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BuongiornoMondo
BuongiornoMondo
Author: LA7
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Una rassegna stampa curata da Elena Testi delle notizie più importanti e delle tendenze globali che stanno plasmando la società contemporanea. Dal cambiamento climatico alla geopolitica, dalle innovazioni tecnologiche ai movimenti culturali. "BuongiornoMondo” è il tuo passaporto per comprendere meglio la complessità del nostro mondo.”
BuongiornoMondo è un podcast di La7 prodotto da La7
Scritto da Elena Testi
La cura editoriale è di Francesco Iacubino
Postproduzione e montaggio di Sara Coccia
Produzione esecutiva affidata a Tania Fornaro e Sabrina Lunetta
240 Episodes
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Negli ultimi giorni dall’Iran è arrivato un messaggio durissimo: il regime si prepara a processi lampo e a nuove esecuzioni. Ma dietro la repressione c’è molto di più. In questa puntata proviamo a capire perché la crisi iraniana non nasce solo nelle piazze, ma anche nelle banche, nell’economia al collasso e in un sistema finanziario ormai fragile. Raccontiamo il fallimento di Ayandeh Bank, il crollo del rial, il peso delle sanzioni e le conseguenze di una guerra lampo persa sul piano politico. E ci chiediamo se davvero l’Iran sia vicino a una svolta storica, o se l’apparato di potere costruito dagli Ayatollah sia ancora abbastanza forte da resistere.
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Negli ultimi giorni l’Iran è diventato un Paese sotto assedio.
Le proteste nate dalla crisi economica si sono trasformate in una rivolta di massa contro il regime. Secondo fonti indipendenti, migliaia di persone — in gran parte giovani — sono state uccise in poche notti. Internet è stato quasi completamente oscurato: telefoni spenti, comunicazioni bloccate, un Paese isolato dal resto del mondo.
Eppure, qualcosa filtra. Grazie a connessioni clandestine e a Starlink, immagini e video riescono a uscire dall’Iran, raccontando ciò che il regime vorrebbe tenere nascosto.
In questa puntata di Buongiorno Mondo raccontiamo la battaglia invisibile per comunicare, la repressione nelle strade, le pressioni internazionali e le voci che, nonostante tutto, continuano a farsi sentire.
Perché oggi, in Iran, la lotta non è solo nelle piazze.
È anche per il diritto di essere visti e ascoltati.
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Le immagini che arrivano dall’Iran parlano chiaro: la repressione non ferma più nessuno.
Dopo dodici giorni di guerra e decenni di silenzio imposto, qualcosa si è rotto.
In questa puntata di Buongiorno Mondo guardiamo alle proteste che stanno scuotendo il Paese, ai morti nelle strade, a un regime che non riesce più a promettere sicurezza.
È la fine di un patto nato nel 1979, costruito sulla paura e sul sacrificio.
Tra crisi economica, isolamento internazionale, giochi di potere globali e il fantasma dell’intervento straniero, l’Iran è sospeso tra speranza e abisso.
La domanda resta aperta — ed è la più difficile:
sarà il popolo iraniano a scrivere il proprio futuro, o lo faranno altri al suo posto?
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Dopo 423 giorni di silenzio, paura e attesa, arriva una buona notizia.
Alberto Trentini è libero. Sta bene. È all’ambasciata italiana a Caracas e sta tornando a casa.
In questa puntata raccontiamo la sua liberazione, il lavoro della diplomazia, la voce di una madre che non ha mai smesso di chiedere, e quei piccoli gesti che segnano il ritorno alla normalità: una telefonata, una sigaretta, un respiro senza cappuccio.
Perché Alberto non era un detenuto. Era un ostaggio.
E oggi, finalmente, è di nuovo libero.
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Urla. Un SUV che avanza. Un colpo di pistola.
A Minneapolis muore Renee Nicole Good, 37 anni, durante un’operazione dell’ICE.
Cinque anni dopo George Floyd, la stessa città torna al centro dello scontro tra governo federale e autorità locali.
In questo episodio di Buongiorno Mondo ricostruiamo cosa è successo, perché Minneapolis è di nuovo una miccia accesa e cosa c’entra la politica di Donald Trump.
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La NATO è sotto stress come non lo è mai stata.
Donald Trump torna al centro della scena globale con minacce, interventi militari e un’idea di potere che spaventa anche gli alleati. Dalla Groenlandia al Venezuela, passando per l’articolo 5 e il futuro dell’Europa, l’ordine occidentale entra in una fase di profonda instabilità.
In questo episodio raccontiamo perché l’era Trump sta cambiando le regole del gioco e cosa significa, oggi, vivere in un nuovo disordine globale.
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Donald Trump torna a parlare di Groenlandia. Non come provocazione, ma come obiettivo politico.
