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Un Altro Podcast
Un Altro Podcast
Author: La Gazzetta Dello Sport
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© La Gazzetta Dello Sport
Description
Nasce “Un Altro Podcast”, il nuovo format targato Gazzetta dello Sport.
In un mondo dove il calcio fa da padrone, “Un altro podcast” ha l’obiettivo di dare spazio a tutti gli altri sport che non sempre riescono ad avere il giusto riconoscimento. In ogni episodio incontreremo un campione che ha saputo cambiare le regole del gioco, esplorando il suo viaggio tra trionfi e cadute. Scaveremo in tante storie diverse, aprendo la scatola dei ricordi per scoprire cosa si cela dietro al successo. Ogni mercoledì una nuova puntata, disponibile su Youtube, Spotify e su tutte le piattaforme podcast.
27 Episodes
Reverse
Quella di Giorgio Petrosyan è la storia di chi nasce nella guerra e si costruisce nel sacrificio, fino a diventare leggenda. I numeri raccontano di una carriera irripetibile — 125 incontri, 120 vittorie, 22 titoli mondiali — ma non spiegano fino in fondo chi sia davvero l’uomo che tutti hanno imparato a chiamare “The Doctor”. Costretto a convivere con la fame, la povertà e il dolore, fugge dall’Armenia in cerca di un futuro migliore. L’Italia diventa casa, il ring una necessità vitale. Il sogno di essere il numero uno si trasforma in ossessione: allenarsi sempre, ovunque, anche mentre lavora, anche quando il corpo chiede tregua. Una tensione costante verso la perfezione. Per oltre vent’anni domina uno sport durissimo, costruendo un mito fatto di precisione chirurgica e sangue freddo. Ma quando la vittoria non basta più, il ring può diventare una prigione. È lì che nasce la consapevolezza: combattere non per vincere, ma per ritrovarsi. Appesi i guantoni al chiodo, ora il fighter lascia spazio all’uomo. Oggi resta Giorgio, che non lotta più per fuggire dal passato, ma per vivere finalmente una conquistata normalità.
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Da bambina la maschera era un mantello, un rifugio e una promessa. A 17 anni contava il tempo che la separava dal sogno a Cinque Cerchi, a 21 iniziava a viverlo davvero. Oggi il suo cammino racconta di una carriera costruita con precisione, senza lasciare spazio al caso: un oro, un argento e un bronzo olimpici, oltre a due titoli mondiali, che la rendono una tra le figure più luminose della scherma azzurra. In pedana segue una musica silenziosa, invisibile agli altri, un ritmo interiore che la guida in ogni passo, ogni assalto, ogni rinascita. Per raccontare le sue cadute usa l’immagine di un aereo che si schianta: è tra quei rottami che ricerca la sua scatola nera, ricostruendo errori e pianificando progetti. Come una vipera che cambia pelle, si rigenera e ricomincia. Dolce ed estremamente sensibile, percepisce le fragilità degli altri e il peso dei giudizi, rispondendo alle critiche una stoccata alla volta. Tra mente e corpo, melodie e affondi, Rossella ha trovato il suo equilibrio e anche l’amore, quello con cui condividere un ultimo orizzonte sportivo a Los Angeles 2028. E poi una nuova vita, cambiando pelle ancora una volta.
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Costretto a 12 interventi chirurgici soltanto nell’infanzia, nella piscina trova l’unica forma di riabilitazione possibile. Lì scopre la sua dimensione, dimostrando che crescere con una disabilità non significa avere meno. Lo racconta con i fatti: una vasca alla volta diventa uno dei nuotatori paralimpici più vincenti della sua generazione, capace di conquistare titoli e record impressionanti. Tokyo lo mette di fronte alle sue fragilità: la paura del Covid, l’isolamento e la sensazione di non riuscire a essere felice nonostante i successi. Parigi gli restituisce ciò che mancava: il valore dello stare insieme e la capacità di godere davvero delle proprie conquiste. Fuori dalle corsie è un creativo instancabile: artista, dj, podcaster e ambassador di Milano Cortina 2026. Sempre in movimento, sempre in cerca di nuovi linguaggi per raccontarsi e per raccontare lo sport. Una voce lucida contro il patetismo e i pregiudizi comodi, consapevole che quando una persona con disabilità vince nello sport rompe equilibri, smonta narrazioni facili e, spesso, fa rosicare. La sua è una storia che insegna a non arrendersi al destino, ricordandoci che non è il limite a definire chi siamo, ma il modo in cui scegliamo di attraversarlo.
