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Ti do la mia parola
Ti do la mia parola
Author: Andrea Laudadio
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© Romeo Editore
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Diciamo in media 16.000 parole al giorno, 6 milioni all’anno. In una vita ne diciamo quasi mezzo miliardo. Ma quando la diamo, la parola, facciamo di tutto per mantenerla. Ogni settimana, ti darò una parola, la mia parola, per parlare di carriere. La tua carriera. Partirò da una parola chiave per raccontarti la mia visione sul lavoro, sulle risorse umane e sui cambiamenti che stanno trasformando la vita d’azienda.
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Il tuo capo ha una parola per te. Non te l'ha mai detta in faccia. Ma quella parola esiste. Ed è in una mail che non hai letto, in una riunione a cui non eri invitato, in un corridoio tra due manager alle sei di sera.Nel 1965, due ricercatori diedero alle insegnanti una lista di bambini "pronti a sbocciare." La lista era falsa. I nomi, estratti a caso. Alla fine dell'anno quei bambini avevano guadagnato più punti di QI degli altri. Non perché fossero più intelligenti. Perché qualcuno li aveva trattati come se lo fossero.Si chiama effetto Pigmalione. Una meta-analisi su tredici studi nelle organizzazioni conferma: l'effetto è grande. E funziona di più su chi parte da sotto.Uno studio del 2024 su quasi duemila lavoratori dimostra che basta una parola diversa nel riscontro — "non hai prestato attenzione" contro "sei una persona disattenta" — per far crollare motivazione, impegno e relazione con il capo. Da una parte un verbo. Dall'altra un'identità.In una catena di supermercati francese, le cassiere delle minoranze rallentavano sotto manager con pregiudizi misurati. Sotto manager senza pregiudizi, rendevano meglio della maggioranza. L'etichetta non sopprimeva la normalità. Sopprimeva qualcosa di più.E se provi a smentire l'etichetta lavorando il doppio? La ricerca dice che il capo tende a irrigidirsi. Non aggiorna il giudizio. Chi riceve punteggi alti migliora. Chi riceve punteggi bassi peggiora. Lo chiamano effetto Matteo. La parola di oggi è: ETICHETTA.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
Non tutti sanno che l'uomo che ha segnato il rigore più importante della storia dello sport italiano non ha il coraggio di riguardarlo. Non tutti sanno che il suo ultimo rigore prima di quella finale mondiale lo aveva tirato in Serie C2, cinque anni prima. Non tutti sanno che la scienza ha un nome per chi sembra coraggioso ma non percepisce il rischio: narcisista. Non tutti sanno che esiste il "coraggio contraffatto" — persone che creano problemi per poi risolverli eroicamente. Non tutti sanno che il coraggio non è oggettivo: lo stesso atto può essere eroismo per metà delle persone e follia per l'altra metà. Non tutti sanno che Aristotele lo aveva già capito: il coraggio senza saggezza è un'arma carica senza sicura. Non tutti sanno che il coraggio si allena come un muscolo, un gradino alla volta. La parola di oggi è: Coraggio.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
Immagina un referendum sul tuo capo. Voto palese. Ti alzi in piedi, davanti a tutti, e dici sì o no. Ci hai messo più di un secondo a pensarci. Quel secondo è il tema di questo episodio. L'ottantuno per cento dei cittadini europei che hanno assistito a corruzione non l'ha segnalata. Non per indifferenza. Per paura. Due ricercatori di Harvard e della University of Virginia hanno scoperto che dietro quel silenzio ci sono cinque regole non scritte che tutti abbiamo imparato senza accorgercene. Ma la ricerca dice anche qualcos'altro. Il dissenso di una sola persona cambia il modo in cui un intero gruppo pensa. E basta un altro che dica no prima di te perché l'obbedienza crolli. La storia di oggi ha duemilacinquecento anni. Si chiama Antigone. E il suo no risuona ancora. La parola di oggi è: no.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
