Discover
Incompiuti (nudi e crudi) - Il Podcast
Incompiuti (nudi e crudi) - Il Podcast
Author: Daniele Casolino e Sara Root
Subscribed: 0Played: 4Subscribe
Share
© Daniele Casolino e Sara Root
Description
Il rapporto epistolare tra Sara Root e Daniele Casolino. Lettere tra un uomo e una donna a ricostruire due esistenze "incompiute", sempre alla ricerca di qualcosa in più, un amore più vero, una vita vissuta, una casa più casa
14 Episodes
Reverse
Oh, Sara! Ma ti sembra il modo di cominciare una lettera con “Oh Daniele”?
Che mi è arrivata proprio mentre spegnevo il cellulare per il decollo.
Oh Daniele!
Conservato per tutto il viaggio, per tutto il tempo della consegna bagagli, per tutto il tragitto a riportare a casa gli amici, fino a che non ho potuto riaprirla, piano, timoroso che esplodesse come L’Arca di Indiana Johnes.
Cerchi di impressionarmi? E a spaventarmi ci hai mai pensato?
Io non so se cerco di impressionarti, in realtà non so che impressione ti faccia. Posso dirti che questo gioco delle lettere mi emoziona non poco. E non voglio fare una bella figura, mi basterebbe presentarti un’immagine il più vicina possibile al me che mi dipingo. Spaventarti? Se vogliamo mettere più malizia a questo gioco, potrebbe essere una delle regole da rispettare e infrangere. “par.2 punto 7 - è ammesso e caldeggiato l’inserimento di una frase o un paragrafo spaventoso ogni settimana”
A me batte il cuore, forte.
Oh Daniele ma tu già lo fai. Mi tocchi.
L'hai fatto fin dalla prima volta che ci siamo visti. Il tuo imbarazzo e i tuoi occhi bassi ad imbarazzare i miei. Parli di meraviglia e sorrido. Sono fatta così anche io ma per arrivare a questa consapevolezza, a questa accettazione, ho attraversato crisi tardo adolescenziali pesanti come il maestrale quando tira in Sardegna. Lo stesso che me l'ha ripetutamente sbattuta in faccia e in pancia tutta la sua violenza.
La mia.
Testa, cuore, pancia, quando mi metto a scrivere, a scriverti, chissà cosa è che comanda. Penso siano i concetti che decidano l'organo preposto al racconto. Cracovia è bella e calma, la gente sorride, sembra serena. Lo so è banale, ma è quasi sempre quello che trovo lasciando Roma. Perché accettiamo che ci abbrutiscano così, nella nostra meravigliosa città? Qui non c’è niente che da noi non si possa trovare più bello, più grande, più antico, di migliore qualità, però ci lasciamo trascinare indolenti e incastrati come le buste di plastica del Tevere.
I miei capelli, dunque.
Sono nata per sbaglio. Mia madre di certo non voleva il terzo figlio, tanto più sette anni dopo l’ultimo. Invece mio padre era contento. Il gene arriva da lui ed è prettamente femminile. Sia io che mia sorella abbiamo i capelli rossi, mio fratello no. Ovviamente dai tempi dei tempi, la storia è che lui, quindi, è stato adottato. Fino alle elementari pensavo di essere come tutti gli altri, poi hanno iniziato ad appiccicarmi le carte delle camille sul banco a scuola, e ho iniziato a capire che i bambini, le differenze, non è vero che non le vedono. Anzi.
La passione fa chiudere gli occhi, questo almeno succede in ogni iconografa conclamata.
E per ogni passione, non solo per gli occhi a cuoricino.
Pensa tu e le tue arance e i tuoi bicchieri. Ma a tutti gli altri sensi non puoi raccontar frottole. Daredevil diventando cieco acquista tutti i superpoteri che l'acuirsi degli altri sensi consentono. Si perde la vista e si sente; con la vista puoi solo vedere, gli altri sensi insieme possono sentire: sentire il profumo della notte, sentire il velluto della pelle, sentire il sapore delle lacrime, sentire la tua voce interiore e il sangue scorrere appena al di sotto delle tempie pulsanti.
Ti dice che le manchi. Lei hai chiesto come, le manchi? Per me l’amore vive fino a quando gli amanti continuano, almeno un po’, a mancarsi.
Le manchi così? E’ per questo che non vuoi chiederti se sei innamorato di lei? Che comunque dell’innamoramento di per sé, ad esempio io, mi interesso poco. Anche quando mi è capitato (o almeno credevo) gli ho sempre dato poca importanza, perché la passione iniziale è facile e volubile, quello che è difficile conservare a lungo, è la tensione della scoperta. E tra l’incendio degli esordi e la cenere dei congedi, esiste il crepitio del caminetto che andrebbe alimentato di continuo per evitare che si spenga, perché poi riaccenderlo, è dura.
Brindiamo al viaggio. Ti scrivo in aereo.
