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Casa Zagato
Casa Zagato
Author: Gianmarco, Giulia, Gloria e Gabriele Zagato
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Description
Quattro fratelli. Una casa. Troppe opinioni.
Benvenuti in quel tipo di conversazioni che iniziano tranquille e finiscono con qualcuno che minaccia di andarsene… per poi tornare cinque minuti dopo.
In questo podcast non troverai saggezza illuminata né consigli di vita: solo noi, che proviamo a capirci (spoiler: non ci riusciamo sempre). Tra drammi minuscoli, ricordi imbarazzanti e discussioni su chi ha ragione — di solito nessuno — raccontiamo la nostra famiglia senza prenderci troppo sul serio.
Se volevi un podcast educativo… mi sa che hai sbagliato casa.
Se volevi ridere delle dinamiche degli altri, invece, benvenuto a Casa Zagato.
11 Episodes
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Benvenuti a Casa Zagato – puntata bonus, cioè quella puntata che esiste solo finché Gianmarco non decide di cancellarla per sport (quindi godetevela come un messaggio vocale della zia Bruna: lunga, confusa e potenzialmente traumatica). Qui dentro si normalizza tutto: slacciare i pantaloni a tavola, vivere senza sponsor e fare informazione scientifica con la stessa autorevolezza con cui si “legge” su TikTok.
In questa puntata si smonta la leggenda metropolitana del video da 100 ore che “ha fatto milioni” (spoiler: no, ma continuate pure a crederci se vi aiuta a dormire), si passa con disinvoltura dalle uova bio al sistema solare (perché a quanto pare c’è gente convinta che al centro ci sia la Terra). Nel mezzo: latte, balie, parenti che dispensano consigli non richiesti, e una “mezza poastra” che trasforma il brodo in un’esperienza spirituale…nel senso che vi fa lasciare il corpo.
E poi lei, la vera protagonista non dichiarata: zia Bruna, la storyteller definitiva, capace di registrare un podcast involontario al bar e di insegnare al mondo che il brodo si allunga sotto al lavandino come Gesù coi pani e i pesci, ma con più dialetto e meno miracolo. Si finisce con la grande idea del secolo: la posta del cuore per disagi sentimentali, familiari e personali.
Insomma: se siete arrivati fin qui siete ufficialmente parte del problema.
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Benvenuti a Casa Zagato, la puntata che parte da Starbucks (ma senza caffè) e finisce in un centro di raccolta per accumulatori seriali, con Gianmarco che si autoproclama addetto alle pulizie e Giulia che continua a essere scambiata per “spagnolita” anche quando sta ferma e respira. Nel mezzo: trauma collettivo del tè bollente ad agosto, sacchettini e borsette che si riproducono in bagno come i porcellini d’India del nonno, Sephora che ti prende 100€ e ti dà due micro-profumi come risarcimento morale, e la regola sacra: “compri una cosa, buttane una”…detta da gente che ha ancora scatoloni sigillati dal 2023.
Si parla anche di biografie iniziate e abbandonate, di chat che ti fanno venire voglia di divorziare, di ospiti famosissimi che non rispondono (chissà perché) e del grande mistero finale: quattro AirTag arrivati a casa “in regalo”. Season finale? Forse. Puntata bonus? Dipende da quanto hype fate, quindi muovetevi: offendete Gianmarco nei commenti, manifestate soldi e fate i bravi…o almeno fate finta.
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Casa Zagato è quel podcast che ascolti per distrarti e finisci a chiederti perché un gatto abbia scelto lo scatolone dell’albero di Natale per partorire come se fosse un Airbnb. In questo episodio si parte con l’ennesimo processo all’albero ancora montato a fine gennaio, si scivola dritti nel trauma dei gattini-ammasso con cordoni e placenta (Merry Christmas, il miracolo della vita), e si legge pure la lettera del 2016 e l’invito a fare un video del parto come se fosse National Geographic ma con meno dignità.
Poi, quando ormai siete già in modalità “basta, stacco”, Gabriele decide di aprire la parentesi Costa Azzurra e ci regala un giro tra casinò, blackjack ed equivoci linguistici. Nel frattempo si scopre anche che i collant NON sono usa e getta (sì, davvero), e l’oggetto bonus arriva a salvarci: una tazza con foto di famiglia riparata stile kintsugi… ma con lo smalto per i denti. Arte contemporanea, praticamente.
