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Genitori Cervellotici Podcast

Author: Rafaela Fuccio

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Benvenuti al Podcast di Genitori Cervellotici, uno spazio dove esploriamo le sfide e le gioie dell’essere genitori. In ogni episodio, condividiamo strumenti pratici, riflessioni scientifiche ed esperienze per crescere insieme ai nostri figli con empatia, calma e consapevolezza.

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5 Episodes
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Se preferisci ascoltare la newsletter invece che leggerla, clicca play! Nella versione audio hai a disposizione anche un’attività, ma i racconti dei genitori ed il bonus li trovi solo nella versione estesa. *Se stai leggendo dalla mail e vuoi ascoltare l’audio clicca play e si aprirà la pagina di Substack* Dicembre è un mese strano.* La risposta è meno complessa di quanto sembri.* La routine non è rigidità, è sicurezza* Dicembre non è il mese per aggiungere, ma per togliere* L’adulto come punto fermo* Quando senti il bisogno di una guida* “Come faccio a farli stare buoni?”* Una lettura utile per questo periodo* Il Natale non ha bisogno di più attività.* I Genitori* BonusGrazie per aver letto Genitori Cervellotici! Iscriviti gratuitamente per ricevere nuovi post e per supportare il mio lavoro.Nel primo episodio abbiamo parlato di come il Natale non si compri, di come i bambini non ricordino i pacchetti ma le sensazioni. In questo secondo incontro facciamo un passo avanti, perché quando scegliamo meno cose e più presenza, inevitabilmente ci troviamo davanti a un’altra domanda: come facciamo a stare insieme senza che tutto diventi caotico?Dicembre è un mese strano.Mentre dentro di noi nasce il bisogno di rallentare, di stare, di essere più presenti, fuori tutto accelera. Le giornate si accorciano, la stanchezza si accumula, gli impegni aumentano e la casa, che dovrebbe essere un luogo di ristoro, diventa spesso uno spazio di passaggio continuo, pieno di rumore, stimoli e richieste.Chiediamo ai nostri figli di reggere un ritmo che spesso nemmeno noi adulti riusciamo a sostenere. Cambiano gli orari, saltano le routine, aumentano le persone, le voci, le aspettative. Anche quando siamo fisicamente insieme, non sempre siamo davvero presenti, perché la mente è occupata da ciò che “manca ancora da fare”.In questo clima molti genitori iniziano a notare cambiamenti nei propri figli. Bambini che sembravano più tranquilli diventano più nervosi, più reattivi. Le emozioni esplodono più facilmente, l’addormentamento diventa più difficile, la collaborazione diminuisce. E quasi sempre arriva la stessa domanda, silenziosa e un po’ colpevole:“Perché proprio ora?”La risposta è già dentro quello che abbiamo visto nella settimana scorsa. Quando togliamo le cose ma non togliamo il caos, quando desideriamo più connessione ma non cambiamo il ritmo, il corpo dei bambini va in sovraccarico. E il loro comportamento diventa il linguaggio con cui ci dicono che stanno faticando.La risposta è meno complessa di quanto sembri.Anche se spesso ci porta a dubitare di noi stessi. I bambini non diventano improvvisamente “più difficili” a dicembre. Non stanno approfittando delle feste, né stanno mettendo alla prova i nostri limiti. Stanno semplicemente vivendo un periodo in cui tutto intorno a loro cambia, spesso troppo in fretta.Sono più esposti. Esposti a routine che saltano, a orari irregolari, a voci nuove, a spazi condivisi, o a stimoli continui. Esposti anche alle emozioni degli adulti, che a dicembre diventano più intense, più tese, più cariche di aspettative e stanchezza. I bambini percepiscono tutto questo nel corpo prima ancora che nelle parole.Il loro sistema nervoso, ancora in costruzione, non ha gli strumenti per filtrare, organizzare e regolare un eccesso di stimoli. Fa quindi l’unica cosa che può fare: segnala sovraccarico. E lo fa attraverso il comportamento. Con pianti improvvisi, scoppi emotivi, opposizione, fatica a dormire o a collaborare.Questo non è un segnale di cattiva educazione. È una richiesta di contenimento.Parafrasando il neuropsichiatra Bruce Perry:“I bambini non devono essere corretti o