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L’oblò
L’oblò
Author: OnePodcast
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© La Stampa 2026
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Il racconto della politica, i suoi tic, le sue contraddizioni, la propaganda e le polemiche. Quello che arriva da lontano, e quello che capita nel cortile di casa nostra. I grandi temi, ma anche le storie apparentemente minori, perché tutto intorno a noi è frutto di scelte politiche. Spiegate e commentate attraverso L’oblò di Francesca Schianchi. Tutti i giorni, dal lunedì al venerdì .
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Puntuale come un treno giapponese, anche in questa legislatura, a un anno dalle Politiche, la maggioranza al governo sforna una proposta di riforma del sistema di voto.
Mi è molto chiaro cosa pensi la nostra premier, Giorgia Meloni, di Sanremo e anche della mancata presenza del comico Andrea Pucci. Molto meno so invece di cosa pensi del terremoto successo in America sui dazi.
Era stata presentata solo come una marcia in omaggio alla vittima, quella organizzata sabato da gruppuscoli di estrema destra a Lione. E’ stata molto più di così, è stata una manifestazione molto, molto politica, contro tutta la sinistra.
Ieri la rockband irlandese U2 ha inaspettatamente diffuso cinque nuove canzoni e una poesia. E’ atteso un loro album quest’anno, e arriverà, ma per ora ci regalano queste tracce che parlano di Iran e Palestina, di Minneapolis e Ucraina. Canzoni che, dice il loro carismatico frontman, Bono Vox, “non potevano aspettare, erano impazienti di essere diffuse al mondo. Sono canzoni di sfida e sgomento, di lamento”.
La migliore dimostrazione del fatto che le posizioni sul referendum sulla giustizia si stanno avvicinando, e che quella che il governo considerava una passeggiata rischia di diventare una maratona dal risultato incerto, è l’ennesimo attacco ai magistrati di Giorgia Meloni.
Si litiga in Italia, sul famoso Board of peace per Gaza di Donald Trump. Ma provoca tensioni fortissime anche in Europa. Come quasi tutte le iniziative del presidente americano.
Da quando Donald Trump è entrato in carica come presidente degli Stati Uniti, tanti osservatori chiedono alla premier Giorgia Meloni di dire chiaramente da che parte sta. Con il Tycoon, ideologicamente a lei vicino ma che considera l’Europa un continente in declino, o con l’Unione europea che prova a reagire e a rispondere a tono agli attacchi scomposti dell’alleato americano? Ecco, mi sa che dopo questo weekend non c’è più bisogno di chiederglielo.
Come annunciato, ieri è stato squalificato l’atleta ucraino che voleva gareggiare alle Olimpiadi con un casco che ritrae vari volti di sportivi suoi compatrioti morti in guerra. “E’ il prezzo della nostra dignità”, ha commentato amaro.
Entra nel vivo la campagna elettorale del referendum sulla giustizia. E con i sondaggi che danno un recupero del No, corrono ai ripari dal governo: stasera da Bruno Vespa il ministro della Giustizia Carlo Nordio si confronterà con il presidente del comitato società civile per il No Giovanni Bachelet.
Per la prima volta oggi il governo metterà la fiducia sul decreto per inviare armi all’Ucraina. Non lo aveva mai dovuto fare prima: a cambiare le carte in tavola è stato il nuovo partito del generale Roberto Vannacci.
Rider che lavorano sotto il sole cocente o sotto il diluvio universale, anche 12 ore al giorno, per paghe che talvolta sono sotto la soglia della povertà quasi del 77 per cento. Un’indagine della Procura di Milano scoperchia la realtà di migliaia di lavoratori.
L’argomento di oggi sono i nuovi provvedimenti del governo sulla sicurezza: un decreto subito in vigore, un disegno di legge che ha tempi più lunghi di approvazione. Ne sta parlando da giorni la politica, con abbondante uso di propaganda. Eppure, vi dico la verità, mi viene da concentrarmi su altro: sui dati sulla povertà nel nostro Paese. Che richiederebbero interventi urgentissimi.
Pronti via, a un mese e mezzo dal voto per il referendum sulla giustizia si scaldano gli animi e anche la segretaria dem Elly Schlein dà il via alla sua rincorsa. Fin qui aveva cercato di tenersi un po’ a distanza dalla battaglia, ma il tempo stringe, restarne fuori è praticamente impossibile, e i sondaggi le danno fiducia.
Altro che unità e condivisione. Ieri alla Camera c’è stata l’informativa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sui fatti che si sono svolti sabato a Torino. E la sensazione è stata quella di una spaccatura irreparabile tra maggioranza e opposizione.
Vuoi vedere che qualcosa si muove in America nel consenso di Trump? Ci sono un po’ di segnali da mettere in fila. Un calo vertiginoso nella fiducia del presidente americano che attraversa l’Atlantico e arriva fin da noi, e con cui anche Giorgia Meloni deve fare i conti: il 58,7 per cento degli italiani le chiede di prendere le distanze dalla politica del Tycoon.
A forza di flirtare con l’estrema destra, la Lega rischia di trovarsi con un problema in casa. Lo dimostrano i fatti di questi giorni: la contestatissima conferenza stampa prevista alla Camera oggi, e lo stillicidio di indiscrezioni su una possibile uscita dal partito di Roberto Vannacci, il generale che potrebbe portare con sé quel tanto di voti da mettere in difficoltà Salvini.
Bruce Springsteen, il boss della canzone americana, ha diffuso ieri un brano dal titolo Streets of Minneapolis. L’ha inciso in risposta a quello che definisce “terrore di Stato” che si è verificato nella città del Minnesota: dedicato, ha scritto, ai cittadini di Minneapolis, ai nostri vicini migranti innocenti e alla memoria di Alex Pretti e Renée Good, i due americani uccisi a sangue freddo in città dagli agenti anti immigrazione dell’Ice.
I ragazzi di Azione studentesca, organizzazione legata al movimento giovanile di Fratelli d’Italia, distribuiscono volantini dove invitano gli studenti a indicare i professori di sinistra. Per costruire un report, traduzione inglese ed edulcorata del reale significato in italiano: lista di proscrizione.
Prima il presidente americano che calpesta la memoria dei caduti europei in Afghanistan, poi la protervia di un colono israeliano che costringe ad inginocchiarsi due carabinieri italiani in Cisgiordania. Dopo mesi di giustificazioni e minimizzazioni, persino un governo sempre così morbido nei confronti di Trump e Netanyahu è costretto a reagire.
Giulio Regeni avrebbe 38 anni, se esattamente dieci anni fa non fosse stato rapito, torturato e ucciso in Egitto. Mamma Paola e papà Claudio non smettono da allora di combattere perché sia fatta piena luce su quell’omicidio. Una battaglia in nome di Giulio, ma anche per tutti noi, per il rispetto di principi e valori che rendono la nostra società libera e democratica.



