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In programma il 9 marzo, darà il via al progetto formativo per ottici imprenditori promosso da Optomasterclass.it e giunto alla nona edizione, pensato per supportare i professionisti nel potenziamento delle proprie competenze gestionali, commerciali e strategiche: obiettivo del primo modulo è fornire loro conoscenze per anticipare il futuro del settore e non subirloMancano pochi giorni all’avvio del Master Executive 2026, che da quest’anno vede la presenza di Fabiano Editore per la parte organizzativa. Preceduto da un appuntamento online lo scorso 23 febbraio per spiegarne la struttura, i contenuti e le opportunità offerte, il primo incontro, in programma per il 9 marzo, entrerà subito nel cuore delle sfide che gli ottici indipendenti stanno affrontando: comprendere il mercato per poterlo governare. «La prima giornata sarà infatti dedicata a una lettura approfondita e aggiornata dei trend dell’occhialeria e delle lenti oftalmiche, grazie alle voci di chi conosce il comparto dall’interno: Lukasz Karpinski (nelle foto, a destra), commercial officer Italy di Safilo, e Anna Maria Nicolini (nelle foto, a sinistra), marketing & professional affairs director di Hoya Vision Care Italia», spiega una nota degli organizzatori. Parteciperanno anche Silvia Trevisan, senior sales & operations manager country Italia di Safilo e alcuni ottici ex allievi del master, tra cui Fabrizio Padrin, titolare di Ottica Padrin di Vicenza, che terrà una testimonianza sulla sua esperienza imprenditoriale.«Il loro intervento offrirà ai partecipanti uno sguardo privilegiato sulle dinamiche che oggi stanno ridisegnando il settore: dai cambiamenti nei comportamenti d’acquisto dei consumatori alla pressione competitiva esercitata da catene ed e-commerce, fino all’evoluzione dei materiali, del design e delle tecnologie oftalmiche», prosegue il comunicato. L’obiettivo dell’incontro, spiegano gli organizzatori, non è solo informativo, ma anche strategico: aiutare l’ottico a interpretare i segnali del mercato per orientare scelte, assortimenti e posizionamento, trasformando i dati in decisioni.«Il messaggio centrale del primo modulo è chiaro: chi sarà in grado di leggere il mercato, saprà guidare il proprio centro ottico nei prossimi anni - conclude la nota - La nuova edizione del Master parte proprio dal fornire agli imprenditori dell’ottica strumenti, conoscenze e visione per anticipare il futuro del settore, invece di subirlo».A cura della redazione
È una delle tendenze emerse all’ultima Fashion Week milanese, non solo sulle passerelle ma anche negli eventi in calendario e all’interno di White, il tradizionale e concomitante salone di ricercaI numeri di White (nelle foto, in basso, un momento della manifestazione), il salone fondato da Massimiliano Bizzi, sono in continuo aumento. Trecento i brand presenti, di cui il 46% stranieri. Rispetto alla scorsa edizione il 10% in più e il 12% in più di buyer internazionali. In continua evoluzione è soprattutto la ricerca che sta dietro. I marchi propongono prodotti sempre più significativi, frutto di una selezione quanto mai attenta. Provengono da paesi lontani, ma anche dall’Italia, con sempre qualcosa di particolare da mostrare.È aumentato l’interesse per gli accessori cui è stato dedicato un intero, ampio spazio. Dai gioielli ai cappelli, fino ai ventagli proposti da un espositore spagnolo. Non in questa area gli occhiali. Hanno conservato le loro postazioni gli habitué: Spektre Eyewear, brand milanese noto per le lenti specchiate, e Pepitos di San Marino che realizza occhiali dal design pop personalizzati per private label. Anche le due new entry si inseriscono nel discorso di ricerca portato avanti da White. La collezione di Seletti x Okkia è nello stile ironico e fuori dagli schemi di entrambi i marchi, uno con divertenti oggetti di design, l’altro di eyewear. Hanno proposto occhiali in policarbonato colorato, che saranno ad aprile nei negozi di abbigliamento a prezzi competitivi. Di tutt’altro genere l’eyewear del brand londinese Oscar Deen. L’ispirazione parte da un modello di occhiali parigini degli anni 40, rivisitato in acetato Mazzucchelli nelle tonalità più svariate e con filtri solari di diversi colori (nelle foto, in alto a sinistra).Gli occhiali di questi due debuttanti al White si inseriscono in quella che è stata anche una delle tendenze dell’ultima Fashion Week milanese, che ha proposto le collezioni femminili per l’autunno inverno 2026-2027. Un’attenzione al passato per sceglierne il meglio, rinnovandolo con elementi identificativi forti. Così la collezione di Marcolin per Max&Co, l’unica di eyewear che ha avuto un suo evento nel calendario ufficiale di Camera della Moda. È stata presentata nella storica pasticceria Cucchi, con il DJ set della modella e digital creator Paloma Le Friant, figlia del DJ e produttore Bob Sinclair, nonché brand ambassador di Max&Co Eyewear (nelle foto, in alto a destra, in un'immagine della campagna).Luisa Espanet
Prosegue il percorso di crescita dell’azienda di contattologia, che annuncia l’ingresso di Alessandro Musetti e di Ilaria Miranda all’interno della propria struttura commerciale: il primo seguirà Lazio, Campania, Abruzzo e Molise, mentre la seconda sarà il punto di riferimento per Toscana, Umbria, Marche e SardegnaEntrambi ottici optometristi, Alessandro Musetti (nelle foto, a sinistra) e Ilaria Miranda (nelle foto, a destra) andranno a rafforzare la presenza dell’azienda nel centro Italia, «con l’obiettivo di garantire un servizio sempre più puntuale, consulenziale e orientato alle esigenze dei clienti», si legge in un comunicato di mark’ennovy. «Negli ultimi anni mark’ennovy ha registrato una crescita costante e significativa - dichiara nella nota Tommaso Panzieri, commercial director Italy di Euclid Vision Group, che controlla mark’ennovy, Disop e Medmont International - L’ampliamento della nostra rete commerciale rappresenta una scelta strategica coerente con questo trend positivo: vogliamo essere ancora più vicini ai nostri clienti, offrendo un servizio di assistenza altamente qualificato e un supporto consulenziale che rispecchi il valore tecnico dei nostri prodotti. L’ingresso di Alessandro e di Ilaria va esattamente in questa direzione». Entusiasmo anche da parte dei due nuovi key account manager, la cui esperienza precedente è focalizzata nel retail ottico. «Sono orgoglioso di entrare a far parte di una realtà dinamica e in forte espansione come mark'ennovy - afferma nel comunicato Musetti - Mi sento pienamente allineato alla visione aziendale, che mette al centro professionalità, innovazione e relazione con il cliente». Gli fa eco Miranda. «Ho sempre apprezzato l’approccio altamente specialistico di mark’ennovy e la sua attenzione alla personalizzazione - dice nella nota la professionista - Condivido la vision aziendale e sono pronta a contribuire attivamente alla crescita e al consolidamento della sua presenza nelle regioni che mi sono state affidate».A cura della redazione
