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Personaggi di Napoli
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Personaggi di Napoli

Author: Loquis

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Napoli è una città con una cultura e una storia ricchissima. La sua storia è fatta di donne e uomini che l'hanno resa famosa in tutto il mondo. Scopri con Loquis i personaggi illustri della città ai piedi del Vesuvio!
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Ciro Capriello, in arte Ciro Priello è un attore, autore e comico italiano nato a Napoli il 12 marzo del 1986. E’ uno dei componenti del celebre gruppo comico The Jackal. Si è fatto conoscere anche per esser stato il vincitore della trasmissione di successo LOL - Chi ride è fuori. Appassionato d’arte sin da bambino si esercitava con i balli latinoamericani con i genitori, e per ore copiava i balletti di Michael Jackson. Dall'età di 11 anni ha studiato a Fuorigrotta con Carmen Russo ed Enzo Paolo Turchi: dei quali è diventato uno dei loro primi ballerini. Nel 2004, a 18 anni, ha provato anche con uno dei primi talent show ,"Saranno famosi"., arrivando in semifinale in tv, ma non fu poi ammesso. Dopo questo brutto colpo studiò recitazione al teatro Elicantropo, ma l'idea del ballo non lo lasciava: partecipò infatti alle coreografie de "La cantata dei pastori" con Peppe Barra. Come emerge nei suoi video con i The Jackal, ha un rapporto d’amore appassionato con Napoli: “Voglio pensare che Napoli sia bella non perché straordinaria, ma per il frutto del buon lavoro e dell'impegno delle persone che la abitano. Non nascondo che l'idea di andarcene ci ha stuzzicato, agli inizi, anche sul piano personale, ma poi ho deciso di restare qui. Quando si decide di rimanere, si rimane con un'idea. Ma anche per partire ce ne vuole una. Non puoi partire solo per partire o restare, perché altrimenti sei un vigliacco.”
E' stato un geologo, sismologo e vulcanologo. Nacque nel 1850 a Milano. La cattedra in sismologia e vulcanologia all’Università di Napoli, conseguita nel 1892, gli fornì l’occasione ideale per applicare i suoi studi sul campo, in una delle aree sismicamente più attive della penisola. Già prima di arrivare a Napoli come docente, Mercalli aveva studiato fenomeni come il terremoto che distrusse Casamicciola, a Ischia, e i vulcani italiani, con maggior attenzione al Vesuvio e a Stromboli. Oltre alla cattedra all’università, lo studioso insegnò anche come Professore Reggente al Liceo Vittorio Emanuele di Napoli, dove ebbe come studente Giuseppe Moscati, futuro medico e santo. Nel 1911 divenne direttore dell’Osservatorio Vesuviano. Qui Mercalli cambiò radicalmente il metodo di ricerca e controllo del vulcano. Morì tragicamente a 64 anni il 19 marzo del 1914, casualmente il giorno del suo onomastico. Avrebbe inavvertitamente fatto cadere una lampada a olio accesa: una sbadataggine che causò un incendio che lo uccise e distrusse il suo appartamento a Napoli, in via Sapienza 23. Per alcuni non fu un incidente, ma una rapina finita male e, quindi, l’incendio fu un modo per cancellare ogni prova.