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Cresciuto nella periferia romana, tra le strade ruvide di Pomezia, Alessio Sakara ha imparato presto a trasformare il caos in disciplina, la rabbia in tecnica, l’istinto in arte. Il suo viaggio, partito dal Brasile tra sacrifici, notti difficili e difficoltà economiche, lo ha portato fino in America, dove è entrato nella storia come il primo italiano a combattere in UFC. Negli Stati Uniti lo guardavano come si guarda un’icona venuta da un’altra epoca: un figlio della Roma antica, un moderno Massimo Decimo Meridio. Ma se i gladiatori combattevano per obbligo, lui ha scelto la battaglia per la vita come un vero Legionario. Eppure, dietro la corazza del guerriero intriso di valori — lealtà, rispetto, disciplina — si nasconde un’anima sorprendente, capace di entrare nelle vite degli altri con una simpatia disarmante. Oggi, a 44 anni, il suo viaggio ha fatto nuovamente tappa a Roma, un ritorno glorioso alle origini con la cintura mondiale BKFC conquistata davanti alla sua gente. Proprio lì dove tutto era iniziato, tra le strade che forgiano e i sogni che resistono.
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Rigore tedesco, solarità italiana. Nata in Germania, ma cresciuta a Piombino, Sarah Fahr nella vita ha murato di tutto — dentro e fuori dal campo — senza mai perdere il suo iconico sorriso. Nel palmarès vanta più titoli che anni di età, trofei che sono frutto di una scalata tortuosa tra gli infortuni che potevano costarle la carriera e i fantasmi dei disturbi alimentari. L’incontro casuale con un libraio ha cambiato le sue prospettive, l’amore per la pallavolo l’ha consegnata alla storia. E se ciò che conta per lei è vivere il presente, non curandosi del futuro (incarnazione perfetta del “qui e ora” velaschiano), così Sarah è oggi dove semplicemente deve essere: al “centro” del mondo.
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Nel panorama dell’atletica mondiale il suo nome brilla di luce propria, non solo per i successi eccezionali ottenuti finora, ma anche per la sua determinazione e per la sua storia profondamente legata alla passione per la corsa. A soli 25 anni, Nadia Battocletti ha fatto capire al mondo che tra le fuoriclasse africane c’è un’Italia che non arretra, che non si accontenta, che lotta fino all’ultimo metro, arrivando così a lasciare un segno indelebile nella storia dello sport azzurro.
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Dorothea Wierer è l’essenza del biathlon: due anime in una sola. Velocità e controllo. Fatica e precisione. È il respiro trattenuto mentre il cuore batte a mille, è la freddezza del tiro in mezzo al caos. Cresciuta ad Anterselva, dove la neve è casa e sfida, non ha mai cercato scorciatoie, solo la verità che sta nell’impegno. Determinata, diretta, perfezionista fino allo sfinimento, ha trasformato la fatica in gloria: due Coppe del Mondo, dodici medaglie iridate, tre olimpiche. Ogni gara è un duello tra la mente che guida e il corpo che brucia, un equilibrio in cui è sempre riuscita a rimanere se stessa: diretta, ironica, libera. Ha portato il biathlon nel cuore degli italiani con la stessa forza con cui affronta il vento al poligono. E ora il suo sguardo di ghiaccio punta a Milano-Cortina, un cerchio che si chiude dove tutto è cominciato, nella neve che ha imparato a chiamarla per nome.
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Marvin Vettori è un gladiatore moderno, scolpito dal sacrificio e da una volontà che non conosce tregua. Primo italiano a combattere per un titolo UFC, porta quel primato con l’orgoglio silenzioso di chi ha lasciato tutto per inseguire un sogno che nessuno osava immaginare. Testardo come le sue montagne trentine, ha vissuto di scatolette, dormito su divani, imparato a combattere nella vita come nella gabbia. Ogni rinuncia lo ha reso più affilato, ogni caduta ha inciso la sua identità. La sua strada è sempre stata dritta, dura, vera. Come lui. Ma oggi qualcosa è cambiato. Si è fermato, ha riflettuto, ha ascoltato i silenzi del corpo e della mente. Ora è più lucido, più consapevole. Nei suoi occhi, però, c’è ancora la stessa fame di chi sa che il destino non si chiede: si prende. Perché un fighter non accetta scorciatoie, non accetta scuse. Il prossimo passo sarà affrontare Brendan Allen il 19 luglio a New Orleans. Obiettivo: tornare a vincere per onorare i passi fatti, per chi non c’è più, per essere il numero uno.
*Questa puntata è stata registrata il 04/04/25.
