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Charlot

Author: RSI - Radiotelevisione svizzera

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Description

Versatile, curioso e con l’ambizione di regalare qualche sorriso con una pensosa leggerezza. Charlot da Charlie Chaplin prende il nome ma vorrebbe rifletterne anche lo spirito, per diventare un programma che guarda al mondo dello spettacolo come da una scala a chiocciola: con una prospettiva a 360 gradi ma anche qualcuno in più. Perché passare e ripassare da un certo luogo - fisico o mentale - affrontare tematiche e problematiche vicine da punti di vista differenti, alla fine ci regala piccole illuminazioni, impreziosite da accostamenti inediti. Charlot si occuperà di cinema, di teatro, di opera lirica, di serie TV, di musical o di stand-up comedy... Facendoli dialogare tra loro a volte. Altre sfruttando quello che i linguaggi più moderni insegnano a quelli tradizionali. Due ore settimanali per scoprire, riflettere, interrogarsi sul mondo dello spettacolo e le sue prospettive.

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Oltre il silenzio

Oltre il silenzio

2026-03-0859:14

Il teatro ha il compito di illuminare gli angoli dove la società preferisce non guardare. Ma come si racconta la violenza di genere senza cadere nella retorica o nel voyeurismo? È possibile dare corpo a un abuso che spesso non lascia segni visibili, ma si consuma tra le pieghe sottili di un linguaggio manipolatorio? In un’epoca satura di immagini brutali, la scena rischia l’assuefazione o può ancora essere il luogo della vera catarsi e del cambiamento?Questi alcuni degli interrogativi al centro della puntata di “Charlot” per l’8 marzo. Ospiti della puntata sono il regista Daniele Finzi Pasca e l’attrice Melissa Vettore, che portano in scena “Prima Facie”. Il pluripremiato testo di Suzie Miller mette a nudo le contraddizioni di un sistema giuridico che troppo spesso trasforma la vittima in imputata.Oltre alla loro anche una testimonianza di Emma Dante che nel suo Angelo del focolare ha offerto una riflessione cruda e potente sul femminicidio e sulle radici arcaiche del possesso. undefinedundefined
La terra (1./5)

La terra (1./5)

2026-03-0105:52

La Perla: Hamnet

La Perla: Hamnet

2026-03-0103:30

Altri corpi

Altri corpi

2026-03-0156:41

C’è una salamandra al centro di MOFO, il debutto teatrale come autore di Rocco Schira. Una salamandra velenosa che vive nella sua vasca da bagno, compone canzoni, soffre di dismorfia corporea — ossia ha una percezione distorta di sé e del proprio corpo — e scorre app d’incontri in cerca di una connessione con il mondo. È un anfibio che vive tra due mondi senza appartenere del tutto a nessuno. Un animale, sì. Ma anche una maschera. E sotto la maschera, un corpo umano che fatica ad abitarsi.MOFO attraversa la solitudine digitale, la mascolinità tossica, il corpo trasformato in merce dal capitalismo digitale. E trova nella tenerezza della vergogna l’unica possibile via d’uscita. Un racconto scritto e interpretato da dentro, che usa la maschera dell’animale per guardare in faccia qualcosa di molto umano.Common land, il nuovo spettacolo della compagnia Trickster-p, va oltre. Non più il corpo umano e le sue ferite, ma il corpo della Terra. La sua genesi, il suo tempo lunghissimo, il flusso incessante di cui noi siamo solo un aspetto marginalissimo. Pur senza muoversi fisicamente nello spazio, il pubblico è invitato a esplorare un paesaggio in continua trasformazione. Ogni sguardo apre nuove traiettorie, ogni prospettiva genera una narrazione diversa. L’umano non è più al centro, ma è una particella in un cosmo che esisteva prima di noi e continuerà senza di noi.Altri corpi, appunto. Il corpo umano che c’è e soffre. Il corpo celeste che ci contiene e ci precede. Due spettacoli che sembrano partire da luoghi lontanissimi — uno intimo e carnale, l’altro cosmico e silenzioso — e finiscono per farci la stessa domanda. Cosa rimane di noi quando usciamo dalla forma che credevamo di avere? Ospiti di “Charlot”, Rocco Schira, performer, costumista e scenografo; Raissa Avilés, cantante, performer e autrice – per l’occasione vocal coach di MOFO – e Cristina Galbiati artista e cofondatrice della compagnia Trickster-p.undefinedundefined
®Non solo la California e New York. Anche Londra è da sempre una destinazione importante dell’emigrazione ticinese, di ieri e di oggi.Arriva in Canton Ticino lo spettacolo teatrale Valchera’s della drammaturga ticinese Lea Ferrari, con la regia di Alan Alpenfelt, scritto in occasione dei 150 anni di vita dell’Unione Ticinese di Londra, fondata nel 1874 dall’imprenditore e ristoratore bleniese Stefano Gatti per offrire un punto di riferimento per i Ticinesi e le Ticinesi che arrivavano nel sud del Regno Unito.Valchera’s è ambientato nel passato, racconta la vicenda dello storico ristorante – il Valchera’s appunto – gestito da emigranti ticinesi presso la stazione di Richmond, attraverso lo sguardo di due donne… ma è stato realizzato da un collettivo di giovani artisti (le attrici Nabila Dolfini e Martina Greenwood, l’assistente alla regia Vittorio Parri) che oggi vivono tra Ticino e Londra, rendendo i temi della migrazione, della nostalgia, della ricerca artistica e identitaria più attuali che mai.Con Lea Ferrari, Alan Alpenfelt, Vittorio Parri e Sofia Reggiani.Prima emissione: 1 febbraio 2026.
®Prima emissione: 1 febbraio 2026.
®Prima emissione: 1 febbraio 2026.
L’Olimpo in scena

