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The Soup Show
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Negli ultimi mesi il canale è rimasto in silenzio, e la verità è che non mi sono mai fermato davvero: ho continuato ad allenarmi, a macinare chilometri, a inseguire quella sensazione di libertà che solo l’ultra running sa darmi. Ma, allo stesso tempo, mi sono dovuto fermare a pensare.Un infortunio mi ha costretto a guardare la mia passione da un’altra prospettiva. Non mi ha impedito di correre, ma mi ha obbligato a interrogarmi su quanto questa disciplina fosse diventata totalizzante, quasi capace di inghiottire tutto il resto. Ho capito che, pur amando profondamente l’ultra, avevo bisogno di ritrovare un equilibrio più sano, più consapevole.In questo video vi racconto cosa è successo, cosa ho capito e come sto cercando di vivere la corsa senza lasciare che diventi l’unico metro con cui misurare tutto. Spero che questa riflessione possa risuonare anche in chi, come me, tende a spingersi sempre un po’ oltre.
Era il 2006.Marco Olmo vinceva UTMB a 57 anni, Twitter non esisteva ancora davvero e il trail running era un mondo molto diverso da quello che conosciamo oggi.Sono passati 19 anni e il nostro sport ha imboccato una strada sempre più vicina agli sport-industria: grandi brand, circuiti globali, storytelling iper-curato, visibilità come moneta di scambio.Tutto questo ha portato professionalizzazione, materiali migliori, più persone sui sentieri. Ma ha anche sollevato una domanda scomoda:Ma l’esperienza autentica del trail esiste ancora?In questo episodio di The Soup Show parto da UTMB, dal ruolo dei grandi brand (Nike, HOKA), dal caso Caleb Olson / Hardrock, e da una riflessione che riguarda soprattutto noi amatori:perché scegliamo certe gare?perché alcune esperienze ci sembrano “vuote” e altre ci restano addosso?Il trail è davvero snaturato o ha semplicemente aggiunto nuovi livelli?Le gare indie sono destinate a sparire o convivranno con i grandi circuiti?E soprattutto: come si fa oggi a scegliere una gara per senso, e non solo per logo, hype o stones?Questo non è un attacco a UTMB. È una riflessione su come orientarsi in uno sport che è diventato un’idra a più teste.
Era il 2006.Marco Olmo vinceva UTMB a 57 anni, Twitter non esisteva ancora davvero e il trail running era un mondo molto diverso da quello che conosciamo oggi.Sono passati 19 anni e il nostro sport ha imboccato una strada sempre più vicina agli sport-industria: grandi brand, circuiti globali, storytelling iper-curato, visibilità come moneta di scambio.Tutto questo ha portato professionalizzazione, materiali migliori, più persone sui sentieri. Ma ha anche sollevato una domanda scomoda:Ma l’esperienza autentica del trail esiste ancora?In questo episodio di The Soup Show parto da UTMB, dal ruolo dei grandi brand (Nike, HOKA), dal caso Caleb Olson / Hardrock, e da una riflessione che riguarda soprattutto noi amatori:perché scegliamo certe gare?perché alcune esperienze ci sembrano “vuote” e altre ci restano addosso?Il trail è davvero snaturato o ha semplicemente aggiunto nuovi livelli?Le gare indie sono destinate a sparire o convivranno con i grandi circuiti?E soprattutto: come si fa oggi a scegliere una gara per senso, e non solo per logo, hype o stones?Questo non è un attacco a UTMB.È una riflessione su come orientarsi in uno sport che è diventato un’idra a più teste.E su quanto sia ancora possibile — se lo vogliamo davvero — cercare esperienze che abbiano significato.Bucketlist: https://www.notion.so/2c7e2c0584be807eb4d1e2df45638d57?v=2c7e2c0584be80258c26000c1843e1d9&source=copy_linkTimestamps00:00 Intro02:16 Nike, TRE e commercializzazione04:35 Caleb Olson, Hardrock, Utmb07:10 Amatori e Utmb09:24 Uno sport poliedrico12:15 Ricercare oggi un'esperienza autentica16:50 La mia visione di Utmb e delle gare21:02 Conclusioni
In questo episodio di The Soup Show ti porto dentro il mio Aerobic Base Build – settimane 1–8: un racconto dettagliato di come sto costruendo la mia stagione Trail Running 2026, tra cambiamenti di metodo, nuove priorità e una diversa relazione con l’allenamento.Dopo anni di auto-programmazione, per questa stagione ho deciso di affidarmi ad un coach, scegliendo un approccio strutturato ma umano, basato su RPE (Rate of Perceived Exertion) e periodizzazione inversa.Una scelta nata anche da un’esigenza reale: meno tempo, più responsabilità, e la volontà di togliere stress mentale senza rinunciare alla performance.In questo video parlo di:1. come sto costruendo la base aerobica in inverno2. perché sto facendo lavori di qualità in salita corribile3. il passaggio dai dati (bpm, passo, watt) all’ascolto del corpo4. come funziona davvero la scala di Borg / RPE5. la mia settimana tipo di allenamento6. il test di soglia anaerobica e cosa mi ha insegnato7. perché i lunghi da massimo 2 ore stanno cambiando il mio modo di arrivare alla stagioneSe ti interessa il dietro le quinte della preparazione, l’equilibrio tra vita, famiglia e sport, e un approccio all’allenamento meno dogmatico e più sostenibile, sei nel posto giusto.
Parlo oggi di una delle scarpe che mi ha accompagnato per questi mesi autunnali, svolgendo un egregio lavoro.Se Nike nell'immaginario del traileur medio ha sempre assunto il connotato di una scarpa stretta, per terreni poco tecnici, Zegama 2 è la scarpa Nike che mi ha fatto ricredere e vi farà ricredere.Potete trovare anche il video dell'episodio sul canale YouTube - The Soup.Buon Ascolto!