Ne è convinto Danilo Mazzacane, che in qualità di segretario del Gruppo Oculisti Ambulatoriali Liberi ha promosso l’evento interdisciplinare in programma venerdì 6 marzo presso l’Università del Salento«L’incontro, realizzato in collaborazione con il corso di laurea in Ottica e Optometria dell’ateneo pugliese e con Fabiano Editore per la parte organizzativa, fa parte di un percorso avviato un anno fa a Padova: l’obiettivo è aggiornare l’area ottico optometrica, ma soprattutto la classe medica, sulle novità in ambito contattologico, nonché sul buon uso delle lac e sul loro utilizzo nell’attività sportiva, nel tempo libero e oggi anche per il rallentamento della progressione miopica: tematiche che verranno trattate nella giornata formativa del 6 marzo a Lecce» (nella foto, la locandina), spiega a b2eyes TODAY Danilo Mazzacane, convinto che l’industria abbia un ruolo fondamentale non solo nello sviluppo di prodotti innovativi, ma anche nella diffusione di informazioni puntuali e aggiornate sugli stessi. «L’evento pugliese è un modo per stimolarla a fornire ancora più informazioni, prendendo spunto da iniziative come questa per coinvolgere oculisti, ortottisti e ottici optometristi: alcuni professionisti della classe medica, infatti, non conoscono ancora a sufficienza le ultime innovazioni tecnologiche in contattologia - aggiunge Mazzacane - La risposta delle aziende è stata positiva: siamo soddisfatti dell’interesse di quelle che ci hanno supportato e che hanno compreso come gli oculisti ambulatoriali siano i principali protagonisti della prescrizione ottica all’interno dell’area medica».Le imprese partner della giornata sono Zeiss e Safilens per le lac, Nikon per gli strumenti. «Anche quest’ultimo ambito è particolarmente importante per i professionisti della vista e della visione: l’innovazione tecnologica nella strumentazione risulta infatti fondamentale per la valutazione delle caratteristiche degli occhi del portatore e per la scelta e il buon adattamento delle lenti a contatto», conclude Mazzacane.Angelo Magri
Dynamic Frequencies è il titolo della nuova campagna del marchio che celebra il percorso creativo dietro ogni montatura: un equilibrio tra progettazione, materiali e lavorazione, all’insegna dell’evoluzione continua e dell’eccellenza artigianaleModo ha lanciato la comunicazione primavera estate 2026 (nelle foto) intitolata “Dynamic Frequencies”, un progetto che vuole raccontare e valorizzare il viaggio complesso e meticoloso che porta alla realizzazione di ogni montatura. «Al centro della narrazione c’è l’idea che un occhiale non sia mai un oggetto monodimensionale, ma il risultato di un equilibrio armonico tra design, costruzione e materiali - si legge in un comunicato del brand - Ogni elemento contribuisce a un insieme sofisticato che si traduce in un prodotto capace di distinguersi sotto ogni profilo: estetico, funzionale e qualitativo». La campagna “Dynamic Frequencies” sottolinea l’impegno costante del marchio verso la cura del dettaglio in ogni fase del processo creativo e produttivo. «Una filosofia che rifiuta la staticità per abbracciare l’evoluzione continua, spingendo l’azienda a innovare senza perdere coerenza con la propria identità», sottolinea la nota. A cura della redazione
Grande presenza di occhiali alle ultime sfilate del capoluogo lombardo, che si sono chiuse il 2 marzo: per la donna dell’autunno inverno 2026-2027 sono diversi i modelli che hanno completato i look in passerella, anche con un inedito connubio montatura e cappelloGli occhiali sono stati così tanto presenti in questa Fashion Week milanese per il prossimo autunno inverno che si può parlare addirittura dell’occhiale come accessorio insostituibile per completare un look e uno stile. Ne è un esempio la prima collezione di Fendi, disegnata da Maria Grazia Chiuri, ex Dior, basata sull’omaggio all’artigianalità della maison, quindi al recupero di pezzi d’archivio e al ritorno del nero. Quindi nero anche per gli occhiali ampi, sia in acetato sia metallici, per lei e per lui. Laura Biagiotti, fedele alle sue origini, propone il bianco e i modelli sono a mascherina in acetato bianco o tartaruga con lenti sfumate “per filtrare con un tocco fiabesco la realtà”. Facile il rimando abbigliamento-occhiali da Dsquared2, data la collezione da montagna e quindi le maschere da sci. Tutte a fascia ma in un arcobaleno di colori le montature da Martin Margiela in accordo con la varietà dei capi. In apparente contrasto con una collezione fatta di stratificazioni, ma in realtà perfetti per una scenografia minimal gli occhiali di Prada: piccoli, metallici, da vista, con lenti in colori sfumati. Neri, grandi, squadrati, ideali per adattarsi agli avvolgenti e architettonici capi in neoprene di Davii, brand portoghese creato dal visionario designer brasiliano Fabiano Fernandes Dos Santos.Evidente e forte il legame tra capi e accessori, e quindi gli occhiali, da Kimhekim, uno dei cinque brand coreani del Soul Threads Voices of Seoul presentati da Camera della Moda e dalla boutique Antonioli. Il fil rouge che caratterizza abiti, borse, scarpe sono le perle e una perla pende, come un orecchino, da una lente. Apparentemente difficile trovare una connessione fra cappelli e montature, eppure da Borsalino c‘è. È la nuova capsule collection eyewear realizzata con Ophy Eyewear, omaggio a icone dello spettacolo. I modelli si chiamano Robert (Redford), John (Belushi), Frank (Sinatra), in acetato di diverse tonalità con un design attuale ma fatto per durare nel tempo, proprio come i cappelli del mitico marchio di Alessandria. Più immediato il riferimento con i gioielli da Bulgari, trattandosi gli occhiali di Bulgari di veri gioielli. Con una placcatura in oro, riportano i motivi iconici: sulla cerniera il serpente oppure sul frontale il tubo gas (nelle foto, dall’alto a sinistra, in senso orario: Kimhekim, Fendi, Prada, Martin Margiela e Laura Biagiotti).Luisa Espanet