Dietro le dichiarazioni sulla sicurezza nazionale c’è un piano che mette in allarme l’Europa e rischia di incrinare gli equilibri della NATO. Perché Washington vuole davvero l’isola artica? E cosa succede se un alleato prova a prendersi il territorio di un altro alleato?
In questo episodio raccontiamo perché la Groenlandia è diventata il nuovo fronte dello scontro geopolitico occidentale.
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Donald Trump affronta nuove tensioni politiche mentre si avvicinano le elezioni di metà mandato, a causa della pubblicazione dei documenti sull’indagine Epstein. Il rilascio dei file da parte del Dipartimento di Giustizia, giudicato incompleto e fortemente oscurato, ha scatenato polemiche bipartisan e accuse di scarsa trasparenza. La temporanea rimozione di una foto che ritraeva Trump nell’abitazione di Epstein ha alimentato sospetti di favoritismi, poi smentiti dalle autorità. Tra critiche del Congresso, accuse di violazione della legge e manovre politiche per spostare l’attenzione su Bill Clinton, la vicenda rischia di ritorcersi contro Trump, indebolendone l’immagine pubblica.
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Intervista al direttore del TgLa7, Enrico Mentana, su che anno è stato il 2025. I protagonisti, le guerre e le tregue. Ma anche su che anno ci aspetta.
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Nel pieno delle crisi internazionali, Donald Trump torna a parlare alla nazione con un discorso televisivo di 18 minuti, molto atteso e attentamente analizzato. A quasi un anno dal suo ritorno alla Casa Bianca, il presidente adotta un tono aggressivo, attacca il predecessore Joe Biden e rivendica i risultati della propria amministrazione, soprattutto su economia, immigrazione e politica interna, con l’obiettivo di recuperare consensi in calo.
Dal punto di vista comunicativo, il discorso è più breve e controllato del solito, ma denso di temi: dai dazi all’inflazione, dai costi dei farmaci alla produzione energetica, fino all’annuncio di assegni per le forze armate e di un nuovo presidente della Federal Reserve. Trump evita invece riferimenti concreti a possibili escalation internazionali, limitandosi a generiche affermazioni sui successi diplomatici.
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Nonostante incontri diplomatici che hanno coinvolto mezzo mondo, di un accordo di pace tra Russia e Ucraina non c’è traccia. Mosca ha escluso persino una tregua natalizia, ribadendo di non voler rinunciare al Donbass né accettare truppe NATO come garanzia di sicurezza. Una posizione che conferma come il conflitto resti una minaccia diretta anche per l’Europa.
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A Berlino Stati Uniti, Ucraina ed Europa hanno raggiunto un’intesa preliminare su garanzie di sicurezza per Kiev “in stile NATO”, senza invio di truppe USA ma con supporto militare e intelligence; Donald Trump si è detto pronto a portare l’accordo al Senato. L’Europa propone una forza multinazionale e impegni vincolanti contro future aggressioni russe, mentre restano aperti i nodi su Donbass e Zaporizhzhia. Mosca non ha ancora accettato l’intesa e l’opinione pubblica ucraina rifiuta concessioni territoriali, temendo un nuovo fallimento come quello del Memorandum di Budapest. Il negoziato è il più avanzato dal 2022, ma la pace resta incerta.
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La strage antisemita di Bondi Beach, durante le celebrazioni di Hanukkah, segna un punto di svolta per l’Australia e per la diaspora ebraica. L’attacco, che ha causato 15 morti e decine di feriti, si inserisce in un contesto globale di crescita senza precedenti dell’antisemitismo dopo il 7 ottobre 2023. Tra accuse politiche, tensioni internazionali e dati allarmanti sui crimini d’odio, emerge una preoccupazione più ampia: l’odio antiebraico non è più marginale ma normalizzato, e rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza delle comunità e alla tenuta delle democrazie occidentali.
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La nuova Trump Gold Card, un visto accelerato da 1 milione di dollari (più 15.000 di commissione), apre le porte d’America a chi può pagare, mentre per tutti gli altri si prepara un controllo di frontiera mai visto prima: cinque anni di attività social, dieci anni di email e un dossier completo sui familiari. Una stretta che trasforma l’ESTA in un interrogatorio digitale.
Ma non è l’unico fronte caldo. Il sito Defense One rivela un presunto documento strategico, subito smentito dalla Casa Bianca, secondo cui l’amministrazione Trump vorrebbe spaccare l’Europa dall’interno, puntando su Italia, Austria, Ungheria e Polonia per indebolire Bruxelles e sostenere movimenti sovranisti filo-americani. Un’Europa divisa, unita solo dalla preoccupazione: gli USA vogliono davvero “riplasmare” l’Occidente?
