Laser
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Author: RSI - Radiotelevisione svizzera

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Laser è un magazine di approfondimento dell’attualità politica, culturale, sociale. Interviene sulla stretta attualità di giornata, solo in casi particolari, di grande rilevanza. Dà spazio anche a tematiche di interesse pubblico o a quante vengono trascurate dai grandi media. Il taglio è storico–sociologico. I registri comprendono interviste, reportage, documentari, incontri biografici. Spazia dal locale all’internazionale, da tematiche accademiche a questioni di vita quotidiana. Presta particolare attenzione alla forma radiofonica, all’abbinamento di contenuti di sostanza con uno stile divulgativo. È il magazine di riferimento della Rete Due per réportages e documentari.

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Si corre per scappare da, ma si corre anche per andare verso. Tomaso Bontognali, geologo ticinese che vive con la famiglia a Neuchâtel, è decisamente per la seconda opzione. Destinazione? Una nuova soglia. Ultratrailer amatoriale con lo sguardo verso l’universo, ci si chiede cosa lo spinga a correre così, per chilometri e chilometri, giorni e notti, affrontando dislivelli importanti, sottomettendosi a un regime alimentare specializzato, quasi senza riposo. La voglia di avventura, la necessità di scoprire, sempre e ancora, fuori e dentro di sé, il mondo di cui siam fatti e che ci circonda. E per farlo, bisogna necessariamente ogni volta superare qualche limite. Lo abbiamo accompagnato lungo il tragitto di un suo allenamento tipico, al passo dell’intervistatrice, per farci raccontare questo mondo che sebbene sempre di corsa, è capace di uno sguardo profondo e di una comunione con la natura non indifferenti. Con Tomaso e la figlia Marta che segue le sue orme, eccoci su una cima della Capriasca a sognare i deserti dell’Arizona.
Come descrivere il suono che fa un missile? Mohamed Yaghi è l’unico ingegnere del suono di Gaza e durante la guerra tra Israele e Hamas non si è mai tolto le cuffie. Armato di microfono ha continuato a registrare i suoni intorno a lui. Suoni trerrificanti, ambigui, indecifrabili per il loro carico di dolore: Mohamed registrava sapendo che quegli stessi suoni significavano morte e distruzione, anche per i suoi cari. Dall’inizio dell’offensiva israeliana su Gaza ha perso 38 membri della sua famiglia, di cui 14 sono ancora sotto le macerie. Questa è una storia della guerra attraverso i suoni che ha registrato e la sua voce, raccolta grazie a messaggi vocali su whatsapp da Mattia Pelli. Si possono chiudere gli occhi, ma non le orecchie. 
Le olimpiadi hanno una storia millenaria: ci sono i giochi dell’antichità, che attraversano la civiltà greca, etrusca e romana e quelli dell’era moderna, ideati e fondati alla fine dell’Ottocento dal visionario barone francese, Pierre De Coubertin, nati sotto il segno dell’universalità, della fratellanza e del pacifismo. Ma è possibile accostare i giochi antichi e quelli moderni? Quali valori li accomunano e quali ideali si sono tramandati? Una mostra alla Fondazione Rovati di Milano racconta come è cambiata la funzione delle Olimpiadi e dello sport attraverso i secoli, grazie a reperti archeologici eccezionali come la Tomba delle Olimpiadi di Tarquinia e a oggetti iconici appartenuti ad atlete e atleti della storia moderna dello sport. 
È di pochi giorni fa l’ultimo appello dell’UNHCR, l’Agenzia ONU per i rifugiati, con la richiesta di fondi urgenti per rispondere alla crisi umanitaria in corso in Burundi, dove solo negli ultimi tre mesi si sono rifugiati 100mila civili congolesi, in fuga dai combattimenti in corso nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Tutti i campi adibiti all’accoglienza sono già sovraffollati, e si trovano in condizioni igienico sanitarie inadeguate; questo favorisce il diffondersi di malattie. L’assistenza sanitaria è carente: mancano dottori e medicinali, e sono limitate anche le scorte di alimentari e di acqua potabile. Il Burundi, considerato dall’ONU uno dei paesi più poveri del mondo, non riesce da solo a far fronte a questa nuova emergenza; eppure la popolazione di questo piccolo Paese nel cuore della regione dei Grandi laghi, è piena di risorse.
