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Analisi dei mercati finanziari di Pictet
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Analisi dei mercati finanziari di Pictet

Author: Pictet AM Italia

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Le analisi dei mercati sono frutto dei nostri aggiornamenti mensili, sia nella versione sintetica che nella versione estesa trattata nei webinar dedicati ai professionisti degli investimenti.
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Gennaio è stato un mese di forti rotazioni sui mercati finanziari, segnato da tensioni geopolitiche, volatilità e cambiamenti di scenario. Dopo un inizio “risk on” trainato dall’AI e dalle materie prime, le tensioni tra Stati Uniti, Iran e Groenlandia hanno penalizzato Wall Street e accentuato la divergenza tra hardware e software. Dal Giappone è arrivata ulteriore volatilità, con rendimenti in rialzo e interventi straordinari sullo yen che hanno messo in discussione la forza del dollaro, favorendo oro, argento e mercati emergenti. Tuttavia, la nomina di Warsh alla Fed ha raffreddato la corsa ai metalli preziosi, riportando volatilità su azioni e credito. In Europa, crescita e inflazione sopra le attese mantengono la BCE in attesa. Guardando avanti, i rischi principali sono legati ai dati macro USA e alle politiche fiscali giapponesi. In questo contesto, preferiamo duration breve, focus sugli spread e selettività su azionario, con attenzione ai mercati emergenti e un peso ridotto sull’oro.
I mercati finanziari hanno iniziato il 2026 con slancio, con gli indici azionari ai massimi storici sia negli Stati Uniti che in Europa e nei principali Paesi emergenti. Sul fronte geopolitico, l’azione militare USA in Venezuela e le nuove tensioni tra amministrazione americana e Federal Reserve stanno influenzando i mercati, portando a un aumento dei rendimenti obbligazionari e a forti rialzi di oro e argento. L’economia USA resta solida, trainata dagli investimenti tecnologici, nonostante un mercato del lavoro in rallentamento e nuove misure per sostenere il settore immobiliare. Gli investitori continuano a puntare sugli Stati Uniti, ma cresce l’attenzione verso la selettività e la gestione attiva, soprattutto nel settore tech e nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale. Nei prossimi mesi, si prevede una possibile rotazione verso settori ciclici e mercati emergenti, in un contesto di crescita sostenuta e inflazione tollerata dalla Fed, ma con possibili turbolenze in caso di shock imprevisti.
In questo audio facciamo il punto sulla situazione macroeconomica globale a fine 2025 e sulle prospettive per il 2026. I dati privati mostrano un lieve rallentamento nel manifatturiero e una buona tenuta dei servizi, con inflazione ancora sopra i target sia negli USA che in Europa, dove però l’industria mostra segnali di ripresa. In Cina, invece, il settore immobiliare resta debole. Le previsioni per il 2026 indicano una crescita USA stabile al 2% e un’inflazione senza grandi variazioni, mentre in Eurozona si attende una crescita poco sopra l’1% e inflazione sotto il target. Sul fronte delle banche centrali, la BCE adotta toni più restrittivi, mentre la Fed prosegue con tagli e acquisti di titoli a breve. I mercati azionari e obbligazionari si muovono in modo fisiologico, con attenzione crescente alla qualità degli utili, soprattutto nel tech. Per il 2026 si apre una fase di “broadening” dei mercati azionari e i rendimenti obbligazionari tornano interessanti: la vera sfida sarà costruire portafogli solidi e diversificati per affrontare il nuovo anno.
