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A sta per Arte

Author: Accademia SantaGiulia

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Description

Che cos’è l’arte? Una domanda all’apparenza semplice, che però apre a una molteplicità di definizioni, interpretazioni, contraddizioni. Questo podcast dell’Accademia SantaGiulia esplora l’arte a partire dalle parole usate per definirla: concetti che cambiano senso a seconda dell’epoca, del contesto culturale, della sensibilità di chi guarda, crea o studia. Attraverso episodi tematici e un approccio critico e provocatorio, il podcast indaga le molte facce dell’arte – bella o brutta, naturale o artificiale, essenziale o superflua, – incrociando punti di vista storici, teorici, culturali e artistici. Un progetto di approfondimento pensato per chi studia, insegna o vive l’arte come campo aperto e dinamico, dove anche una parola può bastare per aprire una riflessione.
Autrici le studentesse del II anno del triennio di Didattica dell'Arte (A.A. 23/24).
La seconda stagione prosegue a cura delle studentesse del II anno del triennio di Didattica dell'Arte (A.A. 24/25).
18 Episodes
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Sin dall’antichità c’è sempre un filo indissolubile che lega arte e morte. Con l’avvento delle performance, questi due mondi si fondono completamente. In questa puntata esploriamo imprese di artisti che si spingono fino al limite della vita stessa. Altri che pur di lasciare il segno si fanno consumare dalla propria arte, arrivando al punto di distruggersi. E tu fino a dove ti spingeresti per creare qualcosa di immortale?PERSONE INTERVISTATEDurante la puntata intervistiamo Raul Zecca, antropologo e docente universitario di antropologia; Paolo Bonini, archeologo e docente di storia dell’arte antica. Passando all’arte contemporanea, dialoghiamo con Ilaria Bignotti, docente di Linguaggi dell’arte contemporanea e, infine, incontriamo una performer, Mara Oscar Cassiani, che condivide la sua personale visione del rapporto tra arte e morte. ARTISTI TRATTATILéa Vergine, ricordata per il suo influente saggio sulla body art “Il corpo come linguaggio”; Marina Abramović, è tra le performer più celebri degli ultimi decenni, nota per le sue performance radicali ed estreme; Franko B, menzionato per la celebre performance in cui si incide i polsi e percorre una passerella bianca, trasformando il corpo in atto simbolico; Silvia Giambrone, performer che ha affrontato con particolare sensibilità il tema amore-morte; Chiara Fumai, artista scomparsa prematuramente, le cui performance erano per lo più azioni dimostrative incentrate sulla violenza e sul ruolo della donna nella contemporaneità; Mark Rothko, grande artista mosso da una forte urgenza espressiva, evidente nella potenza contemplativa delle sue opere; Paolo Scheggi, artista morto giovane che concepì il proprio funerale come una sorta di ultima, grandiosa opera.TEMI TRATTATIIn questa puntata parliamo da un punto di vista antropologico del tema della morte, soffermandosi in particolare sui riti funebri della Repubblica Dominicana. Trattiamo dei culti e delle celebrazioni legate alla morte nelle grandi civiltà antiche ( egizi, greci e romani ), arrivando poi all’arte contemporanea e al mondo della body art, con performance estreme.
Sin dall’antichità c’è sempre un filo indissolubile che lega arte e morte. Con l’avvento delle performance, questi due mondi si fondono completamente. In questa puntata esploriamo imprese di artisti che si spingono fino al limite della vita stessa. Altri che pur di lasciare il segno si fanno consumare dalla propria arte, arrivando al punto di distruggersi. E tu fino a dove ti spingeresti per creare qualcosa di immortale?PERSONE INTERVISTATEDurante la puntata intervistiamo Raul Zecca, antropologo e docente universitario di antropologia; Paolo Bonini, archeologo e docente di storia dell’arte antica. Passando all’arte contemporanea, dialoghiamo con Ilaria Bignotti, docente di Linguaggi dell’arte contemporanea e, infine, incontriamo una performer, Mara Oscar Cassiani, che condivide la sua personale visione del rapporto tra arte e morte. ARTISTI TRATTATILéa Vergine, ricordata per il suo influente saggio sulla body art “Il corpo come linguaggio”; Marina Abramović, è tra le performer più celebri degli ultimi decenni, nota per le sue performance radicali ed estreme; Franko B, menzionato per la celebre performance in cui si incide i polsi e percorre una passerella bianca, trasformando il corpo in atto simbolico; Silvia Giambrone, performer che ha affrontato con particolare sensibilità il tema amore-morte; Chiara Fumai, artista scomparsa prematuramente, le cui performance erano per lo più azioni dimostrative incentrate sulla violenza e sul ruolo della donna nella contemporaneità; Mark Rothko, grande artista mosso da una forte urgenza espressiva, evidente nella potenza contemplativa delle sue opere; Paolo Scheggi, artista morto giovane che concepì il proprio funerale come una sorta di ultima, grandiosa opera.TEMI TRATTATIIn questa puntata parliamo da un punto di vista antropologico del tema della morte, soffermandosi in particolare sui riti funebri della Repubblica Dominicana. Trattiamo dei culti e delle celebrazioni legate alla morte nelle grandi civiltà antiche ( egizi, greci e romani ), arrivando poi all’arte contemporanea e al mondo della body art, con performance estreme.