All’indomani dell’8 marzo - festa della donna - In questa puntata di “Laser” incontriamo la storica Elisabeth Joris, 80 anni quest’anno, che ripercorre il suo percorso pionieristico, tra studio della storia delle donne e battaglie femministe. Nata nel 1946 a Viège, nel Vallese, dove era considerata, come lei stessa dice, una “cattiva ragazza”, è stata una delle promotrici del primo grande sciopero femminista in Svizzera. Era il 14 giugno del 1991 quando scesero in piazza oltre mezzo milione di donne per rivendicare l’applicazione concreta dell’articolo sulla parità tra i sessi che era rimasto sulla carta, dieci anni dopo essere stato introdotto nella Costituzione federale, grazie a un’iniziativa popolare promossa da movimenti femministi e poi approvata con oltre il 60% dei voti. Dal 1991 tante battaglie sono state vinte, ma molte restano da fare per una vera uguaglianza e per mettere la parola fine alla violenza contro le donne.
Varcare una soglia è sempre un po’ oltrepassare un confine e lasciare dietro di sé quanto c’era prima. A maggior ragione questo vale al varcare la soglia di una chiesa, si lascia dietro di sé il mondo materiale per immergersi in una dimensione che va oltre, spirituale, sacrale. È quanto ha fatto “Laser” per scoprire la parrocchia cattolica di Maria di Lourdes a Zurigo-Seebach. Come si vive qui, al nord delle Alpi, la propria religiosità; quali valori e quali accenti pongono parrocchia e parroco in un mondo sempre più frenetico e superficiale? E quali risposte offre la Chiesa a fedeli che ormai disertano in sempre maggior numero i suoi riti religiosi? Le sfide e le soddisfazioni per Martin Piller, il parroco di Seebach, sono parecchie e non sempre le risposte che Piller dà sono in linea con i dogmi e i magisteri della Chiesa Cattolica. Dogmi e riti che sempre più fedeli – e anche ecclesiastici - mettono apertamente in discussione. Chiesa genuinamente vicina ai fedeli e alle loro esigenze o piuttosto autoreferenziale e ferma a riti che sempre meno capiscono?Le risposte di Martin Piller sono intriganti, sorprendentemente fresche per un prete cattolico sulla sessantina, uno che coraggiosamente e con grande naturalità rivendica una grandezza di Dio, che travalica e di parecchio l’immagine così come codificata dalla Chiesa. Quella di Martin Piller non è una voce isolata ma espressione di un cambiamento che da qualche tempo anche all’interno della Chiesa si sta facendo strada. Ed è una voce che schiettamente denomina arcaismi e contraddizioni che fin qua hanno frenato una trasformazione e una crescita della Chiesa Cattolica.Dal soglio di Roma alla soglia della chiesa di Seebach la distanza rimane grande. 
Per i 40 anni dal Maxi processo di Palermo - che cambiò la lotta alla mafia - Laser propone un terzo contributo, raccontando quella storia dalla prospettiva di chi l’ha vissuta come testimone e vittima.undefinedMichela Buscemi 86 anni è stata una delle prime testimoni di giustizia. Si costituì parte civile nel maxiprocesso di Palermo, nel 1986, contro i mandanti degli omicidi dei fratelli Salvatore e Rodolfo. Lucia Cuocci l’ha incontrata nella sua terra, la Sicilia, all’indomani del suo secondo libro, La spiona. La mia vita, la mia lotta edito da Ponte alle Grazie, questa volta scritto a quattro mani con il giornalista Riccardo Bocca che ha voluto dare il suo contributo in questa puntata. undefinedCi aiuta a comprendere le maglie della giustizia, il maxiprocesso di Palermo e la figura di Michela Buscemi, Franca Imbergamo, magistrata e sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, una tra le voci più autorevoli nel contrasto alla criminalità organizzata. undefined
Per Umberto Eco, una biblioteca è ben più di una somma di libri: essa è piuttosto un organismo, in cui le relazioni tra i volumi conferiscono senso, nuovi sensi, al tutto. Una biblioteca, tema su cui molto Eco ha riflettuto, è “memoria vegetale”, pulsante e viva: nelle pagine di carta che costituiscono i volumi respira la memoria dell’umanità. La biblioteca di Umberto Eco consta di circa 45’000 volumi (senza contare i libri antichi, attualmente alla Biblioteca Braidense di Milano): queste decine di migliaia di libri moderni, ora, a dieci anni dalla morte, verranno trasferiti dall’appartamento milanese (e dalla casa di famiglia a Monte Cerignone) in spazi appositamente progettati all’interno della Biblioteca Universitaria di Bologna, per ricreare l’atmosfera della casa-studio in cui il Professore lavorava. Ma come si fa a ricreare un così complesso, e dinamico, sistema di disposizione e di relazione tra i volumi? Spostare la biblioteca di Umberto Eco non è un semplice trasloco, ma una sorta di traduzione, e tradurre, ce lo insegnava lui, è dire quasi la stessa cosa. Magari, però, facendo nascere nuove scintille di senso, come accade ad ogni nuova lettura dei suoi stessi libri.Di cosa significhi “tradurre” in altri spazi la biblioteca di Umberto Eco ci parleranno Riccardo Fedriga, direttore scientifico della Fondazione Umberto Eco, nonché storico delle idee e docente all’Università di Bologna; e Francesca Tancini, esperta scientifica della Fondazione Umberto Eco, nonché storica dell’arte e bibliotecaria.
Oltre il gene

