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Pitturil, pillole di pittura
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Pitturil, pillole di pittura

Author: Alessandro Marziano

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Ciao, sono Alessandro Marziano e questa è Pitturil, pillole di pittura. Se cercate lezioni accademiche per conciliare il sonno, siete nel posto sbagliato. Qui smontiamo l'a pittura e il disegno pezzo per pezzo: mescoliamo la chimica dei pigmenti con qualche riflessione, condendo il tutto con una spruzzata di umorismo. Un viaggio pacato ma tagliente per scoprire come godersi i momenti al cavalletto, senza ansie o paure.

Per i dettagli tecnici "hard" e tutto il resto, vi aspetto su Instagram: @alessandromarziano
115 Episodes
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Il Nero Pittorico

Il Nero Pittorico

2026-03-1502:19

Hai mai notato come il nero appena spremuto dal tubetto sembri spesso un "buco" piatto sulla tela? In questo episodio di Pitturil, sveliamo perché il vero segreto dei maestri non è il Nero d’Avorio, ma la creazione di un nero composto.Scopriamo come mescolare sapientemente la Terra d'Ombra Bruciata con diverse sfumature di blu (Oltremare, Prussia, Cobalto) per ottenere ombre vibranti, profonde e, soprattutto, cromaticamente coerenti con il resto del dipinto. Non è solo una questione di estetica: c’è una ragione chimica legata al biossido di manganese che cambierà i tuoi tempi di asciugatura.In questa pillola:Perché il nero puro è spesso un "estraneo" nella composizione.La sintesi sottrattiva applicata alle ombre.Il vantaggio tecnico delle Terre d'Ombra come essiccativo naturale.Una riflessione di Goethe che lega la profondità delle ombre alla luce... e alle persone.Preparati a guardare il buio con occhi nuovi.Note Tecniche (Il Bignami):Ricetta Base: Terra d'Ombra Bruciata + Blu (Oltremare per toni caldi, Prussia per profondità fredda).Proprietà: Il manganese contenuto nelle terre accelera l’ossidazione dell’olio, rendendo il nero composto molto più rapido ad asciugare rispetto al Nero d’Avorio o al Nero Fumo. "Dove è molta luce, l’ombra è più profonda" (J.W. Goethe).Ti è piaciuto l'episodio? Lascia un commento o condividi le tue sperimentazioni cromatiche!
In questo episodio di Pitturil, andiamo alla scoperta della grisaglia (qui declinata in toni terrrosi), una tecnica che molti considerano arcaica, ma che rappresenta la vera palestra della percezione per ogni pittore serio.Spesso confusa con una scelta datata, la grisaglia è in realtà una semplificazione strategica: eliminando la variabile del colore, il pittore è costretto a confrontarsi con il valore, ovvero la gestione di luci e ombre. È l'impalcatura segreta su cui poggiano i capolavori della storia dell'arte, da Giotto fino all'Ottocento accademico.Attraverso un parallelo con il cinema d'autore — dove il bianco e nero viene scelto non per mancanza di mezzi, ma per amplificare la drammaticità e l'essenza della storia — Alessandro ci spiega perché, se non sai risolvere un volume con il grigio, non ci riuscirai nemmeno con il colore più costoso al mondo.Un viaggio nella tecnica, per capire che il colore non deve essere una maschera, ma un'evidenza che brilla solo su una struttura solida e consapevole.L'etimologia e la funzione: perché "grisaille" non significa tristezza, ma metodo.La lingua madre del cervello: come la nostra mente elabora le forme prima ancora dei cromatismi.Il valore come pilastro: l'importanza del chiaroscuro nella modellazione tridimensionale.Il rigore come trampolino: perché la sottrazione è l'atto creativo più onesto e potente.Arrivederci al prossimo Pitturil!
Il Bruno Van Dyck

