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Author: RSI - Radiotelevisione svizzera
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Laser è un magazine di approfondimento dell’attualità politica, culturale, sociale. Interviene sulla stretta attualità di giornata, solo in casi particolari, di grande rilevanza. Dà spazio anche a tematiche di interesse pubblico o a quante vengono trascurate dai grandi media. Il taglio è storico–sociologico. I registri comprendono interviste, reportage, documentari, incontri biografici. Spazia dal locale all’internazionale, da tematiche accademiche a questioni di vita quotidiana. Presta particolare attenzione alla forma radiofonica, all’abbinamento di contenuti di sostanza con uno stile divulgativo. È il magazine di riferimento della Rete Due per réportages e documentari.
612 Episodes
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In Ticino arrivano ogni anno dei minorenni non accompagnati. Dopo un picco di 133 arrivi, registrato nel 2023, il fenomeno continua, anche se con numeri più bassi, e non accenna ad arrestarsi. Si tratta per la maggior parte di adolescenti maschi, che necessitano di educatori per guidare la loro crescita, ma anche di una formazione per prepararsi all’integrazione nella società come individui autonomi. Tutto questo in un contesto di misure di risparmio. Tutto questo porta in primo piano l’immigrazione, un tema sentito in politica e nei dibattiti pubblici; eppure nella realtà quotidiana è raro incontrare questi ragazzi, perfino per chi abita nel loro stesso (e di solito piccolo) paese. Come è possibile per la popolazione valutare efficacemente il sostegno offerto ai ragazzi e capirne le necessità? E gli operatori di queste strutture come riescono a conciliare i tagli e le esigenze di questi ragazzi?Malena Villa e Elisa Rossello sono andate a Bombinasco per entrare in uno dei foyer della Corce Rossa, che accoglie questi ragazzi e li accompagna in un percorso formativo. Hanno parlato con tre educatrici e due adolescenti residenti e con Renzo Zanini, capoufficio cantonale dei richiedenti asilo. Il quadro che si delinea non è certo esaustivo, ma , aiuta a capire che cosa implichi questo processo di integrazione.
Ogni anno in Svizzera oltre 2’000 persone finiscono in coma. Poco più della metà di loro sopravvive.
La terapia intensiva salva vite umane, ma è un’esperienza molto pesante da vivere, con strascichi fisici, cognitivi e psicologici, oggi riconosciuti sotto il termine PICS (Post Intensive Care Syndrome). Per aiutare i pazienti in coma, alcuni ospedali introducono all’interno del percorso di cura l’utilizzo di diari narrativi che, scritti da infermiere e infermieri, altro personale sanitario e parenti, riducono l’insorgenza della PICS e aiutano i pazienti a riappropriarsi della propria storia, interrotta dalla malattia e dal coma.
“Buongiorno signor Alessio*, sono Sergio, l’infermiere che si sta occupando di lei in questo momento… Non conosco nulla di lei, vedo solo che è giovane e spero che potrà svegliarsi presto. Nel frattempo, faccio – in realtà, facciamo tutti - il tifo per lei”.I diari di terapia intensiva hanno un valore terapeutico e umano. In questo documentario li apriamo, sfogliamo e leggiamo con rispetto ed emozione, guidati da Sergio Calzari, infermiere di Terapia intensiva presso il Cardiocentro dell’EOC e fondatore del progetto postintensiva per un’umanizzazione della terapia intensiva; Flavia Pegoraro, infermiera in Urgenza Emergenza presso l’IRRCS San Gerardo dei Tintori di Monza, docente, ricercatrice e autrice di una serie di interventi pubblicata sui Sentieri nelle Medical Humanities e Mirko Achermann che, sopravvissuto a un’esperienza di coma durata più mesi, ha scelto di condividere la sua storia e il suo diario sul blog. *Nome d’invenzione, a tutela della privacyMontaggio e sound design a cura di Thomas Chiesa.
