Discover
Mindful Not Mild
Mindful Not Mild
Author: Jack Jaselli
Subscribed: 0Played: 0Subscribe
Share
© Jack Jaselli
Description
Mindful Not Mild è un podcast di Jack Jaselli con e per la MindfulMess Community.
Un viaggio tra mindfulness, musica, sport, viaggi e filosofia vissuta.
Storie vere, pensieri in cammino e suoni che respirano: per ricordarci che la presenza non è calma perfetta, ma movimento consapevole.
Dentro c’è tutto ciò che tiene insieme una vita piena: corpo, mente, letteratura, strada — e quella voce che a volte ci salva, anche solo per un attimo.
Un viaggio tra mindfulness, musica, sport, viaggi e filosofia vissuta.
Storie vere, pensieri in cammino e suoni che respirano: per ricordarci che la presenza non è calma perfetta, ma movimento consapevole.
Dentro c’è tutto ciò che tiene insieme una vita piena: corpo, mente, letteratura, strada — e quella voce che a volte ci salva, anche solo per un attimo.
21 Episodes
Reverse
C'è un testo di Lorena Pronsky, psicologa argentina, che dice una cosa che andrebbe tatuata su ogni post motivazionale: la gente rotta non ha bisogno di consigli. Ha bisogno di spazio. L'ho tradotto, ci ho ragionato sopra, e sono arrivato a un punto in cui la mia esperienza non coincide del tutto con la sua. Lei dice: prima guarisci, poi vivi. Io credo che guarire e vivere succedano insieme, nello stesso casino, nello stesso corpo. In questa puntata parto dal suo testo, passo per la distinzione che Jon Kabat-Zinn fa tra fixing, curing e healing, tre parole che in italiano possiamo tradurre con "guarire" ma che non sono la stessa cosa e arrivo a una domanda per tutti e tutte.Il testo integralee,#mindfulnotmild
Quando ho iniziato a meditare, la mia prima reazione è stata: è tutto qui?"Lascia andare." "Osserva il respiro." Frasi brevissime, nessuna argomentazione, nessun sistema. Per chi viene dalla tradizione filosofica occidentale, questo suona sospetto. Quasi ingenuo.Ma il problema non era la semplicità delle istruzioni. Il problema erano i criteri che usavo per giudicarle.È come valutare un assolo di Coltrane con i criteri del contrappunto bachiano. O — più semplicemente — giudicare un sushi con i criteri di una cassoeula.In questa puntata parlo del cortocircuito tra oriente e occidente. Di cosa succede quando porti il metro sbagliato a tavola. Di come il mindfulness pop abbia preso la semplicità di superficie delle tradizioni contemplative e l'abbia usata come alibi per buttare via la struttura che c'è sotto. E di perché la domanda è tutto qui? era esattamente il problema — non la soluzione.La struttura c'è. È altrove.Vale la pena andarla a cercare.
La scambiamo per debolezza, per buonismo quando non per ingenuità. In questa puntata vi racconto perché è una delle cose più difficili, e più coraggiose, che possiamo fare. Parto da una parola latina, passo per le neuroscienze di Tania Singer, arrivo in un carcere durante un cerchio di giustizia riparativa. E nel mezzo, una domanda scomoda: perché trattarci con gentilezza ci sembra quasi sospetto? Dall'empatia che svuota alla compassione che rigenera, dalla ricerca di Kristin Neff all'allenamento sistematico del CCT sviluppato a Stanford. Perché allenare l'attenzione senza coinvolgere il cuore è un'operazione a metà.
La consapevolezza è diventata un prodotto. Ma la tradizione da cui viene non l'ha mai pensata come uno strumento neutro. In questa puntata parto da una domanda che non riesco a mettere a tacere: cosa significa meditare in un mondo in cui cadono le bombe? Parlo di McMindfulness e di cosa succede quando separiamo l'attenzione dal suo orientamento etico. Di cosa ho visto accadere nei cerchi di giustizia riparativa in carcere. E di perché credo che una pratica davvero profonda non possa restare indifferente alle conseguenze delle proprie azioni. Allenare l'attenzione senza chiedersi verso cosa è un'operazione a metà.
