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Wilson - Le notizie, spiegate bene
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Facciamo chiarezza su uno degli argomenti più discussi nella campagna per il referendum: per fare le cose previste dalla riforma serviva davvero cambiare ben sette articoli della Costituzione? Oppure si potevano ottenere risultati simili con una legge ordinaria?
Wilson speciale referendum esce ogni giorno dal 9 al 20 marzo, intorno all’ora di pranzo, con Francesco Costa e Valerio Valentini: e si può ascoltare gratuitamente sia sull’app del Post che su tutte le piattaforme di podcast.
Wilson è uno dei podcast compresi nell'offerta per le persone abbonate al Post, ma le puntate fino al referendum sono eccezionalmente disponibili per chiunque: pensiamo che sia importante che più persone possano informarsi bene, su un argomento come questo. Se ti sembra utile, puoi sostenere questo lavoro e abbonarti al Post: in cambio avrai accesso a tutti i podcast, alle newsletter e al sito senza pubblicità.
C'è una proposta di questo referendum che ha attraversato un pezzo di storia italiana. La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri oggi è spesso descritta come una riforma “di destra”, ma ha avuto e ha ancora sostenitori progressisti e di sinistra. Com'è successo? In questa puntata capiamo perché, ripercorrendo un po' il dibattito italiano sulla magistratura, dalle riforme degli anni Ottanta sostenute soprattutto dalla sinistra fino al lungo periodo monopolizzato da Silvio Berlusconi. Inoltre: teorie del complotto, marziani e logge massoniche.
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La guerra in Medioriente sta cominciando a produrre effetti molto concreti sull’economia globale e quindi anche su di noi; il blocco dello stretto di Hormuz rischia di creare una crisi energetica dalle conseguenze ben più grandi di un semplice aumento di prezzo della benzina. Sono giorni che ricordano il 1973, o il 2020? Poi torniamo sul referendum sulla magistratura per rispondere ad alcune riflessioni e obiezioni arrivate a Wilson, una nientemeno che dall’Associazione Nazionale Magistrati. E infine parliamo di una cosa che è andata decisamente meglio di quanto in molti si aspettassero.
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Il quesito che troveremo sulla scheda elettorale è incomprensibile, ma comporta grandi trasformazioni per la magistratura italiana. In questa puntata spieghiamo il contenuto della riforma e rispondiamo alle domande più frequenti sulla separazione delle carriere dei magistrati e sullo sdoppiamento e sul sorteggio che coinvolgeranno il Consiglio Superiore della Magistratura.
Wilson speciale referendum esce ogni giorno dal 9 al 20 marzo, intorno all’ora di pranzo, con Francesco Costa e Valerio Valentini: e si può ascoltare gratuitamente sia sull’app del Post che su tutte le piattaforme di podcast.
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Nelle intenzioni del governo, la giornata di ieri doveva essere quella in cui iniziava davvero la campagna di Giorgia Meloni sul referendum, con la pubblicazione online di un video notevole. Poi è successa una cosa imprevista e siamo finiti tutti a parlare di un altro video, nel quale una persona che fa parte del governo parla del referendum con toni e messaggi opposti a quelli della presidente del Consiglio. Nella puntata speciale di oggi di Wilson, Francesco Costa e Valerio Valentini raccontano questa storia e cosa ci dice delle difficoltà del governo.
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Il referendum sulla magistratura del 22 e 23 marzo ci chiede se confermare o bocciare una riforma costituzionale voluta dal centrodestra e dal governo Meloni. Ma una parte importante di quella riforma – cioè il modo concreto in cui funzionerà – deve ancora essere scritta nei decreti attuativi: di fatto al momento non esiste, e quindi è un elemento importante ma sfuggente di questa campagna, soprattutto per chi vuole andare a votare dopo aver capito la riforma e le sue conseguenze. In questa prima puntata dello speciale referendum di Wilson, con Valerio Valentini proviamo a capire cosa possiamo già intuire su quelle norme che ancora non esistono.Wilson esce eccezionalmente ogni giorno dal 9 al 20 marzo, dal lunedì al venerdì, per capire meglio il prossimo referendum costituzionale con Francesco Costa, direttore del Post e conduttore di Wilson, e Valerio Valentini, giornalista politico del Post e autore della newsletter Montecit.
