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Pubblica torna a parlare della tre giorni di Genova, lo scorso fine settimana, a Palazzo Ducale. “Democrazia alla prova” è stato il titolo della tre giorni organizzata dal Forum Diseguaglianze e diversità e da Palazzo Ducale. Quali sfide alla democrazia sono state procurate prima dal neoliberismo e poi dalle derive autoritarie in giro per il mondo? Democrazia e capitalismo, democrazia e neoliberismo. Relazioni sempre più difficili. La democrazia fa fatica a distribuire, il capitalismo è sempre più concentrato e generatore di diseguaglianze. La politologa Nadia Urbinati, nel suo intervento, ha detto che il capitalismo non è democratico. Con queste premesse, la tre giorni di Genova è stata l’affermazione del «pubblico» e dello «stato» vs il «privato» (l’individualismo) e il mercato. Nel corso delle tre giornate di incontri si è sentita la manifestazione di un orgoglio di cittadini esigenti verso l'istituzione collettiva. Al di là del supporto scientifico e analitico – comunque indispensabile – nella rivendicazione del «pubblico» si è manifestato il gusto di infrangere un tabù, di pronunciare una parola proibita: «pubblico», appunto, versus «privato» (collettivo vs individuale). C'è da sperare che l'onda di cambiamento che deve essere costruita, la speranza nel futuro che deve essere generata, non poggi più su formule del tipo «più mercato meno stato». Pubblica ha ospitato oggi Serena Mazzini, esperta di nuovi media, e Eugenio Damasio, fondatore dell’agenzia di comunicazione “No Panic”. https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/democrazia-alla-prova/
27 gennaio 1945, la liberazione del campo di sterminio nazista di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche. Oggi si ricordano le vittime della Shoah. In quel campo quasi un milione di ebrei furono uccisi nelle camere a gas, dopo che era stata tolta loro l'umanità. Vittime di quello sterminio nazista anche rom e sinti, omosessuali, oppositori politici. Oggi si ricordano anche le vittime del fascismo italiano, delle leggi razziali e del sostegno dato dal regime mussoliniano alla logica genocidaria nazista. «La memoria va costantemente attualizzata», racconta a Pubblica Simon Levis Sullam, storico all’università Ca’ Foscari di Venezia. «Inevitabilmente – aggiunge lo storico - guardando al passato riformuliamo il nostro modo di ricordare quel passato. Tutto quello che ci succede intorno ci porta a delle sfide e interrogativi nuovi. La violenza che vediamo attorno a noi ci porta a reinterpretare in modo diverso anche gli eventi al centro del Giorno della Memoria». Lo storico Levis Sullam conclude ricordando che «come storico questi sono eventi che continueranno ad essere riletti e reinterpretati. Partendo da questi possiamo farci delle domande sull’oggi, ma senza schiacciare il presente sul passato».
Genova, palazzo Ducale, sala del Maggior consiglio. Posti a sedere 500 circa. Tutti gremiti per un intero fine settimana. Che cosa ha riempito Palazzo Ducale? E' stata un’occasione di discussione e di confronto su un tema fondamentale di questi tempi e riassunto in un interrogativo. Perchè la democrazia è stata sfidata, messa alla prova, ferita, prima dal neoliberismo e poi dall'ultima ondata di autoritarismo in giro per il mondo? Come può rigenerarsi la democrazia? Una discussione organizzata dal Forum Diseguaglianze & Diversità insieme a Palazzo Ducale. Due i nomi principali dietro la tre giorni: Fabrizio Barca (co-coordinatore del Forum) e Luca Borzani, già ricercatore all'Archivio storico Ansaldo, editorialista sui quotidiani genovesi, presidente della Fondazione Cultura Palazzo Ducale. Pubblica questa mattina ha ospitato l’economista Massimo Florio e la psicologa sociale Chiara Volpato, ospiti dell’incontro genovese intitolato «Democrazia alla prova».