Il Bruno Van Dyck

2026-03-1301:59

Esistono colori che sembrano usciti da un film degli anni '80: solitari, un po' malinconici, pronti a cambiare identità per sopravvivere. Il Bruno Van Dyck è proprio così. In questo episodio di Pitturil, vi accompagno alla scoperta di uno dei pigmenti più affascinanti e controversi della storia della pittura.Spesso scambiato per una semplice terra, il Bruno Van Dyck ha un’anima organica e complessa: torba, lignite e materia vegetale decomposta. Ma perché un artista del calibro di Antoon van Dyck ne ha fatto la sua cifra stilistica, nonostante la sua proverbiale instabilità?Dalle ombre drammatiche (e talvolta disastrose) di Sir Joshua Reynolds, fino alle miscele moderne a base di nero fumo e ossidi di ferro, esploriamo come questo pigmento sia riuscito a nobilitare "il fango" rendendolo uno strumento indispensabile per creare incarnati luminosi e drappeggi lussuosi.In questa pillola scoprirai:La vera composizione chimica e organica del Bruno Van Dyck.Perché molti dipinti del Settecento presentano oggi crepe e colature (il dramma del bitume).Come i grandi maestri, da Rembrandt a Van Dyck, lo armonizzavano con il bianco di piombo e la lacca di garanza.Consigli pratici per l'uso nella tavolozza moderna.Perché, in fondo, anche il fango ha la sua dignità artistica... se sai come usarlo.
In questo episodio di Pitturil, vi porto alla scoperta di due "nonni" della tavolozza: la Terra di Siena Naturale e la sua controparte "infuocata", la Terra di Siena Bruciata. Due pigmenti che sono molto più di semplici colori: sono il sostegno silenzioso di ogni mescola, pronti a cavarti d'impaccio quando non sai dove andare a parare.Cosa scoprirai in questa pillola:L’identità nobile della Terra Naturale: un’ocra arricchita da biossido di manganese, fondamentale per la siccatività nella pittura a olio.La metamorfosi chimica: come 400°C trasformano un giallo idratato in un rosso bruno, opaco e aggressivo attraverso la disidratazione molecolare.Geopolitica del pigmento: perché si chiama "di Siena" anche se la cava più ricca si trovava a Bagnoli di Arcidosso, sul Monte Amiata.Dalle grotte di Lascaux a Caravaggio: l'evoluzione di un colore che Cennino Cennini raccomandava già nel suo "Libro dell'Arte" per gli incarnati e gli affreschi, grazie alla sua straordinaria stabilità alla calce.Un viaggio che parte dalla chimica delle molecole per arrivare alla maestria di Rembrandt, dimostrando che i pigmenti più comuni sono, dopotutto, le fondamenta stesse della storia dell’arte.Nota Tecnica: Per i dettagli precisi sulle percentuali di manganese e i consigli pratici sull'uso delle Terre di Siena nelle velature, non dimenticare di dare un'occhiata alla caption sui nostri canali social!Segui Pitturil per non perdere le prossime pillole e raccontaci nei commenti (o nei messaggi) quali sono i tuoi "pigmenti del cuore".Arrivederci al prossimo Pitturil!
La pittura su Rame

