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Brand Di Design
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Author: Luca Vergani
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© Luca Vergani
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Dalla Rivoluzione Industriale a oggi vediamo come il design ha plasmato il mondo che tocchiamo. In 'Brand Di Design', esploriamo l’evoluzione di questa disciplina nata tra le fabbriche dell’800, dove tecnologia e società hanno incontrato l’estetica. Scopriremo insieme come i grandi brand creano oggetti iconici, trasformando bisogni in bellezza e funzionalità in emozione. Non è solo ingegneria: è l’arte di dar forma al futuro, equilibrio tra forma e funzione che definisce la nostra cultura materiale. Pronto a innamorarti della materia che ci circonda? Accompagnaci nel nostro viaggio!
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Benvenuti a un nuovo episodio dedicato alle menti brillanti che hanno plasmato il nostro mondo! Oggi esploriamo la vita e le innovazioni rivoluzionarie di Gustav Dalén, un gigante svedese nato nel 1869 e spentosi nel 1937.Dalén non era solo un ingegnere; era un visionario che ha lasciato un segno indelebile in campi diversi. Nel 1906, come capo ingegnere della Svenska Aktie-bolaget, si dedicò alla ricerca sui gas e sulle turbine, portando a miglioramenti significativi nei motori a turbina ad aria calda e nella turbina a vapore de Laval. Divenne direttore dell'azienda nel 1909 e la sua genialità culminò nell'invenzione dell'Agamassan, una sostanza capace di assorbire l'acetilene, rendendo la concentrazione del gas sicura e senza rischio di esplosioni.Ma il suo impatto non si fermò qui. Nel 1912, Dalén fu insignito del Premio Nobel per la Fisica per il solventil, una valvola automatica ingegnosa che sfruttava la luce solare per spegnere l'illuminazione a gas durante il giorno. Questa incredibile invenzione fu adottata su scala internazionale, rivoluzionando l'illuminazione di fari e boe luminose senza bisogno di personale.La sua vita fu segnata anche da una tragedia: nel 1913, un'esplosione durante un esperimento lo rese cieco. Ma anche da questa avversità nacque un'altra innovazione. Durante la convalescenza, osservando le difficoltà della moglie con l'antica cucina, applicò i principi della conservazione del calore. Il risultato? La creazione nel 1922 della leggendaria cucina Aga.La Aga non era una semplice cucina; era un sistema ingegnerizzato per l'efficienza. Univa una piccola sorgente di calore a due grandi piastre e due ampi forni in un'unità robusta e compatta. Il suo design permetteva di accumulare enormi quantità di calore e rilasciarlo in modo controllato, con un consumo minimo di combustibile, il tutto all'interno di un ambiente ben isolato. Il calore era distribuito uniformemente in ogni centimetro cubico del forno e controllato termostaticamente, eliminando la necessità di manopole complesse. La sua versatilità era straordinaria: i forni e le piastre mantenevano temperature diverse, permettendo di arrostire, cuocere al forno, a vapore, bollire, friggere e grigliare simultaneamente.Importata nel Regno Unito nel 1929, la Aga è ancora oggi prodotta e considerata da molti il non plus ultra del settore. Un vero testamento all'ingegno di Gustav Dalén, l'uomo che ha illuminato i mari e rivoluzionato le nostre cucine.
Benvenuti al nostro podcast di storia, innovazione e design! Oggi vi portiamo nel mondo affascinante di un uomo che, pur non avendo inventato il gabinetto moderno, ha rivoluzionato il nostro modo di concepire l'igiene. Parliamo di Thomas Crapper, nato a Thorne, Yorkshire, nel 1836 e scomparso a Londra nel 1910.La sua storia inizia a Chelsea come apprendista idraulico, ma la sua ambizione lo porta ad aprire la propria bottega nel 1861, dedicandosi con passione alla ricerca e allo sviluppo di prodotti sanitari innovativi. In un'era di grandi trionfi industriali, il suo lavoro nello sviluppo di servizi igienici moderni è stato cruciale, apportando un benessere inimmaginabile all'umanità.La sua reputazione crebbe a tal punto che, negli anni '80 dell'Ottocento, la sua azienda ricevette un incarico di prestigio: l'installazione di ben 30 gabinetti a Sandringham House, la residenza della famiglia reale. Nonostante questa fama, è importante sottolineare che Crapper non fu l'inventore del WC come lo conosciamo oggi. Tuttavia, brevettò sei articoli legati a meccanismi per fognature sifonate e gabinetti. La sua invenzione più nota fu un vaso con sciacquone a sifone, conosciuto come il "Crapper's Valveless Waste Water Preventer".I suoi progetti per prodotti sanitari erano all'avanguardia per l'epoca, e la sua influenza è ancora visibile oggi: i suoi tombini, ad esempio, sono ancora diffusi in tutto il sud dell'Inghilterra, con alcuni esemplari persino all'interno dell'abbazia di Westminster. Un vero pioniere del comfort e dell'igiene moderna!
Benvenuti a questo episodio, dove esploreremo la storia affascinante di un gigante dell'innovazione nel mondo del vetro. Parliamo di un'azienda nata a Corning, New York, USA, nel 1868, quando Amory Houghton I acquistò e trasferì la Brooklyn Flint Glass Company.Inizialmente specializzata in prodotti di vetro pressato, l'azienda, registrata come Corning Glass Works nel 1875, ha dimostrato fin da subito una vocazione per la ricerca scientifica. Già nel 1877, i suoi scienziati erano all'opera per migliorare la qualità delle lenti ottiche, segnando la prima incursione dell'azienda nel campo della ricerca. Questo spirito di innovazione ha portato a una partnership storica: nel 1880, l'azienda ha iniziato a produrre i bulbi per le celebri lampade a incandescenza di Thomas Alva Edison. Un impegno nella ricerca che si è concretizzato con l'apertura del Corning Research Laboratory nel 1908.Il viaggio nell'innovazione è proseguito con la creazione di prodotti iconici. Nello stesso periodo, l'azienda ha sviluppato il vetro borosilicato termoresistente, meglio conosciuto come Pyrex, che è stato introdotto sul mercato nel 1915 e ha rapidamente guadagnato popolarità. Il successo del Pyrex ha spinto all'espansione, portando all'acquisizione di Steuben Glass Works nel 1918. L'impegno non si è fermato al domestico: l'azienda ha continuato a progettare complesse apparecchiature scientifiche e da laboratorio, incluse grandi lenti per telescopi da osservazione, e nel 1935 ha avviato la commercializzazione delle fibre di vetro.Durante la Seconda Guerra Mondiale, l'ingegno dell'azienda è stato messo al servizio della nazione, completando ben 174 progetti di ricerca, inclusa la produzione di tubi a raggi catodici per radar e lo sviluppo del "vetro a nastro" usato in componenti elettrici. Nel dopoguerra, ha guidato la rivoluzione televisiva, con l'inizio della produzione automatica di valvole nel 1947, seguita due anni dopo dalla stampa a centrifuga di cinescopi per televisori. Dal 1953, ha prodotto valvole per i televisori a colori.Ma l'innovazione non si è fermata: il 1956 ha visto il lancio della serie di grande successo Corningware, la prima applicazione commerciale delle ceramiche vetrose Pyroceram. E nel 1980, una serie di padelle in vetro è apparsa sul mercato con il nome di Visions Cookware. Oggi, questa azienda è riconosciuta come leader nel settore dei vetri per uso domestico e di laboratorio, continuando al contempo la sua incessante ricerca su nuove applicazioni del vetro. Il suo impatto è stato tale da ricevere, nel 1994, la United States National Medal for Technology per lo sviluppo di sei prodotti "che cambiano la vita", tra cui il bulbo per la lampada elettrica di Edison, le prime valvole televisive prodotte su scala industriale e l'invenzione delle fibre ottiche negli anni '70.Unisciti a noi per scoprire come questa azienda ha modellato il nostro mondo attraverso il vetro, dalla cucina al laboratorio, dalla luce alle comunicazioni.