Quanto è difficile fare i conti con il proprio passato? È quello che stanno vivendo i siriani, dopo oltre mezzo secolo di dittatura e quasi 15 anni di guerra civile. Fare i conti con la propria storia in questo paese significa anche e soprattutto scoprire quanto successo a centinaia di migliaia di persone scomparse: impossibile fornire cifre precise, ma alcune stime indicano che sono dai 150mila ai 300mila i siriani spariti nel buco nero del vecchio regime. Per un paese che prima della guerra contava circa 24 milioni di abitanti significa che quasi tutti conoscono qualcuno che è stato arrestato, rapito, sequestrato e appunto scomparso. È l’eredità di Bashar al-Assad, che poco più di un anno fa è scappato in Russia e ha lasciato un paese in ginocchio, completamente distrutto e con moltissime tragedie sulle quali ora si sta cercando di far luce: nell’ultimo anno sono già state scoperte più di 80 fosse comuni.Come vivono oggi le tante famiglie siriane che dalla caduta del regime si sono messe alla ricerca dei loro cari? Cosa stanno facendo le nuove autorità per rispondere alla loro impellente richiesta di giustizia? Il paese troverà mai il punto di equilibrio tra giustizia e riconciliazione? Questo reportage accompagnerà gli ascoltatori in Siria e attraverso storie e testimonianze cercherà di rispondere ad alcune di queste domande.
Il serbo Dejan Atanacković incarna una figura sempre più rara, quella dell’intellettuale totale. Le sue opere attraversano i confini tra i linguaggi: arte visiva, installazioni, scrittura e impegno civile, solcando le ferite della storia recente e dando forma a un’arte che rifiuta ogni compromesso e ogni neutralità. Dopo aver trascorso buona parte della sua vita a Firenze - dov’è arrivato nel 1991, allo scoppio della guerra nei Balcani - ha realizzato e curato progetti e installazioni di arte contemporanea negli Stati Uniti, in Canada, in Germania e Italia (oltre che nel suo Paese, la Serbia). Le sue opere hanno fatto parte di mostre collettive in tutto il mondo. Negli ultimi anni è diventato anche una figura riconoscibile del dissenso civile in Serbia, impegnato contro grandi progetti urbanistici opachi, la privatizzazione dello spazio pubblico e l’erosione dello stato di diritto. Le sue prese di posizione gli sono costate arresti, procedimenti giudiziari, campagne diffamatorie.
Catena in movimento nasce all’interno del carcere di Bollate come progetto di formazione e lavoro creato dai detenuti. Oggi siamo nella sartoria di Trezzano sul Naviglio, dove questo percorso continua in un contesto produttivo aperto. Qui lavorano persone che arrivano dal carcere, ma anche migranti che hanno trovato in questo spazio una possibilità concreta di reinserimento. Accanto a loro c’è Cristian, fondatore e guida di questa esperienza, che ha costruito un modello basato su continuità, fiducia e competenze reali e che vuole abbattere i muri tra “dentro” e “fuori”. Un reportage di Anaïs Poirot che mostra cosa significa davvero ripartire attraverso il lavoro.
Nel XVII secolo l’imperatore cinese Kangxi definì Taiwan «un grumo di fango al di là del mare». Oggi per quel grumo di fango ci si prepara a combattere e morire perché, tra tutte le richieste che la Cina avanza sulla scena internazionale, la riunificazione con Taiwan sembra essere la sola senza margini di trattativa. Eppure per secoli la storia di quest’isola ribelle è stata largamente separata da quella della Cina; infatti Taiwan fu dapprima un possedimento coloniale olandese (dal 1623 al 1662), mentre tra il 1895 e la fine della Seconda guerra mondiale rimase sotto il controllo del Giappone. Solo nel 1949, con il crollo della Repubblica di Cina sul continente, l’isola divenne l’ultimo ridotto del Kuomintang, nel racconto di Francesca Congiu. A partire dalla Guerra di Corea, la sopravvivenza di Taiwan è dipesa dal sostegno americano e più ampiamente dal contesto internazionale della Guerra fredda. Mentre periodi di tensione si alternavano ad altri di relativa distensione, l’isola ha accresciuto a dismisura la sua importanza economica, come spiega Francesca Spigarelli. Oggi nuove forme di governo hanno preso il posto del Kuomintang e, dinanzi all’ostinazione della Cina nel voler riprendere questa provincia, gli abitanti ricercano nelle proprie radici storiche e indigene una diversa identità, secondo Simona Grano.