Osserva i tuoi pensieri. Davvero? (Perché tre respiri non ci salveranno)“Osserva i tuoi pensieri.” È diventato il mantra più ripetuto della mindfulness contemporanea. Tre respiri. Un passo indietro. Distacco. Regolazione. Funziona. È utile. È clinicamente validato.Ma basta?In questa puntata mettiamo in discussione la versione “portatile” della mindfulness: quella che si adatta perfettamente alle sale riunioni, ai reel motivazionali e ai sistemi che ci chiedono di performare sempre meglio. Parliamo di metacognizione, di corpo pre-riflessivo, di neuroscienze dell’interocezione. Di Brentano, Husserl, Varela, Damasio.E di un rischio sottile: trasformare una pratica radicale di contatto in una tecnica elegante di auto-sorveglianza.Perché tre respiri possono calmarci.La metacognizione può regolare la reattività.Ma nessuno dei due ci dice per cosa stiamo usando quella calma.Mindful.Non mild.
Cosa succede quando la mindfulness diventa un prodotto?Negli ultimi anni la calma è stata confezionata, impacchettata e venduta come soluzione universale: meno stress, più performance, sonno migliore, sistema nervoso regolato.Ma la pratica nasce per renderci più intimi con ciò che c’è.In questa puntata parliamo di cosa succede quando la pratica smette di anestetizzare e inizia a esporre.Mindful Not Mild.Presenza senza anestesia.
Una classica riunione di condominio. Ci sono sedie, luci al neon e l’ordine del giorno appoggiato sul tavolo. Le ore passano lentamente e le decisioni vengono sempre rimandate.A un certo punto diventa chiaro: quella riunione non è solo lì. Sta già succedendo anche dentro di noi. C’è un amministratore che rimanda sempre. Un ansioso che immagina tutti gli scenari possibili. Un furioso che però parla con calma.E poi c’è l’osservatore, che annota tutto mentalmente. In questo episodio voglio esplorare cosa succede quando le nostre voci interiori si passano il microfono senza che ce ne accorgiamo. E cosa succede quando impariamo a riconoscere lo spazio che le accoglie. È un racconto, un’indagine su come ci identifichiamo con queste voci interiori. Una pratica che si manifesta senza essere chiamata così.
In questo episodio di Mindful Not Mild esploriamo una condizione comune, spesso fraintesa: la sensazione di essere divisi dentro. Questa pluralità non è un difetto da correggere, ma un dato dell’esperienza umana. La fatica nasce quando proviamo a ridurla a una sola voce, o quando viviamo senza uno spazio che possa contenerle tutte.Attraverso una riflessione e la lettura integrale di una poesia di Fernando Pessoa, l’episodio indaga il punto centrale della pratica contemplativa: non mettere d’accordo le nostre parti, ma riconoscere lo spazio di presenza in cui esse appaiono.Un episodio sulla frammentazione, sulla stanchezza che ne deriva, e su quella continuità silenziosa che può emergere quando l’attenzione si stabilizza — anche solo per un momento.
Un episodio su presenza, automatismo e attenzione, sul rischio di passare una vita a "fare tutto" senza quasi mai esserci. E sulla possibilità enorme di accorgerci, e di mettere le mani nelle acque profonde e sempre mutevoli della nostra vita.
Cerchiamo spesso la calma come se fosse una soluzione. E spesso è da lì che iniziamo. Ma non tutto ciò che calma cura.In questo episodio parlo della differenza tra regolazione ed evitamento, di come la mindfulness possa diventare una forma elegante di sedazione emotiva e di cosa significa, invece, restare presenti senza spegnersi.Una riflessione personale, nata da una settimana di ritiro attraversata da confusione, fatica e momenti di chiarezza.L’episodio si chiude con una poesia di Chandra Livia Candiani, come gesto più che come spiegazione.
In questa puntata parlo di da dove nasce davvero l’MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) e di cosa lo distingue da molte versioni contemporanee della mindfulness.L’MBSR nasce alla fine degli anni Settanta in un contesto medico e universitario, per persone che stanno attraversando stress cronico, dolore, malattia — situazioni in cui le risorse abituali non sembrano più sufficienti.Non come tecnica di ottimizzazione, non come filosofia di vita alternativa, ma come pratica concreta per incontrare l’esperienza così com’è.In questo episodio chiarisco:cosa ha portato Jon Kabat-Zinn a sviluppare l’MBSRcosa l’MBSR non è (coaching, terapia, scorciatoia)cosa significa praticare senza prestazioneche tipo di cambiamento può emergere, e perché non è quello spettacolare che spesso ci aspettiamoSe senti che continuare a forzare o a evitare costa troppo, questa puntata è per te.