Ciao! Benvenuti a un nuovo episodio dove scopriamo le menti dietro le invenzioni che hanno plasmato la storia. Oggi parliamo di Samuel Colt, un nome che evoca immediatamente immagini del Far West e dell'innovazione armiera. Nato a Hartford, Connecticut, nel 1814, Colt fu un visionario la cui storia inizia in modo insolito: come giovane marinaio diretto a Calcutta, intagliò un modellino in legno che avrebbe poi rivoluzionato il mondo delle armi.Ci vollero anni, ma quel modellino si trasformò nel rivoluzionario revolver a più colpi, un'arma che non solo introduceva un cilindro rotante ad ogni armamento del cane, ma era anche la prima a utilizzare con successo il principio della percussione. Dopo aver brevettato il suo progetto nel 1835, la produzione iniziò a Paterson nel 1836 con la Patent Arms Manufacturing Company. Colt realizzò anche altri tre tipi di revolver – da tasca, da cintura e da fondina – e due fucili.La sua carriera non fu senza ostacoli; dopo una chiusura temporanea della fabbrica nel 1842 per mancanza di ordini, un ordine governativo per mille revolver da usare nella guerra contro il Messico, cinque anni dopo, diede il via a una rinascita spettacolare. Nel 1855, Colt aprì a Hartford quella che sarebbe diventata la più grande fabbrica d'armi privata del mondo. Influenzato da pionieri come Eli Whitney, Colt fu un pioniere nella produzione di massa, basata sulla standardizzazione di componenti intercambiabili, l'80% dei quali veniva prodotto a macchina. Amava ripetere che "non c'è nulla che non si possa produrre a macchina", un approccio che gli permise di sfornare 150 armi al giorno già nel 1856.Le sue pistole divennero onnipresenti, usate ampiamente durante la Guerra Civile americana. Alla sua morte nel 1862, la sua azienda aveva già prodotto oltre 400.000 armi da fuoco. Chi non conosce la Colt Peacemaker, leggenda del Selvaggio West negli anni '80 dell'Ottocento, o la Colt 45 semiautomatica, arma d'ordinanza durante la prima e la seconda guerra mondiale e arma ufficiale delle forze armate americane fino al 1984?.E il suo spirito innovatore vive ancora: oggi, in collaborazione con il National Institute of Justice, la Colt sta sviluppando tecnologie "intelligenti" che permetteranno alle armi di sparare solo se usate dai loro legittimi proprietari. Unisciti a noi per approfondire la vita e l'eredità di questo gigante dell'industria!
Benvenuti all'episodio di oggi, dedicato a Cesare "Joe" Colombo, una mente brillante che ha ridefinito il design tra gli anni '60 e '70. Nato a Milano nel 1930 e scomparso prematuramente nel 1971, Colombo ha iniziato la sua carriera come pittore, per poi dedicarsi al design industriale intorno al 1958, aprendo il suo studio a Milano nel 1962 e concentrandosi sull'architettura e gli interni.Joe Colombo era un vero pioniere, costantemente alla ricerca di innovazione. Ha sperimentato con nuovi materiali, come le plastiche rinforzate, e metodi di produzione all'avanguardia. La sua ricerca di fluidità di forma è evidente fin dalla sedia n. 4801 (1963-64) per Kartell, realizzata con tre elementi di compensato interconnessi, che ha anticipato le sue iconiche creazioni in plastica. Tra queste spicca la sedia Universale n. 4860 (1965-67), la prima sedia per adulti prodotta in plastica stampata a iniezione (ABS). Oltre a mobili, ha disegnato anche luci, vetri, maniglie per porte, pipe, sveglie e orologi da polso.Ma la sua visione andava oltre il singolo oggetto, abbracciando l'intera esperienza domestica. Colombo era ossessionato dalla flessibilità del design e dalla vita quotidiana, come testimoniano i suoi primi contenitori Combi-Centre (1963). Questo interesse lo ha portato a creare sistemi di mobili componibili come gli Additional Living System (1967-68) e le celebri sedie Tube (1969-70) e Multi (1970), tutti assemblabili in molti modi diversi per offrire svariate possibilità di utilizzo e riflettendo il suo obiettivo primario: la flessibilità. È anche il creatore del celebre carrello portaoggetti Boby (1968).La sua eredità più futuristica si manifesta nei suoi "microambienti integrati". Pensate al rivoluzionario habitat Visiona 1(1969), esposto alla mostra Visiona della Bayer: un vero e proprio interno da era spaziale, dove i mobili si trasformavano in elementi strutturali. Qui, elementi funzionali come una NightCell, blocchi CentralLiving e una Kitchenbox creavano un ambiente multifunzionale e dinamico, sostituendo l'arredamento tradizionale. Per il proprio appartamento, Colombo ha realizzato le unità Roto-living e CabrioletBed (entrambi del 1969). Il suo Total Furnishing Unit (1971), un esempio di "Uni-block" molto riuscito, fu addirittura presentato nel 1972 al Museum of Modern Art di New York come una "macchina completa per abitare".Colombo ha lasciato un segno indelebile nel mondo del design, collaborando con marchi di rilievo come O-Luce, Kartell, Bieffeplast, Alessi, Flexform e Boffi. È stato anche riconosciuto con premi importanti, come l'IN-Arch nel 1964 per gli interni di un albergo in Sardegna, dove risaltavano gli infissi del soffitto fatti di prismi in perspex che rifrangevano la luce, un'idea che ha poi sviluppato nella sua lampada Acrilica (1962) per O-Luce. Un vero visionario il cui impatto risuona ancora oggi nel mondo del design contemporaneo.
