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Le interviste di Mario Modica
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Nel dibattito contemporaneo su innovazione, tecnologia e futuro, c’è chi prova a riportare la discussione su un terreno più profondo: quello della cultura, della storia scientifica e del ruolo della società nel governare il cambiamento. Tra queste voci spicca quella di Massimo Sideri, giornalista e direttore scientifico della Pavia Innovation Week, che da anni racconta l’innovazione non come semplice progresso tecnologico, ma come fenomeno culturale, economico e sociale.
In questa intervista realizzata da Mario Modica per Spot and Web, Sideri riflette su una questione centrale: l’Italia è ancora capace di raccontare l’innovazione e di essere protagonista nel dibattito globale sul futuro? Il punto di partenza è un richiamo alla nostra tradizione scientifica – da Alessandro Volta a Camillo Golgi – che dimostra come il Paese abbia contribuito in modo decisivo alla costruzione delle basi della modernità tecnologica.
Ma il cuore della conversazione guarda soprattutto al presente e al domani: dal rischio di subire passivamente le scelte delle grandi piattaforme tecnologiche alla necessità di costruire un ecosistema dell’innovazione che rispetti valori, cultura e identità europee. In questo scenario, un ruolo decisivo può essere giocato anche dai territori, dalle università, dalle imprese e dai media locali, chiamati a diventare parte attiva nella costruzione di nuove comunità dell’innovazione.
Un dialogo che parte dalla Pavia Innovation Week e si allarga a una riflessione più ampia: chi racconta il futuro oggi e, soprattutto, chi lo sta davvero costruendo.
C’è un giornalismo che nasce dall’istinto, cresce nella curiosità e matura nella responsabilità. È quello di Santo Pirrotta, protagonista di questa conversazione sincera e senza filtri, dove il mestiere viene raccontato non come posa ma come percorso umano, fatto di scelte, errori, dubbi e consapevolezze.
Dalla cronaca nera vissuta sul campo — con tutto il suo carico emotivo ed etico — al mondo del costume, dello spettacolo e della televisione, Pirrotta ripercorre una carriera che attraversa redazioni, studi tv e cambiamenti profondi del sistema mediatico. Parla di gossip come motore sociale, di social network come acceleratori ambigui della verità, di celebrità smitizzate dalla conoscenza diretta e di notizie che, proprio perché si possono scrivere, a volte è più giusto non raccontare.
Un’intervista che tocca temi centrali: il rapporto tra giornalismo e politica, l’uso (e l’abuso) della cronaca per fare audience, il futuro dei magazine, il ruolo dell’intelligenza artificiale in redazione e il valore — ancora fortissimo — della carta stampata. Il tutto con uno sguardo disincantato, ironico e profondamente onesto.
Perché, come emerge chiaramente da queste parole, prima di essere un mestiere, il giornalismo resta una questione di coscienza.
Moda, televisione, cucina, radio. Ma soprattutto persone, storie, autenticità.
Fabio Esposito è uno di quei personaggi capaci di attraversare linguaggi diversi senza mai perdere coerenza. Stilista e fondatore del brand Coconuda, imprenditore, volto amatissimo di Food Network, conduttore televisivo e voce radiofonica della domenica con Felpa e divano, Esposito ha costruito il suo percorso mescolando disciplina e istinto, rigore e pancia, lavoro e vita.
In questa intervista Fabio Esposito si racconta senza maschere: dalle radici napoletane che ne alimentano energia e visione, all’esordio giovanissimo nel mondo della moda accanto al padre, fino al salto – tutt’altro che scontato – nel mondo della televisione e della radio. Un viaggio fatto di reinvenzioni continue, studio, ascolto e desiderio costante di mettersi in gioco.
Si parla di cibo come linguaggio universale e familiare, di televisione come spazio sempre più domestico e colloquiale, di radio come rito domenicale capace di creare comunità e respiro. Ma anche di famiglia, di paternità, di umiltà, di quel bisogno profondo di restare fedeli a sé stessi anche quando si entra, ogni giorno, nelle case di milioni di persone.