Oltre il gene

2026-03-0325:46

Mostrare come la genetica contemporanea (editing genetico, organismi modificati, medicina personalizzata) abbia aperto possibilità straordinarie, ma anche rischi profondi. La trasmissione esplora il nodo etico fondamentale: la scienza deve andare avanti comunque, oppure deve fermarsi quando mette a rischio valori umani fondamentali? Siamo in un tempo in cui possiamo correggere un gene come si corregge un refuso, cancellare una malattia prima che nasca, ma anche progettare un embrione scegliendo tratti, resilienze, possibilità. È progresso, è speranza, ma pone anche una domanda: fino a dove possiamo e dobbiamo spingerci? Ne discutono un genetista, una bioeticista, un filosofo della scienza.undefined
Il traffico illecito di beni culturali: come è cambiato negli ultimi decenni, quali sono le nuove rotte, che tipo di opere d’arte vengono privilegiate nei traffici, e ancora, quanto ha influito lo sviluppo tecnologico nella proliferazione dei traffici e nel loro contrasto? Queste sono alcune domande che ci siamo posti per cercare di capire la dimensione e le dinamiche del commercio illegale di opere d’arte e di beni culturali a livello globale. E per aiutarci a rispondere abbiamo coinvolto nel nostro approfondimento le due strutture che – a livello mondiale – capeggiano le operazioni investigative e di contrasto al fenomeno. Il Tenente colonnello Giuseppe Marseglia, Comandante del Gruppo Carabinieri Tutela patrimonio culturale (TPC) e Tiziano Coiro, il Coordinatore della Work of Art Unit, l’Unità opere d’arte dell’INTERPOL, l’Organizzazione internazionale della polizia criminale. Con Raffaele Palumbo, ci accompagnano in viaggio che ci aiuta a capire che cosa è diventato oggi il traffico illecito di opere d’arte e beni culturali.
Gravidanza invisibile

Gravidanza invisibile

2026-02-2725:16

La gravidanza è spesso raccontata per ciò che si vede: il corpo che cambia, gli esami, l’attesa. Questo documentario audio esplora invece la sua dimensione invisibile; raccoglie storie di donne che vivono la maternità in contesti culturali diversi da quelli d’origine. Esperienze che trasformano profondamente il modo di abitare l’attesa. Il racconto attraversa anche le gravidanze che non si manifestano esteriormente o che vengono scoperte tardi, soprattutto in adolescenza; in questo caso l’invisibile diventa spazio corporeo, psicologico e sociale. La gravidanza emerge come territorio di confine, tra consapevolezza e riconoscimento. Attraverso testimonianze intime, paesaggi sonori e contributi professionali, prende forma un racconto corale. Con le voci delle donne del Tragitto di Lugano, dello Spazio Madri Bambino del CD Giambellino e della ginecologa Letizia Parolari.Un viaggio sonoro che restituisce complessità e voce alle forme più intime e invisibili della maternità.
Mille chilometri a est di Leopoli e dunque dai confini dell’Unione europea, e meno di trenta dal fronte di guerra, Kharkiv è la città simbolo della resistenza ucraina. Porta del Donbass storicamente russofona e per secoli punto di transito tra Mosca ed il Mar Nero, è la città che molti credevano sarebbe facilmente scivolata nell’orbita di Mosca. Dopo quattro anni di guerra, un costante martellamento di missili e droni, e un tentativo di avanzata che ha portato i carri armati russi a breve distanza dal centro città, Kharkiv resiste ancora. Tra speranza e prospettive di ricostruzione. Un reportage a cura di Gigi Donelli.undefined
La rinascita di Oulu