L’Olimpo in scena

2026-02-1556:25

In piena atmosfera olimpica, mentre i riflettori sono puntati sulle nevi di Milano Cortina, “Charlot” dedica una puntata speciale al binomio tra sport e teatro. Se il cinema ha spesso celebrato l’epica atletica, il palcoscenico offre oggi prospettive inedite e profonde, capaci di trasformare il gesto sportivo in pura narrazione drammaturgica.Un viaggio che parte dagli sci per arrivare alle bracciate della memoria. Ospite della puntata il coreografo Marco D’Agostin, che con il suo First Love porta al Piccolo di Milano un’originale rilettura dello sci di fondo, dove il movimento atletico si fonde con una raffinata ricerca teatrale. Dal ghiaccio si passa all’acqua con il regista Luca De Bei, che presenta Il Nuotatore di Auschwitz: un racconto potente e inusuale ambientato nell’oscurità dei campi di concentramento, approdato recentemente a Chiasso.Non manca lo sguardo sul digitale con la rubrica Cliccultura di Michele Serra, che analizzerà il fenomeno virale di una serie canadese ambientata nel mondo dell’hockey: Heated Rivalry.undefinedundefined
Quando uscì nelle sale il 18 dicembre del 1975, la sua accoglienza fu tutt’altro che calorosa. Alcuni critici lo giudicarono noioso, altri eccessivamente freddo, mentre il pubblico lo ignorò decretandone il flop al botteghino. Eppure Kubrick aveva ben chiaro ciò che voleva ottenere: «Mi ha sempre attirato un film in cui il destino del protagonista è già segnato fin dal primo fotogramma, e non ne avevo ancora fatti, quindi quale occasione migliore di questa».Per la realizzazione del film il regista adattò il romanzo di William Makepeace Thackeray intitolato Le memorie di Barry Lyndon, raccontando l’ascesa e la caduta di Redmond Barry, un giovane irlandese ambizioso e opportunista che tenta di scalare la società aristocratica attraverso duelli, guerre e matrimoni di convenienza. Per farlo utilizzò costumi realizzati a mano con tecniche d’epoca, acconciature filologicamente accurate, scenografie e un uso della luce naturale studiati per ricreare l’atmosfera del tempo. Le inquadrature, ispirate alla pittura del Settecento — Gainsborough, Hogarth, Reynolds, Constable — trasformano ogni scena in un tableau vivant, in un quadro in movimento.Kubrick osserva così il percorso del protagonista con uno sguardo distante e implacabile, trasformando l’epopea individuale in una meditazione sul destino e sulla vanità delle ambizioni umane. A cinquant’anni di distanza, Barry Lyndon resta un vero e proprio trattato cinematografico sul tempo e sulla funzione dell’arte come strumento critico. Un’opera insuperata per eleganza formale, capace di restituire l’anima del Settecento inglese e di raccontare, con la stessa lucidità, le ambizioni e le cadute che segnano ogni vita, compreso le nostre.Ospiti di “Charlot”, Davide Magnisi, critico cinematografico, docente di Italiano e Storia, autore del volume Barry Lyndon di Stanley Kubrick (Gremese Editore, 2022) e Filippo Ulivieri, fra i massimi esperti italiani di Stanley Kubrick e autore del saggio Sulla luna con Stanley Kubrick. Miti, leggende e verità sul mostro sacro del cinema (StreetLib, 2024).undefinedundefined
Che Giornate!