Uno sguardo sincero sul mestiere di raccontare, sul valore dell’autenticità e su un futuro che continua ad aprire nuovi “livelli da sbloccare”, fino al prossimo debutto teatrale. Perché, come emerge chiaramente da questa conversazione, prima dei ruoli viene sempre la persona.
Moda, televisione, cucina, radio. Ma soprattutto persone, storie, autenticità.
Fabio Esposito è uno di quei personaggi capaci di attraversare linguaggi diversi senza mai perdere coerenza. Stilista e fondatore del brand Coconuda, imprenditore, volto amatissimo di Food Network, conduttore televisivo e voce radiofonica della domenica con Felpa e divano, Esposito ha costruito il suo percorso mescolando disciplina e istinto, rigore e pancia, lavoro e vita.
In questa intervista Fabio Esposito si racconta senza maschere: dalle radici napoletane che ne alimentano energia e visione, all’esordio giovanissimo nel mondo della moda accanto al padre, fino al salto – tutt’altro che scontato – nel mondo della televisione e della radio. Un viaggio fatto di reinvenzioni continue, studio, ascolto e desiderio costante di mettersi in gioco.
Si parla di cibo come linguaggio universale e familiare, di televisione come spazio sempre più domestico e colloquiale, di radio come rito domenicale capace di creare comunità e respiro. Ma anche di famiglia, di paternità, di umiltà, di quel bisogno profondo di restare fedeli a sé stessi anche quando si entra, ogni giorno, nelle case di milioni di persone.
Uno sguardo sincero sul mestiere di raccontare, sul valore dell’autenticità e su un futuro che continua ad aprire nuovi “livelli da sbloccare”, fino al prossimo debutto teatrale. Perché, come emerge chiaramente da questa conversazione, prima dei ruoli viene sempre la persona.
Nel pieno di una fase di profonda trasformazione del digital marketing, Extera sceglie di ripensare se stessa e il proprio ruolo sul mercato. Non un semplice rebranding, ma un vero e proprio nuovo corso che mette al centro la consulenza strategica, la relazione umana e un uso consapevole della tecnologia.
Ne parliamo con Simon Marussi, CEO dell’agenzia, che racconta come Extera stia evolvendo da modello operativo a partner consulenziale “a tutto tondo”, capace di integrare strategia, creatività, dati e performance, senza perdere di vista le persone. Dall’innovazione “prima umana e poi tecnologica” al ruolo dell’intelligenza artificiale come strumento (e non sostituto), fino agli obiettivi futuri di posizionamento e sostenibilità interna, un confronto che fotografa bene le sfide – e le opportunità – del mercato digitale di oggi.
Ogni anno Davos diventa molto più di una località alpina: è il luogo in cui si incontrano potere, visioni e interessi globali, e dove economia, geopolitica e tecnologia si intrecciano in modo sempre più indissolubile. In un mondo segnato da nuove tensioni internazionali, competizione tecnologica e ridefinizione degli equilibri economici, il World Economic Forum continua a rappresentare una piattaforma centrale per comprendere le dinamiche che stanno modellando il futuro.
Ne parliamo con Trudi Di Pippo, fondatrice e direttrice di TDP & Partners, società internazionale specializzata nella costruzione di relazioni strategiche, narrazioni e piattaforme di dialogo ad alto livello, nata proprio all’interno dell’ecosistema del WEF. Con un’esperienza maturata in oltre vent’anni di presenza a Davos, Di Pippo offre uno sguardo privilegiato su come il Forum stia evolvendo e su quale ruolo possano giocare oggi imprese e Paesi – Italia compresa – nello scenario globale.
Un confronto che parte dall’attualità geopolitica e arriva al valore delle relazioni, degli spazi e della capacità di trasformare le conversazioni in azioni concrete, per capire perché Davos continui a contare, forse oggi più che mai.
