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Quilisma
Quilisma
Author: RSI - Radiotelevisione svizzera
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Description
Il racconto nitido del Medioevo e del Rinascimento a un pubblico non scientifico. Una lettura trasversale su percorsi interdisciplinari affiancati alla musica, attraversando l’entusiasmante stagione della monodia per giungere al trionfo dell’esperienza polifonica. Il tutto con proposte d’ascolto, novità discografiche, recensioni librarie e incontri con i protagonisti, sia attraverso interviste sia come ospiti in studio.
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Le donne accorse al sepolcro di Gesù il giorno di Pasqua, considerate le prime testimoni della Resurrezione, occupano un ruolo centrale nella tradizione cristiana, ma con interpretazioni differenti tra Oriente e Occidente. Nella tradizione latina, esse vengono comunemente identificate con le cosiddette “tre Marie”. Diversamente, nella tradizione greca e ortodossa, si è consolidata nel corso dei secoli la credenza nelle cosiddette mirofore — letteralmente “portatrici di mirra” — che sarebbero state sette. In un volume pubblicato da Carocci editore il professor Rocco Schembra dell’Università di Torino, analizza per la prima volta queste figure nella loro dimensione collettiva, ricostruendo il processo storico e culturale che ha portato alla loro progressiva aggregazione e alla loro “canonizzazione” come gruppo. Uno studio articolato e originale di un aspetto fondamentale della cristianità al femminile, capace di offrire nuovi spunti di riflessione su una tradizione ricca e complessa. Giovanni Conti vuole ripercorrerlo proprio nel giorno di Pasqua in compagnia di Rocco Schembra.
Dalla conversione di Costantino alla conquista di Arkona nel 1168, in una vasta regione che dal Mediterraneo raggiungeva il Mar Baltico e l’Irlanda, donne e uomini continuarono a seguire usanze antiche, praticando potenti rituali e immolando agli dèi. I cristiani li chiamarono pagani, narrandone il caleidoscopico mondo spirituale in racconti laconici e incerti, tra fascinazione e biasimo. Sono tracce sbiadite che conducono in luoghi distanti: le zone d’ombra dei grandi regni, foreste tenebrose e stagni profondi, fino alle sconfinate terre che si estendevano oltre i limiti della parola scritta. Rare testimonianze che ci consentono di gettare uno sguardo su pratiche, credenze e divinità: scorgiamo i grandi fuochi accesi sui campi nel cuore dell’inverno, il legame che univa le streghe, la luna e i lupi, i cruenti sacrifici officiati nelle paludi del Nord, il fosco Wodan e la sinistra schiera di numi senza nome. Al microfono di Giovanni Conti il medievista Francesco Borri dell’Università Cà Foscari di Venezia ci guida in un viaggio attraverso un mondo perduto, oscuro ma rischiarato da frammenti che scintillano nel buio.
La guerra è figlia del sistema sociale o del potere?. Lo era in entrambi i casi nell’Antichità, lo era nel Medioevo e lo è anche oggi.“Quilisma” vuole analizzare il pensiero bellico e la sua evoluzione attraverso i secoli. A partire dall’antichità le guerre si sono mosse per cause legate al possedere territori e ricchezze arrivando a giustificarne le ragioni elaborando il concetto di “guerra giusta” ed anche “guerra santa” . Un excursus che Giovanni Conti effettuerà in compagnia dello storico Marco Ferrero presidente del Centro Studi Ponzio di Cluny di Vicenza.
