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Quilisma
Quilisma
Author: RSI - Radiotelevisione svizzera
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Description
Il racconto nitido del Medioevo e del Rinascimento a un pubblico non scientifico. Una lettura trasversale su percorsi interdisciplinari affiancati alla musica, attraversando l’entusiasmante stagione della monodia per giungere al trionfo dell’esperienza polifonica. Il tutto con proposte d’ascolto, novità discografiche, recensioni librarie e incontri con i protagonisti, sia attraverso interviste sia come ospiti in studio.
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Medioevo e Rinascimento sono epoche che hanno da tempo affascinato poeti, scrittori e romanzieri. Sullo sfondo di vicende storiche si è scritto molto e non sempre con felici risultati. A fare la differenza sono però i Romanzi storici che trovano sempre un ottimo posizionamento nelle classifiche delle vendite in libreria. Un’epoca inaugurata, per quanto riguarda autori italofoni, nel 1939 con romanzo d’esordio di Maria Bellonci Lucrezia Borgia e, da allora, ampliatasi accogliendo il frutto del lavoro anche di autori stranieri felicemente tradotti in italiano. Ma per rimanere vicino temporalmente e geograficamente, attenzione la merita la penna e l’impegno di Giancarlo Mele giornalista e scrittore, classe 1954, e autore della fortunata Saga degli Sforza articolata in tre libri dedicati rispettivamente a Francesco, Galeazzo e Ludovico Sforza (nell’immagine) dei quali ci restituisce la verità storica del loro agire, calandoli in contesti nei quali la scarsità di notizie gli ha consentito di spaziare con la sua creatività letteraria. Ne sono nati altrettanti lavori estremamente accattivanti pubblicati da meraviglie edizioni.Della vocazione a Romanziere storico, Giovanni Conti ne parla con Giancarlo Mele.
Morto a Londra nel 1626, John Dowland era nato nel 1563 in una località ancora oggi sconosciuta. Diventato, nel 1588, baccelliere in musica ad Oxford, soggiornò in Germania ed in Italia e in patria fu insignito del dottorato in musica a Cambridge (1597). Lo troviamo in Danimarca, dal 1598 al 1606, come liutista di camera del re, e finalmente di nuovo a Londra, liutista di Lord Walden e poi (1612) membro del sestetto liutistico del re d’Inghilterra. In ragione dell’armoniosa composizione architettonica, della dolcezza d’espressione e di suono della sua musica, J. D. è da considerarsi come uno dei maggiori maestri inglesi e tra i pochi, dell’epoca elisabettiana, che ancora oggi possano ottenere piena comprensione nei concerti.Il numero delle sue opere è veramente considerevole, e molte ne appaiono anche in raccolte di musiche per liuto. Tra le principali vanno ricordate le Lachrimae, or seven Teares figured in seven passionate Pavans, ecc., a 5 voci, per liuti e viole . Di questa straordinaria pagina parliamo oggi con il gambista Cristiano Contadin che, con il suo ensemble, ha pubblicato un appassionato cd registrato negli studi della nostra Radio.
Non è agevole ricondurre alle sue autentiche e primigenie radici una ricorrenza quale il Carnevale, né risulta possibile delinearne con chiarezza i molteplici tratti distintivi, poiché nel corso dei secoli e all’interno di differenti contesti geografici esso si è progressivamente arricchito di significati, forme ed espressioni sempre nuove.L’etimologia del termine Carnevale sembra ricondursi, con verosimile attendibilità, all’espressione latina carnem levare, con la quale, in età medievale, si indicava la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal consumo di carne a partire dal primo giorno della Quaresima. Nel calendario liturgico cattolico-romano, infatti, il Carnevale trova la propria collocazione temporale tra la solennità dell’Epifania, celebrata il 6 gennaio, e l’inizio del periodo quaresimale.Le più antiche attestazioni documentarie di tale festività risalgono all’epoca medievale, già a partire dall’VIII secolo circa, e descrivono una celebrazione connotata da un disinibito abbandono ai piaceri della tavola, delle bevande e dei sensi. In tale contesto, l’ordine sociale vigente veniva temporaneamente sovvertito, mentre l’individuo, celando la propria identità dietro l’uso delle maschere, si concedeva una libertà altrimenti inammissibile.