Le puntate escono intorno alle 13 e si possono ascoltare gratis, quindi anche senza avere un abbonamento al Post, sull'app del Post o su tutte le piattaforme di podcast. Per scriverci, wilson@ilpost.it.
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Una guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran negli ultimi giorni ha portato a vasti bombardamenti che hanno colpito infrastrutture militari iraniane e ucciso l’ayatollah Ali Khamenei. Ma quello che sembrava un conflitto fra tre paesi ha coinvolto molto rapidamente l’intero Medio Oriente, ed è diventato una crisi di cui non vediamo la fine.
In questa puntata mettiamo in fila quindici cose utili per provare a orientarsi: da dove arriva davvero questo conflitto, cosa stavano negoziando Stati Uniti e Iran prima dei bombardamenti, cosa spiega le azioni dei protagonisti di questa storia. E perché questa guerra potrebbe diventare più grande di quanto sembri oggi. Ci faremo qualche domanda difficile e parleremo di deterrenza nucleare, della strategia scellerata di Trump, del ruolo della Cina, della vulnerabilità dei paesi del Golfo e dell’assenza dell’Europa.
Il 22 e il 23 marzo si vota per un referendum costituzionale su una materia che conosciamo pochissimo. Tanto che in realtà non voteremo sulla "giustizia" in astratto, ma su un pezzo molto specifico e tecnico del funzionamento dello Stato: la magistratura, le sue carriere, il suo autogoverno, il modo in cui vengono scelte le persone che decidono nomine e sanzioni. È un referendum senza quorum, qualcuno vincerà e qualcuno perderà in ogni caso. E siccome la questione è tecnica e complessa, la campagna elettorale ruota quasi esclusivamente attorno a esagerazioni e balle. In questa puntata proviamo a mettere ordine: capiamo innanzitutto da dove nasce e da dove arriva questa riforma, quali sono gli argomenti più solidi di chi la sostiene e di chi la contesta, cosa cambierebbe davvero se vincesse il sì e quali invece sono le semplificazioni, le paure e le promesse che non reggono. E poi c’è la questione politica: perché, al di là degli aspetti tecnici, per molti questo referendum avrà soprattutto un altro significato.
Wilson, di Francesco Costa, fa parte dell'offerta per le persone abbonate al Post. Se vuoi continuare a capire perché le cose vanno così – e come potrebbero andare diversamente - abbonati al Post e continua ad ascoltare Wilson
Una puntata di Wilson registrata dal vivo a Cremona con Silvia Salis, sindaca di Genova da meno di un anno e personaggio emergente della politica italiana. Partiamo dalla sua storia – dallo sport di alto livello fino alla guida di una grande città – per provare a capire come si governa oggi un posto come Genova, che somiglia molto all’Italia: una popolazione anziana e che invecchia, i giovani che se ne vanno, la sicurezza reale e quella percepita, i rapporti complicati con il governo nazionale e le scelte che costano consenso. In controluce vedremo una questione più ampia: che tipo di proposta politica progressista può funzionare in un paese cinico e perennemente spaventato.
Una conversazione con la sindaca di Genova per capire come si governa una città che somiglia all’Italia, e come i progressisti dovrebbero parlare a un paese cinico e spaventato
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Le lunghe e confuse trattative per la cessione del secondo quotidiano italiano e del suo gruppo sono l’ultima puntata di una vicenda che comincia da lontano, ben prima degli ennesimi scioperi di questa settimana: inizia con il successo di un giornale rivoluzionario e passa per una grande crisi e per l’intervento di una delle più famose e importanti famiglie industriali italiane, per quanto sempre meno italiane, e cioè gli Agnelli-Elkann. È una storia che dice molto di come funziona e non funziona l’informazione nel nostro paese e dei rapporti tra giornali e potere, oltre a raccontare in che acque si trovano il principale quotidiano progressista italiano e la stampa progressista in generale. E che rende chiaro come tutto questo influisca sul nostro modo di capire la realtà. Ne parliamo con Luca Sofri, esperto di giornali e business dei giornali e peraltro direttore editoriale del Post.