Benvenuti all'episodio di oggi, dove esploriamo la figura di un vero pioniere del design italiano: Gino Colombini. Nato a Milano nel 1915, Colombini ha plasmato l'estetica e la funzionalità degli oggetti che usiamo ogni giorno.Per quasi due decenni, dal 1933 al 1952, ha affinato le sue abilità nello studio di architettura di Franco Albini, dedicandosi a progetti che spaziavano dagli edifici privati e commerciali all'arredamento. Ma il suo vero impatto si è concretizzato nel 1949, quando ha assunto il ruolo di direttore tecnico per Kartell, una nascente azienda specializzata nella produzione di materie plastiche.È qui che Colombini ha dato vita a una rivoluzione domestica. Ha progettato una moltitudine di prodotti per la casa, trasformando oggetti comuni in esempi di design innovativo e altamente funzionale. Immaginate un battitappeto del 1957, un secchio da mungitura o uno spremiagrumi del 1958, o persino una tinozza per il bucato del 1957, tutti realizzati in plastica e pensati per la produzione industriale su larga scala. Questi non erano solo oggetti pratici; erano tra i primissimi a dimostrare il vasto potenziale della plastica come materiale per il design di massa.Un'altra pietra miliare del suo lavoro fu la credenza modulare del 1956, creata insieme a Leonardo Fioro per Kartell. Con la sua struttura in tubolare metallico e ante e ripiani in polistirene antiurto, fu un design all'avanguardia che anticipò l'arrivo di molti mobili contenitori negli anni '60 e '70.I principi che guidavano Colombini erano chiari: unità strutturale, materiale e funzionale. È stato proprio grazie a questa filosofia che i suoi design hanno elevato Kartell a portavoce del Design Italiano negli anni '50. I suoi prodotti non solo hanno migliorato la qualità intrinseca ma hanno anche ridefinito la forma estetica degli oggetti quotidiani, lasciando un'impronta indelebile e influenzando profondamente le future generazioni di designer industriali.Rimanete sintonizzati per scoprire altri maestri che hanno trasformato il nostro mondo attraverso il design!
Ciao! Benvenuti a questo episodio dedicato a un pioniere dell'innovazione e del design: Sir Henry Cole. Nato a Bath, in Inghilterra, nel 1808 e scomparso a Londra nel 1882, Cole è stato una figura poliedrica e instancabile.Non solo fu per diversi anni funzionario del Public Records Office di Londra, dove si batté per la conservazione dei materiali archiviati, e ideatore di uno schema di riforma della posta, ma fu anche un artista. Studiò pittura sotto David Cox ed espose le sue opere alla Royal Academy. Forse non tutti sanno che a lui dobbiamo la pubblicazione di una serie di libri per bambini intitolati Felix Summerly's Home Treasury nel 1831, e persino la nascita del primo biglietto d'auguri natalizio nel 1843, basato su un disegno di J. C. Horsley.Ma il suo impatto più profondo fu nel mondo delle arti applicate e del design industriale. Cole era un fiero sostenitore che arte e industria potessero andare di pari passo. Lo dimostra il servizio da tè che gli valse una medaglia dalla Society of Arts nel 1846, realizzato sotto lo pseudonimo di Felix Summerly con la semplicità delle forme che prediligeva, e successivamente prodotto da Herbert Minton.Nel 1847 fondò la Summerly's Art-Manufactures, una realtà che commissionava design producibili industrialmente ad artisti di spicco come John Bell, Daniel Maclise e Richard Redgrave. Credeva così fortemente in questo binomio da contribuire, a suo dire, a consolidare l'espressione "art-manufacture" nella lingua inglese. Per promuovere questa unione, tra il 1847 e il 1849 Cole organizzò esposizioni annuali della Society of Arts, diventandone presidente nel 1851.La sua influenza crebbe esponenzialmente: come presidente, fu uno dei principali artefici della Grande Esposizione di Londra del 1851. Non solo, fu fondamentale per la creazione di una collezione che poi diede vita al Victoria & Albert Museum. Cole non si limitò a promuovere il "buon design", ma organizzò anche una mostra intitolata "Examples of False Principles in Decoration" per evidenziare le differenze tra "buon design" e "cattivo design". La sua visione portò anche a un'importante riforma dell'insegnamento del design, privilegiando la creazione di forme semplici e funzionali, perfette per la produzione industriale.Scoprite con noi la storia di questo visionario che ha modellato il concetto moderno di design!
Benvenuti a un episodio dedicato a un'innovazione che ha rivoluzionato il trasporto: il veicolo a cuscino d'aria. Vi porteremo alla scoperta di come un'idea nata nell'Ottocento sia diventata realtà grazie a un ingegnere visionario.Il concetto di veicolo a cuscino d'aria fu introdotto per la prima volta negli anni '70 dell'Ottocento dall'ingegnere navale britannico Sir John Thornycroft (1843-1928). Nonostante avesse costruito e brevettato diversi modelli, Thornycroft non riuscì a risolvere il problema cruciale del cuscino d'aria che "fuoriesce" dal veicolo.È negli anni '50 di questo secolo che entra in scena Christopher Cockerell. Nato a Cambridge nel 1910 e scomparso a Sutton Scotney nel 1999, Cockerell fu l'uomo che trovò la soluzione. Il suo colpo di genio? Progettare una "camicia" per contenere il cuscino d'aria, rendendo finalmente quel tipo di veicolo valido a tutti gli effetti.Nel 1959, Cockerell progettò il primo hovercraft, il Westland SRN1. Questo veicolo anfibio era in grado di trasportare tre passeggeri, ma per funzionare adeguatamente necessitava di acque calme o di terreni piatti. Il secondo modello, l'SRN2, più evoluto e grande, fu progettato intorno a una spaziosa cabina centrale e, a seconda delle dimensioni, poteva ospitare 56-57 passeggeri e il relativo bagaglio.L'interesse non si fece attendere: nel giugno 1962, esperti della marina americana osservarono le prove dell'SRN2 nel Solent, un tratto di mare tra l'isola di Wight e la costa inglese, mentre allo stesso tempo i capi della marina britannica ne studiarono il potenziale militare.Come riconoscimento per il suo straordinario contributo al design del veicolo, Sir Christopher Cockerell fu nominato cavaliere nei tardi anni '70. Oggi, enormi hovercraft con 400 passeggeri e 60 automobili a bordo attraversano il Canale della Manica a velocità fino a 60 nodi.Unisciti a noi per approfondire la storia di questa incredibile invenzione e del suo creatore!