I Longobardi entrarono a contatto con il mondo bizantino e la politica dell’area mediterranea, nel 568, guidati da Alboino, si insediarono in Italia, dove diedero vita a un regno indipendente che estese progressivamente il proprio dominio sulla massima parte del territorio italiano continentale e peninsulare. Il dominio longobardo fu articolato in numerosi ducati, che godevano di una marcata autonomia rispetto al potere centrale dei sovrani insediati a Pavia. Nel corso dei secoli, i Longobardi, si integrarono progressivamente con il tessuto sociale italiano, grazie all’emanazione di leggi scritte in latino (Editto di Rotari, 643), alla conversione al cattolicesimo (fine VII secolo) e allo sviluppo, anche artistico, di rapporti sempre più stretti con le altre componenti socio-politiche della Penisola (bizantine e romane). Ospite dei microfoni di Quilisma è oggi il farmacista e fitoterapeuta Franco Fornasaro. Autore di un libro dedicato appunto al mondo Longobardo egli vuole smentire il “ruolo liberticida e puramente di rottura” che, secondo una tradizione mai sopita, avrebbero avuto i longobardi rispetto alla cultura latina; esistono invece legami ed elementi di scambio fra la società longobarda e quella tardo-romana, segni che indicano un piano di continuità storica, benché entro un processo di transizione inevitabilmente conflittuale nel quale si misurano le due culture.
Dici Giovanni Acciai e hai detto tutto, o quasi, di oltre 60 anni di impegno musicale e musicologico in Italia e Europa. Personaggio carismatico, poliedrico e dal carattere deciso è stato ed è faro per generazioni di musicisti attivi nel mondo della coralità con particolare riferimento ai repertori rinascimentali. Un modello di riferimento, un autentico pioniere della prima generazione formatasi alla Scuola di Paleografia e Filologia musicale dell’Università di Pavia. Professore emerito di Paleografia musicale nel Corso di Musicologia presso il Conservatorio di Milano. Già direttore della rivista di musica vocale La Cartellina e de L’Offerta Musicale, ha al suo attivo numerose revisioni di musiche antiche, saggi musicologici, traduzioni, registrazioni discografiche di opere inedite. È direttore artistico dei Concorsi di canto corale di Riva del Garda, Grado, Torre del Lago, Assisi e Quartiano. È regolarmente invitato nella giuria dei più importanti concorsi nazionali e internazionali di canto e di composizione corale; a tenere relazioni in convegni musicologici e stage di perfezionamento in direzione di coro presso associazioni corali italiane e straniere. Membro attivo e rappresentante ufficiale per l’Italia del Choir Olympic Council, sotto l’egida dell’UNESCO. È fra i fondatori dell’Accademia di Musica Antica di Milano e membro del Réseau Européen de Musique Ancienne. Già direttore del Coro del Teatro Comunale di Bologna e del Coro da Camera della Rai di Roma è attualmente direttore artistico e musicale del Collegium vocale et instrumentale Nova Ars Cantandi, alla guida del quale svolge una intensa attività concertistica e discografica. Quest’ultima pluripremiata e della quale Giovanni Conti ha avuto occasione di parlarne con il maestro Acciai nel corso di due puntate di “Quilisma” che per l’occasione riproponiamo. Che dire di più?undefined
Dici Giovanni Acciai e hai detto tutto, o quasi, di oltre 60 anni di impegno musicale e musicologico in Italia e Europa. Personaggio carismatico, poliedrico e dal carattere deciso è stato ed è faro per generazioni di musicisti attivi nel mondo della coralità con particolare riferimento ai repertori rinascimentali. Un modello di riferimento, un autentico pioniere della prima generazione formatasi alla Scuola di Paleografia e Filologia musicale dell’Università di Pavia. Professore emerito di Paleografia musicale nel Corso di Musicologia presso il Conservatorio di Milano. Già direttore della rivista di musica vocale La Cartellina e de L’Offerta Musicale, ha