DiscoverNon spegnere la luce
Non spegnere la luce

Non spegnere la luce

Author: Michele D'Innella e Giacomo Giaquinto

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Un viaggio verso le profondità più oscure della mente criminale, in compagnia delle voci di Michele D’Innella e di Giacomo Giaquinto, che ogni settimana proveranno a far luce sui misteri irrisolti della cronaca nera moderna. Iscriviti al canale Telegram per non perderti nessuno degli approfondimenti e delle novità in anteprima sulle prossime puntate: https://t.me/LucePodcast
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Verona, novembre 1994 – Eleonora Perfranceschi, ex impiegata delle Poste, vive sola con la figlia Nadia in un appartamento nel quartiere di San Michele Extra. Quando scompare improvvisamente nel nulla, Nadia parla di un viaggio imprevisto. Ma qualcosa non torna. Dopo giorni di silenzio, il corpo di Eleonora viene trovato sul ciglio di una strada, seminudo e abbandonato come quello di una sconosciuta. La scena sembra suggerire una rapina finita male, ma gli inquirenti non si lasciano ingannare. A pochi passi da lei, ci sono due figure insospettabili: sua figlia Nadia e il fidanzato Marco Rancani. Le indagini ricostruiscono un delitto calcolato, messo in atto con lucidità e motivato dal desiderio di una vita libera, agiata e senza regole. Un piano che parte dal veleno e si conclude con uno strangolamento. Ma chi ha veramente ideato tutto? Quanto ha influito l’ambiente familiare? E com’è possibile che una figlia arrivi a uccidere la propria madre con tanta freddezza? Proviamo a scoprirlo assieme a Monocratica: esperta di cronaca nera e voce del podcast “Inchiostro Nero”. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Alcatraz, l’isola fortezza nel cuore della Baia di San Francisco, è sempre stata sinonimo di sicurezza assoluta. Qui venivano rinchiusi i criminali più pericolosi d’America, sotto costante sorveglianza e in un ambiente considerato inespugnabile. Eppure, l’11 giugno 1962, tre detenuti – Frank Morris e i fratelli John e Clarence Anglin – riuscirono a evadere dalla prigione più sorvegliata degli Stati Uniti. Con pazienza e ingegno, scavarono i muri delle loro celle, costruirono una zattera di fortuna usando impermeabili rubati, per poi scomparire nelle acque gelide della Baia. L’FBI li cercò per decenni, ma i loro corpi non furono mai ritrovati. Che fine hanno fatto i tre fuggitivi? Sono morti durante la traversata, o sono riusciti a far perdere per sempre le loro tracce? Proviamo a scoprirlo assieme a Fabio Sanvitale: giornalista investigativo, criminologo e conduttore del podcast “Dentro il Mistero”. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Nato a Providence nel 1890, Howard Phillips Lovecraft è oggi riconosciuto come uno dei padri indiscussi della letteratura horror contemporanea. In vita, Lovecraft visse un’esistenza segnata da malattie, isolamento e un'infinita curiosità per l'ignoto. Sebbene le sue opere non ricevettero inizialmente il riconoscimento che meritavano, sono oggi celebrate per la loro capacità di evocare orrori cosmici e profonde riflessioni sull'insignificanza umana nell'universo. Al centro della sua narrativa vi è la creazione dei Miti di Cthulhu, un pantheon di divinità antiche e terribili che sfidano la comprensione umana. La sua immaginazione ha dato vita a mondi oscuri, dove l’umanità è costantemente minacciata da forze al di là della comprensione, elementi che ancora oggi ispirano autori e artisti di ogni genere. Ma chi era l'uomo dietro queste storie agghiaccianti? E cosa rende ancora oggi la sua eredità così potente e inquietante? Ne parliamo assieme a Giacomo Giaquinto: narratore, fumettista e autore di romanzi. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: https://www.patreon.com/posts/147092382
