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Gelato Project On The Road
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Gelato Project On The Road

Author: Andrea Rapanaro

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Un viaggio on the road tra le migliori gelaterie d’Italia per scoprire le storie, i sogni e le follie di chi il gelato lo crea ogni giorno. Nella 1a stagione scopriamo le gelaterie dell'Emilia Romagna, mentre dalla 2a stagione ci sposteremo nel più ampio mondo della gastronomia.
Ogni episodio è una tappa: nuove persone, nuove ispirazioni. Niente copioni, solo chiacchiere genuine, assaggi e qualche sorpresa dalla misteriosa “Valigia Svizzera”.
Se ami il gelato artigianale e la cucina in generale, le storie di viaggio e l’idea che dietro ogni gusto ci sia una persona, questo podcast fa per te!
18 Episodes
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Cosa significa esattamente fare gelato "Bean to Cone"? In questo estratto, Giacomo Banchini e Alessia Palmitessa ci portano dietro le quinte della loro produzione, spiegando come il loro gelato nasca lavorando direttamente la fava di cacao cruda.Discutiamo della profonda differenza tra i veri torrefattori e i semplici "scioglitori" di cioccolato industriale. Giacomo ci spiega perché il cioccolato commerciale è considerato "piacione", in contrapposizione al cioccolato artigianale di qualità che ha un'aromaticità tipica e può sprigionare note complesse di agrumi, miele, banana, o altro. Scopriamo anche la sfida, a volte in salita, di educare il palato dei clienti, abituati al classico gusto del cacao in polvere, a un sapore molto più intenso e puro!
In questa sesta tappa di Gelato Project On The Road siamo a Parma nella storica cioccolateria Banchini (fondata nel 1879 e rinata nel 2012), per scoprire cosa significa fare gelato "Bean to Cone", ovvero partendo direttamente dalla fava di cacao cruda. Insieme a Giacomo Banchini e Alessia Palmitessa, esploriamo il confine tra cioccolato industriale e quello artigianale "bean to bar". Tra un assaggio della "Valigia Svizzera" e una critica severa alle tavolette svizzere commerciali, scopriamo un aneddoto incredibile: Giacomo usava l'app BilanciaLi già nel 2017, ben prima di conoscerci! Non mancano i disastri in laboratorio, discussioni su gelati gastronomici estremi e una sessione di assaggi dei gelati di Alessia!Indice (Minuto - Titolo)• 01:40 - La Valigia Svizzera• 03:10 - La storia di Banchini: dal 1879 al "Bean to Cone"• 05:50 - Il duo dinamico: la visione di Giacomo vs il palato di Alessia• 11:30 - Tour in laboratorio: come funziona il raffinatore di cacao• 15:00 - Cioccolato svizzero come il Tavernello• 20:20 - Educare il cliente ai gusti complessi (e perché il cioccolato industriale piace a tutti)• 27:30 - Disastri in laboratorio: il lago sotto il pastorizzatore• 29:30 - Carramba! Giacomo usava BilanciaLi nel 2017• 34:00 - Gelato Gastronomico• 37:30 - Blind Tasting• 50:00 - L'ossessione per i Beatles
Cosa succede quando apri la "Valigia Svizzera" e tiri fuori una Bilz, la "famosa" (o forse non tanto?) bevanda al gusto di birra analcolica per bambini? La reazione di Alessandro Zoli è immediata e sblocca un ricordo tragicomico della sua infanzia. In questo estratto, Alessandro racconta la sua prima "ciucca" avvenuta alla tenera età di 3 anni (o meglio, 36 mesi), quando decise di scolarsi mezza bottiglia del vino del nonno alle 8 di mattina a stomaco vuoto. Un aneddoto esilarante finito con una corsa al pronto soccorso per una flebo...
Mettersi alla prova con un assaggio al buio non è mai facile, specialmente quando i gusti sono complessi come quelli di Alessandro Zoli. In questo estratto indosso una maschera (o meglio, una benda improvvisata) per tentare di indovinare le sue creazioni. Si parte con citazioni cinematografiche assaggiando il "Latte Più" ispirato ad Arancia Meccanica (con sciroppo d'acero), per passare alla "Stracciatella Dissidente" creata con l'infusione delle bucce di cacao (cascara). Tra un cucchiaino di Gorgonzola e un cioccolato bianco caramellato con latte in polvere tostato, arriviamo al gran finale: il suo celebre Zabaione, fatto rigorosamente con Marsala secco.
