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È stato un anno pieno di esordi al femminile, specie nella musica. Scopriamo insieme la nuova generazione, dalle New Eves alle Lambrini Girls, ragazze furibonde che amano sbronzarsi e a volte sembrano le comparse di un film di horror agreste.
Woody Allen pubblica a 90 anni il suo primo romanzo, e non è il solo esordiente “attempato”. Raccontiamo anche l’esordio della straordinaria Giovanna Pala che a 90 anni ha pubblicato le sue straordinarie memorie queer, da attrice al fianco di Alberto Sordi e Totò a fondatrice del collettivo femminista Pompeo Magno di Roma.
Kate Winslet, Scarlett Johansson, Kristen Stewart, Juliette Binoche. È stato l’anno delle dive del cinema che hanno deciso di passare dietro la cinepresa e dirigere. E anche dei figli d’arte; il nostro preferito è Ronan Day Lewis, che per il suo debutto da regista ha potuto arruolare come protagonista papà Daniel Day Lewis.
Zohran Mamdani a New York ma anche Katie Wilson nuova sindaca di Seattle o Sisse-Marie Welling eletta da poco sindaca di Copenhagen. Sembrano tutti spuntati dal nulla, esordienti della politica millennials con in comune la matrice socialista. È la nuova generazione progressista che si sta prendendo la scena, cambiando linguaggio. E puntando su una cosa sopra tutte: il diritto alla casa.
Negli ultimi tempi l’Irlanda ha invaso le mappe della cultura pop. In particolare la sua scena musicale alternativa, che non sono solo Fontaines DC e Kneecap ma tutta una nuova generazione di band post punk e artisti di colore figli dell’immigrazione, che stanno ridefinendo il concetto stesso di identità irlandese.
Red Wedge. Il cuneo rosso contro la Lady di Ferro. Breve storia del collettivo pop (Billy Bragg, Paul Weller, Elvis Costello, Madness, The Smiths…) nato 40 anni fa con lo sciopero dei minatori in Inghilterra per rovesciare il governo di Margaret Thatcher. Non ci riuscirono, ma hanno lasciato una magnifica lezione.
Eduardo Benavente, che portò il dark in Spagna con i Paralisis Permanente: la fulminea parabola dell’angelo caduto della movida madrilena.
Lorenza Mazzetti, le mille vite della geniale ragazza italiana che ha aperto la strada al Free Cinema Inglese e ha raccontato la sterminio nazista della famiglia Einstein.
Luca Prodan, una vita in fuga da Roma a Buenos Aires: storia del ragazzo che andava al college con re Carlo ed è diventato un mito punk in Argentina (ma in Italia è rimasto uno sconosciuto)
“Red Elvis”: l’incredibile storia di Dean Reed, il cowboy del Colorado che nel dopoguerra diventò la stella del rock’n’roll sovietico.
Quella di Watts, un quartiere nero di Los Angeles, fu la rivolta più sanguinosa tra quelle dei ghetti americani degli anni Sessanta. Sei giorni di disordini, 34 morti di cui 25 neri, più di 1000 feriti, svariate decine di milioni di dollari di danni e quasi 4000 persone di colore arrestate. Per aiutare le vittime di questa rivolta un anno dopo, nel 1966, nacque il Watts Summer Festival, uno dei più antichi festival culturali afroamericani degli Stati Uniti. Nel 1972 venne organizzato dalla Stax. Il nome del concerto – "Wattstax" – fu creato unendo "Watts", come il quartiere, e "Stax". Irretiti dal soul e dall’impetuoso stile oratorio del Reverendo Jesse Jackson, ingaggiato come presentatore, 112.000 spettatori, quasi tutti afroamericani, celebrarono quella che passerà alla storia come la Woodstock nera.
Guidati dal patriarca e direttore d'orchestra Roebuck "Pops" il gruppo familiare degli Staple Singers aveva iniziato a cantare nelle chiese del South Side di Chicago. Alla fine degli anni '30, Pops trasferì la sua giovane famiglia dal Mississippi a Chicago, come molti altri afroamericani in cerca di opportunità e in fuga dal terrore del Sud governato da Jim Crow. Aveva portato con sé una profonda tradizione gospel, canzoni tramandate di generazione in generazione e un vibrante suono di chitarra blues. Arrivarono “Rispect yourself” e “Are you sure”, inni contro le discriminazioni di ogni genere. E i cori delle chiese cantarono le musiche del demonio…
Deanie Parker alla Stax Records ha lavorato come cantautrice, cantante, arrangiatrice, collaboratrice e addetta stampa. L’esperienza alla Stax negli anni '60 e nei primi anni '70, l'ha preparata a diventare una professionista della comunicazione e del marketing e poi manager di un'organizzazione no-profit. Nel 2003 è stata nominata presidente e CEO dello Stax Museum of American Soul Music e della Stax Music Academy. E dopo due anni direttrice esecutiva di Soulsville USA (ora Soulsville Foundation). Nel frattempo, ha prodotto dischi di successo, ha vinto un Emmy per un documentario ed è stata insignita di un Beale Street Brass Notes, un riconoscimento che viene assegnato alle persone di talento che hanno reso la musica di Memphis e di Beale Street famosa in tutto il mondo.
