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Leggendo la meravigliosa vita di S. Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), leggendo i suoi scritti, le sue poesie e le sue ispiratissime canzoncine, pubblicate soltanto nel 1932 da Antonio di Coste, precisamente come contributo al II centenario della Congregazione dei Redentoristi dallo stesso S. Alfonso fondata, mi è venuta l’idea di ritoccare il famoso detto spagnolo: del musicista, del poeta e del santo, sant’Alfonso ne aveva tanto.
Nel volgere di una sola serata, il 18 maggio 1796 vennero soppressi tutti i Capitoli delle collegiate cittadine – lasciando in carica per la cura d’anime il prevosto con un coadiutore –, così che la successiva domenica 19 non si potesse funzionare collegialmente in nessuna basilica della città.
Cosa sia il peccato e quale sia la reale condizione del peccatore è ben chiarito nei primissimi versi della Divina Commedia, già in Inferno I 2-3: «Mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita». Il peccato, dunque, «è un deviare, un uscire dalla retta via, la via del bene – chiarisce Galletto – abbandonata questa e intrapresa quella tortuosa del male (il peccato), l’uomo si ritrova in una selva oscura, una selva selvaggia e aspra e forte (v. 5), immagine dello stato di perdizione e di smarrimento conseguente al peccato. Il dolore, indispensabile per ottenere il perdono, è il buon dolor ch’a Dio ne rimarita, come Dante afferma in Purgatorio XXIII 81, che ristabilisce le nozze delle nostre anime con Dio, riconciliandoci con Lui».
Non è solo un compendio dell’intera dottrina cristiana, la Divina Commedia rappresenta anche e soprattutto una risposta efficace alle sfide dell’oggi. Lo scrisse già nel 1921 Benedetto XV nell’enciclica In praeclara summorum, in cui si legge: «Noi riteniamo che gl’insegnamenti lasciatici da Dante in tutte le sue opere, ma specialmente nel suo triplice carme, possano servire quale validissima guida per gli uomini del nostro tempo».
In una demitizzazione esasperata di pagine gloriose nella storia militare della Cristianità, si è talvolta negato valore strategico e legittimità religiosa alla battaglia di Lepanto.
San Benedetto da Norcia, membro della nobile gens Anicia della città di Nursia era giunto a Roma all’età di circa vent’anni per studiare grammatica e gli studi letterari, come era usanza per i nobili del tempo.
Tra i Pontefici santi della Storia moderna spicca la figura di papa Pio IX. Eletto al Sommo Pontificato nel 1846, vi rimase sino al 1878, vivendo uno dei periodi meno facili della storia sia ecclesiale che meramente civile e culturale, specie in Italia e in Europa. La fama di santità di Papa Mastai fu enorme sia in vita che al momento del trapasso ed elevata è la sua intensità spirituale.
La montagna lucana restituisce voce a chi per secoli, storicamente, l'aveva perduta; grida attraverso le mille voci diverse della sua gente una memoria storica negata; riscopre l'anelito di libertà che aleggia in una pagina a lungo rimossa dalla storia d'Italia: il cosiddetto "brigantaggio" e la volontà di riscatto di cui assurge a simbolo.
La città trentina di Arco, laddove il fiume Sarca sfocia nel lago di Garda, fu teatro degli ultimi anni di vita di Francesco di Borbone, anni vissuti con la fede e con la nobiltà d’animo, che sempre caratterizzarono questa figura. Le premesse vanno però rintracciate almeno una dozzina d’anni prima.
Il Quattrocento inoltrato si era ormai lasciato alle spalle la grave crisi del Trecento coi suoi traumi. Le arti registrarono il cambio di atmosfera e virarono con decisione verso l’Umanesimo e gli albori del Rinascimento. L’Italia conobbe la ben nota, quasi miracolosa fioritura delle arti figurative, dalla Toscana al Veneto alle Marche: argomento ben noto ai nostri studenti.
È intitolata a san Tommaso ed è la più grande università cattolica al mondo per popolazione studentesca in un unico campus ed ha sede a Sampaloc, Manila, nelle Filippine. Si tratta di un ateneo privato, appartente all’Ordine dei Predicatori ovvero ai Padri Domenicani. Circa una sessantina i docenti e 220 gli assistenti, distribuiti nei vari dipartimenti.
Malgiudicata e osteggiata, Margherita Maria Alacoque trovò nel suo direttore spirituale, il gesuita Claude de la Colombière (1641-1682) un supporto fondamentale. Le diede l’ordine di scrivere le sue esperienze mistiche in un’autobiografia, che ella accettò di redigere solo in virtù del voto di obbedienza. L’opera spirituale che emerse dall’attività dei due santi, ai quali si unirono i padri gesuiti Jean Croiset (1656-1738) e Pierre de Gallifet (1663-1749), incendiò il mondo, diffondendo un fertile culto che diede frutti straordinari. Fra questi, indubbiamente, la nascita di congregazioni, maschili e femminili, intitolate al Sacro Cuore di Gesù.
