In "Acqua e Sapone" Rolando si veste da prete, si presenta alla villa della madre della modella Sandy come padre Spinetti e inizia il suo lavoro. Sandy scopre presto la vera identità di Rolando e ne approfitta, con la scusa di visite a musei e chiese, per venire a contatto con la vita semplice e spontanea richiesta dalla sua età. Il drive-in dove l'improvvisato sacerdote Rolando porta la modella Sandy a vedere un cartone animato di Yoghi è il drive in di CasalPalocco in Piazza Fonte degli Acilii a Casalpalocco. Casal Palocco è la trentaquattresima zona di Roma nell'Agro Romano. Il toponimo Casalpalocco indica una frazione di Roma Capitale.
Betti, il poliziotto violento del film Roma Violenta, per vendicare il fratello ucciso in una rapina, si scatena contro la delinquenza. L'avvocato Sartori arruola Betti nella sua squadra di vigilantes, una sorta di "ronda" ante litteram. La ronda in questione passa all'azione perlustrando prima le vie del centro storico e sventando il furto in un negozio di stoffe in Largo Goldoni, quindi San Giorgio al Velabro, proprio di fronte al negozio di antiquariato di Sei donne per l'assassino, luogo in cui due rapinatori vengono fermati e pestati da Merli e i vigilantes. Largo Carlo Goldoni è una strada del Rione Campo Marzio, compresa tra Via dei Condotti, Via della fontanella Borghese e Via Tomacelli. Nel 1907 si decise di dare un nome a questo tratto più largo posto lungo Via del Corso in un importante crocevia come quello con Via Condotti e Via Tomacelli, e si decise di dedicarlo all'illustre commediografo veneziano Carlo Goldoni, che qui abitò, come una targa ricorda.
Il poliziottesco italiano Roma Violenta del 1975 diretto da Marino Girolami è il primo film della cosiddetta Trilogia del commissario, che vede protagonista il commissario Betti, interpretato da Maurizio Merli. Questo b-movie considerato di secondo ordine per la violenza contenuta all'epoca è stato rivalutato dopo essere stato citato da Tarantino che ha espresso il suo amore nei confronti di quel genere dall'estetica tutta italiana. L'avvocato Sartori, nel film, assiste inerme alle violenze sulla figlia perpetrate da due balordi introdottisi nella sua villa con la forza. Di conseguenza entra in azione la "ronda" capeggiata da Betti che presto acciuffa i due malfattori. Il primo viene beccato in Via Severino Grattoni, praticamente di fronte all'Hotel Porta Maggiore. Sempre nello stesso hotel, Betti va a far visita alla proprietaria (Daniela Giordano) con cui ha una saltuaria relazione. Quando esce da lì un agente della Speciale gli confida il nome dell'assassino del bus, confidenza che aiuterà Betti ad acciuffare i due rapinatori.
Sergio Corbucci, uno dei registi che negli anni '70 diede lustro al cinema italiano, nel '78 si cimentò con la messa in scena cinematografica del romanzo omonimo di Attilio Veraldi, che scrisse il soggetto e collaborò alla stesura della sceneggiatura. Il protagonista è Sasà , un impeccabile Nino Manfredi, piccolo faccendiere napoletano con le mani in pasta un po' dappertutto che si inventa la vita giorno per giorno. L'albergo di Formia presso cui si reca Sasà (Manfredi) per incontrare Giulia (Piro), figlia di Don Michele, per farsi consegnare alcune carte è in realtà ad Anzio (RM) in una palafitta di Via del Molo Pamphili. Protetta dalle verdi colline circostanti e dal monte Altino, Formia è un centro balneare di antiche tradizioni e una delle città più antiche del sud pontino, con un clima mite e un vasto patrimonio artistico e culturale, oltre che storico-archeologico, con numerosi resti romani, tra ville e antiche tombe, tra le quali troviamo quella di Cicerone.
La mazzetta è un film del 1978 diretto da Sergio Corbucci, tratto dall'omonimo romanzo di Attilio Veraldi. Sasa' interpretato da Nino Manfredi, si occupa di affari di poca importanza che gli commissiona la povera gente del rione. Uno speculatore edilizio gli affida l'incarico di rintracciare la figlia Giulia, scappata di casa con documenti compromettenti. La piazza dove il commissario Assenza, interpretato da Ugo Tognazzi chiede all'avvocato Jovine per quale motivo si metta al servizio di gente come Minetti, bravo solo a far rischiare la pelle è Piazza Roma a Calcata. In questo piccolo e stupendo borgo della provincia di Viterbo, riuscito a conservare intatto il proprio patrimonio storico e naturale è stata girata anche la scena della distruzione del paesello nel film Amici miei. Calcata viene citato anche nel film di Andrei Tarkovskij Nostalghia del 1983.