educati quando sono disregolati, ma devono essere regolati insieme ad un adulto.”Significa che, in quei momenti, ciò di cui hanno più bisogno non è una spiegazione, una punizione o un richiamo all’ordine, ma un adulto che riesca a restare presente, stabile e calmo accanto a loro.E per chi volesse approfondire i concetti portati da Perry, vi consiglio il suo libro “The boy who was raised as a dog”.Ed è qui che il Natale ci mette alla prova. Perché mentre i bambini chiedono regolazione, noi adulti siamo spesso già al limite delle nostre risorse. E quando due sistemi nervosi stanchi si incontrano, il rischio è quello di entrare in una spirale di reazioni invece che di connessione.Capire questo cambia completamente lo sguardo. Non si tratta di “farli tornare come prima”, ma di riconoscere che stanno rispondendo a un ambiente più intenso. E che il primo passo non è intervenire sul comportamento, ma sull’esposizione e sul ritmo.La routine non è rigidità, è sicurezzaEd è qui che entra in gioco un concetto fondamentale, spesso frainteso: la routine. Che in effetti non si tratta di rigidità, ma si di sicurezza. Non serve a controllare i bambini, né a rendere le giornate tutte uguali. Serve a offrire una base stabile dove poter vivere, sia durante le vacanze che durante l’anno.Durante le feste molti genitori pensano che “tanto ormai è Natale” e che le regole possano saltare tutte insieme. Il problema, però, non è la flessibilità. Il problema è quando la flessibilità diventa assenza totale di punti fermi. Per un bambino, questo non è libertà: è disorientamento.I bambini non hanno bisogno che tutto resti uguale, ma che qualcosa resti riconoscibile. Un ritmo minimo che dica loro: “Sei al sicuro, il mondo ha ancora una forma.” Quando anche quel poco viene meno, il sistema nervoso entra in allerta, perché non sa più cosa aspettarsi.La routine, in questo senso, è come una cornice. Dentro quella cornice può esserci gioco, festa, cambiamento. Ma senza cornice, tutto si disperde. È per questo che, proprio a dicembre, i bambini sembrano più oppositivi o più agitati: non perché vogliano sfidare, ma perché cercano un riferimento.Progettare una routine per le feste non significa rinunciare alla magia del Natale. Significa permettere al bambino di viverla senza andare in sovraccarico. È una scelta che non richiede nessuna perfezione, ma si tanta intenzione. E qui si parla di una routine semplificata, più morbida del solito, dove ci sia spazio per flessibilità, per momenti vuoti o improvvisi. Questo può fare una grande differenza.In fondo, la routine non dice al bambino cosa deve fare.Gli dice qualcosa di molto più importante: puoi stare tranquillo, c’è qualcuno che ti sta guidando.Dicembre non è il mese per aggiungere, ma per togliereMolti genitori mi dicono: “A dicembre non ce la faccio, è tutto troppo.”Ed è una risposta onesta, che merita rispetto. Perché dicembre non è faticoso solo per l’organizzazione, ma per il carico mentale invisibile che porta con sé: aspettative, doveri, confronti, l’idea di dover far stare bene tutti. E il più delle volte questo ricade sulle spalle della mamma o di chi ne fa le veci.Proprio per questo, dicembre non è il mese in cui aggiungere più cose da fare.Ma è il mese in cui togliere.Togliere impegni non necessari, togliere appuntamenti fatti per abitudine o senso di colpa, togliere aspettative irrealistiche su come “dovrebbe” essere il Natale. Togliere anche l’idea che tutto debba funzionare, che tutti debbano essere felici, che ogni momento debba diventare un ricordo perfetto.Quando togliamo, appare lo spazio per rimanere fermi. E rimanere fermi in questo caso significa fare meno ed essere più presente per i figli, per l’osservazione della famiglia, della vita che cresce.Quando un genitore rallenta davvero, il bambino non deve più difendersi dal caos. Non deve alzare il volume delle emozioni per farsi sentire. Può finalmente abbassare le difese, perché sente che qualcuno sta contenendo l’ambiente al posto suo.Togliere queste cose, non significa rinunciare alle cose importanti . Ma si scegliere. Significa decidere quello che rimane, quello che è importante e quello che invece è superfluo.Significa proteggere l’energia