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L’oblò
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L’oblò

Author: OnePodcast

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Il racconto della politica, i suoi tic, le sue contraddizioni, la propaganda e le polemiche. Quello che arriva da lontano, e quello che capita nel cortile di casa nostra. I grandi temi, ma anche le storie apparentemente minori, perché tutto intorno a noi è frutto di scelte politiche. Spiegate e commentate attraverso L’oblò di Francesca Schianchi. Tutti i giorni, dal lunedì al venerdì .
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Un giovane laureato tedesco guadagna in media l’80 per cento in più di un italiano, un francese il 30 per cento in più. I dati forniti ieri dal governatore di Bankitalia Fabio Panetta spiegano meglio di tante pensose analisi il perché dell’emigrazione all’estero di un esercito di giovani talentuosi connazionali.
Non è andato granché bene l’incontro di ieri a Washington tra la delegazione danese, quella groenlandese e quella statunitense sul destino dell’isola dell’Artico. Mi pare che siamo alla casella di partenza: la Danimarca dice che è, cito, “inaccettabile non rispettare l’integrità del territorio della Groenlandia”, e Trump pesta i piedi e insiste che non può fare a meno di averla, anzi per lui, cito, “inaccettabile è qualsiasi cosa al di sotto del controllo degli Stati Uniti sulla Groenlandia”.
Alberto Trentini e Mario Burlò sono tornati a casa, in Italia, dopo 14 mesi di carcere ingiusto in Venezuela: che belli quegli abbracci pieni di sollievo e di felicità che abbiamo visto ieri. Ora, Alberto e la sua famiglia chiedono di essere lasciati soli, per recuperare il tempo perduto, e ringraziano tutti perché “la solidarietà – scandisce la loro avvocata Alessandra Ballerini – dentro e fuori dal carcere, è la nostra salvezza”.
La data del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati è stata fissata: il 22 e 23 marzo. Poco più di due mesi per informarsi e decidere cosa votare. Ricordate: è una consultazione senza quorum, vince chi porta un elettore in più alle urne.
Ci sono state centinaia di vittime in piazza in Iran, forse migliaia, e arresti a ripetizione con la minaccia di pene di morte di massa. Ma gli iraniani non si lasciano spaventare, continuano a protestare, a sfidare un regime brutale e oppressivo, a sperare di rovesciarlo. Ieri a Londra, a Parigi, a Vienna, a Madrid, in varie città europee ci sono state manifestazioni di vicinanza ai ribelli: penso sia necessario che l’opinione pubblica occidentale si faccia sentire, amplifichi e faccia risuonare ovunque la voce del coraggioso popolo iraniano.
Dopo l’attacco americano al Venezuela, le dichiarazioni arrivate dall’Europa erano state generalmente timide e impacciate, con l’eccezione della condanna netta del premier spagnolo Pedro Sanchez. Ieri, anche il presidente francese Emmanuel Macron ha pronunciato un discorso molto forte, con qualche messaggio chiaro all’alleato americano.
Mentre Trump lavora all’acquisto dell’agognata Groenlandia, lo scrittore americano Stephen Markley offre uno spaccato di realtà americana impressionante. Dopo Trump, dice, verrà qualcuno di più spaventoso, perché quelle che vanno risolte sono “le cause profonde del trumpismo, che infettano anche l’Europa”.
Scusate se torno ancora a occuparmi del sindaco di Trieste, so che avevamo già parlato di questo gentiluomo poco tempo fa, ma ieri è riuscito a stupirmi ancora.
Il Venezuela, che Trump vuole eterodirigere da lontano. L’Ucraina, impegnata in estenuanti trattative di pace mentre continua a subire bombardamenti. La Groenlandia, che l’America vorrebbe annettere. Sono crisi diversissime tra loro, ma tutte intrecciate agli occhi di un’Europa che cerca affannosamente il bandolo della matassa.
Un paio di settimane fa, alla Vigilia di Natale, facevamo un punto sui tanti focolai di crisi sperando in un miglioramento. È iniziato il 2026, e se possibile va tutto ancora peggio.
Caro Babbo Natale, in questa vigilia di festa ci sono molti desideri che dovresti esaudire. Tante cose ancora non vanno: dalla situazione a Gaza alla guerra in Ucraina, dalla violenza contro le donne ai lavoratori fragili fino alla prigionia di Alberto Trentini.
A otto giorni dalla fine dell’anno, Medici senza frontiere lancia un allarme: il 1° gennaio entreranno in vigore nuove regole imposte dal governo israeliano, e la storica Ong, premio Nobel per la pace, presente da 36 anni a Gaza e nei territori occupati, non ha ancora ricevuto il via libera per continuare a operare. Se le venisse impedito di continuare a farlo, sarebbe un’altra tragedia umanitaria per quelle zone già così martoriate.
“Ieri sera ho giocato in casa. E non mi sono sentita a casa”. Comincia così il post scritto su Instagram dalla pallavolista Adhu Malual. Un j’accuse chirurgico e impeccabile contro le offese razziste che le sono arrivate nel corso della sua ultima partita da una parte dei tifosi della sua stessa squadra. Da leggere e da tenere a mente.
?Non mi sono mai fatto comandare da una donna, tantomeno da te?. Così il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha apostrofato in consiglio comunale una consigliera dell?opposizione.
Mancano due settimane alla fine dell’anno. Se entro il 31 dicembre non viene approvata la manovra di bilancio, scatta l’esercizio provvisorio. Peccato che il Parlamento non abbia ancora avuto modo di confrontarsi sull’argomento, e dire che parliamo di quella che è sempre stata definita, non a torto, la legge più importante dell’anno.
Meno male che Sergio Mattarella c’è a raccontare le cose come stanno. A sfuggire agli equilibrismi tattici dei partiti, e alle infatuazioni per Putin o per Trump di qualcuno, pronto a denunciare quello che sta succedendo senza giri di parole.
Ieri c?è stato il confronto tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Quasi in contemporanea, una chiudeva la festa di Fratelli d?Italia, Atreju, l?altra riuniva l?Assemblea nazionale del Pd. E ho notato alcune differenze.
Poco più di due settimane fa, l?alleanza larga di centrosinistra gioiva per le vittorie in Puglia e in Campania. ?L?alternativa alla destra c?è ed è credibile?, ha detto e ripetuto fino a sgolarsi la segretaria del Pd, Elly Schlein. Una compattezza che però esiste solo fino a quando non si tocca il tema esplosivo della politica estera.
Mi hanno colpito le parole dell?ex premier Romano Prodi di ieri: «E? possibile - si è chiesto - avere una politica estera in cui la presidente del consiglio ha costantemente privilegiato i rapporti con il presidente Trump, il ministro degli Esteri quelli con l?Europa e l?altro vicepremier con la Russia?».
Aveva un volto particolarmente teso ieri, il presidente ucraino Zelensky, quando è stato ricevuto al numero 10 di Downing street a Londra dal padrone di casa, il primo ministro Keir Starmer, insieme ai leader tedesco e francese, Merz e Macron. E c?è da capire la sua preoccupazione: ancora una volta, un viaggio in Europa per chiedere aiuto e rassicurazione, mentre il presidente americano Trump è chiaramente sbilanciato verso l?abbraccio con la Russia. Quante volte abbiamo visto una dinamica simile lungo quest?anno?
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