Nel film La Mazzetta, Nino Manfredi interpreta Sasà, finto avvocato napoletano che ha l'incarico di trovare la figlia scomparsa di un industriale. Il compenso sarà una "mazzetta" di banconote. La mazzetta si ingrossa col procedere delle indagini (e proporzionalmente al "marcio" che Sasà si trova a scoprire). Saltano fuori importanti connivenze e una corruzione che ha le sue radici molto in alto. Morti a non finire e finale che lascia tutto come prima. Il passaggio a livello dove l'auto del commissario Assenza, interpretato da Ugo Tognazzi, viene bloccata dall'arrivo del treno è via Corchiano a Fabrica di Roma, un borgo dell'Agro Falisco che ha conservato intatto il suo aspetto medievale. A pochi chilometri dai resti dall'antica città di Faleri Novi. Fabrica di Roma si riconosce da lontano, per l’alta torre del castello che svetta sulle case. La presenza della civiltà falisca è testimoniata da tombe e resti di abitazioni sparsi sul territorio. Il feudo nel passato era riconosciuto per la sua laboriosità, da qui il nome fabrica.
Inevitabilmente quanto volutamente, a fare i conti con il passato non sono soltanto i personaggi, ma anche gli stessi attori, impegnati in un match, anche doloroso, con la loro riconoscibilità di "tipi" oltreché di divi ormai maturi. All'assortito cast maschile del film "La terrazza", ne corrisponde uno femminile, altrettanto interessante, in cui spiccano Carla Gravina e Stefania Sandrelli. Il punto in cui Luigi (interpretato da Mastroianni) implora Carla di non lasciarlo è sulla Riva Ostiense a Roma, proprio accanto al Gasometro, ben visibile alle spalle dei protagonisti. Lo stesso luogo in cui riempirono di botte Bombolo anche in Delitto al Blue Gay (1984). Il Gazometro è stata una location particolarmente amata anche dal regista Ferzan Ozpetek. Archeologia industriale e tradizione popolare si sposano felicemente in questa parte di Ostiense, che era zona industriale agli inizi del secolo scorso.
Mitica commedia italiana diretta e interpretata da Carlo Verdone nel 1983. Per realizzare questa celebre pellicola il regista, nonché attore coprotagonista del film, prese spunto da un servizio giornalistico che raccontava il fenomeno delle cosiddette baby modelle e dello sfruttamento delle madri sulle loro figlie prodigio. In Acqua e Sapone, infatti, una giovanissima top model arriva a Roma per lavoro accompagnata dalla sua famiglia. La madre, in cerca di un precettore per la ragazza, cerca di entrare in contatto con un prelato, ma per errore contatta un bidello che, con un espediente, si sostituisce all’illustre sacerdote decidendo di impersonare l’uomo di chiesa. L’inganno funziona con la famiglia dell’adolescente, ma non dura a lungo con la ragazza. Tra i due nasce però presto un tenero sentimento che sarà interrotto solo nel finale del film, quando durante una festa la madre scopre la vera identità dell’uomo. La villa del ricevimento in cui la donna capisce chi è il vero sacerdote si svolge nel parco dell’ex Hotel Hilton, oggi Hotel Cavalieri Waldorf Astoria, in via Cadlolo 101 a Roma, proprio nel cuore del rione Prati.
