Discover
Aborto - BastaBugie.it
Aborto - BastaBugie.it
Author: BastaBugie
Subscribed: 1Played: 16Subscribe
Share
© Copyright BastaBugie
Description
ARTICOLI DI BIOETICA SU ABORTO E LE SUE CONSEGUENZE NEGATIVE www.bastabugie.it
90 Episodes
Reverse
VIDEO: March for Life 2026 ➜ https://www.youtube.com/watch?v=y4oO0T9VtQUTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8442ABORTO IMPENSABILE: E ANCHE PAPA LEONE MARCIA PER LA VITA (INVECE LA CEI...) di Luca Volontè Alla "Marcia per la vita" di Washington, Papa Leone ribadisce l'impegno totale per la vita e dall'Amministrazione Trump, dopo alcuni tentennamenti, ripartono le misure contro l'industria dell'aborto americana e mondiale. L'attenzione della "Marcia per la Vita" quest'anno, «non è solo quella di cambiare le leggi a livello statale e federale, ma anche di cambiare la cultura per rendere l'aborto impensabile», si legge nel sito web ufficiale della Marcia 2026.Perché ancora marciare per la vita, chiedono gli organizzatori. «Purtroppo, il numero di aborti ogni anno è ancora ben superiore a 900.000 e si prevede che tale numero diminuirà solo di circa 200.000 all'anno nell'America post-Roe. Si profilano all'orizzonte molte battaglie legislative nazionali, tra cui anche il mantenimento delle protezioni Hyde di lunga data, che limitano i finanziamenti governativi per l'aborto nei disegni di legge di bilancio annuali. L'emendamento Hyde ha salvato milioni di vite ed è senza dubbio la politica pro-vita più incisiva nella storia della nostra nazione, ma ora non può essere dato per scontato...continueremo a marciare ogni gennaio a livello nazionale fino a quando non sarà ripristinata una cultura della vita negli Stati Uniti d'America».ROE VS WADESiamo infatti alla 52^ manifestazione (53° anniversario dalla sentenza "Roe vs Wade") annuale, infatti la prima "Marcia per la Vita" si era svolta nel gennaio 1974, in occasione del primo anniversario della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che legalizzava l'aborto a livello federale. 50 anni dopo, lo scorso 2021 la Corte Suprema aveva rivisto e annullato la "Roe vs Wade" con lo storico caso "Dobbs contro Jackson Women's Health Organization", decisione descritta dalla Bussola. Ora l'obiettivo è si culturale ma, la precondizione necessaria e sufficiente per combattere questa nuova battaglia, è che le riforme legislative per la tutela della vita del concepito ed i tagli contro l'aborto si mantengano e se possibile accrescano. Nel messaggio diffuso in vista della manifestazione annuale pro-life nella capitale degli States, Papa Leone XIV, primo pontefice statunitense della storia, ha espresso calorosi saluti e vicinanza spirituale ai manifestanti e ricordato il suo recente e cruciale discorso fatto al corpo diplomatico del 9 gennaio, di cui diversi autori hanno presentato alcuni contenuti sulla Bussola, ribadendo che «la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento indispensabile di ogni altro diritto umano».Infatti, ha ricordato il Papa, «una società è sana e progredisce veramente solo quando tutela la sacralità della vita umana e si adopera attivamente per promuoverla... affinché la vita sia rispettata in tutte le sue fasi, attraverso iniziative appropriate a tutti i livelli della società, anche attraverso il dialogo con i responsabili civili e politici». Difendendo i «nascituri», ha sottolineato il Papa, «sappiate che state adempiendo al comando del Signore di servirlo nei nostri fratelli e sorelle più piccoli». Oltre alle decine di interventi e testimonianze toccanti e forti, il Vice Presidente degli Stati Uniti JD Vance ha tenuto un discorso alla folla ribadendo l'impegno personale ed il messaggio dell'amministrazione Trump nella "Giornata Nazionale sulla Santità della vita umana" (22 gennaio), dopo le recenti contraddizioni. LA RETROMARCIA DEI REPUBBLICANIInfatti, lo scorso 6 gennaio il presidente USA aveva chiesto ai repubblicani del Congresso di essere più flessibili sul finanziamento pubblico degli aborti, soprattutto sull'emendamento Hyde, nato come disposizione bipartisan nei disegni di legge sul finanziamento che ha vietato l'uso di fondi federali alle multinazionali dell'aborto per oltre 45 anni, sempre rinnovato dal 1976, sino all'ultima amministrazione Biden e che ha salvato, secondo uno studio del "Charlotte Lozier Institute", circa 2.6 milioni di bimbi.Nei giorni successivi, non solo Marjorie Dannenfelser, presidente dell'importante associazione prolife "Susan B. Anthony Pro-Life America", ma anche altri leaders prolife avevano criticato Trump e previsto una sconfitta certa per il partito del presidente se avesse tradito gli impegni a favore della vita. Il tanto atteso disegno di legge sul programma sanitario del presidente Donald Trump, presentato alla stampa ed al Congresso il 15 gennaio, non menziona l'Emendamento Hyde, pur garantendo la collaborazione con il Congresso perché fossero incluse «le più forti protezioni possibili a favore della vita».La retromarcia dei Repubblicani è stata repentina, il 19 gennaio, con un comunicato congiunto, i Repubblicani membri della Commissione Bilancio del Congresso, assicuravano che il disegno di legge proveniente dalla Casa Bianca era stato per includere l'Emendamento Hyde e «proteggere la vita dei bambini non ancora nati». Giovedì 22 gennaio, la "Small Business Administration" (SBA) ha avviato una indagine federale sulle agenzie abortiste affiliate a Planned Parenthood per verificare se abbiano ricevuto illegalmente 88 milioni di dollari in prestiti del "Paycheck Protection Program" (PPP), programma di ristoro economico, durante la pandemia di COVID-19. Infine, ieri, giorno della Marcia, il Dipartimento di Stato ha ampliato la cosiddetta "Mexico City Policy", norma che impedirà che gli aiuti esteri sovvenzionino l'aborto e, in un importante ampliamento, anche ai programmi di "gender e diversità, equità e inclusione" (DEI). Trump, Vance e l'intera amministrazione, dunque, compiono un passo avanti deciso ed economicamente concreto a favore della vita e contro le multinazionali dell'aborto, tutte decisioni che favoriranno la battaglia culturale pubblica a cui i movimenti pro life sono chiamati con il sostegno limpido di Papa Leone XIV.Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Giornata per la Vita, rituale stanco perché dimentica le origini" parla degli scopi originali della Giornata nazionale per la Vita istituita a seguito dell'approvazione della legge 194 che legalizzò l'aborto in Italia.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 31 gennaio 2026: 47 anni e li dimostra tutti. Domani, prima domenica di febbraio, come ogni anno dal lontano 4 febbraio 1979 la Chiesa italiana celebra la Giornata nazionale per la vita. Ma sempre più stancamente, sempre più distrattamente: qualche prete lo ricorderà tra gli avvisi alla fine della Messa; un numero minore ne farà cenno durante l'omelia; all'esterno di diverse chiese eroici volontari dei Centri di Aiuto alla Vita venderanno le primule, fiore-simbolo, anche per autofinanziarsi; forse qualche parrocchia organizzerà un convegno o una veglia di preghiera. E poi si chiude e ci si dà appuntamento all'anno prossimo, sempre più stancamente, sempre più distrattamente.Non aiuta certo la Conferenza Episcopale Italiana con i suoi messaggi per la Giornata, così generici da suscitare qualche buon pensiero (se va bene) e poco più. Prendiamo quello di quest'anno, dal titolo "Prima i bambini": per carità, nulla di sbagliato, forse un po' di eccesso sentimentale nella definizione di una «visione evangelica dell'infanzia» che sa tanto di Mulino Bianco; però poi un lungo elenco di violazioni dei diritti dei bambini su cui fare un esame di coscienza. E si va dai bambini «vittime collaterali delle guerre degli adulti» ai «bambini "fabbricati" in laboratorio», dai bambini-soldato a quelli «fatti oggetto di attenzioni sessuali». A un certo punto si citano anche «bambini cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere», modo elegante di definire le vittime dell'aborto, parola che nel messaggio non viene citata neanche una volta.Perché ci soffermiamo su quest'ultimo particolare? Perché la stanchezza e la distrazione rispetto alla Giornata per la Vita sono il frutto di una dimenticanza - per non dire della rimozione - dell'origine, del motivo per cui è stata istituita. Essa è infatti la risposta all'approvazione della legge 194 del 22 maggio 1978 che legalizza l'aborto in Italia, ma è anche figlia di una battaglia condotta dalla CEI fin dall'inizio degli anni '70 per contrastare il tentativo di approvare una legge abortista; battaglia che a legge fatta la CEI intende continuare a tutti i livelli: ecclesiale, caritativo, culturale, politico.Di quelle intenzioni oggi è rimasto praticamente nulla, se addirittura abbiamo eminenti prelati che parlano di legge 194 come «pilastro della società» e politici cattolici che «nessuno tocchi la 194».Per capire meglio cosa è cambiato nella Chiesa in questi anni basta riprendere in mano l'Istruzione pastorale La comunità cristiana e l'accoglienza della vita umana nascente, approvata dal Consiglio permanente della CEI nella sessione del 23-26 ottobre 1978, la stessa che istituisce la Giornata per la Vita alla prima domenica di febbraio. Essa si presenta come una vera e propria «catechesi sulla responsabilità relativa all'accoglienza della vita nascente» e una chiamata all'azione, sia nelle opere di accoglienza della vita nascente (per le madri, le famiglie, le comunità ecclesiali fino agli operatori socio-sanitari) sia nell'impegno socio-politico che arriva fino alla richiesta di «operare per un superamento della legge attuale, moralmente inaccettabile, con norme totalmente rispettose del diritto alla vita».Tutto il documento è percorso dalla consapevolezza della gravità dell'aborto, definito «un grave crimine morale» e un «gravissimo
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8437LA CAMPANA PRO-LIFE DI SUETTA CI RICHIAMA AL DIRITTO NATURALE di Stefano Fontana Il vescovo di Ventimiglia-San Remo, mons. Antonio Suetta, fa suonare ogni giorno una campana per ricordare i bambini impediti a nascere dalla legge sull'aborto. Ovviamente ne è nata una polemica e, come era scontato, le donne del Partito Democratico hanno esecrato l'iniziativa considerata da loro "molto grave" perché lesiva del diritto delle donne. Tuttavia in questo articolo non ci occuperemo di queste stanche e stancanti contestazioni ideologiche, ma affronteremo alcune questioni che dovrebbero interessare i cattolici, sulle quali pochi o nessuno si è esercitato.Prima di tutto va chiarito che il vescovo Suetta, con questa sua iniziativa, è intervenuto su un tema di diritto e di morale naturali. Ossia ha semplicemente difeso l'ordine delle cose, un principio di senso comune, una norma ragionevole: è moralmente vietato uccidere una persona innocente. Lo ha riassunto egli stesso con la frase «l'aborto non è un diritto ma un delitto» (QUI). Il vescovo ha stabilito il diritto come fonte di doveri e quindi i doveri come fonte dei diritti. Ha ricordato la giusta successione logica. Prima dei diritti soggettivi, c'è il diritto, vale a dire l'ordine oggettivo della giustizia, il quale pone alla ragione il dovere di rispettare i suoi articoli non scritti, sui quali - a questo punto sì ... - si fondano i diritti soggettivi. Non tutti, quindi, ma solo quelli resi veri e legittimi proprio da questa dipendenza dal diritto e dalla giustizia. I diritti ingiusti non sono diritti.Sarebbe un errore assegnare alla campana di Suetta un senso immediatamente solo religioso, saltando la sua dimensione di buon senso comune. Si leggono nella rete interventi di cattolici che sostengono l'iniziativa del Vescovo, ma tralasciano l'aspetto ora visto. Motivano la difesa della scelta di Suetta sottolineando che la laicità dello Stato non consiste nel combattere una religione, ma nel permettere a tutte di dire la loro: quindi anche Suetta ha questo diritto. Interventi di questo genere sbagliano il bersaglio, nel senso che attribuiscono un primario senso religioso ad una disposizione - quella di Suetta - il cui primo senso è invece di ragione naturale. Lo Stato deve difendere i principi della ragione naturale perché non facendolo andrebbe contro al bene comune, che è il suo fine costitutivo. Se invece il primo dovere dello Stato fosse di dare la parola a tutte le religioni, dovrebbe ipoteticamente farlo anche per religioni che prevedessero l'aborto come lecito.Il suono di quella campana prima di tutto ricorda a tutti e non solo ai cattolici, che esiste questo ordine naturale, che la ragione umana è in grado di conoscerlo e che il potere politico ha il dovere di difenderlo.Il discorso tuttavia non finisce qui. Suetta è un vescovo cattolico, ha sì difeso il diritto naturale e un principio della legge morale naturale, ma lo ha fatto, oltre che da uomo e da cittadino, anche da vescovo. Sarebbe riduttivo fermarsi solo al primo livello, posta