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Quella di Jeffrey Epstein è una delle storie più orribili e più confuse della storia recente americana, e a più di sei anni dalla sua morte continua a pesare sulla vita pubblica degli Stati Uniti. È una storia di abusi sessuali su ragazze giovanissime, di un grande potere costruito con denaro e soprattutto relazioni e di un sistema giudiziario che funziona molto male. È anche una storia straordinariamente carica di aspettative politiche e teorie del complotto, di presunte verità nascoste e di veri misteri, di documenti autentici e documenti falsi spacciati per autentici, che ha provocato una frattura nel rapporto tra destra statunitense e Donald Trump. Capire il caso Epstein significa distinguere tra i fatti accertati e l'illusione di una rivelazione risolutiva che probabilmente non arriverà.
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In questa puntata rimettiamo in fila alcune storie che sono passate davanti ai nostri occhi negli ultimi giorni, per provare a capirle meglio, impararne qualcosa e farci un'idea. Parliamo della Groenlandia, di Donald Trump e di cosa è successo quando l'Europa ha detto qualcosa di diverso dal solito. Parliamo di morti dimenticati e di silenzi imbarazzanti. Parliamo di una bizzarra scelta diplomatica e di cosa rivela del nostro rapporto con la giustizia, e poi di referendum, social media, fact-checking e libertà di espressione. In chiusura, una buona notizia a cui non vuole credere nessuno.
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Negli ultimi anni si è diffuso un racconto del lavoro come intrinsecamente oppressivo: qualcosa di cui liberarsi e a cui dedicare energie personali sempre minori. L’idea che il futuro migliore sia un futuro senza lavoro si è fatta strada ovunque, ci ha portati a parlare di “grandi dimissioni” e “quiet quitting”, oggi si nutre anche della prospettiva – utopica o distopica? – per cui un giorno l’automazione e le intelligenze artificiali permetteranno a sempre più persone di non lavorare e percepire una sorta di reddito di base universale. Intanto però continuiamo a lavorare, spesso con più fatica, meno riconoscimento e meno prospettive. In questa puntata di Wilson parliamo di quando si è rotto il nostro rapporto con il lavoro. E anche di cosa intendiamo, esattamente, quando parliamo di lavoro.
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La strage di Crans-Montana ci ha mostrato come parliamo degli adolescenti quando questi finiscono al centro dell'attenzione. Abbiamo letto e sentito moltissime colpevolizzazioni – "erano incollati al telefono", "se la sono cercata", "non hanno capito il pericolo" – e la storia recente ci fornisce tanti esempi simili, quando parliamo di scuola, maturità, smartphone, sicurezza, nel riflesso degli adulti di trasformare tutto in una brutale lezione morale. Ne parliamo con Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta che lavora da decenni con adolescenti e famiglie, per capire cosa c’è dietro quella cattiveria: meccanismi di difesa, paure e inadeguatezze enormi, una cultura che scarica sui ragazzi le proprie fragilità. Il risultato è che il bullismo non è più solo una dinamica tra coetanei, ma una forma di prevaricazione adulta: nel modo in cui commentiamo, giudichiamo, ridicolizziamo, infantilizziamo.
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La cattura di Nicolas Maduro in Venezuela ci propone per l'ennesima volta un mondo nuovo e preoccupante, in cui gli equilibri e le relazioni fra i paesi sono basate esclusivamente sulla forza: è quella che qualcuno chiama "l'era dei predatori". Ma chi non è un predatore, o non vuole esserlo, come dovrebbe starci in questo mondo? Come dovrebbe provare a cambiarlo? È possibile una risposta democratica che non sia fatta solo di comunicati ma anche di scelte? Le parole giuste non producono effetti se non sono accompagnate da fatti, azioni e costi reali. È il motivo per cui anni fa tre paroline – whatever it takes – cambiarono il corso delle cose per l'Europa: non perché fossero particolarmente belle o solenni, ma perché significavano una cosa chiarissima. E dopo quelle parole arrivarono i fatti.
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La puntata di Natale di Wilson racconta la storia di una delle canzoni più famose di sempre, che oggi ascoltiamo senza sapere quasi nulla di quello che raccontava davvero quando le persone la ascoltarono per la prima volta. Quando non era affatto una canzone innocua, morbida, rassicurante.