L'ingenua Gelsomina, nel film pluripremiato di Fellini La Strada, viene venduta a Zampanò dalla mamma, rozzo girovago che si esibisce nei paesini con giochi di forza e che abusa di lei. La giovialità e l'ingenuità di Gelsomina non servono a mitigare il terribile carattere di Zampanò, nel quale il barbaro istinto di sopravvivenza guida ogni azione: spesso l'uomo la lascia sola per andare a sperperare in vino e donne i pochi soldi guadagnati, e altrettanto spesso lei scappa, finendo tuttavia per tornare sempre da lui. Quando incontrano il Matto, un equilibrista filosofo che diventa amico di Gelsomina e si diverte a prendere in giro gli spettacoli di Zampanò, Zampanò lo uccide. Gelsomina lo abbandona. Il luogo dove Gelsomina, seduta a terra e appoggiata al motocarro, attende che Zampanò esca dalla caserma dei Carabinieri dove è in stato di detenzione da alcuni giorni, dopo che il giocoliere ambulante era stato arrestato perché, armato di coltello, aveva minacciato Il Matto, è in in via Corinto a Roma. Sullo sfondo vediamo il mercato rionale non ancora rifinito. Si tratta del "Mercato Ostiense", mercato coperto della zona San Paolo. Un altra scena è stata girata in questa location, quando poco prima il motocarro di Zampanò guidato da il Matto, che si era offerto di accompagnare Gelsomina nei pressi della stazione dei carabinieri, proviene da via Efeso e svolta in via Corinto.
Siamo in Via Giulio Cesare Santini, già Via dei Genovesi, proprio all'angolo con Via Giggi Zanazzo a Trastevere. Qui nel film di Vittorio De Sica, La Ciociara, tratto dall’omonimo romanzo di Moravia, con interpreti del calibro di Sophia Lòren, che per il ruolo vinse anche un Oscar, c'era il negozio di alimentari della protagonista Cesira. Nel romanzo lo troviamo in Vicolo del Cinque, mentre nel film il regista ha mantenuto l’ambientazione nello stesso pittoresco Rione Trastevere scostandosi però dalla via del libro. La prima immagine dopo i titoli di testa, ci dà una panoramica della strada. Il palazzo sulla sinistra è il Cinema Roma di Verdone. Ora, invece, il locale usato nel set fa parte del Puff, lo storico locale di Lando Fiorini.
Lo sceneggiatore Zavattini rimaneggerà il soggetto ringiovanendo Cesira, la quale avrebbe dovuto avere cinquant'anni, per poterla far interpretare alla Loren, allora venticinquenne. Data la giovanissima età (11 anni e mezzo) di Eleonora Brown, interprete della piccola Rosetta, regia e troupe non le parlarono apertamente di una scena di stupro ma di violenza gratuita a suon di percosse, impostando il set e il movimento degli attori in tale caso come una sorte di "gioco". De Sica per far piangere la giovane, che non era un'attrice professionista, nella scena della morte di Michele le raccontò cose atroci, come la finta morte dei genitori in un incidente. Ai provini partecipò anche Raffaella Carrà per la parte di Rosetta, ma fu scartata perché giudicata troppo cresciuta per la parte. Ci troviamo nel territorio montano del comune di Itri, nella grande spianata in località Forcella Rava, sulla strada "Al Santissimo Santuario", che collega Civita Farnese al Santuario della Madonna della Civita. Qui, sono state girate alcune scene del film: nel villaggio di Sant'Eufemia giunge un drappello di soldati tedeschi allo sbando. Chiedono ed ottengono del pane e dell'acqua e successivamente sequestrano Michele, che li guiderà oltre il valico. Il giovane non farà più ritorno.
Estate 1943. Per sfuggire ai bombardamenti che hanno cominciato a colpire Roma, Cesira, giovane e piacente vedova, lascia il negozietto di alimentari a Trastevere e con la figlia tredicenne Rosetta cerca rifugio nel paesino natio di Sant'Eufemia, tra i monti della Ciociaria. Nella serenità dei luoghi, che sembrano tagliati fuori dalla drammaticità della guerra, madre e figlia vengono accolte da parenti e amici. Tra gli sfollati c'è il giovane antifascista Michele, intellettuale tormentato, che s'innamora timido e impacciato di Cesira. Ma è sorprendentemente Rosetta a corrispondergli, timida e pudica. Il fronte avanza inesorabile dal Sud Italia e un gruppo di tedeschi, che cerca scampo all'incalzare degli Alleati, costringe Michele a far loro da guida nella fuga tra i monti. Arrivano finalmente gli Alleati. Tutti credono che la guerra sia finita. Nell'euforia generale, Cesira decide di tornare a piedi a Roma con Rosetta. La strada dove nel finale Cesira, non vedendo tornare la figlia dalla festa da ballo, l'aspetta fuori è la strada Fondi - Sperlonga, località Tre Ponti, Via Sette Acque. Sperlonga è uno dei borghi più belli d’Italia, arroccato sullo sperone roccioso di San Magno, deve il suo suggestivo fascino alla caratteristica struttura compatta delle abitazioni, separate solo da strettissimi vicoli e lunghe scalinate che improvvisamente si aprono su diversi punti di belvedere, da cui si possono ammirare sia il mare sia il paesaggio circostante.
