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Author: Il Sole 24 Ore

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Le analisi sulle notizie a impatto globale in un dialogo con i nostri giornalisti, le nostre firme e le voci più interessanti e competenti sui temi del momento. La sera, attorno all’ora dell’uscita dal lavoro, un tema di ampia portata è commentato dalle voci scelte dal Sole 24 Ore in una conversazione per riflettere sui principali eventi dell’economia, della tecnologia, della cultura e della politica internazionale.
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Le leggi razziali del 1938 non colpirono soltanto le persone, gli ebrei, ma i loro patrimoni, le imprese, il lavoro, il futuro. In questa puntata di Macro, in occasione del Giorno della memoria, parliamo con lo storico Germano Maifreda di persecuzione economica, apparati dello Stato, banche e memoria pubblica: una storia che ci riguarda. Maifreda è autore del libro appena pubblicato dal Sole 24 Ore “La memoria restituita. Storie di imprenditori e dirigenti ebrei nell’Italia delle leggi razziali”.
I dazi, la Groenlandia, la diffidenza reciproca: Europa e Stati Uniti sono sempre più lontane. Ma possiamo davvero fare a meno dell’America? Da Bruxelles l’analisi di Beda Romano
In questa puntata di Macro parliamo con Alberto Melloni. Melloni è uno dei maggiori storici della Chiesa contemporanea. Professore ordinario all’Università di Modena e Reggio Emilia, studioso del papato, del Concilio e delle istituzioni ecclesiastiche, nei suoi libri unisce rigore storico e attenzione all’attualità. Come nel suo volume appena pubblicato, “Ex post. Il conclave di papa Leone XIV” (Marietti1820), un’analisi del pontificato di Francesco e dell’elezione di Robert Prevost.
Al World Economic Forum di Davos Donald Trump ha messo a segno due colpi: una “cornice” sulla Groenlandia per rafforzare la sicurezza artica con la Nato e il lancio del “Board of Peace”. Ma qual è la vera posta in gioco nell’Artico? E fino a che punto gli Usa stanno spingendo l’Europa a militarizzare il Nord per rafforzare la propria leadership? Il Board of Peace è uno strumento di mediazione o un modo per scavalcare l’Onu? Ne discutiamo con Roberta Miraglia, Vicecaporedattore responsabile della redazione di Economia e Politica Internazionale del Sole 24 Ore, e Tommaso Monacelli, Professore ordinario di Macroeconomia all’Università Bocconi
Negli ultimi giorni la politica giapponese è entrata in una nuova fase di accelerazione: il primo ministro Sanae Takaichi ha sciolto la Camera dei Rappresentanti e ha fissato le elezioni anticipate per l’8 febbraio. La decisione arriva solo tre mesi dopo la sua ascesa alla leadership del Partito Liberal Democratico e dell’esecutivo, in un momento di preoccupazioni crescenti per il costo della vita, l’inflazione e la fiducia dei mercati finanziari.
Esattamente un anno fa Donald Trump si insediava alla Casa Bianca promettendo di “prosciugare la palude” di Washington e restituire voce a quell’America che si sentiva esclusa. Dodici mesi dopo, il bilancio è tutt’altro che lineare. Trump ha governato rompendo schemi e linguaggi. Ha attaccato i media, messo sotto pressione le istituzioni federali, e usato i social come strumento diretto di potere. Nelle ultime settimane sono aumentate notevolmente le tensioni internazionali, soprattutto con Venezuela e Groenlandia – tensioni che Trump sta affrontando proprio in questi giorni al World Economic Forum a Davos. In questa puntata facciamo un bilancio dell’anno di Trump con l’analista politico Andrew Spannaus
Nelle ultime settimane la crisi in Venezuela ha raggiunto un punto di svolta internazionale. All’inizio di gennaio gli Stati Uniti hanno infatti lanciato una vasta operazione militare a Caracas, catturando l’allora presidente Nicolás Maduro e sua moglie, per poi trasferire loro negli Stati Uniti dove devono affrontare accuse legate al narcotraffico e ad altre attività criminali. In questa puntata facciamo luce sulle implicazioni politiche e geopolitiche di questa escalation
Il primo turno delle presidenziali vinto dal socialista António José Seguro arriva in un contesto politico delicato per il Portogallo. Negli ultimi anni il partito di estrema destra Chega si è imposto fino a diventare la seconda forza politica del Paese, e il suo leader André Ventura è subito dietro a Seguro nella corsa alla presidenza. Che impatto avrà questo voto sugli equilibri politici nazionali ed europei?