Benvenuti a un episodio dedicato a un pioniere del design e dell'architettura moderna, Wells Coates. Nato a Tokyo nel 1895 e scomparso a Vancouver nel 1958, Coates è stato una figura chiave nel panorama del Modernismo britannicodegli anni '30.Iniziò il suo percorso studiando ingegneria, prima all'Università della British Columbia e poi a Londra per il dottorato. Ma la sua influenza andò ben oltre l'ingegneria classica. Tra il 1923 e il 1926, fu giornalista per il Daily Express, dove scriveva articoli di taglio umanistico, valorizzando il design come catalizzatore di cambiamenti sociali.La sua carriera è costellata di innovazioni:Nel 1928, a Londra, realizzò design di tessuti per la Crysede Textile Company e interni per la fabbrica della ditta a Welwyn Garden City, nei quali usò componenti in legno compensato.Dal 1931, divenne consulente per la Isokon, un'azienda di prodotti in compensato (plywood), il cui proprietario, Jack Pritchard, fu pioniere del Modernismo in Gran Bretagna.Nello stesso anno, Pritchard commissionò a Coates i celebri Lawn Road Flats di Hampstead, esempi emblematici di Modern Movement applicato all'architettura britannica.Nel 1933, fu membro fondatore del Modern Architecture Research Group (MARS).Dal 1932, realizzò diversi design di radio in bachelite per Ekco Radio Company, fra cui la famosa radio circolare Ekco AD65 (1934). Quelle radio, concepite per la produzione industriale, furono tra i primi prodotti di stile modernista a disposizione dei consumatori britannici.Dopo la seconda guerra mondiale, Coates lavorò a Vancouver, dove progettò interni di aerei per de Havilland. Negli anni '50 realizzò anche mobili per televisori.Wells Coates credeva che "le caratteristiche sociali di un'epoca determinano la sua arte"; la stessa massima si può applicare ai suoi design, che rappresentano l'epitome del Modernismo britannico degli anni '30. Restate sintonizzati per scoprire di più su questo visionario che ha plasmato il volto del design moderno.
Benvenuti a un viaggio nel cuore della Rivoluzione Industriale! Oggi vi portiamo a Coalbrookdale, nello Shropshire, in Inghilterra, un luogo che ha letteralmente forgiato il futuro. Qui, all'inizio del XVIII secolo, il geniale Abraham Darby, un esperto padrone di ferriera, cambiò il corso della storia.Immaginate: siamo nel 1709 e Darby è il primo in Gran Bretagna a produrre ferro commerciale usando il coke in una fornace. Una vera rivoluzione, resa possibile anche dalla vicinanza a riserve di carbone a basso contenuto di zolfo. La qualità del ferro che creava era così eccezionale da poter essere fusa in lamine sottilissime, capaci di competere persino con l'ottone per la produzione di pentole e utensili domestici.Ma non si fermò lì! Dal suo ingegno nacquero le prime barche in ferro nel 1787 e le prime locomotive nel 1802. E se vi chiedete come un'innovazione così profonda potesse essere celebrata, pensate al famoso ponte di ghisa che ancora oggi si erge maestoso sul fiume Severn, lungo 43 metri. Progettato da Thomas Pritchard e costruito tra il 1777 e il 1779 dal nipote di Darby, Abraham Darby III, questo ponte non era solo un'opera d'ingegneria, ma anche una brillante vetrina per la fonderia di famiglia.Per oltre un secolo, Coalbrookdale è stato il centro nevralgico della produzione del ferro, e la sua fama perdurò anche nel XIX secolo, grazie ai suoi magnifici caminetti in ghisa e agli eleganti mobili da salotto, alcuni creati dal designer Christopher Dresser. Non è un caso che oggi Coalbrookdale sia riconosciuto come patrimonio storico dell'umanità, il vero luogo di nascita dell'era industriale. Preparatevi a scoprire come un'innovazione nel cuore dell'Inghilterra abbia plasmato il mondo in cui viviamo!
Benvenuti al nostro podcast. Oggi facciamo un salto a Parigi, nel 1913, per scoprire l'affascinante percorso di Citroën. Fondata da André-Gustave Citroën, un brillante ingegnere e designer industriale, l'azienda iniziò la sua attività producendo componenti per auto, introducendo in Francia gli innovativi ingranaggi a doppia elica.La storia di Citroën prende una piega inaspettata durante la guerra, quando l'azienda, su richiesta dello stato, convertì la produzione per fabbricare ben 55.000 granate al giorno per l'esercito francese. Finita la guerra, con la drastica riduzione della domanda di armi, André Citroën ebbe la visione di trasformare la sua impresa: da produttore di munizioni a costruttore di vetture piccole ed economiche per tutti. Nel 1919, con l'aiuto del suo primo designer, Jules Saloman, lanciò la Type A, la prima auto prodotta in serie. Questo modello portò innovazioni significative per l'epoca, come le ruote a disco, le luci elettriche e l'avviamento interno. Ma fu la 5CV, un modello più compatto e di enorme successo, a rendere Citroën un nome familiare.La ricerca dell'innovazione, tuttavia, portò quasi al fallimento nel 1934, a causa degli ingenti investimenti nello sviluppo della rivoluzionaria Traction Avant, un'auto che con la sua trazione anteriore e il lungo interasse era vent'anni avanti rispetto al suo tempo. Questa difficile situazione portò all'assorbimento dell'azienda da parte di Michelin. Nonostante le difficoltà, Citroën continuò a stupire: nel 1939, fu presentata la 2CV, progettata da Pierre Boulanger. Lanciata poi nel 1948 come veicolo spartano e robusto, la 2CV fu pensata per competere con il Maggiolino della Volkswagen e divenne un successo strepitoso, con quasi 3.870.000 esemplari costruiti fino al 1990.Un altro capolavoro arrivò nel 1955: la DS19. Disegnata da Flaminio Bertoni, questa vettura elegantissima, evoluzione della Traction Avant, divenne celebre in Francia come "la dea" per la sua caratteristica sagoma protesa in avanti ed era, ancora una volta, incredibilmente avanzata per l'epoca.Dal 1975, Citroën è entrata a far parte del gruppo Peugeot. Sebbene ancora oggi produca veicoli degni di nota, è innegabile che il suo livello di innovazione nel design non abbia più eguagliato quello raggiunto in passato. Resta comunque un'icona di ingegneria e stile, la cui storia è un esempio di audacia e trasformazione.