In Pratica è la rubrica di pratiche guidate del podcast Mindful Not Mild.In questa puntata, una pratica essenziale che accompagna l’inizio dell’anno nuovo, non come momento da riempire di intenzioni, ma come esperienza da abitare, un respiro alla volta.
Va tutto bene è il coltellino svizzero delle risposte.Lo usiamo quando non abbiamo voglia di spiegare. Un episodio di Mindful Not Mild per chi è nel “più o meno”e non ha nessuna intenzione di sistemarlo subito.
Se pensi di essere illuminato/a, passa una settimana con la tua famiglia: da qui parte questo episodio dedicato alla mindfulness e alle feste.Natale, parenti, tavolate, vecchie dinamiche e quella strana sensazione di tornare tredicenni in tre minuti netti. Consigliato a chi medita e a chi, a Natale, fatica anche solo a respirare. Ascoltare preferibilmente prima, durante o subito dopo il pranzo di Natale.
È facile sentirsi sollevati quando qualcuno ci dice come vivere.Quando promette che bastano pochi respiri per sistemare tutto, o che le risposte giuste siano già pronte, ordinate, a portata di mano. Ma la pratica non è delega. E la vita non è qualcosa che qualcun altro può vivere al posto nostro. In questa puntata parlo di autorità, dipendenza spirituale, e del bisogno umano di consegnare le chiavi di sé a chi sembra sapere meglio.E di cosa cambia quando, invece, torniamo all’esperienza viva: al corpo, al respiro, all’ascolto.Non una puntata contro qualcuno. Una puntata per tornare a noi.Mindfulness, senza zucchero. Mindful. Not Mild.
“In pratica” è uno spazio di esperienza dentro Mindful Not Mild.Non parliamo di presenza: la attraversiamo.Per festeggiare i primi 100 ascoltatori, ho deciso di inaugurare questa sezione con una pratica semplice e radicale allo stesso tempo:camminare e ascoltare i suoni della città.Non per fuggire dal rumore, ma per incontrarlo. Non per isolarci, ma per stare dentro quello che c’è. Con il corpo, con l’orecchio, con il passo.“In pratica” raccoglierà nel tempo extra di pratica, camminate, ascolti, soste, esercizi incarnati. Un modo per portare la mindfulness fuori dalle parole e nella vita che si muove.
Stare non è resa.Non significa fermarsi, arrendersi o smettere di volere il cambiamento. In questa puntata di Mindful Not Mild affrontiamo uno dei paradossi più delicati della pratica: come restare con ciò che c’è senza che la presenza diventi rassegnazione.Parliamo di cambiamento, di rispetto per sé stessi e di quanto sia sottile il confine tra migliorarsi e combattere contro di sé, tra muoversi per scelta e per insoddisfazione. Parliamo di una presenza che non ci addormenta né ci limita, ma ci rende più veri e vere mentre ci muoviamo.Questa puntata è per chi sente che la mindfulness non è solo tranquillità, ma anche direzione, presenza fisica, confronto e verità vissuta.Perché stare non significa fermarsi.Significa smettere di combatterci mentre andiamo avanti.
Prima del perché ci sono emozioni che non chiedono spiegazioni, ma presenza. Una puntata su ciò che sentiamo prima di capirlo. E su cosa succede quando restiamo.
In ogni vita c’è un istante minuscolo in cui qualcosa ci sfiora prima del pensiero.Una soglia che si apre senza fare rumore.La vulnerabilità non è debolezza: è il luogo in cui siamo più veri.In questo episodio ne parliamo con la pelle, non con i concetti — e alla fine c’è una piccola performance acustica, un regalo da me a voi.
Tutti dicono che la meditazione dovrebbe renderci più calmi, più zen, più lucidi.E poi ci sediamo… e parte il circo: pensieri a raffica, paranoie che bussano, notifiche fantasma, la postura che sembra un Tetris sbagliato.Altro che zen.In questo episodio provo a raccontare la meditazione come davvero è:uno spazio imperfetto, stropicciato, pieno di rumore e di vita.Perché la verità è che non è sexy per niente — esattamente come tante fasi della nostra vita.E allora?Allora si resta.Si respira.Si impara a stare nel mezzo del casino senza volersi aggiustare ogni cinque minuti.Perché forse è proprio lì che nasce la presenza: non dalla calma, ma dal coraggio di esserci così come siamo.Un episodio per chi medita, per chi ci prova e per chi ci ride sopra.Spoiler: nessuno è perfetto. Ed è una buona notizia.