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Una notte di dicembre al San Raffaele di Milano gli infermieri sembrano non sapere dove sono i farmaci e fanno un gran pasticcio. Pochi giorni dopo si annuncia l’arrivo di oltre 200 infermieri dall’Uzbekistan. Intanto viene stimato che le liste d’attesa della sanità finiranno… nel 2040. In questa puntata di Wilson torniamo su una questione di vita o di morte: le condizioni del servizio sanitario nazionale. Perché il problema degli infermieri è più grave di quello dei medici? È proprio vero che i codici verdi non dovrebbero andare in pronto soccorso? Qual è la vera ragione delle liste d’attesa? Come dovremmo giudicare le cose che ha fatto il governo? Ne parliamo con Daniele Coen, medico esperto e a lungo direttore del pronto soccorso dell’ospedale Niguarda a Milano.
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Avrete forse sentito di questo nuovo “attacco senza precedenti” degli Stati Uniti all’Europa, a partire da un documento governativo che ripete cose che gli americani e soprattutto Donald Trump sostengono da anni. Abbiamo anche osservato la reazione europea a questo documento, simile a quelle che vediamo quando veniamo esclusi dai negoziati sull'Ucraina e su Gaza: battere i pugni sul tavolo, dirsi offesi e scandalizzati, lamentarsi con risentimento o petulanza, come se il coinvolgimento fosse un diritto acquisito. Ma il coinvolgimento non è mai dovuto: arriva quando si è forti, utili, necessari. E i capi di stato e di governo europei mostrano una certa ipocrisia, quando si lamentano, compresi quelli italiani: hanno indebolito l'Europa e attuato l'agenda Trump ben prima che arrivasse Trump.
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In questa puntata di Wilson proviamo a fare una cosa che nei dibattiti pubblici facciamo raramente: invece di dire solo “ci vorrebbero più asili nido”, andiamo a vedere, passo dopo passo, che cosa significa davvero costruirne uno in un comune italiano. Da dove si comincia? L'iniziativa è del comune o dello Stato? Chi decide che un asilo nido è la priorità? Quanti soldi servono? Quante cose possono andare storte? Ne parliamo con Paola Sguazzini, la sindaca di un piccolo comune che un asilo nido non l'aveva mai avuto e lo ha costruito con i soldi del PNRR. Parleremo di tutto il percorso: i progetti, i costi, gli imprevisti, la burocrazia con le sue assurdità, i server che reggono solo alle due di notte, e anche del perché alcuni comuni quei fondi li hanno addirittura restituiti. Capiremo cosa dice il caso di un singolo asilo nido sul rapporto tra noi e lo Stato, e quanto contino ancora le persone nel trasformare uno slogan come “servono più asili nido” in un edificio vero, dove prima c'era un parcheggio.
Dal 6 novembre Wilson entra a far parte dell’offerta per le persone abbonate al Post. Se vuoi continuare a seguire gli approfondimenti di Francesco Costa e capire come vanno le cose - e come potrebbero andare diversamente - abbonati al Post e continua ad ascoltare Wilson.
Si è chiuso un lungo ciclo di elezioni regionali e si apre qualcosa di più raro: un anno senza votare, con in mezzo un referendum costituzionale che ci porterà alle elezioni politiche e alla scelta di un nuovo parlamento, di un nuovo governo e persino di un nuovo presidente della Repubblica. Vi sembra uno scenario lontano? In realtà le cose si stanno iniziando a muovere adesso.
In questa puntata rimettiamo tutto in ordine, sia la stretta attualità che le puntate precedenti, per capire perché il governo Meloni è così stabile, dove ha scelto di spostarsi verso il centro e dove si è tenuto molto a destra, quali sono le sue reali vulnerabilità e perché, nonostante il vantaggio apparente, sente di dover cambiare la legge elettorale per scongiurare un esito inatteso alle prossime elezioni. E poi: cos’è la strategia dell’opossum, qual è la prima ossessione di ogni governo, come sono fatti i punti forti e i punti deboli dell’opposizione, cosa diventerà il referendum costituzionale di cui sopra. Un racconto ragionato per affrontare tutto consapevolmente, informazione compresa.









Grande episodio ♥️