Nicola Di Lernia, in collaborazione con Fabiano Editore, lancia un quindicinale digitale dedicato a stakeholder e addetti ai lavori della filieraIl digitale come strumento “amichevole”, di facile lettura, capace di offrire articoli brevi ma utili: da questa premessa prende forma Reviú Magazine (nella foto, la copertina), il nuovo prodotto editoriale pensato da Nicola Di Lernia come una rivista dai due volti: uno sguardo di cultura generale sull’economia dei consumi e un approfondimento verticale sulle complessità e le opportunità del mondo della visione.«Si tratta da un lato di una scommessa: serve una rivista di questo genere nel nostro settore? Secondo me, sì - spiega Di Lernia a b2eyes TODAY - Dall’altro, rappresenta la naturale prosecuzione del rapporto professionale che mi lega da oltre un decennio a questo quotidiano online, con una rubrica fissa ogni venerdì, e al suo editore, insieme al quale curo e per il quale conduco da sette edizioni il Forum Presbiopia».E proprio dall’evento sulla gestione del paziente-cliente presbite nasce l’Osservatorio Presbiopia, che a oggi conta già oltre mille professionisti iscritti, tra ottici optometristi e oculisti: a tale progetto sarà strettamente legato il quindicinale. «Reviú Magazine è realizzato in esclusiva per gli affiliati alla piattaforma dell’Osservatorio Presbiopia: il numero zero, di prossima uscita, sarà disponibile in chiaro anche per un ampio database di operatori dell’ottica, i quali periodicamente potranno fruire di altri numeri successivi, per poi riceverlo regolarmente iscrivendosi all’Osservatorio stesso - dice ancora Di Lernia – Questo prodotto digitale, inoltre, conta di arricchirsi di una rosa di ulteriori rubriche e di aprirsi a nuovi opinionisti, all’insegna del pluralismo delle idee: l’obiettivo è esplorare quelle aree del settore che potremmo definire grigie e ricche al tempo stesso e aiutare il lettore a fare qualcosa di nuovo e di migliore. In linea con il progetto di Ferdinando Fabiano di far evolvere, già a partire dal 2026, il Forum Presbiopia e, quindi, tutte le iniziative a esso collegate in Forum della Vista». A cura della redazione
In continuità con quella clinica per gli oftalmologi nata dallo studio Delphi, l’azienda oftalmica introduce una guida pratica dedicata ai professionisti della visione, che vuole sottolinearne la centralità nel controllo efficace dell’evoluzione miopicaQuesto documento (nella foto, la copertina) evidenzia come l’ottico optometrista «svolga un ruolo chiave insieme al medico oculista, contribuendo a identificare tempestivamente i fattori di rischio e sensibilizzando le famiglie sul tema della progressione miopica: funge, inoltre, da ponte tra i genitori, l’oftalmologo ed eventualmente il pediatra, offrendo continuità comunicativa e coerenza nell'iter di gestione della miopia - afferma in una nota Anna Maria Nicolini, marketing & professional affairs director di Hoya Vision Care Italia - Si tratta dunque di una figura cardine nel percorso di controllo di questo difetto refrattivo: è colui che accompagna le famiglie nel tempo, interpreta i bisogni visivi dei bambini e dei ragazzi e traduce le scelte cliniche in soluzioni pratiche, comprensibili e realmente efficaci».L’azienda pone l’attenzione su due scenari in cui il ruolo dell’ottico optometrista è determinante. «Il primo riguarda i giovani miopi ai quali l’oculista abbia prescritto una semplice monofocale o una generica lente a defocus: può quindi informare la famiglia e proporre la soluzione MiyoSmart con tecnologia D.I.M.S., supportata da oltre 100 evidenze scientifiche - spiega il comunicato - Il secondo è quello dei giovani a rischio: in presenza di elementi come familiarità, età o una ridotta riserva ipermetropica, può sensibilizzare i genitori e indirizzarli tempestivamente verso una valutazione oculistica, informando quando la soluzione MiyoSmart possa essere appropriata».Accanto al ruolo educativo e relazionale c’è anche la responsabilità tecnica: questa guida offre perciò una indicazione per la selezione della montatura più adatta alle caratteristiche anatomiche dei giovani, per la corretta centratura delle lenti e per la verifica che l’ampiezza della zona di trattamento sia adeguata ai movimenti naturali dello sguardo. «Il professionista della visione, grazie alla propria competenza, accompagna il giovane miope nel tempo con controlli periodici di follow-up strutturati che partono dall’analisi dell’adattamento e del fitting e includono valutazioni sul cambio lenti e, quando disponibile, la misurazione della lunghezza assiale - precisa la nota - Il protocollo definisce un primo controllo dopo due settimane, per verificare comfort e adattamento, e successivi monitoraggi ogni sei mesi, con indicazione alla sostituzione delle lenti in caso di progressione pari o superiore a -0.50D o di crescita della lunghezza assiale uguale o superiore a 0,2 mm all’anno».Il protocollo segue di pochi mesi la diffusione di quello clinico per la classe medica, realizzato da Hoya alla luce dello studio Delphi portato avanti nell’ultimo anno e mezzo con un centinaio di oftalmologi pediatrici italiani. «Il nostro obiettivo è creare un linguaggio comune e un percorso condiviso tra oculisti e ottici optometristi: solo con una collaborazione costante e strumenti chiari possiamo offrire alle famiglie un supporto efficace, tempestivo e basato sulle evidenze - conclude Nicolini - In tale contesto il professionista della visione, vicino al territorio e alle esigenze quotidiane di bambini e ragazzi, assume un ruolo ancora più strategico nella gestione della miopia».A cura della redazione
Il professionista, nel ruolo di sales account, assume la responsabilità di un’importante area a livello economico e strategico, che include il Trentino-Alto Adige e porzioni nevralgiche di Veneto e LombardiaNelle intenzioni di Menicon Soleko, l’inserimento di Dragos Halangescu (nella foto) non è solo un potenziamento della rete vendita, ma un segnale al mercato: l’investimento in una figura dedicata per quest’area sottolinea la volontà dell’azienda di passare da una presenza consolidata a una posizione di leadership attiva. «Tale territorio, caratterizzato da un'elevata concentrazione di centri ottici qualificati e da una clientela esigente, rappresenta un bacino cruciale per la crescita dell’azienda - si legge in un comunicato di Menicon Soleko - L'obiettivo dichiarato è duplice e ambizioso: da un lato, consolidare la presenza della società, rafforzando le relazioni con i partner esistenti; dall'altro, accelerare lo sviluppo del business». Il profilo di Halangescu unisce competenze commerciali e tecniche in contattologia grazie al suo percorso professionale in aziende come Bausch + Lomb e CooperVision. «Ciò che distingue ulteriormente Halangescu è la conoscenza diretta delle dinamiche del punto vendita e delle reali esigenze dei professionisti della visione - prosegue la nota - In un dialogo quotidiano, la sua capacità di comprendere le sfide operative e commerciali degli ottici rappresenta un valore aggiunto, trasformando la relazione cliente-fornitore in una partnership orientata al successo reciproco». A cura della redazione