al suo attivo numerose revisioni di musiche antiche, saggi musicologici, traduzioni, registrazioni discografiche di opere inedite. È direttore artistico dei Concorsi di canto corale di Riva del Garda, Grado, Torre del Lago, Assisi e Quartiano. È regolarmente invitato nella giuria dei più importanti concorsi nazionali e internazionali di canto e di composizione corale; a tenere relazioni in convegni musicologici e stage di perfezionamento in direzione di coro presso associazioni corali italiane e straniere. Membro attivo e rappresentante ufficiale per l’Italia del Choir Olympic Council, sotto l’egida dell’UNESCO. È fra i fondatori dell’Accademia di Musica Antica di Milano e membro del Réseau Européen de Musique Ancienne. Già direttore del Coro del Teatro Comunale di Bologna e del Coro da Camera della Rai di Roma è attualmente direttore artistico e musicale del Collegium vocale et instrumentale Nova Ars Cantandi, alla guida del quale svolge una intensa attività concertistica e discografica. Quest’ultima pluripremiata e della quale Giovanni Conti ha avuto occasione di parlarne con il maestro Acciai nel corso di due puntate di “Quilisma” che per l’occasione riproponiamo. Che dire di più?undefined
Ottocento anni fa, il Poverello d’Assisi non moriva, ma “transitava“, passava cioè dalla vita terrena a quella eterna, con una gioia e una serenità che ancora oggi interrogano e ispirano. Celebrare questo centenario assume il significato non solo di ricordare un evento storico, ma immergersi nel significato profondo di una scomparsa che, come disse Gilbert Chesterton, fece sì che «le stelle non videro mai un uomo morire così felice».La morte di San Francesco, infatti, non fu un addio malinconico, ma un inno alla vita. Venti anni dopo la sua conversione, Francesco sentì l’ora della sua dipartita avvicinarsi. Lungi dall’essere turbato, chiese ai suoi frati più cari di cantare le lodi al Signore, intonando egli stesso un salmo di Davide. Conscio della fine imminente, ma soprattutto dell’inizio di una nuova vita, perdonò e benedisse tutti i suoi figli spirituali, presenti e assenti. Racconta la sua biografia che era «Circondato dai suoi frati, la sua anima si staccò dal corpo, ascendendo al cielo in una visione luminosa, come una stella che brilla più del sole» (cf. FF 508-14).Un disco intitolato Gloriosus Franciscus firmato dall’Anonima Frottolisti ci guida nel percorso. Ospite al microfono di Giovanni Conti sarà Massimiliano Dragoni.
®Seconda delle due puntate che non vogliono rinunciare all'aggancio con la ricorrenza religiosa per ripercorrere le vie dei pellegrini verso la terra santa. Ci incamminiamo dunque verso questa meta vestendo i panni del viaggiatore medievale, sia esso pellegrino, crociato, messaggero, studente, mendicante, mercante, re o papa. Tutti verso il luogo che la tradizione identifica come quello della nascita di quel Gesù il cui messaggio cambierà radicalmente i destini del mondo. Un viaggio che Quilisma percorrerà attraverso la musica natalizia medievale di Germania, Inghilterra, Macedonia, Croazia, Bulgaria, Spagna, Turchia e Siria.Prima emissione: 8 gennaio 2023
®Prima delle due puntate che non vogliono rinunciare all'aggancio con la ricorrenza religiosa per ripercorrere le vie dei pellegrini verso la terra santa. Ci incamminiamo dunque verso questa meta vestendo i panni del viaggiatore medievale, sia esso pellegrino, crociato, messaggero, studente, mendicante, mercante, re o papa. Tutti verso il luogo che la tradizione identifica come quello della nascita di quel Gesù il cui messaggio cambierà radicalmente i destini del mondo. Un viaggio che Quilisma percorrerà attraverso la musica natalizia medievale di Germania, Inghilterra, Macedonia, Croazia, Bulgaria, Spagna, Turchia e Siria.Prima emissione: 31 dicembre 2022
