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Napoli parla Cinema
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Napoli parla Cinema

Author: Loquis

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Napoli è la location perfetta per stimolare l'immaginazione delle persone. Molti autori e registi hanno creato emozioni girando tra i suoi vicoli, sorvolando i suoi panorami e arricchendo di bellezza, potenza narrativa e contenuto film memorabili. Una città potente, piena di sfaccettature e contraddizioni. Ecco a voi una carrellata dei film più importanti girati a Napoli
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44 Episodes
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La storica Piazza San Domenico Maggiore è il set cinematografico del celebre film di Roberto Rossellini. Il centro della piazza è gremito di scugnizzi e sfaccendati nell’episodio napoletano. Uno scugnizzo conosce un soldato americano di colore e gli ruba un paio di scarpe. Qualche giorno dopo, il militare ritrova il ragazzino e si fa accompagnare a casa sua per riprendersi le scarpe. Qui si rende conto della miseria in cui vive il bambino e alla fine desiste dal suo scopo. Piazza San Domenico Maggiore, voluta da Alfonso I, è una delle piazze più conosciute e frequentate di Napoli. Prende il nome dall’omonima chiesa, di cui si ammira l’alta abside poligonale che termina con una cornice merlata. Al centro della piazza, svetta la guglia di San Domenico, eretta per voto popolare durante la peste del 1656. La piazza è circondata da palazzi storici come il palazzo di Sangro di Casacalenda, il palazzo Petrucci, il palazzo di Sangro e il palazzo Saluzzo di Corigliano, sede dell’Università “L’Orientale”.
Anna Ruotolo è un'ignava: da bambina era spigliata e coraggiosa, ma adesso no. Ha una vita grigia e, solo a volte, "a colori", come quando guarda dalla terrazza di casa sua che si affaccia sul mare. Il riscatto arriva quando Anna inizia a lavorare come gobbista per una fiction locale, con protagonista il vanesio Michele Migliaccio, di cui subisce il fascino fin da subito. La chiesa dove la madre di Anna si reca con la figlia per andare a ringraziare il "teschio Feliciello" per il posto di lavoro ottenuto è la Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco detta anche la chiesa delle "capuzzelle", in via Tribunali. In questo film, Anna è Napoli, capace di fingere di non vedere (per quieto vivere) il marciume morale che la circonda e che rischia di sommergerla, ma anche capace di serietà, di slanci, di disponibilità al sacrificio e bisognosa di una comprensione difficile da trovare. Gaudino affida alle poderose spalle interpretative di Valeria Golino le innumerevoli sfaccettature di una persona che rappresenta la città e fa correre il pensiero a una 'grande' del cinema come Anna Magnani.
La strada dove il cocchiere, con Maggie e Jack, chiede di Don Vincenzo 'o fenomeno (Totò) e gli rispondono che temporaneamente si è trasferito a Poggioreale è via Santa Maria Ogni Bene a Napoli. Una curiosità rispetto al film: al minuto 58.00 Don Vincenzo segue con i carcerati il quattordicesimo festival della canzone napoletana, che si tenne a Napoli dal 15 al 17 settembre 1966. Siamo nel momento in cui Dudù (Nino Taranto) sta mettendo a segno lo scasso insieme ai colleghi. Primo ad apparire in tv è Peppino Di Capri, che esegue il brano "Ce vò tiempo" (presentato da Pippo Baudo), ma ciò non è verosimile perché il cantante non arrivò in finale: eppure si tratta proprio dell'ultima puntata del Festival poiché, al minuto 1:18.00 circa il Barone urla (correttamente) "Ha vinto Sergio Bruni!". Il film racconta che, mentre il festival napoletano è in corso, tre ladruncoli rubano il tesoro di San Gennaro. Con la collaborazione dello stesso Manfredi alla sceneggiatura, insieme a Ennio De Concini e Adriano Baracco, Dino Risi rimette in funzione la struttura di I soliti ignoti, a partire dalla presenza, quasi fosse una benedizione, di Totò nel ruolo del vecchio ladro esperto che agisce dietro le quinte.
