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Il Cammino di San Colombano
Il Cammino di San Colombano
Author: Insieme nelle Terre di mezzo Odv
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© Insieme nelle Terre di mezzo Odv
Description
Il podcast racconta in sette episodi storie di persone e di luoghi antichi che si incontrano nel tratto italiano del Cammino di San Colombano. Diamo voce a chi ne tiene viva la memoria oggi: artigiani, studiosi, artisti, contadini, monache, volontari di associazioni, guide ambientali.
Scopriamo la bellezza dei paesaggi e la ricchezza del patrimonio artistico di abbazie, pievi, musei e castelli sparsi lungo un percorso che scende dalle Alpi fino al Po, segue le antiche vie d'acqua e si conclude a Bobbio, sull’Appennino piacentino.
Seguendo le orme di San Colombano, conosciamo la vita, il pensiero e la spiritualità di questo gigante irlandese, monaco pellegrino che già 1400 anni fa sognava l'Europa come un luogo di pace per i popoli.
Il podcast è prodotto da Intreccimedia per Insieme nelle Terre di mezzo, con il contributo di Regione Lombardia.
Testi: Lapo Moscon e Dario Paladini
Voce: Lapo Moscon
Sound design e post produzione: Marco Casa
Copertina: Carola Fumagalli
Scopriamo la bellezza dei paesaggi e la ricchezza del patrimonio artistico di abbazie, pievi, musei e castelli sparsi lungo un percorso che scende dalle Alpi fino al Po, segue le antiche vie d'acqua e si conclude a Bobbio, sull’Appennino piacentino.
Seguendo le orme di San Colombano, conosciamo la vita, il pensiero e la spiritualità di questo gigante irlandese, monaco pellegrino che già 1400 anni fa sognava l'Europa come un luogo di pace per i popoli.
Il podcast è prodotto da Intreccimedia per Insieme nelle Terre di mezzo, con il contributo di Regione Lombardia.
Testi: Lapo Moscon e Dario Paladini
Voce: Lapo Moscon
Sound design e post produzione: Marco Casa
Copertina: Carola Fumagalli
7 Episodes
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Il cammino inizia a oltre mille metri di altitudine, sulle Alpi al confine con la Svizzera, in Valchiavenna. Una valle segnata da frane immense e cicatrici lasciate dal ritiro dei ghiacciai.Qui si nasconde anche la memoria di un’antica ricchezza e di una tragedia inaudita.A Piuro incontriamo Roberto Lucchinetti, scultore di volti con nasi, occhi e labbra grandi e artigiano che ha riscoperto l'antica lavorazione della pietra ollare.Gianni Lisignoli, presidente dell'Associazione Scavi di Piuro, racconta la storia dell'immensa frana che nel 1600 spazzò via il ricco borgo di commercianti in una manciata di minuti, con oltre mille morti.È in questa valle di pietre e cascate, in cui scorre l'impetuosa Mera, che nel 612 arrivò San Colombano dopo aver attraversato mezza Europa, fondando monasteri. Perché si mise in viaggio? Che cosa voleva scoprire? Quale messaggio portava con sé?
Siamo nei luoghi manzoniani tra quei monti che si specchiano nel Lago di Lecco, con panorami incantevoli. Monti tanto amati da Renzo e Lucia. E il Cammino ci permette di immergerci anche nelle atmosfere dei Promessi Sposi.Il racconto poi prosegue seguendo l'Adda, fiume che trasmette forza ed energia. Lungo le sue sponde la natura si fa sentire, in un concerto di richiami di uccelli come l'airone, la folaga, la gallinella o la garzetta.Mentre ascoltiamo la natura, il pensiero torna alla figura di San Colombano, alla sua vita da pellegrino. In oltre vent'anni di cammino, ha attraversato mezza Europa, ha fondato monasteri, in cui c'era sempre uno scriptorium: quel luogo del convento in cui la copiatura di testi religiosi, di filosofia e scienza ha permesso di far giungere fino a noi il sapere antico.
Il Cammino di San Colombano prosegue lungo l'Adda, che ci accompagnerà per tutta la puntata, regalandoci scorci sorprendenti di ingegneria, cultura e storia. E c’è un uomo che più di chiunque altro sembra aver capito la forza dell'Adda: Leonardo Da Vinci. Il grande scienziato ha vissuto per quasi quindici anni in queste zone compiendo i suoi studi sulle acque, elaborando il trattato sugli uccelli. È stato “l’ultimo dei sacerdoti che fa un inchino all’Adda ma anche il primo degli ingegneri”. Già, perché da Leonardo in poi l’energia che l’Adda sprigiona verrà sempre più incanalata e addomesticata, dai mulini fino alle centrali idroelettriche. Qui venne prodotta l'energia elettrica che illuminò per la prima volta la Scala di Milano.Lungo il fiume il camminatore poi incontra luoghi imperdibili: dalla Casa del custode delle acque al Villaggio operaio di Crespi d'Adda, patrimonio Unesco, alla Chiesa dedicata a San Colombano a Vaprio d'Adda.
