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Pitturil, pillole di pittura
Pitturil, pillole di pittura
Author: Alessandro Marziano
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© Alessandro Marziano
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Ciao, sono Alessandro Marziano e questa è Pitturil, pillole di pittura. Se cercate lezioni accademiche per conciliare il sonno, siete nel posto sbagliato. Qui smontiamo l'a pittura e il disegno pezzo per pezzo: mescoliamo la chimica dei pigmenti con qualche riflessione, condendo il tutto con una spruzzata di umorismo. Un viaggio pacato ma tagliente per scoprire come godersi i momenti al cavalletto, senza ansie o paure.
Per i dettagli tecnici "hard" e tutto il resto, vi aspetto su Instagram: @alessandromarziano
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Dimenticate l'immagine dell'artista accademico, tutto rigore e pennelli puliti. Tra il 1620 e il 1720, Roma fu letteralmente invasa da una banda di pittori fiamminghi e olandesi che avevano un concetto tutto loro di vita d'artista.Si chiamavano Bentvueghels, letteralmente banda di uccelli o stormo, e furono i punk dell'epoca barocca. In questo episodio vi porto alla scoperta di questa confraternita ribelle che si definiva Schildersbent, il clan dei pittori.Vi racconto di come si opposero con forza al monopolio dell'Accademia di San Luca, rifiutando di pagare la gabella obbligatoria per chi voleva vendere quadri a Roma. Fu una vera e propria sfida al sistema, che continuò anche quando Pietro da Cortona andò a lamentarsi da papa Urbano VIII.Approfondiremo i loro rituali di iniziazione leggendari che si tenevano al mausoleo di Santa Costanza, allora noto come tempio di Bacco, dove ancora oggi si possono leggere i loro nomi incisi sui muri. Parleremo dello stile delle bambocciate, dal soprannome di uno dei loro leader, Pieter van Laer detto il Bamboccio, e di come queste scene di vita quotidiana romana, popolari e grottesche, abbiano sfidato il decoro del tempo.Un viaggio tra disobbedienza, scherno e pittura di genere per capire che, a volte, per fare la storia dell'arte bisogna prima rompere le regole.In questo episodio:La nascita dello Schildersbent a Roma.La guerra aperta con l'Accademia di San Luca e il rifiuto delle tasse.I nomi di battaglia e i riti d'iniziazione tra vino e goliardia.L'eredità dei Bamboccianti e la pittura della realtà.Arrivederci al prossimo Pitturil.
Avete mai sentito parlare di un colore che cambia idea ogni volta che lo guardate? In questo episodio di Pitturil, andiamo alla scoperta dello Stil de Grain, un pigmento con una storia così bizzarra da sembrare inventata.Dalle bacche immature di rhamnus al nome che "puzza" di equivoco, questo giallo organico ha attraversato i secoli deludendo le aspettative di chiunque cercasse stabilità. È un colore che sbiadisce in fretta, estratto con un metodo che ricorda più un lassativo naturale che un segreto di bottega.Se nel video abbiamo visto la sua stesa "infame", qui entriamo nel dettaglio tecnico di una lacca che ha fatto impazzire i pittori del '600 e '700.Cosa troverai in questa pillola:L'etimologia controversa tra "Dutch Pink" e urina.La chimica instabile delle bacche di Rhamnus cathartica.Perché, nonostante tutto, è ancora presente nelle tavolozze moderne (ma in versione "sicura").Ti è mai capitato di veder sbiadire un tuo lavoro per colpa di un pigmento "traditore"?Arrivederci al prossimo Pitturil.