La sede del Comune da dove il consigliere comunale dell'opposizione De Vita (Carlo Fermariello) sta uscendo, dopo aver aspramente dibattuto in consiglio contro la speculazione edilizia è in piazza Municipio a Napoli, sede reale del Comune. La sala del Consiglio Comunale sta nella Sala dei Baroni, storica sede del Consiglio all'interno del Maschio Angioino sempre a Piazza Municipio. Il film del 1963 diretto da Francesco Rosi è una spietata denuncia della corruzione e della speculazione edilizia dell'Italia degli anni sessanta. Significativa è la didascalia del film che recita: «I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce.» Rosi non fa un 'film di denuncia', va oltre. Sceglie un taglio da "cinema verité" quando riprende le sedute del Consiglio comunale offrendoci dei totali di un'aula in cui ci si prepara a una lotta di tutti contro tutti. Da questo magma fa emergere delle figure che sono rappresentative di posizioni e di interessi diversi che finiscono con il ruotare attorno a Nottola (interpretato da un Rod Steiger che domina l'inquadratura).
Il castello abbandonato dove viene commesso il primo omicidio (che sarà scoperto alla fine del film) e il giardino all'interno del quale il Maestro Raffaele Capece, alias Marcello Mastroianni, viene inseguito da un cane senza una zampa si trovano a Napoli in Via Tasso 615. Si tratta di una palazzina in stile liberty costruita da Adolfo Avena nella prima metà del '900 ed è stata effettivamente abbandonata per anni (si favoleggiava che ci fossero i fantasmi) per poi essere totalmente ristrutturata nei primi anni '90; ribattezzata "Corte dei Leoni", è oggi una rinomata villa per ricevimenti. Nel film di Sergio Corbucci, Raffaele Capece, afflitto da una zoppia dovuta ad una poliomielite contratta in infanzia, è un professore di mandolino e incallito giocatore di lotto. Per saldare l'ennesimo debito è chiamato a fare una serenata sotto un balcone. Da qui in avanti Raffaele viene coinvolto in una scia di delitti che hanno come filo rosso la musica, i ricordi della guerra e un'enorme somma di denaro.
Una commedia fantastica che si spinge oltre i limiti del reale, interpretata e diretta nel 2019 da Alessandro Siani, due anni dopo il suo Mister Felicità… e ambientata naturalmente a Napoli, con quel misto di "guasconeria" partenopea e buonismo da grande pubblico. Arturo Meraviglia, un impresario teatrale in difficoltà, deve improvvisamente prendersi cura di Gioele e Rebecca, due bambini ricevuti "in eredità" da un vecchio zio. Quando si accorge che Gioele è dotato di superpoteri, Arturo intuisce che potrebbe rivelarsi la carta vincente per evitare un imminente tracollo. Da qui le peripezie… Il luogo dove Flavia porta in gita a divertirsi Gioele e Rebecca è la Città della Scienza in via Coroglio 57/104. Il Science Centre di Città della Scienza è un importante strumento di educazione e diffusione della cultura scientifica attraverso mostre, incontri con scienziati, campagne e attività di promozione della scienza e della tecnologia, ma anche di divertimento intelligente per tutta la famiglia. Ed è anche il primo museo scientifico interattivo italiano.
Il palazzo dove abita Fortunato Cipolletta, il maggiore dei carabinieri del quale s’infatua Bruno Garramone, si trova in Via Rione Sirignano 5 a Napoli: lo si vede da una scena nella quale viene mostrata una visione d'infilata della strada, con la striscia verde del giardino della Villa Comunale sullo sfondo. Qui Bruno e le sue guardie del corpo, dopo averlo pedinato, si appostano sotto il palazzo di Fortunato e scoprono che è un carabiniere perché uscito dal portone in divisa. Vicino si trova il Palazzo Sirignano, probabilmente il primo palazzo edificato nel borgo Chiaia intorno al 1535 ad opera del marchese della Valle Ferdinando Alarçon, al servizio di Carlo V, che lo lasciò incompleto ma realizzò la famosa torre orientale della facciata che compare in varie incisioni dell’epoca. Fu sede temporanea del viceré di Astorga verso la fine del 600 e poi passò al principe Caracciolo di Torella. Nel 1884 fu acquistato dal principe Giuseppe Caravita di Sirignano che lo fece ristrutturare da Ettore Vitali, il quale vi aggiunse una seconda torre simmetrica alla prima.
