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Author: RSI - Radiotelevisione svizzera

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Modem, appuntamento quotidiano (dal lunedì al venerdì) in onda dal 2000, dedicato ai principali temi d’attualità, che vengono analizzati, approfonditi e contestualizzati principalmente attraverso l’apporto ed il confronto di ospiti in diretta.

Le notizie scorrono veloci, si sviluppano e si perdono, sono abbondanti. Modem, ogni mattina, sceglie e propone un tema di sicuro interesse. Lo racconta con uno stile diverso da quello dell'attualità. Cerca e trova interlocutori di qualità per spiegare e dibattere ciò che è successo e ciò che potrebbe succedere. È la trasmissione che dice i "perché" e aiuta a decodificare gli eventi destinata a tutti gli interessati ad andare oltre la notizia del giorno e che desiderano approfondire in maniera immediata il tema prescelto tramite dibattiti e interviste in diretta, reportage, collegamenti, approfondimenti, schede interne.

Modem offre regolarmente anche delle rubriche.

  • Modem Evento: una serata-dibattito e di incontro con il pubblico.

  • Modem Giovani: su argomenti che riguardano direttamente il mondo giovanile con tra gli ospiti anche i ragazzi.

  • Modem Incontro: non un dibattito, ma un'intervista con un solo ospite.

Una puntata al giorno, alle 08.30, per 5 giorni la settimana, da settembre a metà giugno.

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Se in molti si chiedono quali siano le reali ragioni, gli obiettivi e le tempistiche dell’attacco israelo-americano all’Iran, la risposta – per alcuni – è quella data alle truppe americane da vari ufficiali, e cioè: “Questa guerra fa parte del piano di Dio, il presidente Donald Trump è stato unto da Gesù per accendere il fuoco di segnalazione in Iran, scatenare l’Armageddon e segnare il suo ritorno sulla Terra”. L’immagine di qualche settimana fa di Donald Trump in preghiera, nello studio ovale, circondato da pastori evangelicali è rimbalzata sui media di tutto il mondo. In realtà il presidente americano in preghiera non è qualcosa di inedito per gli Stati Uniti, anzi. Quello che invece è forse meno noto, ma per alcuni ben più preoccupante, è che al momento dell’attacco all’Iran vari comandanti militari statunitensi, così come membri del governo USA – in cima alla lista il Segretario alla Difesa Pete Hegseth - abbiano fatto ricorso a una retorica cristiana estremista sulla “fine dei Tempi” biblica, per giustificare alle truppe il loro coinvolgimento nel conflittoConflitto che sarebbe insomma in qualche modo una guerra religiosa legata al Libro dell’Apocalisse, alla seconda venuta di Gesù e alla fine del mondo.A Modem cerchiamo allora di capire l’origine, la reale forza e influenza all’interno delle istituzioni americane e gli effetti, di questa visione messianica. Lo facciamo con due ospiti: Paolo Naso, politologo, già docente alla Sapienza università di Roma, il suo ultimo libro “Dio benedica l’America. Il fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump”Luca Ozzano, professore associato di scienza politica all’Università di Torino, tiene un corso su religioni e Geopolitica presso l’Ispi, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di MilanoAvremo anche un’intervista registrata a Mikey Weinstein, fondatore e presidente della Military Religious Freedom Foundation che nelle ultime settimane ha raccolto centinaia di segnalazioni da parte di soldati americani che denunciano i discorsi e le pressioni messianico-apocalittiche dei propri superiori per giustificare l’attacco all’Iran.
È un dibattito fiume quello che in questi giorni è ruotato attorno all’iniziativa per la “Salvaguardia della neutralità”, lanciata dall’UDC e dall’associazione Pro Svizzera nelle settimane successive all’invasione russa dell’Ucraina. Ore e ore di discussione in Parlamento a Berna, con il tema a rimbalzare più volte tra Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati. L’iniziativa mira a iscrivere in modo esplicito il concetto di neutralità nella Costituzione del nostro Paese, definendola “permanente e armata”. Ma a far discutere sono soprattutto due altri aspetti: la collaborazione militare con organizzazioni internazionali come la Nato o l’Unione europea e, ancor più, quello delle sanzioni economiche da applicare contro Stati che violano il diritto internazionale. Misure coercitive che l’iniziativa mira a permettere solo se adottate anche dalle Nazioni Unite. In parlamento è emerso anche un controprogetto diretto a questa iniziativa, che riprende il concetto di neutralità “permanente e armata” lasciando però mani libere al Consiglio federale per quanto riguarda l’adozione di sanzioni economiche e la collaborazione in materia di sicurezza.Quale l’eredità storica del concetto di neutralità e quale futuro dare a questo pilastro dell’identità del nostro Paese? Interrogatavi e argomenti che discuteremo con:·     Piero Marchesi, consigliere nazionale UDC/TI e membro di Comitato di Pro Svizzera·     Jon Pult, consigliere nazionale PS/GRE con un’intervista registrata a Benedikt Würth, consigliere agli Stati Centro/SG
Cuba al bivio

