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Author: Il Sole 24 Ore

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Le analisi sulle notizie a impatto globale in un dialogo con i nostri giornalisti, le nostre firme e le voci più interessanti e competenti sui temi del momento. La sera, attorno all’ora dell’uscita dal lavoro, un tema di ampia portata è commentato dalle voci scelte dal Sole 24 Ore in una conversazione per riflettere sui principali eventi dell’economia, della tecnologia, della cultura e della politica internazionale.
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Nell’ottobre 2025 un convoglio di 110 attivisti italiani che portavano aiuti in Ucraina è finito sotto un attacco russo. Era una missione del Mean, Movimento europeo di azione non violenta. Di quella missione faceva parte Paolo Bergamaschi, animatore del Mean, con oltre vent’anni di esperienza come consigliere della commissione Esteri del Parlamento europeo. In questa puntata di Macro, Bergamaschi ci racconta le iniziative del Mean, la vera natura della “resistenza” ucraina e quello che gli italiani e gli europei possono comprendere meglio di questo fronte strategico di crisi. Con un progetto da rilanciare nell’Unione europea. La canzone “Piazza Maidan”, presente in questa puntata, è stata scritta da Annamaria Castelli, Paolo Bergamaschi e Simone Guiducci.
Dopo il discorso del primo ministro canadese, Mark Carney, a Davos, il mondo delle “medie potenze” si è messo in movimento: Canada, Europa, Indo-Pacifico. Ma questa rete di alleanze può davvero sostituire il ruolo degli Stati Uniti — o è solo un tentativo di gestire un vuoto strategico? Tra numeri del commercio globale e crisi in Iran, la risposta è meno scontata di quanto sembri. Ne parliamo con Francesco Mancini, docente di governance globale e prevenzione dei conflitti all’Università nazionale di Singapore.
Dall’Ucraina a Gaza, passando per l’Iran, dal Mar Cinese alle sanzioni economiche: le regole che dovrebbero governare il mondo sembrano sempre più fragili. Il diritto internazionale è in crisi perché sono in crisi le organizzazioni sovranazionali? O viceversa? Che distinzione c’è tra invalidità e inefficacia delle regole? Come “gestire” il tema dell’atomica? Esistono norme che regolano (o giustificano) le guerre preventive? Ne parliamo con Gabriele Della Morte, professore di diritto internazionale all’Università Cattolica del Sacro cuore e studioso dei rapporti tra norme giuridiche e dinamiche di potere, in particolare nei contesti di conflitto e nelle crisi dell’ordine globale.
Mentre gli Stati Uniti sono impegnati in una guerra incerta e molto costosa, Pechino si propone come baluardo di stabilità in un mondo di confusione. Come sta reagendo la Cina alle azioni della Casa Bianca? Quali sono i suoi interessi in Medio Oriente e come può cambiare la strategia della Repubblica Popolare di fronte alle mosse del suo più grande avversario?Ne parliamo con Filippo Fasulo, Head dell’Osservatorio Asia e dell’Osservatorio Geoeconomia dell’Ispi.
La guerra in Iran è entrata nel cuore delle primarie democratiche in vista delle midterm. In diversi Stati, tra cui Michigan, Colorado, Illinois e North Carolina, candidati progressisti attaccano i moderati accusandoli di ambiguità sul conflitto e di legami con l’industria della difesa e gruppi pro-Israele. Un confronto che tocca da vicino anche la direzione futura dei dem: da un lato chi chiede una rottura con le “guerre infinite” e il peso dei grandi donatori, dall’altro chi punta su una linea più pragmatica per restare competitivi. Ne parliamo a Macro con Matteo Muzio, Direttore di Jefferson – Lettere sull’America, e Alberto Bellotto, giornalista del Giornale.
Il Sudafrica si trova oggi in una posizione geopolitica delicata, stretto tra il suo storico rapporto con l’Iran e la necessità di mantenere relazioni solide con gli Stati Uniti. Dopo lo scoppio della guerra tra Washington, Israele e Teheran, Pretoria ha scelto di non schierarsi apertamente, chiedendo de-escalation ma evitando di rompere con uno dei suoi partner nei BRICS+. Ne parliamo oggi con il corrispondente dall’Africa, Alberto Magnani.
