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Solo Gesù salva
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Solo Gesù salva

Author: Nello Fiengo

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Description

Benvenuto in Solo Gesù salva, il podcast cristiano che desidera portarti ogni settimana più vicino al cuore di Dio. In pochi minuti, troverai:

✦ Riflessioni brevi su passi della Bibbia, per nutrire la tua fede quotidiana
✦ Storie vere di uomini e donne di Dio che hanno lasciato un segno nella storia
✦ Estratti edificanti da studi biblici fondati sulla Parola e guidati dallo Spirito Santo

📖 “In nessun altro è la salvezza...” (Atti 4:12)

➡️ Segui, ascolta e condividi. La tua anima ha bisogno di Gesù, ogni giorno.
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Il presente analizza i simboli biblici dello Spirito Santo, descrivendone le diverse funzioni nella vita del credente attraverso immagini metaforiche. Il fuoco rappresenta la purificazione dei difetti caratteriali e lo zelo spirituale, mentre il vento simboleggia l'azione invisibile, sovrana e vivificante di Dio. L'acqua è presentata come fonte essenziale di ristoro e rinnovamento interiore, contrapposta all'aridità del peccato. Il sigillo e l'olio indicano rispettivamente l'appartenenza certa a Dio e la consacrazione necessaria per il servizio cristiano. Infine, la figura della colomba richiama la mansuetudine e la pace di una nuova creazione spirituale. L'autore, il pastore Giacomo Di Bello, sottolinea che lo Spirito Santo è una persona divina con cui relazionarsi, capace di trasformare profondamente l'identità umana.
Il presente episodio è incentrato sul racconto biblico della donna guarita dal flusso di sangue dopo aver toccato il lembo della veste di Gesù. Il messaggio sottolinea come, laddove la medicina e le risorse umane falliscono, intervenga la potenza soprannaturale di Dio attraverso un gesto di fede autentica e umile. Il messaggio esorta i fedeli ad avvicinarsi a Cristo senza esitazione, evidenziando che Gesù non teme l'impurità umana, ma desidera restaurare integralmente la dignità e l'anima dei sofferenti.
Questo contenuto è ispirato da una predicazione evangelica incentrata sul Salmo 145, volta a offrire conforto e speranza ai fedeli durante un culto. È presentata la figura di un Dio benevolo che non solo sostiene chi inciampa, ma interviene attivamente per rialzare chi soffre di depressione o oppressione spirituale. Attraverso l'esempio biblico del profeta Elia, viene sottolineato che anche i credenti possono attraversare momenti di profondo sconforto, dai quali però Dio libera con amore. La riflessione evidenzia inoltre la provvidenza divina, assicurando che ogni necessità umana viene soddisfatta dal Signore secondo la sua perfetta tempistica. In conclusione, il messaggio ribadisce la vicinanza costante di Dio a chiunque lo invochi con sincerità, promettendo forza e protezione quotidiana.
Questo episodio esamina il concetto di perdono cristiano, definendolo non come un semplice atto morale umano, ma come un dono divino gratuito che scaturisce dal sacrificio di Cristo. Il pastore Di Bello, autore della fonte, sottolinea che la riconciliazione con Dio deve precedere e alimentare la capacità del credente di perdonare il prossimo, trasformando la grazia ricevuta in una pratica relazionale concreta. Viene data grande enfasi alla necessità di una confessione diretta al Creatore, escludendo mediatori umani o istituzioni religiose per ottenere la remissione dei peccati. Attraverso l'esegesi di diverse parabole, viene evidenziato come il rifiuto di perdonare gli altri possa diventare un ostacolo spirituale severo nella vita di fede. In sintesi, il messaggio biblico esaminato presenta il perdono come un impegno reciproco: la responsabilità di accogliere la misericordia di Dio e il dovere di estenderla incondizionatamente agli altri.