Cuba al bivio

2026-03-1631:15

Cuba al bivio, sospesa tra il buio quasi totale dei suoi blackout, stretta tra la morsa di una crisi interna senza precedenti e la pressione storica dell’embargo statunitense attivo dagli anni 60. Da un lato la cronaca ci riporta di un paese al collasso quasi totale: economia in caduta libera, “apagones” (blackout) che paralizzano il paese anche per 20 ore al giorno, blocco delle forniture di petrolio e una sempre più crescente disperazione e protesta popolare.  Dall’altro la riapertura di un canale di dialogo con Washington, forse l’unica leva per ottenere l’ossigeno economico necessario a sopravvivere... Ma a quale prezzo?  Ne parleremo a modem con: Roberto Livi, giornalista di lungo corso, basato a L’AvanaAntonella Mori, docente all’università Bocconi di Milano e responsabile del Programma America Latina dell’Istituto di scienze politiche ISPI Intervista registrata a Stefano Vescovi, ambasciatore svizzero a Cubaundefined
Sette arresti tra Francia, Italia e Svizzera in un’operazione antidroga coordinata per debellare un nucleo malavitoso coordinato dalla ‘ndrangheta e dalla camorra. È quanto è avvenuto a fine febbraio, in manette sono finite anche quattro persone che risiedevano a Roveredo, grazie a un regolare permesso di soggiorno rilasciato dalle autorità grigionesi. Un caso che continua a far discutere e a sollevare interrogativi. Perché questo nucleo criminale aveva scelto la località grigionese per coordinare importanti traffici di droga su scala internazionale, per poi riciclare i proventi finanziari di queste operazioni? Perché ad uno di loro, un 52enne italiano, è stato possibile ottenere un permesso di soggiorno anche se in precedenza il canton Ticino aveva respinto questa sua richiesta a causa dei suoi precedenti penali? Cosa dire delle norme ticinesi in materia che prevedono la sistematica richiesta dell’estratto del casellario giudiziale per chiunque richieda un permesso di soggiorno, malgrado siano in linea di principio vietati dagli accordi bilaterali? E più in generale cosa dire della Svizzera e della presenza delle mafie sul nostro territorio.Argomenti e domande che affronteremo con:Norman Gobbi, Consigliere di Stato TI Samuele Censi, granconsigliere GR e presidente della Deputazione del Grigioni italiano Francesco Lepori, giornalista RSI e responsabile operativo dell’Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata
Penuria di alloggi, affitti alle stelle, ostacoli alla costruzione, il mercato dell’alloggio è malato, non solo a Zurigo o Ginevra, e la politica fatica ad offrire i rimedi che gli consentirebbero di rispondere ai bisogni e ai diritti di una popolazione in continua crescita: come trovare un tetto senza svuotare le tasche? La crisi dell’alloggio è approdata questa settimana alle Camere federali dove il Consiglio nazionale ha discusso di promozione delle abitazioni di utilità pubblica. Occasione per noi per parlare di quello che sta diventando uno dei maggiori problemi economici e sociali in Svizzera e altrove: come trovare un tetto senza svuotare le tasche?A Modem ne parliamo con: Carlo Sommaruga, Consigliere agli Stati PS, presidente dell’Associazione svizzera Paolo Pamini, consigliere nazionale UDCDonato Scognamiglio, gran consigliere a ZH (partito evangelico) ed ex direttore del centro di consulenza immobiliare IAZI attivo a Zurigo e Losanna
Nucleare, ritornerà?