la necessità di non trascurarlo. Ciò ha un grande significato: vuol dire che la religione cattolica illumina e protegge il diritto naturale, vuol dire che la Chiesa ha il compito di difenderlo, come del resto fa da sempre, a parte alcune diffuse incertezze dei nostri tempi. Non va dimenticato quanto insegnato da Paolo VI nella Humanae vitae (1968): «Nessun fedele potrà negare che al magistero della chiesa spetti di insegnare anche la legge morale naturale... infatti anche la legge naturale è espressione della volontà di Dio, l'adempimento fedele di essa è parimenti necessario alla salvezza eterna degli uomini». La campana di Ventimiglia-San Remo, ogni giorno, non ricorderà solamente che esiste una legge di natura, ma anche che la Chiesa cattolica la conferma, la difende e la purifica con la legge evangelica. E lo ricorderà a tutti, compresi quanti, nella stessa Chiesa, se ne sono dimenticai o addirittura lo negano.C'è infine un altro sviluppo, per certi versi ancora più decisivo: quella campana vuol dire ancora di più di quanto appena visto. Non ci sono oggi altre religioni che facciano suonare le loro campane in difesa dell'ordine naturale, solo quella campana "cattolica" lo fa. Essendo l'unica a farlo, essa esprime e nello stesso tempo rivendica un primato di unicità agli occhi di un potere politico che intendesse difendere il diritto naturale ("se" intendesse difenderlo). Il vescovo Suetta ha come riaffermato questo primato di unicità. I cattolici che nella rete sostengono l'iniziativa Suetta dicendo allo Stato che la laicità consiste nel far parlare le religioni e su ciò difendono il diritto della campana di Suetta, non tengono conto di questo primato della religione cattolica. La campana di Suetta costringe lo Stato a tornare al suo dovere di perseguire il bene comune difendendo il diritto naturale, e spinge la Chiesa a rivendicare il suo ruolo primaziale nel conseguimento del medesimo scopo. Su questo punto la voce della Chiesa cattolica non è una opinione tra le tante, non è nemmeno solo una opinione.Se queste nostre considerazioni hanno un senso, allora bisognerebbe che altri vescovi, che tutti i vescovi cattolici d'Italia facessero suonare la loro campana, ogni giorno, alla stessa ora.Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Aborto, Paglia contro Suetta. I vescovi italiani si sveglino" parla dell'ex presidente della Pontificia Accademia per la Vita che va a Sanremo e prende le distanze dall'iniziativa della "Campana dei bambini non nati" presa dal vescovo Suetta. Scandaloso ma non sorprendente visti i precedenti. Ma gli altri vescovi da che parte stanno?Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 20 gennaio 2026:Una settimana fa lamentavamo il fatto che dai vescovi italiani non fosse venuta una sola parola di solidarietà nei confronti del vescovo di Ventimiglia-San Remo, monsignor Antonio Suetta, attaccato ferocemente dai media e dai partiti di sinistra per l'iniziativa della "Campana dei bambini non nati".Quel rintocco serale della campana collocata sulla torretta della Curia alla fine di dicembre, ha mandato in tilt tutta la sinistra (e non solo) che della tragedia dell'aborto, dell'eliminazione della creatura più indifesa, ha fatto un diritto umano. Polemiche feroci dettate da chi conta visto che le proteste non hanno grande seguito popolare, come dimostrano le poche decine di persone che sabato 17 gennaio hanno partecipato alla manifestazione in piazza a Sanremo chiamata a gran voce dal Partito Democratico locale.Lamentavamo dunque che davanti a questa bufera mediatica gli uomini di Chiesa rimanessero in silenzio. Però oggi siamo al punto che dobbiamo rimpiangere quel silenzio, visto che l'unico uomo di Chiesa che si è espresso - l'ineffabile monsignor Vincenzo Paglia - lo ha fatto per prendere le distanze da monsignor Suetta, e per giunta ha scelto proprio la città di Sanremo per farlo.Infatti monsignor Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita (PAV) che sotto la sua guida ha preso una direzione contraria a quella per cui san Giovanni Paolo II l'aveva fondata, questo fine settimana era nella città ligure, al Teatro del Casinò, per partecipare a un convegno sulla terza età. Convegno, bisogna dire per quanti hanno polemicamente rilevato l'assenza tra il pubblico del vescovo Suetta, che è stato ampiamente pubblicizzato sul sito della diocesi. Cortesia non ricambiata da Paglia, al quale - come era logico attendersi - a margine del convegno è stata fatta la fatidica domanda sull'iniziativa della Campana.La risposta è sconcertante: «Io vorrei - ha detto l'ex presidente della PAV - che si suonassero le campane per i vecchi, affinché siano accompagnati con serenità e amore, cosicché nessuno sia lasciato solo. La campana della fraternità deve suonare forte». Classico espediente clericale: parlare d'altro per evitare di esprimere apertamente il dissenso su un'iniziativa.Ma il messaggio è comunque chiaro: quell'iniziativa non mi rappresenta. Messaggio ancora più pesante se si considera che Paglia è stato fino a pochi mesi fa il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, e peggio ancora perché lo ha fatto in coincidenza con le manifestazioni anti-Suetta.Del resto non ci si può nemmeno stupire più di tanto: ben ricordiamo quando nel 2022, partecipando a un programma di RaiTre, monsignor Paglia dichiarò a proposito della legge che ha legalizzato l'aborto in Italia nel 1978: «Penso che la legge 194 sia ormai un pilastro della nostra vita sociale». E poi, incalzato dalla giornalista che gli chiedeva se la 194 fosse in discussione, rispose risoluto: «No, ma assolutamente, assolutamente!».Le parole a Sanremo di monsignor Paglia spiegano bene il silenzio di tutti gli altri vescovi in Italia. Anche se non tutti pensano alla legge 194 come a un pilastro della società italiana e probabilmente tanti desidererebbero fosse abolita, nessuno però si sente di mettersi al centro di polemiche e contestazioni prendendo posizione su una materia che scatena reazioni ideologiche tanto forti. A molti piace credere che non prendendo alcuna posizione sgradita saranno per questo ascoltati meglio dal mondo, piace illudersi che nascondendo la Verità si favorisca quel clima di fraternità evocato da Paglia.Illusi, appunto. Davvero costoro pensano che ci possa essere fraternità in una società che uccide i propri figli?C'è solo da augurarsi che l'improvvida uscita di Paglia, con il suo implicito appoggio a chi contesta il vescovo Suetta, scuota la
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8427LA CAMPANA DEI BAMBINI ABORTITI A SANREMO NON OFFENDE NESSUNO di Fabio Piemonte Nella diocesi di Ventimiglia-Sanremo, sulla torretta campanaria della curia di Villa Giovanna d'Arco, dal 28 dicembre scorso una campana suona ogni sera puntualmente alle 20 in memoria dei bambini non nati. Ormai l'iniziativa è arcinota, soprattutto per le vergognose e strumentali polemiche che fin dal suo annuncio l'hanno caratterizzata e che sono arrivate da sinistra, progressisti, femministi e persino dalla galassia Lgbt. Tutti a scagliarsi contro la campana e contro il vescovo, monsignor Antonio Suetta.«L'iniziativa offende», «colpevolizza le donne che hanno abortito», «criminalizza», addirittura c'è chi - come la Cgil Liguria - l'ha definita «violenta». Ma è davvero così? Ma davvero il semplice suono di una campana può offendere o giudicare qualcuno? Ovviamente no.Innanzitutto partiamo dalle stesse parole del vescovo di Ventimiglia-Sanremo, il quale ha fin da subito chiarito che l'idea è nata semplicemente «dal desiderio di dare voce a chi non ha potuto avere voce, di custodire nel cuore della Chiesa il ricordo dei bambini non nati a causa dell'aborto». Insomma un invito a elevare una preghiera comune alla stessa ora per ogni piccolissimo nascituro che non ha mai visto la luce e che dunque non vuole colpevolizzare né attaccare nessuno. Le motivazioni di Suetta, però - come già accennato - non sono bastate ed ecco quindi che sono arrivate le proteste di chi si dice favorevole alla libertà d'espressione, ma solo quando la si pensa allo stesso modo.IL VERO SCOPO DELLA CAMPANANon serve scomodare proclami teologici per spiegare - e comprendere - quale sia il reale scopo - innocuo - di tale campana, di fatto assimilabile a quello di tutte le altre campane: mediante i suoi rintocchi intende richiamare ogni fedele alla preghiera. Nello stesso tempo certamente essa rompe la cortina di silenzio sul tema dell'aborto, ma lo fa senza giudicare. Il suo suono non riecheggia per condannare le madri che abortiscono, né per metterle pubblicamente alla gogna, ma costituisce un'occasione per interrogare la propria coscienza sul valore della vita. Tale campana, inoltre, è stata fusa in occasione dei 40 Giorni per la Vita 2021-2022, quindi nel corso di un'altra significativa iniziativa di preghiera per tutti i bambini abortiti e per le loro mamme, per cui con i suoi rintocchi esorta semplicemente a un gesto di compassione cristiana, ribadendo la preziosità della preghiera, del raccoglimento e della memoria. Eppure, nonostante le buone intenzioni, il vescovo di Ventimiglia-Sanremo è finito in un tritacarne mediatico che ha addirittura portato la consigliera di Pari Opportunità della Regione Liguria, Laura Amoretti, a scrivere una lettera di "protesta" indirizzata a Papa Leone XIV, mostrando tra l'altro in questo modo anche una certa ignoranza sulla Dottrina e sul magistero della Chiesa sul tema dell'aborto.Torniamo ora al suono della Campana per i bambini non nati e al suo reale scopo. In generale tutte le campane - e questa non fa eccezione - costituiscono, come detto, per fedeli di ogni epoca storica un invito prezioso alla preghiera. Non si tratta dunque semplicemente di segnalare l'ora esatta - che pure un tempo aveva un ruolo importante anche per il lavoro nei campi -, bensì di ricordare anche alle orecchie distratte dell'uomo contemporaneo che c'è un tempo per ogni cosa, anche per pregare, per andare a messa, per festeggiare, persino per il lutto. Ecco dunque che, per esempio, gli scampanellii prolungati - le cosiddette "campane a festa" - preannunciano generalmente l'inizio di una celebrazione eucaristica o la preghiera dell'Angelus alle 12; oppure con ritmo più accelerato e disteso proclamano la gioia del Natale e della Pasqua. Allo stesso modo, anche i ritocchi lenti intervallati da pochi secondi di silenzio - le cosiddette "campane a morto" - che annunciano un funerale sono sì un segno sonoro del dolore che colpisce una comunità, ma costituiscono nel contempo un invito ai fedeli a raccogliersi in preghiera, anche semplicemente dal luogo in cui ci si trova, proprio come il suono di ogni sera alle 20 a Sanremo vuole fare.LE ALTRE CAMPANE PER I NON NATIEbbene sì, la Campana per i bambini non nati di Sanremo non è affatto un unicum: segue un'iniziativa già diffusa in altri Paesi che spesso prende il nome di "La voce dei non nati" e che tra l'altro in passato ha ricevuto la benedizione del Santo Padre. Già nel 2021, infatti, fu Papa Francesco, in Vaticano, a benedire alcune campane di questo tipo. È accaduto, per esempio, il 27 ottobre 2021, quando il Pontefice diede la sua benedizione ad alcune campane destinate all'Ecuador e all'Ucraina, ricordando che il loro suono deve «annunciare al mondo il Vangelo della vita», «destare le coscienze» e tenere vivo il ricordo dei non nati, affidando «alla preghiera ogni bambino concepito, la cui vita è sacra e inviolabile». Ma ancora prima, nel settembre 2020, sempre Francesco, e sempre in riferimento ad alcune campane che risuonavano per i bambini vittime dell'aborto, aveva auspicato che il loro rintocco «risvegli le coscienze» dei cittadini e di legislatori nel mondo. Ma c'è di più: alcune di queste campane, infatti, recano un'incisione con le parole del beato polacco Jerzy Popiełuszko ("La vita di un bambino inizia sotto il cuore della madre") e il quinto comandamento, "Non uccidere". Un'altra benedizione è poi arrivata il 21 marzo 2023, sempre da parte di Papa Francesco, quella volta per una campana per la Vita destinata allo Zambia.Va da sé, dunque, che il polverone di polemiche in atto a Sanremo - con tanto di manifestazione di protesta tenuta dai Radicali sabato pomeriggio - sembra più che altro un tentativo di censurare e tappare la bocca a chi la pensa diversamente rispetto alle posizioni abortiste e progressiste. Ecco perché anche Pro Vita & Famiglia si è impegnata in prima linea, fin dai primi giorni di polemiche, per manifestare la propria solidarietà al vescovo Suetta, dando voce alle sue motivazioni e lanciando una petizione che in pochi giorni ha superato le 30.000 firme. E lo stesso vescovo si è sempre detto fermo nella sua decisione, saldo nel portare avanti l'iniziativa e ha per di più esortato proprio Pro Vita & Famiglia, con un messaggio rivolto direttamente all'associazione, a «non desistere da questa battaglia per il bene della vita» e ad essere «campane squillanti senza paura!».
