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Author: Il Sole 24 Ore
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Le analisi sulle notizie a impatto globale in un dialogo con i nostri giornalisti, le nostre firme e le voci più interessanti e competenti sui temi del momento. La sera, attorno all’ora dell’uscita dal lavoro, un tema di ampia portata è commentato dalle voci scelte dal Sole 24 Ore in una conversazione per riflettere sui principali eventi dell’economia, della tecnologia, della cultura e della politica internazionale.
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Il primo turno delle presidenziali vinto dal socialista António José Seguro arriva in un contesto politico delicato per il Portogallo. Negli ultimi anni il partito di estrema destra Chega si è imposto fino a diventare la seconda forza politica del Paese, e il suo leader André Ventura è subito dietro a Seguro nella corsa alla presidenza. Che impatto avrà questo voto sugli equilibri politici nazionali ed europei?
Il black out informativo imposto dal regime degli ayatollah impedisce di avere un quadro definito del numero delle vittime della repressione degli ultimi giorni in Iran. Quel che è certo è che il livello di scontro è salito a livello di guardia, con la possibilità di un intervento militare da parte degli Stati Uniti. Ne parliamo con Giorgia Perletta dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Eleonora Ardemagni dell’Ispi.
La crisi tra Stati Uniti, Unione europea e Danimarca sul controllo della Groenlandia riporta al centro una domanda che fino a poco tempo fa sembrava impensabile: si può rompere la Nato? Tra ritorno dell’America First, competizione artica, Cina e Russia sempre più presenti e un’Europa che fatica a contare come attore strategico, l’Alleanza atlantica entra in una nuova fase di tensione interna. In questa puntata di Macro ne parliamo con Antonio Missiroli, già Assistant Secretary General della Nato (2016–2021) e direttore dell’EU Institute for Security Studies (EUISS), il think tank dell’Unione europea sulla sicurezza, uno dei massimi esperti di sicurezza europea e relazioni transatlantiche. Importante il suo libro “La difesa dell’Europa” (Mondadori – Ispi).
L’ICE, l’agenzia federale che applica le leggi sull’immigrazione negli Stati Uniti, è diventata uno dei simboli più controversi dell’America contemporanea. Creata dopo l’11 settembre, potenziata sotto Obama, radicalizzata sotto Trump e oggi ancora al centro dello scontro politico, dopo l’uccisione a Minneapolis di Renee Nicole Good. In questa puntata di Macro ne parliamo con Matteo Muzio, direttore della newsletter “Jefferson” e autore di “Suprema ingiustia”, per capire cos’è davvero l’ICE, come funziona, perché è così potente e perché l’immigrazione è diventata una faglia decisiva della democrazia americana.
Il ritorno di Donald Trump (con l’arrivo della tecno-destra) negli Stati Uniti e l’avanzata dei populismi in Europa mettono sotto pressione la democrazia liberale. Ma il populismo è soltanto una minaccia o anche il sintomo di una crisi più profonda del liberalismo stesso? In questa puntata di Macro ne parliamo con Giovanni Giorgini, docente di Storia delle dottrine politiche all’Università di Bologna, per capire perché le istituzioni faticano a rappresentare società sempre più polarizzate e se la democrazia liberale può ancora riformarsi senza snaturarsi.
L’Iran, paese giovane di quasi 90 milioni di abitanti, è attraversato da una crisi che va oltre le proteste e mette in discussione la tenuta della Repubblica islamica. Centinaia di vittime, repressione, blackout informativi e tensioni internazionali raccontano lo scontro tra una società sempre più distante dalle autorità e un sistema di potere rigido e compatto. In questa puntata di Macro ne parliamo con Giorgia Perletta, docente della facoltà di Scienze politiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore, studiosa del medio oriente in generale e dell’Iran in particolare. Cause profonde della crisi, dinamiche interne, dimensione geopolitica e scenari futuri, fino al tema della possibile transizione post-ayatollah e del ruolo dell’erede dello shah, Reza Pahlavi.
Che cosa significa essere progressisti nel 2026, tra inflazione, disuguaglianze, ritorno dello Stato, crisi climatica e sfiducia democratica? In questa puntata di Macro ne parliamo con Emanuele Felice, storico dell’economia e autore di “Manifesto per un’altra economia e un’altra politica” (Feltrinelli). Una conversazione su “affordability”, diritti sociali, Stato imprenditore e linguaggio politico: perché senza incidere sulle condizioni materiali della vita quotidiana, anche le migliori idee rischiano di restare senza consenso.