Nel 2025 i turisti internazionali hanno ampiamente superato la cifra di un miliardo e cento milioni, staccando il record pre-pandemia del 5%. In cima alla classifica, Shanghai con 397 milioni di visitatori annui, seguita da Orlando 67 milioni e da New York 65 milioni negli Stati Uniti e poi Roma con 51 milioni di turisti internazionali annui. Ma la cosa che impressiona di più è la concentrazione di queste cifre; la grande maggioranza dei turisti visita un numero di località molto limitate e di queste pochissime località, finiscono per vedere pochi luoghi, generando una concentrazione insostenibile. Barcellona vede la presenza di 20 turisti ogni abitante, Venezia 47, Firenze supera tutti, con 110 turisti per abitante. Con enormi conseguenze e danni ambientali, sociali, culturali ed anche economici. È il fenomeno dell’”overtourism” a cui molte città provano a porre rimedio. Ne parliamo in questa puntata di Laser con Raffaele Palumbo, in un approfondimento che vede come protagonisti Paolo Corvo sociologo, docente di Culture del viaggio e dinamiche sociali, autore di Una sociologia dei consumi turistici; Cristina Nadotti, scrittrice, giornalista, autrice del libro Il turismo che non paga; Fulvio Cervini Professore ordinario di Storia dell’arte medievale e tutela dei beni culturali all’Università di Firenze; Stefano Faravelli, scrittore, pittore, orientalista e viaggiatore, autore del libro Verso Capo Horn.
®Non ci accorgiamo dell’esistenza dei microbi finché non siamo in mezzo a un’emergenza, come ha dimostrato il Covid-19. Eppure la cronaca recente ha registrato un caso di peste in California e la diffusione di virus tropicali – come la dengue o il west Nile - alle nostre latitudini ci ricordano che alcune malattie infettive non sono mai state debellate e che possono ripresentarsi quando si creano le condizioni favorevoli, come nel caso di conflitti armati e di mutate condizioni climatiche. E proprio la correlazione tra microrganismi, salute pubblica e crisi climatica, ancora relativamente poco studiata è oggi fondamentale per capire come stanno mutando gli equilibri della vita sulla Terra e per prepararci come genere umano ad affrontare le battaglie che ci attendono. Perché non c’è più tempo da perdere, come sostiene la microbiologa italiana Antonella Fioravanti nel suo primo libro dal titolo Viaggio nel mondo invisibile (ABOCA edizioni), scienziata specializzata nello studio di batteri patogeni con approcci innovativi. Le sue ricerche hanno contribuito a nuove soluzioni contro le infezioni antibiotico-resistenti; ha ricevuto premi internazionali ed è stata consigliera scientifica all’Ambasciata d’Italia a Bruxelles. Oggi è Guest Professor all’Université Libre de Bruxelles, valutatrice per il Consiglio Europeo per l’Innovazione e Presidente della Fondazione Parsec.Prima emissione: 1 settembre 2025.
®Lo scrittore britannico Ken Follett ha tenuto domenica 12 ottobre un incontro pubblico al teatro Carcano di Milano. Davanti a mille spettatori ha presentato il suo nuovo romanzo Il cerchio dei giorni (Mondadori), dialogato con il saggista e giornalista Pier Luigi Vercesi e risposto alle domane rivolte dal pubblico.Laser ha avuto la possibilità di registrare la serata. Il cerchio dei giorni torna indietro nel tempo di quattro millenni, e si svolge nei pressi di Stonehenge. Uno dei manufatti più affascinanti e misteriosi diventa la quinta di un racconto avvincente e coinvolgente, dove la protagonista Joia, sacerdotessa, conduce lettrici e lettori in una realtà lontanissima nel tempo ma vicinissima a noi per le emozioni e le sensazioni che regala.Il pubblico ha ascoltato con attenzione le spiegazioni sull’origine del lavoro e le ragioni che hanno portato Ken Folett ad occuparsi di Stonehenge. E le domande che ancora oggi non trovano risposta da parte degli archeologi, trovano percorsi plausibili nella fantasia dello scrittore britannico.Prima emissione: 14 ottobre 2025.