E' stato un cantante, vero ed autentico ambasciatore della canzone napoletana nel mondo. Nato a Montella, in Irpinia, il 23 Settembre 1923, morì l’11 marzo 2005 a Napoli, in quella che era diventata la sua città e il suo palcoscenico più importante, e dove ogni sabato nel proprio ristorante, ‘A canzuncella, a Santa Maria la Nova, attirava tantissimi napoletani e turisti esibendosi in cene spettacolo. Appartenente ad una famiglia di costruttori benestanti, la sua carriera musicale fu dovuta principalmente alla passione e alla fortuna: nel 1951, infatti, vinse un concorso canoro che lo spinse ad abbandonare la carriera da ingegnere, il trampolino di lancio verso il successo che non avrebbe tardato a giungere. Nel 1956 uscì la sua hit forse più celebre, Guaglione, che travalicò i confini prima napoletani e poi italiani per affermarsi in tutta Europa, nelle Americhe e in Giappone. Molto amato anche a Napoli, registrò ben 5 bis a Porta Capuana per ‘O Scapricciatiello. Per quasi 4 anni, dal 16 novembre 1970 al primo agosto 1974, è stato consigliere al comune di Napoli con delega alle Arti e allo Spettacolo, ambito in cui si è cimentato come scrittore pubblicando un libro di fiabe e leggende napoletane e una grammatica della Lingua Napoletana.
Nacque il 27 Marzo 1898 a Napoli, nel quartiere Chiaja, ed era figlia illegittima di Eduardo Scarpetta, il padre del Teatro Napoletano moderno, sorella maggiore di Eduardo e Peppino. Come i suoi fratelli, prese confidenza con il palcoscenico sin da bambina, interpretando quei piccoli ruoli che tutti i piccoli attori avevano e avrebbero continuato a svolgere per svezzarsi e condurre, da grandi, la carriera di attore. Prima del successo lavorò per varie compagnie, fino a quando, a 31 anni, iniziò a recitare al Teatro Nuovo di Napoli insieme a Totò, e a quando nel 1931 fondò insieme ai fratelli il Teatro Umoristico “I De Filippo”, che debuttò a Natale proprio con “Natale in casa Cupiello”. Titina rappresentò l’amore e il dolore di Napoli. “Filumena Marturano”, secondo il racconto di Eduardo, fu scritta in un impeto di creatività che non gli consentiva di riposarsi neppure di notte, impiegando così solamente tre giorni alla sua stesura, e fu scritta per lei, per Titina, la quale scoppiò in lacrime alla lettura della commedia. In quel ruolo, in quella storia commovente e struggente che ha come modello un fatto reale, Titina mise tutta sé stessa e tutti i suoi sentimenti, tanto da risultare inarrivabile pure in confronto alle successive e notevolissime interpretazioni di Pupella Maggio, Regina Bianchi e Sophia Loren.
E' stata una nobile, nota per la tragica morte che ha ispirato numerose opere letterarie e teatrali, come La duchessa d’Amalfi di John Webster. Nipote del re di Napoli Ferrante I, Giovanna era figlia dello sfortunato Enrico d'Aragona e nacque a Napoli nel 1477. Nel 1497 andò in sposa al secondo duca di Amalfi don Alfonso Todeschini Piccolomini, di cui rimase vedova poco tempo dopo il matrimonio. L'aiuto nell'amministrazione dei suoi beni, prestatole dal maggiordomo di corte, il patrizio napoletano Antonio Beccadelli di Bologna, si trasformò in un legame affettivo: i due si sposarono clandestinamente ed ebbero due figli. La notizia del matrimonio venne tuttavia conosciuta dal fratello di Giovanna, il cardinale Luigi d'Aragona, il quale, disapprovando il legame per motivi di rango sociale, fece uccidere Giovanna e i suoi tre figli, secondo la tradizione dopo averli fatti rinchiudere nella torre dello Ziro di Amalfi, il maschio del castello di Scalella in Pontone, contrada della città di Scala, dominante sulle confinanti città di Amalfi e Atrani; fece inoltre assassinare, pugnalato a morte da sicari, lo sposo morganatico che era riuscito a espatriare nel ducato di Milano.
