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Ma perché?
Ma perché?
Author: OnePodcast
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Non sempre capiamo davvero e in profondità ciò che leggiamo. Anzi, il più delle volte prendiamo tutto come assodato, così com’è, senza domandarci il perchè delle cose. Ad esempio, sappiamo che gli stipendi in Italia sono bassi o che Xi Jinping e Putin sono alleati, o che il 2022 è stato un anno nero per le criptovalute. Bene, ma perché? Ogni giorno Marco Maisano assieme ad un esperto proveniente dal mondo della politica o dell’economia, della scienza o della cultura, riparte dalle basi, facendo una semplice domanda. Anzi la domanda più semplice del mondo: ma perché?
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Nel 2016 il sito americano Gawker chiuse dopo una causa da 140 milioni di dollari per aver pubblicato senza consenso un video sessuale del wrestler Hulk Hogan. Dietro quella causa c’era in segreto il finanziamento del miliardario della Silicon Valley Peter Thiel. La vicenda diventò un caso mondiale sul potere dei grandi imprenditori tecnologici e sui limiti tra privacy e libertà di stampa. E oggi Thiel è ancora più ricco, influente e controverso, al punto che alcuni analisti temono che i suoi affari possano perfino destabilizzare le democrazie occidentali. Ma perché? Ne parlo con Enzo Panizio.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Trump vuole chiudere rapidamente il conflitto con l’Iran per poter rivendicare una vittoria politica. Teheran però sta mettendo sotto pressione gli Stati Uniti con la chiusura dello Stretto di Hormuz, un passaggio chiave per il commercio globale di energia. Le possibili risposte militari (truppe di terra o scorte navali alle petroliere) sono complesse, costose e non eliminano davvero la capacità iraniana di colpire. Così un conflitto che sembrava destinato a durare poche settimane rischia invece di protrarsi ancora a lungo. Ma perché? Ne parlo con Lorenzo Santucci.See omnystudio.com/listener for privacy information.
In questa puntata speciale di Ma perché? intervistiamo Antonio Di Pietro, ex magistrato, che al referendum del 22 e 23 sulla riforma della giustizia voterà “Sì”. In questa intervista spiega le sue ragioni.See omnystudio.com/listener for privacy information.
In questa puntata speciale di Ma perché? intervistiamo Gherardo Colombo, ex magistrato, che al referendum del 22 e 23 sulla riforma della giustizia voterà “No”. In questa intervista spiega le sue ragioni.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Donald Trump sostiene che la guerra con l’Iran sia ormai vicina alla fine e che le operazioni con Israele abbiano quasi distrutto le capacità militari di Teheran, nonostante in passato avesse già dichiarato neutralizzata la minaccia nucleare iraniana. L’uccisione di Ali Khamenei ha riacceso le speranze di un crollo del regime, incoraggiate anche dal premier israeliano Benjamin Netanyahu e da parte dell’opposizione iraniana. Eppure il regime di Teheran continua a resistere e a rispondere agli attacchi. Ma perché? Ne parlo con Nadia Boffa.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Mentre l’attenzione del mondo si concentra sulla guerra in Medio Oriente, il conflitto in Ucraina sembra scivolare in secondo piano. Per Vladimir Putin, però, la crisi iraniana potrebbe trasformarsi anche in un’opportunità: alcuni analisti hanno osservato infatti che l’instabilità nella regione può favorire la Russia sia economicamente sia sul piano strategico. Ma perché? Ne parlo con Gianluca Pastori.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Dopo dodici giorni di guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran emergono alcune prime indicazioni: il regime iraniano non sembra destinato a crollare rapidamente, nemmeno dopo l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei nei raid iniziali. Il potere nel paese è infatti distribuito tra più centri, soprattutto nelle Guardie della rivoluzione, che costituiscono un apparato politico-militare capace di mantenere stabile il sistema. Inoltre la guerra rischia di rafforzare la narrativa anti-americana e anti-israeliana su cui il regime ha costruito la propria legittimità negli ultimi quarant’anni. Anche l’idea di una sollevazione popolare appare poco realistica, vista la capacità repressiva dello Stato e la mancanza di un’opposizione organizzata. Intanto gli obiettivi di Israele e degli Stati Uniti sembrano divergere e il conflitto, soprattutto per Donald Trump, rischia di trasformarsi in un vicolo cieco strategico. Ma perché? Ne parlo con Mario Del Pero.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Da mesi i media raccontano la storia della “famiglia nel bosco”, una coppia straniera con tre figli che viveva isolata in una zona rurale della provincia di Chieti. Dopo un’intossicazione alimentare nel 2024, le autorità e i servizi sociali hanno iniziato a monitorare la situazione, rilevando condizioni abitative precarie e forte isolamento sociale. Le relazioni segnalavano anche l’assenza di entrate economiche stabili, servizi igienici inadeguati e un modello educativo basato sull’unschooling, senza frequenza scolastica tradizionale. Di fronte al rifiuto dei genitori di collaborare con i servizi sociali, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha sospeso la responsabilità genitoriale e disposto l’inserimento della madre e dei figli in una casa famiglia. Qualche giorno fa è stata decisa anche la separazione della madre dai bambini. Ma perché? Ne parlo con Edoardo Orlandi.See omnystudio.com/listener for privacy information.