Alla Stax tutto iniziò con Jim Stewart, un bianco banchiere di giorno e violinista country di notte. La fondò lui, ma senza Estelle Axton, sua sorella, la Stax non sarebbe mai diventata quello che è diventata. A partire dal nome: Stax, una crasi tra Stewart e Axton. Nel 1960, Jim ed Estelle misero gli occhi sul teatro Capitol, in un quartiere nero di Memphis, e lo trasformarono in uno studio di registrazione. Lì dentro Estelle ci aprì anche un negozio di dischi dove con la sua chioma rosso fuoco, gli occhiali da gatta e uno scamiciato a fiori aspettava i suoi clienti. Era una zona di “negri”, di perdigiorno, di delinquenti. “Qui si viene per il talento” ripeteva spesso “non per la pelle”. Tutti la rispettano. Faceva più paura essere discriminata per la musica che per il colore. Estelle non guardava nemmeno il sesso. A differenza della realtà delle altre industrie discografiche alla Stax il numero di donne che scrivevano canzoni per i loro colleghi maschi era significativamente elevato...
Memphis, la città del cotone, storicamente una delle più alte concentrazioni di popolazione nera degli States. E’ qui che nel 1960 vennero organizzate le prime marce per l’integrazione razziale. Ed è sempre qui che, su un balcone del Lorraine Motel, è stato assassinato Martin Luther King, icona della lotta nonviolenta per i diritti civili. Mamphis è anche stata patria del blues e culla del rock’n’roll. Ma è anche sta un tempio del soul. Qui è nata la Stax, insieme alla Motown la più importante etichetta di black music. Due universi agli antipodi. Se la Motown era Hitsville, la Stax era Soulville. Archi (Motown) versus ottoni (Stax). Dolcezza, melodia, disimpegno per la Motown. Durezza, adrenalina, lotta, erotismo per la Stax.
Da membro degli N.W.A. a visionario dietro le carriere di Eminem, 50Cent e Kendrick Lamar, Dr. Dre ha costruito l'identità sonora dell'hip hop contemporaneo. Campionamenti lussureggianti, bassi potenti e una cura maniacale per i dettagli hanno reso il suo stile inconfondibile. In questo episodio si racconta la sua ascesa, la rivoluzione sonora del G-funk, e il modo in cui ha plasmato la musica mainstream degli ultimi trent'anni.
Iconoclasta per natura, Steve Albini rifiuta l'idea stessa di produttore e si definisce un tecnico del suono. Celebre per la sua filosofia “zero-compromessi" e il suono crudo e diretto, Albini ha registrato capolavori come In Utero dei Nirvana e Surfer Rosa dei Pixies. In questo episodio si racconta il suo approccio etico al lavoro, il rifiuto delle royalties, e il suo contributo alla cultura indipendente.
Pioniere della musica ambient e figura chiave dell’avanguardia pop, Brian Eno ha trasformato il ruolo del produttore in quello di artista concettuale. Dalla collaborazione con Roxy Music e David Bowie alla reinvenzione sonora di Talking Heads e U2, Eno ha portato in studio un approccio visionario fatto di sperimentazione, aleatorietà e “musica come paesaggio”. In questo episodio esploriamo la sua filosofia creativa, il concetto di “non-musicista” e l’eredità di un autore che ha insegnato al mondo a pensare al suono in modi radicalmente nuovi.
Da cofondatore della Def Jam Recordings a "non-produttore" che ha ridefinito le sonorità di hip hop, metal e country, Rick Rubin è una figura anomala e fondamentale nella musica moderna. Minimalista e quasi mistico nel suo approccio, Rubin ha lavorato con artisti come Beastie Boys, Slayer, Red Hot Chilli Peppers e Johnny Cash, lasciando un'impronta profonda su ogni genere che ha toccato. In questo episodio scopriamo come il suo metodo unico, basato più sull'emotività e sulla sottrazione che sulla tecnica pura, sia diventato il suo marchio di fabbrica, cambiando per sempre le regole della musica.
Considerato uno dei più grandi innovatori della produzione musicale, Phil Spector ha rivoluzionato il pop degli anni '60 con il suo celebre "Wall of Sound". La sua visione orchestrale della canzone pop ha trasformato la musica da semplice intrattenimento a forma d'arte complessa. Questo episodio ripercorre la sua ascesa fulminea, il lavoro con artisti iconici come The Ronettes, The Righteous Brothers, Beatles e Ramones, e il suo controverso declino personale e artistico.















