DiscoverDigitMondo
DigitMondo
Claim Ownership

DigitMondo

Author: Francesco Marino

Subscribed: 0Played: 5
Share

Description

DigitMondo è il podcast di Francesco Marino, direttore di Digitalic, che racconta come tecnologia, intelligenza artificiale e innovazione stanno trasformando il mondo in cui viviamo.

Ogni episodio parte da una notizia, da un evento o da un segnale del presente, per allargare lo sguardo e capire che cosa sta davvero cambiando sotto la superficie. L’intelligenza artificiale, la robotica, la cybersecurity, la competizione tecnologica tra Stati Uniti, Europa e Cina non sono soltanto temi tecnici. Sono fenomeni che stanno ridisegnando economia, lavoro, geopolitica e cultura.
30 Episodes
Reverse
In un palazzo di Corso Re Umberto, a Torino, un monitor mostra il planisfero e si aggiorna ogni cinque minuti. Quando uno Stato diventa rosso vuol dire che lì, entro dodici settimane, può scoppiare un conflitto.I segnali che lo annunciano sono minuscoli: la coda davanti a un compro oro, i diritti delle donne che arretrano in una provincia, gli ambasciatori che tornano a casa.Questa AI si chiama Deeplomacy, legge oltre duemila basi dati su duecentotrenta Paesi. Quando le società che sulle guerre ci guadagnano si sono fatte avanti per comprare le previsioni, si sono sentite dire no. Da quel rifiuto viene il soprannome che Paola Pisano, già Ministra per l'Innovazione tecnologica e oggi alla guida di un laboratorio dell'Università di Torino, usa per la sua creatura: il Palantir buono.Nella puntata: i sessantuno conflitti aperti sulla mappa, il numero più alto dal 1945; cosa succede all'Italia il giorno in cui chi possiede l'intelligenza artificiale chiude i rubinetti; il divario che pesa davvero, quello tra chi l'AI la usa e chi la costruisce; perché la Cina va studiata senza copiarla; l'indice di sovranità digitale che ci mette a 6,5 mentre l'Europa sta a 16; le tre cose che nessuna macchina, per ora, sa fare al posto di una persona.Con l'intervist di Paola PisanoDigitMondo è il podcast di Digitalic. Nuove puntate ogni martedì.
Quasi tredici miliardi di dollari: è quanto NVIDIA ha pagato per comprare Hugging Face, la più grande biblioteca di intelligenze artificiali del mondo. Un anno prima Clément Delangue aveva risposto a Jensen Huang con una parola di due lettere, no; poi ha venduto tutto. Cosa è cambiato in dodici mesi? In questa puntata parto dal documento depositato alla SEC, torno alla telefonata finita con quel rifiuto, e arrivo alla domanda che nessun contratto chiude: una comunità può restare libera, quando il suo punto di passaggio appartiene a chi costruisce le macchine su cui gira quasi tutta l'intelligenza artificiale del mondo? Dentro c'è il giorno in cui un modello aperto cinese, DeepSeek, ha fatto crollare il titolo NVIDIA a Wall Street; c'è la corsa dei modelli aperti, l'open source, che sullo scaffale di Hugging Face hanno superato quelli americani; c'è l'intrusione di luglio, quando un'AI chiusa ha forzato la casa dell'AI aperta. Geopolitica a trazione tecnologica, non dietrologia. Aperto non vuol dire di nessuno; vuol dire soltanto che la porta è ancora senza serratura, finché qualcuno non decide di montarne una. Segui DigitMondo, il podcast di Digitalic, per non perdere la prossima storia.Argomenti: NVIDIA, Hugging Face, Jensen Huang, Clément Delangue, DeepSeek, intelligenza artificiale, open source, modelli aperti, geopolitica del digitale, Digitalic.