La pittura su Rame

2026-03-1101:55

Il fascino della pittura su metallo è una storia di pura brillantezza. Tra la fine del cinquecento e il seicento, il rame ha rappresentato il supporto definitivo per chi cercava la perfezione del dettaglio, ma dietro a quelle superfici smaltate si nascondevano sfide tecniche non indifferenti.Come accennato nel video, la preparazione del rame richiedeva l'uso dell'aglio. Non si trattava di una superstizione o di una bizzarria da cucina, ma di un'operazione chimica precisa: l'allicina contenuta nel succo d'aglio agisce come un blando acido, andando a mordenzare leggermente la superficie metallica altrimenti troppo liscia. Questa micro-porosità permetteva al primo strato di imprimitura, una sottilissima velatura di bianco di piombo battuta con i polpastrelli per annullare ogni segno del pennello, di aggrapparsi tenacemente al supporto.Il divieto assoluto di usare gesso e colla animale, i preparatori classici per le tele e le tavole, deriva dalla loro natura igroscopica e dalla presenza di acqua. Sul metallo, l'umidità innesca un rapido processo di ossidazione, creando il famigerato verderame che finirebbe per distruggere il dipinto dall'interno, portando al distacco irreversibile della pellicola pittorica.L'abbandono del rame con l'avvento del barocco non fu una mera questione di gusto, ma di limiti fisici ed economici. L'arte barocca esigeva pale d'altare monumentali e scenografiche. Una lastra di rame di quelle dimensioni, oltre ad avere un costo letteralmente inavvicinabile, si sarebbe inesorabilmente imbarcata e deformata sotto il suo stesso peso, rendendo l'opera strutturalmente instabile. La tela, infinitamente più economica, leggera e modulabile, vinse inevitabilmente la battaglia del mercato.Oggi, maestri del realismo contemporaneo come David Kassan e Shawn Cheatham hanno recuperato l'ossessione per la superficie assolutamente liscia e riflettente, aggirando però i limiti fisici del rame grazie alla tecnologia moderna. Il Dibond citato nel finale è un pannello composito formato da due sottili lamine di alluminio che racchiudono un'anima in polietilene solido. Questa ingegneria dei materiali garantisce una superficie a specchio, totalmente indeformabile e sorprendentemente leggera, permettendo di stendere il colore a olio con la stessa resa smaltata dei maestri fiamminghi, ma su formati che nel seicento sarebbero stati impensabili.#pitturil #storiadellarte #tecnicapittorica #coloriadolio #pitturarealista
Cosa c'entrano dei soldati partiti dalla Calabria con dei samurai rinnegati e un rapporto di intelligence dell'Impero Spagnolo? In questo episodio esploriamo una delle vicende storiche e artistiche più surreali e affascinanti di sempre.Siamo alla fine del sedicesimo secolo e il nostro punto di partenza è un reperto eccezionale: il Codice Boxer. Realizzato a Manila intorno al 1590 con raffinate tecniche cinesi, oro zecchino e carta di riso, questo manoscritto non è un catalogo di moda, ma un vero e proprio dossier di spionaggio militare. Gli spagnoli lo commissionarono per mappare visivamente popolazioni, alleati e nemici del Pacifico, offrendoci una finestra unica e dettagliatissima sulle dinamiche geopolitiche dell'epoca.Tra le sue pagine si nasconde il prologo visivo di uno scontro epocale: la battaglia di Cagayan del 1582 nelle Filippine. Da una parte i temibili pirati giapponesi Wako, padroni delle arti marziali e armati di letali katane. Dall'altra i formidabili Tercios spagnoli, la fanteria d'élite dell'impero inviata da re Filippo II, la cui spina dorsale era composta in gran parte da soldati reclutati nel Sud Italia, tra cui moltissimi calabresi.Spesso pensiamo alla storia dell'arte come a una rassegna di opere silenziose chiuse in musei perfetti. Documenti straordinari come il Codice Boxer, invece, ci riportano alla dimensione più profonda dell'illustrazione e della pittura: la testimonianza nuda e cruda. L'arte ci racconta le paure, le guerre, i costumi e le connessioni più improbabili dell'essere umano. Ci racconta persino di quel giorno in cui la 'nduja e le armature europee si scontrarono con il sushi e le lame dei ronin giapponesi.Per scoprire come è andata a finire questa titanica collisione tra mondi, premete play.#pitturil #storiadellarte #codiceboxer #tercios #battagliadicagayan
Lavare i pennelli è la parte meno nobile del mestiere del pittore, ammettiamolo. È quel momento in cui la poesia del gesto artistico si scontra con la realtà di un lavandino e di solventi dall'odore decisamente poco ispirante. Ma cosa succede quando un prodotto si presenta con un nome rassicurante come "Tintorsetto"?In questo episodio, andiamo alla scoperta dell’ecodiluente: un alleato prezioso che promette di essere non nocivo, inodore e non volatile. Un vero capolavoro di marketing che unisce l’autorità di Tintoretto alla simpatia di un orsetto lavatore. Ma attenzione: "ecologico" non significa necessariamente "innocuo" se usato nel modo sbagliato.Il segreto della non-volatilità: Perché l'ecodiluente non evapora come la trementina e quali sono i rischi per il tuo quadro se ne abusi (spoiler: l'effetto "quadro appiccicoso" è dietro l'angolo).Chimica vs Marketing: Come pulire i pennelli senza respirare vapori tossici, mantenendo le setole morbide come dopo un trattamento al balsamo.Il paradosso del cocktail tossico: Perché versare il residuo nel water è un crimine ambientale, anche se il solvente è "bio".La strategia della gravità: Un metodo semplice ed efficace per riutilizzare il diluente all'infinito, separando il pigmento (metallo pesante) dal liquido pulito.L'ecologia del solvente non cancella la tossicità del colore. Non fatevi ingannare dal musetto dell'orsetto: siate pittori consapevoli!Buon ascolto e... occhio al pigmento!
L'olio di Papavero