Il film di Salemme racconta la storia di un uomo che in seguito ad un trapianto di cornea si vede la vita capovolta: gli occhi che gli sono stati donati, infatti, sono quelli della defunta moglie del maggiore dei carabinieri Fortunato Cipolletta. Dopo questa operazione Bruno, una volta incontrato per caso il maggiore Cipolletta al parco, se ne innamora all'istante… Bruno e Fortunato si incontrano al Parco di Capodimonte, dinanzi la Reggia. E sempre lì, alla fine del film, si svolge il matrimonio di Bruno e Roberta, cerimonia interrotta dall'arrivo a cavallo di Fortunato Cipolletta, il carabiniere del quale Bruno si era infatuato. Il vasto parco, uno dei più grandi d’Italia, viene progettato nel 1734 da Ferdinando Sanfelice, uno dei più grandi architetti del tardobarocco napoletano, che immagina due sezioni distinte per stile e funzione: il giardino vero e proprio nell’area intorno alla Reggia, con ampie aperture panoramiche sul golfo di Napoli, e il bosco per la caccia, disseminato di statue, grotte e costruzioni destinate a usi diversi. Fortunato, dopo aver interrotto il matrimonio di Bruno, scappa con lui a Castel Dell'Ovo.
Il film di Mario Martone, girato nel 1995, racconta di Delia, che vive a Bologna e lavora come disegnatrice di fumetti. Delia torna a casa, a Napoli, per la morte della madre Amalia, avvenuta in circostanze misteriose. Il tentativo di Delia di ricostruire gli eventi diventa di fatto una ricostruzione della sua infanzia. La porta azzurra dove Delia ritrova gli abiti della madre e li indossa e dove ricorda gli avvenimenti che aveva rimosso da tempo è in Via Marino Freccia nel Rione Luzzatti a Napoli. Oggi si riconoscono i tubi a sinistra della porta, a cui è stata tolta la cornice. Il film è la rappresentazione di una Napoli brulicante e viva che ha una forte anima femminile, grazie all’intensa interpretazione di Anna Bonaiuto che riesce a incarnare perfettamente la protagonista del primo romanzo di Elena Ferrante, da cui Martone ha tratto la sua sceneggiatura. Il regista, abbandonata la teatralità del suo film d'esordio, si immerge nelle strade di Napoli, una città che, come la protagonista del film, ha bisogno di tornare alle radici del proprio disagio esistenziale per poter sperare di riprendere a vivere.
Il film di De Sica girato nel 1963 è articolato in tre episodi ambientati in tre grandi città italiane: Napoli, Roma e Milano. Tutti gli episodi sono interpretati da Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Quello intitolato “Adelina” racconta che la protagonista mantiene il marito disoccupato e il figlio con la vendita di sigarette di contrabbando. Una multa non pagata le costerebbe il carcere, che riesce però a rimandare con le gravidanze. Quando non arrivano più figli, Adelina decide di scontare la pena. La scalinata dove la Loren vende le sigarette di contrabbando è quella che incrocia via Giuseppe Piazzi con Vico dei Miracoli (a Napoli, naturalmente). Il portone ad arco è ancora esistente, e a sinistra, incassato nel muro, c’è un altarino dedicato ai santi. Inoltre le tubazioni dell'acqua che lo circondano sono ancora le stesse. Vittorio De Sica ama la città e i suoi abitanti: è affascinato dai napoletani, dalla loro filosofia, dalla loro cordialità, dai loro gesti e comportamenti e le lettere scritte alla figlia Emi ne sono una testimonianza.
