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Carceri - Rita Bernardini
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Carceri - Rita Bernardini

Author: Radio Leopolda

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Carceri - Bisogna vederle... (Piero Calamandrei) a cura di Rita Bernardini
112 Episodes
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Questa settimana parliamo di carcere in un modo diverso. Lo facciamo attraverso il romanzo del prof. Glauco Giostra, Emerito di diritto processuale penale all’Università La Sapienza, ex membro del CSM, Coordinatore Scientifico degli Stati Generali dell'esecuzione penale. Il romanzo, “SE FIORISCONO LE SPINE”, EDIZIONI MENABO, ha per protagonista Antonio Navarro, un giovane meccanico studente di legge. Accusato e condannato per l’omicidio del padre, commesso nel disperato tentativo di proteggere la sorella da una violenza sessuale, Antonio è costretto ad affrontare il duro mondo del carcere. Dietro le sbarre stringe un legame profondo con Angelo, soprannominato “il Muto”, la cui amicizia si rivela fondamentale per sopravvivere alle difficoltà della prigionia. Dopo aver ottenuto l’assoluzione grazie alla revisione del processo, Antonio si scontra però con l’ostilità e l’indifferenza della società, che lo portano a unirsi alla banda di Angelo. La loro esistenza subisce una svolta quando salvano Aurora da uno stupro perpetrato da un loro complice. Antonio si innamora di Aurora, ma i fantasmi del passato continuano a tormentare sia lui che il Muto, trascinandoli in nuove e dolorose vicende. Il romanzo tratta temi come giustizia, riscatto, amore e speranza nelle avversità. Penetra con sensibilità e profondità nei meandri dell’animo umano, coinvolgendo il lettore in ogni pagina e tenendolo costantemente col fiato sospeso. Ci si ritrova inevitabilmente a vivere le emozioni dei protagonisti, a condividere le loro paure e speranze, così che il destino dei personaggi diventa una questione personale e appassionante.
Il costo umano dei trattamenti disumani e degradanti nelle nostre carceri, causati da un sovraffollamento ormai fuori controllo, rappresenta una ferita profonda per uno Stato che si proclama civile e democratico. In questa puntata della trasmissione settimanale “Carceri, bisogna vederle” su Radio Leopolda, affrontiamo il tema della proposta di indulto “differito” e “accompagnato” insieme al Prof. Bartolomeo Romano, Ordinario di Diritto penale all’Università degli Studi di Palermo. Questa iniziativa, già sostenuta da magistrati, giuristi, filosofi e teologi, sarà presto aperta anche alla firma dei cittadini, indipendentemente dalle loro idee politiche, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza collettiva sull’importanza – anche dal punto di vista della sicurezza – di un’esecuzione penale fondata sui principi della Costituzione.
Per la trasmissione settimanale “carceri bisogna vederle” su Radio Leopolda vogliamo continuare a fare un bilancio dell’anno passato riferendoci all’esecuzione penale nel nostro Paese. Per le carceri è stato un anno da dimenticare: tanti suicidi (80 fra i detenuti e 5 fra gli agenti e altro personale), tante morti per altre cause (161 detenuti), tanto sovraffollamento che ormai ha raggiunto la percentuale record del 138%. Tanti rimedi risarcitori (almeno 5.000) che i magistrati di sorveglianza hanno dovuto riconoscere ai detenuti “per trattamenti inumani e degradanti”. Questa settimana ne parliamo con Dino Petralia, magistrato, ex Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, scrittore. Da quando è andato in pensione, ha triplicato il suo impegno, soprattutto nel sociale, ed è firmatario assieme ad altri giuristi, magistrati, teologi e filosofi di una proposta di INDULTO differito e accompagnato che molto spazio ha trovato su giornali importanti come L’Avvenire e Il Foglio. Anche al Dott. Petralia, abbiamo chiesto spiegarci di cosa si tratti e quali siano le possibilità di successo affinché l’esecuzione penale in carcere nei binari obbligati della Costituzione.
Quello che abbiamo alle spalle è stato un altro anno orribile per tutta la comunità penitenziaria: sovraffollamento al 138%, 80 suicidi fra i detenuti e 161 morti per altre cause; 5 lavoratori penitenziari che hanno scelto di farla finita. Ne parliamo con il Dott. Nicola Mazzamuto, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Palermo, promotore assieme ad altri magistrati, giuristi, filosofi, teologi di una proposta di indulto “differito” e “accompagnato”. Ci siamo fatti spiegare di cosa si tratti e quali siano le possibilità di successo per far rientrare l’esecuzione penale in carcere nei binari obbligati della Costituzione.