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8380TUTTE LE STRATEGIE WOKE SVERGOGNATE DA CHI HA LAVORATO ALL'ONU di Giulia Tanel«Le persone oggi sono prive di identità», e quindi completamente manipolabili. Non usa giri di parole per descrivere la situazione in cui siamo immersi Amparo Medina, un passato da militante atea nelle fila della sinistra radicale e da ex responsabile delle Nazioni Unite dei progetti di educazione sessuale e oggi felice figlia della Chiesa e strenua attivista pro life, anche in qualità di presidente della Fondazione Creciendo Contigo Mujer e di coordinatrice della Red Vida y Familia Ecuador. Il Timone la ha incontrata in Italia, in una calda sera di fine agosto.Medina, partiamo dal suo passato: le posizioni che porta avanti oggi a livello nazionale internazionale non sono le stesse di un tempo...«Infatti. Quando ero giovane ero impegnata nell'area politica della sinistra e nel suo braccio armato, che era un movimento per portare la rivoluzione in Ecuador».Quali sono, in base alla sua esperienza, i tratti distintivi del mondo radicale?«Principalmente la divisione e l'odio. La cosa sulla quale lavora di più la sinistra è la divisione: dividi e vincerai. Allo stesso tempo, la prima cosa che ti insegnano è a odiare: la Chiesa, gli uomini, la ricchezza, i proprietari di aziende... odia! Ti insegnano a odiare e ti dicono che l'unico modo per risolvere un problema è eliminare l'altro, sia fisicamente che psicologicamente. Una persona capisce che l'ideologia la sta inghiottendo, la sta danneggiando, perché prima le viene tolta l'identità, poi la famiglia... divisione e odio».Lei ha lavorato anche per le Nazioni Unite. Che ruolo ricopriva e quale "missione" portavate avanti come istituzione?«Ho lavorato come consulente delle Nazioni Unite. Essere consulente vuol dire che sei la parte operativa: le Nazioni Unite preparano dei termini di riferimento di un progetto che vogliono implementare a li propongono alle varie Ong, le quali partecipano al bando, e quella che si avvicina di più a quanto richiesto viene selezionata per implementare il progetto. Il progetto più grande che ho seguito si e articolato tra il 2000 e il 2004, per un valore complessivo di sei milioni e mezzo di dollari: con un'associazione di nome Cidet, della quale ero presidente esecutivo, abbiamo lavorato per diffondere l'uso dei contraccettivi, l'aborto, l'ideologia femminista in Sud America, e questo entrando nelle scuole, nel consultori e formando gli insegnanti, i medici e i gruppi giovanili. Ho lavorato inoltre per portare avanti altri progetti governativi e con altre Ong locali e internazionali, anche in ltalia e in Germania, per organizzare conferenze e convegni interistituzionali con il medesimo scopo».Insomma, alcuni fini che l'Agenda 2030 persegue non sono una novità degli ultimi tempi...«Esatto. Solamente che negli anni ha cambiato nome: prima erano gli obiettivi di sviluppo sostenibile, poi si è sviluppata l'Agenda 21, con l'idea della Pachamama, della Madre Terra intesa come entità, e con l'idea che gli animali siano come le persone, che abbiano gli stessi diritti, con tanto di sanzioni per chi non si adegua a tale visione.Ora l'Agenda 2030 sta occupando spazi nuovi, ha uno spettro d'azione molo più grande ed è molto più ambiziosa: coi suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, la sorveglianza della popolazione è più pervasiva e stringente, togliendo alle persone sempre più libertà e mezzi con la scusa dei "diritti" che devono essere riconosciuti: dal controllo economico con la moneta elettronica, per cui non si è più liberi di gestire i propri soldi, al controllo alimentare, proibendo i fertilizzanti, implementando il biologico, o spingendo a mangiare insetti...».Con quale strategia viene portato avanti tutto questo?«Se con l'Agenda 21 vi era una strategia di "coscienza" e si puntava a uno sviluppo più in ambito politico ed economico, l'Agenda 2030 lavora maggiormente sotto il profilo della manipolazione emozionale; e sono in primis i giovani a venir agganciati a livello emotivo, anche perché questa volta l'implementazione degli obiettivi avviene soprattutto attraverso le scuole».Tornando alla sua storia di vita, quando ha maturato la sua conversione di fede e di mentalità? «Ho cominciato il mio cammino di conversione grazie a un'esperienza mistica con la Vergine Maria che ho avuto il 27 novembre 2004, giorno della Festa della Medaglia Miracolosa.Quando mi sono convertita non è stato facile, mi sono trovata in mezzo a due fuochi: le mie amicizie femministe mi hanno abbandonata e anche i cattolici mi guardavano con sospetto, pensando che mentissi. Ma io ero cosi innamorata del Signore, ero talmente grata di tutto quello che avevo visto e sentito ed ero così convinta di dover creare una rete pro vita, che non m'importava nulla, andavo avanti».In seguito, la cosa più difficile per me è stata passare dall'emozione a una fede "ordinaria": all'inizio sentivo la presenza della Vergine, il suo odore, e quando tutto questo è finito mi sentivo abbandonata. Ma la Madonna mi aveva promesso che non mi avrebbe mal lasciata sola, che sarebbe sempre stata sopra di me per governarmi, sotto di me per sostenermi, davanti a me per guidarmi, accanto a me per accompagnarmi. E cosi è stato. Gli esempi sono tanti, nel corso della vita mi sono successe molte cose, alcune veramente incomprensibili: come quando mi hanno avvelenata in Perù e l'ospedale mi ha curata gratuitamente, o quando hanno rapito mia figlia, e quando hanno provato a uccidermi lanciando una bottiglia di vetro da un cavalcavia e ne sono uscita illesa...».Come giudica la questione "vita" nel mondo odierno? L'aborto e l'eutanasia sono ormai temi normalizzati, quasi dei "diritti" acquisiti...«A mio avviso l'aborto è il danno più grande che il Maligno ha fatto nella nostra esistenza; uccidiamo i nostri figli per avere soldi, una posizione, una vita fatta di viaggi e di piacere, per poter essere più indipendenti...».Possiamo dire che l'ideologia di morte oggi è quasi un dogma? «Si, l'ideologia ha tre caratteristiche fondamentali: parte da problemi reali, oggettivi; per tali problemi presenta soluzioni emozionali, "veloci", percepite come buone per la popolazione: per esempio, se una donna viene stuprata, le si fornisce l'aborto, e lo stesso se ha problemi economici nell'accogliere la nuova vita; infine, porta le persone a non riconoscere più la verità: per esempio, oggi non si può tagliare un albero o uccidere un animale, ma puoi amputare i bambini per far loro "cambiare" sesso, o contaminare il proprio corpo di sostanze "farmaceutiche"... se questo avviene, è perché le persone hanno subito un completo lavaggio del cervello e vivono come ipnotizzate, tanto da non percepire più l'impatto fisiologico, psicologico e spirituale di tutto questo».Insomma, dalla rivoluzione sociale sessantottina, oggi siamo nel pieno della rivoluzione sessuale, che ha come focus principale i bambini e i ragazzi: rapporti sessuali precoci, contraccezione, ideologia gender, pornografia dilagante... Quali conseguenze provoca tutto questo nelle persone e, di riflesso, nella società? «La conseguenza fondamentale è che le persone oggi sono prive di identità: se sono capace di dire che tu non sei quello che sei e ti convinco che non sei né uomo né donna, posso fare con te tutto quello che voglio, ti posso dire cosa mangiare, dove andare, cosa fare, come vestirti... sei un essere umano completamente manipolabile, senza appartenenza, incapace di pensare più in là di quello che altri vogliono che tu pensi.Per anni si è combattuto affinché le donne e i bambini potessero passare dall'essere "oggetti sociali" all'essere "soggetti sociali", mentre ora queste ideologie stanno facendo il processo inverso, in quanto la cosa che più conta è legata al consumo».Perché i cristiani cattolici danno tanto fastidio a questo tipo di ideologie? «Perché la persona cristiana cattolica ha il sentimento del trascendente, è capace di discernere, ha un senso nella vita, non si lascia prendere dal sentimentalismo, dalla lussuria...».Un tema molto caro anche al nuovo Papa è quello dei social network: una rete che amplia la libertà individuale o che, in definitiva, ingabbia nell'ideologia?«Ritengo sia importante allontanare innanzitutto i bambini e i ragazzi dai social media; questo non significa bloccare la loro libertà, al contrario è un modo per curarsi della loro innocenza, della loro vita e della loro evoluzione emozionale».
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8347ARRIVANO I GIOIELLI FATTI CON GLI EMBRIONI di Paola Belletti È arrivata una novità in gioielleria. E per questo siamo costretti ad aggiungere un nuovo capitolo alla storia degli orrori nata sotto l'albero della morte dell'ideologia pro aborto e dei diritti senza limiti: ora è possibile trasformare gli embrioni crioconservati, che i genitori-produttori non intendono più trasformare in bambini, in gioielli. Un'idea originale, nemmeno così recente in realtà, sbocciata nelle isole britanniche che, data l'enormità di risorse inutilizzate dello stesso tipo, potrebbe diffondersi anche altrove. Chissà, magari nell'ottica di una mefistofelica economia circolare, si saranno domandati in una sessione di brainstorming del reparto creativo, come sfruttare una risorsa che giace inutilizzata, ma viva, in quantità spaventose e che non viene impiegata allo scopo per cui altri articoli simili sono utilizzati.Tra le domande che saranno circolate ci sarà stata quella sul margine di profitto che un simile prodotto avrebbe garantito. A pressione fiscale come siamo messi? Perché quella morale non pare lambirli. L'azienda in questione è la Blossom Keepsake e la sua pagina Instagram è tutto un susseguirsi di storie che ci spiegano come per loro sia ok che non a tutti vada giù l'idea di incastonare in un ciondolo degli embrioni (ma anche latte materno, cordoni ombelicali e ceneri di defunti). Non è da tutti, insomma, apprezzare la dolcezza che si nasconde dietro lo sterminio di vite create in modo moralmente illecito per trasformarle in un ricordo da tenere al collo o al dito, previa loro soppressione. Va tutto bene, loro sono inclusivi e tanto pazienti e vogliono esserlo addirittura con i fratellini sfortunati di altri embrioni crioconservati che sono riusciti a nascere, per la volontà di genitori e medici e una certa dose di buona sorte. LA CHIESA LO AVEVA DETTOD'altronde per togliersi ogni dubbio basta leggere la loro dichiarazione d'intenti sul sito aziendale: «Al centro del nostro lavoro c'è un profondo rispetto per la vita e per l'incredibile viaggio che le famiglie intraprendono per crearla. Siamo specializzati nella creazione di ricordi unici e significativi utilizzando embrioni di fecondazione in vitro non utilizzati». Sembrano due o tre persone diverse che si contendano la tastiera. E ancora: «La nostra missione è offrire alle famiglie un modo meraviglioso per onorare questo capitolo della loro storia, trasformando questi embrioni in pezzi senza tempo che possono essere custoditi per sempre».Non hanno trasformato niente che nella loro mente non fosse già tale: anche prima di venire soppressi per finire incastonati in una pietruzza, quegli esseri umani allo stato di embrioni per loro era solo pezzi, semilavorati, risorse. In esubero, per giunta. Il mercato non si ferma mai e se non riesce a smaltire con gli stockisti gli eccessi di articoli rimasti invenduti deve inventarsi qualcosa; la discarica è l'ultima spiaggia e anche da lì, volendo, si può ricavare qualcosa. Eppure la Chiesa lo aveva detto, e per tempo: no, la fecondazione artificiale, che sposta al di fuori del corpo della madre il concepimento escludendo l'atto coniugale e affidandolo a decisioni tecniche umane, non porterà niente di buono. Non è moralmente lecita e ferisce tutte le persone coinvolte in gradi diversi, il più colpito è il concepito che non ha alcun potere di difendersi. Ma lo sono anche la madre, il padre e persino il medico e gli operatori che si rendono complici di questa operazione.EMBRIONI CONGELATI: NESSUNA SOLUZIONE MORALMENTE ACCETTABILEL'umanità tutta si trova sulle spalle questa tragedia: solo gli Stati Uniti si stima che abbiano un milione di embrioni congelati. E per queste vite, purtroppo, non esiste nessuna soluzione moralmente accettabile: nell'istruzione Dignitas personae del 2008 la Chiesa afferma che l'embrione umano non può essere trattato come «mero materiale di laboratorio perché ciò viola la sua dignità, che "appartiene in egual misura a ogni singolo essere umano, indipendentemente dai desideri dei suoi genitori, dalla sua condizione sociale, dalla sua formazione educativa o dal livello di sviluppo fisico».San Giovanni Paolo II, nel 1996, rivolgendosi a medici e scienziati di tutto il mondo interpellò con la forza che gli era tipica la loro coscienza affinché, disse, venisse «fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non sembra esserci alcuna soluzione moralmente lecita per quanto riguarda il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni 'congelati' che sono e rimangono soggetti di diritti essenziali e pertanto dovrebbero essere protetti dalla legge come persone umane». E anche ora a lanciare l'allarme e a gridare la propria indignazione sulle piazze digitali sono (solo?) i cattolici.