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Wilson - Le notizie, spiegate bene
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Le aziende che sviluppano l’intelligenza artificiale perdono miliardi ogni anno e si indebitano sempre di più per costruire data center e addestrare nuovi modelli. Una parte di quei debiti è garantita dai chip che li fanno funzionare. Quasi tutti quei chip li vende Nvidia, l’azienda che vale di più al mondo, che a sua volta investe decine di miliardi nelle aziende che li comprano. Una scommessa su una scommessa, nonché uno strumento della politica estera americana. Intanto dalla Cina arrivano modelli che funzionano bene e costano molto meno. Cosa succede se la bolla scoppia davvero?
Federico Fubini è editorialista e inviato del Corriere della Sera e si occupa da anni di economia e finanza internazionale. Nei due speciali Mercanti dell’anima, trasmessi da La7, ha raccontato l’intelligenza artificiale dal lato delle aziende, dei soldi e del potere, dagli Stati Uniti alla Cina. Sostiene che le principali aziende del settore siano già troppo grandi per fallire, come le grandi banche prima della crisi del 2008, e che se le cose andassero male ci andremmo di mezzo tutti.
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Fuggiamo dalle relazioni, e i ragazzi più di tutti. Ci sposiamo sempre meno. Quando ci sposiamo, un matrimonio su due finisce in divorzio. Una famiglia su tre è composta da una persona sola; a Milano e a Bologna, una su due. Tra i giovani si fa meno sesso, si esce meno. Avere il fidanzato o la fidanzata è una cosa da sfigati. Ci si controlla a vicenda con la geolocalizzazione. Dipendere da qualcuno è diventata quasi una malattia.
Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro di Milano e docente all’Università Milano-Bicocca, lavora da oltre trent’anni con adolescenti e genitori. Nel libro A volte ti amo (Einaudi) sostiene che la paura dell’altro si impari da piccoli, in famiglie e scuole che chiedono ai figli di reprimere tutto; e che gli adulti, quando si accorgono che qualcosa non va, rispondano togliendo qualcosa ai ragazzi invece di cambiare qualcosa di sé.
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Pochi giorni fa, dopo un processo assurdo, un tribunale italiano ha condannato tre agenti dei servizi di sicurezza egiziani per il sequestro di Giulio Regeni. L’Egitto ha ostacolato le indagini e il processo in ogni modo, gli imputati non si sono mai presentati perché si è rifiutato perfino di comunicarne gli indirizzi. Lo Stato italiano era parte civile, ha ottenuto un risarcimento, ma il governo dopo la sentenza ci ha tenuto a ribadire che l’Egitto con questa storia non c’entra niente.
È stata purtroppo la degna conclusione di dieci anni in cui l’Egitto ha messo i piedi in testa a cinque governi italiani, depistando le indagini, negando l’evidenza, sabotando la ricerca di giustizia, ignorando le richieste. Si dice che l’abbiamo fatto per soldi, ma a guardare bene i soldi all’Egitto li diamo noi. Cosa c’entrano Eni e la Libia? Perché i governi nazionalisti si sono comportati come quelli progressisti, e perché l’Italia ha scelto di non utilizzare la forza e le leve che aveva a disposizione, per ottenere qualcosa?
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Abbiamo firmato un accordo sui dazi alle condizioni della Casa Bianca. Sull’Ucraina i negoziati li fanno gli altri. Le auto elettriche cinesi, sussidiate dal regime, sono ovunque. L’energia la paghiamo quasi più di chiunque, e l’Italia più degli altri paesi europei. Abbiamo 27 eserciti che comprano armi ciascuno per conto proprio, spesso americane. Chiediamo all’Europa di rimediare a tutto questo, e intanto le neghiamo i mezzi per farlo: niente tasse comuni, niente debito comune, niente esercito.
Perché quel negoziato sui dazi è andato così, e cosa c’entra l’Ucraina? Cosa abbiamo sbagliato quando Putin si prese la Crimea? Serve un esercito europeo, e con quali soldi, visto che la campagna elettorale ci dirà che quei soldi vanno tolti a scuole e ospedali? È davvero necessario decidere tutto all’unanimità? Ne parliamo con Paolo Gentiloni, che è stato ministro degli Esteri, presidente del Consiglio e commissario europeo all’Economia, e che ha appena pubblicato Diventare una potenza (Rizzoli).
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Un ingegnere si è dimesso da una delle grandi aziende di intelligenza artificiale, denunciando che chi sviluppa questi modelli crede che possano ucciderci tutti entro un decennio. Anche i leader dell’industria ora chiedono di rallentare, forse furbescamente. In ogni caso Trump ha risposto: col cavolo. Nel frattempo intorno a noi tutti sfoderano grandi e apodittiche certezze sull’AI, in un senso o nell’altro.
In questa puntata di Wilson partiamo dalle basi, per farci una nostra idea. Come funziona davvero un modello come ChatGPT o Claude? In cosa consistono gli incidenti di quest’estate? Chi chiede di frenare lo fa per paura, per convenienza o per entrambe? E si può rallentare, se la Cina non rallenta? Ne parliamo con Enrico Mensa, ricercatore al Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino e divulgatore noto online come Enkk.
Per approfondire: il testo in cui Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha chiesto di rallentare; la ricostruzione del Post sul caso Hugging Face; il video in cui Enrico Mensa spiega come funzionano i modelli linguistici; gli articoli del Post sull’intelligenza artificiale.
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