La rinascita di Oulu

2026-02-2524:06

Viaggio nella città finlandese di Oulu, affacciata sul mar Baltico vicino al Circolo Polare Artico, che si prepara a vivere un anno eccezionale come capitale europea della cultura 2026 coniugando tradizione locale, creatività contemporanea, partecipazione pubblica e innovazione tecnologica.Un tempo nota come “la Silicon Valley del Nord” - perché negli anni ‘80 la Nokia vi installò il suo quartier generale trasformandola in un polo tecnologico di livello mondiale – una ventina d’anni fa la città ha vissuto una crisi industriale gravissima, ritrovandosi improvvisamente con migliaia di disoccupati e un’economia locale da reinventare. Ma proprio da quella frattura è nato un percorso di trasformazione virtuoso, con il passaggio da una monocultura industriale a un ecosistema più aperto, fatto di startup, creatività, tecnologia, cultura digitale e partecipazione civica. Il titolo di capitale europea della cultura 2026 rappresenta un riconoscimento simbolico e concreto: Oulu racconta come una città colpita dal declino di un colosso tecnologico abbia saputo ripensare la propria identità, trasformando una crisi industriale in un progetto di futuro. L’ampio programma di iniziative di quest’anno si propone, tra le altre cose, di valorizzare le tradizioni e la cultura dei sámi, il popolo indigeno che abita le regioni artiche.
Eminente storico ucraino con importanti collaborazioni nelle grandi università americane, Yaroslav Hritsak (65 anni) insegna all’Università Cattolica di Leopoli. Personaggio pubblico noto per le sue analisi sulla storia e la geopolitica ucraina ed europea, ci aiuta a ripercorrere i quattro anni di guerra scatenata dalla Russia di Putin. «Siamo stanchi, siamo esausti. E siamo resilienti. E la terza è la cosa più importante» spiega a Gigi Donelli durante un incontro registrato appena prima di raggiungere l’aula per una lezione. Perché il rapporto diretto e in presenza con gli studenti racconta, «fa parte della sua strategia per sopportare la tragedia della guerra».  
Dieci anni fa, il 3 febbraio 2016, il corpo di Giulio Regeni veniva ritrovato senza vita alla periferia del Cairo, con evidenti segni di tortura. Il ricercatore italiano era scomparso pochi giorni prima, mentre svolgeva una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani. La sua morte ha segnato una frattura profonda nei rapporti tra Italia ed Egitto ed è diventata uno dei casi simbolo delle violazioni dei diritti umani nel Paese. A dieci anni di distanza, la vicenda è al centro del documentario Giulio, tutto il male del mondo, diretto da Simone Manetti. Attraverso materiali d’archivio, atti giudiziari e le voci della famiglia, il film ricostruisce il sequestro, le torture e i depistaggi successivi, con l’obiettivo di contrastare l’oblio e riportare l’attenzione su un caso che resta irrisolto.In questo quadro si inserisce anche la testimonianza di D.G., un cittadino italiano che nel 2015 fu arrestato arbitrariamente al Cairo, detenuto e costretto ad assistere a torture inflitte ad altri prigionieri. A differenza di Regeni, D.G. riuscì a salvarsi grazie all’intervento dell’ambasciata italiana, ma il ritrovamento del corpo di Giulio fece riaffiorare in lui un trauma mai risolto. Il suo racconto mostra come Regeni non sia stato un’eccezione, bensì una vittima di un apparato repressivo che colpisce chiunque venga percepito come diverso o potenzialmente pericoloso. Secondo Antonio Marchesi, professore di diritto internazionale ed ex presidente di Amnesty Italia, il caso Regeni evidenzia non solo le responsabilità dell’Egitto, ma anche le ambiguità dell’Italia, che ha privilegiato interessi politici ed economici rispetto alla piena ricerca della verità. A dieci anni di distanza, la sua morte resta una ferita aperta — e una domanda di giustizia ancora senza risposta.Martedì 24 febbraio rinizierà il processo in contumacia contro i quattro agenti dei servizi segreti egiziani accusati della tortura e morte di Giulio.
Roberto Vacca è stato un pioniere di informatica e automazione in Italia, lavorando al primo computer scientifico in Italia dal 1955. Ingegnere, docente universitario, divulgatore scientifico autore di numerosi saggi di matematica, futurologia e di fisica. Come scrittore ha esordito nel 1963 col romanzo Il robot e il minotauro. Tra i suoi romanzi più famosi Il medioevo prossimo venturo, uscito nel 1971. Tra i suoi ultimi titoli un libro a quattro mani con Marco Malvaldi – La misura del Virus e Repubblica italiana d’America. Nell’intervista rilasciata alla televisione della Svizzera italiana nel 1987 nell’ambito della trasmissione Carta Bianca, di cui vi proponiamo un estratto, si esprime spesso per aforismi. Un tratto che contraddistingue questo scienziato che ha imparato a distillare la complessità per renderla intelligibile ai non specialisti. Convinto che per delineare scenari futuri – e vivere a lungo - è sufficiente imparare dal passato e coltivare curiosità e passione per la conoscenza.undefined