Tra il 1985 e il 1992, la città di Bolzano è teatro di una serie di omicidi inquietanti. Le vittime sono giovani donne, uccise con una ferocia che lascia sgomenta l’intera comunità. Dietro quei delitti c’è un volto insospettabile: Marco Bergamo, ragazzo riservato, cresciuto in una famiglia ordinaria, che sotto la superficie nasconde una personalità disturbata e un desiderio ossessivo di controllo e dominio. Dopo sette anni di apparente silenzio, Bergamo torna a colpire, lasciando una scia di sangue che porterà le forze dell’ordine sulle sue tracce. Ma chi era davvero questo ragazzo dell’Alto Adige, che a soli 25 anni aveva già ucciso cinque volte? E cosa si cela dietro la sua freddezza, il suo distacco, il suo sguardo spento? Proviamo a scoprirlo insieme a Sonia Filippi, autrice di genere noir, con all’attivo una produzione di oltre 20 romanzi gialli. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Gianni Versace è stato uno degli stilisti più influenti del XX secolo. Nato a Reggio Calabria e diventato simbolo di lusso, audacia e creatività, ha rivoluzionato il mondo della moda con uno stile barocco e sensuale, trasformando le passerelle in spettacoli e rendendo la sua casa di moda un impero globale. Ma la mattina del 15 luglio 1997, davanti alla sua villa a Miami Beach, Versace viene freddato con due colpi di pistola da Andrew Cunanan, giovane serial killer già ricercato dall’FBI. Un delitto che ha scioccato l’opinione pubblica e sollevato interrogativi ancora oggi irrisolti, sul confine tra fama, ossessione e solitudine. Ma chi era davvero Cunanan? Che rapporto c’era tra lui e lo stilista? E perché scelse proprio Versace come sua ultima vittima? Proviamo a scoprirlo insieme a Elena Milanesio: esperta di moda e di cronaca nera, nonché autrice per la pagina Instagram @ele_storieamericane. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Padre di famiglia, uomo d’affari e volontario nella comunità: John Edward Robinson si presentava come un cittadino esemplare nella tranquilla provincia americana. Ma dietro quella facciata rispettabile si celava un predatore spietato. Tra il 1984 e il 2000, Robinson attirò numerose donne in stato di necessità con promesse di lavoro, amore o protezione, per poi ucciderle e occultarne i corpi in fusti industriali. Con l’avvento di Internet, affinò la sua strategia: si fece chiamare “Slavemaster” e sfruttò le prime chat room a sfondo sessuale per adescare nuove vittime. Lettere false, adozioni truccate, identità fasulle: ogni elemento era calcolato con freddezza per controllare e far sparire chi gli orbitava intorno. Fu arrestato nel 2000, dopo la scomparsa di una giovane donna che aveva confidato i suoi timori alla madre. Ma quante sono state davvero le vittime di John E. Robinson? E perché il suo caso segna un punto di svolta nella storia della criminalità digitale? Proviamo a scoprirlo insieme ad Antonello Sale, esperto di cronaca nera e conduttore del podcast “Scary Monster”. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Temù, maggio 2021 – Laura Ziliani, ex vigilessa e madre di tre figli, scompare misteriosamente nel cuore della Val Camonica. All’inizio si pensa a un tragico incidente in montagna, ma presto le indagini rivelano crepe profonde nella versione dei fatti raccontata dalla famiglia. Dopo tre mesi di silenzio e piste senza esito, il ritrovamento del suo corpo apre uno squarcio su una realtà sconvolgente: dietro la sua morte ci sono due delle sue figlie, Silvia e Paola, e il fidanzato di una di loro, Mirto Milani. Un delitto studiato nei minimi dettagli, preceduto da un tentativo fallito e giustificato, secondo gli assassini, da anni di tensioni familiari e desideri di emancipazione. Ma il movente è più freddo e lucido: la gestione del patrimonio di famiglia. Mentre si susseguono intercettazioni, confessioni e colpi di scena, prende forma il ritratto disturbante di un trio insospettabile, uniti da un legame tossico e da una visione distorta dell’amore e della libertà. Cosa può spingere dei figli a uccidere la propria madre? E chi è davvero Mirto Milani, il giovane definito dagli inquirenti “la mente” del gruppo? Proviamo a scoprirlo insieme a Serena Garofano: criminologa, detentrice di un master di II livello in scienze forensi presso La Sapienza di Roma, ma soprattutto autrice per la pagina Instagram e Facebook “Conversazioni sul Crimine”. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