Il rosso non è solo un colore, è un problema di gestione della luce. In questo episodio di Pitturil, ci addentriamo nel labirinto dei pigmenti rossi: una "banda di criminali" tanto affascinante quanto complessa da domare.Perché quel rosso che sembrava perfetto nel tubetto diventa un rosa spento appena tocca il bianco? La risposta non sta nella quantità, ma nella potenza e nella trasparenza del pigmento. Esploriamo il comportamento dei rossi nelle mescolanze:Il conflitto col Bianco: Perché il Bianco di Titanio "bullizza" il rosso ingessando la tinta, mentre il Bianco di Zinco la lascia respirare?L'illusione della brillantezza: Spesso, per far sembrare un rosso più acceso, non serve aggiungere colore, ma lavorare per contrasto sul resto del dipinto.Esempi illustri: Analizziamo come i grandi maestri (come Caravaggio nel suo San Girolamo) hanno gestito queste tinte "pericolose" per creare vibrazioni cromatiche immortali.Un viaggio tra chimica dei materiali e filosofia della visione, per imparare a non farsi "sporcare" la tavolozza dai rossi più prepotenti.Vuoi approfondire le ricette e i nomi dei pigmenti citati?Controlla la caption del video sui social per i dettagli tecnici e le percentuali di mescolanza.Arrivederci al prossimo Pitturil.
Ti sei mai chiesto perché certi accostamenti di colore sembrano vibrare, mentre altri "muoiono" sulla tela? La risposta non è solo nei tubetti di colore, ma nel tuo cervello. In questa pillola di Pitturil, vi accompagno alla scoperta del contrasto di simultaneità e della legge dei processi opponenti.Dalle intuizioni rivoluzionarie di Michel Eugène Chevreul alla tecnica vibrante di Giovanni Segantini, scopriamo come la fisiologia dell'occhio diventi uno strumento fondamentale per ogni pittore. Perché mescolare i complementari li spegne, ma accostarli li esalta? E cosa c'entrano i giubbotti di salvataggio con la storia dell'arte?Un viaggio tra neuroscienze e pittura per imparare a gestire la luminanza e a creare contrasti che lasciano il segno. Perché a volte, per dare vita a un quadro, non serve aggiungere altro pigmento, ma solo capire come far dialogare le tinte tra loro.In questo episodio:Che cos'è il completamento percettivo.La legge dei processi opponenti e l’equilibrio neutro della retina.La lezione di Segantini: sintesi sottrattiva vs sintesi ottica.Consigli pratici per non rendere i propri quadri "morti".Note tecniche:Per approfondire le percentuali, i materiali e le ricette citate in questo episodio, non dimenticare di consultare la caption sui nostri canali social.Segui Alessandro Marziano su:Instagram: @alessandromarziano
In questo episodio di Pitturil, andiamo alla scoperta di un colore che è sinonimo di rigore, stabilità e luce pura: il Blu di Cobalto.Spesso la pittura è una sfida contro il tempo e la chimica, ma il cobalto rompe le regole. Nato nel 1802 grazie all'intuizione del chimico Louis-Jacques Thénard, questo pigmento ha risolto un problema secolare, offrendo agli artisti una tonalità di azzurro pulito, indelebile e incredibilmente resistente. Dalle pennellate en plein air di Monet e Renoir fino alle vibranti spirali della "Notte Stellata" di Van Gogh, il cobalto è il blu della luce, non dell’ombra.Scopriremo perché la sua struttura "spinellica" lo rende inattaccabile e come la sua natura di metallo ferromagnetico possa diventare un alleato strategico in bottega, agendo persino come agente siccativo per le mescole più lente.Un viaggio tra scienza e arte, per capire come un semplice tubetto di colore possa racchiudere una lezione di affidabilità senza tempo.In questo episodio:La genesi del Blu di Cobalto e l’invenzione di Thénard.Perché gli Impressionisti non potevano farne a meno.Segreti tecnici: il cobalto come siccativo e la sua stabilità chimica.La citazione di Vincent Van Gogh al fratello Theo.Ascolta la pillola e lasciati ispirare dalla precisione che incontra il cielo.
