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Mettiamoci la Voce!

Mettiamoci la Voce!

Author: Leggere a Voce Alta

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Miglioriamo insieme l'efficacia della lettura a voce alta, espressiva e in pubblico.

Lettori per piacere e formatori per vocazione ecco chi siamo:

Sono Francesco Nardi, pedagogista, musicista, attore e autore teatrale. Mi occupo di formazione ed educazione all’espressività musicale e vocale.

Sono Maria Grazia Tirasso, Laureata in Lettere, counselor IACP di I livello, autrice e regista teatrale. Mi occupo di tecniche teatrali, vocalità e lettura espressiva.

Sandro Ghini, Consulente di comunicazione affianco e intreccio la mia attività di sviluppo progetti web alla mia passione per pittura e disegno e arte in genere.
48 Episodes
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47 - stili di scrittura e stili di lettura
L’idea è quella di partire dallo stile della prosa per verificare diverse possibilità di lettura a voce alta che ci dà la scrittura senza pretese di essere esaustivi.Intanto si potrebbe dire con una iperbole che ogni autore ha una sua voce e quindi necessita di una sua lettura, ma in realtà anche un testo è diverso da un altro ed esprime una propria "voce" personale e irripetibileDistinguiamo almeno tre tipologie (si possono fare tre brevi esempi)1. narrazione in terza persona, oggettiva l’autore descrive personaggi, luoghi situazioni e noi non sentiamo una voce narrante ma ne possiamo scoprire varie a seconda di come si sviluppa. (es da L'idiota di Dostoevskij2. c'è un tipo di narrazione sempre in terza persona ma meno oggettiva perché dà voce ad un punto di vista specifico di un personaggio che traspare ma non parla direttamente (es Delitto e castigo)3. racconto in prima persona un personaggio narrante che dà voce ai propri ricordi, sensazioni ecc (es Umiliati e offesi)Ricadute sulla lettura1 e 2 necessitano di adesione chiarezza per trasmettere a voce alta il racconto attraverso immagini, ma anche concetti che si formano attraverso la voce del lettore che è quella dell'autore in generale la lettura ava può avere diverse variabili anche a seconda dello stile e (più incisivo, più descrittivo) del genere (comico, drammatico, satirico, surreale) dell'epoca che impronta il lingua dell'autoreLe differenze sono minime ma è interessante in fase di preparazione capire quanto la nostra lettura debba o meno mantenere un rigore un distacco che restituiscano lo spirito del testo (distacco NON significa però che l'espressività venga meno e la lettura si appiattisca)Consideriamo che anche la terza persona può essere interrotta da dialoghi scambi di battute fra due o più personaggi. Ne deriva la necessità di "staccare", la voce della narrazione da quella dei personaggi che prendono a parlare fra loro perché l'intento comunicativo di questa prosa varia. Possiamo poi dare colore e variare anche le voci senza perdere di coerenza omogeneità ecc 3. necessariamente la tentazione è quella di “recitare” di più la lettura che, secondo un principio "Leggere a voce alta" andrebbe evitato, salvo casi particolari (letture ai bambini, genere smaccatamente comico o altro che lo consenta) l’uso della prima persona dà già la sensazione di parlare direttamente a chi ci ascolta, ma la misura è consigliabile sempre.Consideriamo che la narrazione in 1a persona si presta ad essere più interpretata anche perché è una voce DENTRO l’azione, dice quel che sente e che sa e spesso non sa tutto della stessa storia perché la vice e parla dal suo proprio punto di vistaUn caso a sé è la lettura teatrale in cui quindi si da voce (e solo voce senza la memoria) ad un personaggio di un testo teatrale il quale per sua natura non nasce per stare costretto nella pagina scritta, ma per essere "agito" non solo con la voce ma anche con gesto, movimento e cmq calato dentro ad una azione teatrale cioè un processo complesso (non nel senso di difficile, ma di fatto di vari aspetti)
46 - Abituarsi alla propria voce
A partire dalla testimonianza dell'amico podcaster Andrea Ciraoloche ci condivide le sue due modalità per farlo1. un lavoro di autoconvincimento che"pare brutta a me solo" ad altri addirittura piace2. ho iniziato mandare note vocali per potermi riascoltare e abituarmi alla mia voceABITUARSI è prendere confidenza quindi fidarsi del proprio mezzo attraverso l'esercizio dell'auto-ascoltoAnche Marta ci parla della propria voce, ma ancora in modo autocritico"Mi chiamo Marta e amo i libri. Sui social mi piace condividere i libri che leggo e in questi giorni ho avuto un'idea: leggere la prima pagina del libro ogni volta che ne inizio uno nuovo. Magari in una storia di instagram.Ma ci sono due cose che mi bloccano: un po' di imbarazzo perché magari non viene bene; e il mio accento sardo.Consigli?"1° consiglio non demordere! è un'ottima idea di condividere a v.a.2° riprendiamo quanto dice Andrea: con la pratica ci si abitua ma in senso buono, costruttivo, alla propria voce3° difetti oggettivi si superano con la tecnica: per la cadenza per es aiuta la lettura neutra senza alcuna intenzione espressiva, con la variante della sillabazione per poi aggiungere in seguito espressività è un po' come carteggiare una porta prima di dare su il colore!magari studia anche qualche regola di dizione a partire per es dalla pratica dell'ascolto (selezionato!) di bravi attori meglio doppiatori e cito Patrick Facciolo "applica nella quotidianità una dizione più corretta (senza diventare maniacale, ovvio!) anche se gli amici o parenti ti deridono o, correggono sbagliando perché a loro risulta giusta un'altra pronuncia"occhio alle doppie, alle vocali troppo chiuse, e alle interrogativeNel canto si parla di tessitura per definire la zona di confrt della voce cioè quel range entro cui la voce non fa sforzi (poi si può estendere anche oltre!)Possiamo parlare in senso lato di "tessitura della voce parlata" non ha a che fare con la potenza (come nel canto) ma con l'agio, la confidenza, la corrispondenza con le proprie caratteristiche di base e con il proprio "essere".
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