Il presente episodio confuta la teoria del mito di Gesù, definendola una menzogna priva di fondamento accademico e sostenendo che la sua storicità sia ampiamente documentata. Vengono analizzate diverse fonti extrabibliche, tra cui scritti di autori romani come Tacito, Plinio il Giovane e Svetonio, per dimostrare che l'esistenza di Cristo era un fatto noto anche ai suoi detrattori. Attraverso le testimonianze di Giuseppe Flavio e del Talmud babilonese, viene confermato che Gesù fu un personaggio reale, condannato a morte sotto Ponzio Pilato e considerato un taumaturgo dai contemporanei. Questi documenti, scritti da testimoni ostili o imparziali, convalidano i punti salienti del racconto biblico senza ricorrere ai testi cristiani. In conclusione, l'analisi sottolinea come l'evidenza storica esterna sia così solida da rendere la negazione dell'esistenza di Gesù una posizione insostenibile per qualsiasi studioso serio.
Questo episodio è basato sul racconto biblico di Davide e Mefiboset, evidenziando il tema della grazia divina che trasforma la vita umana. Viene sottolineato come il re Davide scelga attivamente di cercare e onorare un uomo fragile e dimenticato, offrendogli restaurazione e dignità indipendentemente dai suoi meriti. Attraverso questa analogia, il pastore Di Bello illustra la natura di Dio come un padre che ricerca costantemente le anime smarrite per offrire loro salvezza e comunione. Il messaggio centrale invita i fedeli ad accettare un invito permanente alla presenza del Signore, dove le debolezze umane vengono accolte e superate dalla benevolenza celeste. In definitiva, il discorso esorta a passare dalla paura alla fiducia, confidando in una trasformazione spirituale profonda resa possibile dall'amore incondizionato di Cristo.
Questo episodio analizza l'affidabilità storica del Nuovo Testamento attraverso i criteri della critica testuale, confrontandolo con le opere della letteratura classica. Viene sottolineato che la Bibbia dispone di una quantità monumentale di manoscritti antichi e di un intervallo temporale ridottissimo tra l'originale e le copie superstiti, superando di gran lunga autori come Cesare, Platone e Tacito. Viene spiegato che le numerose varianti testuali citate dagli scettici sono per la quasi totalità errori grammaticali o ortografici irrilevanti che non alterano il messaggio dottrinale. In conclusione, viene evidenziato che negare la validità dei testi biblici significherebbe, per coerenza logica, dover rigettare l'intera storia antica. La ricostruzione dei vangeli risulta dunque accurata al 99,5%, offrendo una certezza documentaria senza eguali nel mondo antico.
Questo episodio analizza il significato biblico delle due trombe d'argento descritte nel libro dei Numeri, interpretandole come simboli dell'intervento divino e della Parola di Dio. Viene sottolineato che i loro squilli acuti e prolungati rappresentano una chiamata chiara al pentimento e alla salvezza, una voce che attraversa i secoli per guidare l'umanità. Il metallo battuto delle trombe richiama le sofferenze di Cristo, il cui sacrificio ha reso possibile la redenzione universale. Gli eventi del mondo attuale sono letti come segnali profetici che invitano i credenti a risvegliarsi dal torpore spirituale. In ultima analisi, i credenti vengono esortati a prepararsi con gioia per il ritorno di Gesù, descritto come l'imminente suono dell'ultima tromba.