®Il Natale ha offerto ispirazione a moltissimi compositori nel corso dei secoli. Ne sono nate pagine che sono divenute esse stesse parte integrante della tradizione contribuendo a creare quel clima particolare che anche chi non festeggia la nascita di Cristo avverte non rinunciandovi.A volte prevale l’idillio del tipico paesaggio innevato con presepi entrati nell’uso dalla fine del Duecento oppure, come al Nord delle Alpi, alberi addobbati e pieni di luci. Qualunque sia la dimensione nel quale viene vissuto l’essenza, la natura stessa della festa è cela il mistero del Dio, incarnato che diviene un piccolo bimbo.Melodie che spesso si somigliano e vengono declinate in maniera diversa con strumenti o voci o insieme, trasformandosi in testimoni del sentimento religioso e del pensiero musicale dell’epoca in cui vennero create, anzi superandole. Lorenzo Donati, compositore aretino e esperto di musica corale ha registrato per la rivista Amadeus un cd con il Coro della Cattedrale di Siena. Giovanni Conti lo ha ospitato in collegamento telefonico per parlare del cd natalizio ma non solo.
®Francesco d’Assisi ha dato il via a un’esperienza di devozione e fede che ha segnato profondamente le tradizioni europee legate alla celebrazione del Natale. L’affresco nella grotta di Greccio ne da testimonianza e ci racconta dei sentimenti di un santo che non ha eguali.Se le arti plastiche e figurative si sono espresse con visibile risultato nel corso dei secoli sul tema della nascita di Cristo, la musica ha proseguito la sua strada intrapresa nei primi secoli del cristianesimo e mutata, con pregevole risultato, sino al tardo medioevo. Natale e Medioevo sono dunque divenuti un binomio caratterizzante di cui vogliamo parlare con un esperto di questi repertori, Massimiliano Dragoni dell’ensemble Anonima Frottolisti.Prima emissione: 26 dicembre 2021.
Con la fine delle grandi invasioni barbariche, nell’Europa del tardo medioevo, si ha una generale crescita del benessere economico e, nonostante le carestie continuino a mietere vittime, anche un diffuso aumento demografico. Commercio e agricoltura si potenziano, le città si ingrandiscono, sorgono nuovi borghi e castelli e si definiscono le maggiori corti presso le principali città europee, che subito divengono importanti centri di sviluppo culturale e artistico, nascono le prime corporazioni di insegnanti ed allievi che presto diventeranno università. Anche se il cristianesimo rimane fondamentale motivo ispiratore di tutte le espressioni artistiche, progressivamente si affacciano nuove esperienze che tendono a distaccarsi dalla pratica religiosa ed hanno come oggetto l’uomo con i suoi sentimenti o sono ispirate dall’ambiente naturale. La pratica musicale quindi non è più soltanto legata alla preghiera ma inizia ad acquisire un valore espressivo autonomo, una maggiore dignità artistica.
Direttore, cantante, didatta e divulgatore musicale, Walter Testolin è stato tra i protagonisti della trama L’eco di Monteverdi, ospitata da una recente edizione di Trame Sonore, Mantova Chamber Music Festival. Alla guida di un imponente ensemble vocale e strumentale, che ha visto uniti RossoPorpora, De labyrintho, La Pifarescha e More Antiquo, sua è stata la lettura del Vespro della Beata Vergine di Claudio Monteverdi nella mantovana Basilica di Santa Barbara… Occasione in cui, a 380 anni dalla scomparsa di Monteverdi, il suo monumentale capolavoro, ha rivisto la luce in uno di luoghi più significativi della sua vita. In quella Mantova che lo ha accolto al servizio dei Gonzaga dal 1590 al 1612.Testolin ci accompagna alla scoperta del monteverdiano Vespro, pagina tra le più importanti e solenni della musica sacra del XVII secolo, data alle stampe nel 1610 con dedica al Papa Paolo V e scritta sopra canti fermi a 6 voci e 6 strumenti. Proprio come indicato nel titolo Vespro della Beata Vergine da concerto composto sopra canti fermi sex vocibus et sex instrumentis. Abbiamo incontrato Walter Testolin, nella sacrestia della Basilica di Santa Barbara proprio in occasione di questa imponente esecuzione.