Michael Tsur è tra i più noti negoziatori al mondo. Ha un passato nelle unità di crisi israeliane e un’esperienza che spazia dalle trattative commerciali ai sequestri di ostaggi, tra i quali gli israeliani rapiti da Hamas nell’attacco del 7 ottobre 2023. In questa puntata ci addentriamo nei meccanismi più profondi della negoziazione: dalla costruzione della fiducia alla gestione delle emozioni. Un dialogo che intreccia storie personali, casi reali e riflessioni sul presente, per capire cosa significa davvero negoziare — e perché, oggi più che mai, è una competenza cruciale.
Negli ultimi anni una parte crescente del commercio globale di petrolio si è spostata in zone grigie difficili da tracciare. Al largo della Malaysia operano decine di petroliere riconducibili alla cosiddetta “shadow fleet”, una rete di navi che trasferisce greggio da una nave all’altra e ne modifica l’origine dichiarata prima che arrivi nei mercati finali. Attraverso questi canali il petrolio iraniano — ma anche quello russo o venezuelano — continua a raggiungere soprattutto la Cina. Ne parliamo con Paola Morselli dell’ISPI
Il Libano è di nuovo sull’orlo di una crisi totale. Mentre Israele ha annunciato l’avvio di operazioni di terra “limitate” nel sud del Paese, sul terreno cresce il numero delle vittime, si allarga l’esodo interno e restano incerte anche le prospettive diplomatiche. Beirut cerca una via d’uscita, ma tra il peso di Hezbollah, la fragilità dello Stato e i timori di una nuova invasione, il Paese dei cedri rischia di sprofondare ancora una volta in una guerra lunga, devastante e forse senza veri vincitori. Ne parliamo con l’inviato del Sole 24 Ore Roberto Bongiorni, in collegamento da Beirut.
Per decenni il lavoro organizzato – sindacati, contrattazione collettiva, corpi intermedi – è stato uno dei pilastri della stabilità delle democrazie occidentali e delle società liberali. Oggi quel sistema è sotto pressione: il lavoro è più frammentato, i sindacati più deboli e il rapporto tra cittadini e istituzioni sempre più diretto e polarizzato. In questa puntata di Macro, il podcast del Sole 24 Ore con le notizie a impatto globale, parliamo di come le trasformazioni del lavoro stiano cambiando la politica e alimentando nuovi populismi. Ospite Francesco Seghezzi, presidente di Adapt, docente e autore di un saggio che analizza il rapporto tra lavoro, rappresentanza e democrazia in diversi paesi europei, dal titolo “Disintermediare stanca - Democrazia economica, populismo e crisi del collettivo” (FrancoAngeli).
Il regime iraniano è stato profondamente colpito dagli attacchi militari statunitensi e israeliani, ma non per questo appare sul punto di crollare. Al contrario, potrebbe sopravvivere in una forma ancora più dura, più militarizzata e più dipendente dai Pasdaran. Sullo sfondo restano le incognite più pesanti: il destino del programma nucleare, la possibilità che un Iran ferito punti ancor più sulla vendetta, sul terrorismo o sulla corsa finale alla bomba, il rischio di una lunga instabilità regionale e il prezzo strategico che questa guerra potrebbe imporre anche a chi l’ha iniziata. Ne discutiamo a Macro con Ugo Tramballi, editorialista del Sole 24 Ore, e Leila Belhadj Mohamed, giornalista esperta di Nord Africa e Asia occidentale
Un report del Belfer Center di Harvard analizza gli scenari più pericolosi per la sicurezza europea: dalla guerra ibrida fino a un attacco russo nel Baltico. Il punto più fragile dell’Alleanza è il fianco orientale, dove Mosca potrebbe tentare una provocazione limitata per mettere alla prova la solidarietà della Nato, come ha fatto di recente con gli sconfinamenti di droni e velivoli. Quanto è reale questo rischio? E soprattutto: l’Europa è pronta a difendersi anche senza gli Stati Uniti? Ne parliamo con uno degli autori del report, Carlo Giannone, ricercatore presso il Belfer Center di Harvard.
Donald J. Trump aveva promesso agli americani una cosa semplice: niente nuove guerre. Ma con l’Iran gli Stati Uniti sono al centro di un nuovo conflitto in Medio Oriente, di una nuova guerra del Golfo. Intanto negli Stati Uniti la politica si muove: dal Texas emerge la figura di James Talarico, giovane democratico ma anche cristiano molto religioso, che prova a parlare a un’America diversa, dove fede, politica e perfino “lotta di classe” tornano a intrecciarsi in modi nuovi. Dall’Iran al Texas, che direzione stanno prendendo gli Stati Uniti? Ne parliamo con Matteo Muzio, direttore della newsletter “Jefferson, lettere sull’America” e autore di “Supre ingiustizia” (Ledizioni).