L’azienda italiana, attiva nella progettazione e produzione di caschi e occhiali sportivi ad alte prestazioni, da febbraio opera direttamente sul mercato statunitense, che rappresenta il 10% del suo fatturato complessivo, per metà realizzato sul canale otticoCon l’acquisizione al 100% della proprietà di Rudy Project North America si completa un’operazione strategica che coinvolge anche l’area delle isole caraibiche.Attivo dal 1998 e con sede a San Clemente in California, lo storico distributore esclusivo del marchio nasce dall’iniziativa di un gruppo di investitori provenienti dal mondo dell’ottica e dello sport, che hanno creduto nel potenziale del brand sin dalle fasi iniziali di sviluppo sul mercato nordamericano. Negli anni ha poi contribuito a costruire una presenza stabile del marchio e ne ha rafforzato il posizionamento premium.«Dopo aver consolidato il controllo diretto dei principali mercati europei, l’integrazione del mercato estero più strategico per il nostro business rappresentava un’evoluzione naturale - commenta in una nota Cristiano Barbazza (nella foto), ceo di Rudy Project - Gli Stati Uniti sono uno dei mercati sportivi più rilevanti, stimolanti e al tempo stesso più competitivi al mondo: un contesto che impone velocità, visione e capacità di innovare in modo continuo. Proprio per questo abbiamo sviluppato un piano pluriennale di investimenti ambizioso, pensato per sostenere in modo strutturale la crescita e rafforzare la nostra presenza nel mercato statunitense».Gli Usa rappresentano «circa il 10% del fatturato complessivo dell’azienda fino al 2025 - spiegano a b2eyes TODAY dalla società fondata a Treviso nel 1985, la quale progetta i propri prodotti in collaborazione con atleti professionisti, utilizzando un approccio integrato che unisce design italiano, ricerca tecnologica e innovazione nei materiali e mantenendo un focus su ciclismo, triathlon, running e discipline outdoor - Si tratta di un'area strategica per il brand, sia per la rilevanza del settore sportivo e performance eyewear sia per il potenziale di crescita nel segmento ottico, su cui continua a investire con una visione di medio-lungo periodo».Negli Stati Uniti il canale ottico incide per circa il 50% delle vendite di Rudy Project. «È un dato significativo, che conferma la solidità del posizionamento del marchio anche al di fuori del segmento sportivo tradizionale e la capacità di proporre soluzioni tecniche e personalizzabili apprezzate dal mercato professionale dell'ottica - proseguono dall’azienda - Inoltre, a livello globale, il canale ottico rappresenta circa il 50% della distribuzione complessiva di Rudy Project, in equilibrio con quello sportivo che occupa il restante 50%. Questo bilanciamento riflette la doppia anima del brand: da un lato la vocazione performance e sportiva che lo contraddistingue da sempre, dall'altro una crescente presenza nel mondo dell'ottica, dove tecnologia, design e qualità delle lenti sono elementi chiave del loro sviluppo».Rudy Project opera oggi in oltre 60 paesi nel mondo e gestisce in via diretta, oltre agli Usa, Italia, Francia per ottica e outdoor industry, Belgio, Germania, Svizzera e Austria.A cura della redazione
In un verso della canzone portata da Arisa alla 76esima edizione del Festival, conclusasi sabato scorso con la vittoria di Sal Da Vinci, sono racchiusi il significato simbolico e il valore dell’eyewear, che nella serata del 27 febbraio dedicata alle cover ha finalmente dominato la scena sin dall’inizioÈ stata la co-conduttrice Laura Pausini ad aprire la serata di venerdì scorso con una montatura XXL “ad ape” impreziosita da maxi gemme in Swarovski su un outfit total black con guanti fucsia. Questi occhiali oversize a mascherina sono diventati virali quando Carlo Conti li ha indossati per gioco in apertura.Ma anche i cantanti in gara non sono stati da meno. Come sempre, Dargen D’Amico si è esibito con un paio di occhiali scuri per il duetto con Pupo e Fabrizio Bosso sulle note di Su di noi: i suoi ospiti si sono adeguati allo stile, sfoggiando a loro volta modelli da sole sul palco. TonyPitony, vincitore della serata cover in coppia con Ditonellapiaga ha calzato la sua caratteristica maschera con occhiali integrati in stile vintage-Elvis, mantenendo l'anonimato che lo contraddistingue. Pure in questo caso è diventato virale sui social Conti, cui è stata regalata: scherzosamente il presentatore l’ha messa per farsi immortalare sul palco da giornalisti, pubblico e perfino da sua moglie divertita.Durante il loro omaggio a Lucio Dalla con L'ultima luna, sia Tommaso Paradiso sia gli Stadio, in particolare il leader del gruppo, Gaetano Curreri, hanno indossato occhiali scuri, coerenti con il look total black e l'immaginario del cantautore bolognese. Il rapper Luchè ha utilizzato dei sunglasses scurissimi, confermando lo stile urban di lusso già mostrato nelle prime serate, pure per la sua esibizione in Falco a metà con Gianluca Grignani, a sua volta in occhiali da sole. La batterista delle Bambole di Pezza ha sfoderato una montatura sun con lenti rosa durante la performance finale con Cristina D’Avena, in una versione inedita della sigla del cartone animato Occhi di gatto.E così, dopo una presenza significativa ma non da protagonista assoluto, l’eyewear si è finalmente ripreso la scena. Durate la finale del 28 febbraio lo stile si è poi riallineato alla tendenza sobria delle serate dedicate alla gara. Gli occhiali sono stati indossati dagli stessi artisti che li avevano inclusi nell’outfit anche per accumulare i bonus del FantaSanremo: sempre Dargen D'Amico, fedele al proprio stile, ha esibito il suo modello in cristalli Swarovski, questa volta sui toni del verde, presentandosi inoltre a piedi nudi e in frac. Luchè ha cantato indossando occhiali da sole scurissimi, anch’egli mantenendo il proprio stile urban-chic dalla prima all’ultima serata. Il duo composto da LDA e Aka7even ha sfoggiato eyewear nero, stretto, piatto, rettangolare identico e, vestiti come gemelli, durante l'ultima l’esibizione sono apparsi davvero scatenati nell’interpretazione del pezzo. Andrea Bocelli, super ospite della serata, ha deliziato il pubblico con i suoi amati aviator argentati e lenti blu sfumate, stiloso e carismatico come sempre.
