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Author: Il Post

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Come nascono, oggi, gli esseri umani?

In questo podcast del Post Alessandra Pellegrini De Luca racconta come sta cambiando l’atto più antico del mondo, fare figli e fare figlie, attraverso le storie di chi sceglie di diventare genitore, sia in Italia che fuori.



Parleremo di come questi cambiamenti riguardano aspetti che vanno ben oltre la riproduzione, come i diritti, l’autodeterminazione, il potere, il consenso e l’identità. Lo faremo attraverso le storie di chi sceglie di diventare genitore, sia in Italia che fuori, e interviste con esperti che ci aiutano a capirle: si parlerà di coppie che cercano donatori di seme su Facebook, di donatori seriali, dell’esistenza o meno di un diritto a conoscere le proprie origini genetiche, di gravidanza per altre persone, e di gravidanze portate avanti da uomini trans. 




Ogni lunedì, dal 12 gennaio fino al 2 febbraio.



8 Episodes
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Freddy McConnell e suo figlio SJ passeggiano sul lungomare di Brighton, nel Regno Unito. Quel pomeriggio al mare c’è poca gente: è marzo, fa ancora freddo. SJ, quattro anni, rincorre un pallone sulla spiaggia: a un certo punto un signore si ferma, lo guarda, gli sorride e facendo l’occhiolino a Freddy gli dice: “Avete lasciato la mamma a fare un riposino e ve la state spassando, eh?”. Freddy sorride, SJ si ferma, lo guarda per qualche secondo e poi riprende a correre. Il signore non poteva saperlo ma SJ una madre non ce l’ha, anzi non ce l’ha mai avuta, e alla domanda di quel signore non c’era, in effetti, una risposta. Infatti Freddy non è soltanto il padre di SJ, ma anche la persona che lo ha partorito. Freddy è un cosiddetto seahorse dad, letteralmente “papà cavalluccio marino”: gli uomini trans che concepiscono e partoriscono i propri figli. Nell'ultima puntata di Generazione, partendo dalla storia di Freddy e dalle interviste con un medico e un avvocato, abbiamo provato a rispondere ad alcune domande: affrontare un percorso di transizione, con gli eventuali trattamenti ormonali, compromette la fertilità? Cosa succede nei documenti dei figli e delle figlie? Un uomo trans che ha partorito è “madre”, una donna trans che ha utilizzato i propri spermatozoi è “padre”? Ma soprattutto: in che modo le gravidanze maschili scombinano tutto il sistema culturale, politico e dei servizi pubblici con cui fino a pochi anni fa abbiamo immaginato  la maternità?
Emanuela Marchiafava ha 57 anni, ha fatto tanti lavori diversi, ha avuto anche incarichi politici, oggi lavora al Post, e a lungo ha sofferto di infertilità. La prima volta in cui ha pensato di voler fare dei figli aveva 32 anni; quando ha deciso di smettere di provarci ne aveva 43.In quegli undici anni l’impossibilità di generare ha permesso a Emanuela di osservare le aspettative che abbiamo sul nostro corpo — su come dovrebbe funzionare, apparire, reagire agli stimoli — e la delusione di quelle aspettative, che ci può far sentire molto fragili: «Ti senti di vetro», dice Emanuela, «ti senti una macchina rotta». L’infertilità, femminile ma anche maschile, è diffusissima: è quell’argomento di cui nessuno parla mai, ma quando qualcuno dice che non sta riuscendo ad avere figli scopre che moltissime altre persone vivono la stessa condizione: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità nel mondo una persona su sei in età riproduttiva ha problemi di fertilità, sostanzialmente senza distinzioni tra paesi ad alto e a basso reddito. L’episodio 6 di Generazione è dedicato proprio a questo argomento: parliamo di cosa significa affrontare l’infertilità come donne e come uomini, in una società che lega molto la femminilità alla maternità, e che senza nessuna ragione associa l’infertilità maschile a una mancanza di virilità. Abbiamo parlato con una donna e con un uomo che hanno sofferto a lungo di infertilità, che ci hanno raccontato la loro esperienza, ma soprattutto con medici ed esperti che ci hanno spiegato in maniera chiara cosa si sa oggi dell’infertilità, delle sue cause e soprattutto delle possibili soluzioni.
Fiorella aveva sei anni quando pensò per la prima volta che il mondo non aveva compreso la sua famiglia: le sarebbe capitato molte altre volte, negli anni successivi. Durante una lezione di scienze nella scuola primaria del piccolo comune francese a sudest di Parigi in cui è cresciuta, la maestra spiegava come nascono i bambini: disse che nascono da un padre e da una madre. Lei alzò la mano e disse: «Lei si sbaglia. Non è così che nascono i bambini». Fiorella ce li ha una madre e un padre, ma nel racconto della maestra mancava un pezzo: non c’era Mary, appunto. Mary è la gestante di Fiorella, cioè la donna che l’ha cresciuta nell’utero e partorita. Fiorella è nata nel 2000 con la cosiddetta gestazione per altre persone (o GPA), cioè quando una donna — in questo caso Mary — porta avanti una gravidanza per altre persone, come i genitori di Fiorella, al termine di un processo di fecondazione assistita: è quello che viene dispregiativamente e spesso impropriamente chiamato “utero in affitto”. In Francia la GPA era vietata (lo è ancora oggi, come in Italia e nella maggior parte dei paesi europei). La GPA è la tecnica di fecondazione assistita più divisiva di tutte, a cui si oppongono persone di ogni orientamento politico: chi vi si oppone ritiene che sfrutti le donne e che sia un cosiddetto “mercato di bambini”. Per il quinto episodio di Generazione abbiamo parlato proprio con due donne gestanti, oltre che con Fiorella, e con medici e bioeticiste, per mettere in ordine alcuni fatti.
Sabrina non ricorda esattamente che giorno fosse e nemmeno quanti anni avesse di preciso, quando scoprì come era nata, ma aveva più o meno 20 anni. Non ha memoria nemmeno delle parole esatte che usò sua madre, ma è certa che non le parlò di fecondazione assistita, di donazione di gameti, di come funzionò il tutto: non utilizzò questi termini, non li conosceva neanche. Le disse solo: tuo padre non poteva avere figli, quindi siamo andati da un medico per fare delle cure e abbiamo usato lo sperma di un altro uomo. Nel quarto episodio di Generazione parleremo della “disclosure”, cioè della comunicazione delle origini: bisogna dire a un figlio o a una figlia che è nata col contributo di una persona esterna alla famiglia? Esiste un modo giusto per farlo, delle parole giuste da usare? Dietro queste domande, come molte altre che riguardano la fecondazione assistita, c’è un mondo.
È possibile sapere chi è il proprio donatore o la propria donatrice? E saperlo è un diritto? La risposta breve è sì, quella lunga è più complicata. Alex Bathmaker ha 55 anni, vive nella zona sud di Londra e fa il maestro elementare. Un giorno d’estate in piena pandemia, nel 2020, riceve un’email da una zia che vive negli Stati Uniti. Gli scrive di essere stata contattata da una donna, Freya Lyon, che pensa di essere imparentata con qualcuno della loro famiglia. Freya era nata da una donazione di Alex una trentina d’anni prima, e voleva conoscerlo, soprattutto per vedere se gli assomigliava: dopo l’incontro con Freya per Alex si è un po’ aperto un mondo sulle persone nate da donazione, su quello che pensano e su come vivono la propria condizione. Abbiamo parlato con Alex, con Freya, con un altro donatore rintracciato dalle persone che aveva contribuito a generare, e con altre due persone che hanno cercato il proprio donatore. E anche con una serie di esperti ed esperte per capire queste storie, e raccontare come dare o meno ai nati la possibilità di avere accesso alle informazioni anagrafiche del donatore sia una questione delicata e dibattuta, oltre che regolata in maniera diversa da paese a paese. The Nuclear Family Was a Mistake
Ep. 2 - Sibling cap