Questo episodio è basato sul capitolo 16 degli Atti degli Apostoli, focalizzato sulla prigionia di Paolo e Sila a Filippi. Il testo illustra come Dio possa trasformare le difficoltà e le sofferenze in occasioni gloriose per diffondere il Vangelo, portando come esempio la lode dei due apostoli durante la notte in carcere. Attraverso il racconto del terremoto divino e della successiva conversione del carceriere, viene sottolineata l'importanza della fede incrollabile anche nei momenti più bui. Il messaggio centrale invita i fedeli a confidare nella salvezza per l'intera famiglia, promettendo che credere nel Signore porti una gioia che supera ogni benessere materiale. L'esortazione finale ribadisce che, nonostante le avversità della vita, la potenza della parola di Dio non può mai essere incatenata.
Questo episodio è incentrato sulla signoria di Cristo e sulla necessità per i credenti di sottomettersi pienamente alla guida divina. Viene sottolineata l'importanza esorta di riscoprire il valore della Sacra Scrittura cartacea e della preghiera costante come strumenti per affrontare le sfide quotidiane e le crisi familiari. Attraverso l'analisi del termine greco katartizo, viene spiegato come Gesù operi per risanare le fratture interiori, equipaggiare i fedeli per il cammino spirituale e unire la Chiesa. Il messaggio sottolinea che, nonostante le sofferenze e le ribellioni della natura umana, l'intervento del Sommo Pastore garantisce la perfezione dell'opera spirituale in ogni cristiano. Il discorso si conclude con un invito alla fortezza nella fede e al sostegno reciproco tra fratelli, celebrando la vittoria finale promessa dal Signore.
Questo episodio approfondisce il concetto teologico di riconciliazione, descrivendola come il processo divino che ripristina l'armonia tra l'umanità e il Creatore. Il contenuto distingue nettamente tra la giustificazione, che riguarda la posizione legale dell'uomo davanti a Dio, e la riconciliazione, che ristabilisce un legame affettivo e familiare. Viene sottolineato che Dio è l'unico autore di questo atto benevolo, mentre Cristo agisce come il mediatore essenziale che rimuove l'ostilità causata dal peccato. L'opera si è compiuta interamente attraverso il sacrificio della croce, un gesto che manifesta un amore incondizionato, vulnerabile e totalmente immeritato. Infine, viene presentata la morte di Gesù non come una tragedia casuale, ma come un piano redentivo intenzionale volto a unire nuovamente il mondo a Dio.
Il presente contenuto riporta una predicazione evangelica incentrata sulla Prima Lettera a Tito, focalizzandosi sulla necessità di stabilire l'ordine spirituale per la gloria di Dio. Il pastore Di Bello paragona l'incarico di Tito a Creta alla missione di ogni credente, chiamato a essere strumento di luce in contesti difficili e degradati. Viene sottolineato che Dio è un Dio d'ordine, il quale desidera purificare il cuore dell'uomo prima di operare attraverso di lui nella comunità. Il messaggio esorta a dare priorità assoluta al Signore rispetto alla famiglia, al lavoro e agli interessi personali, riconoscendo la chiesa come un cantiere aperto e non un luogo di perfezione statica. Infine, l'autore invita i fedeli a restare fedeli alla propria chiamata specifica, servendo con dedizione nel luogo e nella comunità in cui Dio li ha posti.
#173 Il Mosè cornuto