E' avvocato penalista esperta in diritto di famiglia con alle spalle oltre trent’anni di esperienza giudiziaria, una donna che ha sempre coniugato l’impegno professionale con quello sociale e politico. Nata ad Agerola, un comune sparso dove ha vissuto fino ai diciotto anni, è figlia di contadini colti e ultima di sei fratelli. Dopo aver frequentato il liceo classico, tra l’altro vincendo nel 1968 il premio Amalfi conferitole da Salvatore Quasimodo con una composizione sui poeti ermetici, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza. Tra una miriade di casi impossibili, le è passata tra le mani la più epocale rivoluzione dei diritti civili: il femminismo, il referendum per l'aborto e per il divorzio, i primi processi per violenza sessuale. Anni passati a lottare più che negli uffici di via Marina, e poi nello studio associato di via Roma con gli avvocati, per le strade, nei vicoli, a incontrare le donne, i detenuti di Soccorso Rosso, i senzatetto, i bambini. Anni che Elena ricorda con un bagliore speciale nello sguardo, come di chi ha attraversato un ciclone e ancora ne porta i segni.
A Napoli era popolare quasi quanto san Gennaro. Secondo la tradizione, Agrippino fu il sesto vescovo della diocesi partenopea, e uno scrittore del IX secolo lo elogia così: «Innamorato della patria, difensore della città, egli non cessa di pregare ogni giorno per noi, suoi servitori». Di lui non ci sono molte notizie. Visse alla fine del III secolo, e la traslazione delle reliquie avvenne nella cosiddetta Stefania, cioè nella chiesa costruita nella Napoli del V secolo per far posto alla nuova cattedrale. In precedenza le reliquie di sant'Agrippino avevano riposato nelle catacombe di san Gennaro. Furono ritrovate dal cardinale Spinelli nel 1774. Reliquie incerte, che soltanto un più approfondito esame o nuovi documenti potranno far assegnare con certezza al Vescovo Agrippino, Pastore di incerta santità, un tempo venerato quasi alla pari con San Gennaro, perché innamorato della sua città e protettore del popolo napoletano. Oggi è venerato nel popolare e devoto rione Sanità, nella più antica aula di culto, il vestibolo inferiore delle catacombe di san Gennaro.
E' probabilmente l’esponente di punta della nuova generazione di comici napoletani. A meno di 45 anni la sua biografia lo vede protagonista già di 4 film come regista, circa una decina come attore, più diversi spettacoli teatrali. Non tutti sanno però che all’anagrafe è in realtà Alessandro Esposito, nato a Napoli il 17 settembre 1975 e che per la carriera artistica ha scelto come cognome d’arte quello del giornalista napoletano Giancarlo Siani. L’attore si è formato nello storico locale “Tunnel Cabaret“, nei pressi del monastero di Santa Chiara, ed è sbarcato in TV nel 1998 con la trasmissione televisiva locale “Telegaribaldi”. Ha partecipato in seguito ad un altro programma campano, Pirati, condotto da Biagio Izzo, e nel 2002 è approdato a Telecapri presentando, insieme ad Alan De Luca, il Maradona Show. Ma è dal 2003 che la sua ascesa supera i confini regionali, diventando star a livello nazionale. Alessandro Siani è stato spesso accostato a Massimo Troisi, per la sua napoletanità, la verbosità, per la sua verve comica e scanzonata. È stato, tuttavia, lo stesso Siani a prendere le distanze da Troisi, con una battuta che conferma tutta la sua semplicità: “Massimo è semplicemente Dio, io sono solo un chierichetto”, ha sottolineato in un’intervista.