della famiglia, soprattutto in un periodo in cui tutto sembra chiedere di più. Ed è spesso proprio da qui che il Natale cambia volto. Non quando facciamo di più, ma quando smettiamo di fare ciò che non serve. Quando il ritmo rallenta abbastanza da permettere a tutti di respirare, adulti e bambini insieme.L’adulto come punto fermoCome scrisse Maria Montessori,“Il bambino ha un profondo bisogno di ordine, pulizia e chiarezza.”Perché solo in un ambiente comprensibile può sentirsi orientato e sicuro.E qui non si tratta solo di estetica, non devi avere la casa perfetta o una giornata impeccabile. Ma le cose nei posti giusti, ben organizzata, in modo che il bambino si possa orientare. Questo favorisce anche l’ordine emotivo.Sapere cosa succede dopo, dove stanno le cose che ha bisogno, sentire che qualcuno sta tenendo il filo, percepire che le cose non dipendono da lui. Sapere che non ha la responsabilità dei sentimenti degli altri.Quando l’ambiente diventa confuso, quando le regole cambiano di continuo, quando gli adulti sono stanchi, tesi o indecisi, il bambino non si sente più guidato. E in quel vuoto di guida succede una cosa importante: il bambino prova, inconsciamente, a prendere il controllo. Non perché voglia comandare, ma perché ha bisogno di sentirsi al sicuro.Ed è qui che spesso nascono i comportamenti che più ci mettono in difficoltà: opposizione, rigidità, esplosioni emotive, richieste continue. Non sono segnali di un bambino “capriccioso”, ma di un bambino che sta cercando un adulto stabile a cui potersi affidare.Quando l’adulto riesce a diventare quel punto fermo, qualcosa cambia. Non perché tutto diventa facile, ma perché il bambino smette di dover reggere ciò che non gli compete. Può tornare a fare il bambino, a esplorare, a emozionarsi, a sbagliare, sapendo che c’è qualcuno che tiene la direzione.Essere un punto fermo non significa essere rigidi o controllanti. Significa essere chiari, presenti, coerenti. Significa poter dire dei “no” che non puniscono, ma proteggono. Significa reggere la frustrazione del bambino senza crollare o reag
Se preferisci ascoltare la newsletter invece che leggerla, clicca play!Nella versione audio hai a disposizione anche un’attività, ma i racconti dei genitori ed il bonus li trovi solo nella versione estesa. *Se stai leggendo dalla mail e vuoi ascoltare l’audio clicca play e si aprirà la pagina di Substack* Un Natale che corre troppo veloce* Consumismo o connessione? Cosa cercano davvero i bambini* Un gesto semplice: il “Regalo Speciale”* Ciò che davvero rimane nel cuore* Un pensiero speciale per questo dicembre* BonusGrazie per aver letto Genitori Cervellotici! Iscriviti gratuitamente per ricevere nuovi post e per supportare il mio lavoro.Un Natale che corre troppo veloceDicembre porta sempre un’accelerata. Le luci, le offerte, le liste di regali… e quel sottofondo di “devo fare, devo comprare, devo organizzare” che a volte pesa di più del resto.E quando entriamo in questa corsa, rischiamo di dimenticare una cosa molto semplice, i nostri figli non percepiscono il Natale come lo viviamo noi. Non si accorgono di quanto abbiamo speso, né di quante ore abbiamo passato per trovare “il regalo perfetto”.Loro registrano altro. Completamente diverso.Se pensi ai Natali della tua infanzia, probabilmente ti vengono in mente momenti, una cena di Natale, una persona speciale, un’atmosfera diversa. Ma non i pacchetti. E questo è un buon punto da cui partire, perché ci aiuta a riportare il Natale alla sua parte più umana, i bambini non ricordano ciò che ricevono, ma come stavano. Come stano vivendo.E allora ti faccio una domanda semplice: qual è la sensazione che vuoi che tuo figlio porti con sé di questo Natale? Non il regalo. Ma la sensazione. Da qui in poi, tutto diventa un po’ più chiaro.Consumismo o connessione? Cosa cercano davvero i bambiniQuando parliamo di consumismo a Natale, non stiamo parlando solo di soldi. Stiamo parlando di una anche di convinzione molto diffusa tra noi adulti: “Più do, più mio figlio sarà felice.”E questo non è vero. Non perché i regali siano sbagliati in sé, ma perché i bambini non collegano felicità alla quantità. Questo, siamo noi che gli insegniamo a fare. La collegano