Tremila anni fa, nel Deuteronomio, qualcuno scrisse che il re d'Israele doveva copiare a mano la Torah ogni giorno, per tutta la vita. Il motivo: "Perché il suo cuore non si innalzi al di sopra dei suoi fratelli." L'unica cultura antica a prescrivere l'umiltà al sovrano. Il re più saggio mai esistito, Salomone, ignorò quel consiglio. Accumulò cavalli, settecento mogli, ricchezze senza misura. Fu l'inizio della fine. Nel 2014, un team di neuroscienziati canadesi ha misurato cosa succede nel cervello di chi ha potere. La risposta: il sistema dei neuroni specchio — il meccanismo che ci permette di sentire quello che sentono gli altri — si spegne. Non si riduce. Si anestetizza. Bastava il ricordo di un'esperienza di potere per modificare il funzionamento della corteccia motoria di studenti universitari. Andreotti diceva che il potere logora chi non ce l'ha. Le neuroscienze dicono il contrario. Il potere logora chi ce l'ha. Gli toglie la capacità di vedere gli altri, di giudicarsi con onestà e di sentire ciò che i suoi collaboratori sentono. Non per cattiveria. Per un meccanismo neurologico documentato, misurabile e — dato più sorprendente — reversibile. Togli il potere, il cervello torna a funzionare. La parola di oggi è: POTERE.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
Il 21 marzo 1955, Albert Einstein scrive l'ultima lettera della sua vita. Al suo amico più caro, appena morto. In quella lettera c'è una frase che la scienza non ha ancora finito di discutere: la distinzione tra passato, presente e futuro è solo un'illusione. Per quanto testarda. Settant'anni dopo, la neuroscienza gli dà ragione. Ma non come pensate! Daniel Schacter, a Harvard, ha scoperto che il cervello usa gli stessi circuiti per ricordare il passato e per immaginare il futuro. Martin Seligman ci ha ribattezzati Homo Prospectus: non siamo guidati da quello che è stato, ma da quello che potrebbe essere. La cattiva notizia? Quasi nessuno ci insegna a usare questo superpotere. La buona notizia? Basta chiudere gli occhi. In questo episodio: perché "visualizzare il successo" è il peggior consiglio che ti abbiano mai dato, come il premortem di Gary Klein ti fa vedere i problemi prima che esistano, e cosa sono i piani "se-allora" che trasformano la simulazione in azione. La parola di oggi è: VIAGGIO.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
Non tutti sanno che pagare qualcuno poco per fare una cosa buona produce risultati peggiori che non pagarlo affatto. Non è un'opinione. È il risultato di un esperimento condotto da Uri Gneezy e Aldo Rustichini nel 2000, gli stessi economisti che hanno dimostrato come una multa di tre dollari in un asilo di Haifa abbia quasi raddoppiato i ritardi dei genitori invece di ridurli. In questo episodio parto da una leggenda — la storia dei cobra nell'India coloniale, probabilmente falsa, certamente perfetta — per spiegare uno dei meccanismi più documentati e meno applicati della psicologia del lavoro: gli incentivi perversi. Quelli che vogliono risolvere un problema e ne creano uno peggiore. Quelli che comprano un comportamento e distruggono una motivazione. Cinque blocchi scientifici, sette fonti verificate. Da Deci a Titmuss, dai puzzle agli asili, dal sangue ai cobra. La parola di oggi è: INCENTIVO.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