Adelina (Sophia Loren) e Carmine (Marcello Mastroianni) abitano in Via Cagnazzi (che nel film risulta Vico Carbone); sullo sfondo dei fotogrammi si vedono la cupola della Chiesa di San Severo alla Sanità - da cui parte la voce che Adelina non andrà in prigione perché incinta - e davanti all'abitazione il Vicoletto Cagnazzi. Poco distante, Pasquale (Aldo Giuffrè) ha il negozietto di fruttivendolo, cioè nello spiazzo fra Via Cagnazzi e Via G.A. Vitale. E Amedeo (Lino Mattera) abita in Via G.A. Vitale, nello stesso palazzo già visto ne "L'oro di Napoli", in cui risiedeva Totò. Scritto da Eduardo De Filippo con la collaborazione di Isabella Quarantotti, l’episodio trae ispirazione dalla storia vera della contrabbandiera napoletana Concetta Muccardi, che per non andare in carcere ebbe ben diciannove gravidanze, sette delle quali finite con la nascita di figli. La donna continuò il suo mestiere di venditrice di sigarette di contrabbando fino alla morte, avvenuta il 21 novembre del 2001 all'età di settantotto anni.
La location nel quale Gianni, interpretato da Teddy Reno, passeggia con l’amico Raffaele, interpretato da Nino Manfredi è la Villa Comunale. Gianni racconta di voler rintracciare la bella sconosciuta incontrata la sera prima e della quale è follemente innamorato. Mentre azzardano ipotesi su chi possa essere questa ragazza, i due scoprono che si tratta di un’attrice poiché vedono la sua fotografia su un manifesto. La Villa Comunale è inserita tra Piazza Vittoria e Piazza della Repubblica mentre ai lati è fiancheggiata dalla Riviera di Chiaia e via Caracciolo. La prima idea di creare un passeggio alberato risale al 1697 con il viceré duca di Medinacoeli, ma è con Ferdinando IV che il progetto si realizza. Il re affida l’incarico a Carlo Vanvitelli, il quale si avvale della collaborazione e della consulenza del giardiniere Felice Abbate. Vanvitelli si ispira ai giardini francesi: lunghi viali paralleli e l’inserimento di statue e fontane. L’11 luglio 1781 è inaugurata la Villa Reale. La Villa ospita la Cassa Armonica in ghisa e vetro, la Stazione Zoologica Anton Dohrn, che ha al suo interno l’Acquario, la Casina Pompeiana e il Tempietto circolare di Torquato Tasso.
Il bar dove Gianni racconta a Raffaele del primo incontro con Marisa (la “malafemmina”) si trova in Piazza Municipio a Napoli. Il bar in realtà non è mai esistito! Furono messi 3-4 tavolini e 2 ombrelloni al centro di Piazza Municipio, prendendoli dal vicino BAR MARIA, all’angolo di Calata San Marco. Il traffico fu deviato anche a causa della grande folla che ci si aspettava per la presenza di Totò, che invece non recitava nelle scene girate a Napoli. La scena fu ripetuta 2 volte perché due figuranti (un ragazzino di tredici anni e una signorina) avevamo guardato in macchina. Il film del 1956 di Camillo Mastrocinque racconta la storia dei fratelli Caponi (Totò e Peppino), il cui nipote Gianni (Teddy Reno) si innamora di Marisa, prima ballerina di avanspettacolo, seguendola poi nella sua tournée a Milano. Gli zii allora cercano di riportarlo a Napoli, scrivendo anche una lettera alla ragazza nella scena ormai rimasta iconica. Ma alla fine l’amore vince su tutto e i due convolano a nozze.
Il film è ispirato alla vera storia dell'allora cognato di Matteo Garrone, che nella realtà svolgeva la professione di pescivendolo e cercò di sfondare nel mondo dello spettacolo tramite il Grande Fratello. Il palazzo dove abita il protagonista Luciano, cioè Aniello Arena, è Villa Pignatelli di Montecalvo sita in Largo Arso, 1 a San Giorgio a Cremano, ed è appartenente al novero delle Ville vesuviane del Miglio d'oro. Dal 1738, quando il Re Carlo di Borbone fece costruire la splendida Reggia a Portici per usarla come residenza “estiva” e diede inizio agli scavi della città romana di Herculaneum, tutti i nobili della corte iniziarono a edificare nella zona le loro sfarzose residenze estive. Oggi rimangono ben 122 immobili monumentali, compresi tra Napoli, San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano e Torre del Greco. Quel tratto di strada, che era la Via Regia delle Calabrie e che attraversava gli splendidi edifici tra natura, mare e vulcano, divenne di particolare prestigio tanto che fu chiamato Miglio d’Oro. E questo anche perché a costruire le ville furono chiamati gli architetti più importanti del tempo quali Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga, Domenico Antonio Vaccaro, Ferdinando Sanfelice, Mario Gioffredo e tanti altri che realizzarono splendidi palazzi, decorati poi da grandi artisti dell’epoca e completati da vasti e meravigliosi giardini quasi tutti sul mare.