®La storiografia ci riporta la notizia che il duca Ercole I d’Este preferiva la musica di Jacob Obrecht a quella degli altri compositori. Non ci meraviglia quindi che la Missa Caput sia pervenuta a noi attraverso un manoscritto copiato alla Corte di Ferrara. Si tratta di un’opera probabilmente scritta attorno al 1440 e divenuta estremamente celebre in tutta Europa. Costruita su un cantus firmus la cui origine è rimasta sconosciuta fino al 1950 quando il musicologo Manfred Bukofzer scopri che si trattava dell’ultimo melisma dell’antifona gregoriana Venit ad Petrum cantata il Giovedì santo per commemorare il gesto di Gesù che lavò i piedi agli apostoli. Stilisticamente innovativa, prorompente ed esaltante del testo, la pagina di Obrecht rompe gli schemi delle concezioni fiamminghe e apre nuove vie che segneranno in prima battuta il contesto musicale italiano per poi influenzare il resto del continente.Prima emissione: 3 marzo 2024
®C’era una volta un re. Così cominciano tante fiabe della tradizione, e così può prendere avvio anche l’incredibile racconto dell’avventura di Giannino, che per molti aspetti somiglia davvero a una fiaba.
Chi era quest’uomo? Giannino di Guccio di Mino di Geri Baglioni: un mercante dell’opulenta città di Siena, amministratore avveduto, carico di soldi e di figli, il quale, alla rispettabile età di quaranta anni, si lasciò convincere da Cola di Rienzo, senatore dei romani, di essere nientemeno che il re di Francia.
Era il settembre 1354…..Prima emissione: 24 febbraio 2019
®La puntata odierna di “Quilisma” si occupa di un tema con cui, prima o poi, tutti devono confrontarsi. Si tratta della vecchiaia, un dato sociale, biologico ed anche culturale che ha mutato il suo ruolo sociale attraverso la storia. Nel mondo antico – solo per fare un esempio - la vecchiaia era un avvenimento eccezionale. La vita media infatti non superava i 30 anni e non erano molti coloro che riuscivano a raggiungere una età avanzata (o considerata tale secondo gli standard della comunità di appartenenza). Società e comunità di appartenenza hanno in passato determinato il destino dei vecchi la cui condizione oscillava tra estremi ed opposti cioè il rifiuto e l’umiliazione, umiliazione da una parte e il rispetto e la venerazione dall’altra. Atteggiamenti che furono il risultato della somma di risvolti economici, sociali, psicologici e persino magico-religiosi.Prima emissione: 15 giugno 2025.
La musica, da sempre, è stata considerata un rimedio contro le ‘asprezze’ dell’esistenza. Il suo effetto benefico si è irradiato sull’umano, come sul naturale, senza differenze di status, età, genere. Depositaria di un potere terapeutico pervasivo, non vi è essere animato, né inanimato che non ne subisca l’azione armonizzatrice. Se la musica degli uomini è capace di riscattare dal silenzio il proprio mondo, l’atto di produrre suono, nella cultura occidentale, è atto intrinsecamente metaforico, come testimoniano le figure mitiche che l’hanno esercitato: Apollo, padre di Esculapio, il dio della medicina, che allontana il male dagli esseri umani; Orfeo che suonando la sua taumaturgica lira ammansisce le fiere, placa i bellicosi e sovverte, addirittura, l’ordine delle cose nell’utopia delusa di riportare in vita la sua amata; David, che col suono della sua arpa salva dai tormenti della melanconia re Saul, erigendosi ad archetipo del potere salvifico della musica nel mondo cristianizzato, un potere che i manuali degli esorcisti ci rivelano essere così pervasivo da riuscire a scacciare persino il demonio.Il discorso mitico, alimentato dagli stupefacenti effetti ascritti alla disciplina musicale, si configura come un potente mezzo per descrivere soggiacenti meccanismi psicologici di risposta emozionale alla musica all’interno del paradigma concettuale della filosofia greca, paradigma per secoli continuamente riscritto, senza mai venir meno.La puntata odierna ha ospite al microfono di Giovanni Conti, Stefano Lorenzetti, uno dei fondatori dell’ensemble Umbra Lucis che nell’ambito di Cantar di Pietre ha proposto un programma che traduce in suono, in suono reale e vitale, proprio tale discorso mirabilmente sintetizzato da una similitudine antichissima e iterata per secoli: come uno strumento scordato non è capace di produrre buona musica, altrettanto, un animo, ‘scordato’ non è capace di vivere. La similitudine strumento musicale/animo umano ci guida, dunque, attraverso un’antropologia degli affetti e degli effetti della musica.
