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Parole di Musica
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Parole di Musica

Author: Ilaria Castellazzi (Parole di Musica)

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Ciao! Io sono Ilaria, e questo è il Podcast di Parole di Musica.
Che cos’è Parole di Musica? Difficile definirlo!
Parole di Musica è la voce che ti accompagna a scoprire quanto rock fosse Mozart, quanto cinema ci sia in Puccini, e quanti pezzi d’Opera si nascondono nelle canzoni pop; è il racconto dei grandi compositori del passato, direttori d’orchestra, musicisti, ma anche delle band e degli artisti che hanno fato la storia del rock.
Parole di Musica è la “dritta” prima di andare a Teatro, quando ti avvicini all’Opera per la prima volta e temi di non capirci niente, di non riuscire a seguire le parole e i cantanti, e invece scopri che l’Opera è fatta per ridere, piangere, divertirsi, emozionarsi, e anche, perché no?, fare baccano!
Parole di Musica è il racconto della più complicata, appassionata, lunga, difficile e bellissima delle mie relazioni: quella che dura, fin da quando ho memoria, con la Musica!
27 Episodes
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Una Cenerentola che non perde la scarpetta, ma sceglie chi deve cercarla e riconoscerla, non importa che sia principe o meno. Che non aspetta la mezzanotte, ma legge libri tra la cenere e prepara da sé il suo riscatto. Rossini trasforma la fiaba in un manifesto di autodeterminazione: via la magia, al suo posto l’intelligenza. Via la fata madrina, arriva un filosofo con un libro. Via la scarpetta di cristallo (troppo scandalosa per la censura!), ecco un bracciale.È un “dramma giocoso”, non un’opera buffa. Sotto la comicità rossiniana si nasconde una profondità commovente: una serva che canta da mezzosoprano si eleva sopra aristocratici soprani. La vendetta diventa perdono, la nobiltà non si eredita, ma si conquista.L’allestimento di Manu Lalli al Teatro Regio di Torino coniuga fiaba e poesia: scene girevoli, fate ballerine, lustrini e polvere di stelle. E un messaggio potente: la vera magia sono i libri, la chiave è la perseveranza, la “vendetta” più grande sono il perdono e la bontà.Cenerentola, qui, si salva da sola: è Rossini, what else?
Roma, giugno 1800. Meno di ventiquattro ore, tre luoghi iconici.Una cantante che sceglie di uccidere pur di non essere vinta. Un pittore che muore per un ideale, un amore più grande della vita. Un capo della polizia che, anche da morto, continua a tirare le fila della tragedia.Tosca non è solo passione, sangue e morte: è la storia di una donna che vive e muore secondo i propri termini, rifiutando la sottomissione fino all’ultimo respiro.Puccini costruisce un meccanismo perfetto: una partitura tagliente che corre verso la catastrofe, dove la musica ci dice sempre più di quanto accada in scena. Una Roma evocata attraverso campane, liturgie e stornelli. E una protagonista rivoluzionaria che, alla Prima del 14 gennaio del 1900, a Roma, ovviamente, fece scandalo: troppo sangue, troppa violenza, troppo vero. Ah, Giacomo! Così hai davvero alzato tantissimo i nostri standard. Tosca è un unicum, e io provo a raccontarvela così come l’ho sempre ascoltata: con il cuore.
Eclettico, immenso, artista multiforme: David Bowie è stato un performer, attore, cantante e teatrante in grado di reinventare se stesso in mille modi, abbattendo confini, indossando la trasgressione ed ammantandosene come una sontuosa e sfavillante seconda pelle!Sapevate che Bowie ha scritto anche un'Opera Rock? Lazarus, il suo testamento insieme a Blackstar: l'ultimo saluto prima di tornare fra le stelle, da Uomo dello spazio, o meglio "Alieno che cadde sulla Terra", qual era stato...il 10 gennaio del 2016 se ne è andato Ziggy Stardust, Aladdin Sane, Major Tom, Blackstar, ma soprattutto ci ha lasciato un Artista in grado di attraversare l'Arte in ogni sua forma, mescolando generi e stili con maestria unica: glam-rock e pop, punk, psichedelia, qualche tocco di new wave e blues, ma anche sinfonica, prog-rock ed elettronica.Look up here, I'm in heavenI've got scars that can't be seen l've got drama, can't be stolenEverybody knows me now[Lazarus]
Lipsia, inverno 1734. Johann Sebastian Bach compone il suo Oratorio di Natale: sei Cantate che raccontano la nascita di Gesù attraverso la musica. Un’architettura sonora monumentale che alterna momenti gioiosi e intimistici, trombe squillanti e dolci sinfonie pastorali.La sfida più grande? Rappresentare l’ineffabile – ciò che non può essere rappresentato – usando solo la musica. Bach ci riesce, creando un vero miracolo di Natale: un percorso spirituale in cui l’uomo cerca se stesso nell’Infinito, inchinandosi di fronte a un Bambino portatore di Luce.