Nato ad Afragola, il 20 marzo 1947, il suo impegno politico lo accompagna dall’adolescenza: si è iscritto alla Federazione giovanile del Partito Comunista Italiano a 15 anni. Deputato del Pci dal 1987, nel 1993 viene eletto sindaco di Napoli, e viene poi rieletto nel 1997. «La situazione in città era gravissima», dichiara Bassolino in un’intervista, riferendosi al periodo precedente alla sua nomina del 1993, «Con problemi che, più che di ordine pubblico, potevano definirsi di ordine civile. Il latte locale aveva un colore strano, l’acqua non c’era quasi mai, la città era buia, senza illuminazioni. Tangentopoli aveva travolto chiunque. Era chiaro a tutti che lo sbocco di quella crisi sarebbe stato radicale. A destra o sinistra, ma radicale». Il periodo in cui governò Bassolino venne soprannominato dalla stampa "Rinascimento Napoletano”. Con il Piano Comunale Trasporti nella Linea 1 della metropolitana di Napoli venne inaugurato il tratto in viadotto tra Colli Aminei-Piscinola. Tra il 1996 e il 2000 aprono i cantieri per Materdei a Dante e Dante a Garibaldi, unendo in un unico anello la metropolitana. Vengono inoltre pedonalizzate le principali vie commerciali della città e Piazza del Plebiscito, e viene potenziato il Maggio dei monumenti. Nel 2013 Bassolino ha scritto il libro Le Dolomiti di Napoli, un viaggio dentro sé stesso di un uomo controverso, a tutt'oggi molto criticato ma anche molto amato.
Nasce a Roma il 24 maggio del 1949 da famiglia di origini campane. È infatti figlio di Luigi e nipote del grande Dino De Laurentiis, entrambi produttori cinematografici originari di Torre Annunziata. È titolare della Filmauro, società cinematografica italiana e internazionale fondata con il padre Luigi nel 1975 ed è presidente dal 2004 della società calcistica Napoli, che rileva dal fallimento e riparte dalla serie C. Inizia con la denominazione Napoli Soccer per i primi due anni per poi riprendere il titolo SSC Napoli dopo la promozione in serie B. Nella storia da presidente del Napoli ha vinto due coppe Italia e 1 supercoppa Italiana e ha sfiorato due scudetti. Come presidente è stato capace di mettere insieme una squadra giovane e competitiva, pronta a rinnovarsi di anno in anno, in grado di assorbire le partenze di campioni affermati con l’inserimento di giocatori giovani e determinati. Un Presidente logorroico, spesso contraddittorio e irritante, insensibile alle richieste della piazza, ma con in testa uno schema che nel tempo si è rivelato fruttuoso.
Nasce a Ruvo del Monte l’8 maggio 1949. Trasferitosi giovanissimo a Salerno, si diploma al Liceo ginnasio Torquato Tasso e poi si iscrive alla facoltà di medicina dell’Università di Napoli ma presto abbandona gli studi medici e consegue la laurea in filosofia all’Università degli Studi di Salerno. Negli anni in cui De Luca insegna, è chiamato "il professore" e poi "Pol Pot" per il suo carattere non facile. Animato da una forte passione politica sin da adolescente, aderisce al Partito Comunista Italiano dedicandosi alle problematiche del comparto agricolo della sua provincia. In seguito, viene nominato segretario provinciale del PCI e poi del Partito Democratico della Sinistra. Eletto quattro volte sindaco di Salerno, viene riconosciuto come il più amato d’Italia anche per la trasformazione urbanistica che ha saputo avviare e che ha visto coinvolte grandi firme del settore, come Santiago Calatrava per il Marina d’Arechi Village, Zaha Hadid per la Stazione Marittima, Ricardo Bofill per Crescent e Piazza della Libertà, Oriol Bohigas nel Piano Urbanistico Comunale e David Chipperfield per la Cittadella Giudiziaria. Nel 2015 è stato eletto presidente della Regione Campania ed è oggi uno dei governatori più discussi e seguiti della penisola.