Viva Biancaluna Biffi. presenta un suo recital da lei volutamente costruito su uno schema d’opera. Fermate il Passo si sviluppa intorno a una trama ben conosciuta: l’amore infelice, tema universale, presente in tutte le epoche della storia, sia in poesia che in musica. In questo programma la donna è senza dubbio protagonista, ma è essa vittima o carnefice? La maggior parte dei testi frottolistici propongono un’apparente visione al maschile: io (uomo, poeta) soffro per le pene d’amore provocate da lei (la dama). Questa figura femminile distante e indifferente è un elemento che ricorre spesso nella storia della poesia e di conseguenza nella poesia tradotta in musica. Ma, come accade sovente, ci vengono offerti più livelli di lettura. La poesia trascende il significato delle sue stesse parole e rivolge sempre lo sguardo ad un panorama più ampio. In realtà i testi descrivono un ideale d’amore, di dolore, d’emozione e sentimento, che può essere interpretato da molti punti di vista differenti. La donna “carnefice” si trasforma quindi in “vittima” grazie ad un gioco di specchi e di illusioni poetiche e canta il suo abbandono, il suo dolore e la sua resa.
Questa settimana Quilisma compie un breve viaggio nel Rinascimento focalizzando la propria attenzione su alcuni aspetti caratterizzanti della musica.È in questo momento storico che si assiste alla rinascita culturale e sociale dell’Occidente e contemporaneamente allo sviluppo delle grandi nazioni. È un momento di gloria per l’Italia le cui signorie caratterizzano culturalmente le proprie corti favorendo la musica con importanti e fondamentali azioni di mecenatismo. L’istruzione musicale diviene così aspetto imprescindibile nell’educazione di un nobile o di un ricco borghese, e saper cantare o suonare uno strumento un’attività del tutto normale. Ecco perché l’esecuzione musicale è diretta non solo e non soprattutto a un pubblico di ascoltatori (come invece accade oggi) ma a un pubblico di musicisti, seppur dilettanti.
La lunga storia di Venezia ha inizio già con le vicende del Patriarcato di Aquileia, rappresentando una vera e propria identità culturale e geografica durante il Medioevo e il Rinascimento.La sua eredità musicale, infatti, è espressione del mondo religioso dell’epoca e gli archivi raccontano uno stile inconfondibile in particolar modo nella liturgia e nella sfera religiosa del tempo.Accanto alla devozione, la vita culturale laico-profana viaggia in diverse forme e regala ancora oggi una moltitudine di testimonianze legate alla capacità di conservazione di molti documenti compositivi.La puntata di Quilisma prende spunto da un concerto dell’ensemble Anonima Frottolisti nell’ambito della rassegna Cantar di Pietre. Un concerto che ha raccontato lo spaccato “popolareggiante”, per quanto estremamente colto, del gusto musicale cortese e profano del XV e XVI secolo. I racconti, le maschere, i personaggi, l’amore, la vita, sono stati solo alcuni dei temi trattati dal repertorio eseguito: una “fotografia” dell’estetica e della ricerca tanto letterale quanto musicale dell’epoca.





