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8315DOPO LA FRANCIA, ANCHE LA SPAGNA VUOLE L'ABORTO IN COSTITUZIONE di Giuliano Guzzo Un piccolo e rapido esercizio. Provate a pensare ad un Paese pesantemente flagellato dalla denatalità, dove gli ultimi dati parlano del numero più basso di nascite dal remoto 1941, e dove il tasso di fertilità sia ormai cimiteriale: 1,16 figli per donna, perfino peggio - ed è tutto dire - di ciò che si registra in Italia (1,24). Immaginate che in quello stesso Paese l'aborto stia dilagando, con una gestante su quattro che vi ricorre (mentre nel 2013 era una su cinque). Insomma, pensate ad un Paese in pieno suicidio demografico Ecco a voi, in contesto simile, verrebbe forse in mente d'incensare l'aborto, inserendolo in Costituzione? C'è da sperare di no.Eppure chi questo Paese, che esiste veramente - è la Spagna -, è chiamato a governarlo, il premier Pedro Sanchez, sta procedendo esattamente in questa direzione. È delle scorse, difatti, la notizia che il governo ispanico presenterà al Congresso dei deputati una proposta di riforma per includere l'aborto nella Costituzione. A dichiararlo è stato lo stesso Sanchez, che con l'occasione ha pure attaccato l'opposizione: «Il Partito popolare (Pp) ha deciso di allearsi con l'estrema destra. Che facciano pure. Possono farlo. Ma non a scapito delle libertà e dei diritti delle donne». A dispetto delle apparenze, pare non sia un'iniziativa del tutto a sorpresa.L'ideona di blindare l'aborto volontario inserendolo in Costituzione sembra sia una reazione al fatto che il partito di destra Vox ha poco approvato, nel Comune di Madrid, una mozione che prevede che le donne che si accingono ad abortire siano bene informate sui rischi di una sindrome post aborto che - viene detto da più fonti progressiste - «non ha alcuna base scientifica». In realtà, sulla sindrome post-aborto esiste una corposa letteratura fatta anche di ricerche pubblicate su riviste peer review; dopodiché, queste ricerche possono essere pure contestate da alcuni (e difatti lo sono), ma affermare che le conseguenze sulla donna dell'aborto siano tutte una favoletta terroristica senz'«alcuna base scientifica», ecco, è decisamente forzato.Ma torniamo all'aborto in Costituzione, che rappresenterebbe - se passasse in Spagna, dov'è già stato sancito da una sentenza della Corte costituzionale del 1985 - una triste scopiazzatura di quanto già approvato in Francia, che nel marzo 2024 è divenuta (come, attraverso il racconto di Aliette Espieux, la portavoce ufficiale della Marcia per la Vita d'Oltralpe, abbiamo spiegato sulle pagine della nostra rivista: qui per abbonarsi) il primo Paese al mondo a includere esplicitamente l'accesso all'aborto nella propria Costituzione. Sanchez mira insomma a prendere lezioni da Emmanuel Macron, probabilmente il leader europeo più allo sbando del momento; il che la dice lunga, purtroppo, anche sulla lungimiranza della sinistra iberica che, nonostante il quadro demografico devastante che già ha davanti, anziché porvi rimedio decide di premere il piede sull'acceleratore dell'aborto. Sono scelte, per carità. Scelte suicide però.Scelte davanti alle quali pure chi non sia francese o spagnolo ha tutto il diritto non solo d'interrogarsi, ma anche di indignarsi. Perché se questo inizia ad essere il trend europeo, beh, non ha neppure più senso interrogarsi sul futuro del Continente; per il semplice fatto che quel futuro mai ci sarà. Esageriamo? Vorremmo tanto farlo, ma davanti alla forza bruta dei numeri e delle statistiche, c'è poco da scherzare. Non c'è infatti pressoché Paese al mondo - inclusa la Cina che, quanto a decisionismo, ha le mani infinitamente più libere delle democrazie parlamentari - che stia vincendo l'inverno demografico. Viceversa ce ne sono tanti che, siccome stanno già perdendo questa sfida, decidono di peggiorare la propria situazione. Proposta: in Costituzione, in Spagna, ci si inserisca direttamente il suicidio di civiltà. Almeno ci si evita l'ipocrisia.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8319L'ATTRICE CLAUDIA CARDINALE, DOPO LO STUPRO, NON HA SCELTO L'ABORTO di Manuela Antonacci Si è spenta all'età di 87 anni Claudia Cardinale, una delle attrici più amate del cinema italiano. Se n'è andata nella pace, a Nemours vicino Parigi dove viveva, circondata dai suoi figli e lasciando in eredità non solo tanti splendidi film di cui fu protagonista, ma un'importante scelta di vita che testimoniò senza tanti fronzoli: la scelta di portare avanti una gravidanza frutto di uno stupro. La violenza avvenne quando l'attrice era appena sedicenne: un uomo la costrinse ad entrare in macchina e la violentò. Un'esperienza che la segnò: «È stato terribile, ma la cosa più bella è che da quella violenza nacque il mio meraviglioso Patrick», ha ripetuto in più occasioni.Quando scoprì di essere incinta, racconta in diverse interviste, non pensò minimamente di liberarsi del bambino, nonostante persino il suo violentatore, ad un certo punto, si fece avanti pretendendo da lei la scelta dell'aborto: «Neanche per un attimo pensai a disfarmi della mia creatura! Ne parlai con i miei meravigliosi genitori e con mia sorella Blanche e tutti insieme decidemmo che il mio bambino sarebbe cresciuto in famiglia, come un fratello minore». Per evitare scandali, poi, la donna partorì a Londra e decise di chiamare suo figlio come il nome della chiesa in cui fu battezzato. In realtà la scelta delle donne che di fronte ad una violenza scelgono di tenere il bambino frutto dello stupro, è molto più frequente di quello che si immagina, anche se a raccontarle, queste storie, seppure in gran numero, sembrano quasi uno scoop. E lo dimostrano studi e indagini.Tra queste, quelle di David C Reardon, Julie Makimaa e Amy Sobi (Interviste sulle loro gravidanze, sull'aborto e sui bambini provocati da violenza sessuale -Springfield, Illinois: Acorn Books, 2000) che hanno scoperto, in seguito a diversi sondaggi, che il 73% delle vittime di stupro che sono rimaste incinte, hanno scelto, senza esitazione, la vita. Di queste, il 64% ha cresciuto i propri figli e il 36% li ha dati in adozione. Una serie di due studi più vecchi fatti dalla dottoressa Sandra Mahkorn (Sandra Kathleen Mahkorn, e William V Dolan, "Sexual Assault in Pregnancy" Thomas Hilgers, Dennis Horan e David Mall Eds. New Perspectives on Human Abortion- Frederick, Maryland: University Publications of America, 1981) ha riscontrato simili dati: il 75% delle donne, secondo i suoi studi, avrebbe scelto di non abortire.Lo studio di Reardon, inoltre, ha confrontato le donne che avevano abortito con quelle che, invece, avevano portato a termine la gravidanza. Ne è emerso che l'88% delle donne che avevano abortito si era pentita della propria scelta, ritenendola sbagliata. Solo una ne era davvero convinta. Le restanti che avevano scelto l'interruzione di gravidanza sentivano di aver preso la decisione giusta, ma riconoscevano l'aborto come evento ulteriormente traumatico per loro. Il 93% delle vittime di stupro che avevano abortito ha dichiarato, invece, che non consiglierebbe, in futuro, l'aborto a nessuna donna nella sua stessa situazione. Solo il 7% ha ritenuto l'interruzione volontaria di gravidanza un buon rimedio in caso di stupro. Infine, il 43% avrebbe affermato di essersi sentita spinta a scegliere l'aborto dalla propria famiglia e/o da sanitari abortisti.Ma soprattutto, delle donne che avevano proseguito la gravidanza nessuna si sarebbe mai pentita di avere tenuto il bambino. Oltre l'80% avrebbe espresso semplicemente felicità rispetto alla nascita del proprio figlio. La scelta della giovanissima Claudia Cardinale, dunque, fu una scelta di vera libertà, sensata e sana, soprattutto perché - senza voler giudicare la sofferenza e il vissuto di nessuno - appare piuttosto evidente come non sia sommando una violenza (l'aborto) ad una precedente violenza (uno stupro) che si può rimediare ad un abuso. Peraltro, questo stratificarsi di violenze, non fa che colpire mamma e bambino contemporaneamente. Ricordiamo che dello stupro l'unico responsabile resta l'abusatore: è lui che deve pagare, non certo l'eventuale nascituro.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8198TRUMP TOGLIE I FINANZIAMENTI PUBBLICI A PLANNED PARENTHOOD di Luca Marcolivio Negli Usa, un'altra svolta storica in tema di aborto è arrivata per un solo voto. Stiamo parlando del taglio dei fondi federali alla multinazionale abortista Planned Parenthood, che è stato approvato giovedì scorso dalla Camera dei Rappresentanti del Congresso (la House of Representatives, ovvero la Camera bassa): un esito non scontato, nella misura in cui i Repubblicani controllano una maggioranza assai esile, con appena cinque seggi di vantaggio sui Democratici. Questi ultimi si sono presentati compatti, raggiungendo i 214 voti contrari (mentre i favorevoli sono stati 215) grazie a due "franchi tiratori" repubblicani, ovvero Warren Davidson (dell'Ohio) e Thomas Massie (del Kentucky), mentre Andy Harris (del Maryland) si è astenuto.La bozza ora passa al Senato del Congresso degli Stati Uniti, dove la maggioranza Repubblicana è di 53 seggi contro 45 Democratici e due Indipendenti. Il Senato esaminerà il disegno di legge secondo le regole di riconciliazione di bilancio, che, per l'approvazione, richiede una maggioranza semplice, anziché i tipici 60 voti. Dunque bastano 51 voti.LA SPINTA DI TRUMP E VANCEIl cambiamento in senso pro-life è fortemente caldeggiato dal presidente Donald Trump, che sul social Truth ha scritto: «Ora è tempo che i nostri amici del Senato degli Stati Uniti si mettano al lavoro e mi trasmettano questo disegno di legge IL PRIMA POSSIBILE! Non c'è tempo da perdere». Lo speaker della Camera Mike Johnson ha affermato che l'obiettivo è consegnare a Trump per la promulgazione il disegno di legge approvato da entrambi i rami del Congresso entro la festa nazionale del 4 luglio. Inoltre, un'ulteriore spinta può arrivare dal vicepresidente J.D. Vance: è infatti quest'ultimo a presiedere il Senato e in caso di assoluto stallo (per esempio 50 voti favorevoli e 50 contrari) spetta da legge a lui l'ultima parola.Per i pro-life statunitensi sarebbe una nuova grande vittoria, a tre anni esatti dal pronunciamento della Corte Suprema del 24 giugno 2022, che cancellò la Roe vs. Wade del 1973, riconoscendo la libertà dei singoli Stati di emanare leggi restrittive o, addirittura, abolitive nei confronti dell'aborto. In entrambi i casi, tuttavia, si tratta soltanto di battaglie: la guerra in nome del diritto alla vita nascente è ancora lungi dall'essere vinta per una serie di motivi. E' vero, infatti, che Planned Parenthood, pur essendo una società privata, ha sempre avuto il suo punto di forza nei massicci finanziamenti federali ricevuti (800 milioni di dollari soltanto nel 2024), ma è altrettanto vero che ha di base una forza - economica e operativa - spropositata nel fornire quotidianamente servizi per abortire.NONOSTANTE TUTTO GLI ABORTI CRESCONOSecondo il rapporto annuale della stessa Planned Parenthood, infatti, ogni anno, negli Usa vengono effettuati 402mila aborti (circa 1076 al giorno, 45 ogni ora, uno ogni 80 secondi), attraverso tutte le tecniche tristemente note: dalla pillola abortiva all'aborto per smembramento o per aspirazione, fino al feticida che provoca l'arresto cardiaco del nascituro. Dunque circa il 40% degli aborti effettuati negli Usa viene praticatom nelle cliniche di Planned Parenthood. Un taglio dei fondi così drastico al colosso abortista potrebbe quindi rendere meno facile il ricorso a tale opzione, salvando migliaia di piccole vite umane. C'è tuttavia da tener conto dei numeri effettivi sull'aborto, che, nel corso del 2024 (a dispetto della menzionata sentenza del 2022) sono lievemente aumentati (+1%) rispetto all'anno precedente. Ad affermarlo è un'indagine del Guttmacher Institute, che sostiene i cosiddetti "diritti sessuali e riproduttivi". Da un lato, effettivamente, alcuni Stati che hanno approvato restrizioni hanno visto gli aborti diminuire: è il caso della Florida (12mila aborti in meno nel 2024) e della Carolina del Sud (3.500 in meno). È accaduto, però, che molte donne che hanno incontrato restrizioni negli Stati pro-life sono diventate protagoniste del fenomeno dell'emigrazione abortista verso Stati più permissivi, come, ad esempio, la Virginia o l'Illinois. La vera ragione, tuttavia, è da individuare soprattutto nella sempre più massiccia diffusione dell'aborto farmacologico prescritto come "telemedicina": un metodo, quest'ultimo, radicatosi in modo particolare durante la pandemia e sul quale proprio Planned Parenthood sta speculando.Si possono imporre tutte le restrizioni o divieti possibili, dunque (e nell'ottica di una battaglia pro-life è sacrosanto farlo), ma la pratica dell'aborto rimane in primo luogo un fenomeno culturale e, a tal riguardo, la corretta informazione è il primo viatico per un cambiamento antropologico.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8201IL COMUNE DI ROMA AVEVA TORTO E PROVITA RAGIONE Dopo oltre sei anni di battaglie legali, Pro Vita & Famiglia Onlus ha ottenuto un'importante vittoria contro l'ingiusta censura imposta dal Comune di Roma ai danni di un manifesto che - con l'immagine di un bambino nel grembo e messaggi informativi e positivi - celebrava la bellezza e la dignità della vita nascente. Il Giudice di Pace della Capitale, infatti, ha accolto in via definitiva il ricorso presentato dall'associazione, annullando tutti i precedenti provvedimenti sanzionatori legati all'affissione. Tutto ebbe inizio nel novembre 2018, quando nella vetrina della sede dell'associazione, in viale Manzoni 28/C, venne affisso un manifesto che riportava alcune verità scientifiche sullo sviluppo del bambino nel grembo: "Tu eri così a 11 settimane...", "Tutti i tuoi organi erano presenti", "Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento", "Ora sei qui perché i tuoi genitori hanno scelto la vita" erano infatti i messaggi che campeggiavano sull'affissione. Nessun riferimento diretto all'aborto, nessuna immagine violenta o offensiva. Solo un messaggio positivo e informativo. Eppure, il 30 novembre 2018, alcuni agenti della Polizia Locale di Roma Capitale contestarono formalmente l'affissione, definendola - in un verbale poi ovviamente contestato dall'associazione poiché non riportava il vero - «lesiva del rispetto delle libertà individuali e dei diritti civili». La motivazione fu persino falsata: il testo venne parzialmente riscritto, attribuendo all'associazione un'espressione mai usata ("tua mamma non ti ha abortito"), nel tentativo di giustificare l'accusa. L'Associazione ha dapprima tentato la via amministrativa, ricorrendo al Sindaco contro la sanzione, ma Roma Capitale ha confermato la multa con due Determinazioni dirigenziali. A quel punto, è iniziato un lungo percorso giudiziario culminato in questi giorni, quando il Giudice di Pace ha dato ragione a Pro Vita & Famiglia con una sentenza definitiva. Le motivazioni della sentenza del Giudice di Pace sono chiare: il manifesto dell'associazione non rientra tra le comunicazioni commerciali soggette a restrizioni, bensì tra quelle a carattere sociale, culturale e istituzionale. Pro Vita & Famiglia, dunque, ha agito nel pieno rispetto della normativa, esercitando il diritto alla libertà di espressione su un tema fondamentale come quello della vita umana prima della nascita. «Una sentenza che restituisce giustizia e verità - dichiara l'associazione - e che dimostra quanto sia pericolosa la censura ideologica che tenta di imbavagliare chi difende i più deboli. Non ci fermeranno: continueremo a dire che ogni vita è un dono, anche quando questo dà fastidio a qualcuno». La battaglia, infatti, non era solo legale, ma valoriale. E oggi, con questa sentenza, a vincere è stata la difesa della Vita nascente.