Cosa significa, davvero, kitsch? Al di là di quello che ci dice il vocabolario, il kitsch arte, oppure solo consumismo? É la negazione dell’arte, come dicono Eco e Dorfles, o l’estremo tentativo di interrogarsi sul vero significato dell’essere artista, come sostiene Jeff Koons? E, al di là di tutto, ha davvero ancora senso interrogarsi su cosa sia arte e su cosa non lo sia? Queste sono alcune delle domande che sono emerse nella puntata più complicata di A Sta Per Arte, dedicata al kitsch.PERSONE INTERVISTATEIn questa puntata intervistiamo: Massimo Adiansi, noto sui social con il nome di Architerror; Renato Corsini, curatore; Fiorenzo Fisogni, docente di Didattica per il Museo, Semiotica dell’arte, Elementi di iconologia e iconografia; Anna Lombardi, ricercatrice e fondatrice del Museo del Design del Friuli Venezia Giulia; Marco Sorelli, pubblicitario, copywriter, esperto di comunicazione e marketing, docente; Massimo Tantardini, vicedirettore dell’Accademia SantaGiulia, docente, editore, direttore della rivista «IO01 Umanesimo Tecnologico».ARTISTI TRATTATIRaffaello Sanzio: nominato perché Lo sposalizio della vergine non è come gli amorini di Nonna Abelarda; Jeff Koons: lui non combatte il kitsch, lo cavalca; Karim Rashid: stracolorato, tondeggiante... ma non kitsch.TEMI TRATTATIParliamo degli amorini di porcellana; dei negozi di souvenir sulla Riviera; dello studio di Umberto Eco e di Apocalittici e integrati; di Gillo Dorfles; di Freud, Jung e Susan Sontag; di Roland Barthes; di Franco Battiato; di Quentin Tarantino e Fantozzi.
Cosa significa, davvero, kitsch? Al di là di quello che ci dice il vocabolario, il kitsch arte, oppure solo consumismo? É la negazione dell’arte, come dicono Eco e Dorfles, o l’estremo tentativo di interrogarsi sul vero significato dell’essere artista, come sostiene Jeff Koons? E, al di là di tutto, ha davvero ancora senso interrogarsi su cosa sia arte e su cosa non lo sia? Queste sono alcune delle domande che sono emerse nella puntata più complicata di A Sta Per Arte, dedicata al kitsch.PERSONE INTERVISTATEIn questa puntata intervistiamo: Massimo Adiansi, noto sui social con il nome di Architerror; Renato Corsini, curatore; Fiorenzo Fisogni, docente di Didattica per il Museo, Semiotica dell’arte, Elementi di iconologia e iconografia; Anna Lombardi, ricercatrice e fondatrice del Museo del Design del Friuli Venezia Giulia; Marco Sorelli, pubblicitario, copywriter, esperto di comunicazione e marketing, docente; Massimo Tantardini, vicedirettore dell’Accademia SantaGiulia, docente, editore, direttore della rivista «IO01 Umanesimo Tecnologico».ARTISTI TRATTATIRaffaello Sanzio: nominato perché Lo sposalizio della vergine non è come gli amorini di Nonna Abelarda; Jeff Koons: lui non combatte il kitsch, lo cavalca; Karim Rashid: stracolorato, tondeggiante... ma non kitsch.TEMI TRATTATIParliamo degli amorini di porcellana; dei negozi di souvenir sulla Riviera; dello studio di Umberto Eco e di Apocalittici e integrati; di Gillo Dorfles; di Freud, Jung e Susan Sontag; di Roland Barthes; di Franco Battiato; di Quentin Tarantino e Fantozzi.
In questa puntata esploriamo il volto più audace della creatività: la trasgressione, non come semplice distruzione, ma come forma di onestà intellettuale. Partiamo dallo scandalo parigino di Édouard Manet, il "padre dei trasgressori", che osa ritrarre la realtà nuda e cruda. Attraversiamo il nichilismo provocatorio del Dadaismo, che ribalta per sempre il concetto di opera d'arte. Infine, ci chiediamo cosa significa trasgredire oggi, scoprendo che la vera rivoluzione è avere il coraggio di essere se stessi oltre ogni confine imposto.In questa puntata intervistiamo:Milena Cordioli, storica dell’arte; Fiorenzo Fisogni, docente di Accademia SantaGiulia e collaboratore di Brescia Musei; Paolo Sacchini, critico d’arte e direttore dell’AccademiaSantaGiulia, Giovanni Rossi artista emergente.Artisti trattati:Edouard Manet: il pioniere che infrange i canoni accademici. Marcel Duchamp: mente radicale che trasforma l’arte in un atto puramente intellettuale. Man Ray: esponente del Dadaismo, manipola l'oggetto quotidiano e la fotografia per esplorare nuove forme di espressione. Azionisti viennesi: artisti ribelli che portano la trasgressione alle estreme conseguenze, trasformando il corpo umano in un territorio di superamento dei tabù sociali. Piero Manzoni: l'erede provocatorio di Duchamp che, con la sua celebre "Merda d’artista", sfida il valore dell'opera nell'era del consumismo. Maurizio Cattelan: il volto della trasgressione contemporanea, capace di abitare il confine sottile tra arte e marketing. Giovanni Rossi: voce emergente che propone una controtendenza, rileggendo il concetto di provocazione attraverso una ricerca spirituale e una riflessione profonda sul sacro.Temi trattati:In questa puntata proviamo a decifrare i confini della trasgressione artistica. Iniziamo il viaggio nella Parigi di fine Ottocento, rivivendo lo sconcerto della giuria del Salon davanti alle opere di Manet. Proseguiamo entrando nel clima cinico che dà vita all’eversione del Dadaismo. Ci muoviamo poi tra le neoavanguardie degli anni ’60 e ’70, fino ad arrivare alle dinamiche dell’arte contemporanea, esplorando la sfida al sistema dell’arte: dalle provocazioni viscerali alle strategie commerciali. Concludiamo con la riflessione di un artista emergente, che ci introduce al mondo del fare arte oggi.
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