Ottobre è stato un mese di contrasti economici. Il "shutdown" del governo statunitense e i default di alcune società nel settore delle auto usate hanno generato incertezza sul credito privato, complicata dalla mancanza di dati economici chiari. Tuttavia, il presidente della Fed, Jerome Powell, ha lasciato intravedere un possibile ritorno a una politica monetaria più tradizionale, portando a un aumento dei rendimenti dei Treasury e al rafforzamento del dollaro. La BCE, riunitasi a Firenze, ha mantenuto una posizione equilibrata, indicando dicembre come momento chiave per aggiornare le proiezioni economiche.Negli Stati Uniti, l'economia cresce vicino al suo potenziale, ma l'assenza di dati ufficiali ha aumentato la volatilità dei mercati. Fonti private hanno evidenziato segnali contrastanti sul mercato del lavoro, che appare in transizione con un rallentamento delle assunzioni. L'inflazione, seppur in lieve aumento per il 2025, sembra meno preoccupante grazie al miglioramento di alcune componenti come gli affitti.Il settore tecnologico statunitense continua a trainare i mercati, con investimenti record in intelligenza artificiale e risultati aziendali superiori alle attese. Tuttavia, le valutazioni elevate richiedono cautela per i portafogli in vista del 2024. Infine, l'incertezza sulla futura composizione della Federal Reserve e sulla politica monetaria post-Powell potrebbe influenzare il dollaro e i mercati, rendendo cruciali le prossime decisioni economiche e politiche.
A settembre i mercati finanziari hanno registrato buone performance, con forti rialzi sia per azioni che per obbligazioni, soprattutto nei Paesi emergenti. L’economia americana si è mostrata solida, grazie a una crescita superiore alle attese, anche se alcuni dati sono stati distorti dalle dinamiche delle tariffe. Le previsioni su crescita e inflazione sono state riviste leggermente al rialzo, ma rimane il rischio che l’inflazione resti sostenuta nei prossimi mesi.La Federal Reserve ha ripreso a tagliare i tassi per sostenere l’economia, ma cresce il timore che la sua indipendenza sia minacciata dall’influenza politica, soprattutto con nuovi membri nominati dall’amministrazione Trump. Questo potrebbe ridurre la credibilità della Fed, con possibili effetti negativi su inflazione, rendimenti e dollaro. Inoltre, la strategia economica punta anche a un indebolimento del dollaro per favorire la competitività americana, ma ciò comporta rischi di volatilità se dovesse calare la fiducia nella banca centrale.
Nei mesi estivi si sono consolidati i trend emersi in primavera: i mercati USA restano trainati dal tech, mentre in Europa banche e difesa attirano attenzione. I rendimenti sono risaliti soprattutto sulle scadenze lunghe e l’oro si è rafforzato; nel complesso però il quadro resta equilibrato.Sul fronte politico è emersa una nuova incertezza: pressioni sull’indipendenza della Fed, che possono avere effetti ampi sui mercati perché incidono sulla politica monetaria e sul costo del debito pubblico. L’inflazione non si è ancora trasferita pienamente sui prezzi al dettaglio, grazie a gestione degli stock, energia e rallentamento dei prezzi immobiliari; occorrono ancora alcuni trimestri per un giudizio definitivo.Il mercato del lavoro mostra segnali di raffreddamento, contribuendo alle attese di un graduale allentamento dei tassi, mentre la BCE sembra aver completato il ciclo restrittivo e mantiene una posizione più cauta. La stagione degli utili ha mostrato solidità soprattutto nell’IT, con grandi gruppi che spingono investimenti in cloud e AI, e le banche europee beneficiano di curve più favorevoli. I mercati emergenti guadagnano slancio con un dollaro più debole.In sintesi, lo scenario è ancora “Goldilocks”: condizioni favorevoli ma vulnerabili. Un attacco serio all’indipendenza della Fed potrebbe rompere l’equilibrio e generare turbolenze diffuse, sebbene per ora la forza degli utili resti un supporto importante per gli attivi di rischio.