Se siete venuti per la pace interiore, avete sbagliato casa. Se invece volete sentirvi meglio riguardo alle vostre scelte di vita, accomodatevi. E come sempre, prendiamo in giro noi, voi e pure l’albero: quindi commentate e diteci cosa volete vedere nella puntata finale, che qui la pazienza è finita ma il disagio è appena iniziato.
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Benvenuti a casa Zagato: disagio assicurato, peli di gatto inclusi e antitetanica consigliata. Si parte con un tuffo nostalgico nell’era di Iva Zanicchi e del sacro rito “indovina il conto”, e si finisce a vivere un episodio di Panic Room versione babysitter: il bambino cade dal letto mentre uno è in bagno e l’altra è al telefono, e nessuno capisce perché in questa casa il letto sia più alto del tavolo e il water richieda i ramponi.
Nel mezzo, Gabriele tira fuori una reliquia archeologica: il primo MacBook Pro di Gianmarco, ricoperto di terra e peli, con un logo Apple appiccicato sopra come una benda su una frattura esposta. Si parla di punti American Express come se fosse un catalogo anni ’90, poi si passa ai treni (odio puro, con frecciate a chi urla al telefono anche nell’area silenzio) e alle corriere dell’adolescenza, tra ritardi cronici e “abbonamenti” che esistevano più come concetto filosofico che come oggetto reale.
E quando pensi che sia finita, ecco il momento scuola: assenze strategiche, interrogazioni evitate male, professori amati/odiati e rivolte studentesche degne di un documentario. Il tutto condito da conti al ristorante “royal” da 100 euro per quattro gamberi contati e dalla nuova crociata di Gianmarco contro chi indora la pillola nelle email: se devi dire no, dì no, senza scrivere una Divina Commedia di convenevoli.
Insomma: caos, ricordi, lamentele, risate e un’aria così piena di polvere che a fine puntata non si capisce se stiano salutando o starnutendo. Commentate senza timestamp così continuiamo a non capire niente e a sentirvi dentro la puntata, iscrivetevi, lasciate un like e passate l’aspirapolvere anche per loro. Baci e abbracci, raga.
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Bentornati a Casa Zagato: l’albero di Natale è ancora lì (e minaccia di restarci fino a Ferragosto), Hermes viene nominato così tante volte che serve il fegato d’appoggio, e parte pure l’unboxing più inutile e soddisfacente dell’anno. Poi però si scava nel vero oro: i diari segreti dell’infanzia. “Cara Sprinz” riappare come un reperto archeologico, manomesso, firmato, pieno di numeri misteriosi da giocare al lotto e frasi che oggi meriterebbero l’esilio. Ma il capolavoro è il diario della Giulia: compleanni drammatici, gelosie, scuola, Nike Shocks e soprattutto la saga del pappagallino Poli, durato in casa tipo due giorni e poi sparito in un modo che ancora oggi fa paura. Si ride tantissimo, ma a un certo punto ci si guarda e si pensa: ok, siamo cresciuti tra traumi, sberle, animali “misteriosamente” eliminati e abbandoni davanti alle scuole. Insomma: disagio assicurato, nostalgia totale e un invito finale per voi: tirate fuori i vostri diari imbarazzanti e leggeteli su TikTok, ma si parte solo con “Cara Sprinz”, altrimenti non vale.
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Bentornati a Casa Zagato, carissimi: oggi siamo vestiti da lutto perché l’Epifania è passata e con lei pure la nostra dignità. Questa è ufficialmente la puntata della verità, quella in cui si tolgono i sassolini dalle scarpe, si minaccia la “pausa di riflessione” stile relazione tossica e si decide che Casa Zagato non può essere un podcast da palestra tutte le settimane: qui si ragiona a stagioni, come le serie belle…o almeno come quelle che ci provano.
Nel frattempo, tra un Kevin (il palloncino-fratello segreto) che ci osserva giudicante e un recap delle vacanze, si finisce a parlare di vomito, reflusso, cani che fanno la cacca guardandoti negli occhi e traumi vari da nottate infernali.
Poi si scende nel vintage più profondo: leggiamo una lettera della Befana del 6 gennaio 2013 con consigli educativi che oggi suonano come minacce (“vai in palestra”, “sii più gentile”, “molla il telefono e studia”) e scopriamo chi ha davvero mantenuto la promessa e chi invece è rimasto uguale, solo più povero di energie.