® Il corpo umano è al centro del dibattito pubblico, eppure continua a essere bisognoso di un genere di attenzione che spesso non arriva. Dare vita al corpo, rifiutando di cancellare la sua complessità, soprattutto in un momento in cui il corpo sparisce dietro gli schermi. Nella sua pratica clinica, Vittorio Lingiardi, psicologo, psicoterapeuta e professore di psicologia dinamica ha visto e ascoltato tanti corpi, ora sceglie di raccontarli, legando insieme le considerazioni della scienza, le immagini dell’arte e le parole della letteratura. Questa conversazione con Vittorio Lingiardi nasce dal suo libro Corpo, umano, da poco uscito per Einaudi e già Premio Bagutta 2025. Prima emissione: 10 febbraio 2025
®La critica d’arte deve sapere distinguere il falso dall’autentico: ne è convinta Rosalind Krauss, una pioniera della storia dell’arte contemporanea e una delle più autorevoli voci della critica statunitense; docente di Arte moderna alla Columbia University di New York Krauss è stata tra i fondatori di importanti riviste d’arte, come Artforum e October. I suoi saggi hanno avuto grande impatto intellettuale sulle giovani generazioni di ricercatori. Le sue ricerche sono confluite in pubblicazioni fondamentali per la teoria e la critica dell’arte contemporanea: tra i titoli tradotti in italiano citiamo L’informe. Istruzioni per l’uso, Reinventare il medium, Passaggi. Storia della scultura da Rodin alla Land Art - testi “che hanno contribuito all’affermazione dell’arte contemporanea come campo di ricerca”. Una carriera che le è valsa il prestigioso premio Balzan 2025 nella sezione studi umanistici, consegnatole a Berna nel novembre scorso. Abbiamo conversato con lei, di arte e di politica, di critica e di passioni, scoprendo che ha un debole per Paul Klee.Prima emissione: 15 dicembre 2025
®«Non si può combattere seriamente la mafia se non c’è l’impegno generale dello Stato, senza delegare sistematicamente, caricare di aspettative una sola persona o solo un intero organo», diceva Paolo Borsellino in un’intervista alla RSI del 1987. Cinque anni dopo, il 19 luglio del 1992, a Palermo in via D’Amelio una Fiat 126 imbottita di tritolo viene fatta esplodere sotto la casa di sua madre. Muore il magistrato, muoiono gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. In questa puntata di Laser incontriamo sua figlia, Fiammetta Borsellino, che è convinta, come il magistrato, che la lotta alla mafia debba partire dai giovani. A loro, in Italia e in Europa, lei racconta la storia di suo padre e la battaglia per la verità sulla strage di via D’Amelio dove c’è stato, secondo i giudici, «il più colossale depistaggio della storia d’Italia».Fiammetta Borsellino sarà ospite di un incontro organizzato dall’USI per le scuole ticinesi di quarta media e scuole superiori in programma giovedi 4 dicembre. Nel corso dell’incontro con gli studenti sarà proiettato il film Falcone e Bosellino, il fuoco della memoria. Ospite dell’incontro anche il prof. Costantino Visconti, titolare della cattedra di diritto penale all’Università di Palermo.Prima emissione: 2 dicembre 2025undefined
®È tra le più affermate scrittrici francofone, vincitrice di numerosi riconoscimenti in Francia e nel resto del mondo.Scholastique Mukasonga è ruandese di origine tutsi scampata al genocidio del 1994 solo perché due anni prima era riuscita a fuggire dal suo paese e a trasferirsi in Francia. Ha deciso di scrivere per conservare una memoria fino ad allora tramandata oralmente come avviene in Ruanda e in molte zone dell’Africa. Le esperienze vissute non dovevano in nessun modo perdersi, non potevano essere affidate solo al ricordo, destinato inevitabilmente a svanire con il tempo. Ma come raccontare ciò che era successo a lei e a centinaia di migliaia di persone della sua etnia, come provare a riconciliarsi con se stessi grazie ad un foglio e a una penna, muti e in grado di raccogliere le confidenze, le sofferenze, i pensieri. Ecco allora la scrittura. Per evitare che il suo popolo e altre realtà nel mondo non commettano gli stessi errori, non vivano ciò che la comunità tutsi ha vissuto solo trent’anni fa.I lavori di Scholastique Mukasonga sono pubblicati in italiano dalla casa editrice Utopia e in francese da Gallimard.Prima emissione: 18 aprile 2025
®Tra i più famosi e discussi teorici della fisiologia del parto, Michel Odent è il medico chirurgo che ha inventato la nascita in acqua e la salle sauvage. Nato nel 1930, ha fatto sentire la sua particolare voce in ambito ostetrico, conquistando puerpere e levatrici. Michel Odent ha scritto numerosi saggi tradotti in tutto il mondo, diffondendo idee e concetti legati all’universo della nascita, ma non solo. La sua attenzione è rivolta soprattutto alle madri, per le quali ha iniziato ad avere un ascolto particolare che ha rivoluzionato la maniera di mettere al mondo i bambini. Socializzazione del parto, ossitocina e melatonina, istinto e inibizione neocorticale: questi alcuni dei concetti affrontati in occasione del suo intervento alla giornata di riflessione Nascita e Violenza a Lugano, il mese di novembre scorso.Valentina Grignoli lo ha incontrato, e ci presenta qui l’affascinante storia di un medico sicuramente non convenzionale.Intervallano questo incontro alcuni spezzoni tratti da Nati in casa, monologo del 2001 scritto da Giuliana Musso (Premio Hystrio alla drammaturgia 2017) e Massimo Somaglino. Il monologo è stato trasmesso su Rai 3 e Rai 5, e nel 2010 sulle onde di Radio France Culture, dopo le innumerevoli rappresentazioni in Italia e all’estero.Prima emissione: 23 marzo 2020