Il black out informativo imposto dal regime degli ayatollah impedisce di avere un quadro definito del numero delle vittime della repressione degli ultimi giorni in Iran. Quel che è certo è che il livello di scontro è salito a livello di guardia, con la possibilità di un intervento militare da parte degli Stati Uniti. Ne parliamo con Giorgia Perletta dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Eleonora Ardemagni dell’Ispi.
La crisi tra Stati Uniti, Unione europea e Danimarca sul controllo della Groenlandia riporta al centro una domanda che fino a poco tempo fa sembrava impensabile: si può rompere la Nato? Tra ritorno dell’America First, competizione artica, Cina e Russia sempre più presenti e un’Europa che fatica a contare come attore strategico, l’Alleanza atlantica entra in una nuova fase di tensione interna. In questa puntata di Macro ne parliamo con Antonio Missiroli, già Assistant Secretary General della Nato (2016–2021) e direttore dell’EU Institute for Security Studies (EUISS), il think tank dell’Unione europea sulla sicurezza, uno dei massimi esperti di sicurezza europea e relazioni transatlantiche. Importante il suo libro “La difesa dell’Europa” (Mondadori – Ispi).
L’ICE, l’agenzia federale che applica le leggi sull’immigrazione negli Stati Uniti, è diventata uno dei simboli più controversi dell’America contemporanea. Creata dopo l’11 settembre, potenziata sotto Obama, radicalizzata sotto Trump e oggi ancora al centro dello scontro politico, dopo l’uccisione a Minneapolis di Renee Nicole Good. In questa puntata di Macro ne parliamo con Matteo Muzio, direttore della newsletter “Jefferson” e autore di “Suprema ingiustia”, per capire cos’è davvero l’ICE, come funziona, perché è così potente e perché l’immigrazione è diventata una faglia decisiva della democrazia americana.
Il ritorno di Donald Trump (con l’arrivo della tecno-destra) negli Stati Uniti e l’avanzata dei populismi in Europa mettono sotto pressione la democrazia liberale. Ma il populismo è soltanto una minaccia o anche il sintomo di una crisi più profonda del liberalismo stesso? In questa puntata di Macro ne parliamo con Giovanni Giorgini, docente di Storia delle dottrine politiche all’Università di Bologna, per capire perché le istituzioni faticano a rappresentare società sempre più polarizzate e se la democrazia liberale può ancora riformarsi senza snaturarsi.
L’Iran, paese giovane di quasi 90 milioni di abitanti, è attraversato da una crisi che va oltre le proteste e mette in discussione la tenuta della Repubblica islamica. Centinaia di vittime, repressione, blackout informativi e tensioni internazionali raccontano lo scontro tra una società sempre più distante dalle autorità e un sistema di potere rigido e compatto. In questa puntata di Macro ne parliamo con Giorgia Perletta, docente della facoltà di Scienze politiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore, studiosa del medio oriente in generale e dell’Iran in particolare. Cause profonde della crisi, dinamiche interne, dimensione geopolitica e scenari futuri, fino al tema della possibile transizione post-ayatollah e del ruolo dell’erede dello shah, Reza Pahlavi.
Che cosa significa essere progressisti nel 2026, tra inflazione, disuguaglianze, ritorno dello Stato, crisi climatica e sfiducia democratica? In questa puntata di Macro ne parliamo con Emanuele Felice, storico dell’economia e autore di “Manifesto per un’altra economia e un’altra politica” (Feltrinelli). Una conversazione su “affordability”, diritti sociali, Stato imprenditore e linguaggio politico: perché senza incidere sulle condizioni materiali della vita quotidiana, anche le migliori idee rischiano di restare senza consenso.