C’è un modo diverso di raccontare la cronaca nera. Un modo che non alza la voce, non rincorre il dettaglio cruento, non trasforma il dolore in intrattenimento. È da questa esigenza che nasce Giudizio Sospeso, il format ideato e condotto da Roberta Catania, psicologa, psicodiagnosta e criminologa, che sceglie consapevolmente di fermarsi un passo prima del giudizio.
In un’epoca dominata dalla velocità dei social, dalle sentenze istantanee e dai processi mediatici paralleli, Giudizio Sospeso propone una narrazione controcorrente: lenta, riflessiva, responsabile. Un luogo in cui i fatti di cronaca vengono analizzati nei loro meccanismi psicologici, relazionali e sociali, senza scorciatoie emotive e senza semplificazioni forzate.
La linea editoriale è netta: niente morbosità, niente spettacolarizzazione, nessun compiacimento del dolore. Al centro restano le persone — vittime, imputati, professionisti coinvolti — e la complessità dei contesti che portano a un evento criminale. Comprendere, senza mai giustificare. Analizzare, senza assolvere. Informare, senza intrattenere.
Nel corso dell’intervista, Roberta Catania racconta l’origine del progetto, nato anche dall’esperienza diretta nei procedimenti giudiziari e dal disagio nel vedere dinamiche estremamente complesse ridotte a titoli sensazionalistici o a narrazioni distorte. Spiega perché sospendere il giudizio non significa rinunciare alla responsabilità, ma esercitare uno sguardo più lucido e consapevole sui fatti.
Ampio spazio è dedicato anche al rapporto tra media, social network e opinione pubblica: il rischio dell’anestesia emotiva, la trasformazione dei cittadini in giudici, la pressione mediatica che colpisce non solo indagati e famiglie, ma anche avvocati e professionisti coinvolti nei casi più esposti.
Giudizio Sospeso è, prima di tutto, un invito al pensiero critico. Un format che non chiede di scegliere una parte, ma di usare la testa. Un progetto che parla a chi cerca profondità, rispetto e strumenti per comprendere la realtà, anche quando è scomoda.
In questa intervista, Roberta Catania ci accompagna dentro il senso più autentico del suo lavoro: ricordarci che dietro ogni caso di cronaca c’è sempre una persona. E che capire, prima di giudicare, non ci rende indulgenti, ma più responsabili.
Oggi parliamo di uno dei temi più caldi – e anche più fraintesi – del marketing digitale: l’incontro sempre più stretto tra SEO e intelligenza artificiale.
I motori di ricerca stanno cambiando pelle, le risposte diventano generative, le AI Overview riducono i clic ma aumentano il peso di autorevolezza e reputazione.
Insomma: non basta più “posizionarsi”. Bisogna farsi scegliere. E citare.
Ma allora, quali competenze SEO contano davvero nel 2026?
Quali metriche misureranno il valore reale di un brand?
E come cambierà il lavoro di aziende e agenzie tra automazione e strategia?
Ne parliamo con Sara Ferrarini, SEO Specialist di Extera, che ci aiuta a capire come costruire siti solidi, contenuti di qualità e visibilità anche nell’era delle intelligenze artificiali generative.
Quando un progetto scolastico riesce a unire ricerca storica, creatività pura e capacità di visione, può accadere qualcosa di raro: che una grande azienda del territorio lo riconosca immediatamente come un valore. È ciò che è successo con Area D, la rivista “sospesa nel 1966” ideata dal Liceo Artistico Volta di Pavia, e che ha trovato in Riso Scotti un partner entusiasta e naturale.
Nel dialogo con Laura Quattrocchi, responsabile comunicazione dell’azienda pavese, si scopre come questa collaborazione sia nata quasi per caso, ma si sia trasformata in un incontro di creatività, storia e identità condivisa. Gli anni ’60, così centrali per la Scotti — tra prime affissioni pubblicitarie, confezioni iconiche e un percorso aziendale che proprio in quel decennio cambia passo — tornano oggi in vita grazie allo sguardo di studenti e docenti capaci di reinterpretare quell’immaginario con rigore e poesia.