«Qualsiasi sport è una metafora della vita. Il calcio non è nemmeno il più diffuso al mondo, primato che spetta alla pallavolo. Ma sicuramente è il più seguito, il più popolare, poiché meglio esprime il senso dell’esistenza». Il calcio è lo sport, ove più frequente è il pareggio, anche a reti inviolate, quindi lontano dalla concezione della predestinazione calvinista, specie statunitense, per la quale Dio avrebbe già deciso chi dannare e chi salvare, in un certo senso chi perda e chi vinca.
Proseguiamo con il racconto dell'apparizione della Vergine a Pontmain, avvenuta il 17 gennaio 1871. Eugenio descrive l’apparizione. Augustine Botin, una bambinetta di due anni nelle braccia della madre, non sa ancora parlare così bene da poter fare altrettanto, ma ripete, felicissima: «Il Zézus, il Zézus!», alludendo al crocifisso rosso che i veggenti dicono essere apparso tra le mani della Signora. Ora ci sono cinquanta persone sulla piazza del villaggio, quasi tutta la popolazione. La maggior parte è persuasa della realtà dei fatti. Allora, le suore vanno a cercare il parroco. Il vecchio abate Guérin, sbalordito, esclama: «La Santa Vergine, qui, a Pontmain? Voi mi fate paura!». La sua perpetua lo spinge fuori, perentoria: «Niente da fare, signor curato! Deve andare a vedere!».
Pontmain: un villaggio sperduto, ancora oggi distante da tutto, a Nord-Ovest del Dipartimento della Mayenne, ai confini del Maine, della Bretagna e della Normandia. Meno di mille abitanti, per lo più negozi, ma visibile da lontano, dominando questo paesaggio tipico, con piccoli prati, circondati da siepi ed alberi. Le due guglie della sua basilica neogotica ricordano che qui, la sera del 17 gennaio 1871, Nostra Signora, «la Buona Vergine» come si diceva un tempo nella regione, è apparsa per consolare la Francia vinta e afflitta.
Dall’analisi delle abitudini di re, pontefici ed aristocratici, per quanto riguarda il tema del trasporto durante cerimonie ed ingressi trionfali, è possibile stilare una teoria di usi e costumi, determinante per una più approfondita conoscenza della storia europea che ci appartiene. Nel novembre del 1671 una sfarzosa carrozza, riccamente addobbata, sfilò per le strade di Genova fino al palazzo di Giovanni Andrea III Doria (1653-1737): «un carro (…) fatto a cartelami dorati con diverse figure scolpite con tanta diligenza e atto così naturale che paiono persone dorate, le colonne sono abbracciate da putti che tengono in mano ghirlande di fiori così distinti e fatti al naturale che non v’è cosa da correggere».
Se l’arte è uno dei più potenti mezzi per esprimere il Bello, allora una mostra come quella che presenta alcuni dei più ricchi e preziosi tesori dell’arte orafa, e non solo, può offrire ai visitatori un eccellente paradigma del senso estetico raggiunto dall’espressione artistica, quando è anche cristianamente devota.
«Cos’è l’uomo nella natura?», si chiedeva Pascal, meditando sulla relazione tra nulla e infinito: «Un nulla rispetto all’infinito, un tutto rispetto al nulla, qualcosa di mezzo tra il tutto e il nulla. Infinitamente lontano dalla comprensione di questi estremi, il termine delle cose e il loro principio restano per lui invincibilmente celati in un segreto imperscrutabile: egualmente incapace d’intendere il nulla donde è tratto e l’infinito che lo inghiotte». In questo dilemma esistenziale, l’uomo resta capace di pensare e ragionare. Diceva san Tommaso: capace – ancora dopo il peccato originale – di cogliere Dio, sé stesso, il mondo. Capace di riconoscere il vero e aderirvi. Senza identificarsi con la Verità in quanto tale.
148 - Benozzo Gozzoli

148 - Benozzo Gozzoli

2021-05-0605:22

L’intero soggiorno montefalchese di Benozzo Gozzoli venne inspiegabilmente ignorato da Giorgio Vasari nella seconda edizione delle sue Vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani da Cimabue, insino a’ tempi nostri, pubblicate nel 1568. Ciò, sebbene gli affreschi absidali con storie di san Francesco conservati nell’omonima chiesa cittadina, oggi sede del Museo Civico di Montefalco, possano considerarsi uno dei più importanti cicli pittorici rinascimentali dell’Italia centrale. Non conosciamo le ragioni di questa volontaria omissione, come non conosciamo la reale motivazione per la quale Vasari scelse per lui il nome Gozzoli, totalmente assente in qualsiasi documento storico riguardante il pittore fiorentino.
Dopo la presa di Roma del 20 settembre 1870, Francesco II si trasferì con la consorte a Parigi. Quando la salute del Re iniziò a declinare, i sovrani cominciarono a frequentare la cittadina termale di Arco, nel Trentino. La mitezza del clima e la bellezza del paesaggio, tra i monti e il lago di Garda, rendevano particolarmente attraente questa cittadina, dove il sovrano si recava sempre più frequentemente.
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