim di Venezia e da questa esposizione che è interamente dedicata ai suoi lavori in ceramica prenderemo il via insieme alla curatrice Sharon Hecker per mettere a fuoco con l’autore della biografia Paolo Campiglio, la figura di questo artista la cui vita si interseca in modo indissolubile con l’arte.Per la mostra della settimana ci occupiamo di “Path of Totality” personale dell’artista italo-tunisina Monia Ben Hamouda in programma al Museo Casa Rusca di Locarno fino all’11 gennaio 2026.
“Non so più se agivo bene o male. Mi sentivo perseguitata. Non ero più sicura di niente. Mettevo in discussione tutto quello che avevo fatto e che facevo. (…) E poi nell’ottobre del 1954, la crisi terminò da un minuto all’altro, senza motivi esterni. Ora so che quella crisi era necessaria, era la base della mia crescita futura”. È un passaggio tratto dall’autobiografia di Meret Oppenheim – appena pubblicata dalle edizioni Casagrande in traduzione italiana: un testo incompleto e mai pubblicato, eppure il testo autobiografico più completo redatto dall’artista nell’ultima fase della sua vita, trascorsa a seguire la propria vocazione, sfidando convenzioni sociali e radicati pregiudizi. Un racconto sintetico, controllato, quasi distaccato dei momenti salienti del suo percorso artistico e personale; dalle sessioni delle famose fotografie per Man Ray, alla separazione da Max Ernst alla genesi di opere iconiche come Colazione in pelliccia. Un racconto sorprendente che fornisce una chiave ulteriore per accedere alla sua opera multiforme e il suo pensiero. Voci dipinte a colloquio con la storica dell’arte Martina Corgnati. Per la mostra della settimana Lou Lepori ci porta alla scoperta dell’art déco, laddove tutto è cominciato, esattamente cento anni fa al Musée des arts décoratifs d Parigi.
La relazione tra arte e politica ha ovviamente assunto nei secoli forme e sfumature diverse. In alcuni casi il legame è stato diretto e ha visto artisti assumere anche un ruolo politico, come per esempio con Jacques Louis David a cui il Louvre di Parigi dedica in queste settimane, in occasione del bicentenario dalla morte, una grande mostra retrospettiva.
In altri momenti il potere politico ha cercato un suo stile per promuoversi richiamandosi a capitoli considerati magistrali della storia dell’arte, come è accaduto in Italia durante il ventennio fascista che scelse di ispirarsi a un’arte antica idealizzata.
Linguaggi ed estetiche diverse che si accompagnano forse anche a motivazioni diverse, e di conseguenza, per usare un termine più politico che artistico, a strategie diverse adottate sia dagli artisti che da chi li sostiene.
Per riflettere su questi temi Voci dipinte ha invitato lo storico dell’arte Michele Dantini autore di numerosi saggi tra i quali figura anche Arte e politica in Italia. Tra fascismo e Repubblica, Donzelli 2018.
«Voglio presentare le cose rappresentate nel loro essere più grande, più solenne, più tipico e migliore…»: così scriveva il pittore Giuseppe Pellizza a Matteo Olivero nel 1894.All’autore dell’opera capitale il Quarto Stato la Galleria d’arte moderna di Milano dedica in queste settimane una mostra con un allestimento che intende documentare la concezione artistica e l’evoluzione della tecnica pittorica di questo artista nato a Volpedo nel 1868, dal Realismo fino alla svolta divisionista e simbolista. Pellizza da Volpedo infatti non è soltanto un artista intellettuale, interessato ai problemi della società contemporanea, ma anche un grande pittore. Nei suoi dipinti non racconta soltanto i diritti dei lavoratori di quella campagna in cui ha vissuto quasi tutta la vita, ma anche la glorificazione della Natura e il racconto di temi universali raccontati attraverso l’uso sorprendente della luce.A Voci dipinte una puntata monografica in cui sono ospiti: Paola Zatti, conservatore responsabile della Galleria d’Arte Moderna di Milano, e la storica dell’arte Aurora Scotti.
«Il museo è una delle mostruosità più raggianti di Frank Lloyd Wright […] All’esterno sembra una palla di fango […] Questa specie di alveare non è adatto a nessun luogo di New York […] Beh, eccolo, un edificio che dovrebbe essere messo in un museo per mostrare quanto è folle il ventesimo secolo.» Così il “New York Mirror” salutava, nel 1959, l’inaugurazione del Guggenheim di New York progettato da Frank Lloyd Wright. Un commento, senza dubbio sarcastico, che illustra bene quanto la satira possa diventare uno strumento di critica, di riflessione, persino di comprensione dell’architettura, della sua storia e del suo impatto sulla società.Proprio questa chiave di lettura inedita sta al centro di ARCHISATIRE. Una controstoria dell’architettura mostra curata da Gabriele Neri in collaborazione con la Biblioteca dell’Accademia di architettura e allestita al Teatro dell’architettura di Mendrisio dal 14 novembre 2025 al 29 marzo 2026. Cosa ci raccontano le caricature, le vignette e i filmati esposti? Quali nuovi aspetti ci aiutano a scoprire?Ospite: Gabriele Neri, Professore associato di storia dell’architettura al Politecnico di Torino e docente all’Accademia di architettura di Mendrisio. Autore di libri come Caricature architettoniche: satira e critica del progetto moderno (Quodlibet, 2015) e Alan Dunn - The Cartoonist as Architectural Critic in uscita nel 2026 (The MIT Press). L’inserto della settimana ci porta, infine, al Kunstmuseum di Basilea dove fino all’8 marzo 2026 è aperta la mostra Fantasmi: sulle tracce del soprannaturale. Emanuela Burgazzoli ne ha parlato con la curatrice Eva Reifert e la storica dell’arte inglese Susan Owen.
