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Author: Nino Amadore

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Analisi indipendenti su economia, imprese e trasformazioni della Sicilia.
Una volta a settimana, nella tua mail.

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52 Episodes
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C’è una domanda che attraversa il nostro tempo – e che riguarda da vicino chi fa informazione, chi amministra la giustizia e chi semplicemente vuole essere un cittadino consapevole: il giornalista è un cane da guardia del potere o un ausiliario delle procure?Attorno a questa faglia si muove Sotto tiro. La libertà di stampa sul banco degli imputati, il libro dell’avvocato Valerio Vartolo, che sarà presentato venerdì 27 febbraio 2026 alle ore 17, nella Sala stampa di Palazzo dei Normanni, su iniziativa della Commissione Biblioteca dell’ARS e dell’Associazione stampa parlamentare siciliana.Un appuntamento che non è solo culturale, ma civile.Il nodo: segreto professionale e diritto a informareNel volume – come emerge con forza anche nel testo di approfondimento - il punto centrale è il segreto professionale del giornalista. Non un privilegio corporativo, ma una garanzia per tutti: senza tutela delle fonti, il giornalismo d’inchiesta semplicemente muore.Vartolo ricostruisce il conflitto tra una parte della magistratura e la stampa, passando per:* l’uso estensivo dell’articolo 200 del codice di procedura penale;* la tensione tra giurisprudenza italiana e orientamenti della Corte europea dei diritti dell’uomo;* le querele temerarie e le cause civili milionarie come strumenti di pressione;* il confine scivoloso tra diritto di cronaca, continenza espressiva e libertà critica.Il risultato è un quadro che interroga la tenuta democratica del Paese. Perché una stampa sotto minaccia costante non è un problema di categoria: è un problema pubblico.La presentazione a Palazzo dei NormanniL’incontro si aprirà con i saluti istituzionali di:* Marianna Caronia, presidente della Commissione di vigilanza della Biblioteca ARS* Valentina Chinnici, componente della Commissione di vigilanza della Biblioteca ARS* Roberta Schillaci, componente della Commissione di vigilanza della Biblioteca ARS* Alfredo Pecoraro, presidente della Stampa parlamentare sicilianaDialogheranno con l’autore:* Nino Amadore, giornalista* Giacomo Di Girolamo, giornalistaL’ingresso è con prenotazione obbligatoria al numero 338 6406950.Perché questo libro riguarda tuttiIn Sotto tiro non c’è solo una difesa corporativa del giornalismo. C’è una riflessione più ampia sul rapporto tra poteri, sull’equilibrio tra giustizia e informazione, sull’uso – e talvolta sull’abuso – dello strumento giudiziario.Il libro mette in discussione una visione culturale ancora radicata: quella per cui il cronista dovrebbe essere funzionale all’indagine, non indipendente da essa. E ricorda che il diritto di cronaca vive su tre pilastri – verità, interesse pubblico, continenza – ma che nel giornalismo investigativo la ricerca della verità è spesso un percorso, non un punto di partenza.Il messaggio è chiaro: se l’unico modo per non avere guai è non scrivere, allora il problema non è il giornalista. È il sistema.Una discussione che va oltre il libroC’è poi una domanda che attraversa le ultime pagine e che sarà inevitabilmente al centro del confronto: oggi, nell’era dei social, dei blog, delle inchieste indipendenti, la tutela deve riguardare la categoria o la funzione?Se a essere protetto è il diritto dei cittadini a essere informati, allora la questione non è più solo professionale, ma democratica.Ecco perché la presentazione di Sotto tiro non è un semplice evento editoriale. È un’occasione per misurare lo stato di salute del nostro spazio pubblico.Appuntamento il 27 febbraio a Palermo. Per discutere, senza retorica, di libertà, responsabilità e potere. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