Il 19 febbraio ricorrono i dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco, il grande semiologo, filosofo, medievista, narratore e massmediologo, che ha segnato la cultura del nostro tempo. Il modo migliore per ricordarlo è attraverso la sua stessa voce. Laser in collaborazione con gli archivi RSI propone un estratto dell’intervista all’autore del best-seller internazionale Il nome della Rosa, andata in onda nell’ambito del programma televisivo Controluce il 26 ottobre 2008. In quell’occasione Michele Fazioli incontrava il “professore” nella Villa Manzoni di Lecco, in occasione del conferimento di un premio alla carriera al grande intellettuale nato ad Alessandria nel 1932. E proprio dal grande scrittore italiano e dal suo capolavoro - I promessi sposi - prende le mosse l’incontro, in cui Eco ripercorre le sue passioni letterarie, riflette sul valore della lettura e del potere del lettore e delle occasioni perdute della televisione italiana; un’intervista in cui emerge una personalità fuori dal comune, capace di osservare e anticipare i cambiamenti della società e di mettere insieme Gérard de Nerval e Superman.undefined
Fratelli d’Italia prima di diventare il nome del partito della premier italiana - è stato il titolo del celebre romanzo-conversazione di Alberto Arbasino, pubblicato per la prima volta nel 1963. Il “decadente di Voghera”, dove era nato nel 1930; dopo studi di giurisprudenza, Arbasino ha intrapreso una feconda carriera letteraria - romanziere, poeta, critico teatrale e musicale, ma anche saggista colto e duttile, e giornalista; come Umberto Eco è stato un importante esponente del Gruppo 63. In letteratura è stato un grande innovatore, iniziatore di una vera e propria rivoluzione estetica; nemico del politicamente corretto, anticomunista e antifascista, Arbasino era sempre pronto a intervenire nel dibattito civile. La sua vena polemica e la sua ironia sofisticata affiorano anche nell’intervista rilasciata nel 1996 alla televisione della Svizzera italiana, di cui vi proponiamo un estratto tratto dagli Archivi della RSI.
«Piccola signora dalla volontà indomita e dal piglio di principessa»: questa la definizione che Primo Levi aveva coniato per definire la grande scienziata e neurologa Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina nel 1986 per la scoperta. Levi Montalcini era nata a Torino nel 1909 da una famiglia ebrea. Nonostante il parere contrario del padre, Rita Levi Montalcini si laurea in medicina all’Università di Torino nel 1936, specializzandosi in neurologia e psichiatria. Le leggi razziali del 1938 la obbligano a emigrare in Belgio; rientrata in Italia allestisce un laboratorio clandestino nella sua camera da letto per continuare le sue ricerche. Nel 1947 accetta un incarico alla Washington University. Si è sempre considerata una libera pensatrice, dedicando tutta la sua vita alla scienza; convinta che uno scienziato dovesse anche occuparsi di problemi di natura etica e sociale, come dimostra anche nell’intervista rilasciata nel 1989 alla televisione della Svizzera italiana, tratta dagli Archivi RSI, di cui vi proponiamo un estratto.undefined
Giovanni Pozzi è stato uno dei maggiori italianisti del secondo Novecento, filologo e critico letterario, e uno dei massimi studiosi della mistica e della religiosità popolare. Nato a Locarno nel 1923, ordinato sacerdote nell’Ordine dei Frati Cappuccini nel 1947, compie i suoi studi all’Università di Friburgo, dove diventa ordinario della cattedra di Letteratura italiano per quasi un trentennio, dal 1960 al 1988. E risale proprio al 1988, l’ultimo anno del suo insegnamento accademico, l’intervista che vi proponiamo oggi, tratta dagli Archivi RSI e realizzata nell’ambito della trasmissione televisiva “Carta bianca” . Una conversazione in cui Padre Pozzi tocca gli ambiti delle ricerche di cui si è occupato a lungo, come lo studio delle scritte delle mistiche cristiane, partendo dalla figura di Teresa di Lisieux; ne emerge la figura dello studioso capace di esercitare una “critica viva” non soltanto sui testi letterari, ma anche su temi quali l’italianità, l’insegnamento della letteratura italiana in Svizzera e la scuola ticinese. Riscopriamo il rigore e la pacatezza del grande filologo, ma anche la sua ironia sferzante.undefined
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Comments (1)

Roberto Bona

interessante libro sull ascolto e la relazione

Feb 17th
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