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Fondi europei
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“Possiamo immettere centinaia di migliaia di euro, ma se le istituzioni non sono adeguate a gestire i fondi non vedremo i risultati che vogliamo”. Ci sono paesi in cui i fondi europei servono a costruire un sistema economico quasi da zero, altri in cui – come il nostro - dovrebbero fare da volano per l'economia. Ma per tutti vale la stessa regola: se le amministrazioni non sono competenti e pronte a gestire le risorse, queste non daranno i risultati sperati.Dopo aver ascoltato l'autorità di gestione per la Basilicata, abbiamo intervistato Vittoria Alliata, direttore per le politiche urbane e rurali che ci ha dato la versione della Commissione.
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Nella scorsa puntata abbiamo parlato del Green New Deal. Il Piano della Commissione che vuole mobilitare 1000 miliardi di euro per convertire l'economia dell'Unione verso un modello più sostenibile.La transizione ecologica però, potrà portare con sé anche degli svantaggi. Soprattutto per quelle regioni le cui economie sono più dipendenti dai combustibili fossili. Per evitare che queste regioni divengano periferiche e per ammortizzare i costi sociali della transizione ecologica la Commissione UE metterà in moto il Just Transition Mechanism, che metterà in modo investimenti pubblici e privati per 100 miliardi di euro.Il Meccanismo porta però in dote solo 7.5 miliardi di risorse nuove, e in molti di domandano se basteranno a garantire una transizione giusta.
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Lo scorso 31 dicembre è scaduto il tempo per la regione Puglia per spendere 142 milioni di contributi per il Piano di sviluppo rurale. Fondi stanziati tre anni fa nell'ambito della politica agricola europea, con obiettivi molto simili a quelli della politica di coesione, ma che l'amministrazione regionale non è stata in grado di erogare nei tempi previsti.Pensate sia paradossale che un paese non riesca a spendere i soldi disponibili? Non troppo se consideriamo che le risorse dei fondi strutturali vengono trasferite soltanto una volta che le amministrazioni nazionali e regionali hanno adempiuto a procedure burocratiche spesso non semplicissime, per dimostrare come e per quali progetti verranno utilizzati i fondi. Spesso, accade che ci si riduca all'ultimo minuto, e che i fondi non vengano indirizzati dove è davvero necessario investire, o peggio, può accadere che queste procedure non vengano adempiute e che i fondi vadano persi. In questa e nella prossima puntata parleremo di come la Commissione ha agito per fare in modo che i Fondi europei non fossero sprecati, chiedendo agli Stati membri – l'Italia per prima – di intervenire sulla capacità delle proprie amministrazioni
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In questa puntata parleremo di cosa l'Europa sta facendo per venire incontro agli Stati Membri davanti alla crisi del Coronavirus. Il Coronavirus avrà un impatto fortissimo sull'economia europea. L'intervento dell'Unione in questa crisi, per mitigarla e affrontarla, va al di là della solidarietà tra stati: l'Unione dovrà trovare il modo di reagire per salvare se stessa. Perché l'impatto del virus mette in discussione il sistema alla base del suo funzionamento. Tra le prime misure di emergenza attuate, in questo caso per aiutare le comunità dei paesi membri colpiti, ci sono proprio la mobilitazione dei fondi europei. Ne parliamo in questa puntata
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Immaginate una mappa di un video game. Per sbloccare il gioco e andare a salvare la principessa – che in questo caso si chiama Mercato Unico ed è tenuta prigioniera insieme ad un principe, che si chiama Euro – bisogna superare tanti livelli, disposti a ragnatela, ma che si tengono insieme. Ad ogni livello corrisponde un'arma magica. Per arrivare alla sfida finale, servono tutte.L'UE ne ha recuperate diverse, i soldi per assistere il nostro servizio sanitario e i lavoratori in difficoltà, proprio grazie ai nostri fondi europei. Ma molto altro è stato fatto: dalla sospensione delle regole del Patto di Stabilità ad un primo vero piano europeo per i disoccupati, passando per un'azione senza precedenti della Banca Centrale Europea. E infine, l'impasse sulla trattativa sui coronabond.In questa puntata facciamo un'eccezione al nostro podcast, fino ad oggi monotematicoVi parlerò di tutto quello che l'UE ha fatto, e non ha fatto per rispondere alla crisi del coronavirus.