alla qualità delle relazioni.Quello che spesso accade è questo: un genitore che si sente in colpa, stanco o sotto pressione finisce per compensare con “cose”. Un modo per dire “ti vedo, ci sono”, ma attraverso un oggetto.Solo che l’oggetto non sostituisce la presenza. Anzi, troppi regali aumentano l’eccitazione, la frustrazione e la disregolazione dei bambini. È per questo che molti diventano più nervosi, litigano di più o piangono facilmente nei giorni di festa.Non è mancanza di educazione. È sovraccarico mentale. E una cosa molto importante è distinguere ciò che i bambini chiedono da ciò di cui hanno bisogno. A volte chiedono perché vedono, perché confrontano, perché vogliono fare parte di qualcosa. Ma questo non significa che quella richiesta sia un bisogno emotivo. Il bisogno reale è sempre lo stesso: sicurezza, connessione, prevedibilità.E un “no” spiegato con calma, con motivazione e presenza fisica e mentale del genitore, è un regalo emotivo enorme. Perché insegna al bambino a riconoscere i limiti, a tollerare la frustrazione, a fidarsi di un adulto che guida.Dire “basta” con serenità non è privare di qualcosa. È proteggere. E allora, quando parliamo di non consumismo, non stiamo parlando di togliere qualcosa.Stiamo parlando di orientare l’energia verso ciò che davvero resta nella vita di un bambino.Un gesto semplice: il “Regalo Speciale”Tra tutte le idee sul Natale, questa è una delle più semplici da mettere in pratica… e anche una delle più efficaci.L’idea è proporre a tuo figlio un solo regalo speciale, che abbia un significato vero.Non deve essere costoso, non deve essere perfetto per te, non deve essere originale neanche. Deve solo essere pensato con il cuore. Può essere un oggetto, un’esperienza da fare insieme. Può essere qualcosa di fatto a mano.Insomma, deve essere qualcosa che davvero il bambino lo desidera.La cosa più importante non è il regalo in sé, ma la volontà, il desiderio, l’immaginazione, la determinazione nel volere qualcosa e perché lo vuole.Quindi in un momento tranquillo, senza fretta, in cui spieghi:“Quest’anno scegliamo un regalo speciale.Non perché gli altri non siano belli, ma perché vogliamo ricordare cosa conta davvero.”Questo rituale fa due cose molto importante:* Abbassa l’ansia del “volere tutto”.* Rafforza l’idea che il valore delle cose sta nell’emozione che portano, non nel numero.È un gesto semplice, ma può cambiare il modo di vivere il Natale dentro casa. E spesso, quando inizi questo rituale, i bambini sorprendono: sono molto più capaci di scegliere con intenzione di quanto pensiamo.Quando parliamo di Natale, spesso pensiamo a tutto ciò che dobbiamo fare, comprare, preparare. Raramente ci fermiamo a pensare a ciò che davvero resta nel cuore dei nostri figli.E la verità è che a distanza di anni non si ricorderanno la quantità dei regali. Si ricorderanno come si sono sentiti vicino a noi. Ricorderanno se casa era un luogo dove potevano respirare, se gli adulti erano presenti o troppo stressati, se c’era spazio per parlare, ridere, stare vicini.Il Natale non ha bisogno di essere perfetto. Ha bisogno di essere vissuto col cuore, insieme alla famiglia.E riportare l’attenzione sul non consumismo non è un invito a togliere, ma a lasciare più spazio a ciò che nutre davvero: la relazione. Può sembrare poco, ma nei bambini questo “poco” diventa tutto. Diventa la base delle loro memorie emotive, quelle che li accompagneranno anche quando saranno adulti.E allora, se c’è un obiettivo per questo Natale, forse è solo questo: creare un clima che faccia stare bene, non un albero pieno di pacchetti.💛 Ciò che davvero rimane nel cuoreE se mentre leggi queste riflessioni senti che questo è un periodo in cui vorresti ritrovare un po’ più di calma, un po’ più di presenza, un modo diverso di stare con i tuoi figli… sappi che non devi farlo da sola.Il percorso di Riprogrammazione Parentale è nato proprio per accompagnare i genitori a costruire una relazione più serena, più consapevole e più regolata, partendo da dentro di te.Per tutto il mese di dicembre, chi sente di voler iniziare questo percorso può farlo con uno sconto eccezionale del 40%.