NON GIUDICARE! In questa puntata su Radio Leopolda parliamo del prossimo congresso di Nessuno tocchi Caino che si terrà dal 18 al 20 dicembre a Milano presso il teatro Puntozero del Carcere minorile Beccaria. Ne parliamo con il Segretario Sergio D’Elia e con la Tesoriera Elisabetta Zamparutti, coppia nella vita e coppia nell’impegno quotidiano per affermare i diritti umani in Italia e nel mondo contro la pena di Morte, la disumanità degli istituti di pena e la necessità per le democrazie di concepire qualcosa di meglio del diritto penale e dell’esecuzione penale in carcere.
Oggi parliamo di un altro successo dell’avv. Pina di Credico sul fronte del riconoscimento dei diritti umani delle persone detenute. Parliamo del diritto per chi sta in carcere a svolgere colloqui intimi con il proprio partner senza il controllo diretto della polizia penitenziaria. La notizia è questa: il 4 novembre scorso il Tribunale di Sorveglianza di Bologna si è riunito per deliberare su un reclamo riguardante la richiesta di accesso ai colloqui intimi di un detenuto, condannato all’ergastolo e ristretto presso la Casa Circondariale di Parma; il diritto è stato pienamente riconosciuto a differenza di quanto deciso in prima istanza dal magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia che aveva rigettato la richiesta basandosi su motivi di sicurezza legati al profilo criminale, ai rapporti familiari e alla condotta intramuraria del detenuto. L’avv. Pina Di Credico è una penalista, patrocinante in Cassazione e specializzata in ricorsi presso La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Carceri sempre più chiuse, seconda puntata. Torniamo a parlare della recente nota del DAP sulle nuove modalità autorizzative – burocratiche, accentratrici, contrarie all’art. 17 OP - per la partecipazione della comunità esterna all’azione rieducativa dentro le carceri.  Conversazione con l’ex Capo del DAP, ex magistrato e componente del CSM, Dott. Dino Petralia.
La recente nota del Direttore dei Detenuti e del Trattamento sulle nuove modalità autorizzative per la partecipazione della comunità esterna all’azione rieducativa dentro le carceri è in APERTA VIOLAZIONE dell’Ordinamento Penitenziario e della Costituzione. Ne parliamo con il Dott. Santi Consolo, magistrato, ex capo del DAP ed ex membro del CSM, Presidente d’Onore di Nessuno tocchi Caino.
Per il consueto appuntamento settimanale con il podcast di Radio Leopolda “Carceri bisogna vederle”, oggi vogliamo condividere con voi la storia di Luigi, raccontata attraverso la voce e la testimonianza della sua compagna Sara, che lo ha accompagnato con dedizione e amore per sette mesi interminabili.Quella di Luigi è una vicenda emblematica di malasanità carceraria, che fortunatamente si è conclusa positivamente grazie al differimento della pena e alla concessione della detenzione domiciliare, decisione presa dalla Magistratura di Sorveglianza. Tuttavia, il percorso per arrivare a questa soluzione è stato lungo e doloroso: mesi segnati da sofferenze inimmaginabili sia per Sara sia per Luigi, la cui vita è stata più volte in serio pericolo.Sulla situazione di Luigi, anche Roberto Giachetti si è attivato, presentando un’interrogazione parlamentare per richiamare l’attenzione delle istituzioni su questa drammatica realtà.
Se è finito in carcere, qualche reato avrà sicuramente commesso!”. Non sempre è così e i cittadini italiani dovrebbero comprenderlo prima di giudicare. Quella che vi raccontiamo oggi è l’incredibile storia di Simone Tomassini, un antiquario di 38 anni residente in un piccolo comune del maceratese, finito in carcere per un mese e un giorno, per una vicenda surreale che ha visto i quotidiani locali titolare “Sparo e vi ammazzo tutti. In casa un arsenale. Far west a Sefro: un intero quartiere sotto casa di un fermano, che ha poi puntato loro un fucile. Infastidisce una ragazzina di 14 anni.”  Simone si è salvato grazie alle sue telecamere (non aveva infastidito nessuno). Scarcerato dopo un mese, le “armi” dissequestrate. Ma la testimonianza di questo giovane uomo è importante soprattutto perché ci racconta quel che ha visto dentro il carcere Montacuto di Ancona: l’illegalità elevata “sistema”.