Ogni emergenza in Italia inizia più o meno allo stesso modo: una cifra annunciata subito, altre promesse rinviate a quando i danni saranno “quantificati”. È successo anche dopo il ciclone Harry, che ha colpito Sicilia, Calabria e Sardegna. Cento milioni immediati, il resto dopo. Formalmente è un punto di partenza. In realtà è un meccanismo ormai rodato.Lo schema è noto. Il Consiglio dei ministri dichiara lo stato di emergenza, nomina i presidenti di Regione commissari straordinari e affida loro poteri speciali. La comunicazione politica insiste sull’unità nazionale e sulla tempestività. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni parla di Stato vicino ai territori e di strumenti adeguati per intervenire. È una narrazione necessaria, ma non è il punto centrale.Il punto centrale è che, mentre le risorse iniziali sono certe, i danni non lo sono mai. Le cifre cambiano di giorno in giorno, oscillano tra stime regionali e valutazioni nazionali, si correggono, si ridimensionano o crescono. In Sicilia si parla già di oltre un miliardo e mezzo, in Calabria di trecento milioni, in Sardegna di oltre duecento. Il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci invita alla prudenza e richiama un elemento che ritorna spesso nelle emergenze: la presenza di abusi, sanatorie, pianificazioni urbanistiche fragili. È qui che l’emergenza smette di essere solo naturale e diventa strutturale.Ogni volta che si entra nella fase della ricostruzione, il confine tra danno pubblico e responsabilità locale si fa sottile. Le infrastrutture da ripensare, le strade e le ferrovie da ricollocare, i centri abitati costruiti dove non avrebbero dovuto esserlo: tutto questo emerge sempre dopo, quando l’urgenza iniziale è passata e restano le decisioni difficili.Nel frattempo si muove il sistema economico. Le banche annunciano linee di credito dedicate, le Camere di commercio studiano fondi di sostegno, le imprese cercano liquidità per non fermarsi. È un passaggio cruciale, perché l’emergenza non colpisce solo il patrimonio pubblico, ma la continuità delle attività produttive. Anche qui lo schema è noto: prima la liquidità, poi – forse – gli indennizzi.A complicare il quadro c’è il fatto che l’emergenza raramente è una sola. Mentre si contano i danni del ciclone, a Niscemi una frana costringe centinaia di famiglie ad abbandonare le proprie case. Un’altra comunità sospesa, un’altra crisi che si somma alle precedenti. Non è un’eccezione: è la normalità di territori che vivono in uno stato di emergenza quasi permanente.Alla fine, più che la cifra iniziale, conta ciò che succede dopo. Come si ricostruisce, dove si ricostruisce, con quali regole. È lì che si misura davvero la capacità dello Stato e delle amministrazioni locali. Tutto il resto – annunci compresi – è solo l’inizio del racconto. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
Acqua fetida, bambini che giocano nell'acqua sporca, transenne dappertutto, turisti che passano schifati dalla sporcizia e dall'abbandono. Il parco del castello della Zisa, quello che doveva essere il più bel parco urbano di Palermo, è oggi solo un disegno architettonico di pregio sprecato con i giardini spesso trasformati in covo per chissà quale affare illecito o forse si sa bene. Thanks for reading Blocknotes! This post is public so feel free to share it.C'è l'ombra degli alberi e l'ombra su chi potrebbe fare qualcosa e non la fa. Basterebbe un progetto, un'idea di città che non sia solo parole e libri ma anche concretezza e fattività. Di volta in volta, dopo le denunce dei giornali, arrivano le promesse di questo o quell’amministratore pubblico ma di fatto nulla cambia. Le immagini parlano più delle parole e ogni cosa potrebbe essere un’inutile e sterile ripetizione di discorsi già fatti. Palermo muore di incuria e di strafottenza e muore ogni giorno perché quello sembra essere il suo destino ineluttabile: morire per la distrazione dei propri cittadini, dei propri amministratori, essere violentata e stuprata quotidianamente in ogni angolo di bellezza. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
Nel cuore antico di Palermo, tra i vicoli che ancora conservano l’anima popolare della città, è nata una nuova galleria d’arte che è anche un laboratorio di idee, incontri e cambiamento. A fondarla è Josephine Flasseur, artista e direttrice artistica francese, con un passato vissuto tra Parigi e New York, che ha scelto Palermo come luogo in cui mettere radici e dare forma a un progetto artistico indipendente.Josephine racconta il suo arrivo come quello di un’esploratrice in una città che, a suo dire, vive un "rinascimento": uno spazio caotico e al tempo stesso fertile, dove la creazione non è ancora intrappolata dalle logiche del mercato, e dove esiste una possibilità autentica di sperimentare. “A Palermo c’è spazio – dice – non solo fisico, ma anche mentale e culturale. Si può ancora inventare, osare, dialogare”.La galleria – allestita in un ex laboratorio di vetrai e fabbri – è diventata in pochi mesi un punto di riferimento per artisti, curiosi e giovani appassionati d’arte. Non solo mostre, ma anche performance e riflessioni che mettono al centro i grandi temi del nostro tempo: identità, scienza, politica, potere. “L’arte deve essere politica”, afferma Flasseur, “ma con eleganza e profondità”.L’incontro è anche l’occasione per interrogarsi sullo stato della cultura in città: sull’assenza di una borghesia solida che sostenga l’arte, sulla difficoltà a creare un pubblico educato alla fruizione artistica, ma anche sul ruolo che Palermo può giocare nel panorama internazionale, a patto di non cedere all’omologazione turistica e di coltivare con cura la propria identità.“Palermo è un tesoro che i suoi stessi abitanti a volte dimenticano”, osserva Josephine, che oggi sta scrivendo un film ispirato proprio alla sua esperienza palermitana. Un modo per raccontare una città fotogenica e contraddittoria, abitata da personaggi forti e luoghi carichi di energia. Una città che, se accompagnata con consapevolezza, può davvero diventare un modello di rinascita culturale dal basso. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
La controversia tra i cittadini e l'Amministrazione comunale di Galati Mamertino riguardo il destino di alberi secolari. Inizialmente, il Comune ha deliberato la rimozione degli alberi per motivi di sicurezza, ma un gruppo di cittadini ha risposto con una petizione popolare per la loro salvaguardia, chiedendo trasparenza e un progetto più ampio. Nonostante le continue sollecitazioni e una successiva relazione agronomica che suggeriva manutenzione, la questione rimane irrisolta, evidenziando una mobilitazione civica persistente di fronte a un'Amministrazione criticata per la mancanza di dialogo. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
Il futuro del vino siciliano tra radici e innovazione. A Block Notes raccontiamo il manifesto di Assovini Sicilia lanciato a Sicilia en Primeur 2025: enoturismo, sostenibilità, consumo consapevole e qualità produttiva. Un viaggio tra sfide globali e identità locali che parte dalle vigne dell’Isola e guarda al mondo. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
Era un carusu dannificu, un ragazzino che attirava guai come un parafulmine. Eppure Vincenzo Nibali, da Messina, è diventato uno dei più grandi ciclisti della storia. Oggi, a due anni dal ritiro, racconta la sua vita con lucidità e onestà brutale: le sassate contro una vetrata pericolante, le cassette delle lettere fatte esplodere con i petardi, un motorino lanciato contro un muro. «Mancava solo una passante per farla grossa», dice, senza cercare sconti.È cresciuto tra strade complicate e scelte ancora più difficili, ma deve tutto — lo ripete più volte — a due cose: suo padre e la bicicletta.Nato nel 1984, oggi Nibali è l’unico italiano ad aver vinto tutti e tre i grandi Giri (due volte il Giro d’Italia, una la Vuelta e il Tour) e due Classiche Monumento. Ha lasciato un segno indelebile, ma il cammino non è stato lineare. «Messina non era una città mafiosa», ricorda, «ma negli anni Novanta c’era chi andava a scuola con la pistola nello zaino. Dopo aver letto della sparatoria di Monreale ho capito quanto fosse sottile il confine tra due destini opposti».Anche la sua famiglia conobbe l’intimidazione: pizzini minacciosi, una bottiglia di benzina dietro la serranda della cartoleria, la casa messa a soqquadro. «Ma i miei hanno sempre tenuto la schiena dritta. Non si sono mai piegati».La bici entrò nella sua vita a dodici anni, come una fuga in salita: prima verso il santuario di Dinnammare, poi Novara di Sicilia, l’Etna. «Mi piaceva l’oggetto, il viaggio, la vittoria», dice. Le domeniche partivano con l’ammiraglia della Cicli Molonia, e ogni volta che il traghetto approdava a Villa San Giovanni, il signor Molonia diceva: “’Rrivammu in Italia”. E loro ridevano.A 15 anni, dopo aver vinto una corsa a Siena, decise di non tornare più. «Amo la Sicilia, ma non ho mai provato nostalgia. Non ero un tipo affettuoso, il distacco mi venne naturale».I genitori gli lasciarono una frase che lo avrebbe guidato per sempre: “Se ti obbligano a scelte sbagliate, torna. Qui troverai noi e un lavoro.” Parole che divennero una