La lunga storia di Venezia ha inizio già con le vicende del Patriarcato di Aquileia, rappresentando una vera e propria identità culturale e geografica durante il Medioevo e il Rinascimento.La sua eredità musicale, infatti, è espressione del mondo religioso dell’epoca e gli archivi raccontano uno stile inconfondibile in particolar modo nella liturgia e nella sfera religiosa del tempo.Accanto alla devozione, la vita culturale laico-profana viaggia in diverse forme e regala ancora oggi una moltitudine di testimonianze legate alla capacità di conservazione di molti documenti compositivi.La puntata di “Quilisma” prende spunto da un concerto dell’ensemble Anonima Frottolisti nell’ambito della rassegna Cantar di Pietre. Un concerto che ha raccontato lo spaccato “popolareggiante”, per quanto estremamente colto, del gusto musicale cortese e profano del XV e XVI secolo. I racconti, le maschere, i personaggi, l’amore, la vita, sono stati solo alcuni dei temi trattati dal repertorio eseguito: una “fotografia” dell’estetica e della ricerca tanto letterale quanto musicale dell’epoca.
Terminati gli eccessi del Carnevale è cominciata la Quaresima che – credenti o no, coinvolge tutti, perché anche nel vivere quotidiano c’è qualcosa che tocca la sensibilità dei singoli. Chi vive un tempo di ripresa di preghiera, chi si impegna in rinunce e digiuni, chi cerca luoghi densi di spiritualità nella consapevolezza - ma anche no - che la Quaresima è tempo di Misericordia. La Quaresima affonda le sue radici primi secoli della Cristianità come tempo di penitenza, digiuno e preghiera per i catecumeni e la comunità dei credenti. Radicato nel simbolismo biblico dei 40 giorni di Gesù nel deserto e i 40 anni nel deserto dell’Esodo, si strutturò nel IV secolo grazie al Concilio tenutosi a Nicea nel 325. La musica ha dato un contributo notevole, attraverso i secoli, nel sottolineare il concetto di “misericordia” esplicitato dalle sacre scritture. Una delle composizioni più famose è certamente il Miserere che Gregorio Allegri compose nella prima metà del Seicento. Una pagina musicale straordinaria della quale “Quilisma” ci guiderà alla scoperta e alla comprensione, svelandoci una versione mai scritta ma più volte cantata.
Medioevo e Rinascimento sono epoche che hanno da tempo affascinato poeti, scrittori e romanzieri. Sullo sfondo di vicende storiche si è scritto molto e non sempre con felici risultati. A fare la differenza sono però i Romanzi storici che trovano sempre un ottimo posizionamento nelle classifiche delle vendite in libreria. Un’epoca inaugurata, per quanto riguarda autori italofoni, nel 1939 con romanzo d’esordio di Maria Bellonci Lucrezia Borgia e, da allora, ampliatasi accogliendo il frutto del lavoro anche di autori stranieri felicemente tradotti in italiano. Ma per rimanere vicino temporalmente e geograficamente, attenzione la merita la penna e l’impegno di Giancarlo Mele giornalista e scrittore, classe 1954, e autore della fortunata Saga degli Sforza articolata in tre libri dedicati rispettivamente a Francesco, Galeazzo e Ludovico Sforza (nell’immagine) dei quali ci restituisce la verità storica del loro agire, calandoli in contesti nei quali la scarsità di notizie gli ha consentito di spaziare con la sua creatività letteraria. Ne sono nati altrettanti lavori estremamente accattivanti pubblicati da meraviglie edizioni.Della vocazione a Romanziere storico, Giovanni Conti ne parla con Giancarlo Mele.
Morto a Londra nel 1626, John Dowland era nato nel 1563 in una località ancora oggi sconosciuta. Diventato, nel 1588, baccelliere in musica ad Oxford, soggiornò in Germania ed in Italia e in patria fu insignito del dottorato in musica a Cambridge (1597). Lo troviamo in Danimarca, dal 1598 al 1606, come liutista di camera del re, e finalmente di nuovo a Londra, liutista di Lord Walden e poi (1612) membro del sestetto liutistico del re d’Inghilterra. In ragione dell’armoniosa composizione architettonica, della dolcezza d’espressione e di suono della sua musica, J. D. è da considerarsi come uno dei maggiori maestri inglesi e tra i pochi, dell’epoca elisabettiana, che ancora oggi possano ottenere piena comprensione nei concerti.Il numero delle sue opere è veramente considerevole, e molte ne appaiono anche in raccolte di musiche per liuto. Tra le principali vanno ricordate le Lachrimae, or seven Teares figured in seven passionate Pavans, ecc., a 5 voci, per liuti e viole . Di questa straordinaria pagina parliamo oggi con il gambista Cristiano Contadin che, con il suo ensemble, ha pubblicato un appassionato cd registrato negli studi della nostra Radio.