Benvenuti ! Oggi scopriamo Chrysler, gigante nato nel 1925 nel Delaware da Walter P. Chrysler – già vicepresidente GM. Rivoluzionò il mercato con la prima auto accessibile di alta classe: la Chrysler Six (1924). Venduta in 32.000 esemplari, portò l'azienda dal 57° al 5° posto in vendite entro il 1926. Nel 1928, il colpo maestro: nascono Plymouth e De Soto, e viene acquisita Dodge Brothers, specialista dei camion. Anche nella Grande Depressione, Chrysler non fermò l'innovazione: - Il sistema "Floating Power" ridusse le vibrazioni, migliorando il comfort. - La pionieristica Airflow (1934), progettata da Carl Breer, Fred Zeder e Owen Skelton. Troppo avanti per l’epoca (flop commerciale), ma introdusse: • Aerodinamica rivoluzionaria • Monoscocca • Parabrezza curvo in unico pezzo • Nuova distribuzione dei pesi Influenzò tutta l'auto del futuro. Nella Seconda Guerra Mondiale, Chrysler fu cruciale: produsse 18.000 carri armati M-4 Sherman e circa 500.000 camion Dodge, fornendo equipaggiamenti per 3,4+ miliardi di dollari. Nel dopoguerra, sotto Virgil Exner, esplose lo stile "Forward Look" (anni '50): linee dinamiche, finestrini curvi, alettoni (es. Plymouth Belvedere ’57). Innovazioni tecniche: servosterzo, avviamento a chiave, cruscotti morbidi. Ma la vera icona fu il motore Hemi V-8 (1951), +20% di potenza. Dopo una pausa, tornò glorioso nel 1964 come Hemi 426 da 425 CV. Gli anni ‘60-'70 furono l’era delle MUSCLE CAR (Elwood Engel): - Dodge Challenger - Dodge Charger - Plymouth Road Runner - Plymouth Barracuda Dominarono strade e piste con potenza e design aggressivo. La crisi petrolifera degli anni ‘70 fermò gli eccessi. Chrysler rischiò il collasso, ma nel 1979 Lee Iacocca la salvò: - 1981: Le compatte "K-Car" (Dodge Aries, Plymouth Reliant) rilanciano i volumi. - 1983: La svolta epocale. Nascono i minivan Dodge Caravan e Plymouth Voyager, creando un nuovo segmento di mercato. Slogan: "If you can find a better car, buy it". Negli anni ‘90, Chrysler guarda all’Europa (acquisisce Lamborghini nel ‘87) e sforna icone: - La mostruosa Dodge Viper (700 CV, 1992) - La sportiva Jeep Grand Cherokee (1993) - La versatile Voyager MPV (1995) Nel nuovo millennio, grandi cambi societari: - 1998: Fusione con Daimler-Benz AG. - 2007: Acquisizione da parte di Cerberus Capital Management. - 2009-2011: Passaggio sotto il controllo di Fiat Group, oggi Stellantis. Chrysler: un'avventura tra crisi, genio tecnologico e rinascite. Grazie per il viaggio!
Ciao a tutti e benvenuti al nostro podcast! Oggi vi portiamo alla scoperta di un colosso che ha letteralmente mosso il mondo: Caterpillar. Nata nel 1925 a Peoria, Illinois, questa azienda affonda le sue radici nelle menti brillanti di Benjamin Holt e Daniel Best. Questi due pionieri, lavorando in modo indipendente, hanno rivoluzionato l'agricoltura e non solo, sperimentando trattori a vapore per poi concentrarsi sui modelli a cingoli azionati a benzina.Pensate che già durante la Prima Guerra Mondiale, il trattore "Caterpillar" di Holt era fondamentale per le forze armate, trainando artiglieria e rifornimenti. Poi, nel 1925, le visioni di Holt e Best si sono unite, dando vita all'unica e inconfondibile Caterpillar, con base a Peoria.La loro spinta all'innovazione non si è fermata: dopo anni di ricerca sull'uso del diesel per i trattori cingolati, nel 1931 hanno lanciato il rivoluzionario Diesel Sixty Tractor, un vero game changer nel settore. Durante gli anni '40, la diversificazione è diventata la parola d'ordine, con l'introduzione di pale meccaniche e generatori elettrici, tutti richiestissimi durante la Seconda Guerra Mondiale. Hanno persino prodotto un motore speciale per il celebre carro armato Sherman M-4.Il dopoguerra ha visto un'espansione incredibile, con il lancio di molti nuovi prodotti e un'internazionalizzazione che ha portato Caterpillar in Gran Bretagna già nel 1950. Dagli anni '50 in poi, i potenti motori Cat sono diventati il cuore pulsante di camion, treni, barche e macchine edili. Non solo: associati a sistemi di generazione elettrica, questi motori sono in grado di portare energia in luoghi remoti o in situazioni di emergenza, dalle piattaforme petrolifere off-shore alle scuole e ospedali in aree non raggiunte dalla rete convenzionale.Gli anni '70 hanno segnato l'arrivo di altre innovazioni rivoluzionarie, fra cui il "Dio", che si impose come il trattore a cingoli più grosso e avanzato, l'escavatore idraulico 225 e la serie di motori 3400. Anche se i primi anni '80 hanno portato qualche difficoltà a causa della recessione, Caterpillar ha saputo rialzarsi con altre innovazioni straordinarie, come l'elevatore posteriore per trattori a cingoli, che ha migliorato significativamente la produttività, facilitato la manutenzione e prolungato la vita della trazione.Il culmine di questo percorso di crescita e innovazione è arrivato nel 1997, quando Caterpillar è diventata la più grande produttrice mondiale di macchine per l'edilizia e le miniere, di motori diesel e a gas naturale e di turbine industriali. Una storia di ingegno, potenza e innovazione che continua ancora oggi a influenzare settori vitali in tutto il mondo!
