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Author: Radio Popolare

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Pubblica, mezz’ora al giorno di incontri sull’attualità e le idee
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Cecilia Rikap è un’economista, responsabile di ricerca all’Istituto per l’innovazione e l’interesse pubblico della University College London, lo stesso istituto fondato e diretto dall’economista Mariana Mazzucato. Cecilia Rikap ha appena pubblicato un libro in Gran Bretagna dal titolo «The Rulers: Corporate Power in the Age of AI and the Cloud». Pubblica l’ha intervistata oggi. Chi sono i potenti del capitalismo contemporaneo? Come le Big Tech controllano la produzione globale della conoscenza? I potenti dei potenti, come li chiama Rikap, hanno bisogno dello stato oppure possono farne a meno? Rappresentano una minaccia per la democrazia e per l’economia? Bastano le ordinarie leggi antitrust per contrastare lo sviluppo monopolistico dei potenti? Esiste un’alternativa alla concentrazione di potere delle grandi aziende tecnologiche? L'alternativa può essere un nuovo tipo di socialismo? Pubblica ha ospitato anche Emanuele Felice, economista, curatore del Festival dell’economia critica. Domani, presso la Fondazione Feltrinelli a Milano, inizia la terza edizione dal titolo «Il privato è politico».
Sono tre giorni che rimugino sulle parole del capo di stato maggiore dell’esercito italiano, il generale Carmine Masiello. Che cosa ha detto l’alto ufficiale delle forze armate italiane? Ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera di domenica scorsa, 4 ottobre, di Rinaldo Frigani. Il generale Masiello ha detto: «Siamo in guerra. Ibrida, ma pur sempre guerra». Cosa comporta la guerra ibrida?, gli ha chiesto il cronista. «Chi la conduce – risponde il generale Masiello - logora l’avversario senza offrirgli il pretesto per reagire, saggiando di continuo fin dove ci si può spingere prima che scatti una risposta. Il rischio è concreto: non solo subire, ma scivolare per errore in un confronto aperto». Ma poi dal generale Masiello sono passato ad un’altra fonte di preoccupazione. Ieri sul Sole 24 Ore Giuliano Noci - ingegnere, docente ingegneria economico-gestionale al Politecnico di Milano, analista geopolitico e finanziario - ha scritto: «L’Europa non è in crisi. E’ peggio: è convinta di restare ferma mentre arriva la tempesta». Pubblica oggi ha ospitato Giuliano Noci e l’economista Maria Cecilia Guerra (deputata Pd). Qual è la tempesta in arrivo? L’Italia, la sua economia e i suoi conti pubblici, sono in grado di reggere l’urto?
La legge elettorale che premia il melonismo è ad un passo dal voto definitivo. Fra due giorni alla Camera, con un voto segreto, ci sarà il passaggio conclusivo del disegno di legge. Le opposizioni di sinistra stanno già preparando i ricorsi da presentare ai tribunali distrettuali. I ricorsi chiedono che sia la Consulta a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale delle norme, a partire dal premio di maggioranza. E’ un premio che distorce la rappresentanza, perché permette di ottenere il 56% dei parlamentari con il 42% dei voti degli elettori. Pubblica ha ospitato la costituzionalista dell’università di Torino, Alessandro Algostino. Con la storica Marzia Maccaferri, del Queen Mary University of London, abbiamo visto le implicazioni sul sistema politico delle regole elettorali imposte dalla destra. Non solo. Tali regole sono portatrici di un’idea della politica fondata sulla concentrazione del potere e su un particolare modo di intendere alcuni punti dell’agenda politica: il carovita, ma non le disuguaglianze che si moltiplicano con l’aumento dei prezzi che allarga la forbice tra poveri e ricchi; il lavoro, ma non i diritti di chi lavora, l’occupazione; la sicurezza come questione legata alle migrazioni e non invece al controllo dei territori da parte della criminalità organizzata.