Nucleare, ritornerà?

2026-03-1130:26

A meno di 10 anni dalla decisione di uscire dal nucleare, con il relativo divieto di nuove centrali introdotto dopo il referendum del 2017, la Svizzera potrebbe fare una giravolta e tornare sui propri passi. È quanto chiede l’iniziativa popolare “Energia elettrica in ogni tempo per tutti”, conosciuta anche come iniziativa “Stop al blackout”, che domani approda perla prima volta in Parlamento, sui banchi del Consiglio degli Stati. Promossa dal Club Energia Svizzera, un’alleanza borghese con esponenti UDC, PLR e UDF, ha raccolto centoventicinquemila firme. Il Consiglio federale – e in particolare Albert Rösti – ha preparato un controprogetto indiretto che, senza passare da una modifica costituzionale, punta allo stesso obbiettivo: abrogare il divieto di costruzione di nuove centrali nucleari. Martedì la Fondazione svizzera per l’Energia ha consegnato oltre 22’000 firme all’attenzione del Consiglio degli Stati per chiedere di mantenere il divieto di nuove centrali nucleari. Anche la sinistra e gli ecologisti insorgono. Il dibattito sull’atomo in Svizzera è tutt’altro che chiuso. Ne discutiamo con: Marco Chiesa, consigliere agli Stati UDC Bruno Storni, consigliere nazionale PS 
Riflettori su Israele