Che cosa significa “pensare da liberali” nel 2026, tra ritorno dello Stato, debito, guerre commerciali, transizione tecnologica e nuove ansie regolatorie? In questa puntata di Macro ne parliamo con Alberto Mingardi, direttore dell’Istituto Bruno Leoni e docente di Storia delle dottrine politiche all’Università Iulm, mettendo a fuoco temi, idee e parole chiave del liberalismo nell’anno che si apre: responsabilità, concorrenza, limiti del potere, pluralismo, istituzioni. La conversazione tocca anche media e formazione dell’opinione pubblica, terreno su cui Mingardi è tornato di recente con il suo libro Meglio poter scegliere - I referendum del 1995 e la battaglia per la televisione commerciale (Frecce Mondadori), dedicato ai referendum del 1995 e alla battaglia per la televisione commerciale.
Quello che accade a Caracas è la manifestazione di una continuità storica? Cioè dell’idea che l’America Latina resti parte della sfera di sicurezza e di influenza di Washington? È il filo che attraversa il libro L’America nel mondo - Duecento anni di Dottrina Monroe (Scholè). Nel volume Luca Castagna, docente di Storia contemporanea all’Università di Salerno, ricostruisce due secoli di politica estera statunitense attraverso una lente precisa. La Dottrina Monroe, citata anche dal presidente Donald Trump, non è un documento del passato, ma un modo strutturale con cui gli Stati Uniti pensano al loro rapporto con il resto del mondo. In questa puntata di Macro parliamo di America, Latina e no, di Venezuela e di Groenlandia con Luca Castagna, storico contemporaneista e studioso della politica estera americana.
Il 2025 per Donald Trump è stato l’anno delle scelte: dazi tornati centrali, politica industriale più muscolare, rapporti transatlantici messi sotto pressione e una strategia estera sempre più transazionale hanno segnato i primi dodici mesi della presidenza di Trump. Cosa dobbiamo aspettarci nel 2026?
India e Cina stanno testando un disgelo selettivo dopo quattro anni di tensioni seguite agli scontri militari lungo il confine himalayano del 2020. Si tratta di un disgelo che passa non dalla politica o dalla sicurezza, ma dall’economia. Il segnale più significativo arriva dalla recente riapertura controllata dei visti d’affari per ingegneri e tecnici cinesi, una decisione che riflette le esigenze profonde dell’apparato industriale indiano.
La Banca Africana di Sviluppo ha recentemente chiuso una raccolta record da circa 11 miliardi di dollari per l’African Development Fund, il fondo che finanzia i Paesi più poveri del continente. Un risultato storico non solo per l’ammontare, ma anche per la composizione dei contributi: a spingere la raccolta sono stati soprattutto Paesi africani e nuovi partner extra-occidentali, in particolare dal Golfo, mentre gli Stati Uniti non hanno dato alcun contributo, segnando una discontinuità rispetto al passato. Si tratta quindi di un segnale chiaro di come stia cambiando la geografia del potere finanziario attorno allo sviluppo africano.
Trump è di destra?

Trump è di destra?

2025-12-2141:51

Il 47° presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è un’anomalia o l’apice di una lunga storia? In questa puntata di Macro ricostruiamo le radici profonde della destra americana contemporanea per capire l’Amministrazione Trump di oggi. Trump infatti può essere considerato un incidente della e nella storia politica degli Stati Uniti o la perfetta sintesi di tutte le correnti della destra americana, il leader che sposa come programma il Poject 2025 dell’Heritage Foundation e come metodo di governo la Unitary Executive Theory. Con Andrea Venanzoni, autore de “La destra americana contemporanea. Dalla New Right repubblicana a Trump” e ricercatore di diritto pubblico l’Università di Roma 3, parliamo di New Right, neoconservatori, paleoconservatori, destra post-liberale e del rapporto sempre più stretto tra politica, tecnologia e potere (vedi J. D. Vance). Dalla rottura con l’idea di esportare la democrazia al ritorno dello Stato forte, dal ruolo della Silicon Valley alla trasformazione del Partito Repubblicano: un viaggio nella genealogia del trumpismo per capire perché Trump non sia solo una parentesi. O un incidente.
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