È un modo semplice per cominciare il nuovo anno con una guida, un metodo e un sostegno concreto. Se senti che è il tuo momento, ti aspetto lì.Un pensiero speciale per questo dicembreAi bambini non interessa quanto sia grande l’albero, quanti regali ci saranno sotto o con quanta perfezione abbiamo organizzato le feste. Non gli importa la marca dei nostri vestiti, il modello del telefono o lo stato della casa. A loro interessa una cosa sola: come stiamo quando siamo con loro.E questo diventa ancora più evidente a dicembre, quando la corsa verso il “Natale perfetto” rischia di allontanarci proprio da ciò che dà senso al Natale. I bambini non ricordano gli anni pieni di pacchetti, ma quelli in cui ci siamo fermati un po’ di più. Gli anni in cui avevamo tempo, pazienza, spazio per ascoltarli davvero. Gli anni in cui hanno sentito che la nostra presenza era più importante di tutto il resto.Spesso diciamo di non avere tempo, ma la verità è che le nostre giornate sono piene di attività che non lasciano traccia né in noi né in loro. E allora vale la pena fermarsi per chiedersi: cosa posso evitare di fare? Cosa posso rimandare? Per cosa mi affanno che, alla fine, non fa la differenza né per me né per la mia famiglia?I bambini non hanno bisogno di grandi eventi, né di progetti complicati. Hanno bisogno di tempo insieme, di routine semplici, di momenti in cui non corriamo e non guardiamo costantemente l’orologio. Hanno bisogno di sentirsi importanti, di imparare a comunicare attraverso la nostra calma, di sentire che c’è un posto sicuro dove tornare ogni giorno.Quando un genitore ritaglia tempo vero, anche poco ma autentico, la relazione cambia. La comunicazione si apre, i comportamenti esplosivi diminuiscono, la tensione cala. La casa inizia a respirare in modo diverso, e anche noi ci sentiamo più presenti nella loro infanzia.Per questo dicembre ti invito a rivedere con sincerità la tua routine: cosa puoi togliere? Cosa puoi fare più lentamente? Cosa puoi trasformare in un momento di connessione, coinvolgendo tuo figlio invece di fare tutto da sola? Perché il Natale non vive nei preparativi perfetti; vive nel modo in cui ci ritroviamo come famiglia.Non sono i viaggi, le luci o i pacchetti che restano nella memoria dei bambini. Sono i piccoli momenti. È la nostra presenza. È quella sensazione di casa che nessun regalo può sostituire.Ti auguro un dicembre più semplice, più vero, più tuo. Un dicembre in cui il tempo passato insieme diventi il regalo più prezioso, per loro e per te.“Ti piacerebbe scrivermi qualcosa su di te? Rispondendo a questa mail puoi parlare delle tue relazioni familiari e darmi spunti per le prossime newsletter.” Ecco qualche suggerimento su cosa potresti parlarmi:* Ricordi importanti, sia positivi che negativi* Dinamiche della tua famiglia* Come ti senti riguardo all’essere genitore* Se potessi cambiare qualcosa nella tua vita, cosa cambieresti?Questi sono solo alcuni suggerimenti ma mi puoi scrivere quello che ti senti, così possiamo affrontarlo insieme!Lascio qui un grande abbraccio! RafaelaBonusMentre preparavo questa serie dedicata al vero significato del Natale, mi è tornata alla mente una poesia antica che parla proprio di questo: non dei regali, non delle corse, non della perfezione… ma della casa interiore che cerchiamo tutti.Si tratta di una poesia scritta più di cento anni fa, eppure sembra parlare a noi, genitori moderni, come se fosse stata scritta ieri.Ci ricorda che il primo Natale non è nato nel comfort, ma nella semplicità.Non è nato tra cose materiale, ma in una stalla fragile, umile, in cui però l’amore era abbastanza per trasformare tutto.L’ho scelta per questo articolo perché il suo messaggio è lo stesso che desidero portarti oggi:Il Nata