Il film del 1960 La Ciociara, di Vittorio de Sica, è tratto dall'omonimo libro di Alberto Moravia, parla di Cesira, interpretata da Sofia Loren, che per sfuggire ai bombardamenti che hanno cominciato a colpire Roma durante la seconda guerra mondiale, lascia il negozietto di alimentari a Trastevere e con la figlia tredicenne Rosetta cerca rifugio nel paesino natio di Sant'Eufemia, tra i monti della Ciociaria. Quando arrivano finalmente gli Alleati, tutti credono che la guerra sia finita. Nell'euforia generale, Cesira decide di tornare a piedi a Roma con Rosetta. Lungo la strada, madre e figlia si fermano a riposare in una chiesa diroccata. Ma un gruppo di soldati marocchini, aggregati all'esercito americano, le aggredisce e le violenta. L'esterno della chiesa, visibile sia quando le due entrano che quando escono, è quello di Santa Maria delle Grazie in Via San Francesco a Vallecorsa. Proprio in questo paese, Alberto Moravia e la compagna Elsa Morante, nel periodo bellico, soggiornarono sul monte Sant'Agata presso un villaggio di pastori.
Nel film poliziottesco, La Banda del Gobbo, del 1977, con protagonista Tomas Milian, i rapinatori fuggono in Viale Marconi – chiedendosi se fossero riusciti, come da complotto, a uccidere il Gobbo durante la confusa operazione con bombe a gas. Per loro sfortuna il Gobbo si è salvato ed è anche sfuggito ai poliziotti infilandosi in un condotto fognario e percorrendo la lunga cloaca che porta al Tevere. Dal condotto è visibile un piccolo scorcio di palazzi sul fiume. Non essendoci il tipico muraglione, argine tiberino di centro città, è facile riconoscerela zona del Tevere tra Ponte dell'Industria e Ponte Marconi, i palazzi che vede il Gobbo sono sul Lungotevere di Pietra Papa. Qui i malavitosi si chiedono se sono riusciti come da complotto a uccidere il Gobbo durante l'operazione.
Tornato a Roma dopo alcuni mesi di latitanza in Corsica, Vincenzo Marazzi dello "Il Gobbo" assalta, con i complici Perrone, l'Albanese e il Sogliola, il furgone portavalori di una banca. Compiuto il colpo i soci gli sparano addosso. Il Gobbo si salva e si rifugia in casa di una prostituta sua amica, preparandosi alla vendetta. Uccide il Sogliola chiudendolo in una cella frigorifera; si sbarazza dell'Albanese con un colpo di rivoltella; fa morire di paura il Perrone minacciandolo con un trapano. Per poter scovare il nascondiglio del criminale e della banda che egli intanto ha messo insieme, la polizia si serve di "Monnezza", suo fratello gemello, ma sia questi che il Gobbo si prendono facilmente gioco degli agenti. Finalmente, il commissario Sarti ed i suoi uomini, riescono a sorprenderlo, ma mentre la sua banda è costretta ad arrendersi, il Gobbo si sottrae alla cattura fuggendo in auto. Sull'autostrada la macchina sbanda e precipita nel Tevere, scomparendo sott'acqua. Ma, chissà, forse il Gobbo è riuscito ancora una volta a cavarsela. In questa scena er Monnezza compie una rapina del furgone portavalori, la scena si svolge davanti a una Banca di Roma che il Gobbo dice essere in "Via Catalani 117". In realtà il luogo è in Viale Val Padana, in zona prati Fiscali/Conca D'Oro. Zona situata tra il fiume Aniene ed il fiume Tevere, delimitata dalle tre arterie stradali principali della città: il Grande Raccordo Anulare, la Nomentana e la Salaria. La nascita di questa zona ha radici nella fondazione di Roma. Nel '900 è stata protagonista di un importante sviluppo urbanistico.