L'olio di Papavero

2026-03-0801:14

Hai mai notato che alcuni dipinti del Seicento sembrano fatti ieri, mentre altri sono più gialli di un taxi a New York? Il segreto non è un filtro di Instagram, ma l’Olio di Papavero.In questa pillola di Pitturil, vi porto alla scoperta di uno dei leganti più preziosi e "pazienti" della storia dell'arte. Estratto dal Papaver Somniferum, questo olio è il migliore amico di chi non ha fretta: asciuga lentissimo, non ingiallisce quasi per nulla e permette sfumature così delicate che persino i maestri fiamminghi ne andavano matti.In questo episodio scoprirai:Perché l’olio di lino a volte è un "traditore" cromatico.Il processo di estrazione a freddo.Perché, se vuoi dipingere incarnati perfetti o bianchi brillanti, non puoi farne a meno.Attenzione: Nonostante il nome, l’unico "sballo" che garantiamo è quello estetico.
Hai appena finito il tuo capolavoro e non vedi l'ora di vederlo splendere? Frena l'entusiasmo (e il pennello)! In questo episodio di Pitturil, vi dico perché la fretta è la peggior nemica della pittura a olio e perché verniciare troppo presto potrebbe trasformare il vostro quadro in una battaglia navale di "affondamenti" e screpolature.Scopriamo insieme:La Regola dell'attesa: perché i 6 mesi di attesa non sono una leggenda metropolitana.Protezione vs Estetica: come difendere il pigmento dai raggi UV e dallo sporco senza sacrificare l'uniformità.Resine Sintetiche e Reversibilità: il segreto per rendere il tuo quadro eterno (o almeno restaurabile).Il "Profumo" della pittura: consigli di sopravvivenza per non intossicarsi in studio.Un mix di consigli tecnici e riflessioni per non scivolare proprio sull'ultima mano. Perché un quadro ben verniciato è un quadro che vive, uno verniciato male... è solo un disastro.Pitturil: pillole di pittura per chi crea pittura, non la guarda e basta.
Il Giallo Indiano

Il Giallo Indiano

2026-03-0601:44

Dietro la brillantezza dei cieli stellati e dei tramonti infuocati del diciannovesimo secolo si nasconde una delle storie più bizzarre della chimica dei materiali. Il giallo indiano, noto tecnicamente come euxantato di magnesio, ha illuminato le tele di grandi maestri portando con sé un segreto a lungo dibattuto.La pratica di estrazione affonda le sue radici storiche principalmente nel villaggio di Monghyr, nell'odierno stato del Bihar in India. Qui, i pastori costringevano i bovini a una dieta innaturale e carente a base di sole foglie di mango e acqua, che rendeva le loro urine estremamente ricche di acido euxantico. Il liquido veniva raccolto, riscaldato sul fuoco per far precipitare il pigmento e infine filtrato e pressato a mano. Il risultato erano delle sfere terrose e compatte chiamate piuri o purree. Queste palline, dall'odore penetrante di ammoniaca e stalla, viaggiavano poi via nave verso l'Europa in casse di legno che i mercanti inglesi impararono presto a riconoscere a distanza proprio per il loro fetore inconfondibile.La produzione originale di questo pigmento fu progressivamente abbandonata e infine vietata dalle autorità coloniali britanniche all'inizio del ventesimo secolo, tradizionalmente intorno al 1908, a causa delle crescenti proteste per la crudeltà sugli animali. I tubetti contemporanei che riportano la dicitura giallo indiano contengono oggi moderne alternative sintetiche, come gli azoici, stabili e inodori.C'è un'ironia sottile e profondamente umana in questa vicenda chimica. La tensione assoluta verso l'infinito, la ricerca della luce perfetta per catturare il sublime su una tela, è dovuta passare letteralmente per le stalle del Bengala. La pittura, ancora una volta, ci ricorda che le vette più alte della nostra ispirazione affondano inesorabilmente le radici nella materia più terrena e imperfetta.#gialloindiano #storiadellarte #pigmenti #pitturaadolio #pitturilAlessandro Marziano
In questo nuovo episodio di Pitturil parliamo di un segreto macabro nascosto in bella vista al Louvre. Abbiamo sempre detto che bisogna dipingere con il cuore, ma il pittore francese Martin Drolling ha preso questo consiglio letteralmente.Scopriamo la storia del bruno di mummia, un pigmento bituminoso molto in voga tra il settecento e l'ottocento. Durante la Rivoluzione Francese, con la profanazione delle tombe reali a Saint-Denis, i cuori imbalsamati dei sovrani finirono nelle mani dell'architetto Petit-Radel, che cercò di trarne profitto. Drolling ne acquistò alcuni per macinarli e ottenere le inconfondibili velature brune necessarie al suo capolavoro, un pacifico interno di cucina oggi esposto a Parigi.Un contrasto affascinante tra il perbenismo della facciata neoclassica e la violenza nascosta della materia pittorica, che anticipa molti temi della letteratura e del cinema contemporanei. Una vera zozzeria.Buon ascolto con questa nuova pillola di pittura.#storiadellarte #pittura #pigmenti #louvre #pitturil
La Pietra Nera