Occupare la speranza, il diritto alla città. A Pubblica la sintesi del terzo incontro alla Casa della Cultura per il ciclo «Autoritarismi in democrazia» (Osservatorio autoritarismo, Università Statale Milano, Libertà e Giustizia, Castelvecchi) di cui Radio Popolare è media partner (qui il programma https://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/22-novembre-ciclo-daniela-padoan-1.pdf). Ospite del terzo incontro la filosofa Marina Garcès, professoressa di filosofia all’Università Aperta di Catalogna, dove dirige il Master per le sfide contemporanee. «Occupare la speranza: il diritto alla città» (Castelvecchi) è il titolo del suo ultimo libro pubblicato in italiano «Per la prima volta – ha raccontato Garcès alla Casa della Cultura – ho avuto la necessità di scrivere tutto il tempo in prima persona, singolare e plurale. Ho cercato in questo modo di percorrere il cammino, a volte fragile, tra l’io e il noi». Nel racconto di Garcès l’io e il noi si incontrano di nuovo quando si propone di definire la filosofia: «è una voce singolare che si incontra con una ragione comune [...] una ragione comune che non vuol dire pensiero unico».
Europa al centro della tempesta politica del secolo: da ovest arrivano le pressioni di Trump su Groenlandia e dazi; da est la guerra di Putin.
Il presidente degli Stati Uniti, intanto, sbandiera il «Board of Peace» come luogo di compensazione degli interessi tra il centro (la Casa Bianca trumpiana) e la periferia di una nuova «corte imperiale», come ha scritto ieri theguardian.com. Pubblica ha ospitato Valentine Lomellini, storica delle relazioni internazionali, direttrice del «Centre for security studies» dell’Università di Padova; e l'economista Roberto Tamborini, dell’Università di Trento, collaboratore di eticaeconomia.it
C’è una battaglia possibile per la sicurezza che non ha niente a che vedere con le campagne per la “sicurezza securitaria”, e cioè fondate su repressione e controllo. Oggi, forse, il governo Meloni deciderà il nuovo cosiddetto “pacchetto sicurezza”. Per diversi giuristi (magistrati e avvocati) quel pacchetto è ai limiti del provvedimento liberticida, se non già oltre quella soglia, con una nuova stretta all’esercizio delle libertà e dei diritti. Il quotidiano Avvenire, qualche giorno fa, ha raccolto diverse opinioni critiche al riguardo. E allora, è lecito chiedersi: esiste un’alternativa al “pacchetto sicurezza-securitario?” Diversi operatori sociali lamentano, soprattutto in situazioni drammatiche come dopo un femminicidio o un omicidio che coinvolge giovani, quanto sarebbero necessari finanziamenti ai centri antiviolenza per le donne, oppure fondi pubblici per le scuole (per disporre di psicologi e psicologhe, di assistenti sociali, di medici). Per fare queste cose, ci vuole – anche – del denaro. Occorrono quei soldi che le leggi di bilancio in genere tagliano. E allora a quando un "pacchetto sicurezza" fatto di provvedimenti - ad esempio - contro la corruzione, contro il potere delle mafie sui territori, al nord come al sud? A quando decisioni dei governi che puntino a recuperare almeno una parte degli oltre 200 miliardi di euro "rubati" ogni anno dalla corruzione? Pubblica ha ospitato la sociologa Chiara Saraceno e Ciro Corona, dell’Associazione (R)esistenza Anticamorra di Scampia, Napoli.
La domanda di sicurezza ovvero la richiesta allo stato di una garanzia sulla propria incolumità. Siamo sicuri che sia sempre ben indirizzata in questo paese la domanda di sicurezza? Ciò che la motiva - «dal graffito al rave, dall’omicidio e dal femminicidio al migrante» (Donatella Della Porta) - finisce per convergere su una richiesta o su una pratica di repressione e controllo, come vediamo dal dibattito prevalente, politico e non. E se la domanda di sicurezza muovesse da altre motivazioni? Ad esempio una richiesta di sicurezza contro il potere del crimine mafioso sui territori. Oppure una domanda di sicurezza contro i pericoli della corruzione, con l’uso criminoso del denaro pubblico, la delegittimazione delle istituzioni e della politica, il taglio delle risorse per il welfare. Pubblica ha ospitato Donatella Della Porta, docente di scienza politica alla Scuola Normale Superiore di Firenze; e Alberto Vannucci, scienziato politico all’Università di Pisa. I due ospiti sono autori di «La corruzione come sistema» (Il Mulino 2021).
Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? Una qualche forma di dipendenza c'è già nel nostro ordinamento, ma sembra non bastare alla destra. Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati (è la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo). Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Dunque, una qualche forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm dipendente dalle direttive del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Cosa che non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».
Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.
«Milano è un contesto mafioso, né più né meno di come può esserlo la Calabria». Sono le parole della procuratrice aggiunta di Milano, Alessandra Cerreti, pronunciate durante la requisitoria al processo Hydra. Ieri c'è stata la prima sentenza per una settantina di imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Tra i condannati (Mariano Rosi, Filippo Crea, Giuseppe Fidanzati e altri), stando all’inchiesta della Procura di Milano ci sono figure di primo piano del crimine organizzato in Lombardia. L’inchiesta Hydra - che ha portato al processo - ha messo in luce “un sistema mafioso lombardo”, un’alleanza tra esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra. Un sistema per compiere dalle rapine alle truffe, dal riciclaggio di denaro alle intestazioni fittizie di beni, fino alle false fatturazioni, alle estorsioni. Tra i reati contestati c'è anche il traffico di droga e di armi. Pubblica ha ospitato lo storico Enzo Ciconte e il ricercatore dell’università Statale di Milano, Andrea Carnì, autore di un importante libro per la conoscenza del fenomeno mafioso in Lombardia uscito in questi ultimi mesi dal titolo «Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia» (Futura 2025).
Colonialismo e imperialismo. Due concetti che ritornano e forse non se ne sono mai andati. Il dibattito pubblico li usa come sinonimi di alcune eclatanti azioni dell’autoritarismo trumpiano: l’attacco al Venezuela con il rapimento di Maduro, le minacce a mezzo mondo, da Cuba alla Colombia, dalla Groenlandia a Panama. Le ferite del passato, il colonialismo di due e più secoli fa, e il colonialismo di oggi, per alcuni niente di più che protettorati. Pubblica ha ospitato Maria Rosaria Stabili, professoressa emerita di «Storia dell'America Latina» all'università di Roma Tre. Si è occupata nelle sue ricerche di temi come colonialismo, processi di occidentalizzazione, esilio. L’altro ospite è stato Marco Aime, antropologo, africanista e scrittore, già docente di antropologia culturale all'Università di Genova.
La battaglia delle idee, contro l’estrema destra. A Pubblica la sintesi del secondo incontro alla Casa della Cultura per il ciclo «Autoritarismi in democrazia» (Osservatorio autoritarismo, Università Statale Milano, Libertà e Giustizia, Castelvecchi) di cui Radio Popolare è media partner (qui il programma https://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/22-novembre-ciclo-daniela-padoan-1.pdf). Ospite del secondo incontro lo storico Steven Forti (Università Autonoma di Barcellona). «Bisogna tornare alla battaglia delle idee. Non può essere – sostiene lo storico – che chi difende progetti antidemocratici finisca per appropriarsi addirittura della parola democrazia». Per Forti si sta formando un’abitudine alle forme autoritarie del potere. «E’ una questione cruciale per la democrazia. Recuperiamo le idee democratiche, riconquistiamole e diamone di nuove [...] Serve ad immaginare un futuro diverso».
«Aspiranti fascisti. Vademecum per contrastare la più grave minaccia alla democrazia». E’ il titolo dell’ultimo libro (Donzelli 2025) dello storico argentino Federico Finchelstein, docente alla New School for Social Research di New York, luogo di riferimento del pensiero critico e progressista negli Stati Uniti. «Con le sue ricerche – ha scritto lo studioso delle destre Guido Caldiron - Federico Finchelstein sta compilando una sorta di mappa delle culture politiche antidemocratiche e reazionarie che ci sono state tra XX e XXI secolo». Lo storico argentino presenta una griglia interpretativa dei populismi e dei fascismi, da cui emerge anche la categoria dell’aspirante fascista. Da un lato Finchelstein utilizza «i quattro pilastri del fascismo: la violenza e la militarizzazione della politica; le bugie e la propaganda; la politica della xenofobia; la dittatura». Dall’altro lo storio incrocia quei pilastri con tre epoche storiche differenti: la prima e la seconda metà del ‘900 e il XXI secolo. Finchelstein è stato oggi ospite di Pubblica.