Non è agevole ricondurre alle sue autentiche e primigenie radici una ricorrenza quale il Carnevale, né risulta possibile delinearne con chiarezza i molteplici tratti distintivi, poiché nel corso dei secoli e all’interno di differenti contesti geografici esso si è progressivamente arricchito di significati, forme ed espressioni sempre nuove.L’etimologia del termine Carnevale sembra ricondursi, con verosimile attendibilità, all’espressione latina carnem levare, con la quale, in età medievale, si indicava la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal consumo di carne a partire dal primo giorno della Quaresima. Nel calendario liturgico cattolico-romano, infatti, il Carnevale trova la propria collocazione temporale tra la solennità dell’Epifania, celebrata il 6 gennaio, e l’inizio del periodo quaresimale.Le più antiche attestazioni documentarie di tale festività risalgono all’epoca medievale, già a partire dall’VIII secolo circa, e descrivono una celebrazione connotata da un disinibito abbandono ai piaceri della tavola, delle bevande e dei sensi. In tale contesto, l’ordine sociale vigente veniva temporaneamente sovvertito, mentre l’individuo, celando la propria identità dietro l’uso delle maschere, si concedeva una libertà altrimenti inammissibile.
I Longobardi entrarono a contatto con il mondo bizantino e la politica dell’area mediterranea, nel 568, guidati da Alboino, si insediarono in Italia, dove diedero vita a un regno indipendente che estese progressivamente il proprio dominio sulla massima parte del territorio italiano continentale e peninsulare. Il dominio longobardo fu articolato in numerosi ducati, che godevano di una marcata autonomia rispetto al potere centrale dei sovrani insediati a Pavia. Nel corso dei secoli, i Longobardi, si integrarono progressivamente con il tessuto sociale italiano, grazie all’emanazione di leggi scritte in latino (Editto di Rotari, 643), alla conversione al cattolicesimo (fine VII secolo) e allo sviluppo, anche artistico, di rapporti sempre più stretti con le altre componenti socio-politiche della Penisola (bizantine e romane). Ospite dei microfoni di Quilisma è oggi il farmacista e fitoterapeuta Franco Fornasaro. Autore di un libro dedicato appunto al mondo Longobardo egli vuole smentire il “ruolo liberticida e puramente di rottura” che, secondo una tradizione mai sopita, avrebbero avuto i longobardi rispetto alla cultura latina; esistono invece legami ed elementi di scambio fra la società longobarda e quella tardo-romana, segni che indicano un piano di continuità storica, benché entro un processo di transizione inevitabilmente conflittuale nel quale si misurano le due culture.