Lustro e Lume: La morale della luce secondo LeonardoLa luce non è solo fisica, è una questione di carattere. In questo Pitturil, vi porto tra le pagine del "Trattato della Pittura" di Leonardo da Vinci per scoprire che la luce ha una sua "morale" e persino delle dinamiche sentimentali.Esistono due tipi di luce che definiscono un corpo: il Lume e il Lustro.Il Lume è serio, monogamo e fedele: colpisce l’oggetto e lì resta, incurante di dove vi troviate voi a guardare. Il Lustro, invece... beh, il Lustro è decisamente poliamoroso. Esiste solo in funzione di un triangolo tra la fonte, l'oggetto e il vostro occhio. Se vi muovete voi, si muove lui.In questa pillola esploreremo:La definizione leonardesca di Lume e Lustro.Perché il lustro è "piccoletto" ma fondamentale per la resa dei materiali.Come la posizione dell'osservatore cambia la natura stessa di ciò che vediamo.La pittura è l'arte di gestire questi tradimenti ottici.Per chi vuole approfondire la teoria di Leonardo:Il Lume (luce diffusa) si estende sulle superfici in base alla loro inclinazione rispetto alla fonte luminosa, creando le sfumature che danno volume.Il Lustro (luce riflessa o speculare) è quel punto di massima chiarezza che appare sulle superfici lucide o bagnate. A differenza del lume, il lustro non è "fisso" sull'oggetto: la sua posizione cambia se cambia il punto di vista dell'osservatore (riflessione speculare).Consiglio pratico: quando dipingete un ritratto, ricordate che il punto di luce nell'occhio o sulla punta del naso è un "lustro": deve essere trattato con estrema precisione e con un bordo più netto rispetto al "lume" generale del volto.Arrivederci al prossimo Pitturil.#pitturil #leonardodavinci #tecnicapittorica #storiadellarte #luceelombra
Come calcolare l'esatta distanza degli elementi in prospettiva senza impazzire con riga e misurazioni complesse. La tecnica geometrica mostrata nel video si basa sul principio della moltiplicazione prospettica, fondamentale per dare credibilità alla profondità spaziale. Ecco i passaggi tecnici rigorosi da seguire per una corretta costruzione.Uno. Traccia la linea d'orizzonte e stabilisci il tuo punto di fuga.Due. Disegna il primo palo, quello in primo piano, e traccia le linee di fuga dalle sue due estremità, base e cima, verso il punto di fuga.Tre. Posiziona il secondo palo dove preferisci. Questa distanza apparentemente arbitraria determinerà il ritmo matematico di tutta la sequenza.Quattro. Trova il punto medio esatto del primo palo e traccia una linea di fuga mediana.Cinque. La costruzione geometrica. Traccia una linea retta che parte dalla base del primo palo, incrocia l'intersezione tra il secondo palo e la linea di fuga mediana, e prosegue fino a toccare la linea di fuga superiore. Quello è il punto esatto in cui, verticalmente, cadrà il terzo palo.Sei. Ripeti il processo scalando di un palo alla volta.Questo principio garantisce una riduzione impeccabile. Per quanto riguarda la prospettiva aerea, codificata e perfezionata da Leonardo da Vinci, la regola impone che l'atmosfera interposta tra l'osservatore e l'oggetto modifichi la percezione. I tre dogmi per gli elementi distanti sono: drastica diminuzione dei contrasti chiaroscurali, perdita di dettaglio e viraggio delle tinte verso l'azzurro e i colori freddi.#prospettiva #tecnicapittorica #disegno #storiadellarte #pitturil
Nel video accenno a come il magenta sia diventato un colore primario, ma è qui che vi consegno il manuale d'uso per domare questa tinta sulla tavolozza.Nato originariamente come fucsina nel 1859 grazie al chimico François-Emmanuel Verguin, fu presto ribattezzato magenta per sfruttare l'eco mediatica della sanguinosa battaglia omonima. Una cinica operazione di marketing dell'ottocento che ha legato per sempre una carneficina a una sfumatura floreale.Il magenta che usiamo oggi in pittura non è più quello instabile dell'epoca, ma è costituito quasi interamente dal chinacridone, catalogato chimicamente con l'indice pr122. Questo pigmento organico sintetico è caratterizzato da due elementi fondamentali: un'estrema trasparenza e un potere tingente formidabile. È un colore prepotente. Ne basta una quantità microscopica per far virare inesorabilmente un intero impasto verso una temperatura fredda.Il motivo per cui siede sul trono dei