L’avventura napoletana del poeta inizia il 2 ottobre 1833 quando, insieme all’inseparabile amico Ranieri, va ad abitare in Via San Mattia 88. I due restano in questo appartamento per soli due mesi, poi si trasferiscono in uno più ampio in via Santa Maria Ogni Bene 35: una casa alle pendici della collina del Vomero, ambiente e clima ideale per la salute di Giacomo. Il 9 maggio del 1835 si trasferiscono in vico Pero 2, lungo via Santa Teresa degli Scalzi, sua ultima dimora napoletana. Ma il poeta trascorre diversi mesi anche nella villa di Giuseppe Ferrigno, giurista e cognato di Ranieri, a Torre del Greco. Di sicuro qui scrisse La ginestra o il fiore del deserto, infatti la villa Carafa-Ferrigno oggi è diventata Villa delle Ginestre. Sulla sua morte, avvenuta nella casa di vico Pero, aleggia un mistero molto fitto. È un mistero persino il luogo della sua sepoltura. Ranieri disse di averlo sepolto nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta. Ma le ossa rinvenute in quel luogo e traslate al Parco Vergiliano, dove si trova anche la tomba di Virgilio, appartengono a più persone e manca il cranio. In realtà si sospetta che i resti mortali di Giacomo Leopardi si trovino nel grande ossario del cimitero delle Fontanelle di Napoli, nel quartiere Sanità. Questo perché il poeta morì durante un’epidemia di colera.
E' un economista, attuale Governatore della Banca d'Italia, carica che ricopre dal 1º novembre 2011 a seguito delle dimissioni di Mario Draghi, divenuto Presidente della Banca centrale europea. È nato a Napoli il 21 novembre 1949 e ha studiato a Roma. Nell’Aula Magna del Centro congressi dell’Università Federico II di via Partenope 36, si è svolta la cerimonia della Laurea Honoris Causa in Scienze Statistiche per le Decisioni, conferitagli per i suoi meriti nella costruzione del modello econometrico della Banca d’Italia e nello sviluppo di studi e ricerche ad alto impatto statistico ed econometrico. Il governatore ha proposto Napoli come sede del vertice Bce: “Abbiamo un problema di istruzione, rispetto delle regole, criminalità. Difficoltà ambientali”, ha commentato Visco, “E tutto questo insieme non si risolve con la politica monetaria”. A un giovane che stava valutando se partecipare alla protesta contro la Bce, come riportato anche in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno, Visco direbbe che “è molto importante investire in sé stessi e studiare”. I ragazzi devono chiedere rispetto della legge e “una forte azione contro la criminalità organizzata, contro i veleni della Terra dei Fuochi” ha concluso il governatore napoletano.
E' un musicista, arrangiatore, direttore d'orchestra, compositore e personaggio televisivo. Beppe è nato a Napoli nel 1956. Compie i suoi primi passi nel mondo della musica nella sua città, dove realizza dischi per cantanti come Buonocore, Bennato, Di Capri, Gagliardi e Sastri. Poco dopo comincia una fertile collaborazione con Gino Paoli. Parallelamente, nel 1975 esordisce nel gruppo dei Trettré, un trio di attori comici e cabarettisti napoletani, suonando chitarra e pianoforte. Tuttavia alcuni anni dopo decide di voler proseguire a tempo pieno il suo percorso di musicista e lascia quindi il gruppo. Beppe ha inoltre scritto il libro La musica fa crescere i pomodori. Il suono, le piante e Mozart: la mia vita in ascolto dell'armonia naturale, a metà tra l’autobiografia e il saggio, in cui Napoli è protagonista: dall’infanzia a Cavalleggeri d’Aosta (quartiere di origine che il Maestro condivide con Carotenuto) e Bagnoli, fino alla parabola musicale, passando per gli studi in architettura abbandonati per inseguire un proprio sogno, spalleggiato dal padre. E ancora il suo rapporto con il fratello Pasquale (che ascoltava di nascosto mentre suonava e cantava), e con grandi della musica come Peppino Gagliardi, che cita più volte ricordandone gli insegnamenti. Al Conservatorio entrava da “uditore abusivo, ma autorizzato”, come dice lui stesso e chiosa: “A Napoli la musica nell’aria fa crescere musicisti”.