Berlusconi e gli affari con i Graviano. Il boss di cosa nostra, mai pentito, in carcere da 32 anni, Giuseppe Graviano ha parlato. Venerdì scorso, 2 ottobre, come testimone nel processo di Firenze a Salvatore Baiardo, già condannato per aver favorito la latitanza di Graviano negli anni ’90. «Mio nonno Filippo Quartararo, insieme ad amici, ha fatto una società con Silvio Berlusconi nel 1969-70». E’ uno dei passaggi centrali della testimonianza di Graviano. Sarà vero? La prova che porta il boss mafioso – debolissima, quasi incosistente - è “una carta” che, però, può recuperare solo se libero, ha detto il suo avvocato. La testimonianza di Graviano è stata messa in ombra in questi ultimi giorni da un’altra notizia, sabato 3 ottobre: la decisione del gip di Caltanissetta, Santi Bologna, di archiviare un filone di inchiesta – a carico di ignoti – sulle stragi di Capaci e via d’Amelio del 1992. Una vicenda complicata. Ad essere archiviato è stato il filone “mafia e affari”, che nasce da un rapporto del Ros dei Carabinieri del 1991 con al centro un intreccio tra esponenti del mondo politico, imprenditoriale e mafioso. Nella decisione del gip di Caltanissetta viene sferrato un colpo all’ex pm Roberto Scarpinato, oggi senatore M5S. Il gip Bologna ha definito l’ex procuratore generale di Palermo autore di un “attività depistante” nei confronti di un ex collega, Gioacchino Natoli. Tanto è bastato per aizzare la destra che in commissione antimafia ha chiesto subito le dimissioni di Scarpinato. I parlamentari della destra, dall’inizio della legislatura, vedono nel senatore Cinque Stelle un irriducibile avversario politico. Scarpinato è il portatore di una sua tesi sulle stragi del 1992-93. Le stragi non furono solo di mafia, sostiene Scarpinato, ma coinvolsero mandanti e complici eccellenti esterni a cosa ostra, come dimostrato «da gravi e ripetuti depistaggi, dalla partecipazione di soggetti esterni e dalle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia». Opite della puntata Marco Lillo, giornalista e vice-direttore del Fatto Quotidiano.
Arriverà domani in aula alla Camera il disegno di legge sull’antisemitismo. Ieri è stato votato dalla commissione affari costituzionali: sì scontato della destra e della sua maggioranza, voto contrario di M5S e Avs per denunciare rischio bavaglio alla libertà di espressione; voto contrario – ma per altre ragioni - di Futuro nazionale. Non ha partecipato al voto di ieri in Commissione il Pd, nonostante la posizione della segretaria Schlein sia contraria al disegno di legge sull’antisemitismo. Una posizione forse sospesa – quella del Pd – che potrebbe significare che il partito sta cercando una mediazione per arrivare ad un voto unanime del parlamento, così come richiesto qualche giorno fa dalla senatrice a vita Liliana Segre. Che cosa contiene il disegno di legge sull’antisemitismo? Perchè il ddl si affida alla definizione di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust, Remembrance Alliance)? Una definizione che a suo volta contiene una serie di esempi - molto generici - di comportamenti e dichiarazioni antisemite. Contro il ddl antisemitismo si è schierato un gruppo di intellettuali e accademici che con un loro appello ha denunciato il pericolo per la libertà di espressione rappresentato dalle norme che si stanno approvando. «Siamo contrari a questo ddl – hanno scritto gli estensori dell’appello - perché il testo adotta la definizione di antisemitismo dell’IHRA che soprattutto negli esempi che l’accompagnano confonde il rifiuto di ogni espressione di odio antiebraico con giudizi certamente opinabili ma che non costituiscono necessariamente antisemitismo». Pubblica oggi ha ospitato una delle firmatarie dell’appello, Valentina Pisanty, semiologa, docente all’università di Bergamo, autrice di «Antisemita. Una parola in ostaggio» (Bompiani 2025).
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