rotta sicura, soprattutto negli anni difficili segnati dal doping. «Quelle parole mi salvarono. Il ragazzino dannificu era svanito».A Mastromarco, in Toscana, la vita non fu semplice: sveglia all’alba, scuola a Empoli, allenamenti infiniti. Ma lì trovò chi credette in lui: Carlo Franceschi, Bruno Malucchi. «Molti siciliani provarono, ma sono rimasto solo io».Per Nibali, tornare al Sud non è un fallimento — lo è solo se lo fai da sconfitto. «Chi riesce viene celebrato, chi rientra a testa bassa viene guardato con disprezzo: “Chissà cosa voleva fare…”».All’inizio della carriera arrivarono anche le batoste: ultimo alla Liegi-Bastogne-Liegi. Ma servì. Al Giro d’Italia passò da terzo (2010), a secondo (2011), fino al trionfo del 2013. Eppure, anche nella vittoria, Nibali non si esaltava. «Vincere mi sembrava normale. Forse ho vissuto sempre col freno a mano tirato. Tranne quando pedalavo».Si riconosceva in una frase di Leonardo Sciascia: “Credo nei siciliani che parlano poco, che si rodono dentro e soffrono.” «Io ero così. In bolla. Non parlavo neanche sotto tortura. Pensavo solo alla bici».Il Tour del 2014 fu il suo apice. Ma anche l’inizio di un periodo soffocante: «Fama, pressioni, richieste continue. Volevamo sparire. Solo dopo il ritiro ho cominciato a vivere davvero».Ha perso una Liegi per colpa di un corridore dopato, e alla Vuelta rischiò lo stesso. «Quanto ho perso per il doping? Tanto, probabilmente. Ma non ho mai pensato di farlo. Mi hanno controllato milioni di volte. Possono farlo anche tra cent’anni».Due anni passati sul Teide, in ritiro, con compagni che sono diventati fratelli. «Lì si diventava un corpo solo. Bastava uno sguardo per capirsi».Nel 2016 perse un oro olimpico in una curva dissestata. «Colpa mia. Ho rischiato per andare più forte. Succede».Oggi viaggia. A marzo ha portato le figlie, Emma e Miriam, a conoscere la Sicilia: Cefalù, Piazza Armerina, la Valle dei Templi. «Siamo passati anche dal Museo Regionale di Messina. Emma mi ha chiesto: “Cosa c’è qui?” Le ho risposto: “C’è Antonello. Un gigante dell’arte.” Vedere Messina attraverso Antonello o i boschi dei Peloritani... ti fa capire che è davvero u megghiu postu nto munnu.»Se questa storia ti ha emozionato, condividila con chi ama lo sport vero, quello che nasce dalla strada e arriva in cima al mondo.Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana ritratti, racconti e voci che meritano di essere ascoltate.Perché dietro ogni impresa c’è sempre un carusu dannificu che ha trovato la sua strada. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
La mafia sta cambiando pelle. Non più coppole e lupare, ma smartphone criptati, criptovalute e traffici internazionali gestiti da ragazzi sotto i quarant’anni. In questo episodio esploriamo un dato inquietante: metà dei nuovi arrestati per reati mafiosi ha meno di 40 anni. Giovani che conoscono perfettamente il linguaggio del web, si muovono nel dark web con naturalezza e comunicano su canali che nemmeno le forze dell’ordine riescono a decifrare.Parliamo di una generazione cresciuta con la tecnologia, che ha ereditato strutture mafiose storiche oppure vi è entrata attratta dai guadagni del narcotraffico. Una mafia 2.0, più orizzontale, più silenziosa, ma anche più difficile da contrastare. Con rotte, strategie e investimenti che si adattano ai tempi, questa nuova criminalità organizzata sta costruendo un futuro solido e invisibile. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
Non c’è cosa più moderna che tornare all’antico. E’ una citazione (la frase non è mia ma mi piace) parecchio appropriata, a me sembra, per la fotografia. Ed è questa la storia di Unique Portrait di Alessio Falzone che a Palermo ha reinventato un'antica tradizione di famiglia. Nell’epoca dominata dai selfie e dalle immagini colorate, il ritratto in bianco e nero sta vivendo un sorprendente ritorno di popolarità. Mentre le piattaforme social come Instagram e TikTok sono piene di filtri sgargianti e di tonalità vivaci, sempre più utenti scelgono di condividere ritratti monocromatici, che si distinguono per la loro eleganza senza tempo e il loro potere evocativo.Ma cosa rende il bianco e nero così attraente, soprattutto in un mondo digitale iperstimolato dai colori? Innanzitutto, elimina le distrazioni cromatiche, mettendo in risalto le emozioni e i dettagli. Un ritratto in bianco e nero può catturare un’espressione