In questa tappa di Gelato Project On The Road incontriamo Alessandro Zoli, un gelatiere che mescola tecnica & ironia. Se fosse un gelato, sarebbe senza dubbio uno zabaione, ma il suo banco racconta molto di più. Una chiacchierata che parte aprendo la "Valigia Svizzera" tra ricordi di gioventù e Bilz (la birra analcolica dei bambini), per arrivare a discutere di come i LEGO siano diventati la sua valvola di sfogo essenziale dopo il lavoro.Si parla di gelato "dissidente" (come la sua stracciatella fatta con l’infusione di cascara di cacao), di come lavorare la frutta secca partendo dalla materia prima e della sfida di creare creme intense anche senza l'uso del latte. Tra un assaggio di Raclette con l'Aromat (sì, avete letto bene) preparata direttamente sul banco e un blind tasting che mette alla prova il mio palato, scopriamo il mondo di un artigiano che non ha paura di sperimentare e divertirsi.Un episodio ricco di aneddoti, dai campi di calcio svizzeri al laboratorioIndice00:00 - Intro: "Se fossi un gelato sarei uno Zabaione"01:45 - La Valigia Svizzera: la Bilz e i ricordi d'infanzia04:30 - Vivere in Svizzera: lingue, calcio e... multe08:00 - La terapia dei LEGO: costruire per staccare la spina14:50 - La merenda del campione: Raclette, patate e l'ingrediente segreto (Aromat)23:00 - I cetriolini della discordia e l'aperitivo in gelateria29:40 - La gestione della gelateria: chiusure invernali e riposo32:00 - L'assaggio bendato: indovinare i gusti al buio42:20 - Il "Latte Più" e la Stracciatella Dissidente alla cascara49:50 - Pistacchio, Mandorla e Cocco: lavorare la frutta secca in purezza56:40 - Il Re del banco: lo Zabaione
In questo estratto la puntata prende una piega ancora più leggera e autoironica. Tra grandi risate si scherza sullo staff di Burrocacao, si finisce inevitabilmente a parlare di Faenza contro Imola, e il confine sottile tra Emilia e Romagna diventa il pretesto per discutere di identità, campanilismo e cibo tipico.Un momento di puro scambio, dove il gelato passa in secondo piano e il territorio prende voce, tra battute, prese in giro e quella complicità che nasce solo quando ci si prende poco sul serio.
In questo estratto si apre la valigia svizzera e, insieme agli ingredienti, si apre ufficialmente anche il caos. Raclette, patate, cetriolini… e la scoperta che Giulia ed Elisa Manara non sono esattamente fan dei cetriolini.Da qui la puntata cambia ritmo e parte la parte più esilarante del podcast: battute, prese in giro, gusti che dividono e una conversazione che scivola subito fuori dai binari.
In questa puntata di Gelato Project On The Road facciamo tappa a Imola da Burrocacao, la gelateria naturale delle gemelle Giulia ed Elisa Manara, in una puntata esilarante.Un episodio caotico e pieno di assaggi, in cui il banco diventa il centro di tutto: degustazioni continue, battute, errori di laboratorio, gusti divisivi e clienti che si fidano.Si parla di identità, di territorio tra Emilia e Romagna, di come si costruisce una gelateria che sperimenta senza perdere leggerezza, e di quanto il gelato possa essere una cosa seria anche quando non si prende troppo sul serio.Più che un’intervista, una giornata passata insieme dietro al banco.
In questo estratto la conversazione si sposta dall’assaggio al pensiero che c’è dietro.Si parla di abbinamenti istintivi che funzionano perché nascono dalla materia prima, di gelato come dessert gastronomico, di accostamenti identitari e territoriali come crema bolognese e aceto balsamico invecchiato, e di quanto sia fondamentale partire sempre dal prodotto, non dall’idea. Alessandro racconta anche il lavoro che non si vede: i mesi di chiusura passati a viaggiare, assaggiare, smontare e rimontare macchinari, prendere appunti all’alba e trasformare un’intuizione fugace in un gusto concreto. Dai viaggi in Scozia e Islanda nasce un lavoro profondo sul sale, sulla sua aromaticità e sul modo in cui può cambiare la percezione del latte e del gelato.Un estratto che mostra come il gelato, prima di essere fatto, venga pensato. E spesso nasce proprio quando il laboratorio è chiuso.