Dopo aver salutato l'Adda, ci tuffiamo in uno dei simboli caratteristici di Milano e dei territori limitrofi: i Navigli. In particolare camminiamo lungo il Naviglio Martesana: il lento scorrere dell'acqua ci porta a scoprire località che un tempo furono mete ambite per nobili e ricchi, che ci costruirono ville lussuose. “Ville di delizia”, come vengono ancora oggi chiamate, nelle quali venivano organizzate feste danzanti e eventi letterari e musicali. Nelle campagne della zona è nato anche un formaggio ora diffusissimo: il gorgonzola. Un formaggio “divisivo”: o lo si ama alla follia o lo si disdegna. Ai tempi di San Colombano il Naviglio Martesana non esisteva ancora, ma per arrivare a Milano attraversò queste campagne, da sempre ricche di acqua. E man mano che ci avviciniamo alla grande città, proiettata sul futuro, non possiamo che ritornare alla grande intuizione del Santo: l'Europa come un continente in cui i popoli collaborano per costruire la pace e il benessere. Può sembrare incredibile, ma San Colombano, 1400 anni fa, scrisse nelle sue lettere la parola Europa col senso che noi le attribuiamo adesso.
L'ingresso nella metropoli è al quartiere di Gorla. Un luogo in cui la memoria dei Piccoli Martiri è ancora vivo. La testimonianza di Carlo Cella, un bimbo scampato alla tragedia, ci riporta al bombardamento del 20 ottobre del 1944. Il Cammino di San Colombano ci fa conoscere una Milano diversa da quella a cui siamo abituati. Una città in cui si cura la memoria e dove è possibile trovare angoli di silenzio, riflessione, preghiera. Colombano arrivò a Milano nel 612 ed era un monaco che ha vissuto e affrontato i problemi della sua epoca. In questo episodio scopriamo in città esperienze religiose che oggi accettano la stessa sfida e si confrontano con le contraddizioni di questa nostra società, in cui manca un bene fondamentale: il tempo di ascoltare gli altri e se stessi.
Il cammino attraversa la grande Pianura Padana, tra canali irrigui, mais e marcite. Con l'aiuto di Osvaldo Failla, agronomo e direttore del Museo del Pane di Sant'Angelo Lodigiano, proviamo a immaginare come fosse il paesaggio agricolo ai tempi di San Colombano: campi di frumento, pascoli e filari di vite. A Sant'Angelo Lodigiano visitiamo la più grande collezione di pani da tutto il mondo. Semplici preziosi ingredienti - acqua e farina -, da migliaia di anni sfamano le popolazioni. La nostra meta è il grande fiume, il Po. Ma prima incontriamo, a sorpresa, una collina, che si erge solitaria nella pianura. Siamo a San Colombano al Lambro, popoloso comune che prende il nome del Santo. Qui la collina è ricoperta da vigneti. È dai tempi dei Romani che viene coltivata la vite e dopo il passaggio di San Colombano i contadini si sono sempre votati al Santo perché proteggesse la vendemmia.Arrivati al Po non ci sono ponti per attraversarlo. Solo in barca è possibile raggiungere l'altra sponda.
Sembra un'avventura d'altri tempi la traversata del Po su una piccola barca. E giunti in terra emiliana ci si avvicina a quello che fu l'ultimo approdo di San Colombano: Bobbio!Pian piano si abbandona la pianura e si sale tra dolci colline e i panorami suggestivi che si possono ammirare dalla Pieve di Verdeto o dalla Pietra di Perduca. Due luoghi che emanano un'energia particolare. L'arrivo a Bobbio, nell'antico monastero, è la conclusione di un cammino di oltre 300 chilometri durante il quale abbiamo attraversato montagne, laghi, fiumi e pianure e abbiamo incontrato la storia, l'arte e la spiritualità.Il podcast si chiude con alcune riflessioni di Mary McAleese, presidente della Repubblica d'Irlanda dal 1997 al 2011, esperta della figura di Colombano: “Il Santo credeva con feroce certezza che l'amore di Dio di Cristo potesse porre fine alla guerra e ai conflitti e cambiare il mondo. Perciò il suo era un pellegrinaggio di pace”.




