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Buon cammino Italia
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Buon cammino Italia

Author: Associazione Europea delle Vie Francigene

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Description

“Buon Cammino Italia” è il podcast dell’Associazione Europea delle Vie Francigene realizzato in collaborazione con Terre di mezzo Editore e con il contributo del Ministero del Turismo italiano. Una serie in 12 episodi alla scoperta della storia e del fascino di quattro percorsi particolarmente significativi: la Via Francigena e i cammini di Santa Barbara, di San Nilo e nelle Terre Mutate. È una produzione Intreccimedia.
Ogni episodio permette di conoscere la storia dei luoghi, le loro tradizioni, le ricette dei piatti tipici. È un viaggio immersivo nella bellezza delle cadenze dialettali e dei suoni dei territori meno conosciuti del Belpaese. In ogni episodio c'è la voce di chi quei cammini li ha riscoperti e tracciati, degli storici locali, di camminatori già noti al grande pubblico e di chi lungo quegli itinerari ci vive e con coraggio e passione si prende cura del territorio. Storie e testimonianze che ci restituiscono l'autenticità di quei luoghi, spesso fuori dalle principali mete turistiche. Un'Italia che non mancherà di stupire.
Sono quattro le giornaliste e viaggiatrici, che ci accompagnano in questa scoperta di un'Italia diversa.  A ciascuna è stato affidato il racconto di uno dei cammini. Monica Nanetti per la Via Francigena, Alice Facchini per il Cammino minerario di Santa Barbara, Sofia Nardacchione  per il Cammino nelle Terre mutate e Barbara Urizzi per il Cammino di San Nilo. 
Il Sound design e la post produzione sono di Andy Morello.
L'illustrazione della copertina è di Davide Bonazzi.
7 Episodes
Reverse
Attraversa in diagonale l’intero Paese per quasi 2000 chilometri e offre al viaggiatore una immensa varietà di stimoli e suggestioni: aspetti storici, spirituali, religiosi, culturali, paesaggistici, naturalistici, sociali, enogastronomici. Nel primo episodio andiamo alla scoperta delle radici storiche della Via Francigena. Il tracciato come lo conosciamo oggi lo dobbiamo a Sigerico, arcivescovo di Canterbury. Nel lontano 990 d.C. Sigerico intraprese un viaggio di oltre 1500 km proprio per raggiungere il Papa, la Città Eterna, ovviamente il tutto a piedi. Decise di compiere questo viaggio per ottenere il pallium che è il simbolo del suo incarico di arcivescovo, e per tornare a casa, da Roma a Canterbury, ben pensò di annotare il tutto nel suo diario. Grazie a questo diario è possibile camminare su un percorso che ha oltre mille anni.
Si parte dal passo del Gran San Bernardo, a 2.473 metri di quota. Un luogo straordinario, dal quale si discende per arrivare alla grande pianura, alle risaie, alle città e ai fiumi del Piemonte e della Lombardia, fino ad addentrarsi in Emilia e iniziare una nuova ascesa: quella verso il passo della Cisa, che darà poi accesso alla Toscana e ad ambienti completamente diversi. Camminando dalle Alpi all’Appennino ci si rende conto che, quasi automaticamente, si entra nella vita dei luoghi attraversati, ci si spoglia dell’identità di turista e si assume quella di viandante. E, a supporto dei pellegrini, si incontrano personaggi di ogni tipo: come per esempio la giovane coppia, Ambra e Paolo, che offre ospitalità in un'antica torre medievale oppure Carlo, 89 anni, che batte il territorio con la sua bici per offrire assistenza (un luogo dove dormire, un piatto caldo) ai camminatori...
Monica Nanetti insieme a camminatori di lunga esperienza e ad alcuni artisti ci porta alla scoperta di una toscana inedita, diversa, ancora autentica. Passo dopo passo si attraversano colline e boschi della Toscana e del Lazio per giungere a Roma. L’arrivo a piazza San Pietro è un momento di straordinaria emozione, con alcuni rituali che rimangono indelebili: il ritiro del Testimonium, la visita alla Basilica di San Pietro. Ma non è detto che sia la meta ultima. Roma è infatti anche la prima tappa per chi intende poi proseguire per Santa Maria di Leuca. E si riparte camminando sull'Appia Antica. Un museo a cielo aperto.