In Israele il tema della sopravvivenza dello Stato è centrale: dalla nascita nel 1948 il Paese ha combattuto diverse guerre percepite come esistenziali. Questo sentimento affonda le radici anche nella storia del Novecento e della Shoah, quando molti ebrei liberati dai campi non avevano più una casa a cui tornare. Episodi come il campo per sfollati di Bergen-Belsen o il pogrom di Kielce raccontano quanto fosse fragile la condizione degli ebrei anche dopo la guerra. È anche per questo che oggi Israele combatte in Iran per obiettivi diversi da quelli degli Stati Uniti. Ma perché? Ne parlo con Giuseppe Dentice.See omnystudio.com/listener for privacy information.
A una settimana dall’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e dall’uccisione della guida suprema Ali Khamenei, la regione è entrata in una fase di forte instabilità. Le proteste si estendono anche fuori dall’Iran, mentre il Paese tenta di allargare il conflitto colpendo diversi Stati della regione. Nonostante la superiorità militare occidentale, Teheran punta a rendere la guerra sempre più difficile da sostenere per Washington e i suoi alleati. Gli Stati Uniti, però, non potranno permettersi di inviare truppe di terra. Ma perché? Ne parlo con Gianandrea Gaiani.See omnystudio.com/listener for privacy information.
L’antisemitismo è un fenomeno difficile da definire e da secoli studiosi e filosofi cercano di comprenderne le radici profonde. Già Jean-Paul Sartre osservava che l’antisemitismo nasce spesso dal bisogno di costruire un capro espiatorio, più che da ciò che gli ebrei fanno o sono. La storia dimostra inoltre che nemmeno il progresso culturale ha impedito tragedie come l'Olocausto, avvenuto nel cuore dell’Europa moderna. Oggi il dibattito si complica anche per il ruolo dello Stato di Israele, che per alcuni è oggetto di critica politica legittima e per altri diventa il nuovo bersaglio di forme mascherate di antisemitismo. Anche per questo la definizione proposta dalla International Holocaust Remembrance Alliance divide politica e studiosi, e lo ha fatto recentemente anche nel Parlamento italiano. Ma perché? Ne parlo con Giovanni Zagni.See omnystudio.com/listener for privacy information.
In questi giorni abbiamo provato a tracciare i primi possibili esiti di questo nuovo conflitto in Medio Oriente. Non è semplice prevedere cosa accadrà nel breve termine: gli attori coinvolti potrebbero presto essere molti di più. Ieri, ad esempio, un missile è stato intercettato sopra i cieli di un Paese NATO: la Turchia. Ma se immaginare nuovi scenari geopolitici è complicato, è invece più facile prevedere – almeno nei numeri – cosa potrebbe accadere all’economia. Ed è proprio qui che emerge il punto più preoccupante: a essere a rischio potrebbe essere l’intero sistema economico globale. Ma perché? Ne parlo con Claudio Paudice.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Con il Medio Oriente in fiamme e un’escalation tra Israele e Iran che minaccia di allargarsi, l’Unione Europea resta su posizioni prudenti, limitandosi a “monitorare con attenzione”, nonostante anche Cipro, Stato membro, sia stata colpita. Mentre il conflitto entra nel vivo, Ursula von der Leyen presenta il progetto “Ocean Eyes”, parlando di clima e sostenibilità: temi cruciali, ma in evidente contrasto con l’urgenza del momento. In parallelo, Emmanuel Macron sceglie un registro opposto: dalla base nucleare di Île Longue evoca sicurezza, deterrenza e strategia militare. Ma perché? Ne parlo con Angela Mauro.See omnystudio.com/listener for privacy information.
