Blocknotes Podcast

Analisi indipendenti su economia, imprese e trasformazioni della Sicilia. Una volta a settimana, nella tua mail. <br/><br/><a href="https://blocknotes.substack.com?utm_medium=podcast">blocknotes.substack.com</a>

Dentro la Fondazione Oelle: arte, cultura e Mediterraneo a Catania

Il video che vi proponiamo è stato realizzato quasi tre anni fa e racconta, attraverso un’intervista a Ornella Laneri, il lavoro importante portato avanti dalla Fondazione Oelle Mediterraneo Antico.La Fondazione, con sede nella Four Points by Sheraton Catania Hotel, ospita la fON Art Gallery, uno spazio espositivo dove arte contemporanea e cultura mediterranea si incontrano. L’hotel, sulle coste di Catania, diventa così un luogo di dialogo tra ospitalità e creatività, accogliendo mostre, eventi e progetti educativi che valorizzano il territorio.Nata nel 2017, la Fondazione si è affermata come punto di riferimento per arte e fotografia, costruendo negli anni collaborazioni con università, enti locali e istituzioni nazionali. Tra le iniziative più significative, progetti come “Agata on the road”, che rilegge in chiave contemporanea una delle tradizioni più sentite della città, e “ART4KIDS”, che avvicina i più giovani all’arte coinvolgendo centinaia di studenti.Mostre, incontri e format divulgativi fanno parte di un percorso più ampio: rendere la cultura accessibile, viva e partecipata. Ed è proprio questo impegno che emerge con forza dalle parole di Ornella Laneri, che in questa intervista racconta la visione e il lavoro della Fondazione, mostrando come l’arte possa essere ponte tra storia, comunità e futuro. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe

03-19
08:04

Sotto tiro: quando la libertà di stampa finisce sul banco degli imputati

C’è una domanda che attraversa il nostro tempo – e che riguarda da vicino chi fa informazione, chi amministra la giustizia e chi semplicemente vuole essere un cittadino consapevole: il giornalista è un cane da guardia del potere o un ausiliario delle procure?Attorno a questa faglia si muove Sotto tiro. La libertà di stampa sul banco degli imputati, il libro dell’avvocato Valerio Vartolo, che sarà presentato venerdì 27 febbraio 2026 alle ore 17, nella Sala stampa di Palazzo dei Normanni, su iniziativa della Commissione Biblioteca dell’ARS e dell’Associazione stampa parlamentare siciliana.Un appuntamento che non è solo culturale, ma civile.Il nodo: segreto professionale e diritto a informareNel volume – come emerge con forza anche nel testo di approfondimento - il punto centrale è il segreto professionale del giornalista. Non un privilegio corporativo, ma una garanzia per tutti: senza tutela delle fonti, il giornalismo d’inchiesta semplicemente muore.Vartolo ricostruisce il conflitto tra una parte della magistratura e la stampa, passando per:* l’uso estensivo dell’articolo 200 del codice di procedura penale;* la tensione tra giurisprudenza italiana e orientamenti della Corte europea dei diritti dell’uomo;* le querele temerarie e le cause civili milionarie come strumenti di pressione;* il confine scivoloso tra diritto di cronaca, continenza espressiva e libertà critica.Il risultato è un quadro che interroga la tenuta democratica del Paese. Perché una stampa sotto minaccia costante non è un problema di categoria: è un problema pubblico.La presentazione a Palazzo dei NormanniL’incontro si aprirà con i saluti istituzionali di:* Marianna Caronia, presidente della Commissione di vigilanza della Biblioteca ARS* Valentina Chinnici, componente della Commissione di vigilanza della Biblioteca ARS* Roberta Schillaci, componente della Commissione di vigilanza della Biblioteca ARS* Alfredo Pecoraro, presidente della Stampa parlamentare sicilianaDialogheranno con l’autore:* Nino Amadore, giornalista* Giacomo Di Girolamo, giornalistaL’ingresso è con prenotazione obbligatoria al numero 338 6406950.Perché questo libro riguarda tuttiIn Sotto tiro non c’è solo una difesa corporativa del giornalismo. C’è una riflessione più ampia sul rapporto tra poteri, sull’equilibrio tra giustizia e informazione, sull’uso – e talvolta sull’abuso – dello strumento giudiziario.Il libro mette in discussione una visione culturale ancora radicata: quella per cui il cronista dovrebbe essere funzionale all’indagine, non indipendente da essa. E ricorda che il diritto di cronaca vive su tre pilastri – verità, interesse pubblico, continenza – ma che nel giornalismo investigativo la ricerca della verità è spesso un percorso, non un punto di partenza.Il messaggio è chiaro: se l’unico modo per non avere guai è non scrivere, allora il problema non è il giornalista. È il sistema.Una discussione che va oltre il libroC’è poi una domanda che attraversa le ultime pagine e che sarà inevitabilmente al centro del confronto: oggi, nell’era dei social, dei blog, delle inchieste indipendenti, la tutela deve riguardare la categoria o la funzione?Se a essere protetto è il diritto dei cittadini a essere informati, allora la questione non è più solo professionale, ma democratica.Ecco perché la presentazione di Sotto tiro non è un semplice evento editoriale. È un’occasione per misurare lo stato di salute del nostro spazio pubblico.Appuntamento il 27 febbraio a Palermo. Per discutere, senza retorica, di libertà, responsabilità e potere. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe

02-19
14:17

Cento milioni e poi si vedrà: come funziona davvero l’emergenza

Ogni emergenza in Italia inizia più o meno allo stesso modo: una cifra annunciata subito, altre promesse rinviate a quando i danni saranno “quantificati”. È successo anche dopo il ciclone Harry, che ha colpito Sicilia, Calabria e Sardegna. Cento milioni immediati, il resto dopo. Formalmente è un punto di partenza. In realtà è un meccanismo ormai rodato.Lo schema è noto. Il Consiglio dei ministri dichiara lo stato di emergenza, nomina i presidenti di Regione commissari straordinari e affida loro poteri speciali. La comunicazione politica insiste sull’unità nazionale e sulla tempestività. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni parla di Stato vicino ai territori e di strumenti adeguati per intervenire. È una narrazione necessaria, ma non è il punto centrale.Il punto centrale è che, mentre le risorse iniziali sono certe, i danni non lo sono mai. Le cifre cambiano di giorno in giorno, oscillano tra stime regionali e valutazioni nazionali, si correggono, si ridimensionano o crescono. In Sicilia si parla già di oltre un miliardo e mezzo, in Calabria di trecento milioni, in Sardegna di oltre duecento. Il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci invita alla prudenza e richiama un elemento che ritorna spesso nelle emergenze: la presenza di abusi, sanatorie, pianificazioni urbanistiche fragili. È qui che l’emergenza smette di essere solo naturale e diventa strutturale.Ogni volta che si entra nella fase della ricostruzione, il confine tra danno pubblico e responsabilità locale si fa sottile. Le infrastrutture da ripensare, le strade e le ferrovie da ricollocare, i centri abitati costruiti dove non avrebbero dovuto esserlo: tutto questo emerge sempre dopo, quando l’urgenza iniziale è passata e restano le decisioni difficili.Nel frattempo si muove il sistema economico. Le banche annunciano linee di credito dedicate, le Camere di commercio studiano fondi di sostegno, le imprese cercano liquidità per non fermarsi. È un passaggio cruciale, perché l’emergenza non colpisce solo il patrimonio pubblico, ma la continuità delle attività produttive. Anche qui lo schema è noto: prima la liquidità, poi – forse – gli indennizzi.A complicare il quadro c’è il fatto che l’emergenza raramente è una sola. Mentre si contano i danni del ciclone, a Niscemi una frana costringe centinaia di famiglie ad abbandonare le proprie case. Un’altra comunità sospesa, un’altra crisi che si somma alle precedenti. Non è un’eccezione: è la normalità di territori che vivono in uno stato di emergenza quasi permanente.Alla fine, più che la cifra iniziale, conta ciò che succede dopo. Come si ricostruisce, dove si ricostruisce, con quali regole. È lì che si misura davvero la capacità dello Stato e delle amministrazioni locali. Tutto il resto – annunci compresi – è solo l’inizio del racconto. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe

01-27
03:16

La bellezza tradita: il giardino della Zisa tra sporcizia, abbandono e indifferenza

Acqua fetida, bambini che giocano nell'acqua sporca, transenne dappertutto, turisti che passano schifati dalla sporcizia e dall'abbandono. Il parco del castello della Zisa, quello che doveva essere il più bel parco urbano di Palermo, è oggi solo un disegno architettonico di pregio sprecato con i giardini spesso trasformati in covo per chissà quale affare illecito o forse si sa bene. Thanks for reading Blocknotes! This post is public so feel free to share it.C'è l'ombra degli alberi e l'ombra su chi potrebbe fare qualcosa e non la fa. Basterebbe un progetto, un'idea di città che non sia solo parole e libri ma anche concretezza e fattività. Di volta in volta, dopo le denunce dei giornali, arrivano le promesse di questo o quell’amministratore pubblico ma di fatto nulla cambia. Le immagini parlano più delle parole e ogni cosa potrebbe essere un’inutile e sterile ripetizione di discorsi già fatti. Palermo muore di incuria e di strafottenza e muore ogni giorno perché quello sembra essere il suo destino ineluttabile: morire per la distrazione dei propri cittadini, dei propri amministratori, essere violentata e stuprata quotidianamente in ogni angolo di bellezza. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe

08-24
00:51

Josephine Flasseur: "Palermo oggi città delle opportunità"

Nel cuore antico di Palermo, tra i vicoli che ancora conservano l’anima popolare della città, è nata una nuova galleria d’arte che è anche un laboratorio di idee, incontri e cambiamento. A fondarla è Josephine Flasseur, artista e direttrice artistica francese, con un passato vissuto tra Parigi e New York, che ha scelto Palermo come luogo in cui mettere radici e dare forma a un progetto artistico indipendente.Josephine racconta il suo arrivo come quello di un’esploratrice in una città che, a suo dire, vive un "rinascimento": uno spazio caotico e al tempo stesso fertile, dove la creazione non è ancora intrappolata dalle logiche del mercato, e dove esiste una possibilità autentica di sperimentare. “A Palermo c’è spazio – dice – non solo fisico, ma anche mentale e culturale. Si può ancora inventare, osare, dialogare”.La galleria – allestita in un ex laboratorio di vetrai e fabbri – è diventata in pochi mesi un punto di riferimento per artisti, curiosi e giovani appassionati d’arte. Non solo mostre, ma anche performance e riflessioni che mettono al centro i grandi temi del nostro tempo: identità, scienza, politica, potere. “L’arte deve essere politica”, afferma Flasseur, “ma con eleganza e profondità”.L’incontro è anche l’occasione per interrogarsi sullo stato della cultura in città: sull’assenza di una borghesia solida che sostenga l’arte, sulla difficoltà a creare un pubblico educato alla fruizione artistica, ma anche sul ruolo che Palermo può giocare nel panorama internazionale, a patto di non cedere all’omologazione turistica e di coltivare con cura la propria identità.“Palermo è un tesoro che i suoi stessi abitanti a volte dimenticano”, osserva Josephine, che oggi sta scrivendo un film ispirato proprio alla sua esperienza palermitana. Un modo per raccontare una città fotogenica e contraddittoria, abitata da personaggi forti e luoghi carichi di energia. Una città che, se accompagnata con consapevolezza, può davvero diventare un modello di rinascita culturale dal basso. This is a public episode. If you'd like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit blocknotes.substack.com/subscribe

06-23
22:30

Recommend Channels