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Dopo quasi 5 giorni di estenuanti negoziati, durante i quali il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel pare abbia chiuso occhio soltanto un'ora per notte, i leader europei hanno finalmente trovato un accordo sui Recovery Fund e il Quadro Finanziario Pluriennale per il settennato 2021-2027. Per un totale di 1,82 trilioni di euro.Se nelle capitali europee si è festeggiato e si è fatto a gara per rivendicare la paternità dell'accordo, Ska Keller, co-presidente del gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo, mette in luce come i leader europei abbiano trovato un'intesa sulla risposta al Covid a discapito delle politiche ambiziose che la commissione Von der Leyen aveva annunciato nella sostenibilità, innovazione e giustizia sociale. Infatti, il Parlamento Europeo annuncia che darà battaglia, e che non intende approvare l'accordo così come è stato presentato.In questa puntata di Fondi Europei facciamo il punto di quanto accaduto in questi giorni a Bruxelles, e proviamo a trarre anche noi un bilancio di cosa questo accordo significhi per il futuro dell'Unione.
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Nessun Paese europeo tranne la Grecia ha firmato l'Accordo di Partenariato con la Commissione Europea per accedere ai fondi di coesioni del periodo di programmazione 2021-2027. Nel 2014, nello stesso periodo, già 18 Accordi erano stati siglati. Mara Carfagna, il Ministro per il Sud e per la Coesione Territoriale, ha definito questi ritardi molto preoccupanti, perché le copiose risorse già allocate per lo sviluppo del Mezzogiorno potrebbero essere definanziate se il governo non agirà in tempo. A cosa sono dovuti questi ritardi? E' possibile che gli Stati membri stiano prediligendo nuovi strumenti – come il NextGenerationEu – per finanziare i propri programmi di sviluppo?Ne parliamo insieme a Francesco Molica, Regional Policy del Think Tank della Conferenza delle Regioni Periferiche Marittime (CPMR), e precedentemente, communication officer della DG Regio.
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La trasformazione demografica, assieme alle transizioni verde e digitale, è destinata a plasmare il volto dell’Europa. Per questa ragione, l'UE è molto attenta al fenomeno dell'invecchiamento poiché avrà conseguenze sui maggiori indicatori macroeconomici degli Stati membri, come l'aumento delle disuguaglianze e la capacità di fare innovazione e sviluppo. Ma non solo. L'aumento del malcontento in questi luoghi abbandonati, potrà avere, ma forse già le ha avute, ripercussioni politiche, arrivando a minare la stessa coesione europea. Cosa si può fare per contrastare questo fenomeno? Ne parliamo in questa puntata con Nicola de Michelis, Direttore alla Commissione europea presso l'unità responsabile di crescita intelligente e sostenibile, e responsabile della politica di coesione per il Sud Europa.
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Dobbiamo tutti essere d'accordo su un punto: non dobbiamo intaccare la coesione. Lo ha detto Elisa Ferreira, Commissaria Ue per le politiche regionali e urbane in occasione della pubblicazione dell'ottavo report sulla politica di coesione. Secondo il rapporto, la politica di coesione ha aiutato i paesi europei a superare lo shock economico causato dalla pandemia prima del previsto. Ha dato una mano anche sul fronte sanitario, avendo permesso l'utilizzo dei propri fondi per l'acquisti di respiratori e mascherine nei momenti più duri della crisi. Tuttavia, l'analisi mostra come il divario tra le regioni europee, in termini di Pil, sviluppo e tasso si occupazione. stia aumentando. Il rapporto mette in guardia sul fatto che questa situazione potrebbe peggiorare con l'avvio della transizione verde e digitale, soprattutto in quelle regioni la cui economia è particolarmente dipendente dai combustibili fossili. Per evitare che questo accada, la commissione invita ad utilizzare tutti i mezzi a disposizione, come il Just Transition Fund e l'utilizzo dei fondi di coesione in maniera coordinata con il PNRR. Ma è quello che sta avvenendo? Lo abbiamo chiesto a Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia una delle due regioni Italiane destinatarie del fondo per la transizione giusta, e Pierluigi Boda dal Comitato delle Regioni.