o una storia con una profondità che il colore spesso diluisce. Inoltre, richiama un’estetica vintage che si sposa bene con la nostalgia contemporanea, tipica delle generazioni cresciute con il digitale ma affascinate dal passato.La semplicità del bianco e nero è in netto contrasto con l’immediatezza dei selfie. Mentre questi ultimi spesso rappresentano momenti spontanei e poco elaborati, il ritratto in bianco e nero richiede attenzione e cura. Non è un caso che molti fotografi professionisti e amatori stiano riscoprendo il fascino di questa tecnica per esprimere emozioni più profonde e creare immagini artistiche che resistono alla banalità.Anche gli algoritmi dei social sembrano premiare questa scelta. Le immagini in bianco e nero, grazie alla loro originalità e al forte impatto visivo, spesso ottengono più interazioni, like e condivisioni. È una dimostrazione di come, anche in un’epoca ossessionata dalla velocità, ci sia spazio per una bellezza più lenta, riflessiva e senza tempo.In definitiva, il ritorno del ritratto in bianco e nero non è solo una tendenza estetica, ma un simbolo di un desiderio più profondo: rallentare, distinguersi e raccontare storie che vanno oltre la superficie. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
Benvenuti a una nuova puntata di Block Notes, il podcast che racconta storie di cultura, innovazione e città. Oggi ci immergeremo nel cuore di Palermo, esplorando le strategie e le visioni che stanno guidando il Teatro Massimo verso un futuro sempre più internazionale, inclusivo e vibrante.Un teatro, due sguardi“Uno sguardo all’interno e uno all’esterno.” Così Marco Betta, compositore e sovrintendente confermato del Teatro Massimo, riassume la strategia del teatro. E per comprendere meglio questa visione, ci invita a osservare i due leoni bronzei che dominano l’ingresso del teatro:* Il leone della Tragedia, scolpito da Benedetto Civiletti, guarda verso la città e oltre.* Il leone della Lirica, opera di Mario Rutelli, guarda invece verso il teatro stesso.Questa doppia prospettiva riflette la missione del Teatro Massimo: valorizzare il lavoro dei suoi artisti e coinvolgere il pubblico, ma anche aprirsi alla città, ai quartieri e al panorama culturale internazionale.Crescita e internazionalizzazioneIl Teatro Massimo ha chiuso il 2024 con numeri straordinari:* 144.319 spettatori paganti, il secondo miglior risultato della sua storia.* Ricavi totali di 4,140 milioni di euro, con un picco di incassi per Turandot, che da sola ha attirato oltre 11.000 spettatori e generato più di 600.000 euro.Ma non è solo una questione di numeri. La strategia di internazionalizzazione è chiara: aumentare le tournée e intensificare le collaborazioni con i grandi teatri del mondo. Un percorso già avviato che, sotto la guida di Betta, mira a rafforzare il ruolo del Teatro Massimo sulla scena globale.Giovani e quartieriUna menzione speciale va ai giovani: nel 2024, gli under 35 hanno superato le 45.000 presenze, dimostrando l’importanza di un teatro capace di parlare alle nuove generazioni. L’obiettivo per il futuro è ampliare ulteriormente la presenza nei quartieri, rendendo il teatro un punto di riferimento culturale per tutta Palermo.Un simbolo culturale e turisticoOltre agli spettacoli, il Teatro Massimo si conferma un simbolo culturale e turistico di Palermo. Nel 2024, oltre 200.000 persone hanno visitato il teatro, generando incassi superiori a 2 milioni di euro.Anche la scelta di rilanciare il ristorante del teatro, “I Giardini del Massimo”, si è rivelata vincente: sotto la guida dello chef Gianvito Gaglio, il ristorante è diventato un punto di riferimento per cittadini e turisti.Il programma per il 2025Guardando al futuro, il 2025 si preannuncia ricco di interventi strategici, tra cui:* Investimenti di oltre 500.000 euro in attrezzature per il palcoscenico.* 100.000 euro per nuovi strumenti musicali.* Restauro di velluti per poltrone e tende, con una spesa di 250.000 euro.Inoltre, il Comune di Palermo completerà il restauro della prima scala delle logge entro agosto e avvierà i lavori sulla seconda scala. Parallelamente, si lavorerà sul grande piano di rifacimento degli impianti di sicurezza, grazie a un finanziamento di 5,5 milioni di euro.ConclusioneIl Teatro Massimo non è solo uno spazio artistico, ma un cuore pulsante di cultura, innovazione e comunità. Grazie alla sua doppia visione — uno sguardo all’interno e uno all’esterno — continua a essere un punto di riferimento per Palermo e per il mondo intero.Grazie per averci seguito. Restate connessi per altre storie su Block Notes. Alla prossima puntata! This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