Dici Giovanni Acciai e hai detto tutto, o quasi, di oltre 60 anni di impegno musicale e musicologico in Italia e Europa. Personaggio carismatico, poliedrico e dal carattere deciso è stato ed è faro per generazioni di musicisti attivi nel mondo della coralità con particolare riferimento ai repertori rinascimentali. Un modello di riferimento, un autentico pioniere della prima generazione formatasi alla Scuola di Paleografia e Filologia musicale dell’Università di Pavia. Professore emerito di Paleografia musicale nel Corso di Musicologia presso il Conservatorio di Milano. Già direttore della rivista di musica vocale La Cartellina e de L’Offerta Musicale, ha al suo attivo numerose revisioni di musiche antiche, saggi musicologici, traduzioni, registrazioni discografiche di opere inedite. È direttore artistico dei Concorsi di canto corale di Riva del Garda, Grado, Torre del Lago, Assisi e Quartiano. È regolarmente invitato nella giuria dei più importanti concorsi nazionali e internazionali di canto e di composizione corale; a tenere relazioni in convegni musicologici e stage di perfezionamento in direzione di coro presso associazioni corali italiane e straniere. Membro attivo e rappresentante ufficiale per l’Italia del Choir Olympic Council, sotto l’egida dell’UNESCO. È fra i fondatori dell’Accademia di Musica Antica di Milano e membro del Réseau Européen de Musique Ancienne. Già direttore del Coro del Teatro Comunale di Bologna e del Coro da Camera della Rai di Roma è attualmente direttore artistico e musicale del Collegium vocale et instrumentale Nova Ars Cantandi, alla guida del quale svolge una intensa attività concertistica e discografica. Quest’ultima pluripremiata e della quale Giovanni Conti ha avuto occasione di parlarne con il maestro Acciai nel corso di due puntate di “Quilisma” che per l’occasione riproponiamo. Che dire di più?
Dici Giovanni Acciai e hai detto tutto, o quasi, di oltre 60 anni di impegno musicale e musicologico in Italia e Europa. Personaggio carismatico, poliedrico e dal carattere deciso è stato ed è faro per generazioni di musicisti attivi nel mondo della coralità con particolare riferimento ai repertori rinascimentali. Un modello di riferimento, un autentico pioniere della prima generazione formatasi alla Scuola di Paleografia e Filologia musicale dell’Università di Pavia. Professore emerito di Paleografia musicale nel Corso di Musicologia presso il Conservatorio di Milano. Già direttore della rivista di musica vocale La Cartellina e de L’Offerta Musicale, ha al suo attivo numerose revisioni di musiche antiche, saggi musicologici, traduzioni, registrazioni discografiche di opere inedite. È direttore artistico dei Concorsi di canto corale di Riva del Garda, Grado, Torre del Lago, Assisi e Quartiano. È regolarmente invitato nella giuria dei più importanti concorsi nazionali e internazionali di canto e di composizione corale; a tenere relazioni in convegni musicologici e stage di perfezionamento in direzione di coro presso associazioni corali italiane e straniere. Membro attivo e rappresentante ufficiale per l’Italia del Choir Olympic Council, sotto l’egida dell’UNESCO. È fra i fondatori dell’Accademia di Musica Antica di Milano e membro del Réseau Européen de Musique Ancienne. Già direttore del Coro del Teatro Comunale di Bologna e del Coro da Camera della Rai di Roma è attualmente direttore artistico e musicale del Collegium vocale et instrumentale Nova Ars Cantandi, alla guida del quale svolge una intensa attività concertistica e discografica. Quest’ultima pluripremiata e della quale Giovanni Conti ha avuto occasione di parlarne con il maestro Acciai nel corso di due puntate di “Quilisma” che per l’occasione riproponiamo. Che dire di più?
Ottocento anni fa, il Poverello d’Assisi non moriva, ma “transitava“, passava cioè dalla vita terrena a quella eterna, con una gioia e una serenità che ancora oggi interrogano e ispirano. Celebrare questo centenario assume il significato non solo di ricordare un evento storico, ma immergersi nel significato profondo di una scomparsa che, come disse Gilbert Chesterton, fece sì che «le stelle non videro mai un uomo morire così felice».La morte di San Francesco, infatti, non fu un addio malinconico, ma un inno alla vita. Venti anni dopo la sua conversione, Francesco sentì l’ora della sua dipartita avvicinarsi. Lungi dall’essere turbato, chiese ai suoi frati più cari di cantare le lodi al Signore, intonando egli stesso un salmo di Davide. Conscio della fine imminente, ma soprattutto dell’inizio di una nuova vita, perdonò e benedisse tutti i suoi figli spirituali, presenti e assenti. Racconta la sua biografia che era «Circondato dai suoi frati, la sua anima si staccò dal corpo, ascendendo al cielo in una visione luminosa, come una stella che brilla più del sole» (cf. FF 508-14).Un disco intitolato Gloriosus Franciscus firmato dall’Anonima Frottolisti ci guida nel percorso. Ospite al microfono di Giovanni Conti sarà Massimiliano Dragoni.