Se preferisci ascoltare la newsletter invece che leggerla, clicca play!Nella versione audio hai a disposizione anche un’attività, ma i racconti dei genitori ed il bonus li trovi solo nella versione estesa. *Se stai leggendo dalla mail e vuoi ascoltare l’audio clicca play e si aprirà la pagina di Substack* Un viaggio attraverso la trasformazione educativa e il bisogno urgente di uscire dalla logica del comando.* Ripensare il significato dell’obbedienza* Vogliamo figli obbedienti o figli liberi?* Obbedienza non è sinonimo di educazione* Obbedienza o responsabilità?* Educare senza comandare: costruire consapevolezza, non controllo* Il bambino non sa cosa è giusto? Non è l’obbedienza a insegnarglielo* Se non posso dire “no”, non posso scegliere* Autonomia emotiva e fiducia nel sentire* Obbedienza o responsabilità? L’educazione che costruisce l’etica* Vuoi approfondire questo tema? Guarda la masterclass gratuita* Un pensiero da me per teGrazie per aver letto Genitori Cervellotici! Iscriviti gratuitamente per ricevere nuovi post e per supportare il mio lavoro.Un viaggio attraverso la trasformazione educativa e il bisogno urgente di uscire dalla logica del comando.Educare un bambino oggi è forse la più grande sfida della nostra epoca. Siamo una generazione cresciuta dentro a un sistema educativo che ha dato valore alla gerarchia, alla disciplina e all’obbedienza. Frasi come “Comanda chi può, obbedisce chi deve” sono state la colonna sonora della nostra infanzia.Ma oggi viviamo in una società che ci chiede tutt’altro: proattività, autonomia, pensiero critico, capacità di adattamento. Oggi ammiriamo e valorizziamo persone creative, indipendenti, capaci di scegliere e di prendere posizione. Eppure, nella nostra infanzia, venivamo premiati per il contrario: per stare zitti, per dire sì, per non fare domande.Ripensare il significato dell’obbedienzaGenitori, educatori, insegnanti, nonni… Chiunque oggi si trovi nel ruolo di educare un bambino è chiamato a ripensare profondamente il concetto di obbedienza. Culturalmente, siamo stati abituati ad associare il “comportamento buono” alla capacità del bambino di eseguire un ordine senza protestare. Viviamo in una società che non tollera bambini rumorosi, emotivi, che pongono domande, che mettono in discussione. E allora, quando qualcosa non va, le domande che sentiamo sono sempre le stesse: “Come faccio a farlo obbedire?”, “Perché mio figlio non mi ascolta?”, “Come si gestisce un bambino disobbediente?” Ma basta una veloce consultazione del dizionario per capire che questa parola, “obbedienza”, non è affatto neutra.Obbedienza: * Azione di chi obbedisce, di chi è sottomesso, docile. * Disposizione ad obbedire; sottomissione completa; soggezione. * Atto di conformarsi alle istruzioni ricevute.Vogliamo figli obbedienti o figli liberi?Ora ti chiedo: è questo che desideri per tuo figlio o tua figlia? Vuoi davvero che diventi un adulto sottomesso? Un adulto che non decide mai da sé? Un adulto che si conforma senza riflettere? Eppure, continuiamo a premiare l’obbedienza. Ci lamentiamo dei comportamenti ribelli, ma non vogliamo nemmeno crescere figli sottomessi.C’è un cortocircuito educativo: vogliamo adulti liberi, ma educhiamo bambini al silenzio. Vogliamo figli responsabili, ma insegniamo a non pensare. Vogliamo relazioni sane, ma seminiamo la paura del confronto. L’educazione oggi deve camminare mano nella mano con lo sviluppo dell’autonomia.Obbedienza non è sinonimo di educazioneQuando una famiglia mi dice: “Voglio che mio figlio mi obbedisca”, quello che in realtà sta chiedendo è: “Come posso guidarlo in modo sicuro verso un comportamento più rispettoso, più sano, più consapevole?” La richiesta è lecita, il bisogno è reale… ma la risposta non può essere: “Fallo obbedire”. Ogni volta che un bambino rifiuta di mangiare sano, o non vuole smettere di guardare i cartoni, ogni volta che risponde male o colpisce un compagno… ci troviamo di fronte a sfide educative vere, che meritano strumenti profondi.Eppure, in questi momenti, l’obbedienza non basta. Anzi, l’obbedienza è una scorciatoia pericolosa, perché chiede al bambino di adeguarsi senza capire. Di fare qualcosa che non sente solo per paura della punizione o del giudizio. Ma l’educazione non è controllo. L’educazione è accompagnamento, consapevolezza, costruzione. Educare significa aiutare il bambino a fare una scelta, non obbligarlo ad agire. Quando cresciamo figli che rispondono solo agli ordini, insegniamo loro a vivere con i pensieri, i desideri e le responsabilità di qualcun altro. E li disconnettiamo da loro stessi.Obbedienza o responsabilità?