Riflettori su Israele

2026-03-1030:17

Dieci giorni fa all’inizio degli scontri facevano notizia i bombardamenti israeliani sull’Iran e l’arrivo di missili iraniani su Israele. Oggi l’attualità sembra concentrarsi più sui i bombardamenti statunitensi e sui missili che colpiscono i paesi del Golfo piuttosto che guardare al posizionamento di Israele sullo scacchiere mediorientale. Modem vuole fare il punto sulla situazione in Israele, sia in relazione alla guerra e ai possibili scenari futuri, ma anche per quel che riguarda la politica interna. Intervengono nel dibattito: Francesca Caferri, inviata di Repubblica, da Gerusalemme Daniel Bettini, responsabile redazione esteri del quotidiano israeliano Yediot Ahronot  Lorenzo Trombetta, giornalista e saggista, esperto di Medio Oriente
La partita è tutt’altro che chiusa: dopo la decisione popolare, ora tocca al Consiglio federale e al Parlamento definire forma, contenuti e confini del servizio pubblico del futuro. Tenendo conto anche dell’esito del voto di ieri…Dopo il no all’iniziativa ci sono infatti due aspetti da considerare: la SSR dovrà fare a meno del 17% del suo budget entro il 2029, poiché – secondo le promesse del consigliere federale Albert Rösti - entrerà in vigore l’ordinanza governativa che prevede l’abbassamento graduale del canone per le economie domestiche a 300 franchi e l’esenzione per l’80 per cento delle aziende elvetiche.Secondo aspetto: urge ridiscutere la Concessione per la SSR, il mandato che la politica vuole attribuirle. Quella attualmente in vigore scadeva a fine 2024, ma vista l’iniziativa “200 franchi bastano”, è stata prolungata fino a fine 2028. Il Consiglio federale farà la sua proposta, che toccherà poi al parlamento discutere… A Modem guardiamo allora ai prossimi mesi, al futuro, lo facciamo con tre ospiti:MARIO TIMBAL, direttore RSI ALESSANDRO COLOMBI, Ceo del gruppo Corriere del Ticino, che in Ticino possiede Radio 3i e ha una partecipazione in Radio Ticino STEFANO GUERRA, giornalista La Regione, settore politica svizzeraundefined
Domenica 8 marzo, “festa della donna”, anniversario quest’anno in Ticino purtroppo segnato da due femminicidi avvenuti a Bellinzona a poca distanza uno dall’altro, uno il 28 gennaio, l’altro il 13 febbraio. Ne è seguito un presidio, il 24 febbraio, sempre a Bellinzona, convocato dal collettivo “Io l’8 ogni giorno” per denunciare la violenza di genere e chiedere maggiori misure per contrastarla. In Svizzera e nei vari Cantoni da alcuni anni sono stati avviati dei piani d’azione contro la violenza di genere e la violenza domestica con misure di prevenzione, protezione e perseguimento, ma i numeri di questi inquietanti fenomeni, nei quali le vittime sono quasi sempre donne e le persone violente quasi sempre uomini, si ripetono di anno in anno senza variazioni significative: un femminicidio ogni due settimane in Svizzera, 3 interventi della polizia ogni giorno per situazioni di violenza domestica in Ticino. Come e con quali strumenti cambiare le cose? Ne discutiamo con: Myriam Proce, coordinatrice istituzionale per la Violenza domestica, Canton TicinoAngelica Lepori, del collettivo “Io l’8 ogni giorno”Mia Wojcik, avvocata, del comitato “Consultorio e Casa delle donne”
Il Consiglio degli Stati ha approvato ieri parzialmente la cosiddetta “Lex Crans Montana”, la legge urgente voluta dal Consiglio federale come gesto di solidarietà e compassione nazionale. Una legge che prevede di versare 50 mila franchi per ogni persona morta o ospedalizzata a causa del rogo, l’istituzione di una tavola rotonda per facilitare accordi extra-giudiziali fra le parti e la messa a disposizione di un contributo federale massimo 20 milioni per cofinanziarli (contributo per ora congelato alla Camera dei Cantoni, in attesa di valutazioni più approfondite), oltre che il versamento di 8 milioni e mezzo a favore dei Cantoni che devono - e dovranno - sostenere spese elevate per l’aiuto alle vittime Lo abbiamo detto, ieri il “Sì” – seppur dopo una dettagliata e per certi versi sofferta discussione – degli Stati, che hanno anche deciso per un diritto di regresso per la Confederazione nei confronti dei responsabili del danno e di terzi civilmente responsabili, così da permetterle all’occorrenza di rifarsi su di loro. Varie questioni sono comunque rimaste aperte e rimandate al Consiglio nazionale, che ne discuterà lunedì. Se ne parla a Modem con Simone Gianini, consigliere nazionale PLR/TIPiero Marchesi, consigliere nazionale UDC/TI intervista registrata a Samuele Donnini, presidente della sezione ticinese dell’Associazione Svizzera degli assicuratori (ASA)
Bombe e petrolio