Ep. 2 - Sibling cap

2026-01-1243:46

Jonathan Jacob Meijer è un uomo olandese di 44 anni a cui nel 2023 un tribunale dell’Aia, nei Paesi Bassi, ha vietato di continuare a donare il proprio sperma. Meijer è stato accusato di averlo donato in maniera seriale, dal 2007 in poi, sia in centri per la procreazione assistita che online, contribuendo a far nascere almeno 550 persone in diversi paesi europei.Nella seconda puntata di Generazione abbiamo parlato con lui, con una donna che ha scoperto che sua figlia aveva centinaia di quelli che chiameremo fratellastri e sorellastre, e con esperti e professionisti che ci hanno aiutato a tracciare le dimensioni di un fenomeno ancora sommerso, quello dei donatori seriali. Uomini che, per qualche ragione, provano soddisfazione nell’inseminare quante più donne possibili, e nel far nascere quante più persone possibili, con cui spesso non intendono avere nessun contatto. Possono essere diverse decine e in casi limite anche centinaia. Ed è un problema.
Federica ha 37 anni, Luca ne ha 32. Si sono conosciuti online, su un gruppo Facebook di donatori di sperma, ma non si sono mai visti. Si incontrano per la prima volta in un pomeriggio di marzo, presso l’Airbnb che Federica ha prenotato per eseguire la donazione.Nella prima puntata di Generazione abbiamo parlato con loro, con un altro uomo che dona online e con la donna che ha avuto un figlio usando il suo sperma, e spieghiamo come funzionano i gruppi Facebook e siti in cui ci sono uomini che si propongono per donare il proprio sperma.A questi gruppi si rivolgono principalmente donne, in coppia o single, che non riescono ad accedere ai canali regolamentati della fecondazione assistita, perché, tra le altre cose, la legge 40 del 2004, che in Italia regolamenta queste tecniche, permette l'accesso solo alle coppie eterosessuali, sposate o conviventi. E come in molti altri casi, l'esistenza di divieti incoraggia il ricorso a canali non regolamentati, e rischiosi, sia dal punto di vista sanitario che legale. Ma ai gruppi Facebook si rivolgono anche coppie eterosessuali scoraggiate dai limiti di accesso alla fecondazione assistita, tra liste d'attesa lunghissime e costi alti.
Un podcast di Alessandra Pellegrini De Luca per raccontare come sta cambiando l’atto più antico del mondo, fare figli e fare figlie, attraverso le storie di chi sceglie di diventare genitore, sia in Italia che fuori. Ogni lunedì, dal 12 gennaio fino al 2 febbraio.
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