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Nicolò Martinenghi è il sorriso che emerge dall’acqua, il nuotatore che ha fatto della rana una poesia in movimento. Cresciuto con l’amore per le sfide, ha trovato nel nuoto un modo di vivere, di esprimersi, di sognare. A guidarlo non è l’ossessione del risultato, e forse proprio per questo è diventato campione. Tokyo gli ha lasciato in dono la fame di migliorarsi, Parigi gli ha restituito la gioia piena di chi finalmente si gode il momento: una luce rossa sul blocco, sei minuti eterni sul podio e quel sentirsi a casa, in acqua come tra la gente.
Ma “Tete”, come lo chiamano gli amici, non è solo medaglie: è stile, è sensibilità, è quell’inchino diventato virale, gesto spontaneo che racconta molto di lui. Artigiano della felicità, ha trasformato i Cinque Cerchi in una collana, perché i sogni vanno indossati. E mentre costruisce il suo futuro dentro e fuori dall’acqua, resta il ragazzo solare, determinato e curioso che non ha mai smesso di contare, oltre alle bracciate, le emozioni.
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C'è un numero, il 17, che porta fortuna solo a chi osa sfidarlo. E c'è una donna che da sempre balla in equilibrio tra forza e leggerezza. Myriam Sylla è determinazione, carisma e verità. Figlia del sacrificio, sorella del sorriso, leader con l’anima in mano e il cuore capace di esplodere oltre la rete come una delle sue schiacciate. Ama la squadra come si ama la famiglia: con rispetto, sudore e gratitudine. In campo è energia pura, una delle voci forti e limpide del volley italiano che a Parigi ha scritto la storia, conquistando un oro olimpico che pesa quanto i sacrifici, le notti lontano da casa, le promesse fatte a se stessa e a chi non c’è più. Myriam è nata per volare, ma ha scelto di restare coi piedi per terra. Lì dove, un punto alla volta, si costruiscono sogni tanto reali da poterli toccare con mano.
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Nata tra le vette della Valtellina, Arianna Fontana ha imparato presto a sfidare il freddo e la velocità. Da bambina le dicevano di cambiare sport, ma ha lasciato che fosse il ghiaccio a parlare per lei, curva dopo curva, sorpasso dopo sorpasso, fino a diventare leggenda. A 15 anni era già sul podio olimpico, troppo giovane per comprendere la grandezza del suo talento, ma abbastanza forte per dimostrarlo. Vent’anni dopo, nella sua bacheca brillano 11 medaglie olimpiche, nella sua bio il titolo di atleta italiana più decorata nella storia dei Giochi Invernali. Ora il suo sguardo è rivolto verso Milano-Cortina, la sua sesta Olimpiade. Forse l’ultima danza, forse solo un altro capitolo da incidere con le lame sulla pista. Perché per chi ha fatto della velocità la propria essenza, fermarsi non è mai un’opzione.
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Quella di Andrea Presti è una storia di disciplina scolpita nel tempo, dove ogni fibra del suo corpo racconta sacrificio e ogni passo è un manifesto di volontà e duro lavoro. Nato tra le montagne della Val Camonica, ha forgiato il suo carattere nella palestra di famiglia, tra il rigore del judo e il clangore dei bilancieri. Il culturismo è la sua vocazione, abbattere i pregiudizi la sua missione. Per tre anni consecutivi sul palco del Mr. Olympia nella categoria Open, primo italiano a riuscirci, Presti ha ormai superato i confini dello sport, trasformandosi in una vera e propria icona pop. Oggi, con la stessa dedizione con cui modella il suo fisico, sta costruendo un’eredità: portare il bodybuilding oltre la nicchia, fino a renderlo cultura.
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Come si descrive quello che ha rappresentato Federica Pellegrini per lo sport italiano? Si possono ricordare i record, le medaglie e le vittorie impresse nella memoria collettiva. Oppure si può raccontare la storia di una bambina nata con l’acqua nel destino, che crescendo ha saputo sfidare il tempo e le difficoltà della vita una bracciata alla volta. Ma anche quella di una ragazza “Divina” che con il suo talento ha incantato il mondo, rendendo umano l’impossibile. In 20 anni di carriera ha vinto tutto, ma ha anche perso, lottato e amato con una determinazione tale da ispirare tre generazioni di sportivi. E oggi si può raccontare di una donna che, lontana dalle gare ma non dal nuoto, continua a far sentire la sua voce, battendosi per ciò in cui crede. Perché Federica non è solo una pagina di storia già scritta, ma un racconto che continua a scorrere, come l’acqua che l’ha resa eterna.