® Due anni fa un attacco del gruppo terroristico palestinese Hamas in Israele provocò la morte di 1’200 persone, in maggioranza civili. 250 persone vennero rapite e portate nella Striscia di Gaza. Con lo storico israeliano Ilan Pappé, autore di numerosi saggi sulla questione israelo-palestinese, tra cui “Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina dal 1882 ad oggi”, cercheremo di comprendere le conseguenze per Israele di quella vicenda, che ha segnato la storia del Medio Oriente come pochi altri eventi dalla fine del secondo conflitto mondiale.Pappé sottolinea la vulnerabilità della nazione, parla apertamente di crepe nella società e nelle fondamenta di Israele, e ripercorre la storia del paese e della regione. Una storia condivisa fatica ad essere scritta, e quindi anche la comprensione del ruolo che ogni comunità potrebbe e dovrebbe avere per trovare una soluzione alla realtà attuale. Lo storico riconosce gli errori dell’Europa del passato, che si trascinano ancora oggi. Alle ragioni umanitarie e del diritto internazionale si sostituiscono ragioni ideologiche e questo cambio di prospettiva non contribuisce certo alla ricerca di una visione per il futuro.Nel corso della puntata del 7 ottobre sarà presentato il nuovo libro dello storico: “La fine di Israele, il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina” (Fazi editore)Prima emissione: 7 ottobre 2025undefined
® Due anni fa un attacco del gruppo terroristico palestinese Hamas in Israele provocò la morte di 1’200 persone, in maggioranza civili. 250 persone vennero rapite e portate nella Striscia di Gaza. Con lo storico israeliano Ilan Pappé, autore di numerosi saggi sulla questione israelo-palestinese, tra cui “Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina dal 1882 ad oggi”, cercheremo di comprendere le conseguenze per Israele di quella vicenda, che ha segnato la storia del Medio Oriente come pochi altri eventi dalla fine del secondo conflitto mondiale.Pappé sottolinea la vulnerabilità della nazione, parla apertamente di crepe nella società e nelle fondamenta di Israele, e ripercorre la storia del paese e della regione. Una storia condivisa fatica ad essere scritta, e quindi anche la comprensione del ruolo che ogni comunità potrebbe e dovrebbe avere per trovare una soluzione alla realtà attuale. Lo storico riconosce gli errori dell’Europa del passato, che si trascinano ancora oggi. Alle ragioni umanitarie e del diritto internazionale si sostituiscono ragioni ideologiche e questo cambio di prospettiva non contribuisce certo alla ricerca di una visione per il futuro.Nel corso della puntata del 7 ottobre sarà presentato il nuovo libro dello storico: “La fine di Israele, il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina” (Fazi editore)Prima emissione: 6 ottobre 2025undefined
Durante l’ultimo conflitto, tra Israele e Hamas a Gaza, proprio nei giorni in cui veniva siglata una fragile tregua, siamo andati in Israele a incontrare tre donne israeliane. In una guerra in cui l’inizio e la fine sono stati decisi dagli uomini, ci siamo rivolte a tre donne che hanno avuto e continuano ad avere azioni e gesti di pace, senza risparmiare critiche al governo israeliano. A Tel Aviv, a due passi dalla piazza Dizengoff, dove la fontana è un sepolcro di volti di uomini (cfr. foto), donne e bambini uccisi il 7 ottobre, abbiamo incontrato Manuela Dviri, scrittrice e giornalista che nel 1998 ha perso il giovane figlio Yonathan che prestava servizio nell’esercito israeliano. A partire da questo lutto Dviri non ha mai smesso di criticare le azioni guerrafondaie del suo governo. E poi Ketty Bar, un’artista che ha fondato il movimento “Madri contro la violenza”, che conta 10mila donne in Israele e che mette al centro il ruolo delle madri nell’educare i figli alla non violenza. Ogni week end le “Madri contro la violenza” si recano in Cisgiordania per incontrare e sostenere le donne palestinesi. E, infine, proprio nei giorni in cui venivano restituiti gli ostaggi israeliani vivi e i prigionieri palestinesi, nella piazza degli ostaggi di Tel Aviv, abbiamo incontrato Efrat Machikawa, la nipote di una coppia che abitava nel kibbutz Nir Oz, un kibbutz prossimo alla striscia di Gaza, dove il 7 ottobre 2023 , 47 persone sono state uccise e 76 sono state prese in ostaggio. Lo zio di Efrat è stato rilasciato dopo 281 giorni di prigionia mentre la zia è stata uccisa.