La clava dell'antisemitismo. Come una particolare definizione di antisemitismo (l’IHRA, International Holocaust Remembrance Alliance) rischia oggi di colpire la libertà di insegnamento e di ricerca. Un appello di docenti universitari/e contro l'ipotesi contenuta in quattro disegni di legge in discussione in parlamento, il più noto è quello dell'ex ministro del Pd Domenico Del Rio. Ospiti a Pubblica Rosita Di Pieri, scienziata politica, docente di storia del Medioriente all’università di Torino; e Paola Rivetti, docente di relazioni internazionali alla School of Law and Government della Dublin City University.
Nubi sull'università italiana: si moltiplicano le adesioni alle università private telematiche, mentre alle statali il governo Meloni taglia i fondi. Ospite l'economista Gianfranco Viesti. E poi, il caso Raiplay Sound, la censura nei confronti di un podcast – prima autorizzato e poi annullato - sulla storia di Margherita Cagol, una delle fondatrici delle Brigate rosse. A Pubblica Nicola Attadio, uno degli autori insieme al giornalista Paolo Morando e al musicista Matteo Portelli.
Il tesoretto russo al servizio dell'Ucraina? Come finanziare per i prossimi due anni la difesa militare di Kiev dall'aggressione di Mosca con i soldi congelati di proprietà russa? E’ questa la difficile operazione finanziaria (e politica, ovviamente) in corso tra Bruxelles (Unione e Commissione europea) e le principali capitali della UE. Il caso Euroclear, la società belga con sede a Bruxelles, «cassaforte» degli oltre 200 miliardi di euro di asset russi. Un caso delicatissimo. I rischi connessi alla stabilità di Euroclear potrebbero portare un ad nuovo crack "Lehaman Brothers" (lo storico crack finanziario del 2008 di una delle più grandi banche americane dell’epoca)?
Pubblica ha ospitato Vittorio Cogliati Dezza, storico ambientalista, già presidente di Legambiente. Fa parte del Coordinamento del Forum Diseguaglianze e Diversità (FD&D). «Clima ingiusto» (Donzelli, 2025) è il titolo del suo ultimo libro scritto insieme a Giovanni Carrosio, sociologo dell’ambiente che insegna all’università di Trieste. Con Cogliati Dezza abbiamo parlato di welfare, giustizia ambientale e sociale, diseguaglianze, green deal e dell’attacco della Casa Bianca all’Unione europea.
La legge elettorale e l'oro di Bankitalia. Le manovre diversive della maggioranza di destra, mentre i conti della legge di bilancio fanno fatica a tornare. Pubblica ha ospitato la costituzionalista Roberta Calvano e l’economista Sandro Trento.
Da che parte sta il papa statunitense, Leone XIV? Con l’Europa di von der Leyen e Merz, ma anche di Macron, Meloni e Sanchez? Oppure con gli Stati Uniti di Trump, JD Vance, Musk e Peter Thiel. Oppure con nessuna di queste identità così identificate? Dopo l’attacco della Casa Bianca all’Europa con il «National Security Strategy» viene facile polarizzare lo scontro tra le due sponde dell’Atlantico. Anche se i due poli sono orientati entrambi prevalentemente a destra, con inquietanti sfumature che arrivano all’autoritarismo di stampo fascista (C.Bottis, Trumpismo. Un mito politico, Castelvecchi 2025). Dunque, gli Stati Uniti aggrediscono l’Europa con il NSS, e papa Prevost con chi si schiera? Pubblica ha ospitato oggi Stefano Zamagni (ex presidente della Pontificia Accademia delle scienze sociali, economista) e Paolo Naso (scienziato della politica).
Scontro tra dottrine euroamericane. Trump chiude con l'Europa e le sue istituzioni del post-guerra fredda. L'Europa lascia fare e rimane - per ora - in silenzio. E il resto del mondo? «Negheremo ai concorrenti che non appartengono all’emisfero occidentale la possibilità di dislocare forze o altre capacità minacciose, oppure di possedere o controllare asset strategicamente vitali nel nostro emisfero» (National Security Strategy 2025, p.15). Pubblica ha ospitato la storica Simona Colarizi e lo storico Piero Graglia.