®Seconda delle due puntate che non vogliono rinunciare all'aggancio con la ricorrenza religiosa per ripercorrere le vie dei pellegrini verso la terra santa. Ci incamminiamo dunque verso questa meta vestendo i panni del viaggiatore medievale, sia esso pellegrino, crociato, messaggero, studente, mendicante, mercante, re o papa. Tutti verso il luogo che la tradizione identifica come quello della nascita di quel Gesù il cui messaggio cambierà radicalmente i destini del mondo. Un viaggio che Quilisma percorrerà attraverso la musica natalizia medievale di Germania, Inghilterra, Macedonia, Croazia, Bulgaria, Spagna, Turchia e Siria.Prima emissione: 8 gennaio 2023
®Prima delle due puntate che non vogliono rinunciare all'aggancio con la ricorrenza religiosa per ripercorrere le vie dei pellegrini verso la terra santa. Ci incamminiamo dunque verso questa meta vestendo i panni del viaggiatore medievale, sia esso pellegrino, crociato, messaggero, studente, mendicante, mercante, re o papa. Tutti verso il luogo che la tradizione identifica come quello della nascita di quel Gesù il cui messaggio cambierà radicalmente i destini del mondo. Un viaggio che Quilisma percorrerà attraverso la musica natalizia medievale di Germania, Inghilterra, Macedonia, Croazia, Bulgaria, Spagna, Turchia e Siria.Prima emissione: 31 dicembre 2022
®Il Natale ha offerto ispirazione a moltissimi compositori nel corso dei secoli. Ne sono nate pagine che sono divenute esse stesse parte integrante della tradizione contribuendo a creare quel clima particolare che anche chi non festeggia la nascita di Cristo avverte non rinunciandovi.A volte prevale l’idillio del tipico paesaggio innevato con presepi entrati nell’uso dalla fine del Duecento oppure, come al Nord delle Alpi, alberi addobbati e pieni di luci. Qualunque sia la dimensione nel quale viene vissuto l’essenza, la natura stessa della festa è cela il mistero del Dio, incarnato che diviene un piccolo bimbo.Melodie che spesso si somigliano e vengono declinate in maniera diversa con strumenti o voci o insieme, trasformandosi in testimoni del sentimento religioso e del pensiero musicale dell’epoca in cui vennero create, anzi superandole. Lorenzo Donati, compositore aretino e esperto di musica corale ha registrato per la rivista Amadeus un cd con il Coro della Cattedrale di Siena. Giovanni Conti lo ha ospitato in collegamento telefonico per parlare del cd natalizio ma non solo.
®Francesco d’Assisi ha dato il via a un’esperienza di devozione e fede che ha segnato profondamente le tradizioni europee legate alla celebrazione del Natale. L’affresco nella grotta di Greccio ne da testimonianza e ci racconta dei sentimenti di un santo che non ha eguali.Se le arti plastiche e figurative si sono espresse con visibile risultato nel corso dei secoli sul tema della nascita di Cristo, la musica ha proseguito la sua strada intrapresa nei primi secoli del cristianesimo e mutata, con pregevole risultato, sino al tardo medioevo. Natale e Medioevo sono dunque divenuti un binomio caratterizzante di cui vogliamo parlare con un esperto di questi repertori, Massimiliano Dragoni dell’ensemble Anonima Frottolisti.Prima emissione: 26 dicembre 2021.
