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Il Rosso e Il Nero
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Il Rosso e Il Nero

Author: Kairos Partners SGR

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Il podcast settimanale de “Il Rosso e il Nero”, la rubrica di strategia d’investimento a cura di Alessandro Fugnoli, Strategist di Kairos.
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220 Episodes
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La buona tenuta dei mercati azionari e obbligazionari permette ai governi di contenere il costo del debito e non genera, se non in misura limitata, un effetto ricchezza negativo che comprimerebbe i consumi.
Tra Taco e trattative, le borse non vogliono pensare a un conflitto prolungato. Le scorte di greggio sono ampie, ma mal distribuite. Scottate dall’inflazione degli anni scorsi , le banche centrali scelgono, almeno come narrazione, una linea di fermezza.  Le ragioni della debolezza dell’oro.
Non spendere subito tutto lo spendibile in protezione, ma attrezzarsi per un conflitto che potrebbe allungarsi e non avere necessariamente vincitori e vinti ben definiti
E’ importante che i mercati mantengano la calma, ma non ci sarà pace finché il controllo di Hormuz rimarrà iranano. La pace potrebbe richiedere tempi lunghi e per ora.nella gestione dei portafogli, è opportuno rimanere sulla difensiva.
Probabilmente la guerra non sarà lunga, ma lo scenario di coda di un conflitto che si cronicizza e di una minicrisi energetica inducono, per ora, a non approfittare dei modesti ribassi azionari.
Gli aspetti disinflazionistici dell’AI, la nuova Fed di Warsh, il raffreddamento dei consumi e la perdita di slancio dell’azionario favoriscono la parte lunga della curva americana. Ma è proprio vero che l’AI porta solo deflazione?
Sotto la superficie apparentemente immobile, l’azionario corregge gli eccessi e riporta ordine nei valori relativi. Saranno alla fine i bond e l’Asia a trarre vantaggio dall’AI?
I mercati mettono in discussione la solidità finanziaria dei progetti legati all’AI. Presto ne metteranno in discussione anche la redditività. Non è un addio al settore, ma un arrivederci. Nel frattempo c’è tutto un mondo su cui investire.
Ripiegati su se stessi, i mercati mettono tutto in discussione. Tornano i dubbi sul dollaro, ma affiorano anche quelli sul debasement. Sottosopra la tecnologia. Succede quando le valutazioni sono elevate, ma non ci sono seri motivi per sgonfiarle.
Diversamente dal 2025, non è la stagflazione ma il surriscaldamento a tutti i costi a indurre i mercati a prendere le distanze dal dollaro. E in borsa ci sono di nuovo dubbi sull’eccezionalismo tecnologico americano.
Il 2026 si apre con le migliori premesse per l’inflazione e la crescita. Attenzione però alla geopolitica, ai disavanzi pubblici, alle politiche industriali sempre più invasive e alle valutazioni elevate. Rimanere investiti, ma controllare bene i rischi legati alla volatilità.
Dal 1950 scende la quota dei redditi da lavoro e sale il prezzo delle case. Sull’affordability si giocheranno le elezioni di mid.term. Tre strade per migliorarla, una sola percorribile. Trump la perseguirà con tutte le sue forze.
Il 2026 si apre con le migliori premesse per l’inflazione e la crescita. Attenzione però alla geopolitica, ai disavanzi pubblici, alle politiche industriali sempre più invasive e alle valutazioni elevate. Rimanere investiti, ma controllare bene i rischi legati alla volatilità.
I mercati mettono in discussione la solidità finanziaria dei progetti legati all’AI. Presto ne metteranno in discussione anche la redditività. Non è un addio al settore, ma un arrivederci. Nel frattempo c’è tutto un mondo su cui investire.
La Fed lancia senza clamore una forma di Quantitative easing  che dà sostegno a tutta la curva dei rendimenti e indebolisce il dollaro. Riparte intanto la rotazione azionaria dall’AI al resto del mondo.
L’anno grigio delle cripto fa crescere il distacco tra i Boomers, che hanno case e azioni, e i Millennials, che fanno sempre più fatica a risparmiare. Le implicazioni politiche e di mercato del conflitto intergenerazionale.
Dalla paura all’indifferenza sui dazi, dall’euforia all’ostilità e poi alla cautela sull’AI, dal pessimismo al prudente ottimismo sulla crescita. La ricerca dell’equilibrio comporta volatilità, ma non sarà un Natale come quello del 2018.
Dalla paura all’indifferenza sui dazi, dall’euforia all’ostilità e poi alla cautela sull’AI, dal pessimismo al prudente ottimismo sulla crescita. La ricerca dell’equilibrio comporta volatilità, ma non sarà un Natale come quello del 2018.
Crescita sostenuta, ma anche inflazione. Bolle, ma anche profitti record. Differenziare non solo per settori o geografie, ma anche per stili di investimento permetterà di attraversare meglio la prossima fase.
L’euforia lascia il posto a una visione più equilibrata. I rischi non sono solo nelle valutazioni di borsa, ma anche sulla tecnologia e sull’economicità dell’AI generativa. Le condizioni al contorno sono comunque positive e limiteranno la portata di un’eventuale correzione.
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