La scena finale del film è girata nella Cappella Sansevero dove ben visibile è la meravigliosa scultura del Cristo Velato, anch’essa nel centro storico. Qui tutti i protagonisti si riuniscono per una messa in favore di Pasquale e, forse, si verrà a capo dei misteri che per tutto il film hanno accompagnato lo spettatore. Situato nel cuore del centro antico di Napoli, il Museo Cappella Sansevero è un gioiello del patrimonio artistico internazionale. Creatività barocca e orgoglio dinastico, bellezza e mistero s’intrecciano creando qui un’atmosfera unica, quasi fuori dal tempo. Tra capolavori come il celebre Cristo velato, la cui immagine ha fatto il giro del mondo per la prodigiosa “tessitura” del velo marmoreo, meraviglie del virtuosismo come il Disinganno ed enigmatiche presenze come le Macchine anatomiche, la Cappella Sansevero rappresenta uno dei più singolari monumenti che l’ingegno umano abbia mai concepito. Un mausoleo nobiliare, un tempio iniziatico in cui è mirabilmente trasfusa la poliedrica personalità del suo geniale ideatore: Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero.
Il film di Ferzan Ozpetek uscito nel 2017 ci racconta una storia di passione e delitti sullo sfondo di una Napoli sfuggente, piena di misteri e leggende tanto care ai napoletani, e di luoghi di rara bellezza. Adriana, anatomopatologo a disagio coi vivi, incontra Andrea, un giovane uomo che la seduce e la ama una notte intera. Al risveglio Adriana gli sorride e dice sì al primo appuntamento. Ma Andrea a quel rendez-vous romantico non si presenta. È l'inizio di un'indagine poliziesca ed esistenziale. I luoghi dove è stata girata Napoli velata si trovano principalmente tra il quartiere Chiaia e il centro storico, con alcune location d’eccezione per il turismo come Cappella San Severo, il Museo Archeologico Nazionale, la Farmacia degli incurabili. La Stanza Segreta del Museo Archeologico Nazionale di Napoli è il luogo dove Andrea dà appuntamento ad Adriana per il loro secondo incontro. La stanza esiste davvero sotto il nome di Gabinetto segreto o anche “gabinetto degli atti osceni” e occupa le sale 62 e 65, dove si trovano figure di scene erotiche e reperti raccolti dai lupanari di Pompei.
Nel film di Martone, Giacomo Leopardi, per motivi di ristrettezze economiche, si trasferisce a Napoli con l'amico Ranieri. Ma scoppia il colera. Il poeta vive immerso nello spettacolo disperato e vitale della città plebea; le case dove Giacomo convive con Ranieri si trovano sempre in quartieri popolari, i cui vicoli sono pieni di gente che vive per strada, ladri, prostitute, scugnizzi che additano il poeta ormai gobbo chiamandolo “ranavuottolo”, ranocchio. Ma Leopardi ama Napoli e la sua sfacciata realtà. Preferisce intrattenersi con gli uomini e i ragazzi che popolano le osterie piuttosto che con gli esponenti della società intellettuale napoletana, ai quali dedica versi fulminanti. Il vicolo dove Leopardi, interpretato da Elio Germano, si ferma a leggere le istruzioni approvate dal Governo per difendersi dal colera è Vico Fico al Purgatorio, a Napoli. Dal 2012 vi è una statua di Pulcinella, dono dell’artista Lello Esposito alla città. L'opera in bronzo, un metro e venti, posata su un basamento in pietra, è una delle figure più fotografate del centro storico (e anche tra le più “toccate”: si dice infatti che poggiando la mano sul naso a becco della maschera ci si attiri la buona sorte).