La Pietra Nera

2026-03-0401:47

Benvenuti a un nuovo episodio di Pitturil. Nel video abbiamo visto come abbandonare il grigio brillante della matita per abbracciare l'oscurità profonda della pietra nera. Ma come si ottiene tecnicamente questa magia e quali sono i segreti della sua fabbricazione?Come promesso, ecco il bignami tecnico per chi non si accontenta della superficie. La pietra nera originale è uno scisto argilloso carbonioso, ma la versione moderna in matita che usiamo oggi deve tutto a Nicolas-Jacques Conté. Durante il blocco economico della Francia, la carenza di pura grafite inglese lo spinse a un'intuizione geniale che brevettò ufficialmente nel 1795.Il processo inventato da Conté, applicato poi anche alla pierre noire, prevede la miscelazione di polvere di carbone amorfo e argilla purificata. La proporzione esatta determina la durezza. Per ottenere una matita dura si utilizza circa il sessanta percento di argilla e il quaranta percento di pigmento. Per le gradazioni più morbide e scure, come una 3B, la proporzione si inverte drasticamente, arrivando fino all'ottanta percento di carbone amorfo legato con una minima percentuale di argilla.L'impasto viene estruso in sottili cilindri e cotto in fornaci a temperature che si aggirano tra i novecento e i mille gradi centigradi. Questa cottura vetrifica parzialmente l'argilla, intrappolando le particelle di carbonio e conferendo alla mina quella tipica texture compatta che non sfarina eccessivamente sul foglio.A differenza del carboncino di salice, che scivola via facilmente, o della grafite pura, che riflette la luce creando un effetto metallico, la matrice argillosa della pietra nera assorbe la luce in modo totale. Questo aspetto la rendeva lo strumento prediletto da maestri come Leonardo da Vinci per gli studi preparatori su carta colorata, spesso abbinata alla sanguigna per i mezzitoni caldi e al gesso bianco per le lumeggiature, una pratica passata poi alla storia come tecnica aux trois crayons.Qual è lo strumento che preferisci usare per raggiungere i neri più profondi nei tuoi lavori? Fammelo sapere rispondendo al sondaggio di Spotify qui sotto o lasciando un commento. E se questa pillola ti è stata utile, ricordati di seguire il podcast per non perdere le prossime.#pietranera #disegnoamatita #tecnicapittorica #storiadellarte #pitturil
la Tavolozza di Zorn