primari nella sintesi sottrattiva, scalzando i rossi tradizionali, è la sua ineccepibile precisione ottica. È l'unica tinta in grado di assorbire perfettamente la lunghezza d'onda del verde, restituendo ai nostri occhi le componenti del rosso e del blu. Per questo motivo domina incontrastato nel mondo della stampa in quadricromia, dove rappresenta la emme dell'acronimo cmyk.Nella pittura figurativa classica, tuttavia, la sua utilità si riduce drasticamente. Se cercate la coprenza materica per strutturare un incarnato solido o la luce calda e opaca di un volto, il magenta vi tradirà con la sua consistenza vitrea. Per quei compiti è saggio affidarsi a un rosso cadmio, a un cinabro o a una robusta terra rossa.Il magenta pr122 dà il meglio di sé quando viene sfruttato per le velature, lasciando trasparire la luce del fondo, oppure quando viene mescolato con i blu della famiglia delle ftalocianine per ottenere i viola più vibranti, saturi e puliti che la chimica possa offrirvi.Un colore primario per la fisica della luce, ma un solista da usare con estrema parsimonia sul palcoscenico della tela. E se proprio non riuscite a gestirlo, potete sempre usarlo per i costumi di un musical.#pittura #magenta #teoriadelcolore #chimica #pitturil
Ti è mai capitato di guardare un soggetto sul tablet, vederlo vibrante di luce, e poi ritrovarti sulla tela con un colore che sembra la nebbia della bassa bresciana? In questo episodio di Pitturil, esploriamo il "trauma" del passaggio dal digitale all'olio.Il segreto risiede nella fisica:Sintesi Additiva (RGB): I monitor partono dal buio e aggiungono luce. Rosso, verde e blu si sommano fino a creare il bianco puro.Sintesi Sottrattiva (Pigmenti): I colori sulla tua tavolozza non emettono luce, la assorbono. Ogni volta che mescoli due colori, stai "sottraendo" riflettenza, avvicinandoti inevitabilmente al grigio o a quello che chiamiamo bistro.Cosa troverai in questa pillola:Perché dovresti preferire le foto stampate agli schermi come riferimento.Il concetto di assorbimento selettivo.La filosofia delle "ombre" in pittura: innamorarsi di ciò che il colore non dice.Consigli pratici per mantenere la luminosità: accostare invece di mescolare troppo.La fisica non perdona, ma conoscerla permette di dominare la tavolozza senza frustrazioni.Per chi vuole approfondire la "cucina" del colore:I Limiti del Gamut: Lo schermo può riprodurre colori che i pigmenti fisici non raggiungeranno mai in termini di saturazione e luminosità simultanea.Mescolanza Fisica vs Ottica: Meno passaggi di spatola o pennello garantiscono una maggiore purezza del tono. La mescolanza "sporca" le frequenze riflesse.Il Bistro: Un grigio neutro o 'na zozzeria?Ascolta l'episodio per scoprire come smettere di rincorrere la luce di un monitor e iniziare a costruire la luce sulla tela.#pittura #storiadellarte #teoriadelcolore #pitturil #tecnicapittorica
Benvenuti a un nuovo episodio di Pitturil. Oggi affrontiamo uno dei più grandi malintesi della pittura: il grigio.Dimenticate il tubetto di nero mescolato al bianco. Quello è un grigio inerte, utile forse per dipingere la nebbia, ma del tutto privo di respiro. Il vero segreto dei grandi maestri, da Delacroix a Cézanne, risiede nel grigio cromatico.La regola della sintesi sottrattiva teorizzata da Itten ci insegna che unendo due colori complementari, come rosso e verde, giallo e viola o blu e arancio, questi si annullano a vicenda. Assorbendo le rispettive lunghezze d'onda, portano il risultato verso il centro neutro del cerchio cromatico. Ma c'è un dettaglio tecnico vitale che regola questa magia: la trasparenza dei pigmenti.Il caso della lacca di alizarina e del verde ftalocianina citato nell'episodio è emblematico. Parliamo di due pigmenti spiccatamente trasparenti, quasi vetrosi, e con un'elevatissima forza tintoria. Quando li mescoliamo, la luce non rimbalza su una superficie opaca, come accadrebbe usando un bianco di titanio, ma attraversa il colore, colpisce la preparazione della tela e torna indietro. Si ottiene così un grigio scuro e freddo, perfetto per le ombre più profonde, che mantiene una luminosità interna irraggiungibile con i colori opachi.Attenzione però al decadimento cromatico. La neutralizzazione deve avvenire mescolando il minor numero di pigmenti possibile e nel minor tempo possibile. Più i pigmenti vengono lavorati e mischiati sulla tavolozza, più si altera il loro indice di rifrazione, trasformando un colore vivo e vibrante in un impasto opaco e spento.Il grigio non è l'assenza di colore, è il colore in potenza. È il punto di equilibrio in cui il caos delle tinte pure trova finalmente il suo ordine.Qual è la vostra combinazione preferita per ottenere un grigio cromatico? Scrivetelo nei commenti.#pitturil #teoriadelcolore #pitturaadolio #grigiocromatico #alessandromarziano