Ciao a tutti e benvenuti al nostro podcast dedicato ai giganti del design! Oggi esploreremo la straordinaria eredità dei fratelli Castiglioni: Livio, Pier Giacomo e Achille. Figure centrali del design italiano del XX secolo, la loro visione ha plasmato l'estetica e la funzionalità di innumerevoli oggetti.Livio Castiglioni, architetto formatosi al Politecnico di Milano, ha segnato una svolta significativa con la radio 547 per Phonola (1938-39). Questa non era una radio qualsiasi: fu la prima in bachelite prodotta in Italia, rivoluzionando completamente il design dell'epoca, che fino ad allora era dominato dagli esterni in legno. Questo lavoro pionieristico gli valse una medaglia d'oro alla VII Triennale di Milano. Livio ha anche contribuito a numerosi progetti di illuminazione in collaborazione con i fratelli più giovani e ha firmato la celebre lampada Boalum (1970) insieme a Gianfranco Frattini.Dopo che Livio lasciò lo studio nel 1952, i fratelli Pier Giacomo e Achille continuarono la loro proficua collaborazione fino al 1968. Furono incredibilmente prolifici, non solo ideando oggetti, ma anche contribuendo attivamente a fondare istituzioni chiave nel mondo del design italiano, come la Triennale di Milano, i prestigiosi premi Compasso d'Oro e l'ADI. Erano noti per la loro audacia sperimentale, come dimostrato dalla mostra "Colori e forme nella casa d'oggi" alla Villa Olmo di Como, dove per la prima volta esposero i loro innovativi design ready-made nel 1957, tra cui spicca lo Sgabello Mezzadro, che incorporava un sedile di trattore, e uno sgabello per telefono con un sedile di bicicletta. Hanno anche creato icone di grande successo come la poltrona Sanluca (1959) e lampade diffusissime a livello internazionale, tra cui la Arco (1962), la Tubino (1951), la Luminator (1955) e la Taccia (1962). Progettarono anche apparecchi audio per Brionvega, come il radiogrammofono RR 126 (1965), e il sedile Allunaggio (1966), ispirato alla discesa sulla luna.Alla morte di Pier Giacomo, Achille Castiglioni proseguì una carriera eccezionale nel design industriale, ideando pezzi iconici come la lampada da tavolo Lampadina (1972) per Flos e la direzionale Gibigiana (1980), sempre per Flos. La sua influenza si estese anche all'insegnamento, formando generazioni di designer come professore al Politecnico di Milano e Torino. Premiato ben otto volte con il Compasso d'Oro e numerosi altri riconoscimenti, Achille sosteneva un approccio al design che mirava a "raggiungere il massimo risultato col minimo dei mezzi", distinguendo tra produzione di massa e produzione di quantità limitate.Il linguaggio che i fratelli Castiglioni hanno saputo costruire, pur avendo solide radici nel Razionalismo, si arricchiva di una peculiare ironia e di una tendenza a forme scultoree. Questo approccio insolito è stato efficacemente descritto come "espressionismo razionale". La loro straordinaria capacità di creare design strutturalmente innovativi e al contempo esteticamente piacevoli li rende figure insostituibili nel panorama del design mondiale e tra le più importanti del design italiano del XX secolo. Tra i loro clienti di prestigio figurano nomi come Kartell, Zanotta, Bernini, Siemens, Knoll, Poggi e Lancia. Unisciti a noi nel prossimo episodio per scoprire altre storie affascinanti dal mondo del design!
Ciao e benvenuti! Oggi, il nostro podcast, ci porterà nella storia di Casio, un'azienda che ha ridefinito la tecnologia personale e la miniaturizzazione! Nata a Tokyo, Giappone, nel 1957, la sua avventura è iniziata con l'ingegnere Tadao Kashio. Già nel 1946, Tadao aveva fondato la Kashio Seisakujo per produrre ricambi per aerei militari, ma fu su suggerimento del fratello Toshio che i fratelli Kashio si avventurarono nel mondo delle calcolatrici.La loro prima grande innovazione? A differenza delle altre calcolatrici dell'epoca, i cui ingranaggi interni erano azionati elettricamente, i fratelli Kashio adattarono ingegnosamente i relè già inventati per le apparecchiature telefoniche. Proprio perché faceva a meno di ingranaggi, la loro nuova calcolatrice era incredibilmente più compatta delle concorrenti. Con la fondazione ufficiale della Casio Computer Co. nel 1957 e il lancio del modello 14-A interamente elettrico, la strada era spianata. Dieci anni dopo, l'azienda mise in commercio la prima calcolatrice elettronica programmabile, la AL-1000. In un periodo in cui le calcolatrici erano ancora estremamente costose, Casio decise di fabbricarne una che fosse alla portata non solo delle aziende ma anche delle persone. Il risultato fu la piccola Casio Mini, il primo "personal calculator" al mondo a divenire parte della vita quotidiana.Il loro spirito innovativo non si è fermato qui. Usando la sua tecnologia d'avanguardia, Casio divenne leader nella miniaturizzazione. Ne sono un esempio il Casiotron (1974), il primo orologio da polso elettronico. Il Casiotron, con il suo display di anno, mese, giorno, ora, minuti e secondi, si basava sul concetto che "il tempo non è che un continuo processo di addizione". E chi non ricorda l'originale Casio Mini Card (1978), una calcolatrice grande quanto una carta di credito?Ma c'è un orologio che è diventato una vera leggenda di resistenza: il G-Shock (1983). Concepito nel 1981 dal design team di Casio con l'obiettivo di realizzare un orologio da polso che fosse "forte come un carro armato ma anche flessibile" e che fosse in grado di durare dieci anni, ha superato ogni aspettativa. Il G-Shock è noto per la sua capacità di sopportare cadute al suolo da un'altezza di 10 metri! Seguirono molti altri modelli G-Shock, incluso un modello per signore, il Baby-G (1994), che divenne subito un indispensabile accessorio di moda.Negli anni '80 e '90, Casio ha continuato a specializzarsi nel design di calcolatrici, orologi da polso e strumenti musicali elettronici sempre più avanzati. Nel contempo, ha inventato prodotti ibridi unici, combinando diverse funzionalità in un unico dispositivo. Pensate al BM-100W (1989), un orologio digitale con sensore per le previsioni del tempo, o al Pathfinder PAT1GP-1 (2000), il primo orologio da polso con incorporato un sensore per il display di longitudine e latitudine.La filosofia di Casio è sempre stata chiara: produrre articoli originali e innovativi, facili da usare, versatili e a buon mercato. La ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti è un tema centrale della sua filosofia commerciale. Un viaggio incredibile attraverso la tecnologia e il design che continua a stupire e a innovare!