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Donald Trump attacca in blocco i leader europei, definisce l’Ucraina “vicina alla sconfitta”, dice che Zelensky deve “mettersi in riga” e liquida l’Europa come un continente debole e irrilevante. Le sue parole arrivano mentre la Casa Bianca pubblica una nuova Strategia di Sicurezza Nazionale che sancisce il ripiegamento degli USA sul proprio emisfero e un drastico ridimensionamento del ruolo americano nel Vecchio Continente.
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Donald Trump torna a far pressione su Kiev e sugli alleati europei, accusando Zelensky di non aver letto la proposta di pace americana e dipingendo l’Europa come un ostacolo ai negoziati. Mentre Zelensky incontra i leader europei e ribadisce il rifiuto di cedere territori, Trump insiste sul fatto che Mosca sarebbe pronta a firmare e rilancia un editoriale che descrive l’Europa come “impotente” e in declino. La nuova Strategia per la sicurezza nazionale della Casa Bianca va oltre: parla di una possibile “cancellazione della civiltà europea” e propone di sostenere partiti nazionalisti per “correggere la traiettoria” del continente. Un intervento senza precedenti che rischia di dividere e indebolire ulteriormente l’Europa.
Buongiorno mondo, partiamo da qui.
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L’Europa è nel caos: frammentata, impaurita, tagliata fuori dai negoziati tra Stati Uniti e Russia. Un documento riservato ottenuto da Der Spiegel rivela una telefonata drammatica tra i principali leader europei: Macron avverte Zelensky che Washington potrebbe “tradire” Kyiv sulla questione territoriale; Merz parla apertamente di manipolazioni americane; Stubb dice chiaramente: “Non possiamo lasciarvi soli”. Perfino il segretario generale della NATO, Mark Rutte, sostiene che l’Ucraina vada “protetta” dagli stessi alleati occidentali.
Sul tavolo c’è il piano USA in 28 punti, discusso con Mosca senza coinvolgere né Kyiv né l’Europa . La Germania teme un accordo imposto, la Commissione Europea corre per trovare 90 miliardi da garantire all’Ucraina, mentre Belgio e Ungheria frenano. E la finestra per evitare il collasso finanziario di Kyiv si sta chiudendo.
Intanto, in Russia, Putin stringe ulteriormente la morsa sullo spazio digitale: bloccati Snapchat e ostacoli a FaceTime, estendendo il modello di controllo già applicato a WhatsApp, Instagram e Telegram.
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Da giorni si discute di un possibile accordo di pace tra Russia e Ucraina, con gli Stati Uniti protagonisti e l’Europa ai margini. La missione di Witkoff e Kushner, inviati da Donald Trump, che hanno sorvolato Bruxelles senza incontrare Zelensky per proseguire verso Mosca, arriva mentre l’UE tenta di chiudere la stagione del gas russo. Sullo sfondo, l’economia russa rallenta: entrate petrolifere a -35%, crescita allo 0,6% e 17 settori industriali in contrazione. Mosca risponde con un bilancio 2026 che aumenta l’IVA e destina il 38% della spesa alla guerra, mentre vende oro per finanziarsi. Intanto Putin vola in India per rafforzare un’alleanza strategica in equilibrio con le pressioni americane. L’UE fissa al 2027 la fine del gas russo, misura che peserà su Mosca ma senza effetti immediati, dato il crescente orientamento energetico russo verso Asia e Turchia.
Buongiorno Mondo, partiamo da qui
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La tensione tra Europa e Russia continua a crescere, mentre a Mosca Vladimir Putin ha incontrato l’inviato speciale di Donald Trump e Jared Kushner per colloqui sulla pace in Ucraina, senza però giungere a risultati concreti. Putin ha lanciato avvertimenti diretti all’Europa, accusandola di ostacolare il processo negoziale e dichiarando che solo gli Stati Uniti sono interlocutori credibili. Sul fronte europeo, Ursula von der Leyen propone di usare 140 miliardi di riserve russe congelate per sostenere l’Ucraina, ma tra la BCE, il Belgio e Euroclear si crea un complesso stallo tecnico e politico che impedisce l’avanzamento del piano. In sintesi, le divisioni tra Mosca, Washington e l’Europa rendono estremamente difficile trovare un accordo di pace.
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Le parole dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone al Financial Times hanno fatto tremare l’Europa: per la prima volta un vertice della NATO ammette che l’Alleanza sta valutando azioni preventive contro la Russia. Non missili, ma operazioni cyber, anti-sabotaggio e difesa attiva contro droni, spionaggio e disinformazione. Mosca reagisce furiosa, parla di “provocazione” e accusa l’Occidente di voler sabotare i negoziati di pace.
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