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8179VITTORIA LEGALE PER I PRO VITA CHE INCHIODARONO PLANNED PARENTHOOD di Ermes Dovico Dopo anni di persecuzione giudiziaria, lunedì 27 gennaio David Daleiden e Sandra Merritt hanno concluso un accordo con lo Stato della California che pone di fatto fine a una causa penale approdata nei tribunali californiani nel 2017. Si tratta in pratica di un patteggiamento che è più di una mezza vittoria per i due attivisti pro vita del Center for Medical Progress (Cmp) che tra il 2014 e il 2015 girarono di nascosto una serie di video durante le fiere della National Abortion Federation, organizzazione nordamericana di fornitori di aborti. Video che mostrano in modo chiaro il coinvolgimento della Planned Parenthood in un commercio di tessuti e organi di bambini abortiti, venduti a laboratori di ricerca di università e aziende biotecnologiche. Ma lo Stato della California - prima con l'allora procuratrice generale Kamala Harris, poi con i suoi successori - anziché perseguire i protagonisti del suddetto commercio illegale aveva deciso di indagare e poi incriminare, sulla base di una legge sulle videoregistrazioni, coloro che avevano fatto venire alla luce lo scandalo.Ora, si è appunto arrivati al patteggiamento basato sul principio giudiziario del nolo contendere ("no contest"): in questo modo gli imputati, pur non ammettendo la loro colpevolezza, rinunciano a contestare un'accusa e quindi accettano che il tribunale li condanni. Nel caso di Daleiden e Merritt l'accordo di "nolo contendere" riguarda un'unica accusa di registrazione video contraria alla legge. Come spiega Liberty Counsel, l'organizzazione di giuristi che ha difeso la Merritt, questo comporterà, dopo un periodo di un anno, la condanna in giudizio per un reato minore; condanna che sarà poi completamente cancellata dalla fedina penale. Né la Merritt né Daleiden sconteranno pene detentive né dovranno pagare multe. L'accordo prevede inoltre che lo Stato della California rinunci a tutti i rimanenti capi d'accusa. Secondo quanto riporta la liberal Cap Radio, «i termini del patteggiamento vietano a Daleiden e Merritt di contattare o nominare le vittime delle registrazioni illegali».L'ACCORDO È ESSENZIALMENTE UNA VITTORIALiberty Counsel ha dichiarato che «l'accordo è essenzialmente una vittoria completa per Merritt in questo caso penale politicamente motivato». Si è trattato di un «caso senza precedenti», spiega la stessa organizzazione, perché prima «lo Stato della California non aveva mai perseguito penalmente i giornalisti sotto copertura per le registrazioni clandestine effettuate nell'interesse pubblico. Eppure, questa coraggiosa nonna è stata accusata di 16 reati e ha rischiato più di 10 anni di carcere per aver fatto luce sui profitti dell'industria dell'aborto derivanti dal prelievo illegale di organi da bambini abortiti». Nello stesso solco le dichiarazioni del co-imputato e fondatore del Cmp, David Daleiden, il quale ha affermato che la chiusura del caso di San Francisco «mi permette di concentrarmi completamente sulla missione del Cmp di denunciare le ingiustizie degli esperimenti sui bambini abortiti finanziati dai contribuenti».Si chiude dunque un capitolo della persecuzione giudiziaria ai danni di Daleiden e Merritt, vittime in questi anni non solo di questa causa penale avviata dal procuratore generale della California, ma anche di una causa civile intentata da Planned Parenthood con una richiesta milionaria di risarcimento danni.Ma va aggiunto che i video girati sotto copertura dal Cmp hanno comportato delle conseguenze anche per almeno alcuni dei responsabili della compravendita di parti di bambini abortiti. Richiamiamo alcuni dei casi principali.Nel dicembre 2017, due società di bioscienze - la DV Biologics e la consociata Da Vinci Biosciences - hanno concordato di pagare un totale di quasi 7,8 milioni di dollari, come parte di un accordo con l'ufficio del procuratore distrettuale della contea di Orange (California). L'accordo prevedeva l'ammissione di aver violato le leggi statali e federali che vietano la compravendita di tessuti fetali anche a fini di ricerca. L'indagine era iniziata nel settembre 2015, a seguito di una denuncia presentata dal Cmp.UNA LUNGA BATTAGLIA LEGALEA conclusione di una lunga battaglia legale, il Texas è riuscito a escludere dal proprio Stato la Planned Parenthood dall'accesso ai finanziamenti legati a Medicaid, il programma federale che offre assistenza sanitaria alle persone con basso reddito. E ciò è avvenuto sempre a seguito dei video girati di nascosto in cui si vedeva - come ricostruiva nel novembre 2020 il procuratore generale del Texas, il repubblicano Ken Paxton - che «Planned Parenthood ammetteva una condotta moralmente corrotta e illegale, comprese le violazioni della legge federale manipolando i tempi e i metodi degli aborti per ottenere tessuto fetale per le proprie ricerche».Collegata all'esclusione dal Medicaid, la Planned Parenthood ha in Texas un'altra partita legale che rischia di costarle grosso: in particolare, è accusata di una sovrafatturazione pari a circa 17 milioni di dollari, dovuta al fatto di aver continuato a emettere fatture legate al Medicaid in Texas a battaglia legale in corso. Avendola persa, la multinazionale deve restituire quanto indebitamente ricevuto. E allo stesso tempo si trova a fronteggiare un'accusa di frode (sulla base della legge nota come False Claims Act) davanti al giudice distrettuale Matthew Kacsmaryk: se sarà dimostrato che Planned Parenthood ha consapevolmente frodato il Texas, il caso rischia di costare complessivamente al colosso degli aborti circa 1,8 miliardi di dollari.Dunque, è vero che c'è stato un apparato di potere politico e giudiziario che ha perseguitato gli attivisti pro life del Cmp. Ma dall'altra parte ci sono anche politici e giudici che stanno facendo il loro lavoro, perseguendo non chi ha fatto emergere lo scandalo del traffico di bambini abortiti bensì chi lo ha favorito.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8152PRO LIFE NEL MIRINO DELL'ODIO IDEOLOGICO di Giuliano Guzzo Nell'Occidente che si presenta come libero e democratico, e che fa un vanto della tolleranza - e della lotta alle discriminazioni -, c'è una particolare categoria di persone che, spesso nell'indifferenza dei media, è oggi sotto attacco: sono i pro life, coloro i quali si battono per la tutela della vita umana, senza se e senza ma. A ricordarci l'esistenza di questa nuova e sovente non solo verbale forma di ostilità, nelle ultime settimane ci hanno pensato due fatti di cronaca particolarmente gravi.Il primo arriva dal Regno Unito ed è quello di un medico di origine italiana, la dottoressa Livia Tossici-Bolt, 64 anni, la quale lo scorso 4 aprile è stata condannata dal Tribunale di Bournemouth. Il motivo? La signora si trovava su un marciapiede pubblico vicino ad una struttura del British Pregnancy Advisory Service, una clinica per aborti, tenendo semplicemente un cartello con scritto: «Se vuoi, qui per parlare». Ebbene, semplicemente per questo gesto - del tutto innocuo - la dottoressa è stata accusata di aver violato una buffer zone, vale a dire una zona cuscinetto in cui sono vietati atti considerati come approvazione o disapprovazione riguardo ai servizi di aborto, inclusi conversazioni, preghiere o manifestazioni. Di qui la condanna a 20.000 sterline di spese processuali - che dovranno essere saldate per intero entro il 31 maggio, motivo per cui ADF International, ha lanciato una raccolta fondi in suo sostegno - a carico della donna, la quale, avvicinata da alcuni media, ha provato a spiegare le ragioni della sua difesa. «Non ero lì per esprimere le mie opinioni - ha dichiarato - ero lì per offrire una conversazione libera, consensuale, a chiunque volesse parlare con me, e non sugli argomenti che volevo trattare io. Ero lì per ascoltare». Ma nell'era dell'aborto come diritto assoluto, a quanto pare, anche solo prestare ascolto ad una donna che lo desidera («Se vuoi», meglio ribadirlo, recitava il cartello di Livia Tossici-Bolt) è fuorilegge. Ad ogni modo, nonostante alla dottoressa Tossici-Bolt è perfino, si potrebbe dire, andata bene.GIORNALISTA PRO LIFE AGGREDITA IN STRADASì, perché il secondo di cronaca che riportiamo, a proposito della vita dura dei pro life in Occidente, è perfino più amaro. Ci stiamo riferendo a quello che è avvenuto ad una giovane giornalista pro life americana, Savannah Craven Antao, 23 anni, la quale - per conto del gruppo Live Action - stava facendo una intervista per strada, alcuni giorni fa, prima di essere fisicamente e brutalmente aggredita dalla trentenne Brianna J. Rivers. L'aggressione, della quale esiste anche un inequivocabile filmato che vi riportiamo qui di seguito, vede Rivers colpire ripetutamente al volto Antao, causandole ferite che hanno richiesto diversi punti di sutura. Come se non bastasse, dopo l'aggressione, la Rivers è fuggita, insultando il marito di Antao, il quale a sua volta stava appunto filmando l'intervista.Successivamente, la donna autrice della violenza - forse consigliata da un buon avvocato - ha pubblicato un messaggio su Facebook in cui si scusava, sostenendo però di essere stata provocata e accusando Antao di diffondere una narrazione unilaterale sull'aborto; ha inoltre avviato una raccolta fondi su GoFundMe per coprire le spese legali, raccogliendo circa 8.700 dollari. L'11 aprile, la polizia di New York ha comunque arrestato Brianna J. Rivers con l'accusa di aggressione di secondo grado. La giornalista aggredita, Antao, ha espresso gratitudine per l'intervento delle autorità e ha condiviso il video dell'incidente sui social media. Tutto è bene quel che finisce bene, quindi? Non esattamente. C'è infatti da tenere presente come le aggressioni ai pro life e pro family avvengano spesso anche in Italia. E da anni.LE VIOLENZA IN ITALIAEra l'ottobre 2014, per esempio, quando a don Matteo Graziola - reo d'essere sceso in piazza a manifestare con le Sentinelle in piedi - furono sottratti e distrutti effetti personali e il sacerdote fu pure raggiunto da numerosi lanci di uova e da percosse, fino a dover essere ricoverato Pronto soccorso. Stessa amara sorte - per una ferita alla mano con prognosi di 10 giorni - nel marzo 2021 per l'infermiere Giorgio Celsi, da anni militante pro life, dopo essere stato aggredito mentre aveva organizzato un presidio antiabortista fuori l'ospedale San Gerardo di Monza; in quell'occasione, era stato aggredito al collo da un manesco alfiere dell'abortismo anche il signor Virgilio Baroni, di anni 72. Che specie le femministe non facciano sconti ai presidi antiabortisti fuori dagli ospedali si era visto anche nel maggio 2013, quando una sessantina di persone inermi pregavano raccolte fuori dalla clinica Mangiagalli di Milano, prima di essere assalite da femministe, appunto, che - oltre al consueto ritornello di bestemmie - avevano scandito una minacciosa promessa («vi spacchiamo tutto»), dopo la quale si erano date al lancio di oggetti contro i manifestanti, in particolare bottiglie piene d'acqua ed accendini.Più recentemente, la sede del Movimento per la Vita di Venezia, la notte tra il 7 e l'8 marzo 2022 fu imbrattata con un lancio di vernice da parte di ignoti i quali, affinché non ci fossero dubbi sul loro orientamento, hanno anche lasciato sull'asfalto la seguente scritta: «Aborto ed eutanasia liberi». Di certo, però, l'episodio più grave e sconvolgente degli ultimi anni contro i pro life è quello che si è consumato nel novembre 2023 e culminato, durante una manifestazione contro la violenza sulle donne, con il lancio di un ordigno incendiario nella sede di Pro Vita & Famiglia onlus di viale Manzoni a Roma. In quell'occasione, il portavoce della onlus, Jacopo Coghe, si era detto comprensibilmente scosso «da questo vero e proprio atto terroristico, volto a intimidirci». Ad ogni modo, quel caso non era certo isolato dato che, nel dicembre scorso, Pro Vita & Famiglia ha reso noto di aver visto colpita la propria sede ben 14 volte negli ultimi tre anni. Tantissime. Anzi, decisamente troppe, per un Paese, un'Europa e un'Occidente che, come già si diceva, si vanta di essere libero, democratico e pluralista.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8139IL COMUNE DI BRESCIA PROFANA LE TOMBE DI 2.500 BAMBINI NON NATI di Fabio Piemonte Hanno chiesto e ottenuto la possibilità del rito abbreviato le due funzionarie del Comune di Brescia accusate di aver profanato le tombe dei bimbi non nati del cimitero Vantiniano, nella vicenda che nell'ormai lontano 2021 salì alla ribalta delle cronache nazionali. Pertanto l'udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 30 maggio, mentre il 26 settembre è previsto l'intervento delle difese, la camera di consiglio e la decisione. Già a fine mese prossimo saranno dunque presenti in aula, in qualità di parte civile, anche le undici famiglie coinvolte, mentre il Comune di Brescia non è sul banco degli imputati.«Quando sono arrivata qui e non ho più trovato la tomba di mio figlio mi sono sentita una pessima persona perché ho creduto che la colpa fosse mia perché non sono venuta al cimitero più spesso». Così raccontò il suo dolore, nell'ottobre 2021, la mamma di una delle addirittura 2.500 tombe rimosse brutalmente dal Comune di Brescia senza neanche un preavviso. All'indomani delle numerose esumazioni alcuni genitori rivendicarono giustamente i resti mortali dei loro figli, insieme a lapidi ed eventuali effetti personali. Dopo quasi quattro anni e un rinvio a giudizio, le due funzionarie comunali che hanno eseguito la missiva sono imputate di violazione dei sepolcri e vilipendio delle tombe, relativamente a tempi e modalità di comunicazione alle famiglie rispetto alle operazioni effettuate di esumazione dei sepolcri di bimbi mai nati, morti di parto o a pochi giorni dalla nascita.Esiste infatti, secondo la normativa vigente, il diritto di poter dare degna sepoltura ai bimbi abortiti, per quanto «l'ideologia abortista è così violenta e feroce che addirittura vuole negare il dolore delle donne che vogliono semplicemente un luogo dove piangere il proprio figlio morto», come ebbe modo di dichiarare - al tempo dell'avvio dell'inchiesta di Brescia - Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus. «Evidentemente - disse allora Ruiu - far seppellire un figlio alla propria madre significa riconoscere l'umanità del concepito, di quella vita nel grembo materno, e questo dà fastidio. Questa ingiustizia deve finire, bisogna informare correttamente le donne e bisogna arrivare a una svolta in tal senso, affinché tutti gli ospedali diano sempre notizia alle donne che abortiscono che c'è questa possibilità di seppellire, da legge, il figlio qualsiasi sia la settimana di gravidanza».Insomma nel caso di specie la decisione nel merito arriverà probabilmente il prossimo autunno: la giustizia terrena farà il suo corso, ma intanto i nomi di questi piccoli figli sono scritti nei cieli.