Film del regista napoletano Mario Martone del 2014. Racconta la vita del poeta Giacomo Leopardi, il quale ha vissuto gli ultimi anni della sua vita proprio a Napoli. Tra le scene più emblematiche girate in città, ricordiamo quella in cui Leopardi si trova sulla spiaggia di Via Posillipo, nei pressi del maestoso Palazzo Donn’Anna. Dei tanti miti legati al Palazzo famoso fu quello riportato dall’autorevole voce napoletana Matilde Serao. Nel suo “Leggende napoletane”, la Serao racconta un episodio verificatosi durante una festa organizzata a Palazzo. Per l’occasione, la sprezzante padrona di casa, Donna Anna Carafa, allestì un teatrino per una rappresentazione alla quale presero parte alcuni suoi ospiti. Tra gli attori vi era la nipote Donna Mercedes de las Torres che recitava nei panni della schiava innamorata del suo padrone, a sua volta interpretato da Gaetano di Casapesenna, compagno della duchessa. La messinscena si concluse con il consueto lieto fine e lo scambio del bacio tra i due protagonisti, tra gli applausi e i lazzi degli astanti. Tuttavia Donn’Anna riconobbe del tenero nel gesto tra i due ed esplose in incontenibile gelosia. Ne derivarono giorni di ire e scontri che culminarono nella improvvisa e misteriosa sparizione della giovane Mercedes. Si dice che i fantasmi di tutti e tre appaiano sovente nei bassi del Palazzo ricomponendo la folle danza d’amore e gelosia.
Il film del 2003 del grande Enzo D’Alò è ambientato a Napoli: la città e le sue tradizioni sono le vere protagoniste della storia. Per questo motivo, non poteva mancare una scena a San Gregorio Armeno, la strada più famosa al mondo per la presenza di artigiani che fabbricano pastori. Così, Rocco e la sua famiglia - da buoni napoletani - passeggiano per San Gregorio Armeno alla ricerca di qualche pastore nuovo da inserire nel presepe. La tradizione presepiale di san Gregorio Armeno ha un'origine remota: nella strada, in epoca classica, esisteva un tempio dedicato a Cerere, alla quale i cittadini offrivano come ex voto delle piccole statuine di terracotta, fabbricate nelle botteghe vicine. La nascita del presepe napoletano è naturalmente molto più tarda e risale alla fine del Settecento. Ogni anno gli artigiani più eccentrici realizzano statuine con fattezze di personaggi di stringente attualità che magari si sono distinti in positivo o in negativo durante l'anno. La commovente favola natalizia do Opopomoz ci regala l’affresco di una Napoli allegra, caotica e chiassosa; e a calarci ancora di più nell’atmosfera partenopea è la colonna sonora firmata niente di meno che da Pino Daniele e altri artisti come i Neri per Caso!
Tony, Paulie e Christopher partono per un viaggio d'affari a Napoli: devono accordarsi su un traffico di auto rubate con "zio Vittorio", ma ad aspettarli c'è invece Furio Giunta, responsabile dei rapporti tra famiglie italiane e americane. A cena scoprono che zio Vittorio è un vecchio incapace d'intendere e di volere, bloccato su una sedia a rotelle, e fanno la conoscenza della figlia Annalisa, che fa le veci del marito in carcere. Nella seconda Stagione della celebre serie, nell’episodio 4, "Viaggio a Napoli", Tony (James Gandolfini) e compari quando arrivano alloggiano all’Hotel Excelsior, in Via Partenope 48. Situato sul lungomare, vicino all’emblematico Castel dell’Ovo, l’Eurostars Hotel Excelsior è il primo edificio a dare il benvenuto al visitatore che arriva a Napoli via mare e gode di una vista spettacolare sul Vesuvio, il Golfo e le isole paradisiache di Ischia e Capri. L’hotel dispone anche dell’eccellente Ristorante La Terrazza, situato sul roof garden all’ultimo piano, dove la cucina mediterranea di alta qualità si concilia con viste panoramiche impressionanti.
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