A proposito di soldi: si apre anche il capitolo “Gabriele a cash”, con tariffe per accompagnare la sorella a Milano e l’abilità di truffare a Monopoly come se fosse un mestiere. In mezzo ci infiliamo anche Cesare, che entra in un negozio di giocattoli e riesce in pochi secondi a lanciare una macchinina in fronte a una bambina: karma istantaneo e assicurazione del capofamiglia che ci saluta.
Chiudiamo con la polemica più sottovalutata del secolo: i resi da Zara (sì, li proviamo a casa, sì, li riportiamo, no, non è un crimine) e la guerra personale contro le commesse che ti seguono mentre vuoi annusare profumi in pace. Insomma: tanta cattiveria, tante cag*te (letteralmente) e il solito disagio assicurato.
Iscrivetevi, commentate e diteci: Casa Zagato deve diventare stagionale davvero o volete vederci soffrire ogni settimana?
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Ultima puntata dell’anno, e Casa Zagato decide di salutarvi come sa fare meglio: con disagio assicurato e zero rispetto per la vostra pace interiore. È il 31 dicembre, ci sono i fuochi (almeno nel cuore), due “special guest” che in realtà sono i più normali della famiglia, e un’energia da “non arrivo all’Epifania” che ci rappresenta più del brindisi.
Si tirano le somme del 2025 tra maternità survival, cambi di lavoro che nessuno ha capito (nemmeno chi lo fa), sogni di assegni in bianco, lotterie comprate a Milano per colpa di venditori troppo convincenti e il solito mantra: il 2026 deve essere meglio, per forza, o qui finiamo tutti a chiedere il menù bimbi.
Nel mezzo succede di tutto: Ariana Grande diventa un piano di infiltrazione degno del Louvre (sì, lo sanno che è illegale, grazie), si prenota un weekend a Parigi per i 60 anni della mamma (spoiler: mamma non guardare), si litiga su Hermes, si parla di Kenya come se fosse organizzare una missione su Marte, e si finisce a discutere di cotechino, lenticchie e della lingua della vacca con un livello di nausea che neanche i fuochi d’artificio.
Poi arriva il momento “cosa hai imparato quest’anno” e, incredibilmente, tra una frecciata e un “ma che ca*zo dici”, esce pure qualcosa di vero: capisci la manipolazione quando la vedi, capisci perché le zie ti vogliono così bene quando diventi zio, e capisci che delegare è l’unica via se non vuoi morir3 male per un video uscito in ritardo. Si chiude con auguri, vibes positive obbligatorie (le negative le cancellano, sappiatelo) e si chiude in perfetto stile Casa Zagato con il consiglio più inutile e più geniale dell’anno: se vi chiedono cosa avete fatto a Capodanno, voi registrate un video, ballate e piazzatevi in mezzo a loro come se foste sempre stati parte della puntata. Una cosa sobria, elegante, per famiglie. Peggio di così non può andare… oppure sì, ma almeno ci siete finiti dentro anche voi. Buonan… vabbè, avete capito: buon anno.
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Benvenuti (e bentornati) a Casa Zagato, disagio assicurato…anche perché prima di arrivare a dirlo senza urlarci contro ci abbiamo messo tipo un’era geologica e qualcuno minaccia di cancellare tutto il podcast ogni 30 secondi. È la puntata della vigilia: costumi imbarazzanti, coordinati “casuali” che casuali non sono, e l’energia del Grinch che aleggia sul set mentre uno fa tutto il lavoro sporco e gli altri si limitano ad occupare una sedia.
Poi si parte in modalità “Natale sì, ma con trauma”: Befana, streghe, Epifania, Brusa vecia in Veneto (sì, bruciamo una strega di legno e lo chiamiamo tradizione), fino alla leggenda della Befana spiegata come se fosse un Marvel. Nel mezzo: fine del mondo, tizi in tunica bianca che suonano ai campanelli lasciando bastoncini salvavita, terrapiattisti che vendono mappamondi (questa è vera e fa male), malocchio della zia, voodoo raccontato con la stessa delicatezza con cui si parla di un’incisione chirurgica fatta in cucina, e un attimo di silenzio per l’umanità.
E siccome è Casa Zagato, non potevano mancare storie horror sui resi: stivali pieni di terra e calzini sorpresa inclusi, perché il Natale è condivisione. In chiusura: auto elettriche dimenticate in carica, nostalgia dei regali di quando eravamo piccoli, elfi di Natale che ti rubano la vita e un cane che più passano gli anni più sembra deciso a vendicarsi.
Buon Natale, Merry Christmas e ricordate: manifestate cose belle…ma soprattutto non fate i resi del weekend il lunedì con dentro i calzini.