la Tavolozza di Zorn

2026-03-0301:46

Scopri come padroneggiare la tavolozza di Zorn: il segreto dei grandi ritrattisti per ottenere incarnati vivi e armonia cromatica con soli quattro colori.In questo episodio di Pitturil, analizziamo il metodo di Anders Zorn, pittore svedese che ha rivoluzionato la gestione della saturazione e dei grigi sofisticati. Imparerai perché limitare i pigmenti non è un ostacolo, ma un acceleratore per il tuo bilanciamento cromatico.Cosa imparerai in questa pillola:0:27 I 4 pigmenti fondamentali: Bianco, Nero, Rosso e Giallo Ocra.0:37 Il ruolo del nero come "freddo" per bilanciare le tonalità della pelle.1:10 I limiti del metodo: perché non puoi dipingere la Costa Azzurra con Zorn.1:30 Applicazioni ideali: ritrattistica e interni a luce controllata.Materiali menzionati:Oltre ai classici testi di Philip Ball e James Gurney, approfondiamo la tecnica di Zorn attraverso la visione di Richard Schmid (Alla Prima).La Ricetta della Tavolozza di ZornPer replicare l'equilibrio cromatico di Anders Zorn, la combinazione classica prevede questi quattro pigmenti specifici:Bianco: Bianco di Titanio (per massima coprenza).Giallo: Giallo Ocra.Rosso: Rosso Cadmio Chiaro (Vermiglione nelle versioni storiche).Nero: Nero d'Avorio.Il segreto tecnico: Il Nero come BluIl Nero d'Avorio ha una tendenza fredda. Mescolato con il Bianco, produce un grigio-azzurro che, accostato all'Ocra e al Rosso, viene percepito dall'occhio come un Blu desaturato. È questo "finto blu" che permette di creare i toni freddi della pelle e i verdi terrosi (Nero + Giallo Ocra).Proporzioni per l'incarnato:Base: Bianco + Giallo Ocra + una punta di Rosso.Ombre fredde: Nero + Bianco + una punta di Giallo Ocra.Sottotoni rosati: Bianco + Rosso + una punta di Nero per "spegnere" la saturazione.Sei pronto a semplificare la tua palette?Salva questo episodio nella tua libreria per averlo sempre a portata di pennello e condividilo con chi pensa ancora che servano mille tubetti per fare un buon quadro.Arrivederci al prossimo Pitturil.#pitturil #tavolozzazizorn #tecnicapittura #storiadellarte #ritrattistica
Quante volte ti sei lasciato incantare dal nome poetico di un colore in un negozio di belle arti per poi scoprire, una volta a casa, che non si comportava affatto come speravi? In questo nuovo Pitturil, vi porto oltre l'estetica delle etichette per imparare a "leggere" davvero un tubetto di colore a olio.I simboli e le sigle alfanumeriche che affollano il retro dei tubetti non sono decorazioni, ma la carta d'identità del pigmento. In questo episodio analizziamo i quattro pilastri della scelta consapevole:Codice Pigmento: Come distinguere un monopigmento da una mescola attraverso la sigla internazionale (es. PR101, PBr7).La Serie: Capire la gerarchia dei costi legata alla rarità del pigmento (dal cadmio al cobalto).Grado di Coprenza: Decifrare i quadratini (pieni, semipieni o vuoti) per scegliere tra impasti materici e velature profonde.Resistenza alla luce: L'importanza delle stelle per garantire la longevità delle tue opere nel tempo.Impara a scegliere i tuoi materiali con la testa, oltre che con gli occhi, per ottenere miscele pulite e risultati voluti.Per chi vuole approfondire, ecco la legenda rapida per la tua prossima spesa tecnica:Sigle Colori: P (Pigment) + Iniziale colore (Y: Yellow, B: Blue, R: Red, Bk: Black, W: White, G: Green, V: Violet, Br: Brown).Opacità: * Quadratino Nero: Opaco (massima coprenza).Quadratino Semipieno: Semitrasparente.Quadratino Bianco: Trasparente (ideale per velature).Permanenza: Solitamente indicata con stelle (da * a *** o ***** a seconda del brand) o lettere (AA, A, B). Più alto è il valore, minore è il rischio di sbiadimento (fading).Se hai trovato utile questa pillola, non dimenticare di seguire il podcast e attivare la campanella per non perdere i prossimi approfondimenti sul mondo della pittura.
Arte e fluidi corporei