Come anticipato nell'episodio, l'aria non è vuota. Il fenomeno dello scattering di Rayleigh ci spiega scientificamente perché le molecole dell'atmosfera disperdono la luce blu molto più delle altre lunghezze d'onda. Questo si traduce in una regola visiva implacabile: più un oggetto è distante, più strati di atmosfera si frappongono tra noi e l'oggetto, rendendolo azzurrognolo e indefinito. Quella che Leonardo da Vinci definiva prospettiva de' perdimenti, un concetto che ha permesso a maestri come William Turner di far divorare la materia dalla luce stessa.Ecco le quattro regole d'oro per restituire questa profonda illusione nei tuoi dipinti:Gestione dei valori tonali. I contrasti più forti e le ombre più scure appartengono esclusivamente al primo piano. Man mano che si indietreggia, i toni scuri si schiariscono progressivamente, diventando grigi o azzurrognoli. Non esiste il nero in lontananza.Temperatura del colore. Il primo piano accoglie i colori caldi, come le terre, i gialli e i rossi. I piani intermedi iniziano a raffreddarsi, fino ad arrivare allo sfondo estremo che deve essere dominato da colori freddi, azzurri e ciano.Livello di dettaglio. I contorni netti, le texture e i particolari minuti vanno riservati agli elementi vicini. Lo sfondo richiede sintesi: contorni fusi, pennellate ampie e dettagli completamente omessi. Le forme, letteralmente, si perdono.Saturazione. I colori in primo piano possono esprimersi in tutta la loro purezza e saturazione. I colori distanti subiscono un'inevitabile desaturazione, inquinati dal colore stesso dell'aria, e richiedono quasi sempre l'aggiunta di bianco e blu per simulare l'opacità atmosferica.Per simulare questa densità, la tecnica più efficace da applicare in fase di rifinitura è lo scumbling, noto anche come sfregazzo. Si tratta di una tecnica a secco che si applica su strati di colore già completamente asciutti. Si preleva una minima quantità di colore opaco e chiaro sulla punta del pennello, preferibilmente senza alcun medium o diluente, e lo si sfrega vigorosamente sulla tela con setole dure. Il colore si deposita solo sulle irregolarità della superficie, rompendo il tratto e lasciando trasparire parzialmente i toni sottostanti. È il modo più antico e infallibile per creare una sensazione tattile di nebbia, foschia e infinita distanza.#pittura #storiadellarte #tecnicapittorica #prospettiva #paesaggio
Hai mai notato come il nero appena spremuto dal tubetto sembri spesso un "buco" piatto sulla tela? In questo episodio di Pitturil, sveliamo perché il vero segreto dei maestri non è il Nero d’Avorio, ma la creazione di un nero composto.Scopriamo come mescolare sapientemente la Terra d'Ombra Bruciata con diverse sfumature di blu (Oltremare, Prussia, Cobalto) per ottenere ombre vibranti, profonde e, soprattutto, cromaticamente coerenti con il resto del dipinto. Non è solo una questione di estetica: c’è una ragione chimica legata al biossido di manganese che cambierà i tuoi tempi di asciugatura.In questa pillola:Perché il nero puro è spesso un "estraneo" nella composizione.La sintesi sottrattiva applicata alle ombre.Il vantaggio tecnico delle Terre d'Ombra come essiccativo naturale.Una riflessione di Goethe che lega la profondità delle ombre alla luce... e alle persone.Preparati a guardare il buio con occhi nuovi.Note Tecniche (Il Bignami):Ricetta Base: Terra d'Ombra Bruciata + Blu (Oltremare per toni caldi, Prussia per profondità fredda).Proprietà: Il manganese contenuto nelle terre accelera l’ossidazione dell’olio, rendendo il nero composto molto più rapido ad asciugare rispetto al Nero d’Avorio o al Nero Fumo. "Dove è molta luce, l’ombra è più profonda" (J.W. Goethe).Ti è piaciuto l'episodio? Lascia un commento o condividi le tue sperimentazioni cromatiche!