Quattrocchi racconta la sorpresa di fronte alla “potenza creativa” del Volta, il valore formativo del progetto e ciò che di quello spirito anni ’60 bisognerebbe recuperare oggi: ottimismo, lentezza, convivialità, cura delle relazioni. E anticipa anche cosa “bolle in pentola” nella comunicazione Scotti, che dall’energia di Area D ha tratto nuove idee e nuovi stimoli per guardare avanti.
Un’intervista che illumina il senso profondo di una partnership: quando scuola e impresa si incontrano, e da quell’incontro nasce cultura.
Nel panorama editoriale dedicato ai temi sociali e ai mutamenti culturali, il nuovo libro di Antonella Zacchetti, Effetto Domina. Generazioni e generi: le nuove regole del gioco (Univers Edizioni), si distingue per l’approccio trasversale con cui analizza le transizioni dell’ultimo secolo. Non un semplice saggio, ma un racconto strutturato che unisce giornalismo, ricerca e storie emblematiche.
Zacchetti accompagna il lettore attraverso una lunga linea del tempo: dall’eredità del Novecento alle prime accelerazioni digitali, fino all’emergere dei nuovi linguaggi sociali. In questo viaggio si intrecciano generazioni diverse — Baby Boomers, Millennial, Gen Z e Alpha — ciascuna con i propri codici, aspettative e conflitti. Ma al centro dell’analisi c’è soprattutto il ruolo delle donne e la loro crescente influenza nei sistemi economici, politici e comunicativi.
L’“Effetto Domina” che dà il titolo al libro è infatti la chiave interpretativa con cui l’autrice descrive un processo collettivo: l’avanzare di una nuova presenza femminile capace di modificare equilibri storici e di ridefinire modelli di leadership. Un cambiamento non solo quantitativo, ma qualitativo, che impatta sul lavoro, sulla rappresentazione sociale e sulla produzione culturale.
Accanto alle riflessioni sociologiche, il volume propone una galleria di figure simboliche — da Maria Montessori a Tina Anselmi, da Margaret Thatcher a Chiara Ferragni — che incarnano epoche e stili di potere differenti, mostrando come il concetto di influenza sia mutato nel tempo.
Il risultato è un libro che apre prospettive e invita alla discussione. Perché comprendere l’incontro tra generazioni e generi non è soltanto un esercizio teorico: significa leggere il presente e prepararsi ai modelli di società che stanno emergendo.
E Antonella Zacchetti lo fa con una scrittura chiara, documentata e accessibile, capace di parlare tanto ai professionisti quanto ai lettori curiosi di capire dove stiamo andando.
In un momento storico in cui l’intelligenza artificiale entra con forza nelle professioni, ridefinendo competenze, ruoli e responsabilità, il vero tema non è più se usare le AI, ma come farlo in modo consapevole. È da questa esigenza concreta che nasce Supervisor. I professionisti dell’intelligenza artificiale, il nuovo libro di Filippo Poletti, giornalista e LinkedIn Top Voice, da anni osservatore attento dei cambiamenti nel mondo del lavoro e della comunicazione.
Un volume pensato come un vero Book to Professionals, rivolto a medici, avvocati, psicologi, commercialisti, comunicatori e a tutti coloro che oggi si confrontano con sistemi di AI sempre più pervasivi. Al centro del libro emerge una figura chiave: il supervisor, il professionista che non si limita a usare l’intelligenza artificiale, ma la governa, la orchestra e ne mantiene il controllo etico e decisionale.
Tra i tratti più innovativi del progetto editoriale, anche Virgilio AI, il primo assistente cognitivo integrato in un libro di saggistica in Italia, pensato per dialogare con il lettore su una base di conoscenza certificata, evitando il rischio delle cosiddette “allucinazioni” algoritmiche.