Non tutti sanno che il 72 per cento dei lavoratori si è trovato a fare qualcosa che sentiva essere sbagliato. Nell'ultimo anno. Lo ha misurato Majstorović, Università di Novi Sad, su 311 lavoratori. Sette su dieci. E la dissonanza non resta nella testa. Si porta nel corpo. Chi la vive più spesso sta peggio. Fisicamente. La cosa più disturbante non è il numero. È che quando qualcuno in azienda dice "è la cosa giusta da fare", sta scegliendo una prospettiva tra almeno quattro. E la sta spacciando per verità universale. L'utilitarista conta i numeri: cinquanta è meno di cinquecento, caso chiuso. Kant chiede: stai trattando le persone come persone o come voci di bilancio? Rawls ti mette davanti a uno specchio: progetteresti queste regole se non sapessi dove ti troverai nell'organigramma? E l'etica della cura ti ricorda che Marco con la figlia appena nata non è lo stesso caso di altre persone. La chiamano dissolvenza etica: il linguaggio aziendale ripulisce le decisioni dal loro contenuto morale. Non si licenziano persone. Si ottimizzano risorse. Tu non te ne accorgi. Ma il tuo corpo sì. La parola di oggi è: GIUSTO.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
Non tutti sanno che "dipende" non è la risposta dei codardi. Duemilasetticento anni fa un poeta greco che faceva anche il mercenario — Archiloco — ha scritto una frase sopravvissuta per caso: "La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande." Nel 1953 Isaiah Berlin ci costruisce sopra un saggio che diventa uno dei testi più citati del Novecento e divide il mondo in due: chi cerca la risposta unica a tutto — i ricci — e chi accetta che le risposte sono sempre più di una — le volpi. Nelle aziende siamo circondati da ricci. Persone che cercano LA formula, IL modello, LA best practice definitiva. E quando la realtà non si adatta al modello, non cambiano il modello. Cambiano la realtà. O la ignorano. Chi accetta che la risposta, quasi sempre, è "dipende" — e poi decide comunque — è una volpe. E le volpi sopravvivono. La parola di oggi è: DIPENDE.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
C'è un esercizio che faccio ogni anno da vent'anni. Me lo ha insegnato Stephen Covey. Ti chiede di immaginare il tuo funerale. Chi parla? Cosa dice di te? Io l'ho portato in aula, in una versione diversa. Chiedo alle persone di immaginare una cartolina. Spedita dai loro ex colleghi, anni dopo la pensione. Cosa c'è scritto? E soprattutto: cosa stai facendo oggi perché quella cartolina venga scritta? Da quando ho avuto due figli, ho una terza versione di questo esercizio. Quella che non uso in aula. Quella che uso con me stesso. E in questo episodio la racconto per la prima volta. Parlo di Covey, di generatività, di padri professionali. Ma soprattutto parlo di cosa direi ai miei figli se un giorno non ci fossi più. E di perché questo riguarda chiunque abbia un collega più giovane davanti. La parola di oggi è: Cartolina.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
C'è una frase sentirai in quasi tutte le aziende: "Siamo una grande famiglia.” È una trappola! In questo episodio smonto la narrativa familiare pezzo per pezzo. Perché quando il lavoro diventa "famiglia", dissentire diventa tradimento. Porre limiti diventa egoismo. Andarsene diventa abbandono. Ti racconto cosa dice la ricerca. Cosa succede quando il linguaggio dell'affetto diventa uno strumento di controllo. Perché ti senti in colpa ogni volta che dici no. E cosa c'entra tutto questo con il framing — l'effetto cornice che ti cambia la percezione senza cambiare i fatti. Se lavori in una "grande famiglia", questo episodio fa per te. Se ti sei mai sentito in debito con la tua azienda, questo episodio fa per te. Se hai capito che qualcosa non torna ma non sai dare un nome, questo episodio fa per te. La parola di oggi è: Famiglia. Non quella vera. Quella che ti vendono.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
Non tutti sanno che i dipendenti fedeli vengono caricati di più lavoro dai manager. Lo dice una ricerca della Duke University su quasi 1.400 manager: chi è percepito come "leale" diventa bersaglio sistematico di richieste extra non pagate. E più accetta, più viene considerato fedele. Più viene considerato fedele, più gli chiedono. È un ciclo vizioso. Esistono almeno due tipi di fedeltà: una buona e una cattiva. Quella cattiva è unilaterale, ti fa dire sempre sì, ti fa restare anche quando non dovresti. Quella buona è reciproca, negoziata, strategica. Le aziende fanno di tutto per sviluppare la prima. E se sei fedele, guadagni meno. Nell'83% dei lavori ad alto salario, i dipendenti storici non guadagnano più dei nuovi arrivati. Nel 30% dei casi, guadagnano meno. Se hai mai dato tutto a un'azienda e ti sei sentito dire "purtroppo dobbiamo fare delle scelte", questo episodio è per te. La parola di oggi è: FEDELTÀ.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