Il primo, incentrato sulle protesi oculari, si è svolto a fine gennaio presso la struttura oftalmologica dell’Ospedale MultiMedica San Giuseppe di Milano, specializzata nella diagnosi, nella cura e nel follow-up di numerose patologie oculari, in particolare pediatriche, e diretta da Paolo NucciNel corso dell’incontro (nella foto) Enrico Dalpasso della Dalpasso Protesi Oculari ha presentato una relazione sul confronto tra lenti a contatto cosmetiche protesiche e gusci sclerali cosmetici: un approfondimento tecnico «volto a chiarire quando sia possibile applicare le prime e quando, invece, le condizioni del bulbo oculare obbligano l’ocularista, cioè lo specialista in materia, a scegliere la seconda soluzione, progettando e applicando un guscio sclerale per il quale sono richieste competenze di contattologia e di protesica oftalmica - spiega una nota dell’azienda - Applicazioni protesiche che Dalpasso Protesi Oculari è in grado di fornire ai pazienti a costo zero poiché la spesa, per gli aventi diritto, è a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale».Alla relazione hanno assistito oltre 30 allievi e medici specializzandi, presenti in platea insieme all’oftalmologo Andrea Lembo e allo staff del reparto: durante l’evento sono stati mostrati i risultati più performanti delle applicazioni su occhi vedenti e non vedenti, inclusi casi pediatrici e neonatali, ambito nel quale la gestione clinica e protesica richiede un approccio altamente specialistico. A sua volta Paolo Nucci ha arricchito il confronto con numerose domande, contribuendo a rendere ancora più chiara ai futuri oculisti la gestione di pazienti che spesso faticano a trovare risposte adeguate al proprio deficit visivo ed estetico. Nello specifico, lo speech ha approfondito il confronto tra l’applicazione di lenti a contatto morbide cosmetiche, quelle cosiddette protesiche, e quella dei gusci sclerali cosmetici in PMMA in presenza di microftalmo congenito, subatrofia bulbare post-traumatica e ferite perforanti, glaucoma congenito e altre gravi patologie a carico del bulbo, con o senza residuo visivo. «Siamo convinti che la formazione dei futuri giovani oculisti debba comprendere anche la conoscenza delle soluzioni protesiche nei più gravi casi di demolizione parziale o totale del bulbo oculare o di parti di esso, in seguito sia a patologie sia a fatti accidentali», sottolinea il comunicato.Dalpasso Protesi Oculari è un ramo della società con sede a Reggio Emilia, che integra sia l’area protesica sia quella di ottica e optometria, coprendo così l’intera casistica di pertinenza di entrambi gli ambiti. Il gruppo detiene anche 6 centri ottici tra la stessa Reggio Emilia, Parma, Modena, Bologna e Milano. Da diversi anni l’azienda ha avviato un’attività formativa e di collaborazione con strutture universitarie e ospedaliere, con l’obiettivo di diffondere la cultura della protesica oculare e promuovere un approccio multidisciplinare alla gestione dei casi complessi. «Dopo quello di fine gennaio a Milano, nel 2026 sono in programma ulteriori eventi, sia in presenza sia online, con diverse cliniche oculistiche universitarie e reparti ospedalieri italiani - rivelano dalla società emiliana a b2eyes TODAY - I prossimi appuntamenti si terranno in Veneto, Sicilia e Lazio, anche grazie a collaborazioni con enti di primo livello come la Fondazione Banca degli Occhi del Veneto».A cura della redazione
Il brand dell’occhialeria di ricerca di proprietà di Marcolin annuncia la partnership con la scuderia, che unisce due realtà tedesche accomunate da ingegneria di precisione, design funzionale e un’estetica contemporaneaLa collaborazione tra ic! berlin e Audi Revolut F1 Team rappresenta un incontro tra due marchi che condividono la stessa idea di performance e arriva in un anno particolarmente significativo, in cui ic! berlin celebra il suo 30° anniversario. «In tre decenni il brand ha consolidato la propria reputazione grazie a prodotti progettati con cura estrema: dall’iconica cerniera senza viti, alla durabilità e al comfort, mantenendo sempre un’estetica chiara, contemporanea e distintiva – spiega un comunicato del marchio - Un traguardo che conferma l’impegno per un’innovazione mirata, dove ogni dettaglio è pensato per generare performance concrete. La partnership unisce due marchi tedeschi per i quali forma e funzione sono inseparabili. In Formula 1, la performance non riguarda soltanto la vettura, ma è anche concentrazione, precisione e sicurezza: qualità che rispecchiano l’approccio di ic! berlin al design dei suoi prodotti».A partire dal Gran Premio di Australia, che l’8 marzo darà il via alla stagione 2026 della Formula 1, ic! berlin supporterà come official eyewear partner Audi Revolut F1 Team in pista e fuori. Per Marcolin, la collaborazione rafforza ulteriormente il posizionamento del gruppo come punto d’incontro tra culture del design, premium performance e visibilità globale, ampliando la presenza internazionale di ic! berlin grazie alla vetrina e piattaforma narrativa rappresentata dal più importante circuito di gare automobilistiche.«Questa collaborazione porta in Formula 1 una nuova e sofisticata espressione di stile e design - commenta nella nota Nicola Zotta, managing director di Marcolin - Gli occhiali ic! berlin nascono con lo stesso approccio: precisione ingegneristica, chiarezza progettuale e attenzione meticolosa ai dettagli. Per questo rappresentano un’estensione naturale del linguaggio estetico del team all’interno del paddock. Tale partnership ci consentirà di posizionare ic! berlin all’intersezione tra stile e performance, in uno dei contesti sportivi più esclusivi al mondo».A cura della redazione