Presentazione dell'intervista all'Avvocato LIUT:          Il teatro per far comprendere a chi è fuori cos’è il carcere. Ne parliamo con l’Avvocato Gianluca Liut che il 25 settembre porta a Padova in anteprima nazionale l’opera del magistrato ex capo del DAP Dino Petralia, “Le nostre prigioni”. La rappresentazione si terrà alle ore 21 presso il teatro “Ai colli”. Sono raccontate cinque storie di sofferenza, di donne e di uomini, ambientate tutte in contesti penitenziari italiani nei quali la normalità esistenziale è l’eccezione e lo scorrere del tempo spesso milita da acceleratore di disagio e malessere. La conversazione con l’avv. Liut è l’occasione per riflettere sulla realtà penitenziaria italiana nella realtà di oggi.
Che torni la “Grazia” nella Giustizia. Conversazione con Don David Riboldi, cappellano del carcere di Busto Arsizio e artefice dell’incontro al Senato in cui ha preso la parola il Presidente Ignazio La Russa che si è dichiarato favorevole all’impostazione della Proposta di legge Giachetti / Nessuno tocchi Caino sulla liberazione anticipata speciale. Da non sottovalutare anche l’accordo del Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Fabio Pinelli. Quella varata con decreto il 23 dicembre 2013, decreto convertito il 21 febbraio 2014 aveva un titolo perfetto “Misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria”. Don David racconta la sua esperienza con la cooperativa “La Valle di Ezechiele” e ciò che è necessario fare prima che arrivi l’estate con le sue temperature infernali, con i tanti suicidi e morti che già ci sono stati in questi primi 5 mesi del 2025, gli oltre 16.000 detenuti in sovrannumero e il poco personale decisamente sottodimensionato e stremato.
Radio Leopolda trasmette la  conferenza di lancio dell’appello che chiede di far tornare ai servizi sociali l’ex Sindaco di Roma  Gianni Alemanno, attualmente incarcerato a Rebibbia per aver violato le prescrizioni impartite dal magistrato di Sorveglianza. Ascolterete gli interventi d Massimo Arlecchino (promotore dell’appello), luigi Manconi, Roberto Giachetti, Rita Bernardini, Piero Sansonetti e Sergio D’Elia.
Questa settimana approfondiamo con Santi Consolo, già magistrato ed ex capo del DAP, attuale presidente d’onore di Nessuno Tocchi Caino, la questione del sovraffollamento degli istituti penitenziari.I dati aggiornati al 31 marzo indicano la presenza di 62,281 detenuti in 46.837 posti regolamentari agibili; quindi, mancano i posti per quasi 16.000 detenuti (15.647). Aggiungiamo che dal 1° gennaio ad oggi abbiamo avuto 27 detenuti che si sono tolti la vita e 55 detenuti che sono morti per altre cause.Come sappiamo il Governo ha respinto qualsiasi proposta per ridurre il sovraffollamento rimandando in commissione giustizia anche la proposta Giachetti/NTC sulla liberazione anticipata speciale.In prima fila il Ministro della giustizia Nordio afferma che il sovraffollamento si sconfigge costruendo nuove carceri, utilizzando caserme dismesse. Tutte ricette fallimentari del passato che si scontrano sia con i tempi italici di realizzazione di tali opere, sia con le incredibili carenze di personale già oggi del tutto insufficienti per seguire gli oltre 62.000 detenuti.Ma quali sarebbero queste nuove carceri e in quali tempi verranno realizzate?Il Commissario straordinario all’edilizia penitenziaria Mario Doglio, se ne è uscito con le carceri prefabbricate. Vediamo con Santi Consolo di cosa si tratta, anche se per il momento si parla solo di 384 posti detentivi per una spesa complessiva di ben 32 milioni di euro.
Per Radio Leopolda, affrontiamo nuovamente il tema dei colloqui intimi per chi è carcerato, un diritto riconosciuto più di un anno fa dalla sentenza n. 10/24 della Corte Costituzionale. Ne parliamo con un’interlocutrice che è già intervenuta su Radio Leopolda, l’avvocato Pina di Credico, che si è battuta con professionalità e umanità affinché questo diritto fosse riconosciuto ad un suo assistito detenuto nel carcere di Parma in regime di alta sicurezza. Pina di Credico ha dovuto confrontarsi con un’Amministrazione Penitenziaria (DAP) decisamente ostile, che ha frapposto mille ostacoli all’esercizio di un diritto – quello dell’affettività - riconosciuto in tutta Europa. Delle tappe di quello che io definisco una sorta di “corpo a corpo” ingaggiato dall’avv. Di Credico ne abbiamo parlato nelle puntate precedenti. Ora arriviamo all’ultimo confronto, all’ultima tappa: nei giorni scorsi, infatti, il Tribunale di Sorveglianza di Bologna, raggiunto da un reclamo del DAP avverso all’ordinanza dell’Ufficio di Sorveglianza di Reggio Emilia che consentiva al detenuto di effettuare i colloqui intimi con la moglie senza la sorveglianza della Polizia penitenziaria, ha respinto questo reclamo. Il detenuto, in carcere da 13 anni con una condotta irreprensibile, potrà dunque incontrarsi in intimità con la propria consorte.