Benvenuti in questo viaggio affascinante nella storia di un'azienda che ha rivoluzionato l'agricoltura e non solo.Tutto ebbe inizio nel 1842 a Rochester, Wisconsin (USA), quando Jerome Increase Case, ispirato da un articolo sulla meccanizzazione della trebbiatura, comprese il potenziale illimitato di una macchina che potesse liberare gli agricoltori da un lavoro ingrato e faticoso, svolto a mano dall'alba dei tempi. La laboriosa trebbiatura manuale aveva impedito l'espansione agricola in Nord America, e Case vide in questa meccanizzazione una soluzione chiave. Migliorò una rudimentale trebbiatrice e fondò così la I. Case Company.Solo due anni dopo la fondazione, Case costruì una fabbrica a Racine, diventando il primo fabbricante di trebbiatrici meccaniche. La sua celebre Sweepstakes Thresher del 1862 era un vero prodigio, capace di trebbiare 200-300 staia al giorno, un'impresa titanica se paragonata alle sei-sette staia che una persona poteva ottenere a mano. Non ci volle molto perché Case fosse acclamato come il "Re della trebbiatura", adottando dal 1865 il celebre marchio con l'aquila.L'innovazione non si fermò: quattro anni più tardi, Case costruì la prima trebbia a vapore, conosciuta come Old No. 1, con i suoi 8 HP, amata dagli agricoltori per la sua capacità di lavorare tutto il giorno, a differenza delle macchine a trazione animale. Le vendite delle trebbiatrici a vapore decollarono a metà degli anni '80, e nel 1880 fu lanciato l'Agitator, ancora più grande ed efficiente. Nel 1886, Case era già il più grande produttore mondiale di macchine a vapore.L'azienda continuò a spingersi oltre i confini del vapore, introducendo il primo trattore a benzina nel 1892 e, nel 1913, producendo i precursori dei moderni trattori. Il 1919 segnò un'espansione significativa, con l'aggiunta di aratri e altri utensili alla linea di prodotti, offrendo così una gamma completa di attrezzi per l'agricoltura.Ma l'influenza di Case andò oltre i campi agricoli. L'azienda si avventurò anche nella produzione di automobili, arrivando persino a schierare una squadra corse nella prima corsa automobilistica di Indianapolis nel 1911. Negli anni '30, le trebbiatrici Case erano già arrivate in luoghi remoti come la Nuova Zelanda, mentre nuovi prodotti come il Case Hammer Mill (una macchina che macinava il mangime per il bestiame) e la mietitrebbia One-Man continuavano a essere introdotti.Durante la Seconda Guerra Mondiale, Case diede un contributo fondamentale allo sforzo bellico, producendo oltre un milione e trecentomila granate per le forze armate americane, oltre a ricambi per camion militari, carri armati Sherman e aerei da caccia. Nel dopoguerra, l'azienda è tornata alla sua vocazione principale, producendo macchine per l'agricoltura e l'edilizia.Oggi, Case rimane un leader indiscusso nel settore, rinomata sia per la sua produzione che per il design innovativo. Scoprite con noi la storia di un'azienda che ha plasmato il mondo agricolo e industriale per quasi due secoli.
Ciao! Preparatevi per un viaggio affascinante nel mondo del design e dell'ingegneria che ha letteralmente dato luce a milioni di persone.Benvenuti a un episodio dedicato a un'illuminazione rivoluzionaria! Oggi vi porteremo nel mondo di George Carwardine, un geniale ingegnere automobilistico inglese, nato nel 1887 e scomparso nel 1948. George, direttore della Carwardine Associates di Bath e specialista in sistemi di sospensione, aveva una mente che vedeva oltre l'ordinario.Nel 1932, brevettò una creazione destinata a illuminare il mondo: la lampada da tavolo articolata Anglepoise. Ciò che rendeva questa lampada così straordinaria era la sua incredibile flessibilità. Carwardine si ispirò al principio della tensione costante degli arti umani, facendo sì che i perni della lampada agissero proprio come i nostri muscoli. Grazie a un ingegnoso sistema di molle controbilanciate da un peso, la Anglepoise poteva assumere e mantenere qualsiasi posizione con una stabilità sorprendente.Iniziata la produzione nel 1933 con il fabbricante di molle inglese Herbert Terry di Redditch, questa lampada divenne un successo travolgente. Ha trovato impiego in ogni ambiente: dagli uffici alle fabbriche, dagli ospedali alle case. Per oltre cinquant'anni è stata prodotta in grandi quantità, dimostrando la sua utilità universale.La sua influenza fu tale che nel 1937, il designer norvegese Jacob Jacobsen (nato nel 1901) ne acquisì il brevetto, a sua volta profondamente ispirato per creare la celebre lampada analoga, la Luxo L-1, anch'essa di grande successo. Anche se prodotta in Norvegia sotto un altro nome, la lampada di Carwardine ha lasciato un segno indelebile, influenzando generazioni di lampade da lavoro. Ancora oggi in produzione, la Anglepoise è la prova vivente di un design che è funzionale, classico e veramente fuori dal tempo. Ascoltate come una semplice idea può davvero cambiare il modo in cui viviamo e lavoriamo!