In questo episodio di Pitturil, andiamo alla scoperta della grisaglia (qui declinata in toni terrrosi), una tecnica che molti considerano arcaica, ma che rappresenta la vera palestra della percezione per ogni pittore serio.Spesso confusa con una scelta datata, la grisaglia è in realtà una semplificazione strategica: eliminando la variabile del colore, il pittore è costretto a confrontarsi con il valore, ovvero la gestione di luci e ombre. È l'impalcatura segreta su cui poggiano i capolavori della storia dell'arte, da Giotto fino all'Ottocento accademico.Attraverso un parallelo con il cinema d'autore — dove il bianco e nero viene scelto non per mancanza di mezzi, ma per amplificare la drammaticità e l'essenza della storia — Alessandro ci spiega perché, se non sai risolvere un volume con il grigio, non ci riuscirai nemmeno con il colore più costoso al mondo.Un viaggio nella tecnica, per capire che il colore non deve essere una maschera, ma un'evidenza che brilla solo su una struttura solida e consapevole.L'etimologia e la funzione: perché "grisaille" non significa tristezza, ma metodo.La lingua madre del cervello: come la nostra mente elabora le forme prima ancora dei cromatismi.Il valore come pilastro: l'importanza del chiaroscuro nella modellazione tridimensionale.Il rigore come trampolino: perché la sottrazione è l'atto creativo più onesto e potente.Arrivederci al prossimo Pitturil!
Esistono colori che sembrano usciti da un film degli anni '80: solitari, un po' malinconici, pronti a cambiare identità per sopravvivere. Il Bruno Van Dyck è proprio così. In questo episodio di Pitturil, vi accompagno alla scoperta di uno dei pigmenti più affascinanti e controversi della storia della pittura.Spesso scambiato per una semplice terra, il Bruno Van Dyck ha un’anima organica e complessa: torba, lignite e materia vegetale decomposta. Ma perché un artista del calibro di Antoon van Dyck ne ha fatto la sua cifra stilistica, nonostante la sua proverbiale instabilità?Dalle ombre drammatiche (e talvolta disastrose) di Sir Joshua Reynolds, fino alle miscele moderne a base di nero fumo e ossidi di ferro, esploriamo come questo pigmento sia riuscito a nobilitare "il fango" rendendolo uno strumento indispensabile per creare incarnati luminosi e drappeggi lussuosi.In questa pillola scoprirai:La vera composizione chimica e organica del Bruno Van Dyck.Perché molti dipinti del Settecento presentano oggi crepe e colature (il dramma del bitume).Come i grandi maestri, da Rembrandt a Van Dyck, lo armonizzavano con il bianco di piombo e la lacca di garanza.Consigli pratici per l'uso nella tavolozza moderna.Perché, in fondo, anche il fango ha la sua dignità artistica... se sai come usarlo.
In questo episodio di Pitturil, vi porto alla scoperta di due "nonni" della tavolozza: la Terra di Siena Naturale e la sua controparte "infuocata", la Terra di Siena Bruciata. Due pigmenti che sono molto più di semplici colori: sono il sostegno silenzioso di ogni mescola, pronti a cavarti d'impaccio quando non sai dove andare a parare.Cosa scoprirai in questa pillola:L’identità nobile della Terra Naturale: un’ocra arricchita da biossido di manganese, fondamentale per la siccatività nella pittura a olio.La metamorfosi chimica: come 400°C trasformano un giallo idratato in un rosso bruno, opaco e aggressivo attraverso la disidratazione molecolare.Geopolitica del pigmento: perché si chiama "di Siena" anche se la cava più ricca si trovava a Bagnoli di Arcidosso, sul Monte Amiata.Dalle grotte di Lascaux a Caravaggio: l'evoluzione di un colore che Cennino Cennini raccomandava già nel suo "Libro dell'Arte" per gli incarnati e gli affreschi, grazie alla sua straordinaria stabilità alla calce.Un viaggio che parte dalla chimica delle molecole per arrivare alla maestria di Rembrandt, dimostrando che i pigmenti più comuni sono, dopotutto, le fondamenta stesse della storia dell’arte.Nota Tecnica: Per i dettagli precisi sulle percentuali di manganese e i consigli pratici sull'uso delle Terre di Siena nelle velature, non dimenticare di dare un'occhiata alla caption sui nostri canali social!Segui Pitturil per non perdere le prossime pillole e raccontaci nei commenti (o nei messaggi) quali sono i tuoi "pigmenti del cuore".Arrivederci al prossimo Pitturil!