Aprile è iniziato con l'annuncio dei dazi di Trump, causando un forte impatto negativo sui mercati USA. Anche i bond, considerati un rifugio sicuro, hanno subito una perdita del 4%. Di fronte a questa situazione, Trump ha moderato la sua posizione, mantenendo le tariffe universali al 10% e rinviando quelle reciproche per la maggior parte dei paesi, tranne la Cina, che ha risposto con dazi fino al 155%. Questa politica ha creato incertezza economica, con rischi di stagflazione che potrebbero portare a una recessione nella seconda metà dell'anno. Gli economisti stimano che, se le tariffe restano invariate, la crescita potrebbe calare dell'1,7%, portando l'economia vicino allo zero. L'inflazione potrebbe salire al 3,5%, limitando l'intervento della Banca Centrale. Il tentativo di rimuovere Jerome Powell, Presidente della Fed, è stato accantonato, ma la sua influenza è in calo. Alcuni membri del FOMC sono aperti a tagli dei tassi se il mercato del lavoro peggiora. Il mercato prevede tagli dei tassi da parte della Fed e della BCE, ma i dati occupazionali di aprile sono stati positivi. Le valutazioni azionarie sono alte e la sostenibilità fiscale è incerta. Sebbene un accordo per indebolire il dollaro sia improbabile, le tensioni sui rendimenti e sul dollaro persistono.
Le recenti perdite delle borse sono legate ai dazi imposti dagli USA il 2 aprile, mirati a eliminare il deficit commerciale. Le aliquote variano dal 10% per paesi come Regno Unito e Australia, fino al 40% per Vietnam, Cambogia e Sri Lanka. La Cina affronta un dazio del 34%, mentre l'Europa è al 20%. Prodotti come acciaio e semiconduttori sono esenti. Gli USA potrebbero subire uno shock di offerta, con crescita in calo e inflazione in aumento; il resto del mondo potrebbe subire uno shock di domanda. Le probabilità di recessione globale sono stimate tra il 35% e il 40%. Due scenari emergono: uno di negoziazione con possibili riduzioni dei dazi e tagli dei tassi da parte della Fed, e uno di recessione con contrazione del PIL e tagli dei tassi più significativi. Il dollaro si indebolisce, suggerendo dubbi sulla strategia economica americana. La Cina ha risposto con contro-dazi del 34%, mentre l'Europa è più cauta. Cina e Area Euro hanno margini per stimoli fiscali e monetari per mitigare gli effetti.
Recentemente, eventi geopolitici ed economici hanno avuto un impatto significativo sui mercati finanziari. Negli USA, la guerra tariffaria è aumentata con dazi del 25% su Canada e Messico e un ulteriore 10% sui prodotti cinesi. Queste misure, sospese fino ad aprile, hanno causato incertezza e una correzione del 7% su S&P 500 e del 10% sul Nasdaq. La competitività nordamericana è minacciata, con prospettive di crescita in deterioramento.Sul fronte geopolitico, le tensioni transatlantiche sono aumentate dopo il discorso del vicepresidente USA JD Vance e l'incontro tra Zelensky e Trump. In Germania, il cancelliere Merz ha annunciato un piano di investimenti militari e infrastrutturali di centinaia di miliardi. La Commissione UE ha presentato il pacchetto "Re-Arm Europe" da 800 miliardi di euro. I rendimenti obbligazionari europei sono aumentati, mentre quelli statunitensi sono scesi. L'eccezionalismo americano sembra indebolito. Il DAX supera l'S&P 500, e il dollaro ha perso valore. Si prospetta un passaggio da MAGA a MEGA, con importanti sviluppi nei prossimi mesi.
Le prime settimane del secondo mandato non consecutivo di Trump hanno portato un'ondata di ordini esecutivi, con oltre 90 provvedimenti immediati che influenzano dazi, immigrazione e spesa pubblica. La nuova amministrazione punta a una crescita del 3% annuo, sostenuta da tagli fiscali, deregolamentazione e un incremento della produzione energetica, con l’obiettivo di ridurre il costo dell’energia e sostenere la competitività dell’economia americana.I mercati restano cauti di fronte a queste nuove politiche: il dollaro si mantiene forte, i rendimenti obbligazionari trovano stabilità e l’inflazione resta una variabile chiave per la Fed, che mantiene un approccio attendista. Sul fronte internazionale, la Cina accelera sull’AI con strumenti più accessibili, aprendo nuovi scenari per l’innovazione tecnologica e ridefinendo gli equilibri globali nel settore. Questi sviluppi delineano un contesto complesso ma ricco di opportunità, che continueremo a monitorare con attenzione nei prossimi mesi.
