Modem
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Author: RSI - Radiotelevisione svizzera

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Modem, appuntamento quotidiano (dal lunedì al venerdì) in onda dal 2000, dedicato ai principali temi d’attualità, che vengono analizzati, approfonditi e contestualizzati principalmente attraverso l’apporto ed il confronto di ospiti in diretta.

Le notizie scorrono veloci, si sviluppano e si perdono, sono abbondanti. Modem, ogni mattina, sceglie e propone un tema di sicuro interesse. Lo racconta con uno stile diverso da quello dell'attualità. Cerca e trova interlocutori di qualità per spiegare e dibattere ciò che è successo e ciò che potrebbe succedere. È la trasmissione che dice i "perché" e aiuta a decodificare gli eventi destinata a tutti gli interessati ad andare oltre la notizia del giorno e che desiderano approfondire in maniera immediata il tema prescelto tramite dibattiti e interviste in diretta, reportage, collegamenti, approfondimenti, schede interne.

Modem offre regolarmente anche delle rubriche.

  • Modem Evento: una serata-dibattito e di incontro con il pubblico.

  • Modem Giovani: su argomenti che riguardano direttamente il mondo giovanile con tra gli ospiti anche i ragazzi.

  • Modem Incontro: non un dibattito, ma un'intervista con un solo ospite.

Una puntata al giorno, alle 08.30, per 5 giorni la settimana, da settembre a metà giugno.

1684 Episodes
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Con la partenza delle ultime truppe straniere l’Iraq si ritrova come paese sovrano. Un ritiro di soldati italiani, tedeschi, francesi, olandesi e soprattutto statunitensi che riporta l’attenzione internazionale su una nazione persa di vista dall’attenzione. Eppure, l’Iraq non è un paese qualsiasi, ma si ritrova al crocevia di molti conflitti da quelli religiosi a quelli politici passando per la questione della produzione di petrolio in una regione che è tornata ad infiammarsi dopo gli attacchi di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran.E allora, che paese lasciano i militari esteri a livello politico ed economico dopo la seconda guerra del Golfo del 2003, seguita da un ritiro quasi completo e da un rientro in forze nel 2014 per combattere lo stato islamista dell’ISIS.A Modem ne discutono:Lorenzo Trombetta, giornalista, saggista, ed esperto di Vicino e Medio Oriente e che da anni collabora con la RSI Emanuele Valenti, giornalista e collaboratore RSI che ha visitato il mese scorso l’Iraq
Se ne è discusso anche in Parlamento, nel dibattito d’attualità su canicola e siccità. L’agricoltura svizzera ha vissuto un’estate estremamente difficile a causa delle alte temperature e della scarsità di precipitazioni. A soffrirne è stato anche il settore ortofrutticolo, basti dire che il raccolto delle patate – prodotto principe nel nostro Paese – ha subito un calo del 25% rispetto alla media degli ultimi anni. Il raccolto autunnale di questo tubero è ancora in corso, i dati a disposizione ci dicono che finora questa è stata la peggiore stagione negli ultimi sessant’anni. Simili difficoltà sono state registrate anche per altri ortaggi, in Ticino in particolare per il pomodoro. Da diversi anni chi lavora nel settore si è attrezzato per far fronte a queste ondate di calore, con irrigazioni, serre ventilate e con speciali sementi più resistenti a caldo e siccità. Uno sforzo che ha finora permesso di mitigare i danni, ma che necessita di ulteriori misure per far fronte alle sfide del futuro e ad altre possibili estati torride. Argomenti, interrogativi e timori di cui parleremo con:Marco Bassi, direttore della Federazione ortofrutticola ticineseStefano Ginelli, docente di produzione vegetale al Centro professionale di MezzanaIn apertura di puntata, un servizio sul raccolto delle patate nel Canton Berna, con un primo bilancio della stagione a livello svizzero.
Clima a Palazzo