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8076RICONOSCIUTA COME PERSONA UNA MONTAGNA, MA NON IL BAMBINO di Manuela Antonacci Una montagna di diritti... ma nel senso letterale del termine! Perché, ebbene sì, succede che nel nostro folle mondo, una montagna acquisti, a tutti gli effetti, lo status di “persona”. È quanto accaduto in Nuova Zelanda, dove il monte Taranaki ora possiede legale personalità giuridica, proprio come un essere umano, anziché essere considerato un, seppure bellissimo, ma oggettivo e puro e semplice, elemento del paesaggio! E tutto ciò dopo che la stessa follia era avvenuta anche per il fiume Whanganui, collegato nell'immaginario collettivo dei maori, al Taranaki. Secondo una leggenda, il monte Taranaki, dopo aver litigato con il monte Tongariro per conquistare le grazie del monte Pihanga, lasciò l'Isola del Nord e si trasferì al mare, lasciandosi dietro un solco delle sue stesse dimensioni. Il monte Tongariro riempì il solco di acqua, dando vita al fiume Whanganui.Insomma, una leggenda che, per quanto poeticamente possa spiegare la nascita di un fiume, tuttavia, in un'epoca come la nostra in cui l'antropocentrismo è considerato un male, al punto che l'uomo è considerato (nella migliore delle ipotesi) solo una delle tante creature del mondo o (nella peggiore delle ipotesi) addirittura il cancro del pianeta, sta portando a conseguenze assurde e, se vogliamo, andando contro ogni buonsenso, anche ridicole.MONTAGNE E FIUMILa CNN, dal canto suo, ha reso noto che questa decisione bizzarra risalirebbe, in realtà, ad un trattato del 1840, che le tribù Māori firmarono con i rappresentanti della corona britannica, che garantiva ai nativi neozelandesi, di mantenere la loro terra e le loro risorse. Ma nel 1865, parte di quella terra, compresa la montagna, fu presa dagli inglesi in risposta a una ribellione Māori contro la Corona portando, questo popolo, a non avere voce in capitolo sulla montagna. In poche parole, la decisione attuale, sarebbe un modo per dare alla montagna un riconoscimento e, dunque, un risarcimento dei torti del passato.Sarebbe interessante, però, capire come mai la stessa importanza e la stessa dignità giuridica, il governo neozelandese, così vicino alla sensibilità di montagne e fiumi, non le conceda ai bambini non nati, considerati, se si va a vedere la loro legge sull'aborto, praticamente dei fantasmi, visto che fino alla ventesima settimana di gestazione, possono essere eliminati senza problemi, dopo aver consultato anche, semplicemente, un'ostetrica e un infermiere. Invece la montagna è «un tutto vivente e indivisibile» e comprende Taranaki Maunga e le aree circostanti, «incorporando tutti i loro elementi fisici e metafisici», secondo la legge.E verrebbe da chiedersi, spassionatamente, quali siano gli elementi metafisici del vulcano, considerato che, per quanto una montagna possa essere considerata un luogo di spiritualità, per la bellezza e il silenzio, tuttavia non possiede elementi spirituali propri. Mentre, ne possiede eccome il bambino, che anche se non ancora nato ha un'anima già bella e formata, un'attività cerebrale già in azione nel grembo materno e persino una comunicazione ormonale con la propria mamma, al punto che oggi si parla di “lettere d'amore” del feto alla madre, come dimostrano i tantissimi studi scientifici recenti che analizzano la vita intrauterina.PRIMA DI TUTTO L'UOMOE allora viene da citare la bellissima poesia di Nazim Hikmet “Prima di tutto l'uomo” che sembra parlare tanto alla nostra epoca così ferocemente scientista e che oggi andrebbe imparata a memoria, davvero in tutte le scuole del mondo, per ricordare il giusto ordine di priorità: «Non vivere su questa terra come un estraneo e come un vagabondo sognatore. Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre: credi al grano, alla terra, al mare, ma prima di tutto credi all'uomo. Ama le nuvole, le macchine, i libri, ma prima di tutto ama l'uomo. Senti la tristezza del ramo che secca, dell'astro che si spegne, dell'animale ferito che rantola, ma prima di tutto senti la tristezza e il dolore dell'uomo. Ti diano gioia tutti i beni della terra [...] ma soprattutto, a piene mani, ti dia gioia l'uomo».Ma, tant'è, l'uomo evidentemente nei secoli, è diventata una creatura così intelligente da darsi la zappa sui piedi da solo e decidere di non meritare, lui solo, una speciale protezione, ma, al contrario, proprio nella fase in cui è più indifeso, di dare agli altri la possibilità di eliminarlo come se fosse un tumore. «Oggi, Taranaki, il nostro maunga, il nostro maunga tupuna, è liberato dalle catene, dalle catene dell'ingiustizia, dell'ignoranza, dell'odio», ha detto Debbie Ngarewa-Packer, co-leader del partito politico Te Pāti Māori e discendente delle tribù Taranaki. in Nuova Zelanda, da oggi, un vulcano è diventato persona e ai bambini non nati non viene riconosciuto nemmeno il diritto alla vita.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8035LE VITTIME DEI MODERNI ERODE NEL 2024 di Luca Marcolivio Il 28 dicembre la Chiesa Cattolica celebra la solennità dei Santi Innocenti Martiri, ovvero per ricordare i bambini massacrati da Erode il Grande, re della Giudea, allo scopo di uccidere il neonato "Re dei Giudei" - ovvero Gesù - della cui nascita era stato informato dai Magi giunti a Gerusalemme da oriente dopo aver visto sorgere la sua stella. Anche in chiave laica, questa ricorrenza può dire molto alle coscienze degli uomini di tutto il mondo. L'idea di un bambino sacrificato sugli altari dell'ambizione e dell'avidità degli adulti è quanto di più ripugnante possa esistere, a prescindere dall'appartenenza religiosa. Un dramma che, a distanza di duemila anni, persiste, seppur in forme diverse.Continuano tuttora, infatti, ad essere dei "moderni Erode" e dunque dei nuovi bambini innocenti massacrati, uccisi e condannati a morire. A partire dai minori che vivono in scenari di guerra: bambini che muoiono sotto le bombe, bambini rimasti orfani, bambini profughi, bambini-soldato. I dati statistici sono numerosi e sovente non omogenei. Ci limiteremo a menzionare il recente rapporto Caritas 2023 "Conflitti Dimenticati", che riferisce il record del numero di bambini uccisi e menomati: 11.649, con un aumento del 35% rispetto all'anno precedente. È record anche per il numero di bambini rapiti: 4.356, in maggioranza maschi. Save The Children, invece, con il rapporto "Stop the war on children: pathway to peace", ha rivelato che addirittura 473 milioni di bambini, uno su cinque al mondo, nel 2023 è stato costretto a vivere in una zona di guerra. Un dato schizzato del 15 per cento in soli dodici mesi, raddoppiato in dieci anni.TRATTA E ABORTOQuanto all'aborto, è verosimile stimare una crescita di questa pratica nei prossimi anni, vista la sua liberalizzazione massiccia nella maggior parte degli ordinamenti in tutto il mondo (con alcune lodevoli eccezioni come la Polonia, Ungheria e numerosi Stati Usa amministrati da governatori Repubblicani). L'attuale cavallo di battaglia dei pro-choice consiste nella criminalizzazione dei medici e infermieri obiettori di coscienza, accusati di ostacolare il presunto diritto all'aborto (che quest'anno la Francia ha addirittura inserito nella propria Costituzione). Proprio in Italia, inoltre, dove questo tipo propaganda è particolarmente forte, i numeri risultano drammaticamente in ascesa, con ben 65.661 bambini abortiti soltanto nel 2022, ovvero 2008 in più rispetto all'anno precedente. In tutto il mondo, inoltre, in un solo anno (dati riferiti al 2023), sono stati più di 44 milioni i bambini uccisi nel grembo materno. La "via crucis" dei bambini procede anche lungo il sentiero della tratta di esseri umani, in cui i minori sono tra le vittime più ricorrenti. Un fenomeno molto ampio, che va dallo sfruttamento della prostituzione alla pedofilia.ERODE È ANCHE CHI ABUSAC'è poi l'enorme dramma dei bambini abusati. Secondo un rapporto di Terre des Hommes, nel 2022, in Italia, i minori vittime conclamate di abusi sessuali sono stati 906, con aumento del 27% rispetto all'anno precedente. Speculari a tali fenomeni e ad essi indissolubilmente collegati, sono gli adescamenti online: a riguardo, il rapporto Meter 2023 riferisce numeri choc, con 5.745 link illeciti denunciati, oltre 2 milioni di foto, 651.527 video e almeno 237 gruppi social segnalati.Ultimo, ma non per importanza: i bambini vittime di eutanasia. Belgio e Paesi Bassi sono gli unici due Stati ad aver legalizzato ufficialmente questa prassi, tuttavia, non va dimenticata la prassi de facto, che ha preso piede da ormai qualche anno nel Regno Unito. Alla fine dell'anno scorso, infatti, Pro Vita & Famiglia ha seguito, passo dopo passo, il tragico caso di Indi Gregory, l'ultima di un'agghiacciante serie di vicende, i cui nomi resteranno tristemente impressi nella memoria collettiva di chi lotta per il diritto della vita di tutti, a partire dai più indifesi: Charlie Gard (2017), Alfie Evans (2018), Archie Battersbee (2022). Tutti sacrificati contro il volere dei propri genitori, sull'altare di un presunto "miglior interesse" del minore, ovvero quella falsa pietà, che ipocritamente ammanta il sordido taglio alle risorse sanitarie destinate ai bambini gravemente malati. Una nuova Rupe Tarpea ma, secondo alcuni, è progresso.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7946PRO-LIFE ETICHETTATI COME ''TERRORISTI'' DALL'ESERCITO USA di Stefano MagniL'esercito degli Stati Uniti ha rimediato una figuraccia. Ma non è una gaffe qualsiasi. Per sette anni, nel corso teorico di addestramento contro i gruppi estremisti, tenuto a Fort Liberty (North Carolina), fra le potenziali minacce venivano indicate anche delle Ong pro-life che, nella loro storia, non hanno mai torto un capello a nessuno. L'esercito si scusa, in un'audizione al Congresso, ma non vuole rivelare chi sia il colpevole, come sia stato possibile un errore così prolungato, né quali provvedimenti disciplinari intenda prendere. Un atteggiamento molto omertoso che non fa che destare ulteriori sospetti, in un momento in cui i pro-life sono additati, un po' in tutto l'Occidente, come gruppi "violenti" potenzialmente fuorilegge.Lo scandalo risale al 2017, ma è scoppiato solo nel luglio scorso, quando sono trapelate su Internet le foto di una classe del corso teorico di addestramento contro i gruppi estremisti. I militari sono intenti a seguire una lezione su come identificare i gruppi più pericolosi, quali siano i loro metodi di sovversione e come combatterli. Uno si aspetterebbe di vedere sigle come l'Isis o (per restare al terrorismo interno) il Ku Klux Klan. Invece, sulle diapositive della lezione si vedono chiaramente i simboli delle Ong pro-vita. E non sono immagini prese a caso, perché in quella slide si leggono effettivamente tutte le nozioni possibili sul modus operandi delle "pericolosissime" associazioni che si oppongono all'aborto negli Usa, come National Right to Life e Operation Rescue.Le foto hanno sollevato un polverone soprattutto nel mondo conservatore e su iniziativa del deputato repubblicano Jim Banks, il 13 luglio scorso, la Sotto-commissione per il personale militare (da lui presieduta) e la Commissione sul servizio militare, hanno chiesto un'audizione a Christine Wormuth, segretaria dell'Esercito circa il corso di addestramento.LA SLIDE INCRIMINATA«Scriviamo oggi per esprimere la nostra indignazione per un corso di addestramento della Direzione dei Servizi di Emergenza (DES) tenutosi a Fort Liberty che ha caratterizzato le organizzazioni pro-vita come "gruppi terroristici" - scrivevano i deputati repubblicani Jim Banks e Mike Rogers, presidenti delle due Commissioni - Il corso di addestramento ha etichettato diversi gruppi pro-vita di spicco e ben rispettati come estremisti violenti. Il corso ha anche indicato che i membri di queste organizzazioni sono una minaccia per la sicurezza delle installazioni militari e ha designato i simboli dei gruppi pro-vita, comprese le targhe automobilistiche pro-vita rilasciate dallo Stato, come indicatori di terrorismo. Questo è davvero scioccante per un'organizzazione che insiste nel trattare tutti con "dignità e rispetto"».Il 19 settembre si è tenuta l'audizione in Congresso, come richiesto. E gli esponenti dell'Esercito si sono presentati con la cenere sul capo, ma poca voglia di parlare. Un'inchiesta era stata avviata subito dopo l'interrogazione della Camera ed era stata rilevata la slide incriminata. Non solo i gruppi pro-life, ma anche altre associazioni non profit perfettamente legali, come gli animalisti della Peta, erano indicati come gruppi terroristi. La colpa è stata attribuita a un "dipendente di Fort Liberty" che ha materialmente compilato le lezioni. Ma non si sa chi sia, né se sia un civile o un militare. Agnes Schaefer, vice-segretaria dell'Esercito, ha semplicemente riferito alla Camera: «L'Esercito sta conducendo una revisione completa per assicurarsi che questi materiali didattici non vengano diffusi altrove». Mentre il generale Patrick Matlock, che supervisiona l'addestramento, ritiene che non sia perdonabile un errore protratto per così tanto tempo, ma ha rifiutato di rispondere ai deputati che gli chiedevano quali provvedimenti disciplinari siano stati presi nei confronti dei colpevoli.ATTEGGIAMENTO OMERTOSOProprio questo atteggiamento omertoso dell'esercito lascia molti deputati perplessi, anche perché non si è trattato di un errore commesso in un giorno e corretto subito dopo, ma di lezioni che si sono tenute dal 2017 al 2024, sempre con lo stesso materiale didattico, istruendo circa 9mila soldati. Quindi, classi dopo classi di militari americani hanno imparato come identificare la minaccia dei pro-vita e come neutralizzarla.Amare le conclusioni del deputato Jim Banks, che ha fatto scoppiare il bubbone per primo: «Questo inquietante addestramento ha confermato i miei timori sulla recente pubblicazione della Direttiva 2024-07 dell'Esercito (Gestione delle attività di protesta, estremismo e bande criminali). Questa nuova direttiva definirebbe come estremismo anche la mera espressione di sostegno, da parte dei militari in servizio, a coloro che hanno rifiutato il vaccino Covid... In altre parole, l'Esercito sta usando una politica troppo arbitraria per sorvegliare quel che dicono i militari in servizio di idee conservatrici, mettere a tacere il dissenso e spingere i militari conservatori a nascondere la propria identità per paura di ritorsioni da parte dei loro comandi».Non si tratta, per altro di un problema che riguarda solo le forze armate. Anche l'Fbi, la polizia federale, infiltrava agenti nelle organizzazioni cattoliche, pro-vita e conservatrici in generale, per prevenire potenziali minacce. Anche in quel caso, l'agenzia si è discolpata affermando che le azioni dei suoi agenti contro i cattolici sono in violazione dei suoi standard, ma non si sa ancora chi abbia dato l'ordine. Di fatto, la polizia federale considera i pro-vita come terroristi e agisce di conseguenza. Né è un problema che riguarda solo gli Usa, come abbiamo visto in Francia, dove la polizia si addestra su simulazioni di attentati da parte di "estremisti cattolici". E dove i partecipanti alle pacifiche Manif pour Tous sono stati arrestati come se fossero black block violenti (e trattati anche peggio). L'Italia non è esente da questo pericolo, stando almeno alle dichiarazioni del sindaco di Modena che ha definito "violente" le associazioni pro-vita (ne abbiamo parlato qui).Contro le associazioni che si oppongono all'aborto, insomma, "stanno creando un clima infame".