Oltre Roma, verso sud ci sono altri 900 chilometri di Italia che aspettano di essere esplorati, fino alla Finisterre nostrana di Santa Maria di Leuca sulle coste pugliesi. Man mano che si attraversano Lazio, Campania e nell'entroterra della Puglia si ha la sensazione di andare verso il mare. Un cambio di prospettiva radicale, perché tutto quello che si incontra – persone, monumenti e paesaggi -, ci racconta questa discesa verso il sogno degli antichi pellegrini di imbarcarsi verso Gerusalemme. Arrivati a Bari il cammino segue poi la costa adriatica, tra paesi ricchi di arte e cultura e calette nascoste e semisconosciute. Arrivati nel Salento si chiude il cammino al chilometro zero, a Santa Maria di Leuca, guardando l'incrocio dei due mari, Ionio e Adriatico.
Santa Barbara resta ancora l’emblema dell’identità di quella che veniva chiamata la “gente di miniera”. Il simbolo che la accompagna è la torre, perché la leggenda vuole che il padre avesse fatto rinchiudere Barbara proprio in una torre, prima che venisse martirizzata. Ed è proprio la torre stilizzata l’iconografia scelta oggi dal Cammino minerario di Santa Barbara, un percorso che, dopo decenni di abbandono, riscopre gli antichi cammini minerari dimenticati, recuperando preziose testimonianze che ci parlano dell’identità e della storia di questa isola. Un podcast che raccoglie la voce della “gente di miniera” e di chi sta costruendo un percorso di rinascita. Il Cammino è un anello diviso in 30 tappe per un totale di circa 500 chilometri, dal livello del mare a quota 900 metri nei monti del Marganai. I sentieri attraversano paesaggi unici come la scogliera del Pan di Zucchero a Masua, la grotta Is Zuddas nelle montagne di Santadi, i pascoli spianati dal maestrale sulla strada per Portoscuso, la spiaggia bianca di Sa Salina, ombreggiata da ginepri secolari, la galleria mineraria di Porto Flavia, che sbuca sul mare come un monastero tibetano intagliato nella roccia. Gli episodi sul Cammino minerario di Santa Barbara sono scritti e narrati da Aliche Facchini.
Dopo aver costeggiato il mare verso nord, da Nebida fino a Piscinas, il cammino si tuffa nell’entroterra. In mezzo alle montagne intercetta un paese che è stato il fiore all’occhiello della storia mineraria della Sardegna: il borgo di Montevecchio. Qui la vegetazione è florida e il silenzio è interrotto solo dal suono del maestrale. Nonostante l’abbandono, gli edifici del borgo narrano ancora una storia importante, per chi la sa ascoltare. Tra le testimonianze raccolte da Alice Facchini, c'è quella di Iride Peis, una delle massime esperte della vita delle donne in miniera. Per vent’anni ha vissuto nel borgo di Montevecchio insieme a suo marito, che era il medico della miniera, mentre lei insegnava alle scuole elementari. Storicamente, tra i dipendenti della miniera c’erano anche molte donne. Le donne non entravano in galleria, ma rimanevano fuori, nei piazzali, per selezionare il piombo, lo zinco e l’argento. Per questo si chiamavano “cernitrici”. Ed è stata proprio Iride Peis a scoprire un fatto drammatico avvenuto nelle miniere oltre un secolo fa e caduto nell'oblio.Le miniere però possono avere una seconda vita e c’è chi ogni giorno si impegna per sviluppare nuovi progetti. A Montevecchio è nato un birrificio, mentre per esempio la grande miniera di Nuraxi Figus, l’ultima a chiudere in tutta Italia, oggi sta diventando un luogo di ricerca scientifica.
Quelle delle miniere non sono le uniche storie che si incontrano lungo il Cammino di Santa Barbara. Su questi sentieri si entra in contatto con un universo multiforme, con le leggende dei marinai, con la saggezza dei contadini e dei pastori, con la pazienza delle filatrici e delle tessitrici. Antichi mestieri che ci parlano di una cultura millenaria.E così incontriamo Arianna Pintus, una delle ultime esperte dell’arte del bisso: una pregiata fibra tessile che veniva usata fin dall'antichità per produrre vestiti di grande pregio, o abiti per i rituali. Il bisso è famoso come la “seta del mare”, perché si ottiene dai filamenti prodotti da un mollusco oggi a rischio estinzione.Poi camminiamo insieme a Simona Pau tra i vigneti del Carignano, un vitigno rosso che cresce nella sabbia della costa. Di fronte al mare, queste uve custodiscono i profumi e i sapori della macchia mediterranea.E che dire della pastorizia. Aliche Facchini ha raccolto la testimonianza di una pastora, Monica Saba, che alleva la pecora nera di Arbus, originaria di questo angolo di terra e simbolo di un territorio davvero singolare, in cui passato e presente si alternano in un paesaggio mozzafiato.
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