Clima a Palazzo

2026-09-3030:04

L’estate del 2026 non è stata un’estate qualsiasi. È stata l’estate dei record: la più calda e secca mai registrata in Svizzera. E le immagini di questa estate sono ancora fissate nei nostri ricordi – anzi tante le abbiamo ancora sotto agli occhi: campi riarsi, fiumi ai minimi storici, ghiacciai che si ritirano a vista d’occhio e un’agricoltura in ginocchio. E infine, storia degli ultimi giorni, centinaia di persone scese in piazza per protestare contro l’inazione climatica. E l’allarme bussa infine alle porte di Palazzo Federale, dove proprio oggi il Parlamento sarà chiamato a discutere di clima e siccità con una domanda di fondo: come dobbiamo rispondere a questo allarme? Da un lato, c’è chi vede in questa estate la prova definitiva di una crisi climatica che richiede un’azione immediata, radicale, per tagliare le emissioni alla radice e cambiare rotta prima che sia troppo tardi. Dall’altro, c’è chi sostiene che, di fronte a un cambiamento ormai in atto, la priorità dev’essere l’adattamento: gestire le conseguenze con pragmatismo, innovazione tecnologica e senza gravare su cittadini e imprese con divieti e nuove tasse. Ne parliamo con Bruno Storni, consigliere nazionale PS Paolo Pamini, consigliere nazionale UDC
Un dossier tra i più complessi e divisivi degli ultimi anni, segnato da una spaccatura che attraversa la Svizzera su più livelli: geografico, politico ed economico. Un dossier fondamentale per il futuro del Paese La portata dell’accordo è imponente: oltre 2.000 pagine di trattati che salgono a 20.000 considerando gli atti di riferimento, tanto che si afferma che «nessuno può coglierne tutte le implicazioni». Sebbene da parte di Bruxelles la regola sia quella del “prendere o lasciare” – cioè le due Camere non possono modificare gli accordi - il Parlamento svizzero ha comunque un margine decisivo: può infatti dire la sua sulle misure di accompagnamento interne e sulla tipologia di referendum, con la popolazione che sarà chiamata ad esprimersi in merito presumibilmente nel 2028.  E anche noi a Modem questa mattina vi proponiamo, vista la complessità e viste le dimensioni della tematica, una prima entrata in materia Lo facciamo con tre ospiti, tre consiglieri agli Stati Marco Chiesa, TI/UDCFabio Regazzi, TI/Centro Carlo Sommaruga, GE/PS
Allarme serbatoio!

Allarme serbatoio!

2026-09-2830:55

Il prezzo di benzina e diesel dall’inizio dell’anno è in costante ascesa, e cittadini e imprese arrancano. In diversi paesi europei si cercano delle soluzioni per aiutare chi fatica a stare a galla a causa del continuo rincaro, conseguenza di una situazione geopolitica funestata da diversi fronti di guerra. La Francia ha pensato, ad esempio, a sgravi per chi viaggia molto per lavoro, a sussidi per l’agricoltura e il presidente Macron ha chiesto alla presidente della Commissione europea von der Leyen misure per incrementare la produzione di diesel e cherosene nell’UE. La Germania col suo “Tankrabatt” da inizio ottobre fino alla fine dell’anno calmiererà i prezzi di benzina e diesel di 17 centesimi al litro. Misure simili saranno introdotte anche in Spagna. In Italia ENI introdurrà un tetto massimo ai prezzi e la speranza è che altri distributori seguano questa via. La Lituania dimezza le tariffe dei treni, la Polonia propone forti prelievi su profitti record di produttori e venditori di carburanti e la Grecia tassa di più il gioco d’azzardo per trovare fondi per gli aiuti. E in Svizzera cosa si fa? Sul piano nazionale stanno arrivando diverse proposte dalla politica, da schieramenti di destra, come di sinistra, per chiedere alla Confederazione di intervenire. Qualcuno sottolinea i maggiori introiti nelle casse pubbliche, poiché i prezzi più alti aumentano l’IVA incassata. Altri chiedono invece di attingere maggiormente alle riserve di carburante e di limitare i margini di guadagno dei distributori. Ne discuteremo con: Antonella Crüzer, Segretaria generale di ACSI, Associazione delle consumatrici e consumatori della Svizzera ItalianaEdoardo Beretta, professore di Macroeconomia monetaria e internazionale all’Università della Svizzera Italiana a LuganoBoris Martinoni, CEO di ECSA Energy SA e portavoce dell’Associazione Ticinese Stazioni di Servizio
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