Ci sono gelatieri che cercano l’equilibrio, altri che cercano la precisione. E poi c’è Alessandro Cesari, che cerca la verità degli ingredienti. E quando li trova, non li addomestica: li lascia parlare.In questo estratto dal terzo episodio di Gelato Project On The Road assaggiamo insieme ad Alessandro una serie di gusti che raccontano il suo modo di fare gelato. Un viaggio diretto nel gusto per capire come cambia la percezione quando si lavora sulla materia prima prima ancora che sulla ricetta.
In questo episodio di Gelato Project On The Road andiamo a trovare Alessandro Cesari, gelatiere “selvatico” che parte da un frutto dimenticato come il corbezzolo e arriva a costruire una gelateria dove nulla è standardizzato: latte che cambia ogni settimana, ingredienti coltivati e selezionati a mano, cioccolato bean-to-bar, gusti che esistono solo per pochi giorni.Parliamo di stagionalità radicale, di quanto zucchero serve davvero in un gelato, di come si passa dai motori Ducati al banco gelati e di perché il lavoro più duro si fa quando la serranda è chiusa. Nel mezzo, assaggi in diretta, una valigia piena di Svizzera e un viaggio tra montagne, sale islandese e resine di abete.Capitoli00:00 Presentazione di Alessandro04:30 Stagionalità estrema e latte crudo07:30 Pistacchio di Egina, vaniglia amazzonica e il peso della temperatura sul gusto13:30 Zucca, fava tonka e il lato “bitter” della dolcezza18:40 Dal bean-to-bar al gelato: lavorare le fave di cacao23:50 La valigia svizzera30:00 Zucchero, “dolcezza mentale”, la struttura è secondaria32:10 Dal forno di famiglia alla Ducati: tutti i lavori prima della gelateria39:40 Ingredienti selvatici, corbezzolo e matcha: raccontare i gusti al cliente43:30 Viaggi, whisky, sale islandese e come nascono le materie prime “strane”47:40 Il lavoro quando la gelateria è chiusa: ricerca, viaggi, stagioni di studio
In questo estratto Simone apre una parentesi personale sul suo rapporto con l’insegnamento: cosa significa formare nuove generazioni di gelatieri, come cambia la didattica da adulti a bambini e perché spiegare il gelato richiede sensibilità, pazienza e un modo di osservare le cose che va oltre la tecnica.Un racconto sincero e umano su ciò che si porta a casa ogni volta che entra in aula o in laboratorio.
In questo estratto Simone De Feo racconta come panettone e gelato, due mondi solo apparentemente distanti, condividano un’unica ossessione: la scioglievolezza.Una riflessione tecnica ma anche sensoriale, che attraversa temperature, densità, texture e percezioni al palato.Un frammento che spiega perché il lavoro di Simone non riguarda solo le ricette, ma il modo in cui un prodotto “accade” in bocca.