Nelle ultime settimane si è osservato un aumento dei rendimenti obbligazionari, nonostante i tagli dei tassi da parte delle banche centrali. Questo è dovuto a una revisione delle aspettative di ulteriori tagli, poiché l'economia americana si mostra resiliente, con dati sull'occupazione migliori del previsto. L'insediamento di Trump e le sue politiche economiche, che includono tariffe, freno all'immigrazione, tagli fiscali e deregolamentazione, stanno alimentando aspettative inflazionistiche. Gli analisti prevedono ora una stabilità dei tassi o un solo ulteriore taglio. I rendimenti obbligazionari sono cruciali per tutte le classi di attività finanziarie, dato che il premio di rischio azionario si è ridotto. La volatilità dei rendimenti obbligazionari sta influenzando anche i mercati azionari. Si prevede che il 2025 possa vedere rendimenti positivi per entrambe le asset class, ma con una prima parte dell'anno movimentata. La correzione simultanea di obbligazioni e azioni giustifica una posizione di sottopeso su entrambe le classi di attività.
Nelle ultime settimane, i mercati hanno reagito alle politiche della nuova amministrazione repubblicana di Trump, che includono controllo dell'immigrazione, tariffe su Cina e altri paesi, taglio delle tasse e deregolamentazione. Queste politiche hanno portato a un aumento delle aspettative di inflazione e al rafforzamento del dollaro, con buone performance delle piccole e medie imprese e dei titoli finanziari. Il mercato del lavoro negli USA si è ripreso dopo gli uragani, e i dati di inflazione sono stati in linea con le attese sia negli USA che in Europa. La BCE e la Banca Nazionale Svizzera hanno tagliato i tassi di interesse, e la Fed potrebbe fare un ulteriore taglio. Per il 2025, il contesto macroeconomico appare positivo, ma ci sono preoccupazioni sulle valutazioni delle azioni USA e il rischio di concentrazione del mercato.
Le recenti elezioni presidenziali americane, con la vittoria del partito repubblicano, hanno influenzato positivamente i mercati finanziari USA, superando gli indici europei e portando a un apprezzamento del dollaro del 4%. Le politiche di Trump, come la riduzione delle tasse e la deregolamentazione, favoriscono piccole e medie imprese e settori come finanziario, energetico e farmaceutico. Tuttavia, le tariffe e il re-shoring industriale potrebbero avere impatti misti, penalizzando alcuni settori e creando opportunità per altri. Sono previsti stimoli fiscali che potrebbero sostenere la crescita a breve termine, ma aumentare deficit e inflazione nel lungo periodo. La politica monetaria della Federal Reserve potrebbe adattarsi a un aumento dell'inflazione, con possibili rialzi dei tassi d’interesse. Durante la transizione fino all’inaugurazione, l'attenzione sarà sulle nomine e sul nuovo mix di politiche fiscali e monetarie. In sintesi, le elezioni aumentano i rischi di crescita per l’economia USA, con mercati azionari favoriti ma obbligazionari sotto pressione.
Il focus è principalmente sull'intervento della Federal Reserve che, con un ciclo di allentamento monetario, ha rassicurato gli investitori grazie a dati positivi sull'occupazione e una riduzione del tasso di disoccupazione negli USA. Tuttavia, l'Europa ha visto una crescita e un'inflazione inferiori alle attese, suggerendo la necessità di ulteriori tagli da parte della BCE. Anche la Cina ha introdotto misure di stimolo che hanno migliorato il sentiment di mercato.Inoltre, ci sono ancora rischi potenziali, come le dinamiche elettorali negli USA, l'escalation in Medio Oriente e le aspettative di mercato ottimiste per il 2025. Nonostante il contesto macro favorevole, è necessaria quindi cautela.