“L’adulto è chi sa. Il bambino deve solo eseguire.” “Non si discute. Si obbedisce.” Dietro queste frasi, che ci portiamo dietro da generazioni, non c’è educazione. C’è paura. Perché la verità è questa: l’obbedienza nasce dalla paura della conseguenza. Che sia una punizione, un rimprovero, uno sguardo severo o la perdita d’amore… è sempre il timore di “perdere qualcosa” a muovere il comportamento del bambino obbediente. E così, ciò che dovrebbe essere una relazione educativa, diventa una relazione gerarchica, dove l’adulto comanda e il bambino si adatta.Nella mia esperienza come educatrice parentale, vedo ogni giorno le conseguenze di questo modello: bambini che fanno finta di ascoltare ma non integrano nulla; genitori frustrati che alzano la voce; famiglie intrappolate in cicli di scontro e colpa.Educare senza comandare: costruire consapevolezza, non controlloSe vogliamo crescere figli capaci di scegliere e di rispondere della loro vita, dobbiamo cambiare sguardo. Invece di punire, insegniamo a riflettere. Invece di comandare, accompagniamo. Invece di cercare l’obbedienza, coltiviamo motivazioni interne. Solo così il bambino diventerà una persona capace di pensare, scegliere, assumersi responsabilità, imparare dal proprio errore. L’obiettivo non è il comportamento perfetto. È la coscienza dietro al comportamento.Nella Riprogrammazione Parentale parliamo spesso di questo: guidare il comportamento senza spegnere la mente e il cuore del bambino. Educare al pensiero, alla presenza, alla connessione.Il bambino non sa cosa è giusto? Non è l’obbedienza a insegnarglieloUno degli argomenti più usati per giustificare la richiesta di obbedienza è: “Ma i bambini non sanno cosa è giusto o sbagliato!” Vero. Ma nemmeno imparano se non li aiutiamo a pensare. Se insegniamo solo a eseguire, non costruiamo pensiero. Se diciamo solo “non farlo!”, non c’è spazio per l’esperienza, la scoperta, la costruzione del significato. Nel mio metodo, accompagno i genitori a creare un ambiente dove l’errore non è punizione, ma occasione di apprendimento. Un luogo dove il bambino può sperimentare, sbagliare, capire, essere aiutato a costruire la propria risposta, e non solo ricevere la soluzione dall’adulto.Se non posso dire “no”, non posso scegliereL’obbedienza, a lungo andare, disconnette il bambino da sé. Non gli viene insegnato a chiedersi “cosa sento?”, “cosa desidero?”, “cosa è giusto per me?” Ma solo: “Cosa vogliono gli altri da me?” Questo crea adulti che non sanno dire di no, hanno paura di deludere, cercano approvazione esterna, non si ascoltano, si sentono confusi nelle relazioni. Quando un bambino impara che non può dire no, anche se qualcosa lo ferisce… diventerà un adulto che non sa proteggersi.Autonomia emotiva e fiducia nel sentireEducare all’autonomia significa costruire una relazione dove il bambino si sente visto, ascoltato, valido. Dove il suo sentire conta, anche quando non possiamo esaudirlo.Un bambino che può dire ciò che prova, che può riflettere su ciò che sente, sarà un adulto capace di muoversi nel mondo con autenticità e no, non vuol dire che farà sempre ciò che vuole. Ma saprà cosa prova, cosa desidera, cosa scegliere.E saprà farlo in relazione con l’altro.Obbedienza o responsabilità? L’educazione che costruisce l’eticaInfine, la vera domanda è questa: vogliamo che nostro figlio ci obbedisca… o vogliamo che impari a essere responsabile? Perché la responsabilità non nasce dalla paura, ma dalla consapevolezza di sé e delle conseguenze delle proprie azioni. Il bambino che obbedisce, spesso non si sente responsabile, perché “ho fatto solo quello che mi hanno detto”. Ma il bambino che sceglie, che capisce, che riflette… può essere guidato a rispondere delle proprie scelte. La responsabilità è il frutto di un processo educativo profondo. L’obbedienza cieca è solo delega. Non costruisce etica, non costruisce libertà, non costruisce identità.La nostra missione educativa non è crescere bambini perfetti, buoni o obbedienti. Ma esseri umani capaci di pensare, sentire, agire e amare in modo autentico. Figli che sappiano ascoltare se stessi, rispettare l’altro, e avere il coraggio di cambiare il mondo. Per questo non basta un consiglio o una regola. Serve una riprogrammazione. Un cambio di paradigma, di strumenti, di sguardo. Serve iniziare da noi.Vuoi approfondire questo tema? Guarda la masterclass gratuitaSe queste parole ti hanno risuonato, se ti sei riconosciuta in almeno un passaggio, se senti che è arrivato il momento di uscire dalla logica del controllo e riscoprire una genitorialità più consapevole, allora ti invito a guardare la mia masterclass gratuita:Dalla Maternità Caotica alla Consapevolezza➡️ Un incontro dedicato a mamme e papà che si sentono esausti, sopraffatti, soli.