Bombe e petrolio

2026-03-0431:13

Gli attacchi all’Iran e i contro-bombardamenti iraniani sulla regione stanno destabilizzando l’intero Medioriente ma anche infiammando il mercato energetico mondiale. La quotazione del petrolio e del gas ne sta risentendo, con balzi verso l’alto fino al 40% per il gas. Sul fronte energetico al centro delle attenzioni e delle preoccupazioni c’è in particolare lo stretto di Hormuz da dove transita ogni giorno circa il 20% del consumo globale di petrolio e gas. La circolazione in questo tratto di mare - un passaggio molto stretto tra le coste iraniane e la penisola arabica – non è interrotta ma per motivi di sicurezza la maggior parte delle navi-cargo è ferma da una parte o dall’altra di questo canale. Uno stallo che mette a repentaglio non solo il commercio del greggio ma anche di diversi altri prodotti, e questo su scale internazionale. Particolarmente colpito il mercato asiatico e in esso la Cina, che acquista l’80% del petrolio iraniano. Ma anche diversi altri Paesi stanno valutando le conseguenze di quanto sta capitando, in un contesto in cui il fattore tempo gioca un ruolo centrale. Più a lungo durerà questa crisi e maggiori sono i rischi anche dal punto di vista energetico. Con la necessità di andare a rifornirsi anche su altri mercati, a cominciare da quello russoUna crisi energetica dentro una guerra, dalle conseguenze ancora tutte da definire, di cui parleremo con:·        Lorenzo Lamperti, collaboratore RSI dall’Asia·        Alberto Zanconato, corrispondente ANSA da Mosca·        Massimo Nicolazzi, imprenditore e docente di economie e management delle fonti di energia, Uni Torino
Dall’economia alla geopolitica, passando per le questioni interne – e da un voto del parlamento e subordinatamente dal popolo su un potenziale accordo doganale – le politiche di Trump e l’atteggiamento della Svizzera sono da tempo al centro del dibattito. Alla luce della recente decisione della Corte Suprema americana di annullare i Dazi imposti a livello globale dal presidente americano Donald Trump e dopo l’entrata in vigore, il 24 febbraio, di nuovi dazi del 10% per tutti i paesi (poi risaliti al 15%) per 150 giorni, la Svizzera si trova in una posizione negoziale più forte? In un contesto globale così instabile è più importante rafforzare il pragmatismo economico con gli Stati Uniti andrebbe presa una posizione più marcata? La Svizzera sta sacrificando i propri valori, la neutralità, il rispetto del diritto internazionale ma anche la fiducia nella cooperazione multilaterale, per non inimicarsi il Presidente Statunitense e rischiare il boomerang a colpi di dazi?Ne parliamo, dal Centro Media di Palazzo federale, con Fabio Regazzi, Consigliere agli Stati TI/Centro e presidente dell’Unione Svizzera delle Arti e dei MestieriGreta Gysin, Consigliera nazionale TI/Verdi
Polveriera Iran