E' stata una critica d'arte, saggista e curatrice d'arte. Nacque a Napoli il 5 marzo 1936 dove fu cresciuta dai nonni che la sottrassero alla madre, da loro considerata di origini troppo umili. Qui frequentò il Liceo Umberto I. Si iscrisse poi alla Facoltà di Filosofia, che lasciò all'età di 19 anni per iniziare a scrivere su testate locali. Lea si sposò giovanissima con Adamo Vergine, di cui mantenne il cognome anche dopo la separazione, iniziando quindi la carriera di critico d'arte. Entrò spesso in conflitto con un'impostazione ancora profondamente maschilista della società e del mondo dell'arte. Durante una conferenza all'Accademia di belle arti di Napoli, un giornalista de L’Unità scriveva che "la gente è venuta per vederle le gambe non per ascoltare la giovane critica d’arte", mentre per la mostra napoletana di Lucio Fontana del 1963, Luigi Compagnone la accusò di perversione sessuale per aver parlato di "buchi" riferendosi all'opera dell'artista. In entrambi i casi Lea Vergine portò in tribunale i giornalisti, vincendo poi la causa. Nel 1964 Lea Vergine venne invitata da Giulio Carlo Argan alla progettazione della rivista d'avanguardia Linea Struttura, in cui era coinvolto anche Enzo Mari. In questo periodo si occupò soprattutto delle avanguardie dell'arte programmata e dell'arte cinetica. Nel 1968 Vergine e Mari decisero di lasciare Napoli per Milano.
E' un giornalista e conduttore televisivo, vicedirettore di Rai Sport dal gennaio 2019. Enrico nasce a Napoli nel 1960 e qui diventa giornalista professionista nel 1985, alternando lo studio universitario al lavoro di redattore presso Il Mattino. Nel 1986 approda alla sede Rai di Napoli, collaborando con il Tg regionale, e poi a quella di Roma. Nel 2011 ha pubblicato il libro Napoli 8 e 1/2, dedicato agli 85 anni di rapporto tra la città e la squadra di calcio partenopea, formazione della quale è tifoso. Il volume comprende anche un dvd con interviste a tifosi azzurri illustri come il cardinal Sepe, il sindaco de Magistris, Antonio Ghirelli, Massimo Ranieri, Erri de Luca, Luis Vinicio, Ciro Ferrara, oltre a Cavani, Mazzarri e De Laurentiis. Grande tifoso del Napoli, come accennato, non perde mai un solo minuto per seguire, anche a distanza, la sua squadra del cuore. Due i riconoscimenti più prestigiosi: nel 2003 quando vinse il Premio Penisola Sorrentina “Arturo Esposito” e nel 2010 quando ad Ischia venne riconosciuto come grande giornalista televisivo.
E' stato un architetto, insegnante e teorico italiano. Fu principalmente attivo nella città partenopea, dove nacque nel 1794. È stato direttore dell'Accademia di belle arti di Napoli dal 1849. Tra le sue opere, classicheggianti, le più notevoli sono il palazzo Acton, oggi Pignatelli di Monteleone, che si affaccia sulla Riviera di Chiaia, una delle location più affascinanti di Napoli. La struttura, fra gli esempi maggiormente riusciti di Stile Neoclassico presenti a Napoli, ospita attualmente il Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortes e l’omonimo Museo delle Carrozze che vanta diversi esemplari di vetture ed accessori annessi di fine Ottocento realizzati, per lo più, a Parigi, Londra e, ovviamente, nell’ex Capitale del Regno delle Due Sicilie. Lo straordinario Giardino all’Inglese che caratterizza la Dimora presenta al suo interno specie vegetali di rara bellezza. Valente lavorò anche al palazzo de Rosa e al progetto per la chiesa di S. Francesco di Paola, a Napoli; al cimitero di Aversa, alla chiesa di S. Antonio a Caserta, e al Teatro Civico di Messina.