Arte e fluidi corporei

2026-03-0101:29

Quando il colore nel tubetto diventa troppo impersonale, l'arte contemporanea decide di attingere direttamente alla fonte. In questo episodio esploriamo l'uso dei fluidi corporei nella storia dell'arte recente, un percorso estremo alla ricerca di un'autenticità viscerale e totale.Come accennato nell'episodio, ecco l'approfondimento tecnico e storico di queste opere controverse, per capire non solo il gesto, ma anche la materia.Partiamo dall'azionismo viennese. A partire dagli anni sessanta, Hermann Nitsch, all'interno del suo teatro delle orge e dei misteri, teorizza e realizza gli schuttbilder, ovvero la pittura a getto. Il sangue non è usato solo per il suo forte impatto cromatico, ma viene versato sulla tela per rievocare antichi riti sacrificali e innescare una catarsi psicologica profonda, superando la rappresentazione pittorica classica.Passando alla chimica applicata all'arte, nel 1977 Andy Warhol inizia la serie delle oxidation paintings. La tecnica è precisa: Warhol prepara tele coperte con una speciale vernice a base di polvere di rame. Su questa superficie, la pipì, ricca di acido urico, innesca una reazione di ossidazione immediata. Il rame si trasforma, creando patine cromatiche astratte che variano dal verde smeraldo al marrone ruggine. È la biologia che si sostituisce al pennello per gestire le reazioni chimiche dei pigmenti.Il caso di Marc Quinn è invece una vera e propria sfida alla conservazione museale e alla termodinamica. La serie di autoritratti self, iniziata nel 1991, è composta da sculture per le quali Quinn preleva dal suo stesso corpo circa quattro litri e mezzo di sangue. Il fluido viene poi colato in uno stampo di silicone e congelato. L'aspetto tecnico cruciale è che l'opera, per esistere e non decomporsi liquefacendosi, necessita di una teca refrigerata a una temperatura costante di meno quindici gradi centigradi. L'opera è letteralmente dipendente dalla rete elettrica per sopravvivere.Opere limite, come traces of sperm di Liu Ding del 2001, chiudono questo cerchio concettuale portando all'estremo il concetto di firma e traccia personale.Questo bisogno di abbattere la barriera tra il creatore e il materiale utilizzato ci riporta alla necessità di sfidare il limite visivo. Come diceva Marcel Duchamp, il buon gusto è il più grande nemico dell'arte. L'artista del novecento smette di voler compiacere l'occhio e decide di aggredire la mente, mettendo letteralmente se stesso nell'opera.
Cosa definisce un'opera d'arte? Nel 1926, non era una domanda per filosofi, ma per i giudici della corte doganale di New York. In questo episodio di Pitturil, ripercorriamo l'incredibile vicenda giudiziaria che ha visto protagonista Constantin Brancusi e la sua scultura "Bird in Space".Spedita da Parigi su invito di Marcel Duchamp, l'opera fu bloccata alla dogana americana. Il motivo? Per i funzionari non era un uccello, né tantomeno arte, ma un "utensile da cucina" o una "fornitura ospedaliera". Questa classificazione comportava un dazio del 40%, poiché solo le opere d'arte originali godevano dell'esenzione fiscale.Approfondiamo i dettagli tecnici e storici di questa battaglia legale:L'opera: "Bird in Space" (Uccello nello spazio) è una serie di sculture realizzate da Brancusi tra il 1923 e il 1940. L'esemplare del processo era in bronzo lucidato a specchio, privo di ali o piume, volto a catturare l'essenza del volo piuttosto che la forma dell'animale.La normativa: Il Tariff Act del 1922 permetteva l'ingresso libero per le sculture originali, ma la definizione legale era ancora ancorata a canoni ottocenteschi che richiedevano una somiglianza realistica con l'oggetto rappresentato.La sentenza: Solo nel novembre 1928, il giudice J. Waite emise una sentenza storica. Riconobbe che, sebbene l'opera non somigliasse a un uccello, era "bella e simmetrica nelle linee" e che una nuova scuola d'arte "astratta" era ormai una realtà consolidata.Questa causa non fu solo una questione di soldi, ma il momento in cui l'astrattismo venne legalmente "sdoganato" negli Stati Uniti, aprendo le porte alla modernità.Ascolta l'episodio per scoprire come il genio di Brancusi ha cambiato per sempre le regole del gioco.
Il Verde Viridian

Il Verde Viridian

2026-02-2701:46

Benvenuti a un nuovo episodio di Pitturil.Oggi parliamo del verde viridian, un ossido di cromo idrato che a metà dell'Ottocento ha mandato in pensione tinte estremamente tossiche e mortali come il famigerato verde di Parigi. Scoperto e brevettato nel 1859 dal chimico francese Guignet, questo colore non è solo un pezzo di storia della sicurezza sul lavoro per gli artisti, ma un alleato insostituibile e versatile sulla tavolozza.Come da tradizione, ecco il manuale tecnico delle mescolanze esplorate in questo episodio, da tenere a portata di mano per i vostri esperimenti.Per la pittura di paesaggio:Viridian e giallo di cadmio scuro: crea un verde realistico e terroso, perfetto per il fogliame naturale.Viridian e giallo di cadmio limone: genera un verde acido, freddo e molto luminoso.Viridian e nero d'avorio: produce un tono scuro, ombroso e profondo, fondamentale per i contrasti boschivi.Viridian, un blu a scelta e bianco di titanio: la ricetta perfetta per coprire l'intera gamma cromatica delle onde nei paesaggi marini.Per il ritratto e l'incarnato:Essendo il verde complementare del rosso, è la chiave per spegnere i toni carne e creare ombre complesse.Viridian, rosso veneziano e bianco di titanio: produce grigi caldi e ricchi di sfumature. Il rosso veneziano ha un alto potere colorante, quindi va dosato con parsimonia per non sovrastare il verde.Viridian, lacca di garanza e bianco: genera una mescola più sanguigna e leggermente trasparente, ideale per le aree dell'incarnato in mezzombra, chiare ma non colpite dalla luce diretta.Perché la pittura ci insegna che un tubetto di verde, in fondo, non serve solo a colorare noiosi fili d'erba, ma nasconde il segreto per dare profondità e vita a un volto umano.Buon ascolto e alla prossima pillola.
I Pastelli secchi