Questo Laser racconta la Comunità di Villapizzone di Milano, nata negli anni Settanta in un quartiere allora in parte abbandonato, dall’incontro tra alcune famiglie e la comunità dei Gesuiti. Oggi, nella casa padronale, vivono otto famiglie insieme alla famiglia dei Gesuiti.La comunità mantiene un rapporto aperto con il quartiere, anche attraverso un cancello che rimane sempre aperto, e rappresenta uno spazio di incontro, accoglienza e confronto. Il documentario raccoglie le voci di chi vive questo luogo ogni giorno: residenti storici, nuove generazioni. Attraverso testimonianze e suoni d’ambiente, il racconto restituisce l’evoluzione di una comunità nel tempo, mettendo in luce dinamiche di convivenza, cambiamento e impegno sociale all’interno del quartiere di Villapizzone. Non solo un’esperienza abitativa, ma una realtà che dialoga con la città e ne riflette le trasformazioni.
Questa inchiesta giornalistica realizzata in Armenia tra la capitale Yerevan e la città di Gymri, porta alla luce, attraverso l’incontro con madri, avvocati, l’accesso a documenti inediti e luoghi sensibili, un stistema criminale di adozioni illegali sconosicuto nella sua ampiezza, gravità e per ora impunito.
Un’inchiesta giudiziaria su sospette adozioni illegali all’estero è in corso in Armenia dal 2019 con 11 imputati e riguarda trenta casi di bambini adottati con una decisione della Corte tra il 2016 e il 2018, tra cui venti in Italia, gli altri tra Stati Uniti e Francia. Il principale imputato è Razmik Abrahamyan, direttore dell’Ospedale di Maternità Repubblicano di Yerevan, accusato, in particolare, di «separazione illegale di un bambino dai genitori o sostituzione di bambino». Tra gli altri imputati figurano Liana Karapetyan, ex direttrice dell’orfanotrofio “Mankan Tun”, chiamato anche “Children’s Home” di Yerevan, ex funzionari del Ministero della Giustizia Armeno, del Comune di Yerevan, del Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali armeni e Anush Garsantsyan, che è stata fino al 2022 la rappresentante in Armenia degli enti italiani accreditati dalla CAI (Commissione per le Adozioni Internazionali), l’autorità centrale italiana in materia di adozioni internazionali. Sarebbero 830 le madri armene che oggi cercano i figli, strappati dalla loro braccia alla nascita, adottati, senza il loro consenso libero e informato, all’estero. Madri a cui spesso era vietato vedere i neonati dichiarati morti, o mostrato un corpo diverso, minacciate, sedate. Oppure messe sotto pressione, perché sole, minorenni, o senza la possibilità di prendersi cura di figli dichiarati, in molti casi, in modo falso, malati.
Questa inchiesta è stata realizzata da Sabrina Pisu e dalla fotogiornalista Cinzia Canneri con il supporto del Journalism Fund Europe.
Una puntata di Laser che propone una fotografia sonora del periodo natalizio nelle periferie milanesi, dove la multiculturalità porta le famiglie a vivere le feste come le due facce di una stessa medaglia. C’è chi dice: «Facciamo due Natali: il 24 dicembre e il 7 gennaio, quello copto». E poi bisogna fare i conti anche con la povertà, che cresce, colpisce e a volte cambia il modo di attraversare e vivere queste giornate di festa. Nel quartiere di San Siro si organizzano persino preghiere congiunte tra cristiani e musulmani, creando momenti di incontro inattesi. Un racconto che attraversa cortili, case, per mostrare come il Natale possa trasformarsi a volte in un ponte fra culture diverse.























interessante libro sull ascolto e la relazione