Che cosa significa “pensare da liberali” nel 2026, tra ritorno dello Stato, debito, guerre commerciali, transizione tecnologica e nuove ansie regolatorie? In questa puntata di Macro ne parliamo con Alberto Mingardi, direttore dell’Istituto Bruno Leoni e docente di Storia delle dottrine politiche all’Università Iulm, mettendo a fuoco temi, idee e parole chiave del liberalismo nell’anno che si apre: responsabilità, concorrenza, limiti del potere, pluralismo, istituzioni. La conversazione tocca anche media e formazione dell’opinione pubblica, terreno su cui Mingardi è tornato di recente con il suo libro Meglio poter scegliere - I referendum del 1995 e la battaglia per la televisione commerciale (Frecce Mondadori), dedicato ai referendum del 1995 e alla battaglia per la televisione commerciale.
Quello che accade a Caracas è la manifestazione di una continuità storica? Cioè dell’idea che l’America Latina resti parte della sfera di sicurezza e di influenza di Washington? È il filo che attraversa il libro L’America nel mondo - Duecento anni di Dottrina Monroe (Scholè). Nel volume Luca Castagna, docente di Storia contemporanea all’Università di Salerno, ricostruisce due secoli di politica estera statunitense attraverso una lente precisa. La Dottrina Monroe, citata anche dal presidente Donald Trump, non è un documento del passato, ma un modo strutturale con cui gli Stati Uniti pensano al loro rapporto con il resto del mondo. In questa puntata di Macro parliamo di America, Latina e no, di Venezuela e di Groenlandia con Luca Castagna, storico contemporaneista e studioso della politica estera americana.
Il 2025 per Donald Trump è stato l’anno delle scelte: dazi tornati centrali, politica industriale più muscolare, rapporti transatlantici messi sotto pressione e una strategia estera sempre più transazionale hanno segnato i primi dodici mesi della presidenza di Trump. Cosa dobbiamo aspettarci nel 2026?
India e Cina stanno testando un disgelo selettivo dopo quattro anni di tensioni seguite agli scontri militari lungo il confine himalayano del 2020. Si tratta di un disgelo che passa non dalla politica o dalla sicurezza, ma dall’economia. Il segnale più significativo arriva dalla recente riapertura controllata dei visti d’affari per ingegneri e tecnici cinesi, una decisione che riflette le esigenze profonde dell’apparato industriale indiano.
La Banca Africana di Sviluppo ha recentemente chiuso una raccolta record da circa 11 miliardi di dollari per l’African Development Fund, il fondo che finanzia i Paesi più poveri del continente. Un risultato storico non solo per l’ammontare, ma anche per la composizione dei contributi: a spingere la raccolta sono stati soprattutto Paesi africani e nuovi partner extra-occidentali, in particolare dal Golfo, mentre gli Stati Uniti non hanno dato alcun contributo, segnando una discontinuità rispetto al passato. Si tratta quindi di un segnale chiaro di come stia cambiando la geografia del potere finanziario attorno allo sviluppo africano.
Il 47° presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è un’anomalia o l’apice di una lunga storia? In questa puntata di Macro ricostruiamo le radici profonde della destra americana contemporanea per capire l’Amministrazione Trump di oggi. Trump infatti può essere considerato un incidente della e nella storia politica degli Stati Uniti o la perfetta sintesi di tutte le correnti della destra americana, il leader che sposa come programma il Poject 2025 dell’Heritage Foundation e come metodo di governo la Unitary Executive Theory. Con Andrea Venanzoni, autore de “La destra americana contemporanea. Dalla New Right repubblicana a Trump” e ricercatore di diritto pubblico l’Università di Roma 3, parliamo di New Right, neoconservatori, paleoconservatori, destra post-liberale e del rapporto sempre più stretto tra politica, tecnologia e potere (vedi J. D. Vance). Dalla rottura con l’idea di esportare la democrazia al ritorno dello Stato forte, dal ruolo della Silicon Valley alla trasformazione del Partito Repubblicano: un viaggio nella genealogia del trumpismo per capire perché Trump non sia solo una parentesi. O un incidente.