L’Iran ha costruito nel tempo un sistema politico pensato per resistere a uno scontro considerato inevitabile, preparando non solo la difesa militare ma soprattutto la continuità del potere. L’autorità non è concentrata in un solo leader, ma distribuita attraverso strutture istituzionali capaci di funzionare anche dopo eventuali decapitazioni ai vertici. L’eliminazione di Ali Khamenei rappresenterebbe quindi soprattutto un colpo simbolico, più devastante per l’immagine che per la stabilità reale del regime. I Pasdaran mantengono infatti un controllo capillare dello Stato e della società, garantendo sopravvivenza politica anche sotto pressione interna ed esterna. Le bombe di Stati Uniti e Iran, dicono gli analisti, non basteranno a provocare una rivolta decisiva. Ma perché? Ne parlo con Claudio Cerasa.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Dopo settimane di tensioni crescenti, i negoziati tra Stati Uniti e Iran tenutisi in Svizzera si erano conclusi senza alcun accordo. Le trattative sul programma di arricchimento dell’uranio erano entrate in una fase di stallo irreversibile, mentre le dichiarazioni sempre più dure di Donald Trump lasciavano presagire un’escalation imminente. Washington chiedeva concessioni decisive; Teheran rifiutava di arretrare. Un nuovo incontro diplomatico sembrava ancora possibile, ma dietro le quinte prendeva forma un’altra scelta. La via militare. Nel giro di poche ore, Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco coordinato contro obiettivi strategici iraniani, trasformando una crisi diplomatica in un conflitto aperto. Ma perché? Ne parlo con Sharon Nizza.See omnystudio.com/listener for privacy information.
L’Afghanistan è noto come “cimitero degli imperi” perché nessuna potenza straniera è mai riuscita a controllarlo stabilmente nel lungo periodo. Geografia impervia e frammentazione etnica hanno reso il Paese difficilmente governabile. Allo stesso tempo, la sua posizione strategica e le ingenti risorse naturali continuano ad attirare interessi regionali e globali. Dopo il ritorno al potere dei Talebani nel 2021, le tensioni non sono terminate ma si sono trasformate in nuove dinamiche regionali. Oggi riemerge un nuovo possibile conflitto. Il Pakistan, nella notte tra giovedì e venerdì, ha bombardato l’Afghanistan. Ma perché? Ne parlo con Edoardo Buffoni.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Negli ultimi anni la gig economy ha trasformato il mercato del lavoro, diffondendo occupazioni temporanee gestite tramite piattaforme digitali. Nelle città italiane questa realtà è rappresentata soprattutto dai rider, spesso privi di contratti e tutele tradizionali. Molti lavorano quasi ogni giorno per compensi molto bassi, insufficienti a sostenere il costo della vita urbana. Una condizione rimasta a lungo ai margini del dibattito pubblico, nonostante il crescente numero di lavoratori coinvolti. Recentemente però Glovo e Deliveroo, due importanti piattaforme del settore, sono state poste sotto controllo giudiziario. Ma perché? Ne parlo con Filippo Santelli.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Donald Trump ha tenuto il tradizionale discorso sullo Stato dell’Unione in un clima politico e internazionale particolarmente teso, che ha reso difficile ogni intento di ricucitura nazionale. La Corte Suprema ha bocciato la sua politica dei dazi, imponendo di riaprire negoziati e ridimensionando la sua forza negoziale. Intanto, inflazione e segnali di rallentamento dell’occupazione alimentano l’incertezza economica. In questo contesto, il presidente ha parlato per quasi due ore, alternando rivendicazioni e affermazioni spesso inesatte. Ma perché? Ne parlo con Mario Del Pero.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Il 26 gennaio, a Rogoredo, quartiere nella periferia di Milano, un agente di polizia ha ucciso il ventottenne Abderrahim Mansouri, sostenendo di aver reagito alla minaccia di una pistola poi risultata a salve. Nei giorni successivi, però, la sua versione è apparsa fragile e non del tutto coerente con gli esiti delle prime indagini, che suggerirebbero una dinamica diversa. La procura ipotizza inoltre ritardi nei soccorsi e la possibile messa in scena di una minaccia inesistente. L’agente è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario, e il caso ha riacceso il dibattito sullo scudo penale per le forze dell’ordine. Una misura che, comunque, non avrebbe rappresentato un salvacondotto automatico neppure in questa vicenda. Ma perché? Ne parlo con Edoardo Orlandi.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Il 24 febbraio 2022 l’invasione russa dell’Ucraina ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa, smentendo ogni rassicurazione e aprendo una crisi che molti credevano sarebbe durata poche settimane. Kiev ha resistito, il conflitto si è trasformato in una guerra di logoramento e il Paese oggi appare diviso tra fronte orientale, capitale fragile e ovest intransigente. Intanto governi, equilibri e priorità internazionali sono cambiati, ma la guerra è ancora lì, senza una vera soluzione negoziale. Dopo quattro anni di costi enormi e risultati incerti, la pace non sembra ancora vicina. Ma perché? Ne parlo con Gianluca Pastori.See omnystudio.com/listener for privacy information.





Scusa.. ma non consideri che anche fare sciopero di lunedì vuol dire fare il weekend lungo? 🤔
Podcast interessante, garbato, documentato e facilmente fruibile. Ormai il servizio pubblico lo fanno queste realtà