Polveriera Iran

2026-03-0230:20

Israele e Stati Uniti tornano a bombardare l’Iran, paese le cui forze di sicurezza avevano appena represso una sollevazione popolare provocando decine di migliaia di vittime. Stavolta i vertici di Teheran sono stati duramente colpiti, a cominciare dall’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei. Mentre la risposta militare iraniana è più debole rispetto alle ultime ostilità anche se colpisce più paesi. Restano tuttavia incognite sulla durata delle azioni di guerra e su quanto sia fragile il regime. Il presidente americano Donald Trump si è appellato direttamente al popolo iraniano invitandolo a rovesciare l’attuale governo. A Modem ne discutiamo con:Francesca Caferri, analista e giornalista esperta di Paesi del Golfo Nima Baheli, giornalista e analista politico italo-iraniano Alessandro Colombo, professore di relazioni internazionali all’Università Statale di Milano
I bassi stipendi degli apprendisti. Un tema che ricorre ciclicamente nel dibattito pubblico e soprattutto fra i corridoi dei Centri professionali della Svizzera italiana. E proprio la “Crisi del portafoglio” è il tema scelto dalla classe di apprendisti idraulici del Centro Professionale Tecnico (CPT) di Locarno in questa puntata di Modem nel suo formato “Modem Evento Giovani”. Quando li abbiamo incontrati per decidere di cosa dibattere oggi avevano scelto come titolo di lavoro proprio “La crisi del portafoglio”. Segno che la questione dei soldi la associano a un problema, a una crisi. I soldi per definizione non bastano mai. Bisogna guadagnarli e poi amministrarli. Nella prima parte della discussione ci concentreremo su questioni, diciamo, più sindacali. I salari degli apprendisti sono troppo bassi? Perché cambiano da settore a settore? E ci sono la formazione che sembra non finire mai e le aspettative per il proprio futuro. Nella seconda parte invece affronteremo cosa comporta per un ragazzo la gestione di un budget, come si impara a controllare le spese e quali sono i meccanismi psicologici che influenzano le nostre decisioni di acquisto, spesso meno razionali di quel che immaginiamo. In studio: La classe 4a del Centro Professionale Tecnico di Locarno Andrea Gehri, presidente della Camera di Commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton TicinoLeonardo Schmid, sindacalista di UNIAJenny Assi, docente senior SUPSI, Co-responsabile del Bachelor in sostenibilità e transizione sistemicaRoberta Wullschleger, responsabile progetti Pro Juventute
Parleremo di ristorni dei frontalieri e della minaccia in Ticino di bloccarli nuovamente, come chiede al governo cantonale una mozione inoltrata da Plr, Centro, Lega e Udc. Il malcontento a Palazzo delle Orsoline è doppio: da una parte non piacciono alcune misure introdotte in Italia o a cui si lavora per disincentivare o penalizzare il frontalierato (“tassa sulla salute, zone economiche speciali); dall’altra indispone l’immobilismo di Berna nel difendere gli interessi del Canton Ticino pur di salvaguardare i “buoni rapporti” con Roma. “Quando si parla di rapporti tra Svizzera e Italia a Berna e Roma dicono che è tutto ok, ma quando si passa al Ticino le prospettive cambiano e non poco”, ha sottolineato oggi il presidente del governo Ticinese Norman Gobbi al termine di un incontro con la deputazione a Berna. Come risolvere allora le vertenze con l’Italia e la Lombardia sui frontalieri e su altri aspetti che penalizzerebbero il Canton Ticino? E come fare sentire la propria voce a Berna?A Modem ne discutiamo con:Christian Vitta, consigliere di Stato, direttore del Dipartimento Finanze ed EconomiaMassimo Sertori, assessore regionale agli Enti locali Regione LombardiaBruno Storni, consigliere nazionale PS e presidente deputazione ticinese
Nemesio Oseguera Cervantes, noto come El Mencho, fondatore e “líder máximo” del Cartello Jalisco Nueva Generación, l’uomo più ricercato del Messico e di tutto il Nord America, è stato ucciso domenica in uno scontro con le forze di sicurezza messicane. Una notizia che ha fatto il giro del mondo, con i media che si sono affrettati a raccontare origini e percorso di quest’uomo che sembrava impossibile scovare, del quale si avevano pochissime e datate immagini, che viveva avvolto in un’aura di mistero.Sappiamo poi che il blitz voluto dal Governo della presidente Claudia Sheinbaum ha provocato violenti scontri in diverse località del Paese, con strade bloccate e incendi, aeroporti e scuole chiuse, e un bilancio di decine di morti fra le forze di polizia e i narcos. Una situazione che non è del tutto inedita. Il Paese, che fra meno di 4 mesi si troverà ad ospitare – insieme a Stati Uniti e Canada – i Mondiali di calcio, da decenni è confrontato con una violenta guerra interna, fra forze militari e di polizia, centinaia di organizzazioni criminali, gruppi armati, milizie. In mezzo, la popolazione, con decine di migliaia di persone scomparse, centinaia di migliaia di morti negli ultimi 20 anni…Ma come leggere questa azione dello Stato messicano contro El Mencho e il Cartello Jalisco Nueva Generación? Perché ora? E quali saranno le conseguenze per il Paese? E, ancora, quanto c’entrano gli Stati Uniti con quanto accaduto? Ne parliamo con tre ospiti:Laura Daverio, collaboratrice RSI dal Centroamerica Vicenzo Musacchio, giurista e criminologo, esperto di lotta alla criminalità internazionale Tiziano Breda, analista senior per l’America Latina e i Caraibi ad ACLED (Armed Conflict Location & Event Data)