5 dicembre 1945 - Una squadriglia composta da cinque bombardieri Avenger della Marina statunitense decolla dalla Florida per un volo d’addestramento. A partire da quella mattina, né i velivoli né il loro equipaggio furono mai più rivisti. Quel misterioso episodio, passato alla storia come il Volo 19, diede inizio alla leggenda del Triangolo delle Bermuda: un’area compresa tra Miami, Porto Rico e le isole Bermuda, ritenuta teatro di sparizioni inspiegabili. Negli anni successivi, decine di navi e aerei svanirono apparentemente nel nulla, generando teorie tanto affascinanti quanto controverse: distorsioni magnetiche, onde anomale, malfunzionamenti tecnologici, e persino portali verso altre dimensioni. Ma cosa c’è davvero dietro a queste scomparse? Il triangolo delle Bermuda è davvero un enigma irrisolto, o soltanto una leggenda alimentata da errori, coincidenze e cultura mediatica? Proviamo a scoprirlo insieme a Giulio Maria Garbellotto, esperto di disastri aerei e conduttore del podcast “Ultimi Attimi”. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Nel 2025 ricorre il cinquantesimo anniversario di Profondo Rosso, il capolavoro che consacrò Dario Argento come maestro assoluto del thriller all’italiana. Nato a Roma nel 1940, Argento ha rivoluzionato il cinema di genere, fondendo l’eleganza visiva con l’orrore più disturbante. Attraverso film come Suspiria, Inferno, Tenebre e Opera, ha saputo costruire un’estetica unica, fatta di ombre taglienti, colonne sonore ipnotiche e omicidi coreografati come danze macabre. Ma dietro il regista si cela anche un uomo complesso, influenzato da Edgar Allan Poe, Mario Bava e un’ossessione per la bellezza della paura. Cosa rende ancora oggi così potente l’immaginario di Dario Argento? E perché i suoi film continuano a farci paura e incantarci, mezzo secolo dopo? Ne parliamo insieme a Laura Scaramozzino, editor, coach letteraria, nonché autrice premiata di novelle e romanzi noir. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Nata a New Orleans nel 1787 da una famiglia nobile, Delphine LaLaurie era una figura rispettata dell’élite creola della città, circondata da ricchezza, feste e prestigio sociale. Dietro la facciata di donna elegante e filantropa, però, si celava un’anima brutale. Nella sua dimora di Royal Street, nota oggi come la “casa degli orrori”, LaLaurie ridusse in schiavitù uomini e donne sottoponendoli a sevizie atroci. La verità emerse nel 1834, dopo un incendio che portò alla scoperta di stanze segrete dove le vittime erano incatenate, mutilate e lasciate a morire lentamente. La comunità reagì con furia, ma Delphine riuscì a fuggire in Europa, evitando qualunque condanna. La sua storia, sospesa tra realtà storica e leggenda, è rimasta impressa nell’immaginario collettivo, trasformandosi in mito gotico e in icona del folklore oscuro di New Orleans. Ma chi era davvero Madame LaLaurie? E perché il suo nome continua a evocare orrore e fascinazione ad oltre due secoli di distanza? Proviamo a scoprirlo insieme all’autrice del podcast “Ottocento Oscuro”. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Nato a Genova nel 1958, Maurizio Minghella è considerato uno dei serial killer più spietati della storia criminale italiana. Dopo un’infanzia segnata da violenze familiari e disturbi psichici, a fine anni Settanta terrorizzò la Liguria con una serie di omicidi efferati. Condannato all’ergastolo, Minghella sembrava destinato a non uscire più dal carcere. Eppure, nel 1995, ottenne la semilibertà e tornò a colpire con la stessa violenza di 17 anni prima, strangolando numerose prostitute. Le sue vittime erano spesso donne vulnerabili, adescate e poi seviziate, in una spirale di crudeltà che riportò l’Italia a fare i conti con l’incubo di un serial killer. Le indagini, i depistaggi, l’eco mediatica e i processi hanno lasciato aperte ancora oggi molte domande: cosa spinse davvero Minghella a uccidere? E come fu possibile che un uomo condannato all’ergastolo potesse tornare libero e reiterare i suoi crimini? Proviamo a scoprirlo insieme a Marta Casà, dottoressa in scienze investigative ed autrice del podcast “Mente Criminale”. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Colleferro, 6 settembre 2020 – Una lite tra ragazzi, in una notte di fine estate come tante altre, si trasforma in tragedia. Willy Monteiro Duarte, 21 anni, interviene per difendere un amico, ma viene aggredito con inaudita violenza da un gruppo di coetanei, tra cui i fratelli Marco e Gabriele Bianchi. In pochi minuti, la sua vita si spegne, lasciando dietro di sé sgomento, rabbia e un vuoto profondo nella comunità. Le indagini e i processi che seguiranno delineeranno un quadro complesso, fatto di testimonianze, perizie medico-legali e sentenze che hanno acceso un acceso dibattito sulla giustizia, sulla violenza di gruppo e sul confine tra volontà e dolo eventuale. Le condanne all’ergastolo per i Bianchi, successivamente ridotte in appello, hanno suscitato polemiche e riflessioni sulla distanza tra la percezione pubblica e la logica giuridica. Ma cosa può aver causato una reazione così violenta? E cosa racconta la storia di Willy sull’Italia di oggi, sui nostri giovani, e sullo stato attuale della nostra società? Proviamo a scoprirlo insieme a Bianca Gennari Caspariis: criminologa, detentrice di un master di II livello in scienze forensi presso La Sapienza di Roma, ma soprattutto autrice per la pagina Instagram e Facebook “Conversazioni sul Crimine”. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Roma, 16 marzo 1978 – in via Fani un commando delle Brigate Rosse tende un agguato all’auto di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. L’uomo politico più influente dell’epoca viene rapito, mentre la sua scorta viene sterminata con una violenza che scuote l’Italia intera. Per 55 giorni il Paese rimane sospeso in un incubo fatto di comunicati, lettere dalla prigionia e un crescendo di tensione che si concluderà nel modo più drammatico. Ma il sequestro Moro non fu un episodio isolato: rappresentò piuttosto l’apice di una stagione segnata dal terrorismo, in cui le Brigate Rosse cercavano di abbattere lo Stato con la lotta armata. Nati alla fine degli anni ’60, in un contesto dominato dalla Guerra Fredda, dalla strategia della tensione e dai conflitti ideologici, i brigatisti misero in atto una lunga scia di attentati, rapimenti e omicidi che ancora oggi pesano sulla storia della nostra Repubblica. Ma chi erano davvero le Brigate Rosse? E cosa si nascondeva davvero dietro il rapimento di Aldo Moro? Proviamo a scoprirlo insieme a Giacomo Brunoro, autore di libri e audiolibri e direttore editoriale della casa editrice californiana LA Case Books. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
