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Dicono che è bello, al cinema
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Dicono che è bello, al cinema

Author: Gabriele Niola e Bianca Ferrari

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Ogni settimana ti racconta cosa arriva di nuovo al cinema, con storie e spiegazioni per orientarsi e scegliere meglio. E se invece preferisci guardare qualcosa in streaming, c’è una newsletter apposta. Di Gabriele Niola e Bianca Ferrari

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Il nuovo adattamento molto molto libero di Cime tempestose con Margot Robbie e Jacob Elordi è il film più grande di questa settimana, ma ci sono anche Il mago del Cremlino, il primo grande film che prova a raccontare Putin a partire dal suo spin doctor, e La Gioia con Valeria Golino, tratto da un caso di cronaca che forse vi potrebbe ricordare questa puntata di Indagini.In più vi raccontiamo per filo e per segno come si fa a partecipare agli Oscar e poi a vincere. Così lo sapete.
Siamo andati a vedere Melania e vi raccontiamo tutta la storia di come è nato e come è stato fatto (e perché e con quali soldi) questo documentario. Chiaramente dopo i film della settimana, a partire da Hamnet: è da un anno, da quando è stato presentato al Sundance del 2025, che ci arrivano voci su quanto sia bello e finalmente esce. Invece non ci erano arrivate voci su Anaconda, il finto reboot del film del 1997 che è in realtà una commedia non male con Jack Black. E poi ancora parliamo del film indipendente britannico My Father’s Shadow e di com’è Agata Christian, la commedia con uno dei migliori titoli dell’anno.
Questa settimana abbiamo visto più film di quelli che entrano in un podcast del Post, ci siamo così concentrati su Le cose non dette di Gabriele Muccino, il film brasiliano che è la sorpresa degli Oscar, L’agente segreto, e la commedia horror politica di Sam Raimi Send Help. In più abbiamo preso tutto quel che si dice sul Sundance di quest’anno e l’abbiamo chiesto a chi sta lì.
Esce uno dei film più attesi dell’annata, Marty Supreme, una storia che non parla realmente di ping pong con Timothée Chalamet, e poi Sentimental Value, il film europeo con più speranze ai prossimi Oscar e vi parliamo di come siamo arrivati a quella che è l’età dell’oro delle interviste.
Tra i film che escono nei cinema italiani questa settimana c’è La grazia, uno dei film più positivi e leggeri di Paolo Sorrentino, in cui Toni Servillo interpreta il presidente della Repubblica, 28 anni dopo - Il tempio delle ossa, secondo capitolo della trilogia di morti viventi 28 anni dopo e poi Sorry, Baby, uno dei film di cui più si è parlato per tutto il 2025 nella cerchia cinefila e con buone ragioni. In più vi raccontiamo il fenomeno degli “adulti Disney”, una categoria di marketing che sembrava una buona idea per la Disney ed è diventata ora una forza che guida molte mosse della società e ne influenza le scelte.
Tre film che nessuno si aspettava escono questa settimana: Song Sung Blue, un biopic musicale su una coppia di imitatori musicali che è pieno di svolte; Sirat, un film d’autore da cui si esce storditi; Ultimo schiaffo, un film italiano piccolo che ha una storia da fratelli Coen. Infine: la storia di come sta cambiando il pubblico del cinema e cosa gli studios stanno facendo per trarne profitto.
Tra i film di questa settimana abbiamo scelto No Other Choice, il nuovo film di Park Chan-wook, il film d’animazione francese La piccola Amélie e poi Una di famiglia, thriller vecchio stampo e conservatore ma con una sorpresa femminista con Sydney Sweeney. In più, come funziona la distribuzione dei film, perché alcuni escono in tutto il mondo nello stesso weekend e altri invece ci mettono mesi?
Nella settimana in cui esce il film che ci sia aspetta sia il miglior incasso degli ultimi anni, Buen camino con Checco Zalone, ci sono anche altri due film molto diversi per chi non ha voglia di Zalone, La mia famiglia a Taipei, cosceneggiato e montato da Sean Baker, e Primavera, un fiero esempio di “personaggi storici italiani cinematic universe”. Sono film che fanno la controprogrammazione di Natale e se non sapete cos’è questa è la puntata per voi.
Nella settimana in cui Tarantino ha dichiarato il suo disprezzo per Paul Dano, esce quello che sarà uno dei film di maggiore incasso del 2025, e anche uno di quelli più influenti dal punto di vista tecnico: Avatar 3 - Fuoco e cenere. Nella stessa settimana esce però anche il vincitore del Leone d’oro all’ultima Mostra di Venezia, Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch. E poi raccontiamo dall’inizio e per bene cosa è successo con la vendita di Warner, a che punto siamo e cosa potrebbe succedere se la compra Netflix, e cosa se la compra Paramount.