La guerra con l’Iran espone la vulnerabilità strategica del Golfo: infrastrutture energetiche, rotte marittime e città globali diventano bersagli sensibili. Ma sotto la minaccia comune emerge anche una competizione sempre più evidente tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per la leadership regionale. Ne parliamo con Eleonora Ardemagni, analista ISPI e tra le principali studiose della geopolitica del Golfo.
Dopo la cattura di Maduro, la tensione tra gli Stati Uniti e diversi Paesi del Sud America si è alzata. La Colombia è stata tra le voci più critiche e ha subito minacce dirette da parte di Trump. Con il voto delle ultime elezioni parlamentari, Bogotà conferma una linea politica poco accomodante nei confronti della Casa Bianca. Il conflitto in Medio Oriente può essere un’occasione per guadagnare autonomia? Come cambiano adesso gli equilibri dell’America Latina?Ne parliamo con Tiziano Breda, analista senior per l’America Latina e i Caraibi di ACLED (Armed Conflict Location & Event Data).
Domani, 8 marzo, sarà la Giornata internazionale della donna. È un momento di celebrazione, certo, ma anche – e forse soprattutto – di riflessione sui diritti ancora da conquistare e su quelli da proteggere. Quest’anno questa riflessione non può che portarci in Iran. Negli ultimi mesi il Paese è stato attraversato da nuove tensioni: un irrigidimento della repressione interna, nuove ondate di arresti di attiviste, controlli sempre più stringenti sull’obbligo del velo, pressioni e violenze nelle carceri. In un contesto già segnato dalla mobilitazione nata dopo la morte di Mahsa Amini e dal movimento “Donna, Vita, Libertà”, le donne iraniane continuano a pagare un prezzo altissimo per le loro richieste. Ne parliamo con l’attivista italo-iraniana Pegah Moshir Pour.
Nel conflitto che in questi giorni si sta espandendo nella regione del Golfo, i protagonisti delle operazioni militari non sono solo jet e sottomarini, ma anche mezzi autopilotati e software di intelligenza artificiale. Da un lato la guerra asimmetrica combattuta dai droni costringe a ripensare le difese convenzionali, dall’altro l’utilizzo dell’Ai per scopi militari accende un dibattito tecnologico, etico e politico. Cosa ci dicono questi giorni sui conflitti del presente e del futuro? Ne parliamo con Biagio Simonetta, giornalista del Sole 24 Ore, Stefano Epifani, direttore del Digital Tansformation Institute, e Carola Frediani, giornalista e cofondatrice di Guerredirete.it
I bombardamenti congiunti di Stati Uniti e Israele contro obiettivi iraniani hanno aperto una nuova fase di guerra in Medio Oriente. Ma questa escalation va ben oltre i confini della regione. Sta infatti mettendo sotto pressione l’architettura di sicurezza europea e riaprendo il dibattito sulla deterrenza nucleare nel continente. Tanto che il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un rafforzamento e una possibile estensione della deterrenza nucleare francese in chiave europea, sia sul piano delle capacità sia su quello della cooperazione con gli alleati. Ne parliamo con Antonio Missiroli, ex Segretario generale aggiunto della NATO per le Sfide di sicurezza emergenti.
Nell’ultima settimana il Messico è stato travolto da una nuova escalation di violenza. Tutto è iniziato quando le autorità hanno annunciato l’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, meglio conosciuto come “El Mencho”: il capo del potente Cartel Jalisco Nueva Generación e uno dei narcotrafficanti più ricercati al mondo. Quali saranno le conseguenze sugli equilibri tra i cartelli? Lo Stato riuscirà a mantenere il controllo del territorio? E il vuoto lasciato da El Mencho rischia di aprire una nuova fase di conflitti interni alla criminalità organizzata? Ne parliamo con Tiziano Breda, senior analyst dell’ACLED.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che aumenterà il numero delle testate nucleari francesi e che Parigi non comunicherà più pubblicamente le cifre del proprio arsenale, rafforzando quella ambiguità strategica già introdotta in passato. Macron ha inoltre aperto alla possibilità di estendere l’ombrello nucleare francese ad altri Paesi europei. In questa puntata analizziamo il peso - e le implicazioni - di queste parole con Jean-Pierre Darnis, docente e ricercatore in politica internazionale all’Università di Nizza Sophia Antipolis.
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