La territoriale di Federottica celebra l’importante traguardo e, nell’ambito di un calendario di iniziative che si svilupperà nel corso del 2026, l’8 marzo organizza un convegno aperto a tutti gli ottici optometristi“L’occhiale e il centro ottico del futuro” si propone di fare il punto sull’attuale stato di salute del retail indipendente, analizzando la normativa vigente e la legislazione di riferimento e ponendo una riflessione sulle prospettive della categoria alla luce del Regolamento Europeo MDR 745/2017. «Un tema centrale per la professione, chiamata a confrontarsi con un quadro regolatorio in evoluzione e con nuove responsabilità in materia di dispositivi medici», spiega un comunicato di Federottica Milano Acofis.La scelta della sede non è casuale: il convegno si svolgerà infatti presso l’ADI Design Museum di Milano. «Proprio a partire dal luogo, simbolo del design italiano, è previsto il contributo dell’Associazione per il Disegno Industriale, per introdurre il tema della progettazione delle montature all’interno del valore della produzione made in Italy: un percorso che affiancherà l’evoluzione stilistica alle lenti di ultima generazione e agli occhiali tecnologici di diverse tipologie – si legge ancora nel comunicato - La riflessione si estenderà inoltre alle opportunità e ai vantaggi dei dispositivi indossabili, senza trascurare i possibili rischi legati alla sicurezza e ai cambiamenti sociali e antropologici che tali tecnologie possono comportare». Da qui partirà l’intervento di Alberto Pellai, docente e ricercatore presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano, specializzato in prevenzione in età evolutiva: l’obiettivo è offrire un’analisi sociologica sul presente e sul futuro, con particolare attenzione alla condizione giovanile.Il convegno dell’8 marzo si inserisce nel solco di una tradizione associativa che, negli anni, ha sempre affiancato ai momenti celebrativi occasioni di approfondimento culturale: Federottica Milano Acofis da tempo organizza convention e incontri in occasione della celebrazione di Santa Lucia, trasformando una ricorrenza simbolica per la categoria in una opportunità di confronto sui temi strategici della professione.A cura della redazione
Per festeggiare la ricorrenza, l’insegna di Ortona, in provincia di Chieti, ha organizzato lo scorso 14 febbraio l’appuntamento “Foto dell’Iride”, con cui ha trasformato il negozio in uno spazio di scoperta e bellezzaA far nascere l’idea dell’evento è stata la volontà da parte di Marina Cauti di fare un regalo alla propria clientela, valorizzando l’iride di ogni invitato, evidenziandone le sfumature cromatiche, le trame, le geometrie naturali e, in modo simbolico, i tratti caratteriali che essa richiama. Per far questo, la professionista di Ortona ha coinvolto le fotografe romane Cinzia Carbonelli e Adriana Seganti, art director nella moda e nella pubblicità, le quali sono collegate al progetto Eyeconart, il ritratto dell’iride che trasforma gli occhi delle persone in opere d'arte realizzate dal vivo, durante fiere, meeting e conferenze, utilizzando un processo di ripresa brevettato e un software ad alta risoluzione, per offrire agli ospiti un'esperienza memorabile. «Allo scopo di creare attesa intorno a un appuntamento così particolare, abbiamo pubblicato un save the date durante le feste natalizie, dopo di che abbiamo selezionato una cerchia di clienti cui inviare inviti mirati via WhatsApp e infine, negli ultimi dieci giorni, abbiamo fatto una sponsorizzata su Facebook e Instagram: abbiamo così riunito una rosa di 40 partecipanti», spiega Cauti a b2eyes TODAY.Il giorno di San Valentino, con attrezzature dedicate e tecniche di macrofotografia avanzata, Carbonelli e Seganti hanno dunque realizzato nel centro ottico gli scatti di alta qualità, curandone l’editing in tempo reale. Dopo aver scattato le foto, stampate in pochi minuti per donarle ai clienti racchiuse in una cornice, hanno stilato per ciascuno una descrizione dettagliata di ciò che rende unico qualsiasi occhio e un’analisi che ha messo in luce la relazione tra personalità e forma, colore e sfumature dell’iride. «Ogni scatto ha raccontato una storia diversa, restituendo un ritratto che andava oltre l’immagine, toccando la dimensione emotiva - aggiunge la professionista abruzzese - Le esperte hanno interpretato le foto individuando tipologie di carattere, flusso energetico, potenzialità della persona, rivelate dalla conformazione dell’iride stessa. I partecipanti sono rimasti tutti affascinati e colpiti, non avevano mai sperimentato nulla del genere: ognuno ha assistito alla trasformazione del proprio sguardo in un’immagine artistica, proiettandosi in una dimensione nuova che ha generato sorpresa, orgoglio e un senso di profonda appartenenza alla propria identità».L’iniziativa non è stata perciò solo un servizio fotografico. «Si è trattato di una vera e propria esperienza immersiva, senza alcun risvolto commerciale, che ha unito tecnologia, arte e cura della persona: valori che da sempre contraddistinguono l’approccio professionale mio e delle mie collaboratrici Giulia e Sarah», conclude Cauti (nella foto, da sinistra: Cinzia Carbonelli, Giulia Fonzi, Marina Cauti, Sarah D’Ottavio e Adriana Seganti).Nicoletta Tobia
Si terrà il 4 marzo la prima edizione dell’iniziativa organizzata nella Big Apple da Ice Agenzia in collaborazione con Anfao: l’evento, al quale saranno presenti 16 aziende del nostro paese, ha l’obiettivo di rafforzare i legami commerciali tra i produttori italiani e i retailer e buyer statunitensi, in un contesto di contrazione dell’export come quello attuale, e di aumentare la visibilità dei brand e il networking per consolidare il posizionamento del made in Italy nel segmento premiumDopo Milano a fine gennaio, Parigi lo scorso settembre e in precedenza Panama, Italian Eyewear Exhibition fa tappa nella Grande Mela (nella foto, l'immagine di campagna). Reflections, questo il nome dell’edizione statunitense di Iee, si terrà il 4 marzo al piano terra dell’IAC Building, uno dei rari edifici in vetro firmati dall’architetto Frank Gehry a New York, che andrà a rafforzare i temi della mostra, riflessione, trasparenza e innovazione, inserendo l’eyewear in un dialogo più ampio che comprende design, architettura e cultura dei materiali. Sedici le aziende partecipanti: Aerial Vision International, Aru, Atmosphera, Ioves, Italiana Design, L.G.R, La Giardiniera, Lara D, Logoproject Design, Mad in Italy, Manifattura Italiana Occhiali, Marcolin, Nannini Italian Quality, Original Vintage Sunglasses, Stilitaly e Vanni.Sono attesi buyer non solo dalle zone limitrofe come New York, New Jersey e Connecticut, ma da tutti gli Usa, grazie al programma di incoming che ne garantirà almeno 50: insieme a ottici, stampa e professionisti del settore avranno un’anteprima di brand italiani durante l’Eyewear Design Week, l’evento dell'ottica per il mercato nordamericano che ha esordito nel 2025 nella metropoli. Dopo lo spostamento di Vision Expo East a Orlando, in programma quest’anno dall’11 al 14 marzo, New York vuole infatti affermarsi come punto di riferimento per l’occhialeria indipendente, a partire da Loft, l'evento nato alcuni anni fa come spin-off della tradizionale rassegna fieristica newyorkese, e con il contributo di una serie di iniziative, appuntamenti e meeting dislocati nella città durante la prima settimana di marzo. Tra questi figura anche Italian Eyewear Exhibition.