Che Giornate!

2026-01-2557:03

Una produzione audiovisiva che negli ultimi vent’anni è triplicata. Il nostro Paese produce una quantità sempre maggiore di film, lungometraggi, corti, documentari e fiction. Le scuole di cinema sono nate in tutte le regioni linguistiche e attraggono frotte di studenti, i festival cinematografici ormai non si contano più, senza dimenticare le varie rassegne. Il cinema è uscito dalle sale e ha invaso le case, gli schermi dei telefonini e delle televisioni. I registi e i produttori come vivono questo cambiamento epocale? Durante le Giornate cinematografiche di Soletta, “Charlot”, in diretta dalla capitale del Cantone, cercherà di capire a che punto siamo e come si sono attrezzati color che lavorano nel settore. I registi Erik Bernasconi, Michael Beltrami, Dino Hodic e i produttori Elena Tatti e Frank Matter si confronteranno raccontandoci le loro esperienze.
Ci sono film e serie televisive che sembrano nascere già con le caratteristiche necessarie per superare lo status di semplici prodotti culturali e trasformarsi in fenomeni pop. Non si tratta solo di opere di grande successo, ma di narrazioni capaci di entrare a far parte dell’immaginario collettivo influenzando linguaggi, estetiche e consumi, com’è accaduto con la serie Netflix “Stranger Things”, firmata dai fratelli Matt e Ross Duffer.Andata in onda dal 2016 a oggi, la serie ha costruito nel tempo un universo narrativo coerente e immediatamente riconoscibile, fondendo fantascienza, horror e racconto di formazione. E l’estetica ispirata agli anni Ottanta non si limita alla semplice citazione, ma è diventata un linguaggio condiviso in dialogo con la nostalgia e la memoria del pubblico. Inoltre, una forte identità visiva e sonora legata a personaggi iconici, hanno cementato il legame con la comunità dei fan.In ultima analisi, opere come “Stranger Things”, dimostrano che il successo presso il grande pubblico non dipende solo dalla qualità o dal marketing, ma dall’incontro tra un patrimonio culturale comune, la giusta tempistica e la capacità di creare un forte senso di appartenenza. La lunga durata della serie e l’attesa tra una stagione e l’altra hanno rafforzato questo legame, permettendo a personaggi e spettatori di crescere insieme. Ed è proprio quando questi elementi si allineano che un prodotto culturale supera l’intrattenimento e si afferma come autentico fenomeno generazionale.Ospiti di “Charlot”, per analizzare le ragioni che stanno dietro al successo planetario della serie Netflix, Paola Brembilla, professoressa associata all’Università di Bologna, dove insegna Cinema, Televisione e Media Digitali e coordina la laurea magistrale in Cinema, televisione e produzione multimediale, autrice del saggio It’s All Connected. L’evoluzione delle serie TV statunitensi (Franco Angeli, 2018), e Cristian Micheletti, autore, regista, ideatore e sceneggiatore di progetti di fiction, attivo sui social con lo pseudonimo TheNextLine: conta oltre 100.000 follower tra Instagram e TikTok, dove condivide contenuti legati alle strategie di comunicazione, ai linguaggi video e alla narrazione cinematografica.
La perla: Bugonia

La perla: Bugonia

2026-01-1802:47

Nei palinsesti delle televisioni di tutto il mondo, come in quasi tutte le piattaforme di streaming, se ne trova sempre almeno uno. Ed è un genere che attraversa i decenni fin dagli ‘60 quando il successo di Dr. Kildare contribuì a creare il format del medical drama. Negli anni il format si è naturalmente evoluto e come in molti altri generi a prevalere oggi – epoca del dubbio – sono personaggi che hanno perso la loro aura eroica per assumere quella più umana della limitatezza e della caduta delle certezze. Il 2025 è curiosamente l’anno di due esempi particolarmente calzanti nel solco di questo filone: la serie Tv americana The Pitt di cui l’8 gennaio esce negli Stati Uniti il primo episodio della seconda stagione e Heldin- L’ultimo turno, film della regista svizzera Petra Volpe presentato alla 75. Berlinale e ora in corsa per l’Oscar come miglior film straniero. undefinedCon lo storico della televisione e dei media Luca Barra Charlot parte proprio da questi due esempi recenti per riflettere sull’evoluzione del genere nel restituirci uno spaccato della nostra società.
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