Ne abbiamo parlato con Filippo Poletti in questa intervista per Spot & Web, per capire a chi si rivolge il libro, quali paure stanno vivendo oggi i professionisti, quali nuove opportunità si stanno aprendo e quale ruolo può – e deve – avere l’intelligenza artificiale anche nel futuro del giornalismo.
Nel settore beauty l’engagement non è più un obiettivo accessorio: è il cuore della relazione tra brand e consumatore. Tra trend in continua evoluzione, nuovi lanci quotidiani e un pubblico curioso e poco fedele, le aziende cosmetiche devono costruire esperienze digitali capaci non solo di attrarre, ma soprattutto di trattenere.
Per capire quali strategie funzionano davvero negli e-commerce beauty e come si costruisce una community coinvolta e attiva, Spot&Web ha intervistato Ludovica Mattioli, account project manager in Extera Digital Agency, con una profonda specializzazione nel mondo della cosmetica.
Con una visione che unisce strategia, creatività e concretezza, Ludovica lavora ogni giorno al fianco dei brand per progettare percorsi digitali personalizzati, efficaci e capaci di far crescere la relazione tra utente e marca. In questa conversazione ci racconta quali sono oggi le leve decisive: dalla multicanalità alle attività di gamification, dal ruolo centrale dei contenuti di valore al peso crescente delle recensioni e degli UGC, fino al contributo dell’AI nei processi quotidiani.
Una guida chiara e aggiornata per chi vuole capire davvero come si costruisce engagement nel beauty.
Dalla finanza al digital marketing, passando per un’esperienza imprenditoriale nel settore travel: quella di Sara Ferrarini, oggi SEO Specialist in Extera, è una storia professionale costruita con determinazione, curiosità e una costante voglia di reinventarsi.
In pochi anni ha saputo trasformare un cambio di rotta in una carriera solida nell’ambito dell’ottimizzazione per i motori di ricerca, fino a guidare team specializzati e progetti internazionali che spaziano dal fashion al food, dall’arredamento ai settori più tecnici.
Abbiamo incontrato Sara per capire come è cambiata la SEO, quanto sta impattando l’intelligenza artificiale sul lavoro delle agenzie, quali sono oggi le sfide di posizionamento più complesse per brand ed e-commerce, e quali competenze saranno davvero cruciali nei prossimi anni.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Nell’intervista concessa a Spot and Web, Riccardo Balbo, Chief Academic Officer del Gruppo IED, racconta la nuova iniziativa dell’Istituto a sostegno degli studenti: un ampliamento delle borse di studio per favorire l’accesso alla formazione in un contesto in cui il numero di universitari italiani resta basso rispetto alla media europea. Con uno sguardo critico ma fiducioso, Balbo riflette sul ruolo della conoscenza come motore di crescita per il Paese, sul valore della creatività oltre i confini delle professioni artistiche e sul rapporto tra educazione, innovazione tecnologica e futuro del lavoro.
L’Italia ha la percentuale più bassa di laureati in Europa e, negli ultimi dieci anni, un milione di giovani ha scelto di studiare all’estero, spesso senza rientrare. Una fuga di talenti che pesa sul futuro del Paese. Per questo il Gruppo IED lancia una nuova iniziativa con borse di studio e un’offerta formativa che spazia dal design alla moda, dalla comunicazione alle arti visive fino al cinema. Ne abbiamo parlato con Francesco Gori, amministratore delegato del Gruppo IED, che a Spot&Web racconta come orientare le nuove generazioni in uno scenario segnato da incertezze geopolitiche e dall’avanzare dell’intelligenza artificiale.
Dal 20 settembre al 4 ottobre torna il Festival del Podcasting, giunto alla sua decima edizione. Un appuntamento ormai imprescindibile per professionisti, creator indipendenti, aziende e appassionati dell’audio on demand. A guidarne la direzione artistica è Ester Memeo, imprenditrice, producer e strategist nel mondo del podcasting, fondatrice di Podstar, la prima podcast factory italiana dedicata a progetti ad alto impatto sociale e culturale. Direttrice del Festival e membro del consiglio direttivo di ASSIPOD, Memeo è tra le principali promotrici della cultura del podcast in Italia, capace di unire visione strategica, creatività e impegno formativo. Con lei abbiamo parlato delle novità di quest’edizione, dei trend emergenti – dal video podcasting all’intelligenza artificiale – e dello spirito che anima un evento sempre più inclusivo e internazionale.