«Gli Stati Uniti, da sempre primo sbocco commerciale per il settore, stanno attraversando difficoltà legate a dazi e condizioni di mercato che hanno inciso sull’export italiano - si legge in un comunicato di Anfao - Proprio per questo Iee New York assume un ulteriore valore strategico: partecipare direttamente sul territorio consente di rafforzare relazioni commerciali, sostenere i partner locali e contrastare l’impatto dei dazi con una presenza attiva e qualificata».«Offriamo ai retailer americani più di semplici prodotti: proponiamo una partnership fondata su una filiera trasparente e verticalmente integrata che garantisce durata e precisione superiori, qualità fondamentali per il consumatore statunitense più esigente», dichiara nella nota Erica Di Giovancarlo, direttore di Ita-Italian Trade Agency New York.Secondo Lorraine Berton, per il buyer statunitense il made in Italy «rappresenta un investimento strategico, capace di differenziare l’assortimento in un mercato dominato da prodotti generici e standardizzati - aggiunge la presidente di Anfao nel comunicato - Inoltre, in un contesto di incertezza sulle politiche commerciali negli Stati Uniti, visti anche i recentissimi aggiornamenti, consolidare relazioni dirette e basate su qualità e trasparenza diventa ancora più strategico per garantire competitività e affidabilità ai prodotti italiani di eyewear».A cura della redazione
I Giochi Olimpici Invernali 2026 appena conclusi si portano dietro una scia di emozioni e grandi risultati sportivi e di immagine. Un po’ come la fiera che li ha preceduti di una settimana. Tornati però alla quotidianità, quali considerazioni possiamo fare sul contesto economico e sociale in cui viviamo?Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina dovevano essere le prime davvero ecosostenibili, secondo le direttive del Comitato Olimpico Internazionale. Alla fine, però, il loro costo complessivo, tra spese dirette e indirette, è stimato sfiorare i 6 miliardi di euro, circa lo 0,3% del Pil italiano 2025 e oltre quattro volte la previsione iniziale di 1,3 miliardi.Il caso simbolo potrebbe essere, proprio a Cortina d'Ampezzo, la pista da bob, disciplina che in Italia conta meno di mille atleti. La spesa per tale pista è più che raddoppiata, ha richiesto l'abbattimento di 500 larici centenari, piantati per contenere l'erosione del terreno, e per mantenere il ghiaccio occorre l'equivalente energetico di settemila frigoriferi. Frigoriferi in montagna, in una nazione dove nel solo 2025, secondo un rapporto di Legambiente, hanno chiuso 265 impianti di risalita per mancanza di neve e costi elevati.Se la sostenibilità è saltata, almeno la strategia dietro gli impianti e i fabbricati realizzati per l’occasione dovrebbe avere un senso. Il villaggio olimpico di Milano è sorto in un'area centrale della metropoli con l’impegno di riconvertirlo in residenze per studenti, oggi costretti a spendere anche 500-600 euro per una stanza. Vedremo se la promessa reggerà. A Cortina, invece, quasi 40 milioni di euro per un villaggio che verrà smontato a fine giochi.Eppure… Abbiamo assistito a due cerimonie splendide. Il made in Italy e il nostro saper vivere hanno fatto il giro del mondo, con apprezzamenti che segneranno il futuro ricettivo del paese. Trenta medaglie. Ha perfino nevicato.Data anche la parziale concomitanza temporale, si potrebbe fare un parallelismo con l’ultimo Mido: un’edizione del più grande salone internazionale dell’ottica ben organizzata, con visitatori da oltre 160 paesi che hanno apprezzato l’ampia offerta merceologica. E grande entusiasmo tra gli operatori nelle tre giornate di fiera. Tuttavia il sentiment dei centri ottici, almeno in Italia, in questo primo scorcio di 2026 non appare all’insegna dell’ottimismo.Per quanto riguarda le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 non dovremo dunque dimenticarci del successo registrato in quelle due settimane di gare, cui farà sicuramente seguito quello delle prossime Paralimpiadi. Il presente però non cancella ciò che è mancato: una visione di medio-lungo termine. L'impressione è che nel nostro paese si sia smarrito quel buon senso del padre di famiglia che guidò l'Italia nella ricostruzione del secondo dopoguerra: lo stesso che portò in America il primo Presidente della Repubblica, Enrico De Nicola, a cercare fondi per l’Italia, con il cappotto usato.Nicola Di Lernia
Il Festival, in corso fino a sabato 28 febbraio nella città ligure, non è solo la gara canora più attesa dell'anno, ma una passerella dove il look definisce da sempre l’identità dell’artista. In questa 76esima edizione, dominata da un’estetica sobria e lineare, gli occhiali sono diventati per alcuni protagonisti un alleato per rafforzare la comunicazione non verbale dei cantantiMentre per quel che riguarda l’outfit i veterani e i giovani talenti, inclusi i rapper in un inedito rigore sartoriale, hanno scelto abiti essenziali per rimettere al centro la musica, nelle prime due serate del Festival di Sanremo 2026 l'accessorio eyewear è emerso come strumento di rottura o di protezione.Il re indiscusso in questo contesto, Dargen D’Amico, non ha deluso. Per l'interpretazione di AI AI, ha sfoggiato una montatura “aliena” e futuristica, impreziosita da cristalli Swarovski. Le lenti avvolgenti cyber glam riflettevano i colori dell'Ariston, confermando l'occhiale non come maschera, ma come confine necessario tra Jacopo, l'uomo, e Dargen, l'artista.Ditonellapiaga ha invece usato l'accessorio solo per sottolineare un momento dell’esibizione canora. Una montatura nera, stretta e squadrata dal taglio cat-eye, indossata soltanto per pochi istanti per enfatizzare la canzone Che fastidio. Un gesto comunicativo potente per schermare in un attimo lo sguardo dal mondo esterno.Il rapper napoletano Luchè ha portato sul palco un perfetto esempio di urban luxury. I suoi occhiali “blackout”, scurissimi e impenetrabili, hanno completato un look intriso di mistero e rigore street, in perfetta simbiosi con il suo brano Labirinto.LDA, in coppia con Aka 7even, ha giocato sulla variazione cromatica. Se nella prima serata ha scelto la sobrietà di una montatura nera squadrata, mercoledì ha scaldato l'atmosfera con lenti aranciate, utilizzate strategicamente solo per l'ingresso sul palco.Tredici Pietro, nome d’arte di Pietro Morandi, ha optato per un design rimless moderno e minimale. Una scelta che valorizza il viso e sottolinea la somiglianza con il padre Gianni, sebbene il fitting “scivolato sul naso” abbia rivelato la sua audacia casual.Non sono mancati i richiami al passato: il corpo di ballo di J-Ax ha interpretato una versione “cowboy post-moderno” con cappelli e occhiali vintage anni 70, creando un ponte visivo tra nostalgia e innovazione.Non è passato inosservato l’eclettico maestro Enrico Melozzi, confermandosi uno dei direttori d'orchestra più coinvolti della rassegna. Con i suoi occhiali oversize e lenti colorate, ha mantenuto il suo stile energico inconfondibile, amato da molti artisti.Infine, la spontaneità di Laura Pausini: il suo modello nero squadrato, visto sia sul palco sia nei backstage e sui suoi canali social, è diventato il simbolo di un’eleganza accessibile e quotidiana. Li ha usati solo per una presentazione sul palco dichiarando di non vedere più bene: sarà una reale necessità? (nelle foto, tratte da raiplay.it, da sinistra: Tredici Pietro, Luchè, Ditonellapiaga e Dargen D’Amico).Angelica Pagnelli