Nella settimana in cui si tiene la convocazione straordinaria della Camera dei Deputati sul dramma delle carceri italiane, abbiamo conversato con l'avvocato Giuseppe Rossodivita. Rossodivita è uno storico legale del leader radicale Marco Pennella e oggi membro del Consiglio Direttivo di Nessuno tocchi Caino. Durante l'intervista, abbiamo discusso di una delle cause principali del sovraffollamento carcerario: la custodia cautelare in carcere. Attualmente, oltre 15.000 persone sono detenute nei nostri penitenziari in regime di custodia cautelare, anche se secondo la Costituzione sono presunte innocenti. Il Ministro della Giustizia Nordio ha proposto di "salvaguardare" questi detenuti trasferendoli in caserme dismesse o in "carceri montabili".
Affettività e colloqui intimi in carcere: il DAP ha tentato di sospendere l'ordinanza del 10 febbraio scorso, che autorizzava un detenuto di Parma ad avere incontri intimi con la moglie. Tuttavia, il magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia ha confermato l'autorizzazione e ha respinto l'istanza del DAP. Ne parliamo con l'Avv. Pina Di Credico, legale del detenuto, che ha ottenuto l'ordinanza. La Direzione del carcere di Parma è obbligata ad organizzarsi per garantire questo diritto, riconosciuto più di un anno fa dalla sentenza della Corte Costituzionale n.10/2024.
Quando si dice la “tigna” unita ad una eccellente professionalità! Vi ricordate la sentenza della Corte Costituzionale di più di un anno fa che dichiarò illegittimo il divieto di colloqui intimi in carcere tra i detenuti e le persone a loro legate da una relazione affettiva? Da allora l’Amministrazione penitenziaria nulla ha fatto (se non il solito inutile tavolo tecnico) per attrezzare gli istituti al fine poter ospitare questo tipo di colloqui senza il controllo a vista della Polizia penitenziaria. Ebbene, il 10 febbraio 2025, l’Ufficio di Sorveglianza di Reggio Emilia, ha pienamente accolto il reclamo di un detenuto della Carcere di Parma, difeso dall’Avv. Pina Di Credico, avverso la negazione del diritto all’affettività da parte della direzione del carcere. La casa di Reclusione di Parma dovrà ora provvedere entro 60 giorni. Abbiamo conversato con l’avv. Di Credico su Radio Leopolda. Ora si apre anche in Italia la strada per l’esercizio effettivo di un diritto riconosciuto in tutta Europa.
Meditazione in carcere? Sembra impossibile, ma… Ne parliamo con Cristina Franchini, una donna straordinaria che ad un certo punto della sua vita ha mollato il suo confortevole lavoro in banca per occuparsi di progetti sociali ispirati al metodo educativo ideato da Daniel Lumera “My life design”. L’esperienza della meditazione è stata portata nella sezione femminile della Casa Circondariale Pagliarelli di Palermo. Cristina racconta il significato di questo laboratorio e di quello intitolato “Liberi dentro”, operativo in molti istituti nelle sezioni maschili per educare alla gentilezza, al perdono, alla consapevolezza, alla gestione dei conflitti. Ultima informazione per chi sia interessato a fare con "Cristina e gli altri" volontariato in carcere: scrivere una mail a volontari@mylifedesign.org
Questa settimana, il gradito ospite della trasmissione è Daniel Lumera, biologo naturalista, scrittore e fondatore della Scuola Internazionale del Perdono e del Movimento Internazionale della Gentilezza. Lumera è anche promotore di progetti nelle carceri, nelle scuole e negli ospedali. Durante l'intervista, Lumera riflette sulle angosce del nostro tempo e sostiene che per comprenderlo appieno sia necessario osservare ciò che avviene nelle carceri. Secondo lui, "Non sappiamo più ascoltare gli altri perché siamo diventati estranei a noi stessi."
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