➡️ Una lezione per chi vuole capire davvero perché urla, perché il figlio “non ascolta”, perché ogni giorno si sente in lotta.➡️ Una guida per ritrovare il proprio posto di guida, senza urlare, senza punire, senza annullarsi.Ti racconterò un pezzo della mia storia. E condividerò strumenti pratici per iniziare a riprogrammare il tuo modo di educare, senza perdere la connessione con tuo figlio… e con te stessa.📺 Clicca qui per guardarla gratuitamente su YouTubeVuoi ricevere i materiali extra della masterclass?Entra ora nel gruppo Whatsapp dedicato.🌿 Accedi qui al gruppo riservatoUn pensiero da me per te:Ogni bambino ha il diritt
In questo episodio parlo di un tema spesso trascurato ma fondamentale per il benessere dei nostri figli: l'impatto dei conflitti familiari.Quante volte ci siamo trovati a litigare davanti ai bambini senza renderci conto di come ciò possa influenzare la loro sicurezza emotiva? In questo episodio, parliamo di come i conflitti tra genitori possano segnare profondamente i bambini, e di cosa possiamo fare per proteggerli, creando un ambiente familiare sano e sereno. Condividerò esempi concreti e strategie pratiche per separare i conflitti dal ruolo genitoriale, per educare con rispetto e per costruire una sicurezza emotiva duratura per i nostri figli.Non perderti questa riflessione profonda che ti aiuterà a trasformare la tua comunicazione familiare! This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit genitoricervellotici.substack.com
Educare Senza Urlare

Educare Senza Urlare

2024-12-2225:09

Grazie per aver ascoltato Genitori Cervellotici il PodCast! Iscriviti ora per rimanere sempre aggiornamento sulla genitorialità consapevole.Benvenuti al Podcast di Genitori Cervellotici.Dopo alcune richieste ho deciso di creare una rubrica di supporto più dettagliata, e cosa c’è di meglio di un Podcast??Oggi affronto un argomento che spesso coinvolge sia genitori che educatori: “Usare le urla come metodo educativo”.Alzi la mano chi non si è mai trovato a urlare per cercare di far ascoltare i propri figli. Tuttavia, sappiamo che questo approccio non è sempre la strada migliore, anzi, può avere effetti collaterali importanti. In questo primo episodio vedremo il motivo per cui urliamo, quali sono le conseguenze per i nostri figli e come possiamo adottare metodi alternativi e più efficaci.Ti ricordo che puoi trovare un utile aiuto anche nella mia guida gratuita. Clicca il pulsante qui sotto per riceverla ora!Ecco i punti che verranno trattati in questo episodio del podcast:* Perché urliamo?* Gli effetti delle urla sui bambini:* Paura e insicurezza* Modelli di conflitto* Riduzione dell’autostima* Problemi di sviluppo* Alternative alle urla* Impariamo dagli altri:* Qualche esempio da seguire e da non seguire* Riflessioni culturaliEducare senza Urlare è una sfida, ma è anche un’opportunità di crescita personale.Buon ascolto!Ti piacerebbe scrivermi qualcosa su di te? Rispondendo a questa mail o cliccando sul pulsante puoi parlare delle tue relazioni familiari e darmi spunti per i prossimi episodi del Podcast.Ecco qualche suggerimento su cosa potresti parlarmi:* Ricordi importanti, sia positivi che negativi* Dinamiche familiari* Come ti senti riguardo all’essere genitore* Se potessi cambiare qualcosa nella tua vita, cosa cambieresti?Questi sono solo alcuni suggerimenti ma mi puoi scrivere quello che senti, così possiamo affrontarlo insieme!Vuoi partecipare al Podcast come invitato? Inviami la tua richiesta insieme alla tua storia. Sarò felice di ospitarti.Lascio qui un grande abbraccio!RafaelaTi è piaciuto questo episodio? Commenta qui sotto cosa ne pensi. This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit genitoricervellotici.substack.com
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