Agosto ha portato un growth scare, ovvero una maggiore apprensione per la crescita economica, accompagnata da oscillazioni di mercato ed enfatizzata dai carry trade. L’esempio più evidente è quello del Giappone, dove si sceglie di indebitarsi in yen per investire in borsa. La violenta correzione del mercato del 9% nelle azioni globali è tuttavia stata recuperata entro la fine del mese, e i bond hanno mantenuto guadagni del 2-3% in eurozona e USA. Ciò che resta ancora aperto è verificare se le attuali nuove preoccupazioni siano un’altra oscillazione nella percezione degli analisti o qualcosa di più profondo, forse legato alla fine del supporto fiscale negli Stati Uniti o all’effetto ritardato delle restrizioni monetarie. Altrettanto importante è la reazione della Federal Reserve a questi segnali contrastanti: dopo Jackson Hole ha infatti attivato l’indicatore di recessione Sham Rule. Sarà fondamentale nei prossimi mesi continuare ad osservare se l’intervento della FED possa essere sufficiente a mantenere la crescita vicino al potenziale. In questo mese le valutazioni di mercato sono sfidanti sia per le azioni dei mercati sviluppati che per i bond. Infatti, gli indici azionari sono tornati a indicare uno scenario quasi di no landing, mentre i bond sembrano incorporare una certa probabilità di recessione. Ad esempio, il rendimento del T-note è al 3,8% sensibilmente sotto alla stima di fair value, mentre le previsioni sugli utili per azione sono peggiorate con una stima per il 2025 ben al di sotto del consenso del mercato.
Il mese si apre con due elementi importanti da prendere in considerazione: le elezioni tenutesi in diversi paesi e il taglio dei tassi della BCE. Di particolare interesse dal punto di vista geopolitico sono le elezioni in Francia, che hanno portato a risultati inaspettati che prossimamente vedremo concretizzarsi, e il preludio delle elezioni americane, che destano preoccupazione in tutto il mondo. Da un punto di vista di politica monetaria, invece, nessuna sorpresa: il taglio dei tassi di 25 punti base della BCE di giugno era stato largamente anticipato, così come la cautela della FED e la previsione di tagli nel futuro. Ma quali sono gli effetti che possiamo aspettarci di questi avvenimenti sull'economia?
Marco Piersimoni, Co-Head Euro Multi Asset di Pictet AM Italia, racconta l’andamento dei mercati del mese di giugno. Il fattore geopolitico torna a influenzare i mercati finanziari: era stato previsto che il 2024 sarebbe stato un anno complesso in termini politici, con elezioni in oltre metà del mondo. Gli esiti delle elezioni europee, per esempio, hanno influenzato soprattutto il valore dell’euro - che si è indebolito - e dei bond governativi, con effetti a catena anche su altri mercati e investimenti, come quelli green. La BCE ha poi alzato i tassi di interesse, con effetto negativo sia sull’obbligazionario sia sull’azionario. Altre votazioni importanti, dagli esiti inaspettati e con un elevato impatto economico, sono state quelle di Sud Africa, Messico e India. Le prossime andranno alle urne Francia e Regno Unito, mentre inizierà la campagna elettorale americana.
Flora Dishnica, Product Specialist Multi Asset & Quantitative Investment di Pictet AM Italia, racconta l'andamento dei mercati ad aprile. Con marzo si chiude un trimestre eccezionale per le borse globali, con guadagni oltre il 10% negli Stati Uniti e in Europa e oltre il 20% in Giappone. L'obbligazionario, invece, ha mostrato segni di recupero a marzo, dopo la correzione dei primi due mesi, per poi cedere nuovamente. Marzo ha quindi confermato lo schema dei primi due mesi: i mercati azionari sono stati sostenuti da fondamentali forti, mentre le obbligazioni hanno corretto per le stesse ragioni macroeconomiche e per il conseguente ridimensionamento dell'accomodamento atteso per le Banche Centrali, senza contagiare le asset class rischiose. Le informazioni economiche di marzo confermano che il processo disinflattivo e in corso, anche se meno virtuoso della fase finale del 2023. Ma cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi?
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