Con la fine delle grandi invasioni barbariche, nell’Europa del tardo medioevo, si ha una generale crescita del benessere economico e, nonostante le carestie continuino a mietere vittime, anche un diffuso aumento demografico. Commercio e agricoltura si potenziano, le città si ingrandiscono, sorgono nuovi borghi e castelli e si definiscono le maggiori corti presso le principali città europee, che subito divengono importanti centri di sviluppo culturale e artistico, nascono le prime corporazioni di insegnanti ed allievi che presto diventeranno università. Anche se il cristianesimo rimane fondamentale motivo ispiratore di tutte le espressioni artistiche, progressivamente si affacciano nuove esperienze che tendono a distaccarsi dalla pratica religiosa ed hanno come oggetto l’uomo con i suoi sentimenti o sono ispirate dall’ambiente naturale. La pratica musicale quindi non è più soltanto legata alla preghiera ma inizia ad acquisire un valore espressivo autonomo, una maggiore dignità artistica.
Direttore, cantante, didatta e divulgatore musicale, Walter Testolin è stato tra i protagonisti della trama L’eco di Monteverdi, ospitata da una recente edizione di Trame Sonore, Mantova Chamber Music Festival. Alla guida di un imponente ensemble vocale e strumentale, che ha visto uniti RossoPorpora, De labyrintho, La Pifarescha e More Antiquo, sua è stata la lettura del Vespro della Beata Vergine di Claudio Monteverdi nella mantovana Basilica di Santa Barbara… Occasione in cui, a 380 anni dalla scomparsa di Monteverdi, il suo monumentale capolavoro, ha rivisto la luce in uno di luoghi più significativi della sua vita. In quella Mantova che lo ha accolto al servizio dei Gonzaga dal 1590 al 1612.Testolin ci accompagna alla scoperta del monteverdiano Vespro, pagina tra le più importanti e solenni della musica sacra del XVII secolo, data alle stampe nel 1610 con dedica al Papa Paolo V e scritta sopra canti fermi a 6 voci e 6 strumenti. Proprio come indicato nel titolo Vespro della Beata Vergine da concerto composto sopra canti fermi sex vocibus et sex instrumentis. Abbiamo incontrato Walter Testolin, nella sacrestia della Basilica di Santa Barbara proprio in occasione di questa imponente esecuzione.
®La storiografia ci riporta la notizia che il duca Ercole I d’Este preferiva la musica di Jacob Obrecht a quella degli altri compositori. Non ci meraviglia quindi che la Missa Caput sia pervenuta a noi attraverso un manoscritto copiato alla Corte di Ferrara. Si tratta di un’opera probabilmente scritta attorno al 1440 e divenuta estremamente celebre in tutta Europa. Costruita su un cantus firmus la cui origine è rimasta sconosciuta fino al 1950 quando il musicologo Manfred Bukofzer scopri che si trattava dell’ultimo melisma dell’antifona gregoriana Venit ad Petrum cantata il Giovedì santo per commemorare il gesto di Gesù che lavò i piedi agli apostoli. Stilisticamente innovativa, prorompente ed esaltante del testo, la pagina di Obrecht rompe gli schemi delle concezioni fiamminghe e apre nuove vie che segneranno in prima battuta il contesto musicale italiano per poi influenzare il resto del continente.Prima emissione: 3 marzo 2024
®C’era una volta un re. Così cominciano tante fiabe della tradizione, e così può prendere avvio anche l’incredibile racconto dell’avventura di Giannino, che per molti aspetti somiglia davvero a una fiaba.
Chi era quest’uomo? Giannino di Guccio di Mino di Geri Baglioni: un mercante dell’opulenta città di Siena, amministratore avveduto, carico di soldi e di figli, il quale, alla rispettabile età di quaranta anni, si lasciò convincere da Cola di Rienzo, senatore dei romani, di essere nientemeno che il re di Francia.
Era il settembre 1354…..Prima emissione: 24 febbraio 2019





