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7895ABORTO, LE GRAVI CONSEGUENZE NELLA COPPIA di Theresa Karminski BurkePer alcune donne, l'aborto è la conseguenza di una vera e propria minaccia di abbandono se non "fa la cosa giusta" e non abortisce. Altre volte, la pressione è più sottile: «È una tua decisione, ma...».Purtroppo, tutte le evidenze mostrano che l'aborto per "salvare una relazione" non funziona praticamente mai: poco tempo dopo l'aborto, molte relazioni di coppia si rompono. Altre sopravvivono solo perché i partner sono ancora legati dal lutto: queste relazioni si trasformano spesso in rituali di lutto prolungati e reciprocamente distruttivi. Anche le coppie sposate spesso, dopo un aborto, si allontanano, a meno che non trovino un modo per compiere insieme il processo di elaborazione del lutto.L'aborto genera rabbia, risentimento e amarezza nei confronti del partner che non è stato di supporto o che ha ignorato il desiderio del partner di tenere il bambino. Allo stesso tempo, vi è spesso nella relazione un'enorme pressione a nascondere i propri reali sentimenti di dolore o di colpa. Questo può essere un problema soprattutto per gli uomini, ai quali viene solitamente insegnato a nascondere le proprie emozioni. Gli uomini possono anche sentirsi obbligati ad apparire "forti" per non turbare ulteriormente la donna.Gli uomini possono essere segnati dall'aborto in maniera analoga alle donne. Molti uomini riportano problemi post-aborto come sentimenti di dolore, impotenza, senso di colpa, disfunzioni sessuali, abuso di sostanze, odio verso se stessi, paura delle relazioni, assunzione di comportamenti a rischio e suicidari, depressione, maggiore tendenza alla rabbia e alla violenza, senso di perdita della virilità.Quando le donne o gli uomini trascinano il bagaglio emotivo di un aborto irrisolto in una relazione successiva, questo può causare problemi in modo subdolo e talvolta drammatico.Un problema è rappresentato soprattutto dal tenere nascosto l'aborto al coniuge, il quale non è in grado di comprendere i cicli emozionali che esso suscita. Le distorsioni nel comportamento che si verificano quando i coniugi si nascondono dei segreti a vicenda possono essere devastanti per il matrimonio.Come minimo, il "bisogno" di mantenere segreto un aborto del passato impedisce alle coppie di dare e ricevere amore incondizionato. Questo priva la relazione dell'opportunità di raggiungere il suo pieno potenziale.Non è una coincidenza il fatto che il tasso di aborto e quello di violenza domestica siano aumentati pressoché di pari passo. Sia per le donne che per gli uomini, l'aborto è associato all'odio verso se stessi, a comportamenti autopunitivi e a una maggiore tendenza ad agire con aggressività e rabbia nei confronti degli altri.Una donna con tendenze autodistruttive o condotta suicidaria, ma che ha timore di farsi deliberatamente del male, può essere più propensa ad avere una relazione con un uomo violento. Una relazione violenta può permetterle sia di esprimere la propria rabbia, sia di sperimentare ciò che inconsciamente ritiene sia la "punizione che mi merito". A causa dell'odio verso se stessa e della bassa autostima, può rimanere nella relazione perché pensa di non meritare niente di meglio.Certamente esistono molte altre cause di violenza domestica, ma evidenze statistiche significative e molti studi di casi dimostrano che l'aborto contribuisce a questa tragedia nazionale.Fino a che a queste donne e a questi uomini non verrà assicurato un ambiente che favorisca la guarigione post-aborto, è probabile che rimarranno intrappolati in questi cicli di violenza.
VIDEO: Le strategie di Planned Parenthood ➜ https://www.youtube.com/watch?v=OFcNoFogpSATESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7904CONTRACCEZIONE E ABORTO: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA di Lorenza PerforiI prolife sono spesso accusati di ipocrisia quando affermano di essere contrari sia all'aborto sia alla contraccezione. Si obietta loro che i contraccettivi prevengono le gravidanze indesiderate e poiché l'aborto viene usato per eliminare le gravidanze indesiderate logica vuole che la promozione degli stessi ridurrà il numero degli aborti. Secondo questo ragionamento se sei contrario all'aborto devi per forza essere favorevole alla contraccezione. I prolife replicano che in realtà, come dimostrano gli studi, lì dove i contraccettivi sono largamente utilizzati i tassi di aborto aumentano. I promotori della "salute riproduttiva" rilanciano che ciò è vero solo all'inizio perché una volta che l'uso dei contraccettivi raggiungerà la massima copertura nella popolazione poi gli aborti diminuiranno. Ma è davvero così?LA SITUAZIONE IN INGHILTERRAL'Inghilterra è considerata un punto di riferimento per lo studio sulle politiche legate all'uso degli anticoncezionali perché ha uno dei programmi sulla contraccezione più martellanti al mondo e il Servizio sanitario nazionale (Nhs) fornisce da tempo gratuitamente ogni tipo di contraccettivo. Con l'obiettivo di dimezzare le gravidanze tra le adolescenti il governo ha avviato dal 1999 il programma Teenage Pregnancy Strategy stanziando 300 milioni di sterline per promuovere un'educazione sessuale completa; la pillola "del giorno dopo" si può acquistare senza ricetta (solo nel 2008 ne sono state vendute 1.428.000 confezioni) e dal 2011 anche le tredicenni la possono ottenere gratis in farmacia senza il consenso dei genitori. Intanto campagne mediatiche bombardano da tempo i giovani con consigli su come procurarsi i contraccettivi migliori e su come averli gratis. Con quali risultati? I dati del ministero della Sanità mostrano un tasso di abortività altissimo tra le adolescenti e un forte aumento della ripetitività abortiva: nel 2010 nel Regno Unito sono state 38.269 le adolescenti ad aver abortito e, di queste, ben 5.300 erano al loro secondo aborto, 485 al terzo aborto, 57 al quarto, 14 al quinto, quattro al sesto e almeno tre giovani al settimo. Nel 2012, il Daily Mail ha scritto che i contribuenti britannici stavano finanziando aborti ripetuti per una cifra pari a un milione di sterline a settimana.I dati del 2018 in Gran Bretagna indicano complessivamente 84.258 aborti ripetuti (di cui 3.332 su adolescenti) che corrispondono a un aumento del 7% rispetto al 2017 e dell'11% rispetto al 2016. In particolare: 4.389 donne (tra cui 23 adolescenti) erano al loro quarto aborto, 1.298 donne (tra cui cinque adolescenti) erano al quinto aborto, 403 donne (tra cui cinque adolescenti) erano al sesto aborto, 172 donne erano al settimo aborto (in aumento del 26% rispetto al 2016).Dai dati del British Pregnancy Advisory Service (Bpas), uno dei maggiori fornitori di aborti del Regno Unito, emerge che il 51,2% delle pazienti che ha abortito stava usando almeno una forma di contraccezione nel mese in cui ha concepito, e una su quattro che hanno chiesto l'aborto stava utilizzando uno dei metodi contraccettivi più efficaci (di tipo ormonale o la spirale) nel momento in cui è rimata incinta.Secondo l'Economist, sono circa un quinto le gravidanze che in Inghilterra terminano con un aborto e un terzo delle donne che abortisce ha già abortito almeno una volta in precedenza.Quindi nonostante l'offerta insistente e gratuita di contraccettivi nella popolazione, in Inghilterra continuano lo stesso a verificarsi un 20% di gravidanze indesiderate che esitano in aborto.L'ex direttrice del Bpas, Ann Furendi, ha chiaramente ammesso che la contraccezione non elimina l'aborto e che, anzi, questo rappresenta lo strumento ulteriore di controllo delle nascite quando la prima fa cilecca: «I nostri dati dimostrano che la contraccezione da sola non basta per controllare la propria fertilità, anche quando vengono usati i metodi più efficaci. La pianificazione familiare include contraccezione e aborto. L'aborto è lo strumento di controllo delle nascite di cui le donne hanno bisogno quando il loro contraccettivo abituale fallisce».I DATI USAIl fatto che l'accesso alla contraccezione non riduca il tasso di abortività è confermato da uno studio del 2018 del Guttmacher Institute dal quale emerge che più della metà delle donne americane che ha abortito stava usando un metodo contraccettivo nel mese in cui è rimasta incinta. Il tasso di queste donne era pari al 54% nel 2000 e al 51% nel 2014. Mentre il tasso delle donne che hanno abortito e non avevano mai usato alcun metodo anticoncezionale era solo dell'8-10%.Analogamente, l'agenzia Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) riferisce costantemente che più della metà delle pazienti che abortiscono facevano «correntemente uso» di misure contraccettive nel mese in cui sono rimaste incinte e osserva che gli aborti derivano solitamente da gravidanze indesiderate «che spesso si verificano nonostante l'uso di contraccettivi».Significativo è quanto si è verificato a Washington dopo che nel 2001 ha avviato il programma pilota Take Charge volto a fornire contraccettivi gratuiti alle donne a basso reddito non coperte dal Medicaid. Il programma è stato finanziato per cinque anni, prorogato per altri tre anni e nuovamente rinnovato nel 2009. Ebbene, il rapporto annuale del 2007 di Planned Parenthood di Western Washington mostrava un aumento degli aborti del 16% passati da 7.790 nel 2006 a 9.059 nel 2007.GLI ESEMPI DI SCOZIA, SPAGNA, SVEZIA E FRANCIAOltre all'Inghilterra, in Europa vi sono altri Paesi che promuovono con forza e insistenza l'uso dei contraccettivi.In Scozia, per esempio, nonostante le spinte all'uso della contraccezione sia ordinaria sia di "emergenza" (pillola "del giorno dopo") non solo gli aborti non diminuiscono, ma aumentano anche le recidive. Per esempio - secondo l'Nhs - il 26,3% delle donne che aveva abortito nel 2008 aveva avuto almeno un aborto in precedenza. Gli aborti in Scozia mostrano un trend in costante crescita: 12.603 nel 2005, 13.081 nel 2006, 13.703 nel 2007, 13.815 nel 2020 fino al picco del 2022 con 16.584 aborti.Lo stesso avviene in Spagna. Uno studio del 2011 pubblicato sulla rivista Contraception ha preso in esame campioni rappresentativi di donne spagnole in età fertile (15-49 anni), nel periodo di dieci anni 1997-2007, e le ha interpellate ogni due anni per valutare l'uso di contraccettivi e se fossero rimaste incinte e avessero abortito. Nei dieci anni considerati è emerso che l'uso complessivo di metodi anticoncezionali era aumentato dal 49,1% al 79,9%. Nonostante ciò il tasso di abortività non solo non era diminuito, ma era raddoppiato passando da 5,52 a 11,49 per 1.000 donne.La Svezia è un altro Paese notoriamente all'avanguardia in termini di promozione della "salute riproduttiva". Qui l'educazione sessuale nelle scuole è obbligatoria dal 1955 e dal 2001 la pillola "del giorno dopo" è diventata un farmaco da banco che le giovani possono acquistare senza ricetta. Da allora le sue vendite sono raddoppiate a livello nazionale e addirittura triplicate nella capitale Stoccolma. Risultati? I funzionari governativi hanno reso noto che gli aborti in Svezia sono aumentati del 17%, passando dai 30.980 del 2000 ai 37.205 del 2007. A Stoccolma solo nel 2007 sono stati praticati 10.259 aborti che equivalgono a un aumento del 6,9% rispetto solo al 2006. Il tasso di abortività tra le giovani supera abbondantemente il 20 per 1.000.Idem in Francia. In questo Paese quasi il 97% delle donne sessualmente attive che non desidera una gravidanza usa i metodi contraccettivi considerati più sicuri come la spirale e la pillola ormonale e solo un 3% circa non usa alcun metodo contraccettivo. La pillola "del giorno dopo" si può acquistare senza ricetta e le ragazzine la ricevono gratuitamente (nel 2010 ne sono state vendute 1.100.000 confezioni, 1.200.000 nel 2012). L'educazione sessuale è entrata nelle scuole dal 1973 e dal 2001 è diventata obbligatoria a partire dalle scuole elementari, con programmi differenziati a seconda dell'età degli studenti. Nonostante ciò dal 1975 non diminuisce mai la cifra media di 220.000 aborti l'anno, con un picco raggiunto nel 2022 pari 234.000 aborti: la cifra più alta mai registrata da trent'anni.Gli ultimi dati disponibili, relativi ai tassi di abortività delle donne in età fertile (15-44 anni), collocano i Paesi europei più solerti sulla contraccezione ai livelli più elevati. In Francia i dati del ministero della Salute riportano per il 2022 tassi di abortività altissimi: 16,2 per 1.000 tra le giovani di 18-19 anni; 26,9 tra quelle di 20-24 anni; 28,6 tra le donne di 25-29 anni e 17,8 tra le donne di 35-39 anni. Negli altri Paesi sopra citati i dati più recenti riportano i seguenti tassi di abortività: 18,6 per 1.000 in Inghilterra (dato 2021); 17,8 in Svezia (2021); 13,4 in Scozia (2021) e 10,3 in Spagna (2020). Questi numeri decretano chiaramente il fallimento del paradigma "più contraccezione = meno aborti", si pensi per esempio, a titolo di confronto, che il tasso di abortività in Italia nel 2021 è stato di 5,7 per 1.000.Il fallimento, come visto, non riguarda solo la contraccezione ordinaria, ma anche la cosiddetta "contraccezione" di emergenza. Significativa al riguardo è una revisione sistematica