Oggi parliamo di Fiasconaro, l’azienda dolciaria di Castelbuono, che ha portato il panettone siciliano a diventare simbolo del Made in Italy nel mondo.Nel 2023, il panettone Fiasconaro ha rappresentato l’Italia in eventi prestigiosi come l’inaugurazione della nuova sede dell’Atlantic Council a Washington e il Holiday Party dell’UNFPA a New York, sottolineando il valore della tradizione italiana.Con 70 Paesi serviti e un fatturato di 34 milioni di euro, Fiasconaro si è consolidato negli Stati Uniti, mercato che oggi rappresenta il 5% delle sue vendite internazionali.Nel 2024, l’azienda ha realizzato una replica in cioccolato del famoso Charging Bull di Arturo Di Modica, esposta durante il Summer Fancy Food Show e il Columbus Day Parade, celebrando il legame culturale tra Sicilia e Stati Uniti.Fiasconaro ha reso possibile un momento storico con la visita della First Lady Jill Biden a Gesso, borgo d’origine dei suoi bisnonni, rafforzando i legami culturali tra Sicilia e America.Fiasconaro rappresenta un esempio di come la tradizione artigianale siciliana possa diventare un simbolo globale, celebrando la cultura e l’eccellenza italiana.Grazie per averci seguito. Restate con Il Suddista per altre storie dal Sud Italia. Alla prossima! This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
La seconda edizione del Premio Innovazione Sicilia, organizzato dall’Assessorato regionale alle Attività Produttive e Digitrend, si è conclusa a Palermo presso l’Ecomuseo Urbano. Una giornata ricca di confronti, networking e presentazioni, culminata con l’annuncio dei progetti vincitori in sei ambiti strategici della S3 Sicilia 2021-2027, la Strategia Regionale dell'Innovazione per la Specializzazione Intelligente.Dalle tecnologie per la salute all’energia sostenibile, fino a soluzioni che celebrano il patrimonio culturale e supportano l’agricoltura, i finalisti rappresentano il meglio dell’innovazione made in Sicily.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/innovation-island--4247294/support. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
È stato firmato un importante accordo tra la Fondazione Ri.MED, l'Istituto di BioRobotica Sant'Anna di Pisa e ARTES 4.0. L'intesa mira a creare un partenariato strategico nel settore "One Health", integrando ricerca biomedica, robotica e intelligenza artificiale. L'obiettivo è favorire la crescita tecnologica e imprenditoriale del Sud Italia, in particolare della Sicilia, attraverso progetti di ricerca, trasferimento tecnologico e la creazione di nuove imprese.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/innovation-island--4247294/support. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
Il Festival del Giornalismo Enogastronomico 2024, si è svolto nel pittoresco borgo di Galati Mamertino, immerso nei suggestivi Nebrodi in provincia di Messina. Un evento unico che ha unito giornalisti, imprenditori e rappresentanti istituzionali attraverso conferenze, masterclass e degustazioni, per esplorare il valore delle aree interne della Sicilia e le strategie per promuoverle attraverso un giornalismo di qualità. Il festival ha approfondito il rapporto tra prodotti tipici, innovazione e sviluppo sostenibile, all’interno di un contesto culturale che guarda con fiducia al 2025, quando la Sicilia sarà proclamata Regione Europea della Gastronomia. Questa edizione è stata una preziosa occasione per porre l'accento su temi centrali come l'agricoltura sostenibile e il turismo responsabile, con un chiaro focus sulla valorizzazione delle aree interne.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-suddista--4646341/support. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