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L'Accordo di Partenariato per il settennato 2021-2027 è stato finalmente presentato il 19 luglio a Palazzo Chigi dal Ministro per il Sud Mara Carfagna e la Commissaria europea Elisa Ferreira.Prevede finanziamenti per 75 miliardi di euro, di cui gran parte verranno investiti nel Mezzogiorno. E' un Accordo la cui firma è stata rallentata a causa della Pandemia da Covid19 e che nelle sue priorità di investimento risente degli eventi del triennio 2020-2022. Inoltre, queste risorse si andranno a sommare e dovranno essere gestite insieme al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, anch’esso un prodotto della crisi economica scatenata dal coronavirus.In questa puntata di fondi europei vediamo quali sono i punti chiave dell'Accordo.
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Primo episodio di analisi dell'Accordo di Partenariato 2021-2027, le risorse a disposizione per ciascun obiettivo di policy. Parleremo anche di come la spesa della politica di coesione dovrebbe coordinarsi con gli investimenti del PNRR, che inevitabilmente finanzierà interventi negli stessi settori, anche se con obiettivi diversi.All'interno dell'Accordo di Partenariato per il periodo 2021-2027 troviamo 5 obiettivi di policy.Vale a dire cinque priorità di investimento individuate dal Governo e dalla Commissione Europea dove - con i fondi della politica di coesione –si intende intervenire per andare ad attenuare le disuguaglianze sociali ed economiche presenti all'interno del nostro paese.In questa puntata parleremo di innovazione e del primo obiettivo dell'Accordo: “un'Europa più intelligente”.
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In questo secondo episodio di analisi dell'Accordo di Partenariato parleremo di come i fondi di coesione dovrebbero contribuire alla transizione ecologica e a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, specialmente nelle aree più vulnerabili. L'Italia, per via della conformazione del territorio, il rischio idrogeologico e la competizione per l'accesso a risorse che potranno diventare sempre più scarse come l'acqua, è tra i paesi europei più vulnerabile ai cambiamenti climatici.Nei prossimi anni sarà chiamata ad affrontare temi come la disponibilità delle risorse idriche, la preservazione della qualità dell'area e la salvaguardia della biodiversità terrestre e marina e la difesa del paesaggio.Ma non tutte le regioni italiane sono vulnerabili allo stesso modo, e la resilienza ai cambiamenti climatici dipende anche dalla coesione del territorio.In questa puntata parleremo del secondo obiettivo dell'Accordo: un'Europa più verde
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Il terzo episodio sull'Accordo di Partenariato 2021-2027, dove indagheremo sulle risorse a disposizione per ciascun obiettivo di policy. Parleremo anche di come la spesa della politica di coesione dovrebbe coordinarsi con gli investimenti del PNRR, che inevitabilmente finanzierà interventi negli stessi settori, anche se con obiettivi diversi.All'interno dell'Accordo di Partenariato per il periodo 2021-2027 troviamo 5 obiettivi di policy.Vale a dire cinque priorità di investimento individuate dal Governo e dalla Commissione Europea dove - con i fondi della politica di coesione –si intende intervenire per andare ad attenuare le disuguaglianze sociali ed economiche presenti all'interno del nostro paese.In questa puntata parleremo di trasporti e del terzo obiettivo dell'Accordo: “un'Europa più connessa”.
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