9 ottobre 1963, provincia di Belluno – Alle ore 22:39 una frana di proporzioni gigantesche si distacca dal Monte Toc e si riversa nel bacino artificiale del Vajont. L’acqua sollevata dall’impatto supera la diga e precipita a valle con una forza devastante, cancellando in pochi istanti interi paesi come Longarone, Pirago e Rivalta. Le vittime saranno quasi 2000, tra uomini, donne e bambini sorpresi nelle loro case. Nei primi minuti molti pensarono a un crollo strutturale della diga, ma presto si capì che il disastro era stato causato da un’enorme frana, i cui segni premonitori erano stati segnalati da tempo e ignorati. Negli anni successivi un lungo processo avrebbe tentato di stabilire responsabilità, ma le condanne furono poche e lievi rispetto alla portata della catastrofe. Il Vajont è rimasto così nella memoria collettiva come una tragedia annunciata, simbolo delle conseguenze fatali dell’avidità e della negligenza. Ma cosa accadde davvero quella notte? E perché un’opera che avrebbe dovuto rappresentare il progresso si trasformò invece in uno dei più grandi lutti della storia italiana? Proviamo a scoprirlo insieme a Mary e Winny, esperti di cronaca nera e conduttori del podcast “Tango in Nero”. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Torino, 26 giugno 1996 – Due normali dipendenti delle Poste mettono a segno quello che passerà alla storia come “il furto del secolo”. Durante un giro di raccolta valori, sotto la scorta della polizia, i sacchi pieni di miliardi di lire vengono sostituiti con sacchi di carta straccia. Il colpo sembra perfetto, ma il mattino successivo i sospetti ricadono subito sugli autisti del furgone. Da quel momento la vicenda prende una piega drammatica: i due ideatori spariscono misteriosamente e, settimane dopo, i loro corpi vengono ritrovati sepolti in un campo. È l’inizio di un’inchiesta che svelerà tradimenti, omicidi e una latitanza internazionale degna di un film. Ma chi erano davvero gli uomini d’oro? E che fine fece l’immenso bottino, mai ritrovato? Proviamo a scoprirlo insieme a Fabio Granaro: giornalista, esperto di comunicazione, nonchè autore del podcast “Torino Nera”. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Nato in Colombia nel 1948, Pedro Alonso López è considerato uno dei serial killer più spietati della storia contemporanea, passando alle cronache come il “mostro delle Ande”. Dietro l’apparenza di un uomo silenzioso e schivo, si nascondeva infatti una mente ossessionata da fantasie omicide e da un rancore radicato fin dall’infanzia, segnata da violenze e abusi. Durante gli anni Settanta, López attirò centinaia di bambine tra Ecuador, Colombia e Perù con promesse di piccoli regali o attenzioni, per poi violentarle e strangolarle a sangue freddo. La sua cattura avvenne solo nel 1980, dopo un tentato rapimento e il ritrovamento di numerosi corpi. Confessò oltre 300 omicidi, anche se la giustizia riuscì ad attribuirgliene con certezza poco più di un centinaio. Condannato a soli 16 anni di prigione in Ecuador, venne poi rilasciato e fece perdere le proprie tracce, lasciando dietro di sé un’eredità di paura e di rabbia. Ma chi era davvero Pedro Alonso López? E come è stato possibile che un assassino così efferato riuscisse a sfuggire alla giustizia internazionale? E cosa lo ha reso capace di simili atrocità? Proviamo a scoprirlo insieme a Giuseppe Paternó Raddusa: autore, sceneggiatore, nonchè creative producer della casa editrice Orange Media. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltare gratuitamente l'episodio bonus di questa settimana e sostenere il nostro lavoro, entra sul nostro canale Patreon tramite questo link: https://www.patreon.com/posts/unplugged-87-i-138362441?utm_medium=clipboard_copy&utm_source=copyLink&utm_campaign=postshare_creator&utm_content=join_link
Roseto Capo Spulico, 18 novembre 1989 – In una serata dell’autunno calabrese, lungo la statale 106, viene ritrovato il corpo senza vita di Denis Bergamini, centrocampista del Cosenza e promessa del calcio italiano. La versione ufficiale parla di suicidio: Denis si sarebbe infatti gettato sotto un camion in corsa. Fin dall’inizio, però, molti dettagli non tornano. Il suo corpo non presenta le ferite tipiche di un investimento, i vestiti e gli oggetti personali risultano quasi intatti, e la testimonianza della fidanzata che era con lui solleva più domande che risposte. Dopo anni di battaglie da parte della famiglia e dei tifosi, nuove indagini e una riesumazione del cadavere hanno ribaltato quella ricostruzione, portando in aula l’accusa di omicidio volontario contro l’ex compagna. 35 anni dopo, restano ancora aperti numerosi interrogativi: cosa accadde davvero quella sera sulla Statale Jonica? E chi è stato davvero a tradire la fiducia di Denis? Proviamo a scoprirlo insieme a Francesco Paolo Esposito: professore di criminologia forense, perito legale, ma anche podcaster. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
A diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco torna sotto i riflettori. Dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi, nuove perizie, tecnologie avanzate e dettagli riemersi dall’archivio investigativo hanno portato la Procura di Pavia a indagare un altro nome: Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. A far discutere sono soprattutto la famosa “impronta 33”, potenzialmente compatibile con la sua mano, e alcuni frammenti di DNA rinvenuti sotto le unghie di Chiara, già al centro di polemiche anni fa. Ma cosa c’è di concreto in queste nuove piste? E quanto ha pesato l’esposizione mediatica del caso, tra dichiarazioni del Ministro della Giustizia, campagne social e incursioni shock di Fabrizio Corona? Proviamo a scoprirlo insieme a Luca Pallavidino: esperto di cronaca nera, nonchè speaker e co-fondatore di Dpen Podcast.Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link:https://www.patreon.com/posts/unplugged-85-e-136040212?utm_medium=clipboard_copy&utm_source=copyLink&utm_campaign=postshare_creator&utm_content=join_link
Nel luglio 1969 l’umanità raggiunge uno dei suoi traguardi più straordinari: l’allunaggio della missione Apollo 11. Ma a partire dagli anni ’70, una teoria complottista inizia a prendere piede: e se lo sbarco fosse stato una messinscena? Secondo alcuni, le iconiche immagini trasmesse dalla NASA sarebbero state girate in uno studio segreto dal regista Stanley Kubrick, autore dell’acclamato “2001: Odissea nello Spazio”, un cineasta geniale e perfezionista, che con la sua filmografia ha cambiato per sempre il modo di intendere il cinema, senza mai davvero smettere di far discutere. L’ipotesi, alimentata da coincidenze visive, riferimenti simbolici e ambiguità narrative, si è diffusa per decenni, insinuandosi nella cultura pop e attirando schiere di sostenitori. Ma da dove nasce davvero questa teoria? Quali sono i presunti indizi nascosti nei film di Kubrick? E cosa dicono la scienza (ed il buon senso) per confutarla? Ne parliamo assieme a Giacomo Giaquinto: narratore, fumettista e autore di romanzi. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Nata a Genova nel 1961, Moana Pozzi è stata una delle figure più controverse e affascinanti dello spettacolo italiano. Dietro l’immagine della pornostar sicura di sé e della diva televisiva, si celava una donna determinata, colta e capace di trasformare il proprio corpo in simbolo di libertà e provocazione. Negli anni Ottanta e Novanta, mentre l’Italia si confrontava con un clima sociale conservatore, Moana infranse i tabù, approdando persino alla politica con il Partito dell’Amore. Nel 1994, la sua morte improvvisa a soli 33 anni, ufficialmente per un cancro al fegato, alimentò una scia di teorie alternative: chi sosteneva fosse morta di AIDS, chi parlava di un’esistenza segreta all’estero, chi di un complotto dei servizi segreti. Un mistero che, a distanza di trent’anni, continua ad alimentare fascino e interrogativi. Ma chi era davvero Moana Pozzi? E perché la sua figura resta così potente nell’immaginario collettivo italiano? Proviamo a scoprirlo insieme a Morena Rossi, copywriter, creative producer presso il gruppo Orange Media, ma soprattutto podcaster e autrice della serie “Icone”. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
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