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Author: radioromalibera.org

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Uno sguardo sulla cultura e sull’arte antica e moderna alla luce dei principi della tradizione cattolica. Ascolta il podcast di radioromalibera.org. Ogni lunedì alle ore 17 una nuova puntata.

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È intitolata a san Tommaso ed è la più grande università cattolica al mondo per popolazione studentesca in un unico campus ed ha sede a Sampaloc, Manila, nelle Filippine. Si tratta di un ateneo privato, appartente all’Ordine dei Predicatori ovvero ai Padri Domenicani. Circa una sessantina i docenti e 220 gli assistenti, distribuiti nei vari dipartimenti.
Malgiudicata e osteggiata, Margherita Maria Alacoque trovò nel suo direttore spirituale, il gesuita Claude de la Colombière (1641-1682) un supporto fondamentale. Le diede l’ordine di scrivere le sue esperienze mistiche in un’autobiografia, che ella accettò di redigere solo in virtù del voto di obbedienza. L’opera spirituale che emerse dall’attività dei due santi, ai quali si unirono i padri gesuiti Jean Croiset (1656-1738) e Pierre de Gallifet (1663-1749), incendiò il mondo, diffondendo un fertile culto che diede frutti straordinari. Fra questi, indubbiamente, la nascita di congregazioni, maschili e femminili, intitolate al Sacro Cuore di Gesù.
«Qualsiasi sport è una metafora della vita. Il calcio non è nemmeno il più diffuso al mondo, primato che spetta alla pallavolo. Ma sicuramente è il più seguito, il più popolare, poiché meglio esprime il senso dell’esistenza». Il calcio è lo sport, ove più frequente è il pareggio, anche a reti inviolate, quindi lontano dalla concezione della predestinazione calvinista, specie statunitense, per la quale Dio avrebbe già deciso chi dannare e chi salvare, in un certo senso chi perda e chi vinca.
Proseguiamo con il racconto dell'apparizione della Vergine a Pontmain, avvenuta il 17 gennaio 1871. Eugenio descrive l’apparizione. Augustine Botin, una bambinetta di due anni nelle braccia della madre, non sa ancora parlare così bene da poter fare altrettanto, ma ripete, felicissima: «Il Zézus, il Zézus!», alludendo al crocifisso rosso che i veggenti dicono essere apparso tra le mani della Signora. Ora ci sono cinquanta persone sulla piazza del villaggio, quasi tutta la popolazione. La maggior parte è persuasa della realtà dei fatti. Allora, le suore vanno a cercare il parroco. Il vecchio abate Guérin, sbalordito, esclama: «La Santa Vergine, qui, a Pontmain? Voi mi fate paura!». La sua perpetua lo spinge fuori, perentoria: «Niente da fare, signor curato! Deve andare a vedere!».
Pontmain: un villaggio sperduto, ancora oggi distante da tutto, a Nord-Ovest del Dipartimento della Mayenne, ai confini del Maine, della Bretagna e della Normandia. Meno di mille abitanti, per lo più negozi, ma visibile da lontano, dominando questo paesaggio tipico, con piccoli prati, circondati da siepi ed alberi. Le due guglie della sua basilica neogotica ricordano che qui, la sera del 17 gennaio 1871, Nostra Signora, «la Buona Vergine» come si diceva un tempo nella regione, è apparsa per consolare la Francia vinta e afflitta.
Dall’analisi delle abitudini di re, pontefici ed aristocratici, per quanto riguarda il tema del trasporto durante cerimonie ed ingressi trionfali, è possibile stilare una teoria di usi e costumi, determinante per una più approfondita conoscenza della storia europea che ci appartiene. Nel novembre del 1671 una sfarzosa carrozza, riccamente addobbata, sfilò per le strade di Genova fino al palazzo di Giovanni Andrea III Doria (1653-1737): «un carro (…) fatto a cartelami dorati con diverse figure scolpite con tanta diligenza e atto così naturale che paiono persone dorate, le colonne sono abbracciate da putti che tengono in mano ghirlande di fiori così distinti e fatti al naturale che non v’è cosa da correggere».
Se l’arte è uno dei più potenti mezzi per esprimere il Bello, allora una mostra come quella che presenta alcuni dei più ricchi e preziosi tesori dell’arte orafa, e non solo, può offrire ai visitatori un eccellente paradigma del senso estetico raggiunto dall’espressione artistica, quando è anche cristianamente devota.
«Cos’è l’uomo nella natura?», si chiedeva Pascal, meditando sulla relazione tra nulla e infinito: «Un nulla rispetto all’infinito, un tutto rispetto al nulla, qualcosa di mezzo tra il tutto e il nulla. Infinitamente lontano dalla comprensione di questi estremi, il termine delle cose e il loro principio restano per lui invincibilmente celati in un segreto imperscrutabile: egualmente incapace d’intendere il nulla donde è tratto e l’infinito che lo inghiotte». In questo dilemma esistenziale, l’uomo resta capace di pensare e ragionare. Diceva san Tommaso: capace – ancora dopo il peccato originale – di cogliere Dio, sé stesso, il mondo. Capace di riconoscere il vero e aderirvi. Senza identificarsi con la Verità in quanto tale.
148 - Benozzo Gozzoli