Un compositore inquieto, eclettico, perennemente alla ricerca di un dramma “déchirant”, eterno insoddisfatto, nemesi dei librettisti che tormentava fino allo sfinimento; un uomo spesso vittima di se stesso e delle circostanze, sospeso fra euforia e abbattimento, che visse in prima persona la febbrile inquietudine dell’arte fin de siècle e terminò la propria esistenza in una clinica di Bruxelles il 29 novembre 1924. La sua eredità è fatta di armonie taglienti e sorprendenti, impasti timbrici audaci e inconfondibili, un’orchestra protagonista assoluta che trasforma la scena in un set cinematografico, personaggi femminili dall’identità formale e musicale inaudita, viva, modernissima. Lui è, ovviamente, il Giacomo Puccini del nostro cuore.
Una canzone iconica che parla di cambiamento, un violoncellista esule dalla propria patria che su una sedia presa in prestito suona il proprio Stradivari di fronte alle macerie di un Muro che, per anni, ha segnato la Storia con le catene della segregazione, dell’oppressione, della paura. Il mondo è cambiato, il Wind of change ha attraversato l’Europa come un soffio di libertà. La Musica parla un linguaggio universale di libertà e fratellanza; la musica, dagli Scorpions a Bach, può abbattere i muri.
Una soffitta gelida, un lume che si spegne. Due mani che si cercano nel buio. E una ragazza che, nel silenzio, si allontana portando via la giovinezza. Non solo la sua… la nostra.La Bohème non è (soltanto) un’opera sull’amore: è un addio lento e struggente alla spensieratezza, ai sogni che sembravano eterni, alla poesia vissuta come fosse vita vera.I suoi protagonisti non sono eroi: sono ragazzi. Parlano di fame, affitto da pagare, di arte e di passione, si innamorano con tutto il cuore e poi rimandano le decisioni difficili, come si fa quando si è giovani.Promettono di lasciarsi — ma alla primavera. Perché in fondo è triste restare soli, quando fuori nevica.Puccini racconta tutto questo con dettagli musicali che sono pennellate d’anima: le quinte vuote dell’arpa che disegnano fiocchi di neve, il valzer di Musetta che non è solo seduzione, il tema della giovinezza che compare, fugge, ritorna per un attimo… e poi svanisce.E quando quel lume si spegne, restano solo il silenzio, la memoria, e quella frase che abbiamo sentito — e forse detto — almeno una volta: “Sei il mio amore e tutta la mia vita.” E io qui piango, sempre.L’ultimo episodio della prima Stagione del mio podcast è qui: e parla anche un po’ di noi.
Che cos’hanno in comune un compositore morente, il Giudizio Universale e una rockstar con l’anima gotica? Una pagina. Solo otto battute scritte da Mozart. Otto battute in cui si ascolta un pianto. Ma non metaforico: reale. I violini salgono e poi ricadono in due note spezzate, come un respiro interrotto. Il coro entra e non lascia scampo. È l’umanità che implora misericordia.È il Lacrimosa.Due secoli dopo, Amy Lee degli Evanescence prende quella pagina e la trasforma in un brano gothic metal. C’è tutto: l’orchestra, il coro, la struttura originale. Ma anche una batteria che pulsa come un cuore, una voce che canta “Non posso cambiare quello che sono”, e un climax che unisce Mozart e l’estetica gothic metal degli anni Duemila.Ma non finisce qui.La band tedesca Lacrimosa costruisce un intero universo sonoro sull’estetica del Requiem. I Fleshgod Apocalypse lo riscrivono per orchestra e metal sinfonico. I Therion ne fanno le cover durante i loro concerti. E tutto comincia da quel pianto…Quel pianto che continua a risuonare — oggi, tra le corde di una chitarra elettrica.