"Segui la tua passione." Te l'hanno detto i genitori, i professori, i libri di crescita personale. Steve Jobs l'ha detto ai laureati di Stanford nel 2005. Quella frase è diventata un mantra generazionale. Ma c'è un problema: è un consiglio sbagliato. E la ricerca scientifica lo dimostra. La passione non si trova. Si costruisce. Non viene prima del successo. Viene dopo. E soprattutto: è un lusso che non tutti possono permettersi. Se ti sei mai sentito in colpa perché non hai ancora trovato "la tua cosa", questo episodio è per te. La parola di oggi è: PASSIONE.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
Sara Spenti espone un'idea in riunione. Nessuno risponde. Tre settimane dopo, Luca Vanti presenta la stessa idea. Con il suo nome sopra.Si chiama hepeating: quando una donna propone qualcosa e viene ignorata, ma poi un uomo dice la stessa cosa e tutti applaudono. Si chiama Effetto Matilda: la sistematica sottrazione di credito alle donne nella scienza e nel lavoro. Da Rosalind Franklin a Sara Spenti, il copione non cambia. Parola di oggi: Sottratta. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
Un episodio speciale in “salsa crime”. Lunedì 13 ottobre, ore 9:47. Una mail di tre righe arriva alle Risorse Umane. Oggetto: "Dimissioni". Dopo dodici anni, la carriera di Ugo Silenti è morta. Nessuno sa esattamente chi l'ha uccisa.In questo episodio indaghiamo su un crimine che si consuma ogni giorno in migliaia di uffici. Ad aiutarci: il Capo della Scientifica con le sue teorie psicologiche, una criminologa organizzativa che smonta tutte le certezze, un capo che si difende, una ex collega che sa più di quanto dice.Due teorie. Centinaia di testimoni testimoni. Zero colpevoli certi.Se ti sei mai chiesto perché alcune carriere muoiono mentre altre prosperano, questo episodio fa per te.La parola di oggi: SPEZZATA.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
"Credi in te stesso e ce la farai."Te l'hanno detto mille volte. A scuola. Al lavoro. Nei corsi di formazione. È diventato il mantra del nostro tempo. Ha un nome scientifico: autoefficacia. Ma cosa succede quando un'idea psicologica diventa ideologia?Nel nuovo episodio di "Ti do la mia parola" smonto pezzo per pezzo uno dei costrutti più popolari della psicologia moderna. Con le ricerche di chi l'ha criticato fin dall'inizio. E con una domanda scomoda: a chi conviene dirti che il problema è nella tua testa? I disoccupati vengono mandati a corsi di motivazione invece di ricevere lavoro. Gli studenti poveri vengono esortati a "credere nel potenziale" invece di ricevere scuole adeguate. I lavoratori vengono invitati all'empowerment invece di ottenere condizioni migliori. Forse il problema non sei tu. Forse non è questione di mentalità.È questione di chi possiede le opportunità.Ascolta l'episodio. E condividilo con chi si sente in colpa perché "non ci crede abbastanza".Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
NEET. Not in Education, Employment or Training. Un acronimo che sembra neutro. Scientifico. Oggettivo. Ma cosa succede quando metti nello stesso calderone chi cerca lavoro, chi fa volontariato, chi è malato e chi ha scelto un anno sabbatico? Oggi smontiamo una delle retoriche più dannose sul mondo del lavoro. Con i dati. Quelli veri. Quelli che dicono che il 78% dei giovani etichettati NEET non è a rischio. E che forse il problema non sono loro. È l'etichetta.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