Dalla transizione ecologica ai dazi, dal conflitto in Ucraina al Mercosur: sono molte le sfide che nel 2025 hanno mostrato le criticità dell’Unione Europea, in particolare per ciò che riguarda la sua governance e la capacità strategica di posizionarsi in un contesto geopolitico caratterizzato dall’aggressività trumpiana e dalla concorrenza cinese. In molti invocano un ripensamento profondo dell’idea di Europa, ma in quale direzione? E con quale leadership? Ne parliamo in questa puntata di Macro con Jean Pierre Darnis, docente di Storia Contemporanea presso la Luiss Guido Carli di Roma e Giuliano Noci, prorettore del Polo territoriale cinese del Politecnico di Milano.
Se l’ordine liberale è finito, che cosa lo ha sostituito? Il 2025 ha segnato la fine dell’ordine liberale o ha solo reso evidente una crisi che era già in corso? In un mondo senza un ordine condiviso, chi governa davvero oggi il disordine globale? Quali sono le nuove regole che stanno emergendo? Stiamo vivendo una fase di passaggio o è questa la nuova condizione strutturale della politica internazionale? Oggi a Macro proviamo a dare qualche risposta a questi interrogativi tracciando un bilancio dell’anno che si sta per chiudere con Francesco Mancini, docente di Governance globale e prevenzione dei conflitti all’Università nazionale di Singapore.
Tra il 2013 e il 2024 i prezzi delle case in Europa sono cresciuti del 60% e gli affitti del 20%. Ma il 20% degli immobili sono vuoti e inutilizzati. In Italia la spesa per l’affitto assorbe in media il 35% dello stipendio. Ma questa percentuale a Roma sale al 65% e a Milano addirittura al 76%. La questione abitativa è ormai una vera e propria emergenza, non solo in Italia ma in quasi tutte le grandi città europee. Perciò la Commissione ha presentato martedì 16 dicembre un piano per realizzare ogni anno 650mila nuove abitazioni mobilitando ben 150 miliardi di investimenti tra risorse pubbliche e private, compresi i fondi strutturali del periodo 2021-2027 rimodulati con la recente revisione di medio termine che in Italia destinerà già dai primi mesi del 2026 quasi 854 milioni all’emergenza abitativa attraverso i programmi di alcuni ministeri e delle regioni. Ospite di questa puntata di Macro è Giuseppe Latour, giornalista del Sole 24 Ore esperto di questioni legate alla casa. (Giuseppe Chiellino)
Quando si parla del Golfo lo si racconta spesso come una regione ricca di petrolio, ma povera di politica. In realtà oggi è uno dei luoghi dove si ridefiniscono più equilibri regionali e globali. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar tra tutti non sono più soltanto alleati degli Stati Uniti o attori regionali: sono Paesi che competono tra loro, sperimentano nuovi modelli di potere e soprattutto scelgono nuove vie per l’economia. In questa puntata di Macro proviamo a capire chi esercita oggi il vero potere nel Golfo Persico, quali Stati si stanno muovendo meglio e perché ciò che accade lì riguarda anche l’Europa e l’Occidente. Ospite della puntata è Eleonora Ardemagni, analista esperta di Yemen e monarchie del Golfo. Ricercatrice associata senior ISPI e docente all’Aseri (Alta Scuola in Economia e Relazioni Internazionali, Università Cattolica di Milano).
Da colombe a falchi: fin troppo cauti con Mosca all’inizio della guerra, oggi i tedeschi sono i più combattivi nel congelare i beni russi. Cosa c’è dietro a questo drastico cambio di rotta? Da Bruxelles l’analisi di Beda Romano
Per il Time la “persona dell’anno” 2025 sono gli architetti dell’intelligenza artificiale. La decisione sottolinea l’importanza dell’IA nel processo di cambiamento delle nostre vite quotidiane. Nel bene e nel male. Quel che è certo è che i grandi processi storici passano per l’azione e le decisioni di singoli personaggi: basti pensare a Donald Trump, per due volte citato da Time come persona dell’anno, o Elon Musk per il suo ruolo a fianco e a volte in contrasto con il presidente Usa. Ma chi sono gli architetti del 2026 e del futuro prossimo? Marco lo Conte ne parla con i giornalisti de Il Sole 24 Ore Biagio Simonetta e Luca Salvioli.
Si può fare un primo bilancio dell’avvio del Pontificato di Papa Prevost? Che ruolo si sta ritagliando sullo scenario internazionale? Quali precedenti storici possono essere evocati? Che cosa ci dice di Leone la “Dilexi Te”? Oggi a Macro proviamo a raccogliere alcune risposte a questi interrogativi grazie a un dialogo con uno dei più autorevoli studiosi di storia contemporanea, il professor Agostino Giovagnoli, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.