Modalità aereo, così almeno una volta non posso spingere immediatamente invio per la paura di rileggermi. Si, giocare da solo è
bello, ma in due è più divertente. Mi piace.
Di questo forse ho un po' paura. Il piacere è poco controllabile. È goloso, a volte ingordo, a volte centellinato. Ma è lui, il piacere, a dettarne il modo di goderne. Mi arrivano le tue lettere e mi batte il cuore. Le aspetto. Ecco, l'attesa è bella. La pretesa no (mia di leggerti), non la ho ancora catalogata.
Mi chiedi cosa voglio e io ti ricordo chequello che voleva qualcosa, leggermi, eri tu.
Non ti aspettavi che avrei fatto lo stesso?
Di cosa hai paura Daniele? Io della noia, dell’incapacità di meravigliarsi, della resa morale, degli insetti corazzati che
volano con ali grandi quanto un ottavo del loro corpo e che siano sbagliati, lo si capisce bene dal loro andamento precario.
Ho paura della solitudine perché la amo troppo, degli ascensori, della bellezza esasperata, e ora, persino del tuo terrore.
Amo aver paura, tuffarmici dentro di faccia trattenendo il fiato mi rende più forte - o più debole, a seconda - ma in entrambi i casi, mi fa sentire viva.
Dio mio, quanto è difficile oggi. Dio ha la maiuscola da capoverso; nelle mie imprecazioni solitamente ha la minuscola. Credo in dio, sì. Ma per una vita ho pensato di dovermelo meritare. Non volevo pregarlo per chiedergli di farmi andare bene all'esame, o far si che la malattia guarisse, volevo mi volesse bene gratis. Poi l'ho perso di vista per tanti, tantissimi anni, fino a che stremato non ho bestemmiato, io che non lo avevo mai fatto. Allora bestemmiando ho capito che c’era ancora, che era li, ed era li per me. ‘Padre padre perché mi hai abbandonato.’
Mi piace tanto mangiare e sono anche una di quelle benedette con il metabolismo accelerato che non ingrassano quasi mai. Ed è davvero una fortuna perché a dieta, io, non potrei stare per più di due ore. Una volta ci ho provato, ho mangiato una jocca a pranzo. A merenda, un panino salsiccia, broccoletti e maionese. Lo sai che a Milano i broccoletti sono una verdura completamente diversa? Io ancora me ne dimentico e ogni volta, quando a Roma me li portano al ristorante o in pizzeria, ci rimango male. Non perché non mi piacciano, sia chiaro, ma se pensi di mangiarti una cosa e poi te ne arriva un’altra, il gusto è diverso. Mi piace anche il vino. Rosso, pesante, l’Amarone, tanto per dirne uno. Mio padre però non lo sa.
Cara, certo che ricordo il sapore della terra, lo scricchiolio della sabbia tra i denti, il profumo del fango. E ricordo e riconosco ogni suono da te descritto. Ricordo, ricordo troppo, forse. Una volta, quando il mio lavoro era Videobuco, uno mi chiese che film avessi con immagini di Citroen Pallas, la vecchia ammiraglia francese. Risposi subito “La Dea del 67, Il castello di Cagliostro di Lupin III... etc”. Quando il cliente se ne andò, rimasi spaventato.
Ricorderò ogni suono da te cantato?
Mi sono lasciato cullare dalla tua metrica. Settenari e dodecasillabi, ho pensato.
Mi somiglia, ho pensato. Ho ricordato.
Caro Daniele, che piacere ricevere la Sua lettera! Un sottile godimento diffuso qua e là, tra le miriade di domande che ha usato per lasciarsi scoprire, lenta-mente, un velo per volta. Chissà se è stato il Suo inconscio a guidarne la successione o il mio, nel volerLa leggere a tutti i costi. Da bimba tagliavo i capelli alle bambole e spesso le picchiavo. Ci giocavo poco, comunque. Preferivo stare in giardino insieme ai mei fratelli e cugini. La terra tra le mani, in bocca, fin dentro le mutande. Quale dono immeritato! Lei se lo ricorda ancora che gusto ha la terra? Io credo di averlo dimenticato, però so che rumore fanno due mani quando si stringono. So che quando si salutano schioccano e che quando si tengono per rimanere, sussurrano.
Gentilissima Signorina Sara, scusi il tono formale della presente, ma Lei conosce senz'altro il gusto e la magia del darsi forma, per trasformarla; un caleidoscopio dagli specchi rotti che invece di smettere di funzionare, si rinnova. Ecco, io, in realtà, trasformo le cose perché la forma, la nuova forma, il limite, mi consente di acquietarmi in qualche modo.
Il rapporto epistolare tra Sara Root e Daniele Casolino. Lettere tra un uomo e una donna a ricostruire due esistenze "incompiute", sempre alla ricerca di qualcosa in più, un amore più vero, una vita vissuta, una casa più casa