Un avvincente noir, “Le Ombre di Palermo”, pronto a catturare l’attenzione di tutti gli appassionati di letteratura poliziesca. Ambientato nella suggestiva città di Palermo, questo nuovo romanzo promette suspense, mistero e intrighi che terranno il lettore incollato alle pagine fino all’ultima parola. Disponibile su Amazon dal 30 luglio, “Le Ombre di Palermo” è un must per chi ama le storie intense e ricche di colpi di scena.Sinossi“Le Ombre di Palermo” introduce l’ispettore Luca Bianchi, un investigatore determinato a svelare il mistero dietro l’omicidio di Giuseppe Rinaldi, un imprenditore di spicco trovato morto nella sua Maserati Quattroporte. L’indagine di Bianchi rivelerà oscuri segreti, legami pericolosi e una rete di corruzione che minaccia di travolgere la città.Prologo AccattivanteIl romanzo si apre con una descrizione mozzafiato di una notte di novembre a Palermo, dove la malinconia autunnale e l’odore del mare creano un’atmosfera di tensione e mistero. In questo scenario, Marco e Maria, una giovane coppia, si trovano ad affrontare un’inquietante scoperta che darà inizio all’indagine dell’ispettore Bianchi.Personaggi Principali* Luca Bianchi: L’ispettore protagonista, con un passato difficile e un’infallibile intuizione investigativa, è determinato a portare alla luce la verità nascosta dietro l’omicidio di Rinaldi.* Giuseppe Rinaldi: L’imprenditore assassinato, la cui morte scatena una serie di eventi che svelano le trame oscure di Palermo.* Marco Ricci: L’assistente di Bianchi, giovane e brillante poliziotto, con una profonda conoscenza della natura umana e una spiccata capacità investigativa.Ambientazione SuggestivaPalermo, con le sue strade tortuose e i suoi panorami mozzafiato, è descritta con maestria, diventando essa stessa un personaggio del romanzo. Le ombre della città riflettono le oscurità dell’animo umano, creando un perfetto sfondo per una storia noir.Tematiche Profonde“Le Ombre di Palermo” esplora temi di corruzione, potere e giustizia, mostrando come ogni raggio di luce possa rivelare ulteriori oscurità. Amadore utilizza il noir non solo come genere letterario, ma come uno specchio delle profondità dell’animo umano, mettendo in luce le complessità e le contraddizioni della società.Conclusione“Le Ombre di Palermo” è un romanzo imperdibile per gli appassionati di noir e di storie ricche di suspense e intrighi. Con una trama avvincente e personaggi ben delineati, questo libro promette di essere una lettura coinvolgente e indimenticabile.Non perdete l’opportunità di immergervi nelle ombre di Palermo. Acquistate il libro su Amazon a partire dal 30 luglio e scoprite il nuovo capitolo del noir italiano. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
Da oltre 50 anni, il Ponte sullo Stretto di Messina è un argomento di dibattito acceso in Italia. Secondo Gaetano Vecchio, presidente di Confindustria Sicilia, questa infrastruttura rappresenta una scelta politica che, una volta intrapresa, deve essere portata a termine con determinazione. "Qualora il Ponte si iniziasse ma non si completasse sarebbe una debacle per il Paese," afferma Vecchio.Blocknotes è una pubblicazione supportata dai Reader. Per ricevere i nuovi Post e supportare il mio lavoro, prendi in considerazione la possibilità di diventare un abbonato gratuito o a pagamento.Un'Opera per l'Italia, non solo per il SudVecchio sottolinea che il Ponte non è un'opera destinata esclusivamente alla Sicilia e alla Calabria, ma che i benefici ricadrebbero sull'intero Paese. "Diversi studi dimostrano che la ricaduta principale non è in Sicilia e in Calabria, bensì in Lombardia e nel Lazio," spiega Vecchio, evidenziando l'importanza strategica di questa infrastruttura.Il Problema delle Infrastrutture IncompiuteUno dei principali punti critici sollevati da Vecchio riguarda l'esecuzione delle opere pubbliche in Sicilia. "Ci sono cantieri in Sicilia che vanno avanti da anni," afferma, citando l'esempio dell'autostrada Catania-Palermo. Vecchio distingue tra opere già finanziate ma eseguite con difficoltà e quelle che necessitano di finanziamenti e progetti chiari, come la tangenziale di Catania e la circonvallazione di Palermo.Investire nelle Infrastrutture LocaliPer Vecchio, è fondamentale investire immediatamente nelle infrastrutture locali. "Bisogna investire immediatamente in queste opere per le quali non ci sono finanziamenti, molto spesso non ci sono ancora i progetti e non ci sono le idee chiare," afferma. Mentre per la circonvallazione di Palermo c'è uno studio di fattibilità, per la tangenziale di Catania il progetto di ampliamento a tre corsie è considerato inadeguato da Vecchio, che propone invece un bypass all'altezza del casello di Giarre o di Acireale.L'Integrazione del Ponte con le Infrastrutture EsistentiUn altro tema cruciale è l'integrazione del