Un pirata da film, una schiava che lotta per la libertà, duelli, battaglie, pirati sanguinari, un’isola misteriosa; e nel mezzo Verdi, che sperimenta, tra burrasche, amore e prigioni. Il Corsaro è l’opera di Verdi che nessuno si aspetta. Sconosciuta ai più, ma folgorante per chi si ferma ad ascoltare: un concentrato di passioni estreme, tra melodie scolpite e tempeste orchestrali. Corrado è un eroe romantico in piena crisi, diviso tra l’ideale e l’azione, tra la fedeltà e un’ombra di desiderio. Gulnara, prigioniera nell’harem del suo nemico, lo salva uccidendo per lui. Medora, invece, muore per amore, nel momento stesso in cui dovrebbe rinascere alla speranza. Ma non c’è lieto fine: c’è solo un destino che travolge tutti, come la tempesta che infuria sul mare e nell’orchestra. Verdi qui sperimenta, scava, anticipa: nelle pieghe di un libretto fragile c’è già l’impeto di Otello, l’introspezione di Aida, i lampi cupi di Macbeth. Una perla nascosta, un piccolo forziere musicale che merita di essere riaperto.
Un corsaro diventato Doge, un veliero che solca i mari tempestosi del passato, una figlia perduta e ritrovata dopo venticinque anni… Una storia che potrebbe benissimo essere la trama di un film, dove un uomo abituato a comandare le onde deve fronteggiare i tumulti di un governo difficile, i silenzi di un amore perduto, l’odio di chi trama nell’ombra professandosi amico. Verdi ci racconta una storia di mare, potere e perdono, con una musica cupa, solenne, profondamente politica. Un’opera premoderna, più ombra che luce, più Storia che favola: Simon Boccanegra.
Bizet visse tutta la propria esistenza credendo di essere un fallito. La sua difficoltà di relazionarsi con il pubblico, di portare a compimento un progetto, di riconoscere le proprie qualità artistiche…in una parola, di vivere, lo segnò fino a portarlo alla morte. Non avrebbe mai saputo che il suo capolavoro, Carmen, fischiata dal pubblico e stroncata dai contemporanei perché distruggeva la morale borghese della donna-angelo del focolare, avrebbe avuto poi un successo pieno, assoluto, duraturo. Oggi Carmen è il simbolo di una donna che sceglie consapevolmente il suo destino, che non si piega alle costrizioni dettate dagli uomini, che ama liberamente e liberamente muore. Un’opera modernissima, nel significato e nella musica, tagliente, ardita, piena del fuoco e dell’ardore di una Spagna non “da cartolina”, ma viva, vera, scintillante di colore. Bizet, dimenticato in vita, oggi rivive in Carmen, e ci parlerà per sempre.
Un compositore spesso etichettato come un’allegra macchietta, un bambino prodigio esibito come fenomeno da baraccone; Wolfgang Amadeus Mozart è invece in grado di sorprenderci, a partire dal nome stesso, che non esiste in alcun documento ufficiale perché di sua invenzione! Sensibile, profondamente umano, inquieto e geniale, Mozart parla ancora oggi alla nostra anima, con la sua musica potente, luminosa, intima e spettacolare insieme, che precorre i tempi e le epoche. (Ri)scopriamolo insieme!
Il fardello delle responsabilità, le aspettative genitoriali, l’ansia di dover essere qualcuno che non ci assomiglia: l’Hamlet di Ambroise Thomas andato in scena al Teatro Regio di Torino è un viaggio nella mente di un ragazzo cresciuto troppo in fretta, che cerca se stesso, schiacciato da un peso insostenibile e perciò incapace di agire. In un labirinto distopico e decadente, sospeso fra Gotico e Pop, il regista Jacopo Spirei rilegge Shakespeare nelle pagine francesi di un grand-opéra che sfuma i propri contorni in uno scavo psicologico moderno e vivo, in un dramma attualissimo, lirico, profondamente umano.