In questa tappa del viaggio siamo a Reggio Emilia, nel mondo di Simone De Feo, gelatiere, pasticciere, professore di tecnica e anima della Cremeria Capolinea.Una chiacchierata che corre tra laboratorio, insegnamento, panettoni, snowboard e una parola che torna spesso: scioglievolezza.Simone racconta come vede il gelato oggi, cosa significa insegnare a nuove generazioni di gelatieri e perché sbagliare resta una delle forme più oneste di crescita. Parliamo di rischio, passione, ricerca, prodotti che vivono in equilibrio e di come certe sensazioni si intreccino tra gelateria e pasticceria.C’è spazio anche per un assaggio curioso e per un paio di ricordi che fanno capire perché Capolinea è un posto che si sente più che si descrive.Capitoli01:19 Arrivo al Capolinea e panettoni in produzione01:56 La Valigia Svizzera06:00 Idea gelato: Leckerli e ratafià09:00 La scioglievolezza secondo Simone10:50 Panettone e gelato: due mondi paralleli14:20 Assaggi in diretta18:40 Gusto divisivo: amori e odi per i gelati estremi26:30 Vita estrema: montagne & incidenti31:00 Il basso: ritmo, groove e musicisti preferiti36:00 Adolescenza alla Jackass43:00 Docenza: dal disegno meccanico al gelato46:00 La formazione: cosa impara dai corsi47:30 Insegnare ai bambini: il gelato spiegato sempliceRiferimentiCremeria CapolineaProfilo Instagram di Simone De FeoGelato Project - Ricette su misuraBasler Läckerli
A Sherbeth ho camminato e chiacchierato con Carmelo Chiaramonte, cuoco, narratore e “cuciniere errante”. Carmelo ribalta l’idea di “manipolazione” in cucina e ci porta nel suo lessico: materia prima appena toccata, bellezza come sollievo, cucina e gelato come atti d’amore.Dentro c’è anche il suo gelato del cuore (limone, zafferano e mandorla del Maestro Corrado Assenza) e un passaggio potente sul suo progetto in ambito oncologico: quando una consistenza, una temperatura e un profumo possono restituire voglia di vivere.Capitoli:00:00 Introduzione02:40 Perché “Accù Dire”03:50 Materia prima e manipolazione “il giusto”05:00 Buono, sano, pulito, giusto: cosa significa davvero05:58 Il progetto con medici e nutrizionisti: la “cucina della gioia”07:10 Capelli d’angelo ghiacciati, yogurt al basilico, sorbetto di pomodoro: l’esempio che non irrita, ma “accudisce”09:30 Il presente del gelato tra artigianale e industriale10:50 La “vibranza” degli ingredienti e il futuro del gelato12:04 Chiusura e salutiLink citati / riferimenti utili:Sherbeth FestivalTalk di Carmelo Chiaramonte a Sherbeth 2025
In questo estratto dal primo episodio della stagione 1 di Gelato Project On The Road, Noè Pinetti apre la misteriosa Valigia Svizzera e scopre meringhe, doppia panna e… uno strumento tutto elvetico per fare i vermicelles.Tra risate e curiosità, nasce la ricetta della Giovanna versione svizzera, un semifreddo che unisce l’Emilia alla Svizzera con panna montata, meringa croccante e vermicelles di castagne.Un momento che riassume perfettamente lo spirito del viaggio: gioco, creatività e tanta voglia di sperimentare.
In questo estratto dal primo episodio della stagione 1 di Gelato Project On The Road, mettiamo alla prova palato e sangue freddo: assaggio bendato dei gusti gastronomici di Noè Pinetti, giovane talento della gelateria La Carapina di Reggio Emilia.Tra risate, dubbi e momenti di puro panico, si scopre che riconoscere un gelato senza vederlo è molto più difficile di quanto sembri.Un piccolo gioco che racconta lo spirito del viaggio: curiosità, leggerezza e tanta panna.
Un giovane talento del gelato gastronomico e un viaggio tra tradizione, ironia e creatività.In questa prima tappa di Gelato Project On The Road incontriamo Noè Pinetti, classe 2002, fondatore della gelateria La Carapina di Reggio Emilia. Dalla grafica alla gelateria per caso, Noè racconta la sua storia, il legame con la terra reggiana e la sua passione per i gusti audaci come l’Erbazzone, il Cappelletto e persino la Porchetta in gelato.Tra una valigia svizzera piena di meringhe e vermicelles e un assaggio bendato di gusti gastronomici, nasce una conversazione leggera e autentica fatta di errori memorabili, collaborazioni folli e tanto entusiasmo.Temi chiaveCome nasce La Carapina e il ritorno alle carapine come simbolo di qualitàDal gelato tradizionale al gelato gastronomico (Erbazzone, Cappelletto, Porchetta)Storie di laboratorio: i disastri con 30 kg di pistacchio e la “grigliata in gelateria”Il gioco bendato dei gusti e la ricetta della Giovanna versione svizzera🎁 Ricetta Bonus: “Giovanna versione svizzera”Una ricetta nata in puntata, ispirata alla storica Giovanna reggiana ma con un tocco elvetico:1 litro di panna al 38% di grassi150 g di saccarosio150 g di destrosioMontare in planetaria il tutto. Nel frattempo, preparare una granella di meringa svizzera e, una volta montato il composto, variegare con la granella e i vermicelles di castagne.Un semifreddo goloso, tra Reggio Emilia e la Svizzera.
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