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7867SE ANCHE TRUMP MOLLA SULL'ABORTO di Stefano MagniCon un colpo di mano e senza chiedere il parere alle associazioni pro-life conservatrici, il Partito Repubblicano ha quasi del tutto eliminato il suo programma contro l’aborto.Segnando un cambiamento radicale rispetto a un'agenda che veniva rinnovata di volta in volta sin dal 1984, la Convention Nazionale Repubblicana ha approvato un programma che non contiene l’esplicita richiesta di vietare l’aborto su scala nazionale, introducendo un "emendamento alla Costituzione sulla vita umana e a una legge che chiarisca che le protezioni del Quattordicesimo Emendamento si applicano ai bambini prima della nascita". Il Quattordicesimo emendamento, alla sezione 1 recita: «Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e sottoposte alla relativa giurisdizione sono cittadine degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono. Nessuno Stato produrrà o applicherà una qualsiasi legge che limiti i privilegi o le immunità dei cittadini degli Stati Uniti; né potrà alcuno Stato privare qualsiasi persona della vita, della libertà o della proprietà senza un processo nelle dovute forme di legge; né negare a qualsiasi persona sotto la sua giurisdizione l'eguale protezione delle leggi».Ecco, i Repubblicani hanno rinunciato a estendere questi principi ai nascituri, disconoscendo di fatto che la vita umana inizia dal concepimento. La politica sull’aborto viene interamente delegata ai singoli Stati. Inoltre il programma sostiene anche il controllo delle nascite (i cui metodi sono spesso usati come abortivi) e l’accesso alla fecondazione in vitro, una pratica che inevitabilmente porta alla distruzione di embrioni umani.Oltre che il contenuto, sono sconcertanti le modalità con cui è stato approvato un cambiamento così radicale. La scorsa settimana è stata approvata dal Comitato per il programma con 84 voti contro 14, con un iter che, secondo gli addetti ai lavori, è stato affrettato per sedare le resistenze. Gayle Ruzicka (Eagle Forum) che ha servito come delegata in ogni Convention repubblicana dal 1992 spiega alla rivista cattolica First Things che negli anni precedenti, il processo del comitato richiedeva diversi giorni, con riunioni di sotto-comitati, proposte di emendamenti e discussioni approfondite sulla piattaforma prima di votarla. Quando Ruzicka è arrivata a Milwaukee lo scorso fine settimana, si aspettava diversi giorni di deliberazioni simili. Invece, tutto è finito prima dell'ora di pranzo di lunedì.SENZA MODIFICHE E SENZA SCONTRIIl candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump ha dato il benvenuto ai delegati, la bozza della piattaforma è stata distribuita per la prima volta e i microfoni sono stati aperti. I commenti erano limitati a un minuto. La maggior parte dei delegati erano nuovi, ha detto la Ruzicka, persone che «sono venute preparate a fare quello che gli è stato detto di fare». La senatrice Marsha Blackburn «dirigeva la commissione e diceva alle persone che non potevano parlare».Sarah Fields (Texas Freedom Coalition) spiega invece al sito cattolico online Life Site News: «Abbiamo visto persone che hanno cercato di raggiungere i microfoni per contestare il programma e i microfoni sono stati spenti. Il regolamento e il programma sono stati adottati così come sono, senza modifiche e senza scontri in aula».Il figlio del presidente Eric Trump, marito della co-presidente della Convention, Lara Trump, ha giustificato i cambiamenti alla NBC News sostenendo che «questo riflette mio padre e ciò in cui crede». Le convinzioni dell’ex presidente sull’aborto sono di fatto imposte anche a chi accetta di collaborare con lui. Anche JD Vance, un anti-abortista convinto, adesso ha dovuto moderare la sua posizione nel momento in cui ha accettato la candidatura alla vicepresidenza. Vance, è uno dei numerosi repubblicani firmatari di una lettera in cui si dichiarava il forte "sostegno [per] l’accesso continuo a livello nazionale alla fecondazione in vitro", dopo che una sentenza del tribunale dell'Alabama aveva messo in dubbio la disponibilità della procedura. All’inizio del mese Vance ha definito Trump un "leader pragmatico", elogiando l'ex presidente a Meet The Press per la sua politica di lasciare le decisioni sull'aborto agli Stati. Nel 2022 Vance ha dichiarato di sostenere "eccezioni ragionevoli" ai divieti di aborto.IL PARTITO DI TRUMPMa anche un altro vero guerriero della causa pro-life, il senatore Marco Rubio, ha dovuto ammorbidire la sua posizione, pur non avendo neppure la nomination a candidato vicepresidente, a cui ambiva. Per quattro decenni, il programma del partito ha appoggiato il divieto di aborto a livello nazionale, a domanda diretta della Cnn su cosa pensasse del cambiamento imposto da Trump ha risposto tentennando: «Beh, penso che il nostro programma debba riflettere il nostro candidato», e «Si dà il caso che la posizione del nostro candidato sia fondata sulla realtà».La realtà è che il Partito repubblicano è ormai diventato un partito di Trump, adottando anche i suoi metodi spicci aziendali dirigisti. Può stupire molti elettori che proprio Trump, il presidente che si è maggiormente battuto per il diritto alla vita, imponga al partito di ammorbidire la posizione sull’aborto e la fecondazione in vitro. Ma questa è la realtà di tutti i partiti personalisti: le persone cambiano idee. Trump può cambiare anche drasticamente idea, anche sui principi non negoziabili. E può farlo per molti motivi: elettorali (in questo caso avrà visto che la causa pro-life è perdente), per le influenze delle persone che frequenta, o per ripicca. L’ex vicepresidente Mike Pence, campione della causa pro-vita e conservatore cristiano, è ora nella sua lista nera, perché ha voluto certificare la vittoria di Biden.Ci sono mille motivi. E Trump non si sente neppure legato alla tradizione cristiana, come dimostra anche un altro episodio significativo di questa Convention Nazionale Repubblicana: quando l'avvocatessa ed esponente del partito Harmeet Dhillon ha recitato una preghiera Sikh nel corso del suo intervento, nel primo giorno della convention. Ha pregato "l'unico nostro Dio" Waheguru, lasciando di stucco molti conservatori cristiani, per questo episodio multi-religioso in stile Pachamama. Ma perché a Trump non interessa il cristianesimo in sé, preferisce parlare di libertà di religione, materia su cui l'avvocato Dhillon è specializzata. E sa che, pur guidando un partito in cui l'82% degli elettori è cristiano, verrebbe seguito comunque, perché per un cristiano non ci sono molte alternative.Il punto è che se un partito si fonda su una persona e non su principi, tutto può essere messo in discussione, persino il diritto alla vita. Pur tenendo sempre presente che il Partito Repubblicano difende ancora i diritti del nascituro, meglio rispetto al Partito Democratico e al suo candidato cattolico Biden, per cui l’aborto è un diritto inalienabile della donna.Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Il matrimonio secondo i Repubblicani" si rende noto che dal programma elettorale dei Repubblicani è stato tolto il riferimento al matrimonio come vincolo tra un uomo e una donna.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 20 luglio 2024:La Convention nazionale repubblicana ha partorito un programma elettorale che ha reso felice le lobby LGBT. Infatti rispetto alla precedente versione è stato depennato il seguente principio: «il matrimonio e la famiglia tradizionali, basata sul matrimonio tra un uomo e una donna, sono il fondamento di una società libera».I Log Cabin Republicans, gruppo arcobaleno, ha salutato con favore questa modifica nel programma: «Ciò rende anche chiaro agli elettori che il Partito Repubblicano accoglie tutti e guarda con ottimismo al futuro invece di riproporre cinicamente vecchi dibattiti del passato». Il passaggio si riferisce alla dichiarata, fino a ieri, avversione dei Repubblicani per la sentenza Obergefell della Corte Suprema degli Stati Uniti del 2015 che obbliga tutti i 50 stati a riconoscere il "matrimonio" omosessuale.Un partito Repubblicano sempre più progressista e sempre meno conservatore.
VIDEO: I was gonna be ➜ https://youtu.be/q2D9tDubpF0?si=lTHdkpT2UCcbWOVoTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7842DUE ANNI FA VENIVA RIBALTATA LA ROE VS WADE di Manuela AntonacciSi chiama «I Was Gonna Be» ed è una commovente canzone uscita in occasione del secondo anniversario del ribaltamento della sentenza Roe vs Wade. L'autore, Chris Wallin, che ha scritto canzoni per Brad Paisley, Toby Keith, Kenny Chesney e molti altri grandi nomi della musica country, ha voluto rappresentare il punto di vista di una bambina nel grembo materno e, in un'intervista con Breitbart News, ha dichiarato di aver capito che «qualcosa doveva essere detto» anche se «non pensava che qualcuno avrebbe mai cantato il brano».Invece l'interprete c'è ed è una bellissima diciottenne, di nome Rachel Holt, che ha registrato e pubblicato la canzone con Baste Records e in poco tempo è già salita in cima alle classifiche di Si tratta della struggente storia di una bambina che non ha mai visto la luce: «Se mia mamma avesse potuto vedere la mia faccia, forse mi avrebbe tenuta comunque». Nella sua intervista su Breitbart News, Holt, ha spiegato che le ragazze della sua età non ascoltano mai canzoni sulla "vita reale" ed è necessario che comincino a farlo.Perciò Baste Records si è messa a disposizione per aiutarla a condividere questa prospettiva. Così come, la stessa casa discografica, attraverso un video, ha voluto dare spazio ad uno dei loro artisti, che ha dichiarato che «persone laboriose e amanti della famiglia sono state espulse dal settore per le loro idee politiche e le loro posizioni culturali e ciò che vogliamo fare alla Baste Records è cambiare questa situazione». Dunque un messaggio pro-life esplicito, da parte di una casa discografica che è riuscita a produrre quello che viene già considerato un "inno pro-vita". Tanto che, sotto un post di Instagram che annunciava l'uscita della canzone, molti hanno espresso la loro gratitudine.Tra i commenti più significativi: «Se stai pensando di abortire ascolta questa canzone ripetutamente. Tieni tuo figlio e dopo ascoltala di nuovo. Sarai orgoglioso della decisione che hai preso». C'è chi ringrazia direttamente la cantante: «Grazie per aver prestato voce a chi non ha voce. Se pensi che Dio abbia già fatto cose straordinarie nella tua vita, non hai ancora visto niente!» Alcuni hanno espresso il desiderio che più artisti seguano le orme di Holt: «Grazie per aver lottato per tutti i bambini... il mondo ha bisogno di te più che mai. Non ci sono molte giovani donne come te».
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7823MELINDA, L'EX MOGLIE DI BILL GATES, E' CATTOLICA, MA FINANZIA CON MILIARDI DI DOLLARI CONTRACCEZIONE E ABORTI di Paola Belletti«È arrivato il momento per me di affrontare il prossimo capitolo della mia filantropia», aveva spiegato Melinda French Gates a metà maggio, aggiungendo che avrebbe avuto a disposizione 12,5 miliardi di dollari per impegnarsi «a favore delle donne e delle famiglie». Il 7 giugno sarà l’ultimo giorno della ex moglie di Bill Gates nelle fila della fondazione che porta i loro nomi, una delle più potenti realtà "filantropiche" che si è sempre impegnata nel campo della salute e della riduzione della povertà. La sua fondazione, Pivotal Ventures, si impegnerà dunque a versare risorse economiche per finanziare l’aborto. Ah, è dunque questo che la ex signora Gates intende per "sostegno alle donne e alle famiglie"? Ed è in nome della sua formazione e fede cattolica che lo fa? Così pare. Melinda è la prima a dispiacersi per le reazioni di chi le fa notare come le sue azioni in questo senso siano apertamente in contrasto con quanto la Chiesa cattolica insegna.Ci spiace che le spiaccia, - anche se urtare qualcuno nella propria sensibilità non è salito al rango di peccato mortale -, eppure il fatto rimane: neppure la disponibilità di enormi mezzi finanziari cambia di una virgola i comandamenti della dottrina cattolica, la stessa che lei stessa riconosce come fonte della sua educazione, per la quale ha espresso gratitudine molte volte, arrivando anche a concretizzarla, per esempio, con donazioni multimilionarie alla Ursuline Academy dove ha frequentato il liceo. Nel suo libro, The Moment of Lift, - riporta il Ncr, Melinda Franch ex Gates spende parole ed enfasi per promuovere l’importanza della contraccezione (una causa in effetti minoritaria, che merita nuovi sponsor): è «un mezzo per migliorare la salute, la ricchezza e l’indipendenza delle donne. Considera i contraccettivi orali una parte importante della sua vita. "Ho avuto il vantaggio di una piccola pillola che mi ha permesso di cronometrare e distanziare le mie gravidanze", scrive in The Moment of Lift».LA CHIAVE PER SUPERARE TUTTI I TIPI DI BARRIEREAnche questa considerazione stupisce e scoraggia: in un’epoca [...] che si distingue anche per la grande attenzione, al limite dell’integralismo a volte, per tutto ciò che è bio, naturale, rispettoso della natura (quella umana esclusa, dunque?), il fatto che sul corpo della donna, quello che è mio e lo gestisco io, si possa intervenire chimicamente, alterandone ritmi e fisiologia ed esponendolo a concreti rischi di patologie o eventi acuti, salta quanto meno all’occhio, o dovrebbe farlo. Tant’è: per Melinda la diffusione sistematica dell’accesso alla pillola «è la chiave per superare tutti i tipi di barriere che hanno trattenuto le donne per così tanto tempo».E veniamo alla Chiesa e alla presunta personalizzazione con cui è possibile ritagliarsi su misura gli insegnamenti che meglio si attagliano alle istanze dei suoi appartenenti: sempre nelle pagine del suo libro dimostra di avere presente che la fede cattolica considera immorale la contraccezione, ma non ne espone mai le ragioni, tutte a favore della persona, della donna in primis: «Separare il rapporto sessuale dalla procreazione attraverso mezzi artificiali lo degrada, crea un cuneo tra uomo e donna impedendo una reciproca donazione di sé e aiuta a portare al divorzio. Invece, dice, la sua coscienza le dice di valorizzare un altro insegnamento della Chiesa - l’amore per il prossimo – al di sopra dell’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione. Nel libro afferma di aver "sentito un forte sostegno in questo da parte di preti, suore e laici che mi hanno detto che ho una solida base morale. ..."».Un approccio "antologico" affatto innocuo che ci ricorda da vicino quello di un’altra personalità Usa con grandi responsabilità sul destino del suo popolo, il presidente Joe Biden, a sua volta svelto nel riconoscersi pubblicamente cattolico e altrettanto pubblicamente schierarsi a favore dell’aborto, addirittura suggellando con un segno di croce il sostegno alla causa.L’ABORTO AL CENTRO DEI SUOI INTERESSIFino a pochi anni fa, il tema dell’aborto non era al centro dei suoi interessi, anzi ci teneva che quello della contraccezione non venisse indebitamente associato ad esso. Ora, invece, ha deciso di destinare milioni di dollari in quella direzione. Meno di quanti ne riversi l’ex marito, ma pur sempre tanti dollari. Il 28 maggio scorso lo ha annunciato pubblicamente. Le motivazioni? Contrastare quelli che i liberal democratici chiamano i nemici del progresso e dell’emancipazione delle donne: in un articolo pubblicato dal New York Times, riporta Rai News, «ha affermato che dall’annullamento della garanzia federale del diritto all’aborto deciso dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel 2022, ha sentito la necessità di reindirizzare parte dei suoi finanziamenti verso i diritti riproduttivi delle donne negli Stati Uniti, e non solo all’estero. "Per troppo tempo, la mancanza di fondi ha costretto le organizzazioni che lottano per i diritti delle donne a stare in difensiva mentre i nemici del progresso sono passati all’offensiva. Voglio aiutare a riequilibrare il rapporto di forza"».Ecco, dunque, svelato l’arcano: l’aborto è usato biecamente come tema politico, una sorta di pendolo da far oscillare a favore delle opinioni di quelli che, una volta alle urne, si spera scelgano il candidato per il quale si stanno versando milioni. Soldi, voti, lobby di potere sulla pelle delle donne e di quella ancora più fragile dei bambini non nati. Con amarezza così commenta a Register Carol Tobias, presidente del Comitato nazionale per il diritto alla vita: «Melinda French Gates potrebbe fare molto per aiutare le donne e i loro bambini non ancora nati a livello nazionale - e anche internazionale - eppure ha deciso invece di versare soldi nell’industria dell’aborto che già guadagna miliardi di dollari togliendo la vita a bambini non nati innocenti».Nel fatto che abbia deciso consiste il dramma della sua libertà, orientata a uno dei sistemi di peccato più feroci che la modernità abbia messo a punto; nella sua libertà permane la possibilità che si converta, abbracciando di nuovo e fino in fondo quella fede che tanto ha significato nella sua storia personale e che, sola, può decidere del suo destino eterno, sul quale sempre va invocata l’infinita misericordia di Dio. Anche questo dice la Chiesa e non è un articolo passibile di alcun emendamento.






