In un’epoca segnata dall’iperproduzione di contenuti e dalla sfida costante alla credibilità dell’informazione, il Brand Journalism Festival torna a Roma per la sua seconda edizione, in programma l’11 novembre 2025. A promuovere l’iniziativa è Social Reports, la startup guidata da Ilario Vallifuoco, esperto di comunicazione e giornalismo d’impresa. Il Festival si conferma come uno spazio di dialogo tra giornalisti, comunicatori aziendali, accademici e rappresentanti istituzionali, con l’obiettivo di promuovere narrazioni trasparenti, responsabili e capaci di generare valore pubblico.
Con Vallifuoco abbiamo parlato dell’urgenza culturale che ha dato origine al progetto, dell’impatto dell’intelligenza artificiale sull’informazione, del ruolo delle imprese nella costruzione di una comunicazione etica e delle prospettive europee per il Festival.
Ci sono incontri che lasciano il segno, perché non raccontano soltanto un progetto o un’iniziativa, ma trasmettono emozioni autentiche, valori profondi e un forte senso di gratitudine. L’intervista a Sara Doris è uno di questi momenti: un racconto che intreccia memoria e visione, famiglia e responsabilità sociale.
Dalle radici venete alla costruzione di un presente ispirato ai valori ricevuti, Sara Doris ci accompagna in un viaggio che attraversa i ricordi d’infanzia, il rapporto con il padre Ennio e la madre, la nascita e la crescita della Fondazione Mediolanum — impegnata nel sostenere l’infanzia in difficoltà — e della Fondazione Doris, orientata all’educazione dei giovani meritevoli.
Un capitolo speciale è riservato al Museo Mediolanum, pensato non come semplice contenitore di memorie, ma come spazio immersivo che unisce passato, presente e futuro, dove la narrazione diventa esperienza sensoriale e il cliente diventa persona al centro. Tra commozione e orgoglio, Sara Doris ci consegna un’intervista che parla di radici, di cura, e del desiderio di restituire al mondo un po’ della fortuna ricevuta.
Con oltre 220 realtà coinvolte e 160 eventi su 80 chilometri di sponde, il Tevere Day si è affermato come una delle più grandi mobilitazioni civiche della Capitale. In questa intervista, Alberto Acciari – ideatore e presidente della manifestazione – racconta la nascita della nuova campagna “Noi siamo Tevere”, un’iniziativa che punta a trasformare il rapporto tra i cittadini e il fiume attraverso azioni concrete, cultura ambientale e partecipazione dal basso. Un progetto che parte dallo Scalo de Pinedo e punta a moltiplicare i “condomini del fiume”, nel segno della cura condivisa di un patrimonio che appartiene a tutti.
L’edizione 2025 di InspiringPR, il Festival delle Relazioni Pubbliche promosso da FERPI, sarà una delle più ambiziose e internazionali di sempre. Il 16 e 17 maggio, nella suggestiva cornice delle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco a Venezia, si svolgerà un doppio appuntamento che unisce il festival con l’European Summit Technology, Trends & Communication Transformations, promosso dalla Global Alliance. Al centro del dibattito: l’etica nella comunicazione e l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro dei professionisti del settore.
Protagonista della nostra intervista è Filippo Nani, presidente di FERPI, che ci guida alla scoperta del significato profondo di questa edizione, del Venice Pledge – documento internazionale sull’etica dell’AI nella comunicazione – e del ruolo sempre più cruciale delle associazioni di categoria nella trasformazione digitale del settore.





