Ne “La banda del Gobbo” Milian interpreta due parti, quelle cioè di due gemelli, di cui uno deforme, che seguono due strade diverse pur rimanendo ai margini della società: il gobbo infatti si dà al banditismo mentre quello normale si accontenta di piccoli intrallazzi. Tutta la storia s’impernia su di una rapina e su di una vendetta. ll Gobbo si reca nella vineria di un ricettatore per concertare una rapina con tre malavitosi: Alberto Maria Perrone, proprietario di un autosalone, Mario Di Gennaro, detto "er Sogliala", e "l'Albanese". Progetta con loro un colpo al furgone portavalori con tanto di bomba a gas. Siamo in via Recanati, presso i lotti popolari nel cuore di San Basilio, il quartiere periferico dell'area nord-est della città sviluppatosi durante il fascismo e dopo la fine della seconda guerra mondiale grazie agli aiuti Marshall. Nella scena si intravede un grosso viale alberato con le palazzine dei lotti popolari allineate obliquamente.
La pellicola è una di quelle che hanno dato lustro al genere poliziottesco. La galleria di malavitosi è quanto di meglio si possa pretendere e l’azione è di ottimo livello. Non può mancare in un’adeguata videoteca a tema. Sergio, detto "er Monnezza" è alle prese con il suo datore di lavoro, un meccanico, che lo rimprovera per la sua scarsa attitudine al lavoro. Siamo tra le baracche di Monte Ciocci in Valle Aurelia. Si individua facilmente il posto quando inquadrano la ciminiera di una delle due fornaci abbandonate ancora presenti nella zona (la Fornace Veschi). Il monte era all'epoca ancora popolato da migliaia di baraccati, evacuati nel 1981 e trasferiti nelle case popolari del Tufello. Nel 1976, questa "favela" romana fu teatro del film di Scola Brutti, sporchi e cattivi. Fonte davinotti.com
Maurizio Merli interpreta, come al solito, un poliziotto violento che, per vendicare il fratello ucciso in una rapina, si scatena contro la delinquenza formando un gruppo di vigilantes. Forse un collaboratore rimasto paralizzato riuscirà a convincerlo a desistere. A questo punto si ritorna a scene di "violenza" ambientate a Roma. Nella prima sequenza si vedono due borseggiatori, in moto, aggredire e scippare una donna che cammina in Via del Colosseo. Interessante la scelta di questa via che, nonostante sia molto centrale, non è così nota a tutti i romani. La via del Colosseo va da Largo Corrado Ricci a Largo Gaetana Agnesi, fa parte sia del Rione Monti , prende il nome dall'anfiteatro Flavio, il Colosseo, rione Celio, che si trova al centro della piazza del Colosseo e che appartiene al rione Celio e Rione Campitelli. Su questa via si trova la Chiesa di Santa Maria della Neve, che in antico si chiamava Chiesa di Sant'Andrea del Portogallo. Sempre su via del Colosseo c'è da vedere la Villa Silvestri, e passeggiando lungo la via da ammirare le edicole sacre, piccole madonnine votive poste sui palazzi. Spettacolare è la vista del Colosseo in fondo alla via.
Il film di Monicelli del 1986, Speriamo che sia femmina è un ritratto di una famiglia borghese allargata, come ce ne sono tante al giorno d’oggi, in cui i toni della commedia convivono con quelli drammatici di ogni esistenza umana trovando l’equilibrio in un tono medio, favorito dal contesto un po’ irreale della vita di campagna. Rispetto alla commedia all’italiana gli angoli sono più smussati, uniformati da uno sguardo meno aggressivo, più attento ai chiaroscuri che alle sottolineature. Il casale protagonista che nel film è ambientato in Toscana, dove vivono i personaggi femminili di questa storia, come Elena, che dirige la fattoria e Fosca, vero nume tuelare della casa in realtà si trova a Roma in via di Cornazzano, proprio al limite tra le case di Rebibbia e il parco dell'Aniene a Roma.
Inaspettato, fortunatissimo successo di genere, Roma Violenta ha rinnovato il poliziottesco all'italiana e creato il personaggio del commissario Betti (Maurizio Merli), ispirato a quello de LA POLIZIA INCRIMINA LA LEGGE ASSOLVE, che risultò così convincente da diventare popolarissimo come commissario giustiziere del poliziottesco all'italiana. Il film parla della criminalità violenta che si accanisce su Roma e di un tutore dell'ordine che cerca di stroncarla. Qui gli stessi borseggiatori tentano di derubare una vecchietta che esce dalle Poste di Viale Asia, all'Eur, ma questa volta incappano in un agente travestito che li neutralizza ammanettandoli a suon di colpi di karate.