148 - Benozzo Gozzoli

2021-05-0605:22

L’intero soggiorno montefalchese di Benozzo Gozzoli venne inspiegabilmente ignorato da Giorgio Vasari nella seconda edizione delle sue Vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani da Cimabue, insino a’ tempi nostri, pubblicate nel 1568. Ciò, sebbene gli affreschi absidali con storie di san Francesco conservati nell’omonima chiesa cittadina, oggi sede del Museo Civico di Montefalco, possano considerarsi uno dei più importanti cicli pittorici rinascimentali dell’Italia centrale. Non conosciamo le ragioni di questa volontaria omissione, come non conosciamo la reale motivazione per la quale Vasari scelse per lui il nome Gozzoli, totalmente assente in qualsiasi documento storico riguardante il pittore fiorentino.
Dopo la presa di Roma del 20 settembre 1870, Francesco II si trasferì con la consorte a Parigi. Quando la salute del Re iniziò a declinare, i sovrani cominciarono a frequentare la cittadina termale di Arco, nel Trentino. La mitezza del clima e la bellezza del paesaggio, tra i monti e il lago di Garda, rendevano particolarmente attraente questa cittadina, dove il sovrano si recava sempre più frequentemente.
Lo scorso 16 dicembre la Conferenza episcopale della Campania, riunita a Pompei, ha dato il nulla-osta all’avvio della causa di beatificazione per Francesco II di Borbone, ultimo re delle Due Sicilie. Adesso inizia il cammino che ci auguriamo lo possa portare presto sugli altari.
Il primo riferimento storico a Mosca è in un’antica cronaca russa: era un piccolo centro abitato, popolato da etnie ugro-finniche (i Merja), quando nel 1147 il Principe Dolgorukij invitò il suo alleato Principe Svjatoslav di Novhorod-Sivers’kij: «Vieni da me, fratello, vieni a Mosca!». Il Rus’, con capitale Kiev, era il più antico Stato organizzato slavo-orientale, sorto alla fine del IX secolo su parte dei territori delle odierne Ucraina, Russia occidentale, Bielorussia, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia orientali.
Difficile quindi definire la miniatura una Biblia pauperum, “bibbia per gli illetterati”, locuzione spesso valida per i cicli di affreschi o di vetrate gotiche. Anche immagini tradizionalmente ritenute didattiche come le illustrazioni dei rotuli di Exultet dell’Italia meridionale rientrano a fatica in questa categoria, quando si rifletta sul fatto che essi, oltre a rivestire un significato liturgico ed eucologico profondissimo nel rituale della benedictio cerei pasquale...
Che cos’è la verità per l’uomo del Medio Evo? Quale visione del mondo ne orienta le scelte in ambito politico e religioso? Come cambia – e perché – l’interpretazione delle Scritture nei secoli compresi fra l’affermarsi del Cristianesimo e l’età moderna?
Guardando le vicende della Misericordia di Firenze è possibile scrivere la storia, ben accurata, delle varie epidemie dal 1200 ad oggi e, soprattutto, la storia della cristiana carità. Non a caso il fondatore della Misericordia ha, quale costante riferimento, una “pietra”: san Pietro Martire, un domenicano, un santo inquisitore.
Vi è una differenza tra miracolo e prodigio. Entrambi sono eventi straordinari (cioè al di fuori dell’ordinario) e sensibili; ma mentre il prodigio non supera totalmente le leggi della natura, il miracolo invece sì. Pertanto, quest’ultimo – il miracolo – può essere compiuto solamente da Dio, che è sovrano delle leggi della natura, mentre il prodigio può avere come autore anche un essere preternaturale, cioè un angelo, e quindi anche un angelo cattivo quale il demonio.
La Massoneria entrò in Italia verso la metà del secolo diciottesimo, soprattutto in Meridione, che era l’area a quel tempo più evoluta intellettualmente (grazie alle riforme adottate dall’energico governo di Re Carlo di Borbone) ad opera del vescovo luterano danese, Friedrich Muenter, figlio del pastore Balthasar, anch’egli massone. Muenter fu accolto con curiosità ed interesse da intellettuali di spicco del Regno borbonico (Antonio Genovesi, Gaetano Filangieri, Melchiorre Delfico, Mario Pagano, Domenico Cirillo, il marchese di San Severo e molti altri).
Il visitatore resta sorpreso: nei pressi delle tombe, pensava di trovare tristezza, lutto, invece è tutto l’opposto a svelarsi ai suoi occhi. Queste gallerie sotterranee sono ben più di semplici sepolture: ci forniscono una testimonianza storica unica, poiché si tratta dei soli luoghi dei primi secoli della Chiesa, a Roma, rimasti praticamente intatti, ma soprattutto ci offrono una magnifica e potente testimonianza di fede.
Tutto sembra iniziare a Roma, nell’area prima callistiana, il piccolo nucleo cimiteriale voluto da papa Zefirino (199-217) al III miglio della via Appia, assegnato alla soprintendenza dello stesso Callisto, allora diacono, ma in seguito moderato e illuminato pontefice (217-222).
Non c’è distinzione di sepoltura tra i più grandi eroi della fede e la più umile creatura umana, dai Papi ai semplici fedeli. Nei sepolcri dei cimiteri cristiani è rappresentata ogni regione e ogni professione dell’Impero; c’è tutta la gerarchia ecclesiastica e ogni carica militare. Le catacombe divennero presto luogo di preghiera e di pellegrinaggio.
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