®Il solo annuncio della possibile chiusura del museo Van Gogh di Amsterdam ha provocato a fine agosto un certo subbuglio sulla stampa. Si sono susseguiti dibattiti e approfondimenti su quanto l’overtourism d’arte possa danneggiare capolavori artistici e su come tutelarli garantendo allo stesso tempo la loro accessibilità sia un’importante questione di politica culturale.Accanto alle code per farsi un selfie davanti alla Gioconda, c’è un’altra realtà che è quella fatta di musei ricchi di opere importanti ma meno note, le cui sale sono perlopiù deserte. Ma come riempirle senza cadere nella trappola di un marketing culturale in cui il numero di biglietti venduti conta più della qualità dei progetti espositivi proposti?
Ne parliamo con l’art advisor Marco Riccomini e con Antonio D’Amico, direttore del museo Bagatti Valsecchi prestigiosa casa museo milanese che proprio sotto la direzione di D’Amico sta vivendo un grande rilancio e un grande successo sia commerciale che culturale. L’inserto della settimana ci porta dentro gli spazi della Collezione Olgiati, dove è in corso la mostra “Prampolini Burri. Della Materia” (21.09.25 – 11.01.2026) , allestita da Mario Botta e curata da Gabriella Belli e Bruno Corà. Cristiana Coletti l’ha visitata insieme ai curatori.Prima emissione: 28 settembre 2025.
®In occasione della doppia esposizione dedicata alla produzione grafica di Pablo Picasso e di Markus Raetz Voci dipinte trasmette una puntata speciale in diretta dal Museo d’arte di Mendrisio. Due percorsi espositivi complementari che documentano la passione per la stampa d’arte di due artisti del Novecento molto diversi per generazione, stile e poetica, ma che si sono distinti per la loro sperimentazione calcografica e la capacità di innovare le varie tecniche incisorie.Di Picasso sono state riunite ben 150 opere che provengono dall’importante fondo donato dal collezionista svizzero Georges Bloch alla Fondazione Gottfried Keller agli inizi degli anni Settanta. Di Markus Raetz sono esposte oltre 80 incisioni – molte delle quali inedite –, che documentano un capitolo della sua produzione: l’opera incisa con la tecnica del bulino.Insieme alle co-curatrici della mostra, Barbara Paltenghi Malacrida e Francesca Bernasconi vi racconteremo le opere in mostra e le storie che racchiudono.Prima emissione: 05 ottobre 2025.
«In principio era la bilancia, o così almeno prende forma, nell’immaginario collettivo, l’idea della giustizia, quando è disincarnata da un evento reale. (…)» scrive Giovanna Brambilla in Dritto e rovescio – venti storie di arte e giustizia Vita e Pensiero (2025), il libro che sta al centro della puntata di Voci Dipinte. Come si è trasformata, nei secoli, l’immagine della bilancia e come è cambiato il senso della giustizia nel rapporto che con esso hanno intessuto gli artisti dall’antichità sino ai giorni nostri? Ospite: Giovanna Brambilla, storica dell’arte, esperta in educazione e mediazione del patrimonio culturale, docente del Master “Economia e Management dei Beni Culturali”, della Business School de Il Sole24Ore.L’inserto della settimana ci porta, infine, a Rancate, negli spazi della Pinacoteca Giovanni Züst dove è in corso la mostra “Accessori di classe Complementi di moda tra uso quotidiano e identità sociale 1830-1930”. Emanuela Burgazzoli ne ha parlato con la curatrice Elisabetta Chiodini.
«Carona non fu una scuola né un movimento, ma una costellazione di vite creative che trovarono un terreno comune nel desiderio di reinventare i modi di fare arte e abitare il mondo» scrive Tobia Bezzola nella presentazione della mostra in corso al MASI e dedicata a quella costellazione e in particolare alla figura e all’opera di David Weiss, artista zurighese tra i più significativi della sua generazione, che nel 1979 insieme a Peter Fischli fonda il celebre duo Fischli/Weiss conosciuto per i suoi lavori che indagano con ironia i limiti del quotidiano e dell’assurdo. David Weiss vive a Carona tra il 1968 e il 1978, trovandosi al centro di una vivace comunità di artisti e scrittori che in quegli anni avevano trovato un rifugio e un luogo dove poter sperimentare in libertà nuove pratiche artistiche e nuove modalità creative. Per la prima volta questa storia è stata ricostruita attraverso un attento lavoro di ricerca e documentazione. Fra pochissimo ne parliamo con Virginia Marano, che ha co-curato l’esposizione insieme a Tobia Bezzola.Per la mostra della settimana andiamo a Basilea, dove la Fondazione Beyeler dedica la prima retrospettiva all’artista giapponese Yayoi Kusama. Un universo colorato e gioioso che ci racconta la curatrice intervistata da Lou Lepori.