Il fascino della pittura su metallo è una storia di pura brillantezza. Tra la fine del cinquecento e il seicento, il rame ha rappresentato il supporto definitivo per chi cercava la perfezione del dettaglio, ma dietro a quelle superfici smaltate si nascondevano sfide tecniche non indifferenti.Come accennato nel video, la preparazione del rame richiedeva l'uso dell'aglio. Non si trattava di una superstizione o di una bizzarria da cucina, ma di un'operazione chimica precisa: l'allicina contenuta nel succo d'aglio agisce come un blando acido, andando a mordenzare leggermente la superficie metallica altrimenti troppo liscia. Questa micro-porosità permetteva al primo strato di imprimitura, una sottilissima velatura di bianco di piombo battuta con i polpastrelli per annullare ogni segno del pennello, di aggrapparsi tenacemente al supporto.Il divieto assoluto di usare gesso e colla animale, i preparatori classici per le tele e le tavole, deriva dalla loro natura igroscopica e dalla presenza di acqua. Sul metallo, l'umidità innesca un rapido processo di ossidazione, creando il famigerato verderame che finirebbe per distruggere il dipinto dall'interno, portando al distacco irreversibile della pellicola pittorica.L'abbandono del rame con l'avvento del barocco non fu una mera questione di gusto, ma di limiti fisici ed economici. L'arte barocca esigeva pale d'altare monumentali e scenografiche. Una lastra di rame di quelle dimensioni, oltre ad avere un costo letteralmente inavvicinabile, si sarebbe inesorabilmente imbarcata e deformata sotto il suo stesso peso, rendendo l'opera strutturalmente instabile. La tela, infinitamente più economica, leggera e modulabile, vinse inevitabilmente la battaglia del mercato.Oggi, maestri del realismo contemporaneo come David Kassan e Shawn Cheatham hanno recuperato l'ossessione per la superficie assolutamente liscia e riflettente, aggirando però i limiti fisici del rame grazie alla tecnologia moderna. Il Dibond citato nel finale è un pannello composito formato da due sottili lamine di alluminio che racchiudono un'anima in polietilene solido. Questa ingegneria dei materiali garantisce una superficie a specchio, totalmente indeformabile e sorprendentemente leggera, permettendo di stendere il colore a olio con la stessa resa smaltata dei maestri fiamminghi, ma su formati che nel seicento sarebbero stati impensabili.#pitturil #storiadellarte #tecnicapittorica #coloriadolio #pitturarealista
Cosa c'entrano dei soldati partiti dalla Calabria con dei samurai rinnegati e un rapporto di intelligence dell'Impero Spagnolo? In questo episodio esploriamo una delle vicende storiche e artistiche più surreali e affascinanti di sempre.Siamo alla fine del sedicesimo secolo e il nostro punto di partenza è un reperto eccezionale: il Codice Boxer. Realizzato a Manila intorno al 1590 con raffinate tecniche cinesi, oro zecchino e carta di riso, questo manoscritto non è un catalogo di moda, ma un vero e proprio dossier di spionaggio militare. Gli spagnoli lo commissionarono per mappare visivamente popolazioni, alleati e nemici del Pacifico, offrendoci una finestra unica e dettagliatissima sulle dinamiche geopolitiche dell'epoca.Tra le sue pagine si nasconde il prologo visivo di uno scontro epocale: la battaglia di Cagayan del 1582 nelle Filippine. Da una parte i temibili pirati giapponesi Wako, padroni delle arti marziali e armati di letali katane. Dall'altra i formidabili Tercios spagnoli, la fanteria d'élite dell'impero inviata da re Filippo II, la cui spina dorsale era composta in gran parte da soldati reclutati nel Sud Italia, tra cui moltissimi calabresi.Spesso pensiamo alla storia dell'arte come a una rassegna di opere silenziose chiuse in musei perfetti. Documenti straordinari come il Codice Boxer, invece, ci riportano alla dimensione più profonda dell'illustrazione e della pittura: la testimonianza nuda e cruda. L'arte ci racconta le paure, le guerre, i costumi e le connessioni più improbabili dell'essere umano. Ci racconta persino di quel giorno in cui la 'nduja e le armature europee si scontrarono con il sushi e le lame dei ronin giapponesi.Per scoprire come è andata a finire questa titanica collisione tra mondi, premete play.#pitturil #storiadellarte #codiceboxer #tercios #battagliadicagayan