Un po’ Icaro, che si è bruciato le ali per essere arrivato troppo vicino al Sole, un po’ Piper at the gates of Dawn, pittore di suoni e di colori, visionario, inquieto, affamato di vita: il pazzo diamante, con gli occhi come buchi neri nel cielo, profeta e cantore di storie. Lui che inventò il nome Pink Floyd ed accese una scintilla eterna. Lui, Syd Barrett!
Un’opera inedita, visionaria, multiforme, ricca di simboli, testi e sottotesti: Francesco Filidei rilegge il romanzo capolavoro di Umberto Eco “Il nome della rosa” e lo trasforma in un labirinto sonoro e musicale in cui realtà, sogno, allucinazione si intrecciano, sullo sfondo di una misteriosa catena di delitti che apre una detective story medievale. Guglielmo da Baskerville, novello Sherlock Holmes, e il suo allievo Adso da Melk ci guidano nella risoluzione dell’enigma, che nasconde al suo interno un mitico libro proibito per cui si è disposti a tutto, perfino ad uccidere…
Che cosa mai potrebbero avere in comune Roger Waters, genio creativo dei Pink Floyd, e Richard Wagner, il compositore tedesco che rivoluzionò profondamente il dramma musicale? Molto più di quanto immagini!! Scopriamolo insieme, e vedremo che in Comfortably numb reloaded, il celeberrimo brano di The Wall (1979) ripreso da Waters nel 2022, c’è qualcosa di Tristano, e nell’alienazione e nella solitudine suggerite dal brano ritroviamo l’abbandono, il silenzio, l’assenza che si fa sospensione descritti da Wagner. Perfino la voce di Isotta, che si trasfigura in quella di Shanay Johnson in un’outro di struggente bellezza…
Un titolo che è stato per il suo autore successo sfolgorante e, insieme, pesante etichetta dalla quale non è mai riuscito ad affrancarsi; un’opera le cui melodie immortali hanno messo in ombra tutto il resto, trama, personaggi, stilemi, diventando simbolo di un mondo che evocano con scintillante bellezza; un compositore per certi versi scomodo, difficile, spesso misconosciuto. L’opera è Cavalleria rusticana, e il suo autore è Pietro Mascagni, livornese, figlio di un fioraio, che seppe raggiungere in un lampo le vette del trionfo per rimanere, poi, vittima della sua stessa popolarità, tanto che oggi si ricorda più l’unica sua opera di successo che la sua stessa figura di compositore…
Può una musica evocare, senza alcun “aiuto” visivo, immagini tanto vivide, piene di luci ed ombre, come un quadro di Caravaggio? Lo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi mette in scena, quasi cinematograficamente, una donna che fronteggia un dolore che non è soltanto il suo, ma quello dell’umanità intera. La Madre che, impietrita, ai piedi della Croce assiste impotente al trapasso del Figlio diventa così simbolo e figura di ogni sofferenza, raccontata in modo commovente, fisico, spiccatamente teatrale da un ragazzo di ventisei anni che scrisse questa musica immortale mentre rendeva gli ultimi respiri.
Istrionico, eclettico, trascinante, inconfondibile: Leonard Bernstein, “Lenny”, è stato non soltanto un immenso direttore d’orchestra, ma un innovatore, un precursore della divulgazione musicale, in grado come nessun altro di abbattere finalmente le barriere invisibili ma inesorabili fra i generi e gli stili musicali. Perché “non esiste musica leggera o seria, ma soltanto musica buona o cattiva”!
La Dama di Picche di Pëtr Il'ič Čajkovskij è un’opera che intreccia passione disperata e dipendenza: il gioco d’azzardo è un demone che si impossessa del protagonista, German, togliendogli tutto, compreso l’amore per la sua Liza. Un amore che è quasi patologico, disturbante, proprio perché contaminato dal germe del gioco d’azzardo… In un turbine di ossessione, disperazione e terrore si consuma una vicenda che potrebbe benissimo essere la trama di un thriller, con le “Tre carte” che promettono favolose vincite ma poi, beffarde, tradiscono chi si affida troppo a loro…
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