I Pastelli secchi

2026-02-2602:16

Se quando senti "pastello" pensi alla lavagna di scuola o ai colori sbiaditi, è il momento di resettare tutto. In questo episodio entriamo nel mondo della tecnica più fragile e pura che esista: il Pastello Secco (Soft Pastel).Non è un gesso (che contiene solfato di calcio), ma pigmento puro al 95% tenuto insieme da un soffio di legante. È polvere che si appoggia sulla carta, instabile e vibrante, capace di una saturazione straordinaria.In questa pillola analizziamo:La Chimica: La differenza sostanziale tra pastelli a cera, a olio e soft pastels.La Storia: Dagli studi preparatori rinascimentali (trois crayons) all'esplosione impressionista con Degas, fino al virtuosismo di Boldini.La Conservazione: Il paradosso della fragilità. Perché fissare un pastello significa "ucciderlo"?La Lezione di Guccione: L'aneddoto personale sul maestro di Scicli e il suo segreto per mantenere intatta l'anima del colore (spoiler: niente spray, solo vetro).Nota tecnica per i puristi:Il pastello secco non va confuso con le crete. La sua morbidezza dipende dalla minima quantità di legante (solitamente gomma adragante o metilcellulosa) rispetto al pigmento. È "pittura a secco" vera e propria. Maneggiare con cura (e mani pulite).Segui Pitturil sui social per vedere i video delle opere citate:IG: @alessandromarziano
L'ocra gialla

L'ocra gialla

2026-02-2501:59

L’ocra gialla è la bisnonna di ogni quadro che ami… e probabilmente non la stai usando come dovresti.Il pigmento più “noioso” della storia dell’arte? È quello senza cui i tuoi quadri crollano.Trentamila anni. Dalle grotte di Lascaux alla tua tavolozza. E ancora regge tutto.Se pensi che l’ocra gialla sia solo un giallo spento, questo episodio ti farà cambiare idea.È la farina della pittura: non la noti… finché manca.Vuoi paesaggi con quella foschia nostalgica che sa di Cézanne? Parti da qui.Il colore più stabile del mondo è anche il più sottovalutato nel tuo studio.Con blu oltremare, con nero d’avorio, nella tavolozza di Zorn… l’ocra è sempre lì. Un motivo c’è.Prima di comprare l’ennesimo tubo “speciale”, guarda cosa può fare questo ossido di ferro.Non è solo un pigmento. È la struttura segreta dietro l’armonia dei tuoi colori.
Esiste un momento in cui il pennello smette di essere uno strumento di lavoro e diventa un prolungamento del pensiero. In questo episodio di Pitturil, esploriamo quel confine sottile tra l’impegno tecnico e il piacere puro di tracciare un segno sul foglio, senza l’ansia del risultato finale.Parliamo di come il disegno e la pittura possano trasformarsi in una forma di meditazione attiva, capace di svuotare la mente dopo una lunga giornata. Dalle sfumature di grafite alle velature ad acquerello, ogni gesto diventa un’occasione per rielaborare versi di poesie, frammenti di canzoni e vecchi pensieri che tornano a trovarci sotto una luce diversa.Come ricordava Goethe, la vera gioia risiede nell’agire senza un fine preciso. È quell’ozio creativo che non è perdita di tempo, ma la madre di tutte le invenzioni. Preparate un foglio, una luce morbida e la vostra musica preferita: riscopriamo insieme il gusto di disegnare o dipingere solo per il piacere di farlo.Arrivederci al prossimo Pitturil.
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