#173 Il Mosè cornuto

2026-01-0605:34

A Roma, custodita nella Basilica di San Pietro in Vincoli, c'è una rappresentazione scultorea di Mosè in veste davvero particolare: ha le corna. L'autore illustre di quest'opera è nientemeno che Michelangelo. Per quale motivo Mosè fu rappresentato con due bizzarre corna? Cosa c'entra Girolamo e la sua traduzione in latino dei testi sacri, la Vulgata? Scopriamolo in questo episodio.
Questo contenuto è incentrato sulla fedeltà di Dio e sull'importanza della preghiera costante, basato sull'episodio biblico del profeta Elia sul Monte Carmelo. Viene sottolineato come il credente debba sviluppare un udito spirituale capace di percepire le promesse divine prima ancora che si manifestino concretamente. Attraverso l'esempio di Elia, viene spiegato che la certezza dell'intervento di Dio non deve indurre alla pigrizia, ma deve piuttosto stimolare una devozione incessante e una ricerca profonda del Signore. Il messaggio incoraggia a non sottovalutare i piccoli segni, rappresentati dalla nuvoletta grande quanto un palmo, poiché le grandi opere divine iniziano spesso in modo umile. In conclusione, si invita a mantenere la fiducia incrollabile nelle Scritture, assicurando che la benedizione di Dio trasformerà ogni periodo di aridità in una stagione di abbondanza.
Questo episodio è tratto da una riflessione spirituale basata sul libro di Giacomo 5, incentrata sul valore e sull'efficacia della preghiera della fede. Viene sottolineato che rivolgersi a Dio non è un semplice conforto emotivo, ma un atto potente capace di generare guarigione, perdono e interventi divini. Attraverso esempi biblici come Elia, Anna e Mosè, viene spiegato che Dio considera le suppliche dei credenti come un profumo prezioso e risponde sempre secondo la Sua perfetta volontà. La preghiera è descritta anche come uno strumento di trasformazione interiore, capace di donare pace e forza ai "giusti" che lo cercano. Infine la comunità è esortata a perseverare con unità e fiducia, ricordando che ogni grido sincero viene ascoltato dal Creatore.
Il presente contenuto presenta una riflessione spirituale basata sul capitolo 64 del libro di Isaia, centrata sul tema della preghiera e del pentimento comunitario. Il pastore Di Bello sottolinea come l'invocazione profetica affinché Dio "squarci i cieli" trovi il suo compimento definitivo nell'incarnazione di Gesù, che rappresenta la risposta divina al problema del peccato umano. Attraverso la metafora biblica dell'argilla nelle mani del vasaio, viene evidenziata la necessità per i credenti di lasciarsi modellare dalla volontà del Padre, riconoscendo la propria fragilità. Il discorso incoraggia i fedeli a guardare al futuro con speranza e fiducia, ricordando che la salvezza non deriva dai meriti personali ma dalla misericordia sovrana di Dio. Infine, la fonte esorta alla perseveranza nella fede, celebrando la fedeltà divina manifestata durante tutto l'anno trascorso.
Questo contenuto prende spunto da una predicazione evangelica basata sul Salmo 92, che esalta la figura del giusto paragonandolo alla palma e al cedro. Viene sottolineato che la vera giustizia non deriva dalle opere umane, ma dalla fede nel sacrificio di Cristo e dalla consacrazione spirituale. Attraverso la metafora della natura, viene spiegato come il credente possa fiorire e portare frutto anche nelle avversità, purché le sue radici siano ben piantate nella Parola di Dio. Il messaggio incoraggia i fedeli a costruire la propria esistenza sulla roccia spirituale, esortandoli a curare la propria bellezza interiore e la testimonianza pratica. Infine, la riflessione invita a un impegno concreto per l'anno a venire, ponendo la comunione con Gesù come unica fonte di autentica vitalità.
Il pastore Di Bello riporta una predica incentrata sulla figura di un Dio che non delude mai, basata sul parallelismo tra i miracoli di Eliseo e di Gesù. Attraverso l'analisi delle Scritture, evidenzia come la provvidenza divina superi regolarmente le limitate aspettative umane, trasformando l'insufficienza del deserto in abbondanza. Viene sottolineato che, sebbene il cammino cristiano presenti inevitabili difficoltà e tribolazioni, i fedeli possono contare sulla compassione attiva di Cristo. L'esortazione finale invita i credenti a non porre limiti all'operato di Dio con ragionamenti logici, ma a perseverare nella fede. In sintesi, il messaggio celebra la fedeltà immutabile di Gesù, capace di provvedere ai bisogni materiali e spirituali dei suoi seguaci ieri come oggi.
Questo studio biblico analizza il concetto di redenzione, definendolo come un atto di acquisto o riscatto necessario per liberare l'umanità dalla schiavitù del peccato. L'episodio traccia un parallelo tra le antiche leggi israelitiche sulla proprietà e i debiti e il sacrificio spirituale compiuto da Gesù Cristo nel Nuovo Testamento. Viene sottolineato che ogni forma di liberazione biblica richiede il pagamento di un prezzo, che nel contesto cristiano si identifica con il sangue e la vita del Messia. Questa transazione non solo assolve dalle colpe morali, ma ristabilisce un diritto di proprietà divina sui credenti, impegnandoli a una vita di santità. Infine, l'opera prospetta una redenzione futura che coinvolgerà l'intero universo, portando alla sconfitta definitiva della sofferenza e della morte fisica.
Questo contenuto analizza il secolare dibattito sulla paternità della Lettera agli Ebrei, un'opera che si distingue per il suo anonimato e uno stile letterario estremamente raffinato. Sebbene la tradizione orientale e diverse affinità teologiche suggeriscano un legame con l’apostolo Paolo, numerosi elementi come la struttura linguistica e le citazioni bibliche pongono seri dubbi sulla sua diretta attribuzione. Viene sottolineato come, nonostante le incertezze storiche, l'autorità canonica dello scritto rimanga indiscussa all'interno del cristianesimo. Oltre a Paolo, sono state proposte figure alternative come Apollo o Barnaba, poiché il testo sembra appartenere a una seconda generazione di credenti. In definitiva, l'opera viene oggi considerata frutto della scuola teologica paolina, mantenendo intatto il suo profondo valore spirituale e cristocentrico.
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