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Storiacce
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Storiacce

Author: Radio 24

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Description

Le voci dei luoghi, le parole dei protagonisti. Lo sguardo del cronista narratore. Ci sono storie, che solo dall'interno si svelano del tutto. E ci sono racconti che solo nella realtà trovano la loro forza. Ed è lì che Storiacce porta il suo microfono. Dentro vicende, che parlano con ogni suono ed ogni silenzio. Storie da scoprire, denunciare, ricostruire. Storie che diventano inchieste e che svelano angoli o vite, a volte in ombra, del nostro Paese. Storie dimenticate, ma rimaste aperte, nei fascicoli giudiziari o nelle paure di chi le ha vissute. Questi sono "I Racconti di Storiacce", evoluzione a partire da agosto di "Storiacce", pluripremiato programma di Radio24 in onda da 11 stagioni. A condurre, sempre Raffaella Calandra.

30 Episodes
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"Queste grandi opere sono dipese dal potere. Il potere arrivava addirittura a costituire le compagini imprenditoriali". Così Piergiorgio baita, ex amministratore delegato della Mantovani costruzioni, raccontava già a Storiacce il meccanismo di corruzioni, poi svelato dietro il Mose. "Dalle sponsorizazioni, alle assunzioni ai finanziamenti per le campagne elettorali". E sono stati anche questi scandali a rallentare il completamento dell'opera, che dovrebbe proteggere Venezia. Un sistema, la cui denuncia assume tutt'altro peso ora, dopo l'ultima acqua record in Laguna, che ha creato danni e messo a rischio- ancora una volta- i tesori fragili di Venezia. Il nostro racconto da Venezia
"Uno strappo lacerante, per la pacifica vita di una comunità e di una nazione, orgogliosa di essersi lasciata alle spalle gli orrori della guerra". In questo mezzo secolo, tante volte si è detto che quel giorno, l'Italia perse la sua innocenza. Quella bomba - la bomba di piazza Fontana, il 12 dicembre 1969 - interrompeva la speranza, l'entusiasmo, la fiducia di un Paese in piena fase di riforme, come ha voluto ricordare il capo dello Stato, per la prima volta presente alle cerimonie per l'anniversario della strage. Quella bomba fece precipitare la nazione nella notte della Repubblica. Negli anni bui del terrorismo. E nel rischio di una profonda sfiducia verso le istituzioni democratiche, anche per via dell'infinita e controversa durata del processo. Seconda puntata di Storiacce, sulla bomba che cambiò l'Italia; sulle vite che cambiò; su quanto ancora si potrebbe sapere.
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"Mi sento molto fortunato, perché so che il muro non c'è più. Che gli uomini possono vivere come desiderano, che non sono più prigionieri". Mentre camminiamo tra la folla, alla porta di Brandeburgo -- sotto il tappeto di striscioline colorate, con i desideri di migliaia di tedeschi -- Peter Bibier tira fuori dallo zaino una vecchia borsa di pelle. Con i segni del tempo. E' tutto ciò che ha portato con sé, quando è fuggito dalla Ddr, nascosto in un armadietto. Tra le mani, ora ha anche una foto in bianco e nero. Mostra un numero di matricola: è quello che gli fu assegnato al momento dell'arresto da parte della Stasi. Arrestato, per aiutato altri 11 tedeschi a fuggire dall'ex Germania dell'Est verso la libertà. "Per questo, capisco benissimo le storie dei migranti", commenta. Seconda puntata di Storiacce da Berlino. Dentro le vite, ai tempi della Stasi."},{"embed":{"uuid":"AC3g1ix","channel":"Radio24","s24uri":"s24://methode/radio24/video/AC3g1ix","clazz":"floating","key":"1-AC3g1ix","type":"video","insertType":"video","payload":{"implemented":"OK","xmlPath":"/Radio24/video/2019/11/AC3g1ix.xml"}}}]
Nel loro territorio, imponevano perfino il silenzio. E anche questo era un modo per marcare il controllo della curva bianconera, dove il tifo - per dirla col pm di Torino - "era solo un pretesto. La vera cifra era la violenza". Violenza che diventa ricatto alla Juventus, quando non regala biglietti; che degenera in minaccia, in assenza di agevolazioni. Che diventa sopruso verso gli stessi tifosi, quando occupano un posto considerato loro. Benvenuti nella curva sud dell'Allianz Stadium. Ma benevenuti anche sugli spalti di molti altri stadi, dove la passione sportiva, troppo spesso, diventa merce per business di gruppi criminali o di mafie. "Dall'avvento degli ultras, la violenza non è stata più legata al risultato delle partite, ma è divenuta politica", analizza Sebastien Louis, docente di Storia Contemporanea all'Università di Perpignan, in passato già un ultras. " 'Ndrangheta e camorra da tempo mostrano forte interesse per il calcio, nella gestione con gli ultras dei biglietti dei bagarini, ma il calcio porta anche consenso", analizza Diana De Martino, magistrato della Direzione nazionale antimafia, che pone l'attenzione sulla "riforma delle norme anche del codice di giustizia sportiva della Figc, per far sì che singoli gruppi non possano continuare a ricattare le società".
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