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Wilson - Le notizie, spiegate bene
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Reverse
Un ingegnere si è dimesso da una delle grandi aziende di intelligenza artificiale, denunciando che chi sviluppa questi modelli crede che possano ucciderci tutti entro un decennio. Anche i leader dell’industria ora chiedono di rallentare, forse furbescamente. In ogni caso Trump ha risposto: col cavolo. Nel frattempo intorno a noi tutti sfoderano grandi e apodittiche certezze sull’AI, in un senso o nell’altro.
In questa puntata di Wilson partiamo dalle basi, per farci una nostra idea. Come funziona davvero un modello come ChatGPT o Claude? In cosa consistono gli incidenti di quest’estate? Chi chiede di frenare lo fa per paura, per convenienza o per entrambe? E si può rallentare, se la Cina non rallenta? Ne parliamo con Enrico Mensa, ricercatore al Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino e divulgatore noto online come Enkk.
Per approfondire: il testo in cui Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha chiesto di rallentare; la ricostruzione del Post sul caso Hugging Face; il video in cui Enrico Mensa spiega come funzionano i modelli linguistici; gli articoli del Post sull’intelligenza artificiale.
Wilson, di Francesco Costa, fa parte dell'offerta per le persone abbonate al Post. Se vuoi continuare a capire perché le cose vanno così – e come potrebbero andare diversamente - abbonati al Post e continua ad ascoltare Wilson
Domenica scorsa in Germania, alle elezioni in Sassonia-Anhalt, il partito di estrema destra AfD ha preso il 43,8% dei voti: più del doppio di cinque anni fa. In sette collegi è andato oltre la metà. E l’affluenza è stata la più alta da quando in quella regione si vota liberamente, cioè da trentasei anni. Sono diventati neonazisti dalla sera alla mattina?
In questa puntata proviamo a capire che posto è la Sassonia-Anhalt, cosa ha prodotto lì la democrazia dal 1990 e perché quello che è successo domenica è cominciato molto prima di domenica. Poi allarghiamo lo sguardo, perché questo è l’ennesimo sviluppo di una storia che va avanti da molto tempo e in tanti altri paesi. Chi si preoccupa per la democrazia e per lo stato di diritto ha qualcosa da offrire, oltre alla preoccupazione?
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È stata l’estate più calda mai registrata in Europa occidentale: quattro ondate di calore, più di 430mila ettari di bosco bruciati, decine di migliaia di vittime in eccesso. Eppure il clima resta in basso nella lista delle questioni di cui parliamo. Quando ne discutiamo lo facciamo per slogan, e infatti ci sembra che le cose non si muovano.
Questa puntata di Wilson mette in fila le cose documentate: quanto è grave davvero, perché è così difficile occuparsene, perché non ci sono colpevoli comodi da indicare, cosa ci raccontiamo male, cosa sta funzionando e cosa dovremmo fare adesso. Quanto dovremmo essere preoccupati, in base ai fatti e non alla retorica.
Per approfondire: da questo articolo di Matthew Yglesias viene l’esempio efficace del “se una sola città tira giù il termometro di 2 gradi”; qui l’importante articolo di Brian O’Neill; qui lo studio di attribuzione sull’ondata di calore di giugno; qui scenari e proiezioni di riscaldamento a fine secolo dal rapporto delle Nazioni Unite; infine, i dati sull’elettricità nel 2025. Il liveblog del Post su una giornata di caldo eccezionale e due puntate di Wilson: quella sul perché dovremmo produrre più energia e quella con Giacomo Grassi, scienziato dell’IPCC.
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Sarebbe logico pensare che in politica una leadership stabile e longeva sia il risultato di qualcosa: un grande consenso, una o più vittorie elettorali, una forza indiscussa dentro la propria coalizione. In Italia sta succedendo il contrario. Giorgia Meloni sta per diventare la presidente del Consiglio del governo più longevo della storia repubblicana, mentre Elly Schlein è già la segretaria del Partito Democratico rimasta in carica più di ogni predecessore. Ma oggi si trovano entrambe in una posizione fragile.In questa puntata di Wilson facciamo una fotografia della politica italiana di tarda estate, mentre è cominciata di fatto la campagna elettorale: dove siamo, e di cosa stiamo parlando. La maggioranza che va sotto in parlamento sulla legge elettorale, la concorrenza di Roberto Vannacci a destra, i soldi pubblici spesi per abbassare le accise, il campo largo che ha fatto passare un altro mese, il dibattito importato sulla cultura woke e anche qualche altra cosa.
Le notizie di grandi svolte e nuove cure contro il cancro arrivano con frequenza regolare, sempre con grande enfasi; poi l’entusiasmo rientra e resta la confusione su cosa stia davvero cambiando. In realtà sono decenni che le cose vanno sempre meglio, soprattutto da quando abbiamo capito che la cura grande e unica non arriverà mai, perché il cancro al singolare non esiste.
In più abbiamo capito tante altre cose. Per esempio cosa vuol dire che il cancro ha un indirizzo, nel nostro organismo; e che curare in modo più preciso e meno aggressivo funziona meglio che colpire più forte. Che ci sono nuovi farmaci che permettono guarigioni prima impensabili. Ne parliamo con un medico italiano al centro di questi progressi: Paolo Tarantino, oncologo e Advanced Fellow al Dana-Farber di Boston, il centro oncologico di Harvard.
Tarantino studia proprio questi farmaci, e alcune delle scoperte di cui parliamo sono sue. Con lui capiamo quanto costano queste cure e chi può accedervi, cosa cambierà l’intelligenza artificiale e poi la svolta più grande di tutte: perché oggi anche un tumore che si è già diffuso non è sempre una condanna.
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