Un film palestinese del 2023, ma prima del 7 ottobre, arriva al cinema in Italia oggi e racconta involontariamente un pezzo importante di quella storia più grande. Ma c’è anche l’opposto, un film sul mistero che sono gli sconosciuti, tutto ambientato in un piccolo centro coreano, fatto di inverno freddo, interni caldi, zuppe e un francese che incuriosisce una ragazza locale. In più siamo stati alla grande convention di tutte le persone che gestiscono cinema in Italia, dove vengono presentati i film della prossima stagione ma vengono anche premiate le sale che vendono più biglietti. Ed è una gara vera!
C’è un nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo ma è un documentario, racconta la loro vita e la loro carriera; la vita è invece finita per i protagonisti di Eternity che si trovano nell’aldilà a dover scegliere in quale modo passare l’eternità, ma soprattutto se con l’amore di una vita o con quello passionale di gioventù in un film più carino di quanto questa descrizione faccia pensare; e poi siamo andati a fondo (anche con un po’ di numeri) sui film vecchi che escono nei cinema ogni settimana: chi li distribuisce? Quanti li vedono? E chi è il loro pubblico?
È arrivato il cartone animato di Natale della Disney, Zootropolis 2, e come già il primo è molto bello; Jennifer Lawrence e Robert Pattinson hanno fatto un film d’autore così audace che forse è anche deludente; e c’è tutta una questione intorno alla possibilità di pilotare i giudizi di Rotten Tomatoes.
Cosa lega Wicked a molti dei film più importanti usciti negli anni Duemila? E che senso ha per The Rock fare un film d’autore? Ma soprattutto: come fanno i giornalisti e i critici ad aver visto tutti i film prima che escano? Il podcast Dicono che è bello, a Venezia è tornato e questa volta va al cinema, tutte le settimane, alle 18 del giovedì.
Torna il podcast sul cinema di Gabriele Niola, questa volta anche con Bianca Ferrari, per parlare di cosa c'è di nuovo: ogni giovedì alle 18:00, sul Post e sulle principali piattaforme.
La regola vuole che l’ultimo giorno del festival, quello che precede la serata di premiazione, sia un continuo rincorrersi di voci sui vincitori, voci più o meno affidabili. E quest’anno quando è stato chiaro che non avrebbe vinto il grande favorito è stato anche chiaro che c’erano problemi in giuria. La serata poi ha confermato una spaccatura mai vista tra i premi e la posizione della biennale.
In molti lo hanno saltato il film ungherese di due ore e mezza centrato su un Gingko biloba, terrorizzati, e hanno sbagliato, è stata la rivelazione del festival, un film più leggero del previsto, grandi applausi e molta partecipazione. Ma è stata la giornata del film di Franco Maresco, l’ennesima odissea del più grande artista anticonformista del cinema italiano, non a sorpresa anche lì un film esilarante.
Mentre il festival è invaso dai giapponesi perché passa il film di Mamoru Hosoda intitolato Scarlet, italiani e qualche europeo sono presi da Il mostro di Stefano Sollima, serie Netflix in 4 episodi che ha un livello inedito di attaccamento ai fatti e una grandissima realizzazione. Questi film come tutti gli altri hanno avuto anche i loro party e i loro ricevimenti più o meno esclusivi, ma le feste a cui posso aspirare io sono altre.
Era facile prevedere che il film The voice of Hind Rajab sulla vera storia della bambina intrappolata in un'auto a Gaza con la sua famiglia ormai morta che chiede aiuto al telefono sarebbe stato un potenziale vincitore, visto il tema. Ma è anche un film di grande innovazione filmica. Nella stessa giornata è passato anche il ben più sfortunato Duse.
A partire dal 2016 e con sempre maggiore insistenza si è cominciato a chiedere ai festival di cinema di porre più attenzione alla quota di film diretti da donne che vengono selezionati.. È una questione molto complicata, e ha avuto delle conseguenze. Ne parliamo oggi perché il caso ha voluto che passassero tre film diretti da donne, A House of Dynamite, The Testament of Ann Lee e la sorpresa del festival: Un anno di scuola di Laura Samani.
Chi l’avrebbe mai detto anche solo dieci anni fa di poter vedere Dwayne Johnson anche noto come The Rock, l’ex wrestler eroe di film d’azione, in un film in concorso a Venezia? È anche un bel film, e lui è molto bravo. E chi l’avrebbe mai detto che sarebbe comparso Kevin Spacey a un certo punto?
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