E' un cantautore. È divenuto famoso per la composizione di canzoni parodistiche (fino al 2004 in napoletano, poi in italiano), che spesso prendono in giro la "tamarraggine”. Enzo Sarnelli cresce al Rione Alto, dove non sei “né carne né pesce”, né un altolocato del Vomero, né un popolano di “abbasc’ Napule”. Questo gli ha permesso di notare le differenze, le inflessioni dialettali di quartiere in quartiere di Napoli, di provincia in provincia, e rappresentarle con maestria. Ha racconta in un’intervista il rapporto con suo padre Egisto, che è stato un noto cantante e chitarrista napoletano: «ho avuto tanti conflitti con mio padre, che era un cultore della musica napoletana classica e per questo ho vissuto un rapporto molto conflittuale con lui, il quale non accettava che io rovinassi la tradizione della musica da lui tanto amata. Purtroppo a Napoli, artisticamente parlando, abbiamo una paura enorme di confrontarci con i mostri sacri, come Eduardo, Totò, Di Giacomo, ma bisogna continuare a scrivere, parlare del proprio tempo. I Maestri sono belli finché insegnano e si deve sempre provare a superarli». Tony si vede come continuatore di quel filone umoristico della macchietta napoletana di cui Pisano-Cioffi furono i precursori e che si era fermato a Renato Carosone. Un napoletano fiero delle sue origini e di quella stessa napoletanità che è oggetto ma al tempo stesso soggetto delle sue canzoni.
E' uno scrittore, sceneggiatore e insegnante, nato a Napoli nel 1943. Scherzetto, un romanzo breve del 2016 ambientato a Napoli, racconta il ritorno di un vecchio disegnatore di fama, costretto da sua figlia a badare al nipotino di quattro anni. Una tre giorni durante la quale l’uomo scruterà i fantasmi del passato, un romanzo dolente che si riallaccia a quel Via Gemito, sempre ambientato a Napoli, con cui nel 2001 Starnone vinse il Premio Strega. «Provo a raccontare il sentimento che oggi ho di Napoli attraverso la casa dove Betta, la figlia di Mallarico, abita con suo marito e suo figlio», spiega lo scrittore, «L’appartamento di piazza Garibaldi è insieme sia la casa della memoria – dove Mallarico ha vissuto da ragazzo, tra gli anni ’50 e ’60 - sia la casa ristrutturata dalla giovane coppia. Sono due topografie che confliggono e tuttavia convivono. Caratteristiche non diverse ha lo scorcio di città dentro cui si muovono nonno e nipote: c’è la Napoli ipermoderna della nuova metropolitana, che il piccolo Mario considera una sorta di Disneyland, e c’è la città di Mallarico adolescente, che si allarga verso Sant’Anna alle Paludi, il Mercato o il Lavinaio».
E' un regista teatrale, nato a Napoli nel 1967. Pierpaolo comincia a lavorare come aiuto regia di Giancarlo Sepe con lo spettacolo Processo a Gesù di Diego Fabbri. Nel 1991 parte la sua attività di regista teatrale e da allora firma oltre sessanta regie. Nel 1997 inizia la sua collaborazione con il Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, con il quale ha messo in scena numerose produzioni tra le quali Finale Di Partita di Samuel Beckett e 4.48 Psychosis di Sarah Kane. Nel 2015 torna a lavorare sul teatro di Sarah Kane mettendo in scena Crave al Napoli Teatro Festival. Nel 2020 ha portato al Teatro Mercadante lo spettacolo Eden, di Fabio Pisano, il giovane drammaturgo napoletano recentemente insignito del “Premio Hystrio, scritture di scena”. Ha poi diretto Le signorine interpretate da Isa Danieli e Giuliana De Sio: in una piccola storica merceria in un vicolo di Napoli, ormai circondata da empori cinesi e fast food mediorientali, Addolorata e Rosaria passano gran parte della loro giornata, per poi tornare nel loro modesto, ma dignitoso appartamento poco lontano. Una vita scandita dalla monotona, ma rassicurante ripetizione degli avvenimenti sullo sfondo della colorata città partenopea.
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