Benvenuti a un episodio speciale dedicato a Canon, un nome che evoca innovazione, precisione e una storia ricca di successi nel mondo della tecnologia e dell'immagine. La nostra avventura inizia a Tokyo, in Giappone, dove nel 1933 fu fondato un Laboratorio di Strumenti Ottici di Precisione con l'ambizioso obiettivo di fare ricerca nella tecnologia applicata alla fotografia. Solamente un anno dopo, l'azienda stupì il mondo sviluppando il prototipo della Kwanon, la prima macchina fotografica giapponese da 35 mm dotata di un otturatore sul piano focale. La dedizione all'innovazione non si fermò: nel 1940 fu la volta della prima macchina giapponese per la fotografia a raggi X.Il marchio Canon Camera Company nacque ufficialmente nel 1947, ma il suo impatto era già evidente con la Canon 2, acclamata nel 1946 da ufficiali delle forze d'occupazione e compratori stranieri. Gli anni a seguire videro una serie di pietre miliari: nel 1952, la Canon IVSb rivoluzionò il mercato essendo la prima al mondo con flash e otturatore sincronizzati alla velocità della luce. Il decennio successivo portò i primi riconoscimenti ufficiali, con la Canon L1 e la cinecamera Canon 8T che nel 1957 ricevettero un premio "Good Design" dal Ministero del Commercio Internazionale e dell'Industria giapponese.Ma Canon non si è limitata alla fotografia tradizionale. Negli anni '60 e '70, l'azienda dimostrò la sua visione futuristica, diversificando la linea di prodotti con sistemi a microfilm e calcolatrici. Il 1965 segnò l'ingresso nel mercato delle fotocopiatrici con la Canofax 1000, e tre anni dopo venne lanciata la prima testina di registrazione a quattro piste e quattro canali. La fotografia rimase centrale, con l'introduzione di SLR all'avanguardia come la Canon F-1 (1971) e la rivoluzionaria AE-1 con microcomputer incorporato (1976), che scatenò un vero e proprio "boom" delle AE SLR. Gli anni '70 e '80 videro ulteriori innovazioni come la produzione di stampanti laser (1975), la prima macchina fotografica retinica non midriatica CR-45NM (1976), la prima stampante a getto d'inchiostro (1981) e una stampante a colori a getto d'inchiostro (1982). Canon si avventurò anche nel settore delle comunicazioni con il primo telefono multifunzione con fax incorporato nel 1986, e nel mondo delle videocamere con modelli come la Optura (1997) e la compatta Elura (1999).In 59 anni di attività, Canon ha prodotto oltre 100 milioni di macchine fotografiche, e la sua impronta aziendale è chiaramente riconoscibile in ogni prodotto: dai binocoli con stabilizzatore d'immagine alle fotocamere digitali, dai componenti di alta qualità per l'elaborazione di immagini alle lenti per trasmissioni televisive ad alta definizione. Le linee guida che guidano Canon includono l'uso di forme, tecnologie e materiali avanzati, l'ottimizzazione del comfort e della facilità d'uso per l'utente, e una profonda considerazione dell'ambiente operativo e l'adozione di criteri transculturali.Unisciti a noi per scoprire come Canon ha plasmato il panorama tecnologico e continua a farlo con una costante spinta verso il futuro!
Preparatevi a scoprire la mente brillante di Nick Butler, un gigante del design industriale nato a Normanton, Inghilterra, nel 1942. Nel 1967, Butler ha fondato la BIB Design Consultants Ltd., dando il via a una carriera straordinaria che lo avrebbe visto lasciare un'impronta indelebile nel mondo del design.Membro della Chartered Society of Designers e della Royal Society of Art, nonché giurato per i prestigiosi Design Council Awards, Nick ha ricoperto ruoli chiave in numerosi organismi, dalla direzione del British Design Export Group all'esame esterno per il Royal College of Arts. Il suo contributo eccezionale è stato riconosciuto nel 1988 con l'Ordine dell'Impero Britannico (OBE), e nel 1995 è diventato Master della RSA's Faculty of Royal Designers to Industry.La sua influenza si è estesa anche al settore pubblico: a metà degli anni '90, Butler è stato consulente per la Banca d'Inghilterra e la zecca di stato per il design dell'Euro, e ha partecipato alla giuria del programma British Millennium Products.La filosofia di design di Butler è tanto semplice quanto potente: "il design è un fattore chiave nel modo di intendere il prodotto e quindi anche nell'efficienza del suo utilizzo". Questa visione si riflette nei suoi prodotti, pensati per essere intuitivi e facili da usare. Il suo studio continua a offrire una vasta gamma di servizi, dalla supervisione al design all'ingegneria di prodotto, dall'analisi del fattore umano alla creazione di prototipi e all'avviamento alla produzione.Tra i suoi lavori più celebri, spicca la torcia Durabeam del 1982, vincitrice di un Design Council Award. La BIB, il suo studio, ha collaborato con giganti globali, progettando personal computer per Apple, fax per British Telecommunications e Panasonic, orologi per Citizen, televisori per Thompson, penne per Dunhill e utensili da cucina per Prestige.Un vero maestro che ha plasmato il nostro modo di interagire con gli oggetti di tutti i giorni. Non perdete questa immersione nella vita e nell'opera di Nick Butler!
Benvenuti a questa puntata speciale, dove esploreremo la storia affascinante di una rivoluzione sulla neve! Ci immergeremo nel mondo di Jake Burton, l'uomo che, con la sua visione e la sua tenacia, ha trasformato un semplice giocattolo in uno sport globale e una vera e propria industria.Nato a New York nel 1954, Jake fin da bambino si divertiva con lo "Snurfer", un attrezzo rudimentale per scivolare sulla neve, senza attacchi né bordi. Per quasi dieci anni, nessuno pensò di sviluppare ulteriormente quel concetto, ma nel 1977, Jake ebbe un'intuizione: abbandonò la sua vita a Manhattan e il mondo degli affari per trasferirsi in Vermont e dedicarsi completamente allo sviluppo dello snowboard.In quell'anno, aprì la sua prima fabbrica di snowboard in un garage, dando vita a modelli come il Burton Backhill, il Burton Backyard e il Performer. Jake stesso andava di negozio in negozio per vendere i suoi primi snowboard. All'epoca, lo snowboard era uno sport quasi clandestino, praticato in luoghi insoliti come piste da slittino o addirittura campi da golf.Jake capì subito un aspetto fondamentale: per far sì che lo sport prendesse piede, gli appassionati non potevano continuare a risalire le colline a piedi. Per questo, esercitò pressioni sui proprietari delle stazioni sciistiche locali per consentire l'accesso alle seggiovie e alle piste anche agli snowboarder. Finalmente, nei primi anni '80, trovò il consenso della stazione sciistica di Stratton, in Vermont, un momento chiave che aprì la strada per molte altre stazioni. Per le piste battute, Jake inventò anche il Performer Elite, un modello più adatto della neve soffice dei primi prototipi.I suoi sforzi instancabili portarono al pieno riconoscimento della pratica dello snowboard. Di conseguenza, la fabbricazione divenne un business significativo, e Burton si concentrò sul miglioramento continuo del prodotto. La sua azienda crebbe, trasferendosi nel 1992 a Burlington. Sebbene non abbia inventato il primissimo snowboard (un modello degli anni '20 è conservato nel Burton Museum), Jake Burton ha indubbiamente inventato lo sport dello snowboard. Il suo entusiasmo e la sua cieca fiducia nel prodotto hanno dato vita a una nuova industria, diventata una seria rivale dello sci e influenzando persino il design degli sci moderni, come il popolare tipo a parabola.Un viaggio incredibile che ha cambiato per sempre il modo di vivere la montagna!