Bastano 200 franchi, o ce ne vogliono almeno 300... per il servizio pubblico della SSR? La risposta la daranno gli svizzeri l’8 marzo. L’iniziativa SSR chiede che il canone venga ridotto a 200 franchi all’anno per le economie domestiche e azzerato per le aziende. Attualmente è di 335 franchi e le imprese pagano una tassa a seconda del giro d’affari, ma – sotto la pressione del testo in votazione – il Consiglio federale ha già deciso una diminuzione del canone, che in due tappe scenderà fino a 300 franchi nel 2029, e circa l’80% delle aziende verranno esonerate. Oltre al testo dell’iniziativa, è aperto anche il dibattito su quale debba essere nei prossimi anni il sistema mediatico più opportuno per la Svizzera. A Modem ne discutiamo con: Lorenzo Quadri, consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi Greta Gysin, consigliera nazionale dei Verdiundefined
È un diritto costituzionale fondamentale, quello di manifestare nello spazio pubblico, ma non è un diritto assoluto. Un tema che a Lugano continua a tener banco, anche dopo la manifestazione che si è svolta sabato 21 febbraio in Piazza Manzoni. Un raduno non autorizzato e indetto dalla sinistra e da diversi movimenti vicini all’autogestione. Una protesta di piazza voluta per contrastare un’altra manifestazione, di estrema destra, pure quella non autorizzata dal municipio e che non si è svolta. Un raduno in nome della Patria e della remigrazione a cui gli organizzatori hanno rinunciato, anche se sempre sabato 21 una quindicina di militanti incappucciati si è comunque riunita in zona Cornaredo per ricordare Quentin Deranque, il militante di estrema destra ucciso a Lione una decina di giorni fa a margine di una conferenza della sinistra radicale. Il municipio di Lugano ha giustificato il suo rifiuto di accordare un’autorizzazione alle due manifestazioni con ragioni legate alla sicurezza pubblica e alla “regolare vita cittadina”. Ma non mancano le critiche. C’è chi non trova corretto che una manifestazione non autorizzata, quella antifascista, abbia comunque potuto svolgersi, e chi ritiene di poter scendere in piazza anche senza il via libera delle autorità, accusate tra le altre cose di aver fatto un uso sproporzionato della forza, visto che la polizia sabato in Piazza Manzoni ha minacciato di far uso anche di proiettili di gomma .Un dibattito sull’uso (o abuso) delle piazze cittadine a cui abbiamo invitato:- Marco Chiesa, Municipale di Lugano- Costantino Castelli, avvocato vicino all’autogestione luganese- Daniel Ritzer, direttore La Regione- Gianni Righinetti, vice-direttore Corriere del Ticino
Si apre questo pomeriggio con la prima seduta ufficiale il Board of Peace – o Consiglio per la Pace voluto da Donald Trump e da quest’ultimo presieduto a vita. Si tratta di una sorta di organizzazione internazionale di tipo privato, la cui adesione è stata sottoscritta da una ventina di paesi lo scorso gennaio a margine del Wef di Davos. Una ventina di paesi tra i quali NON vi sono gli storici alleati occidentali di Washington – Australia, Francia, Germania e Regno Unito che hanno rifiutato l’invito – così come la gran parte degli altri stati europei (fatte salve Ungheria e Bulgaria). Nonostante questo la Commissione europea e varie cancellerie – Svizzera compresa – hanno inviato i loro emissari in veste di osservatori.Domani a Modem torniamo dunque sul Board of Peace e ci interrogheremo sull’opportunità o meno di sedere a questo tavolo, e guarderemo anche a quel che accade e continua ad accadere in Israele, a Gaza e in Cisgiordania in una situazione che è ancora lungi dall’essere definita pace.Nostri ospiti saranno:Andrea Vosti, corrispondente RSI da WashingtonAndrea Bianchi, Professore di Diritto internazionale al Graduate Institute di Ginevra Arturo Marzano, Docente di Storia contemporanea all’Università Roma 3 e autore del libro “Storia di Gaza. Terra, politica, conflitti” 
Da una parte un’equazione ancora tutta da risolvere: riunire le garanzie di sicurezza chieste da Kiev e le concessioni territoriali pretese da Mosca per giungere a un cessate il fuoco che Washington vorrebbe concludere prima delle elezioni statunitensi di “mid-term”. Dall’altra la realtà della guerra, fatta tra altre cose di una popolazione ucraina messa a dura prova, di 40mila soldati russi uccisi o feriti gravemente ogni mese, di un esercito ucraino perennemente alla ricerca di armamenti e soprattutto di soldati, di un’economia russa il cui stato di salute viene valutato in modo contrastante. A fare da cornice, i colloqui che in questi giorni hanno ridato a Ginevra un po’ di lustro internazionale e un imminente quanto infelice anniversario: i 4 anni dell’aggressione russa all’Ucraina. Quello di martedì prossimo sarà l’ultimo anniversario o ce ne sarà un quinto? Ne discutiamo con due giornalisti che regolarmente ci aiutano a comprendere e raccontare questa guerra: Rosalba Castelletti, inviata del quotidiano La Repubblica Davide Maria De Luca, giornalista a Kiev
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