L'ultima linea del brand, disponibile dal 24 febbraio, è stata protagonista di un evento presso la Capitale, alla presenza di un centinaio di ottici partnerQuattro ragazzi e quattro ragazze sfilano, alternandosi sulla passerella allestita presso Officine Farneto, nella Capitale, nella serata di lunedì 23 febbraio, la prima tappa di un mini tour che toccherà Napoli il 2 marzo per poi chiudere a Milano il 16 marzo. «Sono i vostri consumatori e ognuno di loro porta con sé una scelta, che parla di identità, di chi vogliono essere, di come vogliono essere visti - recita uno speaker - C'è chi sceglie il colore per farsi notare, chi lo vive come parte di sé». Ogni modella e modello interpreta i colori della nuova palette di Transitions Color Touch, l’ultima linea del brand presentata in anteprima lo scorso Mido e ufficialmente in distribuzione presso i centri ottici italiani dal 24 febbraio, con le colorazioni Ruby, Ambra, Zaffiro, Ametista e Smeraldo, ispirate alla palette di Transitions Gen S. Presenti un centinaio di professionisti della visione, principalmente dal Lazio, ma anche da Toscana, Umbria e Sardegna. A ritmare il catwalk, un jingle orecchiabile, in stile TikTok, che identifica subito il target di riferimento di questo nuovo prodotto. “Power-Up Your Look” è il messaggio chiave della serata.«Le nuove Transitions Color Touch si presentano come l’evoluzione delle lenti fotocromatiche intelligenti, capaci di unire performance visiva e tocco estetico distintivo, grazie a una resa indoor personalizzabile in due effetti, sfumato o uniforme, e a un’intensità maggiore outdoor, con ultra reattività, comfort e protezione durante l’intera giornata - ha detto Chiara Forgione, business brand manager Transitions EssilorLuxottica - Rafforzano il valore identitario dell’occhiale per Millennials e Gen Z, che lo trasformano in un vero elemento di stile».La strategia di posizionamento che mira ai più giovani punta ad aumentare il valore della qualità visiva, facendo della gestione della luce il nuovo “gold standard” abbinata a monofocali evolute, ad esempio Eyezen per il mondo Essilor, o alle progressive, accompagnando il passaggio dall’occhiale “basic” a una proposta ultra dinamica, high style e high tech, in un mercato che mostra ampi margini di crescita. «La penetrazione di Transitions nelle monofocali raggiunge il 14%, mentre nelle progressive raggiunge il 36%, per una media del 21%, lasciando spazio a strategie di incremento del valore medio - ha spiegato Antonio Gadaleta, group business brand manager EssilorLuxottica - Una case history degli ottici del nostro Advisory Board evidenzia come la proposta standard di monofocali evolute abbinate a Transitions su target giovani abbia generato nell’ultimo anno un aumento della busta intorno al 20%, un aumento della marginalità del 15% e una penetrazione, consolidata negli anni, di Transitions fino al 75%, con benefici tangibili quali maggiore autorevolezza dell’ottico e percezione premium del punto vendita».
Nella località in provincia di Belluno, all’interno dell’hub strategico del gruppo che integra produzione di lenti e montature in acetato nonché logistica avanzata a supporto del mercato europeo, è stato recentemente creato uno spazio che si inserisce nel percorso avviato con l’Experience Center di Milano, inaugurato nel 2022 in zona TortonaNelle intenzioni di EssilorLuxottica, Sedico Experience Center rappresenta una nuova fase della trasformazione della società, che dà forma al disegno tracciato da Leonardo Del Vecchio: oltre all’eredità di azienda orientata a marchi, prodotti e consumatori, il gruppo vuole affermarsi come leader nell’ambito dell’innovazione e delle tecnologie medicali, in cui eyewear, salute e tecnologia si incontrano, aprendo nuove opportunità per migliorare concretamente la vita quotidiana delle persone. Al centro ci sono proprio loro, che vengono accompagnate lungo l’intero percorso, dalla prevenzione alla correzione visiva, dalla diagnostica avanzata delle patologie oculari fino al mondo delle cliniche: Sedico Experience Center (nella foto) vuole raccontare proprio questa nuova identità, più ampia e articolata.Con una superficie di più di 290 metri quadrati, lo spazio, ricavato da un ex magazzino, si suddivide in settori dedicati alle diverse anime di EssilorLuxottica. L’area med-tech offre soluzioni integrate e avanzate per la gestione dei principali disturbi visivi, a supporto dei professionisti del settore: all’interno si trovano le tecnologie sviluppate da Essilor Instruments e Shamir, in un ambiente dove gli ottici possono vivere un’esperienza immersiva e scoprire il funzionamento dei diversi macchinari. Per quanto riguarda le lenti, si può osservare da vicino il processo produttivo e seguire un racconto che si snoda tra i principali brand e tecnologie, dalle lenti Stellest a Transitions. Un’area specifica è riservata al mondo wearable, dove sono esposti i modelli Ray-Ban Meta, Oakley Meta e i Nuance Audio, e quella delle montature in acetato, in cui è specializzato il sito di Sedico, con l’illustrazione delle principali fasi del processo di lavorazione. Una postazione è poi dedicata al complete pair, per mostrare il momento cruciale in cui montature e lenti vengono integrate, servizio distintivo dell’offerta rivolta a clienti finali e ottici. Infine, si possono conoscere i principali parametri energetici e di consumo dello stabilimento veneto.Pensato per accogliere visitatori selezionati da tutto il mondo, Sedico Experience Center diventa dunque uno spazio chiave anche per tutti i dipendenti che vogliono conoscere meglio EssilorLuxottica e le sue diverse anime, vivendo un’esperienza completa dell'azienda. A cura della redazione