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Dopo il quarto posto con la staffetta ai Giochi di Parigi aveva citato “If”, la poesia-manifesto di Rudyard Kipling basata su una serie di comportamenti da tenere per essere un uomo di valore. Filippo Tortu, attraverso le parole del poeta, ha così imparato a “trattare trionfo e sconfitta allo stesso modo, come due impostori”. Lo ha fatto con l’impresa olimpica di Tokyo e lo ha fatto anche con l’amaro piazzamento in terra francese. A 26 anni è un campione che ha saputo trasformare le sue esperienze in consapevolezza senza mai cambiare la sua visione dello sport, secondo cui ogni centesimo di secondo è parte di un percorso più grande, dove i rapporti e le emozioni vissute contano più dei risultati. Perché infondo Filippo è così: talento e dedizione, ma anche leggerezza e ironia.
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Nell'undicesima puntata di “Un altro podcast” vi raccontiamo la storia di Lorenzo Simonelli.
Il suo personale flashback racconta di un’infanzia vissuta in continuo navigare, tra la Tanzania e l’Italia, e di una scintilla scattata davanti alla tv guardando Jacobs e Tamberi vincere l’oro olimpico a Tokyo. Gli ostacoli sono il suo mondo, diventare il più veloce nel saltarli il suo One Piece. A soli 22 anni ha dimostrato di essere sulla rotta giusta, con un bottino che finora conta un argento mondiale e un oro europeo. Come il suo eroe, Luffy, ha imparato ad affrontare le difficoltà con il sorriso: ha un sogno e non importa se fallisce inseguendolo. Messa alla spalle la delusione di Parigi, il “pirata” Lollo è già salpato alla ricerca del tesoro più grande.
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Nella decima puntata di “Un altro podcast” raccontiamo la storia di Simone Alessio.
La sua è una carriera costellata da record. È il primo italiano a conquistare un titolo mondiale nel taekwondo, il primo a vincere il Grand Prix di Roma, il primo a bissare l’oro iridato e il primo a restare al numero 1 del ranking per due anni consecutivi. Ma la sua vita non è fatta solo di successi. Per arrivare in alto ha dovuto fare i conti con il sapore della sconfitta e con un periodo buio in cui il talento sembrava non bastare più. Da ragazzino scapestrato a uomo risoluto: il grande lavoro fatto su se stesso ha trasformato la sua ambizione in realtà, coronando il sogno olimpico con il bronzo di Parigi. A 24 anni ha ancora tanta strada da percorrere e il navigatore è già impostato su Los Angeles…
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Nella nona puntata di “Un altro podcast” vi raccontiamo la storia di Ousmane Diop. Nato a Rufisque, in Senegal, a 13 anni lascia la sua famiglia per trasferirsi in Italia e inseguire il sogno di diventare un giocatore di basket professionista. Prima di partire promette ai suoi genitori che sarebbe tornato solo quando avrebbe potuto comprargli una casa nuova. Nove anni dopo, promessa mantenuta. Oggi Ousmane gioca tra i grandi dell’Olimpia Milano e, sistemata la famiglia, ora può dedicarsi esclusivamente alla sua carriera. Ma il viaggio per arrivare in alto è stato un saliscendi di affetto e mancanze, di infortuni e vittorie, di accoglienza e razzismo. Il tutto superato con la determinazione di chi non aveva niente e ha lottato per costruirsi un futuro migliore.
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Nell’ottava puntata di “Un altro podcast” vi raccontiamo la storia di Andrea Panizza e Giacomo Gentili.
La loro vita si intreccia nel 2017 quando, ritrovandosi sulla stessa barca, iniziano a condividere tutto: gioie, dolori e sogni. Ne nasce un’amicizia unica e vincente che li porta sempre sul podio. Nel mezzo, però, un anno nero che li cambia per sempre: nel 2021 perdono il loro compagno di squadra, Filippo Mondelli, venuto a mancare per una malattia a soli 26 anni. I due canottieri faticano a rialzarsi e la batosta finale arriva con la mancata medaglia ai Giochi di Tokyo. Tre anni dopo la rinascita con l’emozionante argento di Parigi nel 4 di coppia, frutto di tanto cuore, fatica e di una promessa che andava mantenuta.
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Nella settima puntata vi raccontiamo la storia di Riccardo Visconti.
Definito il “digital boy” del basket, è l’unico giocatore italiano attualmente in serie A che racconta il dietro le quinte della carriera da atleta su YouTube. La passione per i social è roba sua, ma quella per la palla a spicchi è una questione di famiglia. Se la sua carriera sul parquet fosse un film sarebbe “Sliding Doors” di Peter Howitt: dalla rinuncia a una high school americana al pensiero di smettere a soli 20 anni, passando per un argento mondiale u19 e uno scudetto, fino ad arrivare alla Virtus Bologna e a sognare l’Eurolega. Compreso che la via più semplice e giusta non necessariamente è la migliore, la sua esperienza insegna che bisogna affrontare le avversità per veder compiuto il proprio destino più luminoso.
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