Il madonnaro si inginocchia sull'asfalto. Disegna per ore. Sa che stasera pioverà. Sa che i passi cancelleranno tutto. Eppure continua. Chi fa podcast conosce quella sensazione. Parli nel vuoto. Non sai chi c'è dall'altra parte. Non sai se arriveranno alla fine. Questo episodio è diverso. Parlo di quanto è duro registrare e quanto è bello ricevere un feedback di chi li ascolta. Dopotutto, i podcast sono la moda del momento, un mercato da miliardi, di ascoltatori e di dollari. Ti vorrei però parlare di quello che i numeri non dicono. Di chi crea senza rete. Di chi consuma senza lasciare traccia. Ascoltare non basta. A volte serve fermarsi. Mettere due spicci nel cappello. Dire che ci sei.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
Quante volte ti sei sentito in colpa per non esserti impegnato abbastanza? Quante volte hai pensato: "Se solo avessi lavorato di più…"? Quante volte hai detto a tuo figlio: "Il problema è che non ti impegni”? Ti hanno fregato! La "Grit"? Una americanata sovrastimata. Il "Growth Mindset"? Testato su 5.000 studenti inglesi. Risultato: zero virgola zero. "Se ci credi ce la fai"? Sì, come curare il raffreddore con i pensieri positivi. Ho una buona notizia e una cattiva. La cattiva: quella roba che condividi su LinkedIn — le frasi di Steve Jobs, i post sulla mentalità vincente, "il talento è sopravvalutato" — è spazzatura scientifica. Venduta bene. Ma spazzatura. La buona: se hai fallito, non è colpa tua. Se non ce l'hai fatta nonostante l'impegno, benvenuto nel club. Siamo la maggioranza. Solo che nessuno ce lo dice. Oggi smontiamo la più grande bugia del mondo del lavoro. E la verità che i motivatori non ti diranno mai. Se rimproveri tuo figlio per i voti e il poco impegno, ascolta. Se pensi che Maradona fosse bravo perché si allenava tanto, ascolta. Se credi ancora che la Coppa del Mondo la vincano quelli che si impegnano di più, ascolta. E preparati a cambiare idea. O almeno a sentirti meno in colpa.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
Hai un capo o un collega che pretende corsie preferenziali, si irrita per un “no”, considera scadenze e regole fatte per tutti tranne che per lui/lei? Potresti avere a che fare con un entitlement esagerato: la convinzione stabile di meritare priorità e trattamento speciale. In questo episodio impari a riconoscerlo nei segnali quotidiani (zero logica win-win, richieste senza reciprocità, “me lo sono guadagnato”), scopri perché spesso nasce dal successo, come i favoritismi e le “superstar” lo amplificano nel team e quali costi porta su clima, collaborazione ed etica. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.
Ti sei mai sentito “troppo brillante” per il tuo capo? Ogni idea smontata, ogni successo ridimensionato, ogni elogio deviato altrove. In questo episodio partiamo dal mito greco del letto di Procuste per raccontare un modo tossico di fare leadership. Parliamo dei capi che temono i talenti del proprio team e fanno di tutto per appiattirli. Capi che escludono dai progetti chi brilla, manipolano i risultati e costruiscono intorno a sé una corte di fedeli, non di competenti. Raccontiamo cosa succede alle persone che lavorano con loro: stress, sfiducia, auto-censura, fuga silenziosa dei migliori. Ti aiuto a riconoscere i segnali della “sindrome di Procuste” sul posto di lavoro, sia quando è deliberata sia quando agisce in modo inconsapevole. Analizziamo la radice psicologica di questi comportamenti: insicurezza, paura di essere superati, sindrome dell’impostore travestita da sicurezza. Proviamo a capire cosa puoi fare se il tuo capo assomiglia troppo a Procuste. Meglio scappare a gambe levate o affrontare il mostro, come ha fatto Teseo nel mito? Questo episodio è per chi si è sentito almeno una volta “tagliare le gambe” sul lavoro. E per chi non vuole più rimpicciolirsi per entrare nel letto troppo stretto dell’ego di qualcun altro.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ti-do-la-mia-parola--6583183/support.