Lavare i pennelli è la parte meno nobile del mestiere del pittore, ammettiamolo. È quel momento in cui la poesia del gesto artistico si scontra con la realtà di un lavandino e di solventi dall'odore decisamente poco ispirante. Ma cosa succede quando un prodotto si presenta con un nome rassicurante come "Tintorsetto"?In questo episodio, andiamo alla scoperta dell’ecodiluente: un alleato prezioso che promette di essere non nocivo, inodore e non volatile. Un vero capolavoro di marketing che unisce l’autorità di Tintoretto alla simpatia di un orsetto lavatore. Ma attenzione: "ecologico" non significa necessariamente "innocuo" se usato nel modo sbagliato.Il segreto della non-volatilità: Perché l'ecodiluente non evapora come la trementina e quali sono i rischi per il tuo quadro se ne abusi (spoiler: l'effetto "quadro appiccicoso" è dietro l'angolo).Chimica vs Marketing: Come pulire i pennelli senza respirare vapori tossici, mantenendo le setole morbide come dopo un trattamento al balsamo.Il paradosso del cocktail tossico: Perché versare il residuo nel water è un crimine ambientale, anche se il solvente è "bio".La strategia della gravità: Un metodo semplice ed efficace per riutilizzare il diluente all'infinito, separando il pigmento (metallo pesante) dal liquido pulito.L'ecologia del solvente non cancella la tossicità del colore. Non fatevi ingannare dal musetto dell'orsetto: siate pittori consapevoli!Buon ascolto e... occhio al pigmento!
Hai mai notato che alcuni dipinti del Seicento sembrano fatti ieri, mentre altri sono più gialli di un taxi a New York? Il segreto non è un filtro di Instagram, ma l’Olio di Papavero.In questa pillola di Pitturil, vi porto alla scoperta di uno dei leganti più preziosi e "pazienti" della storia dell'arte. Estratto dal Papaver Somniferum, questo olio è il migliore amico di chi non ha fretta: asciuga lentissimo, non ingiallisce quasi per nulla e permette sfumature così delicate che persino i maestri fiamminghi ne andavano matti.In questo episodio scoprirai:Perché l’olio di lino a volte è un "traditore" cromatico.Il processo di estrazione a freddo.Perché, se vuoi dipingere incarnati perfetti o bianchi brillanti, non puoi farne a meno.Attenzione: Nonostante il nome, l’unico "sballo" che garantiamo è quello estetico.
Hai appena finito il tuo capolavoro e non vedi l'ora di vederlo splendere? Frena l'entusiasmo (e il pennello)! In questo episodio di Pitturil, vi dico perché la fretta è la peggior nemica della pittura a olio e perché verniciare troppo presto potrebbe trasformare il vostro quadro in una battaglia navale di "affondamenti" e screpolature.Scopriamo insieme:La Regola dell'attesa: perché i 6 mesi di attesa non sono una leggenda metropolitana.Protezione vs Estetica: come difendere il pigmento dai raggi UV e dallo sporco senza sacrificare l'uniformità.Resine Sintetiche e Reversibilità: il segreto per rendere il tuo quadro eterno (o almeno restaurabile).Il "Profumo" della pittura: consigli di sopravvivenza per non intossicarsi in studio.Un mix di consigli tecnici e riflessioni per non scivolare proprio sull'ultima mano. Perché un quadro ben verniciato è un quadro che vive, uno verniciato male... è solo un disastro.Pitturil: pillole di pittura per chi crea pittura, non la guarda e basta.