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Nel nuovo episodio di Casa Zagato c’è caos, affetto e una presenza d’onore: Tosca (sì, è viva e vegeta… e oggi decide di partecipare attivamente, ringhiandoci pure). Tra auguri di Natale e piani improbabili per le prossime puntate, si finisce a parlare di tutto: idee regalo, decorazioni natalizie “stile nonna Antonietta”, la nostalgia del violino delle medie tirato fuori come un reperto archeologico e tentativi musicali che farebbero piangere anche un metronomo.
Poi si vola: Dubai sì o no, safari in Kenya, Maldive (con verità scomode su atolli, plastica e turismo), fino alle confessioni più reali dell’anno: la guerra dei regali di gruppo, le banche “zero zuccheri zero calorie” e il sogno di pagare qualcuno per farti l’albero di Natale e riprenderselo a gennaio.
Si chiude con un’idea borderline (ma affascinante): mystery box giganti, box all’asta e il consiglio più sensato del periodo… invece dei cassonetti, rovistate negli armadi dei nonni: escono cose assurde, belle e pure ricamate a mano.
🎄 Ci vediamo il 24 per la puntata della vigilia. E forse si canta. Forse.
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In questo secondo, glorioso episodio di Casa Zagato il disagio è ufficialmente assicurato: la sigla non parte, Giulia ha il singhiozzo a intermittenza, il set sembra un presepe di design con falò di Natale e divano in jeans, e nel mezzo volano aneddoti di infanzia che oggi verrebbero usati come materiale in terapia. Si passa con estrema nonchalance da Tosca, il cane drama queen che finge di stare male per farsi portare dal veterinario, alle tragedie familiari: pappagalli divorati dal gatto e altri liberati “per amore” da Gabriele verso l’infinito e oltre. Nel mezzo, il vero protagonista della puntata: il diario segreto di Gloria, in cui compagni di classe, fratelli e mezzo mondo vengono etichettati con una grazia che va da “puzzone merd0ne” in su.
I traumi religiosi non mancano: anni da chierichetti forzati, svenimenti strategici sull’altare e incursioni in chiese anglicane dove Gianmarco si ritrova a leggere frasi contro il cattolicesimo senza ben capire come ci sia finito. Poi arrivano le relazioni discutibili di Giulia (tipo il ragazzo che non la lasciava tossire in corriera per non fare brutta figura), la breve carriera da animatrice conclusa dopo uno sputo in mano a un bambino, e la nostalgia tossica dei giochi anni ’90/2000. Si chiude in mood natalizio ma non troppo: wishlist che vanno dall’assegno in bianco alla Birkin, il tutto condito da legge dell’attrazione (“scrivete nei commenti cosa volete per Natale, magari l’universo paga…o al massimo paga Gabriele”).
Se siete arrivati fin qui senza sentirvi un filo più instabili di prima, accomodatevi: iscrivetevi al canale, mettete like, raccontate nei commenti il vostro trauma infantile preferito o il regalo di Natale più sbagliato di sempre, così ci sentiamo tutti un po’ meno soli nel nostro esaurimento condiviso.
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Benvenuti alla prima puntata di Casa Zagato, il podcast nato perché evidentemente non avevamo abbastanza modi per dire cose inappropriate online. L’idea era quella di creare un format sensato…poi abbiamo iniziato a parlare e ciao: caos totale, sigle inventate male, accuse familiari, traumi adolescenziali e drammi fashion che manco in una serie Netflix.
In questa puntata inaugurale affrontiamo tematiche altissime come: collaborazioni disastrose fatte quando ancora non avevamo i denti definitivi, visite mediche finite in svenimento, e la storia di una Birkin che ha già creato più tensioni familiari di un’eredità milionaria…peccato che noi l’eredità non ce l’abbiamo.
Ovviamente non manca la parte educativa: consigli di pulizia da NON seguire, lezioni su come non farsi denunciare (spoiler: non ci riusciamo), e una discussione filosofica su quanto è difficile avere un fratello che ti ruba i vestiti migliori.
Insomma, se stavate cercando un podcast serio…avete sbagliato canale. Se invece volete sedervi con noi nel nostro salotto improvvisato, ridere di noi (e con noi, se proprio insistete), e chiedervi perché continuiamo a fare queste cose: benvenuti a Casa Zagato.
Iscrivetevi, attivate la campanella e ricordate: potevate guardare qualcosa di utile, ma avete scelto noi. Complimenti per il coraggio.
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