Dhaka, venerdì 5 febbraio 2016. Quindici gradi, foschia bassa sui palazzi di Motijheel; al decimo piano della banca centrale del Bangladesh una stampante da ufficio non ha stampato niente.Il vassoio è vuoto. I quattro uomini che se ne accorgono pensano al solito guasto, danno il comando manuale, riprovano, poi vanno a casa: in Bangladesh il fine settimana comincia il venerdì. Nessuno avvisa un superiore.Dall'altra parte del pianeta è ancora giovedì pomeriggio. La Federal Reserve sta lavorando, e trentacinque ordini di pagamento stanno portando via novecentocinquantun milioni di dollari: circa un quinto delle riserve valutarie del Paese.Il più grande furto informatico mai tentato ai danni di una banca centrale non nasce da un colpo di genio sulla rete interbancaria; nasce da una rete costruita male, da un malware scritto su misura per il software che parlava con SWIFT, da tre orologi che non coincidono mai. I ladri avevano previsto tutto, compreso l'unico testimone rimasto fuori dal sistema: la carta. Non avevano previsto le due cose che hanno salvato ottocentosettanta milioni di dollari, un refuso e il nome di una strada di Manila.Dieci anni dopo, il processo non è ancora cominciato.Sono Francesco Marino, questo è DigitMondo, il podcast di Digitalic.
Dal 2 agosto 2026 ogni testo che Claude produce ha una firma invisibile, statistica, nascosta nelle parole. Non è un metadato, non è un codice: è il testo stesso. Un watermark che dice una cosa, solo una: questo testo è passato da un'AI. Non dice chi lo ha pensato, non dice chi lo ha scritto. La provenienza non è paternità.Il watermark esisteva già nel 2022. Lo ha inventato un professore di calcolo quantistico, Scott Aaronson, prestato a OpenAI. Funzionava, era pronto, e non è stato attivato: non conveniva. Quattro anni dopo la attiva Anthropic, non OpenAI, perché in Europa l'AI Act chiede che i testi generati siano riconoscibili.Un giornalista scrive di suo pugno ottomila battute, chiede alla macchina di correggere i refusi, e il testo è bollato con una lettera scarlatta. Ma la firma dice solo che è passato da un'AI. Chi la legge penserà che lo ha scritto la macchina. Ma se il detector non trova la firma, questo non vuol dire che il testo lo ha scritto una persona.Una storia di parole, di macchine, di sospetto. Questo testo l'ha scritto una macchina o una persona?Fonte: la lezione di Aaronson, Austin 2022.https://www.youtube.com/watch?v=fc-cHk9yFpg
Autunno 2021, una ragazza di sedici anni pubblica su Instagram la fotografia di un'automobile. Le piacciono le macchine, ha aperto il profilo da poco, sta provando a farsi un pubblico.Sotto la foto, uno sconosciuto scrive tre parole: torna in cucina.Lei può bloccare quel profilo oppure cancellare il commento. Nessuna delle due cose cambia qualcosa, perché quel commento non viola nessuna regola della piattaforma.Suo padre legge quelle tre parole. Lavora per Instagram: lo hanno richiamato per occuparsi del benessere degli utenti, di problemi come quello di sua figlia.Il 18 agosto 2026, in un tribunale federale di Oakland, quell'uomo è il primo testimone chiamato contro Meta. Si chiama Arturo Béjar.Del processo, in Italia, è arrivato quasi solo un numero: 1.400 miliardi di dollari. Non moltiplica i ragazzi danneggiati; moltiplica le volte in cui l'azienda ha dichiarato che andava tutto bene.Lo aveva dichiarato pubblicando un indicatore. Negli stessi mesi, dentro Instagram, un questionario mandato a quasi 240.000 utenti ne misurava un altro: fra i due ci sono tre ordini di grandezza, e nessuno dei due è falso.Poi ce n'era un terzo e quello lo guardavano tutti.La stessa domanda è già passata da un tribunale del New Mexico, dove Meta ha perso 942 milioni di dollari, dalla Commissione europea, che chiede di spegnere lo scorrimento infinito, e da un'aula del Tribunale delle Imprese di Milano, dove il 19 novembre si discute la stessa richiesta.Il 26 agosto 2026 il processo di Oakland si ferma prima del previsto: Meta patteggia. Pagherà almeno 12,1 miliardi di dollari in dieci anni, fino a 17,1 se anche le altre piattaforme accetteranno le stesse regole, e accetta una serie di limiti sull'uso dei minori.Nessuna sentenza. Quelle tre parole non sono mai diventate un verdetto: l'azienda ha scelto un numero, e lo ha pagato per non arrivare in fondo.
loading
Comments