Ponte con le infrastrutture esistenti. "C’è ancora da risolvere il nodo nella città di Messina, quando il Ponte arriva e come si innesta alle infrastrutture attuali," dichiara Vecchio. Secondo il presidente di Confindustria Sicilia, il Ponte deve essere parte di un piano di investimenti più ampio e non deve avvenire a discapito delle altre opere infrastrutturali necessarie.La Necessità di un Grande Piano StraordinarioVecchio chiede un grande piano straordinario che consideri il Ponte come parte di un sistema infrastrutturale completo. "Una grande infrastruttura del genere diventa una cattedrale nel deserto se il resto non funziona," avverte, enfatizzando la necessità di migliorare l'intero sistema di trasporti e connessioni regionali.La Visione di Confindustria SiciliaNonostante le incertezze sulle risorse disponibili, Vecchio ribadisce l'importanza delle infrastrutture per il futuro della Sicilia. "Le infrastrutture sono fondamentali: parliamo tanto di Sicilia che vive di turismo, ma senza le infrastrutture non lo possiamo fare; abbiamo voglia di rigenerare la nostra agricoltura portandola su sistemi più moderni, ma senza le infrastrutture non lo possiamo fare," conclude Vecchio, evidenziando come l'industria, il turismo e l'agricoltura siciliana dipendano strettamente dalle connessioni infrastrutturali.In sintesi, Gaetano Vecchio vede nel Ponte sullo Stretto una grande opportunità per l'Italia, ma solo se accompagnato da un robusto piano di investimenti nelle infrastrutture locali. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
Il Carciofo di Cerda è la cultivar più diffusa di un areale di oltre settecento ettari coltivati a carciofaie che, dalle medie colline che introducono il territorio delle Madonie arriva sino alla costa di nord-est del palermitano: sono oltre duecento produttori, tra aziende e piccoli agricoltori, per un fatturato stimato poco superiore ai venti milioni di euro. Quel territorio antico, presidiato già dai Greci che, dal fiume Himera si estende verso la valle del Torto, con suoli fertili e risorse idriche sotterranee normalmente abbondanti. Una produzione storica, insediata da oltre un secolo, che ha visto tante generazioni di intere famiglie […] This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
Dicono sia una landa desolata ma non è così. L’area industriale di Termini Imerese,  a oltre 11 anni dalla chiusura del grande stabilimento Fiat, ha cercato e trovato una nuova strada. Almeno così sembra: almeno 120 aziende insediate, oltre 2.500 posti di lavoro.  Quale sia oggi la situazione ce lo spiega Nino Russo, presidente della Zit (Zona industriale Termini), associazione che raggruppa una cinquantina di imprese dell’area.  Certo resta il nodo Blutec, lo stabilimento che fu di fiat è vuoto e va assegnato: a fine mese si saprà a chi. Ma resta il fatto che almeno altre cento aziende vorrebbero […] This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
“Il futuro del vino in Sicilia vedrà i vini di montagna come i principali protagonisti e punterà a piccole varietà come il Perricone e il Catarratto e a nuove zone vinicole come i Nebrodi. La Sicilia ha già avuto trent’anni fa una grande possibilità: diventare la prima regione biologica”. A parlare, è Mattia Filippi fondatore insieme a Umberto Marchiori e Roberto Merlo di  Uva Sapiens, società di alta consulenza tecnica e specialistica nel settore vinicolo impegnata in diverse aree del mondo, ha voluto affrontare per ragionare insieme sul futuro e sullo stato evolutivo nel mondo del vino. Il calo dei […] This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
Nel 2023, l’export di vino italiano ha registrato una leggera flessione, segnando una riduzione dell’1% nei volumi, pari a 21,4 milioni di ettolitri, e dello 0,8% nei valori, attestandosi a poco meno di 7,8 miliardi di euro. Questi dati, derivanti dalle elaborazioni dell’Osservatorio Uiv-Ismea su base Istat, rappresentano il terzo bilancio annuale in negativo nel nuovo millennio, seguendo le crisi del 2009 e del 2020. A differenza dei precedenti cali, quello del 2023 sembra essere influenzato non solo da fattori congiunturali ma anche da problematiche strutturali, un trend che non riguarda solo l’Italia ma anche altri grandi paesi produttori. Nonostante […] This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe
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